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3. 1997: un folle agitarsi Cara
Silvia,
... ti racconto una storia: quando sono arrivato in Toscana ho preso una casa in
mezzo ai campi di girasole, completamente isolata, ho scoperto, dopo due giorni,
che esisteva un povero cane abbandonato in una struttura di mura crollanti. Per
sette anni questo cane è rimasto prigioniero in questo cerchio di ruderi. E sai
perché? La povera bestia si rifiutava di cacciare.
Dik, così si chiamava, era un cane di un cacciatore, che era stato bravissimo
nell’infanzia e poi si era ribellato e non restituiva più la preda. Per questa
ragione Dik fu punito e battuto per lunghi anni.
Tu sai come in questo paese semibarbaro amino la caccia e puoi immaginare che
reazioni provochi la ribellione di un cane che si rifiuta di cacciare. Quando lo
trovai lo liberai, lo curai, gli tolsi le zecche, lo ripulii, divenne come un
figlio. Logicamente pensarono che fossi impazzito, e lo pensa anche tuo padre
che immerso fino al collo nel suo schifosissimo ente sogna anche la notte
quell’istituto miserabile e crede di essere sano. Ma la vita è amara Silvia e il
povero cane morì dopo alcuni mesi per violenti crisi epilettiche. Quattro mesi
di gioia e libertà e sette anni di prigionia ed abbandono.
Il cacciatore si pentì, seppellì il povero Dik e soffrì per il male fatto.
Passarono giorni e ieri, cara Silvia, ho trovato nel suo posto abituale una
vecchia cagna ferita e dolorante abbandonata dal suo barbaro padrone. La cagna è
rimasta alcune ore nella tana di Dik e poi è partita a cercare il mostro che
l’aveva abbandonata, ha cercato per molti giorni per i campi e poi disperata e
tornata da me. Ora la povera bestia è nella mia casa, vive con i miei gatti e
resterà sempre con me. Dimenticherà l’orrore vissuto e vivrà in pace fino alla
fine dei suoi giorni.
Ti è piaciuta questa storia? Raccontala alla tua sorellina e alla tua mamma. Non
raccontarla a tuo padre che non la capirebbe, poiché è inesorabilmente perso nei
meandri di un’infima burocrazia.
Federico.
Esimio lettore, io sono un monaco secolare, qualcuno che sceglie il convento
senza credere in Dio.
Dio è morto. E’ vero. Si vive nella sua assenza e ha ragione Heidegger quando
dice che l’ultimo Iddio bisogna attenderlo nella devozione del silenzio. Ma se
sei con altri umani è impossibile perché il silenzio viene meno. Il silenzio te
lo polverizzano con il loro banale chiacchiericcio.
Gli umani sono la malattia della terra, sono i grandi mistificatori. Sono coloro
che massacrano la natura e versano sul mondo indifeso degli animali il veleno
delle loro quotidiane Auschwitz.
Sì, sono solo con queste bestie e si potrebbe dire che aspetto la morte, che mi
preparo alla morte nel silenzio. Osservo questo gattino abbandonato che ho
raccolto con amore. L’ho chiamato Byron.
E’ bellissimo, lo contemplo per ore mentre gioca. Mi commuove il fatto che le
altre gatte lo detestino e lo sentano come un intruso. Anche loro raccolte e
mantenute miracolosamente nel cerchio dell’esistere ora ostacolano un loro
fratello. Issa addirittura lo attacca, una cosa che mi fa arrabbiare
selvaggiamente. Il piccolo gioca e poi sarà come loro: ostile ai nuovi arrivati.
E’ la legge di questo mondo sublunare.
Osservo i gatti ed i cani per ore, questo mio amore mi ha condotto ad essere
quello che sono. Il fatto che io non sia in grado di strappare un fiore non mi
rende meno attivo nei campi della violenza. Come i vecchi samurai di un tempo
pratico la meditazione in una stanza scalcinata e spesso accarezzo un gatto
mentre fisso l’oscurità. Non ho più bisogno di immagini perché sono svuotato di
immagini. Ma questa nuova, micidiale attività mi rende umano in una maniera
peculiare. Gli uomini come me giungono, stranamente, all’azione dopo averla
evitata per tutta la vita. Sono sulla via di coloro che la Ortese chiama “uomini
del lutto”, che si misurano nell’azione dopo aver scelto un iter
particolarissimo che conduce allo strazio. Ora nell’azione ci sono e ci nuoto
come un pesce nell’acqua.
Vediamo se ha senso quello che affermo:
Gli uomini dicono che massacrare milioni di animali è una cosa necessaria. Io
sostengo che sono dei mostri e che sono le SS dell’orbe terracqueo. E qui ci
fermiamo. Io resisto contro i nazisti dell’orbe terracqueo. Sono sulle montagne
con la Brigata Garibaldi.
Immaginiamo che dei marziani arrivino sulla terra e chiedano ad una bella
signora tutta fronzoli che si è appena divorata un agnellino: “Piccola pupa,
perché hai divorato questa creatura?”.
Il cherubino risponde: “Ho bisogno di proteine, i miei piccoli hanno bisogno di
proteine.”
I marziani chiedono: “Cos’è che ti da il diritto di distruggere gli animali, di
sgozzarli, cuocerli, farli soffrire?” Il bignè risponde blaterando cose
sull’immortalità dell’anima, sull’unicità degli esseri umani e altre atrocità
filosofiche di quel tipo. Lentamente si arriva alla soluzione del problema:
siamo più intelligenti, abbiamo cervelli stratosferici, andiamo sulla luna,
siamo più belli, chiaviamo graziosamente, non siamo bestie: quindi possiamo
massacrare più o meno brutalmente miliardi di animali: 625 milioni solo in
questo paese di merda. E la Bibbia non dice niente... anzi ci invita al
massacro. Come dice Schopenhauer: “potevi dire una parola e non l’hai detta” e
si rivolge al Dio biblico: Jahvè. Bene, dicono i marziani, noi abbiamo un
cervello almeno dell’87% superiore a quello della vostra specie, di conseguenza
possiamo fare a te e ai tuoi piccoli la stessa cosa che tu fai agli animali,
siamo più intelligenti perciò possiamo distruggerti e divorarti, questa è “in
nuce” la tua logica... non è vero?”
Che ne dite signori, fila come ragionamento filosofico?
Sto dando di fuori?
La solitudine mi sta rosicchiando il cranio?
Sono alle soglie di una gloriosa pazzia o di una grande lucidità?
Caro padre Angelo,
... è facile odiare Lutero con le sue pernacchie scaricate sul principe delle
tenebre con i suoi suggerimenti riguardo il rispetto dei poteri temporali. Ti
nausea questo grassone ricolmo di birra, di Dio e di Lucifero che perde tempo ad
importunarlo. Ma Lutero è già del Demonio e forma materializzata della volontà
di potenza. E’ la mostruosità che interpreta il silenzio di Dio, è qualcosa di
satanico...
... vorrei raccogliere tutte le cose abbandonate e stringerle a me. Portarle nel
cerchio del mio essere, proteggerle. Ma è impossibile, posso fare ben poco. Per
viltà uno spera di morire a causa della micidiale indifferenza...
... Ma potrebbe essere così: un Dio rinchiude anime nei corpi e si inventa un
luogo ove abbandonarle.
E dice agli angeli: vediamo cosa sanno fare, vediamo cosa combinano, devono
credere di essere sole e gettate in quello strano mondo, nessuno di voi può
soccorrerle: tutto quello che accadrà in quella dimensione sarà totalmente
accidentale e gratuito: io creo un mondo lasciato a se stesso e poi recupero le
loro immortali scintille alla fine del loro tenue esistere.
“E perché fai questo Signore?” Chiedono gli angeli.
“Per affinare le scintille nella fornace della sofferenza” risponde il Dio.
“Ma torturarle in quel modo?” Chiedono gli angeli
”Per provarle” risponde il Dio.
Voi non interverrete, soffrirete per il loro strazio, voi sarete impotenti e
ascolterete i loro lamenti ma non agirete. Il vostro ruolo in quella dimensione
è quello di osservatori inutili e invisibili. Loro crederanno che quel mondo
accidentale sia tutto, resteranno intrappolate nell’apparenza crederanno in un
destino terribile sospeso tra due oscurità. Quando, straziate da quel cupo
esistere, appariranno al mio cospetto, capiranno che era tutto un gran gioco e
saranno assorbite nel mio splendore.
“Ma perché creare il mondo dell’individuazione quando tutto può riposare nel
nulla indifferenziato e luminoso del tuo grembo?” Chiedono gli angeli.
“Perché questo è il destino dell’Essere” risponde il Dio.
“Ma non sei onnipotente?”
“Questo è quello che credete voi, ma non è così.”
E così il Dio intomba nei corpi le scintille, le intrappola in quello che
chiamiamo l’animato e l’inanimato. Il grande strazio inizia.
Il Dio osserva incuriosito, senza mai intervenire, il dispiegarsi, l’evolversi
della terribile creazione.
Potrebbe essere così: anche la scintilla di un passero è un principe rinchiuso
in un lazzaretto di lebbrosi, eminentissimo padre...
Federico.
Caro Spartaco,
sto scrivendo l’Italia Misteriosa che dovrebbe essere pronta entro l’anno. E’
difficile e complicata più del previsto e il mio inglese è arrugginito.
Max imperversa, ieri è arrivato con una gallina viva in bocca che ho
miracolosamente salvato. Ha prodotto una “jacquerie”, una rivolta contadina con
forconi e padelle: lo volevano ammazzare. Ho spiegato che questo giovane
delinquente è per me come un figlio. Ho urlato al burino che vomitava ingiurie:
“Lei uccide Max ed uccide mio figlio... sono chiaro signore …?” il buzzurro ha
riflettuto e se ne è andato borbottando. Io ho aggiunto: “Signore, ha capito
bene quello che ho detto?
Lei ammazza il mio cane ed io vengo da Lei con pessime intenzioni... mi capisce?
Interpreta bene il mio pensiero?”
Il mondo non cambia, vivi in perfetto isolamento e provochi una rivolta. Sto
installando internet... che indicibile emozione...
Federico
Ma dico, esimio lettore, una persona adulta, sensibile, con una certa
spiritualità può scrivere l’Italia Misteriosa per vivere? Deve essere fuori di
cervello dopo i quarant’anni, diceva Yeats, pensa costantemente alla morte e io
sono qui a scrivere sull’Acuto e questo maledetto castello che non mi ispira un
cavolo di niente. Ho chiesto la scorta, carissime, voglio essere protetto dai
folli. Vivo solo e qui uccidono cacciatori. Il paese è in mano ai terroristi.
“... non rida Maresciallo, l’hanno data perfino ad Andreotti, io difendo il
diritto di cacciare, e sono oggetto di fottutissime telefonate anonime...
voglio, esigo la scorta... Maresciallo... mi sente...? Non rida... ”
Ha risposto: “Nadali, non scherzi, la scorta è assai difficile da ottenere.”
Seguiamo il sentiero del vero agire. Arida la mulattiera, sono arrivato alle
Celle, antico convento dei frati rivoluzionari, ho proseguito lungo la scarpata,
lungo un sentiero assolato che non so neanche definire dove ho incontrato una
donna americana dalle cosce lucenti con un uomo italiano tipo
bullo- cum – medaglione - dorato.
Ho chiesto la direzione con accento tedesco: “Dove essere Parco Comunanze?”
Sono travestito da vecchio SS, sono irriconoscibile, una bella parrucca bianca
ed una profonda cicatrice, visibilissima, ho seguito il sentiero trovando
miriadi di bossoli azzurri, verdi, rossi: l’arcobaleno è il colore del massacro.
E il massacratore si avvicina, sento i colpi. Manifesti del circolo Martini
sugli alberi, hanno organizzato una corsa spero che non siano in giro.
Vedo Santa Margherita lontano, un albergo con piscina, il massacratore mi
precede di circa 300 metri. Terreno arido, la Val di Chiana è ai miei piedi.
Ecco il segreto, avvicinarsi con profonda deferenza.
Signore, Lei cacciatore, sì, anch’io, guardi qui.
Sorriso bonario da vecchio SS. Guardi nella borsa!
Il testone ricciuto si piega meravigliato e guarda nella borsa ove spunta la
canna della pistola.
Clic! Il bestione si riversa, crolla, non chiama la mamma, non si piscia
addosso, non ha tempo, cade graziosamente a differenza di altri che rovinarono
senza eleganza.
“Per l’innocenza massacrata” appuntato sul panciotto; firmato: “Brigate Verdi
Internazionali”. Rapidità: coprire il corpo con arbusti.
Il cane mi guarda silenzioso. L’ho fatto anche per te cocco.
Lo lego all’albero, non ha capito, non abbaia: ecco il sentiero del vero agire.
“Marcullo, indaghi tra i froci, i ritardati mentali, i vegetariani, qui siamo
davanti ad un nuovo fenomeno. Squinternati, WWF, Greenpeace, cazzate... indaghi
tra i cacciatori, osservi i solitari ed i pedofili... sentimenti fini...
capisce?”
“Brigate Verdi Internazionali... i miei coglioni... hai fotografato chi era
presente ai funerali?
Un ottimo tiratore l’ha impallinato nel mezzo della fronte e poi ci ha pisciato
sopra... un’altra barbarie Marcullo. Un altro fatto vergognoso, noti bene i
cacciatori mi stanno sulle palle, ma farli fuori in quella maniera... mi dica
Lei... ha trovato impronte?”
“Manco pe lu cazzo..”
“Dotto’, chisto è nu mundo de pazzarielli, saranno stati i Palestinesi... ”
“Ma che cazzo c’entrano i Palestinesi, Marcullo, chi l’ha promosso maresciallo?
Chieda a quel matto che vive isolato e che ha detto di aver visto un giovane
aggirarsi nel bosco, quello iscritto ad Arci – Caccia che vuole la scorta... i
miei coglioni la scorta... manco ad Andreotti la danno più...”
“Ha telefonato Bosso... ma non potevano ammazzarlo in Padania, stu cazzo di
cacciatore? Dotto’ non è uno della zona hanno visto una macchina tedesca, è
terrorismo internazionale..”.
“Sì, internazionale i miei coglioni... hanno ragione i polentoni a volersi
separare, avete un quoziente di intelligenza bassissimo in Terronia..”.
“E il prete che dice dotto’?”
“Ha tuonato dal pulpito, le solite minchiate sulla resurrezione dei morti,
resurrecturis... i miei coglioni... però l’hanno impallinato bene, un lavoro di
grande precisione ed era pure del PDS...”
“I cacciatori sono tutti rossi, dotto’... non saranno le Brigate Rosse che sono
diventate Verdi?”
“Possibile, Marcullo, possibile...”
“Che diceva il proclama, Dotto’?”
“Per tutta l’innocenza massacrata.”
Il mio territorio è quello di Chandos. Tutto è cominciato mentre attraversavo un
parco nei pressi di Roma. Ho iniziato a piangere osservando un uccellino, da
allora, in un senso ambiguo, sono visitato dagli angeli. Non vorrei sembrare un
esaltato, ma queste visitazioni avvengono in maniera non facilmente
comprensibile. Queste forze non sono manifeste e non possono concretizzarsi nel
mondo dell’apparire; sono respinte dai guardiani, dagli arconti, sono
controllate dal mistero.
Quando uno è toccato dagli angeli è totalmente immerso nella compassione e
diventa uno straniero sulla terra. Chi vive con loro esperimenta grande disagio;
esistere con questi alieni è estremamente difficile perché non appartengono a
questo mondo; bisognerebbe abbandonarlo questo mondo ma non ci sono monasteri
pronti ad accogliere coloro che non hanno fede. Quelli che sentono gli angeli
esperimentano la luce infinita nelle ossa e nel sangue, sentono lo struggimento
per qualcosa di basilare che è oltre. Lottano incessantemente contro il Male del
mondo. E soccombono in questa lotta, vengono macerati e distrutti.
Le religioni sono troppo limitate, quasi infantili; subentra una forma di
disprezzo per tutto ciò che è falsamente spirituale. Il Cielo se esiste è pieno
di atei. La mia Bibbia, se così si può dire, è la Lettera di Lord Chandos.
Quello che lui ha provato io ho esperimentato, anche se in forma più umile, nel
profondo del mio essere. Nella mia condizione anche strappare un fiore è un
tormento.
Mi ricordo che lessi un’intervista del pittore Francis Bacon e alla domanda
“perché tanta violenza nei suoi quadri?” l’irlandese rispose al giornalista
“guardi la bistecca nel suo piatto”. Memorabile frase, un “compendium”
filosofico espresso in poche parole.
Questa maniera di vedere le cose mi ha letteralmente separato dal mondo. E
queste presenze mi hanno lentamente portato a pensare in maniera più autentica.
Un marxista ero e sono; sarà ridotto il mio impegno politico ma essenzialmente
sono rimasto uguale. Del resto me ne frego, sul lavoro ero abbastanza capace ma
l’ho lasciato per disperazione.
Un ente parastatale può divenire un inferno in terra.
Mi dedico a qualcosa?
Essenzialmente a questa nuova attività che nel suo micidiale svolgersi apre,
inesorabilmente, un nuovo universo. La mia preghiera mattutina è il raccogliere
gli escrementi dei miei cani e dei miei gatti. Nel mondo dell’assenza di Dio
questa prassi sostituisce le preci ed il raccoglimento mattutino. In effetti, in
quel momento, sfiori autenticamente la precarietà dell’essere. E’ il “Memento
essentiae tuae”. La merda come “memento” della precarietà e della finitudine.
Cara Silvia,
... torniamo a Pimpa, la cagna abbandonata ha partorito dopo un parto cesareo un
piccolo, stupendo mostro: Max, una specie di flagello di Dio. Ti riesci ad
immaginare un uomo che abbandona una bestia zoppa e vecchia, perché troppo
ammalata? E’ possibile una cosa del genere?
Ma nel paese dei campanelli, del cattolicesimo declinante e dello pseudo
marxismo questo avviene continuamente. Ma questo mostro che abbandona alla morte
un animale, Silvia, si deve pur fare la barba la mattina e vedere il suo lurido
volto riflesso nello specchio?
Eppure, piccola, non prova niente, si sente nel giusto, va in chiesa e prega il
suo Dio martoriato o va in una sezione di Rifondazione Comunista e pontifica su
Sgarbi e Ferrara.
Silvia, la vita è strana: Byron, il gattino trovato a Figline, su un ponte e
quasi ammazzato da Issa, è stato adottato dai cani. Prima da Dik, poi da Pimpa e
da Max che lo tratta come un fratello. Ora gioca con la vecchia cagna, le tocca
il muso incanutito con le zampine e la lecca, mentre lei lo guarda con i suoi
tristissimi occhi.Gli ultimi trovatelli non lasciano mai la casa per paura di
non poter rientrare... non è triste? Ma nella mia casa troveranno sempre
rifugio, fino al mio o al loro ultimo respiro...
Federico.
Esimio lettore, parlavamo di queste presenze e spiegavo che esse si manifestano
come luce increata, invisibile, che è paradossalmente, sempre presente, come
dicono i maestri dello Zen, a pochi centimetri dalle tue chiappe. Categorizzarle
è un insulto poiché provengono dall’Oltre. La loro natura è un mistero, le sento
con l’anima e meno se ne parla, meglio è. Ma ricondurle nel territorio del
Maligno mi sembra una possente fesseria poiché esse desiderano totalmente il
Bene e sussistono nella compassione.
Non sono un credente e penso che lo stato nirvanico sia l’estinzione finale, il
cessare della sofferenza attraverso l’inabissamento nel Nulla; e quando mi
parlano delle esperienze alla Moody, delle storielle del tunnel con la luce
misericordiosa e i vecchi morti che ti attendono dopo il trapasso, mi viene da
ridere. Penso che siano i meccanismi della mente che attutiscano il collasso
dell’individualità, il venir meno del centro del mondo egotico. Me lo spiegò la
mia amica Jane Meredith: lo svanire nel nulla è una esperienza di incontenibile
terrore. I marchingegni celebrali proteggono dall’orrore di questo ego malato
che si separa dalla sua squallida vita, dal suo orrendo mondo quotidiano che
interpreta come sublime. Questo ego si libera paurosamente dal suo misero
esistere. Si stacca dal mondo come un moscone dalla merda.
“Verso sera me ne uscii a cavallo, e potete immaginare come non pensassi più
alla cosa, e poi come procedevo al passo sui campi sconvolti da solchi profondi,
con nulla più vicino di più sinistro che una covata di quaglie che si levavano
in volo, e lontano sopra i campi ondosi il grande sole calante, di colpo mi si
spalancò dentro quella cantina piena della lotta con la morte di quel popolo di
ratti. C’era tutto dentro di me: l’aria fresca e stagnante carica dell’odore
dolceacuto del veleno, e lo strepito degli stridi di morte che si rompevano
contro i muri ammuffiti; i convulsi spasimi dello sfinimento di disperazione che
si incalzano confusamente, la folle ricerca di uno scampo; il freddo sguardo di
furore di due che si incontrano a una fessura bloccata... vi era una madre che
aveva stretti a sé i piccoli morenti e non ad essi volgeva gli sguardi, non agli
implacabili muri di pietra, ma nell’aria vuota o, più oltre nell’infinito e
accompagnava quegli sguardi con uno stridio di denti!”
(Hugo Von Hofmannsthal – Lettera di Lord Chandos)
Ho avuto un profondo interesse per gli gnostici, per l’eresiarca Marcione e per
la sua teoria del Demiurgo infinitamente distante dal Dio primiero,
assolutamente estraneo al mondo della materia. Mi ha affascinato per anni questo
pensiero con la sua interpretazione del problema del Male. E anche nel pieno
delle attività politiche non ho mai abbandonato queste meditazioni che mi hanno
accompagnato nella vita. Alla fine sono giunto a conclusioni abbastanza chiare e
mi pento di aver procreato scelleratamente e abbondantemente. Il peccato mortale
della Chiesa è di aver spronato, indotto, stimolato una perversa, eccessiva
procreazione che ha ferito la natura come un’invasione incontenibile di ratti
intelligenti sulla pelle della terra. Siamo infatti una specie dominante,
mostruosa, ci alimentiamo orrendamente, tutto distruggendo. Più procreiamo più
distruggiamo. Perpetriamo verso il mondo scompensi indicibili, verso gli animali
quotidiane Auschwitz, siamo un peso micidiale sul pianeta. L’età della tecnica
ci domina, ci devasta, come un gioco acutissimo del Maligno. Umanamente non
abbiamo progredito dai tempi del Buddha, anzi, spiritualmente siamo rimasti dei
nani avvinghiati ad un vorticoso agire, che interiormente ci devasta.
Da quando ho assimilato questo essenziale pensiero, ho abbandonato il mio
desiderio di vivere. Ho un solo eroe, il monaco che si impiccò nella sua cella
perché non poteva più sopportare il dolore del mondo. Sic et simpliciter.
Agisco, ma in fondo quell’orrenda morte mi accompagna come un terribile
fantasma. Tutto il resto è fumo, è poderoso silenzio.
Dai quaderni di Eichmann:
“Quanto ho atteso per venire al mondo? Chissà forse cinque milioni di anni.
Tornerò a nascere in un distante futuro? Non lo so. Sono sicuro soltanto di una
cosa: che dopo aver dovuto passare attraverso innumerevoli esistenze di vita
organica e non organica, trasformato nella più minuscola particella di un essere
vivente, come essere umano ho vissuto più o meno sessant’anni. E sono stato
stupido a rinchiudere la mia esperienza umana dentro l’angusta, limitata
ideologia nazionalista del Reich. Il pensare che una forza onnipotente ha donato
agli uomini il meraviglioso miracolo della felicità. Il bene più grande a
disposizione del genere umano. Questo dovrebbe essere il solo compito degli
uomini: realizzare la felicità, condividerla con il prossimo, distribuirla a
tutti nel breve tempo che passiamo su questa terra. Tutto il resto è privo di
qualsiasi valore...
... In caso di morte chiedo quanto segue. Che il mio corpo venga portato da
Israele a Linz, in Austria. Lì deve essere cremato. Le ceneri devono essere
divise in sette parti uguali. Una parte va deposta nella tomba dei miei
genitori. Una parte va gettata nel giardino di casa mia a Buenos Aires. Le
cinque parti restanti una ciascuna a mia moglie Vera, ai miei quattro figli:
Klaus, Horst, Dieter, Ricardo Francisco. Morire non è peggio che nascere.
Migliaia di nuove vite, moltiplicate per altre decine di migliaia, seguiranno le
nostre...”
Esimio lettore, le presenze possono essere del Male e non originare dalla luce.
Ma lasciamo stare: queste presenze non sono demoniche e non hanno nulla a che
fare con gli effeminati angeli del Cattolicesimo morente. Ho sempre fatto sogni
tumultuosi, non vivo in pace. Non mi è stato dato di vivere in pace. Lentamente
tutti mi hanno abbandonato, anche perché l’ho metodicamente cercato. Gli uomini
non mi interessano. La solitudine è aria per la mia vita. Ho desideri limitati e
per dirla in poche parole non me ne frega niente del mondo.
Sono afflitto da sogni inani e da rari sogni metafisici che erompono sulla scena
della mia psiche nei momenti di pace profonda. Per trovare quella pace devo
essere lontano dalle false passioni. I sogni inani derivano dalla vita che
facciamo nell’era del consumismo trionfante.
Un giorno ho sentito un barbone che sussurrava ad un altro: “E’ meglio morire”.
Ho pensato al gatto ed al cane maciullati sulla strada: la precarietà massacrata
dalla tecnica trionfante. Posso dire questo, per ciò che mi riguarda, la vita è
la preparazione alla morte, nel senso temporale, nell’accettazione completa
della finitudine e della limitatezza.
Anche la mia sessualità è una preparazione alla morte perché soffro in modo
tremendo la “tristitia coiti”, il momentaneo godere è sempre legato alla
presenza annientante della morte.
Nell’età dell’assenza di Dio non rimane altro. Resta solo questa pesantissima
solitudine e questo senso di vuoto totale che consuma l’anima.
Ma dove trovano gli uomini l’energia per agire nel quotidiano?
Per quale folle ragione riescono ad agitarsi come marionette solo per possedere
fantasmi di cose?
Siamo una specie dannata, siamo l’escrescenza malata della volontà di potenza.
Siamo una peste perambulante sulla terra.
Ma via signori, l’Italia Misteriosa delle mie palle, io disprezzo il turismo, è
una cosa odiosa e lo voglio dimenticare. Ma necessita un nobile paravento:
primum vivere deinde philosophari.
Mai mischiarsi con animalisti, WWF, Greenpeace, Legambiente, Aispa eccetera...
Mai leggere riviste ambientaliste o di quelle aree culturali: distraggono, sono
contaminanti, passive, aiutano solo parzialmente. Evitare i verdi e gli
animalisti come la peste, essere invece un “one - man- job” una specie
d’esercito delle dodici scimmie racchiuso in un’unica persona..
Si, un “one- man - operation”. Mai lasciare tracce ecologiche. Distruggere
tutto. Raccogliere riviste di caccia e di armi di ogni tipo. Apparire come un
convinto cacciatore, un autentico divoratore di carne. Nascondere tutto
l’armamentario in un posto inaccessibile e lontano.
E sperare, esimio lettore, sperare.
L’uomo divora tutto, mangia e defeca e si prepara per la prossima vita come
quelle troie in visone che si comunicano, grondando sangue, inghiottendo il loro
Dio crocifisso.
Il massimo dell’hybris è aver immaginato che queste scimmie pelate possano
essere immortali.
La massima menzogna è scritta sui muri dei cimiteri: “Resurrecturis”.
Scrivo, ma mi costa caro, perché essenzialmente non ho nulla da dire.
Lo faccio per un senso di innata debolezza, se fossi un essere compiuto
rinuncerei a questa stupida vanità, resterei silente. Invece scribacchio
stronzate, perché di vere stronzate si tratta, cose che mai nessuno leggerà in
questa provincia italiota che detesto con tutto il cuore.
Ma qualcuno leggerà della vendetta e degli atti terribili che hanno stroncato
molte vite.
La notte mi stringo ai miei gatti e insieme sopportiamo la presenza dell’oscuro,
l’onnipresenza delle tenebre, che misteriosamente ci cullano. Amiamo la
tempesta, ci raccogliamo, il nostro sentire ci porta oltre la notte. Non ho più
tempo per gli uomini, cerco di apparire gentile, ma in fondo li detesto, li
sento abissalmente lontani. Sono da tempo fuori del mondo. Sono stanco
dell’infinito sproloquiare, anzi sono nato alienato da questo inane, insulso
blaterare. Da quando sono venuto alla luce provo un senso di profondo disagio
alla presenza degli uomini: una sensazione dominante nel mio modo di essere.
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