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Londra 21 maggio 2002
Giorni fa lessi alcune lettere di pacifisti gandhiani che
criticavano gli atti di violenza in difesa degli animali
contenuti nel mio libro "L'Assassino
Cherubico". Oggi ho letto una notizia particolare:
le organizzazioni Verdi stanno mobilitando forze
paramilitari per difendere gli animali. Non credevo a
quello che leggevo. Nella CAR la Repubblica Centrale
Africana, un gruppo di difesa paramilitare ha attaccato
una banda di bracconieri uccidendone uno. Era la prima
volta che leggevo di un'azione legale intrapresa
per difendere gli animali che si concludeva con la morte
di un uomo. Tempo fa Richard Leakey, capo della Wild
Life Agency del Kenia aveva organizzato forze
paramilitari per difendere gli elefanti, ma non mi
risulta che nessuno fu ammazzato. Eric Lindquist
dell'"African Rainforest and Rivers
Conversation Organization" ha affermato:
"delle volte è necessario usare la forza per
cambiare le idee della gente!". Così per
mettere fine all'olocausto degli elefanti i
paramilitari hanno ucciso un bracconiere.
Ho conosciuto uomini che non strapperebbero un fiore
dalla terra ma avrebbero combattuto, come partigiani,
contro i nazisti. Io appartengo a quel gruppo: considero
ogni tipo di violenza un male, con una sola eccezione: la
violenza dell'oppresso contro quella
dell'oppressore.
In essenza: se stanno macellando con un machete un
bambino nel Rwanda cercherei di difenderlo con le armi.
Se fossi un Tutsi esposto alla violenza degli Hutu
prenderei un fucile e combatterei. Ma un fiore non lo
strapperei. Una lumaca non la schiaccerei.
Ho riletto l'argomento di Agostino morente
riguardo la guerra giusta. Se si legge il Vangelo con
attenzione, non si scappa: è il 430, i Vandali arrivano
sotto le mura di Hippo e non bisogna combattere,
bisogna porgere l'altra guancia: "perché chi
di spada ferisce di spada perisce". Agostino
riflette e pensa: "Queste bestie bionde entrano
in città, si portano via tutte le pupe e le stuprano, si
portano via gli aitanti maschietti e li sodomizzano; e
c'è il caso che io finisca, se vivrò, con una
parrucca bionda nella rustica casa di un barbaro
depravato". Amen: e dice: "Eh no
cocchi! qui bisogna difenderci!"
Viaggiamo nel tempo, avanziamo 21 anni nel secolo come
Bruce Willis, nell'"Esercito delle 12
Scimmie". E' il 451. Attila, espressione
massima e quintessenziale della folle volontà di potenza,
è presso i Campi Catalunici, un ameno luogo presso
Troyes. L'unno ha portato scompiglio ed orrore
nell'ecumene, ha travolto paurosamente ogni
forma di vita nel suo terribile incedere. Il
"Flagellum Dei" è ora confrontato da uno
schieramento condotto da Ezio e supportato dalle forze
visigote di Teodorico. E' uno scontro epocale. Uno
scontro epocale come erano stati Salamina, Gaugamela,
Canne, Poitier e come saranno in futuro Vienna, Lepanto,
Valmy, Waterloo, Stalingrado.
Forze immani si scontrano e definiscono, nel bene e nel
male, un mondo con le armi. Attila minaccia di travolgere
tutto. E' come una peste bubbonica scatenata
sulla terra.
Immaginiamo una delegazione di pacifisti
"gandhiani", se così possiamo,
impropriamente definirli, presentarsi davanti ai
"sagittari", gli arcieri di Ezio per spiegar
loro che la violenza è sempre un male, e che usarla per
difendersi da Attila è scendere al suo livello e che,
quindi, è più giusto mettersi tutti intorno ad un tavolo,
magari mentre Pannella fa un bello sciopero della fame,
cercando di risolvere il problema da persone assennate,
mature e civili.
Come risponderebbero i romani di Valentiniano III,
imperatore cristiano, a questa proposta? Ve lo lascio
immaginare. Forse come Totò: "Ma mi facciano il
piacere!"
Procediamo nel tempo.
Che direbbero gli ebrei dopo l'Olocausto se
qualcuno gli suggerisse che ogni forma di violenza è un
male? E gli armeni, che subirono il tremendo Olocausto
nel 1915, quando persero 600.000 persone nel
trasferimento forzato di una popolazione di 1.700.000
esseri umani, che direbbero? Direbbero che difendersi
con la violenza contro la violenza è sempre un male?
Questo lo dicono i pacifisti "gandhiani",
perché se gli armeni avessero avuto la possibilità di
difendersi si sarebbero difesi.
E che direbbero i Tutsi che si difesero giustamente e
vittoriosamente contro gli Hutu armati dai francesi? E i
Timoresi che si difesero disperatamente quando
l'Indonesia annientò il 25% della loro nazione,
(come se 13 milioni di italiani fossero stati trucidati)
con il "placet" di Kissinger e di Ford.
La difesa violenta contro il sopruso, l'umiliazione,
il genocidio, il massacro è una cosa giusta e sacrosanta.
Non bisognava difendersi contro Eichmann, Heydrich,
Himmler, Hitler? Bisognava far vincere la guerra a
Hitler? I Russi si dovevano arrendere a Stalingrado?
Se Himmler avesse mandato i figli dei
"gandhiani" a far le cavie per Mengele non
avrebbero reagito i pacifisti?
E come avrebbero reagito se avessero saputo che i loro
piccoli venivano immersi nell'acido per vedere
quanto tempo è necessario per dissolvere un corpo:
sarebbero andati a manifestare sotto le palizzate e i
fili spinati dei campi di concentramento o avrebbero
cercato di difenderli con le armi?
L'unica forma di violenza accettabile è quella del
perseguitato, dell'oppresso contro
l'oppressore, quando tutte le opzioni pacifiche
vengono meno. Ripeto per chiarezza: quando tutte le
opzioni pacifiche vengono meno.
E Gandhi? Gandhi non si misurò con un colonialismo folle,
non si misurò contro l'orrore del Terzo Reich, ma
contro un impero che era sostanzialmente differente
da altre potenze coloniali.
Il colonialismo in ogni sua forma era sbagliato ma
c'era differenza tra il colonialismo di Leopoldo
II e quello degli inglesi. Saranno stati entrambi "un
male" ma esistono gradazioni diverse di male.
E fino a qui stiamo parlando degli uomini.
Passiamo ora agli animali.
Gli animali sono esseri viventi che meritano rispetto
oppure sono cose insignificanti? Sono esseri viventi che
coabitano il pianeta con la nostra specie o agglomerati di
salsicce, bistecche, cervella, trippa? E gli alberi sono
esseri che hanno una loro vita o tavole e sedie
potenziali?
Le risposte le conosco.
Per la normalità pippobaudiana - quella delle macellerie
con la statua di Padre Pio in bella vista - gli animali e le
piante sono cose che, essendo prive di anima immortale,
vengono consegnate dal loro Dio biblico, quello del
tempio mattatoio di Gerusalemme, al nulla,
all'oblio e alla dimenticanza.
Per gli animalisti, e per molti "non animalisti", gli animali
sono esseri viventi che vanno rispettati.
E questa minoranza sta diventando sempre più
numerosa: se si mettono insieme tutti i vegetariani
d'Europa si popola l'intera Grecia.
Ho letto che i vegetariani italiani che nel 1999 erano
1.500.000, sono diventati, nel 2002, 2.900.000. E se la
crescita italiana è di 700.000 unità all'anno
immaginate la forza dei vegetariani e degli animalisti
tra 50 anni.
Se, ipoteticamente, i vegetariani del mondo creassero
una loro "Zona" sarebbe vasta almeno come
la Germania e l'Olanda, considerando che i
vegetariani indiani sono l' 83% dei 680 milioni
degli abitanti dell'India. All'interno della
minoranza che rispetta gli animali c'è un
ulteriore gruppo di persone - notevolmente minoritario -
convinto che il male verso gli animali è una sopraffazione
violenta e che va superata anche con la violenza.
In soldoni: se è giusta l'Intifada dei palestinesi
allora è anche giusto il terrore per proteggere esseri
viventi inermi. Se credi che un animale ha diritti come
un umano allora va difeso. Con le buone o le cattive.
Certo, preferibilmente, centomila volte con le buone.
Ripeto per non creare malintesi: preferibilmente,
centomila volte con le buone.
Una minoranza notevole anche tra coloro che mangiano
carne odia la violenza verso gli animali: una
contraddizione paradossale ma vera. Per esempio ho
visto bambini sorbirsi mostruosi film di violenza. Uomini
fatti a pezzi con seghe, cervelli divorati senza reagire.
Nessuna reazione. Erano assuefatti alla violenza. Ma se
gli stessi piccoli vedessero, in un film, un cane fatto a
pezzi da un folle, la reazione sarebbe fortissima e non
vorrebbero guardarlo.
Tempo fa, un bambino mi descrisse un film nel quale un
uomo mangiava il cervello di un altro disgraziato. Se ho
capito bene si riferiva al film di Ridley Scott, tratto da
un romanzo di Harris, Hannibal, e descriveva Lecter,
l'elegante gourmet che si pappava bistecche e
cervella umane con fave e Chianti Ho visto lo stesso
bambino, assolutamente indifferente all'orrore
del cannibalismo di Hannibal, in lacrime davanti ad un
topolino morto. La coscienza cambia.
Quando chiesi alla madre perché aveva lasciato vedere
un film del genere ad un piccolo di dieci anni, la madre
sorpresa, si arrabbiò molto: il bambino lo aveva visto di
nascosto. Quello che mi meravigliò era
l'assimilazione dell'orrore da parte del
piccolo che raccontava con grandi dettagli le operazioni
riguardanti il taglio del cervello di un uomo vivo come se
si trattasse di un salame. Una descrizione degna del
taoista Chuang Tzu mentre ci illumina sull'arte
del macellaio. La cosa più naturale del mondo mangiare il
cervello di un uomo vivo, ma la morte del topolino aveva
gettato il bimbo in un angoscioso sconforto.
Quando mi sono rivolto ad amici e ad amiche inglesi, e ho
chiesto: "Che ne pensate di un uomo che decide di
eliminare torturatori di animali, sadici vivisezionatori,
perversi e deviati cacciatori?" La risposta che ho
ricevuto mi ha sorpreso. Su dieci persone, tre uomini e
sette donne, la risposta è stata:
"Ah! well! Good luck to him!".
Come per dire: "Bene! E' tempo che
qualcuno lo faccia!".
Auspico una reazione violenta? No, ma vedo il buonismo
come una debolezza. Oggi la lotta contro il male richiede
risolutezza e determinazione. Arrendersi sempre
davanti a chi usa violenza è un atteggiamento vile che
conduce ad un'eterna sconfitta. L'esempio
classico è che 700.000 cacciatori sono più forti
politicamente di milioni di persone che detestano la
caccia. E se mi si consente: più forti di 2.900.000
vegetariani e almeno 5.000.000 di animalisti.
Si, è vero: facciamo ridere!
Auspico una reazione violenta? No, ma dico: se qualcuno
uccide un cucciolo abbandonato a colpi di spranga deve
capire che rischia.
Il mondo cambia: il numero di persone che danno di fuori
dalla gioia quando un torero è incornato è notevole. In
Inghilterra è strepitoso. Quando Plan e la LAC ci
informano che i cacciatori si sono sparati tra di loro
molte persone provano una gioia simile all'estasi.
Devo dire che - come Sensi, il presidente della Roma, al
quinto pallino rifilato alla Lazio - anch'io urlo:
godooooo! E un po' me ne vergogno: una seria
debolezza, una notevole mancanza di compassione.
Si, il mondo cambia: il Guardian ha pubblicato dati
incredibili (cito fonti inglesi perché queste conosco
vivendo in questo paese, e non per altri scopi).
Secondo le ricerche del Guardian il 9% degli inglesi è
vegetariano; il 45% ha ridotto i consumi di carne e il
25% intende diventare vegetariano. In soldoni: il
quotidiano britannico ci informa che quasi 14 milioni di
inglesi pensano di diventare vegetariani. Lo shock di
mucca pazza? Forse; ma anche la crescita coscienziale e
l'attenzione verso la sofferenza animale. Se
avete visto il film di Altman "Gosford
Park" vi sarete resi conto di cosa significava
essere vegetariano all'inizio del secolo. Un
vegetariano all'inizio del secolo era un
extraterreste, qualcosa di peculiare, malaticcio,
nevrotico, strambo. Ed ora 14 milioni di inglesi stanno
contemplando la possibilità di fare a meno della carne.
Ed ancora: il Guardian ci informa che il 36% degli inglesi
è contrario all'utilizzo di animali per esperimenti
scientifici - un balzo incredibile in pochi anni - e che i
giovani tra i 18 e i 34 anni rappresentano il 44 - 47% di
coloro che si oppongono allo strazio animale (la
maggioranza considerando che chi accetta gli
esperimenti, in quella fascia di età, è il 36%). Oltre i
65 anni i dati si capovolgono: favorevole il 59% e
sfavorevole il 25%: se ne deduce che la vecchiaia oltre
alle arterie indurisce il cuore.
Nell'Assassino Cherubico ho immaginato un uomo
che confrontato dall'orrore inaudito e millenario
del massacro fa quello che decine di migliaia di persone
vorrebbero fare, ma non hanno il coraggio di fare:
comincia a vendicare gli animali.
Federico Nadali si chiede: perché per millenni abbiamo
massacrato e torturato gli animali e con che autorità? E
la risposta che riceve lo spinge ad agire. Ho immaginato
uno scenario del genere perché ho visto e ho ascoltato
quello che molte persone dicono. Girando il mondo ho
prestato grande attenzione a quello che dicevano; e
penso che dal mondo anglosassone (o da quello
scandinavo) qualcosa si manifesterà, improvvisamente,
in questo secolo. Lo so con certezza? Assolutamente no,
ma l'intuisco. E' solo una profonda
impressione.
E perché il mondo anglosassone?
Paragonate il numero di vegetariani inglesi al resto
d'Europa e riflettete. E' una mentalità
differente. E la compassione ha i suoi limiti. Penso che
sia inevitabile che in questo secolo ci sia una risposta
violenta se non si risolve il problema della sofferenza
delle creature viventi. Non lo auspico, perché il
terrorismo fa paura, ma lo leggo nella logica
consequenzialità degli eventi.
Perché?
Perché con la crescita del livello coscienziale
l'idea che bisogna fare a pezzi un essere vivente
per mangiarselo, digerirlo, defecarlo non può più essere
recepita, assorbita dalla psiche evolvente. C'è un
profondo rigetto. E comincia sempre tutto con una
minoranza lacerata, confusa, ferita e spesso
"casinara" e disorganizzata.
E' impensabile che la psiche evolvente accetti
che si continuino a buttare dai campanili somari vivi per
la delizia della popolazione iberica con il prete
benedicente. Come la psiche ad un certo punto dello
sviluppo coscienziale non è riuscita più accettare
l'idea che esistessero schiavi, così non accetterà
più che altri esseri viventi siano torturati, massacrati,
masticati, ingoiati e defecati.
Gli schiavi che andavano bene per Socrate, per Platone
e per Aristotele, ad un certo punto della storia del
mondo non andarono più bene, e la psiche occidentale,
che aveva raggiunto un certo tipo di sviluppo
coscienziale, rigettò l'idea che potessero
esistere schiavi.
Il mondo anglosassone all'avanguardia
dell'osceno mercato degli schiavi, che cominciò
intorno al 1402, ad un certo punto decise, per
l'evoluzione della coscienza, che quel traffico
infame doveva finire. E lo fece finire: i neri che non
avevano un'anima – come gli animali per il
macellaio di Padre Pio – la riacquistarono dopo
profondi sconvolgimenti e grandi conflitti. Nel 1807 il
traffico osceno divenne illegale, dopo aver distrutto la
vita di 20 milioni di africani in un Olocausto nel quale 10
milioni perirono e 10 milioni furono costretti a vivere
come schiavi.
E lo stesso avverrà con la fame del mondo.
Ad un certo punto della storia del mondo l'idea
che uno spazio della grandezza dello stadio
dell'Atalanta o del Southampton si riempia di
30.000 bambini la sera per svuotarsi la mattina, a causa
della loro morte per fame, malattie e stenti, per
riempirsi nuovamente la sera e svuotarsi il mattino
seguente, diventerà inaccettabile. La psiche lo
rigetterà. La psiche rigetterà l'idea che 24.000
persone muoiano ogni giorno di fame in un mondo osceno
di obesi, di yuppie, di ricchi depravati e di gaudenti
deficienti. La psiche rigetterà l'idea che sia
possibile accettare un mondo ove il 64% degli abitanti
del Mississippi è sovrappeso e il 24% disperatamente
obeso mentre, altrove, un bambino su tre non riesce a
mangiare, uno su quattro vive con meno di un dollaro al
giorno e uno su tre soffre per malnutrizione nei primi
cinque anni.
I grandi problemi della fame nel mondo, del massacro
animale, del contenimento delle nascite e del rispetto
della natura saranno confrontati inesorabilmente in
questo secolo con le buone o le cattive. Non c'è
scampo. Una grande civiltà evolve nella compassione e
nel rispetto di ogni forma di vita o si distrugge.
Per me è impensabile che un pianeta ipotetico nel
braccio di Perseo, nella nostra galassia, che ha avuto
un'evoluzione e una vita di mille anni superiore
alla nostra, sguazzi ancora nel capitalismo selvaggio, nel
cannibalismo specista, nella fame del proprio mondo,
nella distruzione oscena delle proprie foreste e si
avveleni con un folle traffico.
Una civiltà evoluta sarà socialista, democratica,
antispecista e vegetariana e aborrirà ogni forma di
violenza verso uomini, animali e piante.
Una civiltà avanzata contemplerà il mondo berlusconiano
come un infimo prodotto di un medioevo –
tecnologico – mediatico, come
l'espressione della volontà di potenza che si
esprime nell'egotico e rilucente squallore del
vuoto fasto, dell'ignoranza e del lusso volgare. Di
conseguenza?
Di conseguenza o le cose cambieranno o assisteremo a
scenari da Esercito delle 12 Scimmie. Un film profetico
che non va consegnato all'oblio ma va compreso e
interiorizzato. Un film diretto in maniera
espressionistica da Palin, quindi, sfortunatamente, poco
comprensibile ma di chiara natura profetica.
Dietro la facciata buffonesca, dietro l'apparenza
cialtronesca degli animalisti delle "12
scimmie" si agita qualcosa di letale che sprofonda
la specie assassina nel ventre sotterraneo della terra
restituendo il mondo agli animali e alle piante. E nel
tempo di Bin Laden quella è una storia che dovrebbe far
riflettere.
In breve tutto il cianciare piagnucolante e
autoflagellante delle anime belle, dei figli della luce e
dei "Jesus- vegetarian" verrà trasceso da
atti che si svilupperanno per la crescita evolutiva della
psiche. E lo sviluppo sarà pacifico o sboccherà nel
terrore (e non sarà la follia di un pazzo, come quello
squilibrato che ha ucciso Pim Fortuyn e che dicono sia un
animalista).
Per quanto tempo ancora si dovrà sopportare il volo
dell'asino iberico che si sfracella dal campanile
durante una sagra?
Ad un certo punto qualcuno si chiederà: come è stato
possibile accettare per millenni quest'orrore
inaudito, tremendo, degenere? Come è stato possibile
ignorare quest'oceano di sangue, di corpi
massacrati e macellati, di torture indicibili, di
vergogna, di orrore? Come è stato possibile accettare
che un re inglese come Giorgio V massacrasse, durante
le battute di caccia, un milione di uccelli all'anno,
e la sera pregasse il suo Dio - gentleman in giacca
tweed? Qualcosa, alla fine, scatterà.
Condivido l'idea del terrore descritta nel libro?
Sarebbe come chiedere a Dostoevskij (lo cito
solamente come fulgido esempio di chiarezza):
"Fedor Mihalovic lei massacra vecchiette usuraie
con l'ascia come Rasko'l'nikov,
l'antieroe di "Delitto e Castigo"?
oppure: "Fedor Mihalovic la pensa come
Stavrogin, il terrorista de "I Demoni",
riguardo al mondo?"
Io non ho mai sparato a nessuno; ho solo immaginato una
situazione che esploderà nei prossimi anni, e l'ho
proiettata, come il Bruce Willis delle 12 scimmie, nel
tempo presente dell'italietta gaudente e
berlusconiana. L'ho inserita nel mondo di
Gasparri, Bossi, Taormina, Dell'Utri, Previti,
Fede, Sgarbi e dell'immane Borghezio.
Perché?
Perché l'italietta berlusconiana di Gasparri,
Bossi, Taormina, Dell'Utri, Previti, Fede, Sgarbi
e dell'immane Borghezio è infinitamente comica,
pittoresca, cialtrona e assurda. E si presta
perfettamente come scenario apocalittico a quello che
ho immaginato. Federico, nell'Assassino
Cherubico, è un uomo scosso dall'orrore che ha
veduto, agisce come migliaia di persone vorrebbero
agire, ma non hanno le palle - scusate il francesismo
– di farlo. E nell'agire, si copre, si occulta
facendo credere che siano ipotetiche Brigate Verdi
Internazionali ad eliminare i mostri. E questa
mistificazione produce, incredibilmente, una
proliferazione di Brigate, che operano secondo rigidi
schemi di terrorismo selettivo. E fanno molto sul serio.
Nadali è uomo oscillante tra il pacifismo dei "figli
della luce" e il terrorismo futuro a venire (se
verrà). E pensa come tanti. Ma a differenza di tanti
agisce. E se pensate che "L'Assassino
Cherubino" è violento, in realtà è quisquilie al
paragone delle "12 scimmie" di Elizabeth
Hand o di "Rainbow Six" di Tom Clancy.
Perché l'ho scritto?
Perché sono convinto che quello che racconto (in altri
modi) avverrà anche se mi fa paura e non lo auspico e
preferirei con tutto il cuore una soluzione pacifica. Ho
solo descritto in una fiction romanzesca quello che il
futuro potrebbe presentarci come reazione improvvisa
e inaspettata alla violenza e al male.
Ho conosciuto gente che vive ai limiti di questa
esperienza. In bilico tra l'agire e
l'attendere. Come i monaci Zen che dicono che il
Nirvana è a un dito di distanza dal naso così la violenza è
vicina ai loro cuori disperati e impotenti. Qualcosa li
trattiene ancora, ma non a lungo, e presto non sarà più
possibile farlo e qualcosa succederà. E avverrà perché
c'è gente che ha fretta. Avverrà se nulla
cambierà. E questa, credete, è da parte mia, la
scoperta dell'acqua tiepida.
Federico, il personaggio dell'Assassino Cherubico,
è un serial killer pazzo o un angelo vendicatore? E i
giovani che agiscono secondo i principi del terrorismo
"selettivo" sono dei serial killer o degli
angeli vendicatori?
Serial killer! Grida la maggioranza silenziosa della
normalità pippobaudiana.
Serial killer! Grida la minoranza gandhiana.
Angeli vendicatori! Grida un mare di gente che ho
incontrato, e che odia i torturatori come i bambini con i
quali ho parlato.
E' una deduzione logica ineccepibile: se io penso
che gli animali sono esseri viventi e come tali vanno
difesi perché non dovrei reagire all'orrore del
perenne massacro come i palestinesi reagiscono,
giustamente, alla sopraffazione di Sharon?
Penso anch'io quello che pensa Nadali?
Via signori! .necessitano altri fulgidi esempi?
"Signor Mann, ha venduto l'anima al diavolo
come Adrian Leverkuhn nel suo Faustus?"
"Signor Conrad, ha messo su anche lei, nel Congo,
un miniregno barbarico da "Cuore di
Tenebra" come Kurtz- Marlon Brando?" Io
non ho mai sparato ai cacciatori. Però quando mi si
pararono minacciosamente, davanti casa, con i fucili, in
un alba brumosa, forse l'avrei fatto. Non posso
negarlo. L'ho esperimentato sulla mia pelle.
E' a quei quattro idioti armati che devo il mio
povero libro.
*****
Ripeto: solo un tipo di violenza è giustificato: quello
dell'oppresso verso l'oppressore, e solo
quando tutte le altre opzioni sono esaurite. Lo ripeto
per chiarezza: solo quando tutte le altre opzioni sono
esaurite.
E se l'oppresso non è in grado di difendersi,
allora, un giorno, qualcuno lo farà. Come il mondo è
intervenuto a Timor Est per mettere fine allo strazio,
qualcuno un giorno prenderà le armi per difendere gli
ultimi della terra, gli animali, e lo farà in questo secolo.
E vendicherà i tori massacrati nelle corride, gli asini
lanciati vivi dai campanili iberici, i cavalli e gli altri
animali torturati e deportati verso i macelli-lager, gli
animali vivisezionati e violentati, i cani randagi uccisi a
sprangate, i gatti perseguitati, gli uccelli trivellati dai
proiettili, i mari e i fiumi avvelenati, gli alberi tagliati,
gli elefanti massacrati, le foreste bruciate. E
vendicherà tutti i deboli - umani o non umani -
sopraffatti dalla violenza.
Paolo Ricci. |