|
Prologo
Un giorno Dik tornò con un leprotto tra i denti. Presi la piccola bestia tra
le mani. Sanguinava dal naso e dalla bocca. Viveva nel braccio della morte; era
una di quelle povere creature che liberano nel territorio nel periodo del
"ripopolamento" per poi sventrarle a fucilate nei primi giorni della stagione
venatoria. I cacciatori, dopo aver massacrato tutto quello che vive, allevano o
importano fagiani e lepri, che lasciano liberi, per alcuni mesi, nelle loro
riserve: autentiche aree di sterminio.
Le povere bestie assaporano la gioia breve della vita, per essere poi snidate
dai cani e uccise dagli uomini. Vivono, fugacemente, nel loro "Miglio Verde",
nel loro braccio della morte.
Presi il leprotto tra le mani. Spirò dopo alcuni minuti. Pensai a quanto era
nobile la sua morte, come era pieno di dignità e di innocenza il suo svanire dal
mondo. Mentre lo accarezzavo, pensavo alla cianfrusaglia cimiteriale dei
cattolici, pensavo alle virtù dal culo di marmo, ai cherubini tufacei dal volto
di bambini depravati, alle checche angeliche, ai loculi, ai macabri
appartamentini dei vermi, alle madonne piangenti e ai Cristi di pietra con il
cuore in mano. Pensavo alla menzogna dell'immortalità antropocentrica dei preti.
Pensavo a un funerale di un membro della camorra, che vidi in televisione, con
amici in lacrime e amiche urlanti su una monumentale, assurda bara contenente il
corpo putrescente del delinquente. Vedendo quel funerale, avevo provato una
profonda vergogna: la manifestazione scomposta del dolore è qualcosa che mi
colpisce, mi stordisce per la sua volgarità.
Quando i piccoli videro il leprotto morto rimasero sconvolti.
"Ne uccidono, ogni giorno, a migliaia per mangiarli", dissi, "questo ha evitato
il piombo del cacciatore... lo sapete... presto comincerà la strage..."
Zeno prese il leprotto, se lo strinse al petto, e cominciò sommessamente a
piangere.
Cominciai a scavare una piccola fossa, ne avevo già scavate un centinaio, in un
punto ombroso del giardino, presso i tigli. Ho sepolto uccelli, topi uccisi dai
gatti, porcospini macellati dalle macchine.
Mentre scavavo sentivo Zeno mormorare. Mi accostai incuriosito per sentire
meglio le parole che sussurrava al corpo inerte del leprotto: "Ti vorrei dare la
mia vita... vorrei morire affinché tu possa vivere..." Anch'io pensavo la stessa
cosa: per poterlo vedere correre di nuovo avrei dato la mia vita.
Ma sentirlo dire da un bambino mi fece effetto. Mentre lo seppellivo un pensiero
mi saettò nel cranio: "Piccola bestia, sei più nobile del tuo stesso
Creatore..."
Questo pensiero era scaturito senza la minima riflessione, si era manifestato
spontaneamente: quel leprotto aveva scosso il mio essere.
Dissi ai piccoli: "Venite... vi racconto una storia..."
Un cavaliere giunge presso un castello, elevato su una spoglia collina, immerso
nelle brume nordiche. Vicino al castello si intravede la tomba di un uomo, con
la spada conficcata sul tumulo.Il cavaliere è mortalmente stanco, ha cercato il
Graal per molti anni ma non l'ha trovato. Molti dei suoi amici sono periti nella
ricerca. Un frate, incontrato in un'oscura foresta, gli ha raccontato che
Galvano stesso ha massacrato almeno venti cavalieri tra i quali: Aiglin delle
Valli, Keu d'Estraux, Banin, Malquin il Gallese, Melior della Spina, Camarduc il
Nero, Marganor, Aglovan, Baedoier, Blioberis e il nipote di Artù, Ivano. Il
cavaliere pensa di aver combattuto molte, assurde battaglie, di aver ucciso
inutilmente. Prova nausea per i valori della sua classe ed evita di battersi, si
allontana per evitare vergognose, futili tenzoni. E' stanco e non crede più alla
leggenda del Graal. Sta perdendo la fede, non crede neanche in un Dio
misericordioso. Ha visto troppo dolore vagando per le terre desolate: contadini
affamati, lebbrosi, gente disperata, animali macilenti e il regno di Logres
devastato. Ha freddo, rabbrividisce.
Il destriero procede verso l'antico diroccato maniero. Una pioggia leggera cade.
Si avvicina alla porta tarlata che si apre. Cala il ponte levatoio. Qualcuno
l'osserva mentre incede oltre il fossato, traboccante di acqua nera, e
attraversa il ponte. Il cavaliere ha l'elmo ammaccato, ha perso una spallaccia,
la cotta di maglia è divorata dalla ruggine, la panziera è lacerata, i fiancali
si sono quasi dissolti. Gli è rimasto un ginocchietto e due cosciali che, legati
alla meglio, gli proteggono le gambe. Il cavaliere entra nel cortile del
castello, ha un volto scavato, occhi divorati dalla febbre ma lucidi di
misericordia. Attraversa un portale romanico con una bifora decorata dai resti
di un antico mosaico che rappresenta l'Angelo degli Ultimi Giorni. Il castello è
in rovina. E' un rudere. L'erosione delle piogge e del vento ha provocato gravi
danni. La grande scala di pietra disgregata sembra crollare. Le feritoie sono
slabbrate e sembrano occhi ciechi, i merli consumati, il barbacane demolito, il
maschio è ridotto a poca cosa, il cammino di ronda è coperto da erbacce, una
quercia è cresciuta nella torre d'angolo. Le porte lignee sono fatiscenti. Le
statue sono smussate e consumate dal tempo. Una figura equestre dalla testa
troncata è in mezzo al cortile, coperta dal muschio e dall'edera. La porta della
torre si apre e in una stanza spoglia, sotto un costolone crollante, si
intravede un Gesù flagellato. Un uomo vecchissimo e zoppicante appare, scendendo
da una scala a chiocciola: ha il viso smunto, i capelli canuti, una lunga barba
e una tunica macchiata, lacera, piena di buchi. Il vecchio si ferma presso la
torre diroccata di pietrame e muratura sotto le grottesche cariatidi consumate
dagli elementi; sosta sotto l'immagine del centauro Chirone e osserva l'uomo
armato senza proferire parola; risponde con un sorriso al saluto del cavaliere.
Dopo alcuni istanti, da sotto la misera tunica, estrae una ciotola di legno
consumata, come quelle dei lebbrosi o dei mendicanti, e la mostra al cavaliere,
che si avvicina e legge una frase incisa sul fondo ligneo e bisunto della
ciotola: "Ego sum qui non sum".
Il cavaliere chiede il significato della frase, ma il vecchio non risponde e si
allontana, sale le scale diroccate, apre una sgangherata porta e svanisce.
Il cavaliere sorpreso, interiormente intimorito, sente che è venuto il momento
di partire, di lasciare il luogo arcano, e lentamente si avvia verso il ponte
levatoio. Cavalca per un po', poi, per un possente impulso sente la necessità di
girarsi. Ferma il cavallo per vedere un'ultima volta il castello: il maniero è
svanito. Scende dal destriero e si passa una mano sugli occhi, ma il castello
non c'è più.
Ora il cavaliere intuisce: il vecchio era Il Re Pescatore e la ciotola di legno
bisunto era il Graal.Il cavaliere, sbalordito, abbassa la celata, continua il
suo itinerario, ma la fede non ritorna. Procede attraverso le foreste tenebrose
e gli sembra di incedere nella notte nera del Nulla. Più tardi incontra un altro
cavaliere che gli racconta di Perceval, di Bohor, di Galaad e del ritrovamento
del Graal. Gli racconta del grande chiarore che esplose nel Castello
Avventuroso, come se il sole intero fosse entrato da una finestra. Gli narra del
Graal, su una tavola d'argento, ricoperto da seta vermiglia, circondato da
angeli con incensieri, croci, ornamenti, e di un uomo, vestito come un prete,
che elevava l'ostia. Gli descrive Pelleas, il Re Pescatore, il fanciullo dal
volto di fuoco che s'immerse nell'ostia consacrata, l'Uomo, con le mani trafitte
e il costato sanguinante, che emerse dal vaso del Graal e la lancia di Longino.
Gli racconta delle quattro damigelle che piangevano lacrime amare mentre
portavano il letto, riccamente addobbato, ove giaceva, coperto da un drappo,
Mordrain il re Magagnato. Gli racconta del soffitto che si aprì e di Gioseppo,
figlio di Giuseppe di Arimatea che discese dal cielo. Gli narra del Graal nel
Palazzo Irreale e della mano senza corpo che lo rubò, dopo la morte di Galaad, e
lo riportò nel Regno del Grande Mistero. Gli descrive la tomba di Ivano il
Grande presso il Castello Avventuroso...Il cavaliere ascolta con attenzione e si
chiede: "Che cosa ho visto, allora? Quale era l'autentico Graal?"
Ma del maniero diroccato tace. La fede mai più ritornerà. Né crede alla storia
delle intrappolate scintille. Ma nel profondo del suo animo sa che è stato lui a
vedere l'autentico Graal, nella desolazione della terra di Logres.
Caro Federico,
Sì in effetti, sono quattro i rabbini che tentarono la scalata al cielo, Akiba
solo riuscì, gli altri soffrirono, Ben Azzay morì, mentre Ben Zoma divenne folle
e Alisha divenne diteista. Il suo interesse per Alisha ben Abuyah detto “Acher”,
che significa "l'Altro", è comprensibile conoscendo le sue idee: Alisha divenne
l'eretico per eccellenza del giudaismo rabbinico. Secondo un'antica tradizione
gli angeli non possono sedersi perché non hanno le caratteristiche fisiche e
metafisiche per farlo. Alisha incontrò Enoch - Metatron nei cieli e credette di
aver incontrato Dio. Enoch aveva mantenuto le sue peculiarità umane e poteva
quindi sedersi: Jahvè-Seva’ot l'aveva trasformato in un angelo. “Acher” vide,
quindi, un angelo su un trono, e poi vide Dio, ugualmente assiso, e si confuse.
Anche Isaia incontrò l'angelo seduto ma il suo accompagnatore angelico lo mise
in guardia e gli ingiunse di non adorarlo. "Vi sono due potenze in cielo" disse
Alisha quando tornò nel mondo "il Signore mi perdoni... non posso farci niente
ho visto due Dei..."; e da questo dubbio, bizzarro episodio scaturì la sua
eresia: "l'Acher" divenne diteista...
Sul detto gnostico che l'ha affascinato e che riguarda la tomba del corpo
plasmato, cioè la veste con la quale le crudeli potenze originarie hanno
ricoperto Adamo, e che hanno creato i presupposti per la caduta primordiale, le
ricordo il discorso platonico del "Soma-Sema" della prigione del corpo. Lei è
ossessionato dall'idea, puramente gnostica, della scintilla divina incapsulata,
intombata nella materia. Essenti imprigionati in corpi: farfalle, pietre,
uomini, cani randagi, vermi. Lei ripete spesso che tutte le scintille divine
nelle cose potrebbero essere prigioniere di una metafisica malevolenza. Ma
pensando così apre un varco nel suo basilare ateismo. Io credo in un Infinito
Amore che libererà cose ed essenti. Lei crede, Federico, in un'infinita
malvagità che prevarrà e che li annienterà.
... sono d'accordo, il libro VI della Pharsalia di Lucano è impressionante, la
descrizione della strega è sconvolgente, basta leggere questo capitolo per
abbandonare qualsiasi interesse nella demonologia: "L'oracolo del cadavere", la
"Nekyomanteia" è devastante, fa veramente orrore...
... riguardo al viaggio ultraterreno di Gottschalk le posso dire che è l'unico
esempio di turismo extramondano che mi ha veramente impressionato, sembra che
questo ponte stretto pieno d'aculei appaia in parecchie visioni. Sembra anche
che il tedesco riportasse ferite dopo i suoi viaggi iperuranici; si direbbe che
occorra subire una notevole devastazione fisica per accedere ai cieli.
Pensi a Padre Pio e alla bambina americana in coma che fa strani miracoli. Il
corpo crolla, diviene sofferente, si oscura la mente, l'ego perde la sua potenza
di comando e una dimensione nuova fa capolino nella mente afflitta,
sofferente...
Angelo
Caro Padre Angelo,
Una volta a Londra ho conosciuto una donna, Jane Meredith, la quale
costantemente meditava.Un giorno dibatteva, con un distinto signore protestante,
il problema della morte apparente e dei viaggi ultraterreni. Mentre James Brady,
il protestante, continuava a ripetere che le visioni beatifiche del tunnel e
della luce misericordiosa, che sembrano attendere i morenti, erano prove di
qualcosa che esiste oltre gli angusti confini materiali, la donna scuoteva la
testa e ripeteva: "Sono le cellule celebrali, l'inizio del disfacimento, che
emettono segnali rassicuranti per agevolare il trapasso, per rendere meno
pesante il momento dell'annientazione. L'ossigeno viene meno, il sangue
raggiunge più difficilmente il cuore, e tutto questo provoca piacevoli
allucinazioni".
A questo punto, ricordo che le chiesi: "Jane darling, ma non sei Buddista?"
Rispose: "Accetto dal Buddismo l'idea che bisogna superare "this horrible sense
of craving", questo scellerato bisogno di dominare, di emergere, di possedere,
di superare, accetto anche l'idea che la vita sia essenzialmente dolore, ma
questo è tutto. Il meditare mi aiuta a rasserenarmi, a rendermi meno
ossessionata dal possesso delle cose."
"E il Nirvana?" Domandai.
"Il Nirvana per me, dolcezza, è la fine di questo eccessivo "turmoil", la fine
del bisogno di possedere, dominare, schiacciare, fottere, affermarsi, colpire,
sopravvivere, amare... Dio che gioia quando tutto questo orrore sarà
cancellato..!"
E aggiunse: "La notte oscura che ci attende è il Nirvana, è la pace finale, e io
la sogno..."
Tutto ciò mi fece impressione, eminentissimo padre, ed è rimasto nella mia
memoria.
Ho letto una cosa che mi ha affascinato: gli abitanti dell'isola Fiji credono
che nel loro Ade esista una grande donna chiamata Nangganangga, che schianti le
anime che cattura contro una roccia nera, e che nella metafisica città di
Nambanaggatai viva, si fa per dire, un Assassino delle anime, un'entità che dona
una specie di seconda, orribile morte.
Mi domandavo, padre, esisterà un assassino degli angeli? Esisterà un'entità
metafisica dotata di questo tremendo potere?
... due terzi degli americani crede in Dio... questo mi preoccupa oltremodo...
un terzo sostiene di avere avuto una visione celestiale o infernale... questo mi
preoccupa ulteriormente poiché gli americani impoveriscono, banalizzano ogni
cosa...
Federico
Caro Yutaka,
Sono contento che si stia immergendo in quello che lei chiama l'oceano della
cultura occidentale.
Scoprirà che non esiste trasparenza in quel luogo e che l'oceano può diventare
un mare di merda. Una palude melmosa e olezzante. Un miasma. E sono anche
d'accordo con lei, che leggere l'Iliade è come entrare nella bottega di un
macellaio. Achille è il superscannatore dell'Occidente; noi amiamo coloro che
hanno massacrato o portato al massacro migliaia e migliaia di uomini. Achille
era anche adorato dalla principessa asburgica Sissi. Veneriamo Alessandro,
Cesare, Napoleone: è la cultura classica con la sua cornucopia storico -
culturale che elargisce macelli. Detestiamo Gengis Khan e Tamerlano, Hitler e
Stalin. A scuola, quando ero bambino, eravamo divisi tra coloro che amavano
Ettore e coloro che erano dalla parte di Achille. La scuola è un luogo di
micidiale mistificazione: pone le basi del futuro orrore. La scelta era tra un
sadico massacratore ed un vigliacco che godeva a scannare i più deboli e fuggiva
a perdifiato davanti ai più forti. Avrà notato che Ettore se la faceva addosso
in presenza di Achille, ma dopo "l'ira funesta" (Briseide doveva avere una
passera leggendaria), dopo il "menin oulomenen" che ha imperversato sulle nostre
giovani menti e il susseguente abbandono dell'Acheo, il troiano si era dato
anima e corpo ai suoi istinti da scannatore di poveri cristi, da macellaio di
guerrieri minori. Sì, quello che fa vomitare è la descrizione del massacro degli
inermi guerrieri, dei disgraziati che se ne fottevano di Elena e del cornuto
Menelao.
E il linciaggio di Tersite?
Già, chi era veramente Tersite?
Se lo ricorda, Yutaka?: "Basta con queste troiate manipolate dai nobili, andiamo
a casa... facciamola finita... le nostre donne ci aspettano..."
"Che c'entriamo noi se Paride si fotte quella gran troia: che la sbudelli e poi
la butti via... e altrettanto faccia il re con Briseide..."
Cosa avviene in realtà? Agamennone bleffa, sonda gli animi, brevemente dice: le
nostre chiappone ci aspettano, ci attendono i nostri piccoli, che cazzo ci
stiamo a fare qui? Le navi marciscono. E allora corriamo alle navi! Avanti miei
prodi! Alle navi!!! E resta a guardare, attendendo un sussulto di orgoglio. E
invece... un sussulto sì... ma poi la fuga generale... tra urla di incredulità e
benedizione agli dei, l'armata si decompone, si scioglie come ghiaccio al sole,
un fuggi - fuggi senza dignità alcuna... senza eleganza ed onore... "E' finita
questa stronzata. Che Paride continui a inchiappettarsi la vacca... beato
lui..." Il re impietrito osserva. A quel punto interviene Ulisse. "Ma che fate
disgraziati? Vigliacchi... tornate indietro... fetenti... disonorati...
svergognati!!!".
Gli araldi raccolgono gli uomini stralunati, confusi e lui urla: "Ma è stato uno
scherzo, l'Atride vi voleva solo tentare... boccaloni!!!!"
Stupendo, Yutaka, tutta l'adolescenza a sorbirsi queste coglionate.
A quel punto appare Tersite, secondo l'aedo, portavoce della nobiltà egemone, il
più brutto degli Achei. L'uomo che protesta sacrosantemente viene descritto,
gobbo, calvo, zoppo, guercio con la voce gracchiante. Omero canta una bruttezza
leggendaria: l'espressione incarnata dell'infimo. Ma Tersite è il povero, il
misero, l'oppresso schiacciato dal mondo che fa capolino sullo scenario della
storia. E' il primo ribelle che viene demolito dal sublime pennivendolo dei
potenti. La rivolta al potere costituito è laida, è turpe, inconcepibile e viene
soppressa con i colpi che Odisseo fa calare sul deforme cranio di Tersite,
usando, simbolicamente, lo scettro bronzeo - aureo del potere.
E l'ordine è perentoriamente ristabilito.
Un aedo che salivava per la nobiltà achea non poteva narrare quello che
veramente accadde, non era nella logica dei tempi. Ma Tersite aveva protestato
giustamente accusando Achille di essere un vigliacco, criticando ferocemente
l'Atride e la nobiltà assassina degli Achei. L'altro grande eroe, sballottato
dagli dei, Ulisse, lo demolisce; così colui che solleva il dubbio sulla grande
impresa diventa una specie di clown, un miserabile folle che sfida l'ossessione
del sangue e dell'oro dei Greci.
Caro Yutaka, siamo stati educati al massacro, al nazionalismo becero, ai santi
incartapecoriti, ai teschi coperti di ragnatele e muffa, alle pugnette nel
bagno, alle Madonne piangenti.
Leggo che sì è immerso anche nei "Fratelli Karamazov" ed è rimasto incantato
dagli eventi che si sviluppano intorno allo starez Zosima. Sì, tutti i dibattiti
che precedono la sorprendente, rapida putrefazione sono incredibili. Sono
semplicemente stupendi. Sembra che Dio abbia giocato con quei bigotti, con quei
fanatici ortodossi. Un autentico santo si decompone lasciando gli animi di
piccoli uomini sguazzare nella palude di un'immane malevolenza. Padre Ferapont è
un classico del fanatismo e Dostoevskij è il più grande. Ricorda le parole dello
starez, dello ieroschimonaco Zosima?
"Amate gli animali, amate le piante, amate le cose tutte. Se amerai tutte le
cose, penetrerai nelle cose il mistero di Dio. Una volta penetrato questo, senza
interruzione verrai a conoscerlo sempre più a fondo e sempre meglio, di giorno
in giorno. E alla fine amerai tutto il mondo d'un integrale universale amore.
Gli animali abbiano l'amor vostro: ad essi il Signore ha donato un germe di
pensiero e una gioia imperturbabile. Non turbatela voi, non li fate soffrire,
non togliete loro la gioia, non contrastate il disegno di Dio. Uomo non ti far
grande di fronte alle bestie: esse sono innocenti, mentre tu, grande come sei,
appesti la terra fin da quando sei apparso, e lasci la traccia della tua
pestilenza anche dopo morto. Ahimè questa è la verità..."
Mentre tu, grande come sei, appesti la terra fin da quando sei apparso, e lasci
la traccia della tua pestilenza anche dopo morto. Questa è santità Yukata,
eppure il povero Zosima si è immediatamente putrefatto, senza lasciare odori
celestiali e profumo di rose.
E viene da pensare a Padre Pio che ha emanato profumo di rose e prodotto un
culto fanatico.
Era un tipo strano, il frate. Un mio amico che andò a confessarsi da lui mi
disse che era stato trattato dal santo in maniera selvaggia e ne era rimasto
sconvolto. Non era un mite Padre Pio: il santo, per antonomasia, dell'Italietta.
E questo mi inquieta, essere il prediletto dell'Italietta è pericolosamente
rischioso. I cattolici non vogliono mai morire, non vogliono soffrire. Se ne
fottono del paradiso che li attende, sono attaccati a questa valle di lacrime
come mosconi alla merda. Non vogliono crepare, Yutaka, non ne vogliono sapere,
c'è in una zona interiore, recondita, ascosa, in un angolo polveroso dell'anima
o della loro psiche, un demonietto del nulla che sussurra continuamente una
cantilena: "Tra poco svanirai fagotto di merda, svanirà il tuo miserabile ego...
non illuderti, cocco bello..." Allora, questi devoti cattolici, intuiscono,
malgrado la loro fede fiammeggiante, che forse la loro spuria, miserabile
individualità sarà presto spazzata via dal vento come una bruma contaminata,
come la nebbia sui monti, e si buttano a pecorone davanti ai santi "Faccia
n'gialluta facce o miracolo..."
Ho seguito con grande attenzione le accuse che il partito del futuro avvocato
del diavolo muoveva contro Padre Pio. Si diceva che frequentasse troppe donne, e
addirittura si insinuava che avesse due volte alla settimana rapporti con una
signora: "Cobulabat cum muliere bis in heddomana..."
Sono convinto che fosse un'infamia. Ma Giovanni XXIII si incuriosì e lo fece
indagare. Pare ci fossero molte lettere anonime, le missive avvelenate: l'altra
faccia della santa Italietta. Un Monsignore, Maccari, che indagò sul futuro
santo, fu osteggiato dai fedeli e considerato un perfido inquisitore. La donna
che accusò Padre Pio fu tacciata da mitomane, ma esisteva una vera e propria
guardia del corpo femminile intorno al frate. Vede, Yutaka, la santità è strana;
ripeto, il suo rapporto con Giovanni XXIII fa riflettere, il Papa era molto
incazzato e non voleva avere nulla a che fare con il Santo. Sembra fosse per una
profezia che non era piaciuta a Roncalli. E padre Gemelli, un fine teologo,
detestava Padre Pio. La Chiesa della ragione mal sopportava la Chiesa
meridionale con le sue febbri, i suoi deliri, i suoi maghi. Non dimentichi che
il "miracolismo degenere" è frutto del "familismo degenere" e che in questa
terra felice prolificano maghi e santoni. Il miracolume cristiano si intreccia
con la magia e il paganesimo. E' fuso con queste pratiche superstiziose come il
Vudù è unito indissolubilmente con il mondo cristiano dei santi e dei beati.
I maghi e i santoni in Italia sono oltre 40.000, fatturano annualmente 9.000
miliardi. Ho letto che un talismano può costare sulle 100.000 lire e una fattura
contro il malocchio da 200.000 lire a 8.000.000. I clienti di questo mondo
superstizioso - fantastico sono oltre 9.000.000; consideri che abbiamo una
popolazione di circa 58.000.000 di persone; consideri anche che in Italia il 38%
delle sette sono religiose, ma il 40% sono ufologiche e il 22% esoteriche.
Malgrado il Polacco siamo nel regno di Satana.
E le stimmate?
Lo sa, Yukata, che le ricevono anche persone con una debolissima fede, che non
sembrano degne di tanta ultramondana attenzione? La Scozia ha un paio di casi
eccellenti, e c'è un altro caso in Inghilterra.
Un povero cristo con una fede miserella le mostrava durante una ripresa
televisiva e non sembrava divorato da mistiche passioni. "Ma io...?" Ripeteva:
"io?".
Vai a capire... le vie del Signore...
E poi, considerando i terribili patimenti, anche se Padre Pio avesse avuto dei
rapporti carnali con una donna cosa avrebbe cambiato, che ci sarebbe stato di
male?
Il Creatore dell'Universo può preoccuparsi per una scopata di un santo?
Le testimonianze del frate venivano strumentalizzate politicamente dalla
Democrazia Cristiana: era diventato un simbolo vivente dell'anticomunismo.
Lo sa che esistono comunisti tra i suoi devoti?
Tuttavia, intorno a questo frate e ai luoghi ove operava, è sorto un impero, un
immenso movimento, ho letto che sono germogliati 2156 gruppi di preghiera, 63
case religiose, 40 alberghi e se ne prevedono altri 100. Stanno edificando una
chiesa che costerà 30 miliardi, roba da lasciare allibiti. In un anno a San
Giovanni Rotondo giungono oltre 7.500.000 pellegrini. E poi c'è l'eterno
mercato, con i banchetti, le statuette e le cianfrusaglie che Cristo prese a
calci a Gerusalemme, incazzandosi da morire e diventando paonazzo per la rabbia.
Gli ci vollero i massaggi della Maddalena per riprendersi.
Pensavo fossimo una nazione leggermente, e dico leggermente, più seria, invece
ho scoperto che oltre il 53% degli italiani "crede in Gesù e nei dogmi", che
solo il 2,2% ha scelto un'altra religione, che il 30,6 % "crede in Gesù ma non
nei dogmi" e che gli atei sono un misero 2,8% dell'intera popolazione. Pensavo
fossero molto più numerosi, considerando la forza che ha avuto il marxismo in
Italia.
Sto lasciando la mia vecchia casa, troppi cacciatori, sparano da ogni angolo, mi
affliggono e sono impotente. Tra poco questi 900.000 assassini vomiteranno un
fiume di 25.000 tonnellate di piombo su 100 milioni di povere creature, inermi e
indifese.
Padre Pio ha mai pronunciato una parola in difesa di questi poveri esseri?
Chissà. E a che serve la santità se è puramente antropocentrica?
Tutto ciò che si muove intorno al cattolicesimo mi insospettisce profondamente,
Yutaka.Tutto quell'odore di muschio, naftalina, vecchiume, orina, muffa, sudore,
tutte quelle ragnatele, quella polvere che si posa sui teschi dei santi rosicati
dai topi m’ infastidisce.
Yutaka, noi siamo un popolo ossessionato dal lotto e dal miracoloso, lo ha
capito?
Sono contento che è riuscito a trovare un nastro di "Stalker".
Mi faccia sapere le sue impressioni. Non sto bene fisicamente e ho deciso di
trasferirmi, qualcosa che ho visto mi ha profondamente colpito, direi segnato.
Un cacciatore ha centrato sotto i miei occhi una tortora e l'ha lasciata con un
enorme buco sul candido petto.
Ho ricevuto da John un nastro con un film con Jeremy Irons: Chinese Box.
Si vedeva a tratti un povero cane costretto a correre, con la lingua di fuori,
su una specie di rullo. Alcuni maledetti cinesi di Hong Kong, un'autentica città
di merda, lo costringevano, per ore e ore, a correre in quella maniera crudele
per farlo vincere alle corse. Dopo quel bestiale allenamento lo tenevano a
digiuno per assicurarsi che fosse affamato al momento della corsa.
Mi sono ricordato del cane Zucka, di Iliuscia e di Kolja nei fratelli Karamazov;
ricorderà che il servo dei Karamazov, il sublime Smerdiakov figlio di
Smerdiasciaja, gettò al povero cane un boccone con uno spillo e che il cane
sparì, impazzito, e mai più ritornò.
Ho visto anche un orrendo documentario ove si vedevano i civilissimi norvegesi
massacrare le piccole foche. E mi sono detto, ma che specie mostruosa il
Padreterno ha concepito?
Che infinito orrore è quest'essere creato a sua immagine.
Quel cane di Chinese Box mi ronza come un moscone nel cranio, mi tortura,
qualcosa sta per succedermi. Anche la tortora che ho raccolto e seppellito ha
prodotto, in me, una specie di folgorazione: una luce violenta ha investito la
mia povera mente, devastandola.
Per due giorni sono stato incapace di muovermi. Ho meditato a lungo, ma vedevo
solo un rosso bagliore, un'esplosione di luci che diventavano una rosa di
sangue.
Non so descrivere quello che mi sta accadendo ma provo un senso di orrore, di
assoluta impotenza davanti al Male del mondo. Sono rimasto in un assoluto
silenzio per giorni, non riuscivo più a parlare, ho masticato gli orrendi
eventi, li ho lentamente digeriti. La luce violenta mi ha più volte rivisitato
e...
Federico
Esimio lettore, ho incontrato a Napoli Hasan, un tipo interessante.
Ho pranzato con lui in un ristorante chiamato "Addò e figliole" a Monte
Calvario.Mi ha venduto una carabina AZ 1900, una Rover Sabatti, una pistola
Wildcat 277 e altre pistole. Tutta roba rubata. Ho speso parte della mia
liquidazione per acquistare queste armi.
Hasan discende dai "Qarmatians" una setta emersa nel sud dell'Iraq che fu
fondata da Hamdan b al-Ash- ath detto Qarmat. Una società segreta estremamente
vicina alle idee del comunismo. Mi ha spiegato che tutti i beni venivano divisi
nel gruppo che eleggeva un leader, con questo sistema erano riusciti ad abolire
la povertà. I Qarmatzi, che originavano, se non erro, dagli Ismaeliti, e avevano
avuto contatti con la famosa setta degli Assassini, che Hasad ammira molto,
erano pronti ad uccidere per la loro fede. Avevano una base nel golfo Persico da
dove attaccavano città importanti come Kufa e Basra.
Al-Masqdisi e il viaggiatore persiano Nasir-i Khosraw visitarono i loro centri e
rimasero stupiti, meravigliati da questa setta che era riuscita ad organizzare
una società giusta. Hasam ha forti simpatie per Ahmed Shah Massud il leader
dell'opposizione ai Talibani. Mi ha raccontato di averlo incontrato a Khair
Khana, vicino a Kabul, in Afghanistan. Da quello che capisco è un terrorista
moderato, se così si può dire, e detesta gli integralisti.
Mi ha spiegato la situazione Afghana descrivendomi i vari gruppi in lotta.
Gli Iraniani sciti finanziano l'opposizione ai Taliban sunniti. L'Arabia
Saudita, invece, aiuta a suon di milioni di dollari gli Studenti Coranici.
L'Uzbekistan sostiene il generale uzbeko Dostum che, secondo Hasan, rischia di
uscire con rapidità dallo scenario del potere. Il Tagikistan favorisce
l'opposizione ai Taliban, e Mosca ha 20.000 uomini schierati sul confine del
paese amico. Il Pakistan è il sostenitore più agguerrito degli "Studenti di
Teologia". L'India e la Turchia li detestano.
Chi immagina l'Islam come un gruppo monolitico sogna ad occhi aperti. Hasan dice
che l'Islam si suiciderà a causa delle guerre intestine. Mi ha anche detto di
aver conosciuto l'emiro della Jihad, Osama Bin Laden e il teologo del regime
fondamentalista del Sudan, Al -Tourabi. Ha aggiunto che sono uomini pericolosi e
che stanno trascinando l'Islam verso una china pericolosa. E' convinto che il
vero intento dell'emiro è di rovesciare il regime teocratico, corrotto e
filoamericano dell'Arabia Saudita. Bin Laden detesta la presenza di truppe
americane presso la Mecca, Medina e vuole liberare i luoghi santi. Molto
interessante. Ho pagato e sono partito. Ero ovviamente travestito, avevo barba e
parrucca. Ho messo tutto in una grande borsa e mi sono dileguato.
Caro Federico,
Stalker mi ha impressionato moltissimo. Ritengo Tarkovskji tra i cinque più
grandi registi che siano esistiti. L'idea è stupenda, se ben ho capito, a causa
di un'esplosione in un complesso nucleare in una landa desolata, che ricorda la
Siberia, avviene un sovvertimento delle leggi di causalità, che produce una zona
ove tempo e spazio sono stravolti; in quel luogo si manifesta il miracoloso:
l'Altro.
Lei, una volta, mi disse che nelle Badlands provò qualcosa di simile, anche se
differente. Mi parlò d'un sovrumano silenzio, di qualcosa di inaudito, di un
luogo ove il Sacro era tangibile. Lo "Stalker" è l'uomo dal volto sofferente,
che ha abbandonato il mondo per quel luogo mistico, arcano; è colui che conosce
la via, che sa orientarsi, come una guida dei morti nell'Ade. Come un Hermes
psicopompo sa attraversare l'insidiosissima zona che può distruggere o guarire.
La zona è un luogo ove ciò che è Oltre, e forse non è assolutamente oltre, si
manifesta. L'altra guida che ha provato il miracoloso e si è arricchita
attraverso il peculiare contatto, si è suicidata. Arricchirsi sul Sacro è
devastante. Gli angeli, o chi per loro, non perdonano.
Ho sentito dire che Tarkovskji l'ha fortemente influenzata a scrivere un libro
sull'Italia Misteriosa. Tokara mi ha raccontato che quando lei vide, nel film
del russo "Nostalgia", le scene dei ruderi, dello scheletro della chiesa di San
Galgano e la piscina medioevale di Bagno Vignoni immersa nella nebbia, decise di
scrivere un libro sui luoghi misteriosi.
Sto leggendo, oltre ai Fratelli Karamazov, quello che lei considera l'ultimo
grande profeta ebreo: Albert Caraco. Il suo libro "Breviario del Caos" potrebbe
essere la Bibbia dei terroristi dell'"Esercito delle 12 Scimmie". Dopo aver
letto questo scrittore viene voglia di annientare, almeno parzialmente, il
mondo.
"Con cento milioni di esseri umani la Terra diventerebbe il paradiso; con i
miliardi che la divorano e la insozzano sarà l'inferno da un polo all'altro, la
prigione della specie, la stanza della tortura universale e la cloaca gremita di
folli mistici che campano del loro lerciume. La massa è il peccato dell'ordine,
è il sottoprodotto della morale e della fede, basta questo per condannare
l'ordine, la morale e la fede giacché non servono che a moltiplicare gli uomini
e a tramutarli in insetti".
E ancora: "Gli uomini si sono diffusi nell'universo come una lebbra, e più si
moltiplicano e più lo snaturano, essi credono di servire i propri dèi diventando
più numerosi, i bottegai e i preti approvano la loro fecondità, gli uni perché
questa li arricchisce, gli altri, invece, li accredita."
Ho letto anche con grande attenzione il dialogo tra Alioscia e Ivan sul Male del
mondo. "Io credo che il Diavolo non esiste e quindi è stato creato dall'uomo a
sua immagine e somiglianza" dice Ivan, quando parla delle torture che i turchi
infliggono ai bambini. Quando parla del "mugik" che batte il cavallo ho pensato
alle sue ossessioni. Quando narra delle torture inflitte a una piccola rinchiusa
in un "lercio stambugio" ho pensato a Caraco. Forse ha ragione, bisognerebbe
distruggere il mondo.
Le ho inviato uno studio, in inglese, su quattro Maestri Zen: Bankei, Soen,
Ikkyu e P'ang Yun, lo legga con attenzione. Le ho anche incluso un mio articolo
sulla deturpazione e contaminazione consumistica degli angeli, seguendo una sua
vecchia idea. Gli americani, come mi diceva, stanno imperversando sulle schiere
angeliche. Le banalizzeranno e le svuoteranno di qualsiasi energia e della loro
forza vitale originale. Stanno mettendo in cantiere, a ripetizione, dei film
sugli angeli. Ultimi: la Città degli Angeli e Meet Joe Black, dopo aver
imperversato con gli orrendi film di Warren Beatty, Travolta e compagnia.
Stanno demolendo l'iperuranio dopo aver affogato il mondo in un mare di perversa
banalità. Pisciano sull'Ultramondo dopo aver defecato il loro vuoto abissale su
questa povera terra.
E a proposito di angeli e di diavoli mi è piaciuto moltissimo il Satana di
Dostoevskij con la sua brizzolatura, la giacca color cannella un po’ logora, un
po’ fuori moda, la biancheria un po’ sporca e la sciarpa lisa. "Daccapo
sdruccioli nella filosofia?" domanda a Ivan.
E' mai stato visitato dal Diavolo, Federico?
Me lo immagino un Mefistofele travestito da cacciatore che conversa con lei...
Non se la prenda, mediti... e rinunci a cacciare, è una contraddizione.
Yutaka
La mattina dopo, chiusa con un lucchetto la valigia contenente le armi
acquistate, ho visitato Napoli segreta. Ho passeggiato per Via dei Tribunali, ho
visto la chiesa delle Verginelle e sbirciato nel sotterraneo ove le monache
gettavano i piccoli nati da amori segreti. Con un permesso speciale ho
perambulato nel Palazzo di Donnaregina, ove Giovanna di Ungheria, dopo aver
cavalcato con grande libidine i suoi amanti, li faceva accoppare e intombare
nella chiesa di San Giovanna in Carbonara. Dicono sia un posto visitato da
spiriti. Mi sono soffermato tra gli orrori del Cimitero delle Fontanelle, ove si
adottano teschi per pregare per le anime dei defunti, per poi passare le ultime
ore disponibili nella famosa Cappella del Principe di San Severo, con il suo
Cristo Velato e i suoi terribili scheletri.
Sono rientrato a casa nel tardo pomeriggio mi sono coricato e l'immagine velata
ha influenzato un mio sogno: ero in una chiesa e c'era un enorme Cristo
marmoreo, morto, deposto con il ventre sul sagrato di una vetusta chiesa. Su un
bassorilievo giallo, vicino alla testa di Gesù, erano scolpiti tre canarini, un
quarto era inciso sulla fronte dello stesso Redentore. Avanzavo verso una grande
sagrestia stracolma di triregni, palli, fanoni, zucchetti, pettorali, infule,
camici, pianete, dalmatiche e traboccante di immagini sacre. Da una finestra
della polverosa sagrestia vedevo dei ghiacciai a forma di grattacieli che si
trasformavano continuamente e sembravano soffusi da una luce surreale.
Sembravano torri magiche, delle volte diventavano minareti, altre volte
campanili di chiese, altre volte torri medioevali, ogni volta che li osservavo
cambiavano forma e stile. Il sole splendeva tra le nuvole in maniera misteriosa.
I giochi della luce erano stupendi. Vagavo incuriosito nella vuota navata;
improvvisamente aprii una porta situata dietro l'altare e vidi una scaletta di
legno che saliva verso la cupola, decisi di salire e raggiunsi una soffitta in
cima alle scale scricchiolanti. C'era un'altra porta lignea, semiaperta.
Nella stanza dal mobilio fatiscente, dalle pareti scrostate e dal soffitto
dipinto da affreschi, che ricordavano Tiepolo, intravedevo mia madre nuda su un
letto. Era estremamente attraente, era giovane e ancora piena di fascino.
Gretel, la mia gattina, era accucciata sul suo ventre, con le zampine sul seno,
e mi fissava con il suo vivissimo e mite sguardo. Mia madre aveva l'espressione,
sessualmente ambigua, delle bambine di Balthus e sorrideva invitante.
Improvvisamente sollevò, con grande indolenza, il tornito, candido braccio,
m'indicò una statua lignea di un centauro e sussurrò: "Ecco il tuo Chirone..."
Avevo un desiderio folle di possederla, ma ero confuso, mi svegliai e Gretel era
assopita vicino alla mia testa. Esimio lettore, Gretel è il mio angelo
sofferente, il mio angelo-gatto ed è stranamente confusa con l'immagine di mia
madre, Gretel è sovrapposta alla visione del suo rocambolesco suicidio.
PARTE PRIMA: PULSIONI ANGELICHE
1. Londra 1968: la maschera argentea
Il giorno era cupo, la piattaforma lucida di pioggia, il treno passò veloce
senza fermarsi.
Federico attese pochi minuti e un nuovo treno giunse nell’aria caliginosa, la
gente si accalcò per entrare. L’amarezza del nuovo giorno lo colpì con la
presenza dei mille volti, sentiva il pesante distacco, la noia, il tepore del
sonno interrotto, il chiasso nella testa era forte, cercò di ordinare le cose.
Lesse l’Overseas News del Times, che presentavano la stessa eterna insipienza,
le fermate si susseguirono come un incubo, il tanfo dell’aglio lo sorprese
inaspettatamente e le porte si spalancarono. Federico s’immerse nell’aria umida
avviandosi verso la tortura quotidiana. Pensava a quello che aveva letto la sera
prima: Spengler, parlava dell’urbanizzazione delle masse, di “Caesar like
figures” che avrebbero fermato l’avanzata del bolscevismo ai confini
dell’Europa. Pensò a Hitler alla sua voce isterica e sferzante. La sua vita
procedeva nello squallore quotidiano. Camminò lungo il marciapiedi contemplando
una bionda devastata dagli anni, profondamente decadente, ma ammaliante, entrò
nell’ufficio e fu colto da profondo sconforto.
Giorni prima, aveva esperimentato la profonda solitudine del mare, aveva
visitato la costa inglese presso Hastings. Aveva nevicato e il filosofico esilio
era finito in una sbornia di noia e malinconia che lo aveva paralizzato.
Continuò le sue vuote meditazioni, solo per igiene mentale.
La sua esagerata suscettibilità era stata ferita durante una passeggiata in riva
al mare, quando dei bambini gli avevano gridato di tagliarsi i lunghi capelli ed
erano fuggiti e lui li aveva mestamente osservati. Nulla sembrava scuoterlo,
contemplò il sole calante nel mare grigio come una platonica realtà riflessa
sulle acque. Cominciò a pensare ai paesi dell’Est e si diceva: sono
fondamentalmente fascisti, e lo erano prima della venuta dell’Armata Rossa.
Forse un giorno ci sarebbe stata una grande rivoluzione in Occidente e l’Armata
Rossa sarebbe giunta imponendo la giustizia in queste terre: sancta simplicitas.
Il freddo era intenso, l’orrore del giorno si avviava verso la sua conclusione,
uscì dall’ufficio e si diresse verso Victoria a piedi, attraversando Green Park.
Si fermò in una chiesa cattolica, che chiusa da alti edifici sembrava perdere la
sua naturale maestà. Angeli vittoriani, smussati, come giovanetti castrati si
ergevano sul portone e fissavano il cielo con occhi di struggente nostalgia: la
terra è invero un esilio, sembravano dire.
Il meeting sarebbe iniziato alle 20,30, c’era tutto il tempo per riposarsi,
esiliarsi in quel contenuto silenzio. Avanzò lentamente nella chiesa,
percorrendo la vasta navata, e si sedette presso una colonna dal capitello finto
- dorico, su una sedia di paglia. In effetti, era intimorito dal mondo esterno,
temeva di ritornare nell’oscurità della sera, temeva il contatto con il mondo
degli uomini, improvvisamente intravide un’ombra vicino a un altare barocco, era
una giovane donna inginocchiata. L’osservò con attenzione, mentre raccolta in
preghiera, sotto un Sant’Antonio che sembrava un pederasta morente, sollevava a
tratti un bellissimo volto, totalmente assorbita nella sua meditazione. La
contemplò con grande accuratezza non visto, capelli rossi, stupendi, cadenti
sulle spalle, una finta magra, con un corpo nervoso. L’immaginazione sessuale si
scatenò. Pensò che sarebbe stato bello avvicinarla da qualche parte, fuori della
chiesa e farsi prendere per un angelo, dicendo: le tue preghiere sono state
ascoltate.
Dopo un rimuginare pauroso di immagini sessuali che si rincorrevano
caoticamente, Federico si alzò e si avviò verso una bara di vetro che conteneva
un minuto santo del periodo elisabettiano, coperto da una maschera d’argento.
Lesse con attenzione: sbudellato ai tempi di Enrico VIII, o qualcosa del genere,
rimase profondamente incuriosito: “Ecco l’adorazione della morte, la vera
essenza del Cristianesimo” si disse mentre contemplava la maschera argentea.
Quello che più lo infastidiva era la femminea espressione del volto. “Finocchio
beatificato – pensava – Possibile che dalla predicazione del Cristo si siano
evoluti epifenomeni di questo tipo?” Autentica perversione, rifletteva, e
continuava a brontolare sulla salma del santo. Era attratto da quella decadenza
e dall’inutilità pomposa di quella morte, dal nulla di questo scheletro parato
in oro, argento e fini merletti.
A tal punto era arrivato nel suo soliloquio che fu sorpreso di vedere la ragazza
dai lunghi capelli passargli vicino, quasi sfiorandolo, interrompendo la sua
stramba meditazione; voltò di scatto la testa, osservando le gambe stupende
emergenti da una corta gonna; la ragazza transitò velocemente senza per nulla
notarlo. Era nel territorio degli angeli.
La chiesa era vuota, immensa in un silenzio represso ed ostile, un crocifisso di
stile senese pendeva da una larga trave, sostenuto da catene dorate, ricordava
vagamente un Cimabue con i colori di Duccio di Buoninsegna e si ergeva maestoso
contro la volta oscura.
Un tempo Federico aveva ardentemente creduto, ora analizzava i suoi sentimenti e
giungeva al nucleo nero della sua fede finita. Alla fede era subentrata la
volontà di cambiare il mondo, sentì una porta aprirsi in direzione della
sagrestia, un prete aitante, quasi saltellante si dirigeva verso l’uscita.
All’altezza della bara di vetro Federico lo fermò e chiese informazioni sul
santo, che lo inquietava e lo incuriosiva, il prete contorcendo le mani
grassocce narrò sinteticamente i fatti: era stato squartato vivo per la sua fede
dai protestanti..
Pensi Padre – disse Federico – se questo sacrificio è stato inutile, e si
meravigliò di averlo detto.
Il prete sorpreso, sorrise ma non rispose, salutò e si allontanò. Raggiunse un
chiostro pieno di libri e cominciò a rovistare, a mettere ordine mentre
osservava con la coda dell’occhio lo sconosciuto.
Federico si diresse verso l’uscita ma, notando il sacerdote che lo scrutava, si
segnò e ne provò vergogna.
Il freddo della sera l’investì, debolmente discese le scale, il luogo ove si
teneva l’incontro era vicino, s’avviò lentamente cantando un motivo di Presley,
fortemente degradato dalla sua voce stonata.
La casa era decente, assolutamente non rivoluzionaria, ma prettamente borghese:
dei tappeti coprivano i pavimenti lignei delle stanze, Federico procedette verso
una stanza illuminata. Trovò otto persone che parlavano concitatamente e un
giovane disteso su un letto. Aveva lunghi capelli biondi e una voce severa che
cercava di enunciare una nuova teoria: una rivoluzione politica in Russia, come
coronamento a quella bolscevica. Federico si sfilò il cappotto, si sedette per
terra vicino al fuoco e seguì le strane cose che l’uomo biondo diceva. Fissò
Bernardo accovacciato come un Buddha su uno sgabello, anche lui seguiva il corso
dei pensieri esterrefatto, i loro occhi si rivolsero verso James, l’uomo biondo.
La burocrazia egemone nell’Unione Sovietica andava spazzata via, una nuova
leadership era necessaria, con caratteristiche radicalmente differenti da quella
dominante. James s’infervorava, la rivoluzione era stata profanata, era nelle
mani di piccoli borghesi, gli operai non trovavano spazio, in Inghilterra una
nuova rivoluzione era necessaria con una dittatura operaia che avrebbe escluso
gli intellettuali dal ruolo egemone che avevano attualmente in Russia.
Federico a bruciapelo domandò: “Consideri Lenin, compagno, un piccolo borghese?”
”Naturalmente” rispose James, affermazione coperta da rumorose risate, che lo
fece rapidamente desistere dal continuare.
Tony prese la parola, il meeting si disperdeva in un labirinto inane di
concetti, enunciati sinteticamente e selvaggiamente contrastanti. Si cercò di
mettere ordine. Inutilmente, la critica alla rivoluzione bolscevica tornava
impetuosamente nella sala e disperdeva il dibattito in un caos di grida e di
insulti.
Da quando i fatti francesi erano esplosi, i gruppuscoli delineavano strategie
vincenti, strutturavano potenziali meccanismi che sarebbero divenuti gli
strumenti necessari per pilotare le masse verso le future utopie. Marchingegni
da inserire come teste e cervelli sul corpo dell’informe massa.
Federico era già finito in mano a dogmatici pazzi altre volte, e voleva evitare
situazioni imbarazzanti, sentiva la mancanza di un partito autentico, questi
incostanti gruppuscoli lo facevano ridere e pensava a Gaitskell, che aveva
definito i Trotzkisti “Peanuts”.
Ma cosa bisognava fare, il Partito Comunista Inglese era comicamente
irrilevante, la rivoluzione totalmente impossibile, una rivolta come quella del
’68 francese impensabile, la classe operaia alienata a tal punto che l’unico che
riusciva a smuoverla era l’elegante razzismo di Powell. E allora?
Si rese conto che frequentava una sinistra scissa, pateticamente confusa,
inutile, anarchica, incapace di imporsi una disciplina, condizione assolutamente
necessaria per creare una qualche forma di movimento. Gli incontri duravano
ormai da nove settimane ed erano divenuti un disastroso miscuglio di confusione
ideologica e volontarismo piccolo borghese, non si poteva trovare un punto fermo
dal quale partire.
Tony spiegò che sarebbe stato opportuno unirsi all’International Socialist, e
puntando a questa simbiosi aveva invitato due militanti di quel movimento.
Diceva che questo gruppo operava direttamente nelle fabbriche, aiutava negli
scioperi e faceva opera di proselitismo tra gli operai.
Bernardo chiese: “Hanno un’ideologia distinta?”
“No” rispose “l’IS non ha un’ideologia precisa.” James incalzò: “Allora cosa
dite agli operai?”
Ne scaturì che intervenivano esclusivamente con l’intento di aiutare, e che
erano un discreto numero per cominciare, circa duemila, ma che nessuno
interferiva sulle loro idee. Non c’era un comitato centrale, il proselitismo non
veniva fatto su basi ideologiche. Federico cominciò a ridere e si assentò
passeggiando nel corridoio, la cosa gli sembrava assurda, abituato al rigido
stalinismo assorbito negli ultimi anni, non riusciva a capire lo scopo
dell’operazione e la finalità del movimento. Nella stanza la discussione
imperversava tra grida e risate, Federico osservò con attenzione l’arredamento
della casa: c’era un’immagine del Che appesa ad una parete infiorata, sulla
sinistra appariva D.H. Lawrence che scrutava con occhi allucinati un
indefinibile punto nel grande vuoto.
Seduto su una poltrona sdrucita un uomo leggeva. Federico fumò una sigaretta, si
vergognava di essere finito in quel bordello, si fece coraggio e raggiunse
nuovamente la sala ove aveva luogo il dibattito. Una ragazza nera di felina
bellezza stava spiegando la catastrofica esperienza dei negri nell’emisfero
occidentale e il fallimento dei comunisti americani. Bernardo fece dei segni a
Federico indicando la porta, come per dire che il tempo per una fuga dignitosa
da quel petulante e disarmonico dibattito era giunto, ma Federico esitava.
L’ottimismo marxista di alcuni era semplicemente incredibile, chiunque si
sarebbe accorto che in Inghilterra non c’era uno straccio di possibilità per una
rivoluzione, ma quelli insistevano con il loro atteggiamento positivo e allo
stesso tempo assolutamente folle. Il numero non conta, diceva un tipo, i
bolscevichi hanno iniziato con un gruppo sparuto. E Hitler iniziò con sette
militanti, e guarda che cosa è successo, diceva un altro. Certo ma allora erano
altri tempi, affermava Bernardo. E ovviamente siete fuori dalla grazia di Dio,
aggiungeva Federico.
Mentre diceva così, una porta si aprì ed incredibilmente apparve la ragazza che
pregava presso la maschera d’argento e Federico ne fu sbalordito.
Prese coraggio e chiese: “Chi sei?”
”La compagna di James...”
“Ti ho visto in chiesa che pregavi...”
“Certamente, io sono cattolica” – disse con un accentuato accento irlandese – “e
se vuoi saperlo quelle stronzate che dite di là io proprio non le bevo...”
“Neanche io” disse Federico.
“E allora che cosa ci fai qui?”
“Me lo stavo chiedendo anche io...”
“James giunse e disse: hai conosciuto la mia bellissima donna?”
“Si l’ho vista in chiesa...”
“E che ci facevi in chiesa?”
“Mi riposavo, amo il silenzio dei luoghi sacri...”
“E vuoi fare la rivoluzione?”
“Ma che c’entra James, non c’entra un cazzo di nulla... non pregavo, mi
riposavo...”
La donna guardò James e disse: “avete svegliato il piccolo con tutte quelle
stronzate sul cambiare il mondo...”
“Mi dispiace Dorothy... staremo più attenti...”
Federico chiese: “Avete un piccolo?”
“Sì” disse James “lo vuoi vedere?”
“Sì, mi incuriosisce vedere tuo figlio, spero che cresca lontano da tutte queste
patetiche cazzate.”
“Lo vuoi veramente vedere il piccolo?” Chiese James.
“Certo, fammi vedere il marmocchio.”
Entrarono in una piccola stanza ove un bambino di due anni giocava. Quando il
piccolo vide Federico lo guardò con grande meraviglia, con occhi di stupenda
luminosità. Federico rimase stravolto, ed il piccolo toccò la sua mano, sentiva
che tra lui e questa creatura esisteva un qualcosa di profondo ed inspiegabile.
Da quegli occhi, da quella innocenza si apriva un mondo di luce, ma lui non
comprendeva il nesso, gli sfuggiva questo “cercarsi nel mondo”. Sentiva il
piccolo nel suo intimo, sentiva quello sfiorarsi che diceva: siamo dello stesso
metallo, veniamo dagli stessi mondi. Provò brividi e con gli occhi della mente
fu riportato nella semioscurità della chiesa nella zona degli angeli,
rappresentati da mosaici che sembravano avvolti dall’ombra e dalle tenebre come
se fossero bilanciati tra il regno satanico e quello angelico; e nel bagliore
della mente, come un flash, intravide un essere di luce dal volto austero e dai
capelli canuti che sorrideva e mostrava una grande spada di fuoco come
un’Excalibur fiammeggiante.
Federico si riprese, ondeggiò e cerco di sembrare normale.
“Come si chiama questo esilarante marmocchio?”
“Oz” disse il padre “il piccolo si chiama Oz.”
“Un bel cazzo di nome per questo piccolo angelo” pensò Federico, ma non disse
niente e lui che non sapeva come trattare bambini di quell’età, lo sollevò
d’istinto e l’abbracciò amorevolmente, e il piccolo gli toccò la fronte con una
spada di plastica, quasi benedicendolo.
Dorothy disse: “Una zingara mi ha fermato ieri, lo ha guardato e ha detto: un
oceano di sangue per le piccole luci, per i piccoli esseri... non ho capito
quello che volesse dire ma sto ancora tremando.”
“Condurrà la rivoluzione inglese, le piccole luci sono il proletariato” disse
James che aveva un nuovo Lenin conficcato nel cervello. Federico invece era
scosso da immagini angeliche di natura tumultuosa, incomprensibili, vedeva nella
mente una lotta micidiale come espressa in mille mosaici. Alla fine nella totale
confusione uscì e mormorò: “Che la luce divina sia con te.” Da tempo il suo
ateismo era profondamente incrinato. Non riuscì a smettere di pensare al
marmocchio per un solo momento, seguiva anche la caotica confusione dei
concetti, lo riprese l’urgenza del silenzio e si avviò attraverso la piovosa
città.
Federico odiava le città, ma essendo stato allevato in quel veleno non poteva
disfarsene.La scelta rimaneva tra lo squallido mercanteggiare giornaliero e una
vita di vuoto silenzio: s’inabissò in un labirinto di vicoletti nella zona di
Temple, attraversò l’area ove risiedono gli studi degli avvocati e provò
nuovamente pace. Ma che cazzo di nome gli hanno dato all’angelo, si ripeteva, di
una cosa era sicuro: quel piccolo non era di questa terra. Si sedette sotto un
albero, su una panchina, il cielo aveva un riverbero violaceo, la pioggia
scendeva ancora lenta, il marmo era lucidissimo, la pietra tufacea intrisa di
umidità era stupendamente smussata. Quelle pietre antiche consumate dagli
elementi, quel senso architettonico del logoro, avevano il potere di condurlo a
riflessioni sulla vita monastica, che aveva molto desiderato, ma essendo privo
di fede, non poteva concedersi.
Federico sognava sempre di perdersi in ombrose foreste, era totalmente
estraniato dalla nevrosi occidentale dell’agire, si sentiva come un cavaliere
perso alla ricerca del Graal, ma di quelli che avevano fallito, di quelli non
amati dall’Oltre che diventavano poltiglia arrugginita, ferro abbandonato,
corazze ammaccate, latta contorta, ossa lerce. Da anni si era allenato, come un
monaco buddista, a pensare alla propria futilità. Pessimista per natura, reagiva
con gioia, con amore verso le piccole cose, amava sproporzionatamente gli
animali e le cose inanimate, e quel suo amore per il precario, per l’effimero
era come una luce ondeggiante su un oceano di intensa oscurità. Era quasi
diventato prete, e aveva anche subito una serie di travagli mistici stoicamente
contenuti, ed era emerso da quella confusione indirizzandosi, come tanti, verso
un marxismo caotico, che si stava configurando nel tempo in una visione più
disciplinata.
Ancora assorbito dalla visione celestiale del piccolo, ma già ripreso dalla
nausea quotidiana per l’umano, Federico attraversava un ponte ad arco sotto la
pioggia divenuta sferzante e pensava se si potesse concepire la vita come
un’esperienza vivibile. Che trovano gli uomini nella vita? E questi fottutissimi
hippies che rappresentano? Si chiedeva mentre incrociava un fradicio flower boy,
sul ponte, traballante nella tempesta . Una nuova farsa con delle
caratteristiche positive, si disse.
Il giorno prima aveva incontrato nella casa d’una amica, con la quale aveva una
relazione che durava ormai da anni, uno di questi infiorati adolescenti che si
era dato il compito di condurre Irina verso l’illuminazione e il conseguente
Paranirvana. Il Satori avrebbe avuto luogo presso Sheperd Bush, nella ricca casa
della donna. Un compito assai arduo perché Irina era una creatura profondamente
passionale, dedita al sesso in maniera perversa. L’incontro aveva lasciato in
lui una certa amarezza. Federico si era interessato di misticismo orientale e
per un lungo periodo lo aveva studiato con grande attenzione raccogliendo
innumerevoli libri sul soggetto, ma l’eccletismo del giovinetto era
incredibilmente supponente, e come i suoi coetanei di sinistra aveva il cervello
totalmente confuso dalle miriadi di credi che stavano piovendo sull’Occidente.
Il ragazzo infilò nel suo pistolotto mistico Einstein, Democrito, il Buddha,
Marx, Confucio e tutto ciò che suona altisonante sotto il sole. Un immenso
calderone di idee, un tourbillon finalizzato ad infilare il pene nelle cosce
accoglienti della donna; tutto il lavorio pseudo – intellettuale mirava solo a
quello. Fu un fiorire oltraggioso e dissonante di teorie e Federico provò nausea
per la sconcia, eccessiva presentazione, ma Irina era lì a bocca aperta pronta
ad assimilare tutte quelle assurdità filtrandole alla sua maniera. Tutto trovava
compimento, ovviamente, nel sesso e nei suoi tradimenti che originavano dal
fatto che il marito non si prendeva cura di lei, infatti gli spazi sessuali di
Federico si aprivano solo dopo le violenti liti della coppia.
Approfittando di un momento di assenza del flower-boy, che era partito per
defecare e non tornava Federico disse: “è possibile che bisogna sentire sempre
le stesse stronzate, ma tu sei fedele?”
“Lo faccio con te solo quando mio marito mi tratta male.”
“Senti, non ce la faccio più con questo finocchio infiorato, fa una confusione
del cazzo con tutta questa maledetta filosofia maldigerita... non ci capisce un
cazzo di niente.”
“Non vorrai darci le solite lezioni sul marxismo dialettico?”
“Quello te lo vuole infilare nelle natiche e se ne frega di Confucio, se torna -
ammesso che riesca ad espellere quello stronzo ligneo che gli si è incastrato
nell’ano, fagli cambiare soggetto, è semplicemente patetico... ma vedo che
conduce una grande battaglia con il suo stronzo, forse potrei precederlo... con
una sveltina... ”
“Che termine orripilante, sei proprio un classico italiano”
“Come va tuo marito con i suoi scioperanti?”
“Fanno schifo, senza di lui sarebbero per strada..”.
“Certo... alla fame, divorando i cadaveri dei figli... fanno male a scioperare,
così non puoi comprarti la tua trentesima pelliccia di visone... ”
“Mio marito ha lavorato duro nella vita... ”
“E loro no...?”
Ma il giovane, dopo l’elaborata defecazione, che lo aveva lasciato pallido e
sudato, si ripresentò riprendendo le sue meditazioni filosofiche e a quel punto
Federico non resse, si levò pesantemente e disse: “Bullshit...” uscì e lasciò
Irina con il filosofo.
Un fracasso infernale di macchine lo accolse al cancello, si avviò verso la
metropolitana stremato e anche incazzato, avrebbe montato Irina con piacere. Un
vuoto intenso lo serrò alla testa, le cose precipitavano nel loro non essere,
una specie di nulla sottolineava tutto il suo sentire: la percezione del mondo.
Un freddo umido penetrava nel suo corpo, lesse alcune pagine di un libro di
Huxley. Mentre il treno raggiungeva la stazione di Green Park, un ubriaco
cantava sulla piattaforma, le luci al neon ferivano i suoi occhi stanchi.
Coperto da stracci, un uomo si era gettato in un angolo del treno, il sudiciume
gli aveva formato croste sul volto. “Ecco il mondo” disse tra sè. Il vuoto gli
serrava la gola mentre il treno continuava la sua corsa nella notte. Pensò
nuovamente: “Ma che ci trovano gli uomini nella vita?” E cominciò a salire le
scale di casa.
Si sedette e fumò, ma non ci volle molto per crollare nel sonno. Sognò con
rapidità inaudita: vedeva il piccolo Oz con lo spadino di plastica trasformarsi
in un uomo enorme, incappucciato ed improvvisamente la spada era divenuta di
acciaio purissimo e fiammeggiante e Oz la scuoteva verso il cielo. Poi l’uomo
tornò ad essere un bambino e riprese rapidamente le originali sembianze. Ora
parlava come se fosse un adulto, mentre un uomo dai capelli candidi, alto,
austero ma vestito poveramente, lo teneva tra le braccia. Il piccolo nuovamente
sfiorò Federico, ma questa volta con la lama di acciaio e disse: “Non temere,
poiché tutto giungerà a compimento...” .
Federico trasalì e vide un grande fuoco levarsi presso un ruscello di sangue.
Vide l’uomo canuto deporre il piccolo e gettare un oggetto d’oro e un lembo di
seta tra le fiamme che stavano consumando due corpi che non riusciva a vedere
con chiarezza. L’uomo sorrideva mentre fumava una sigaretta. Gli occhi erano di
un ceruleo intenso e di una trasparenza, di una lucentezza indescrivibile. Era
come se l’universo intero fosse contenuto nelle sue pupille. Un senso di pace
profonda lo colse. Nel sogno pensò: è giunto l’Angelo del Signore.
Ora uno sciame di luce iperfisica lo investiva e Federico si svegliò come se
fosse in un lago di fuoco, le immagini vorticosamente si dilatarono, sino a
svanire verso la luce del lume per poi inabissarsi nell’oscurità della stanza.
Asterix lo guardava scodinzolando, Federico lo accarezzò e disse: “Mi ha
visitato un angelo, vecchio mio, ma non ci ho capito niente.” Il vecchio cane
sbadigliò e lo leccò sulla guancia.
2. La torta di mele
Sua Eminenza Cardinal Rupestri.
Arcivescovado di Perugia.
“Eminenza,
ho fatto quello che dovevo fare, ho passato una mattinata con padre Soverchi che
mi ha descritto i fatti di Kibeho e la natura delle gravissime accuse contro
Monsignor Gikongoro Augustin Misago.Ognuno ha il suo Pol Pot e forse uno
l’abbiamo generato anche noi. Il Male è onnipresente.Certo non pensavo fosse
possibile arrivare a questo punto. Soverchi mi è sembrato estremamente cauto
riguardo alle accuse e ha affermato, ripetutamente, che non lo convincono. Padre
Miguel De La Pena non crede a quelle accuse. Ma quello che ho sentito da Padre
Innocenzi lascia spazio a dubbi riguardo le vere responsabilità per i massacri.
Secondo Giovanni Innocenzi le accuse di rifiuto di asilo ai Tutsi hanno un vago
fondamento. Mi diceva Soverchi che il 28 novembre 1981, in quei luoghi, è
apparsa la Madonna e che Misago ha scritto un lungo rapporto sull’evento.
L’apparizione di Kibeho sembra una specie di Salem capovolta con conseguente
esplosione isterica. Strano che Nostra Signora si manifesti sempre in luoghi ove
avvengono massacri. Padre Innocenzi, ugualmente scettico, mi ha letto le accuse
molto chiare e circostanziate di Bizimungu. Ci sono stati martiri e
massacratori. Ma questi orrori lasciano segni.Non c’è dubbio: la Chiesa è
restata troppo silenziosa come in altre occasioni.
Ho visto la fotocopia della fattura intestata a “Carità Nel Mondo” per
l’acquisto degli 800 machete.
Sembrerebbe che con questi machete abbiano fatto a pezzi i Tutsi e gli Hutu che
la pensavano differentemente. Eppure mi sembra inverosimile. Per i fatti di
Kibeho e la responsabilità oggettiva di una parte del clero locale, molti
sacerdoti sono alienati dalla Chiesa: legga con attenzione la rivista “Jeune
Afrique”. Se questi fatti fossero confermati il nostro Monsignore rischierebbe
la fucilazione: ed evito spiacevoli commenti riguardo questo possibile evento.
Le pesanti accuse sono negate dalle suore di Karama. Il resto lo leggerà nel
“Dossier” ma prevedo un’assoluzione...
... riguardo la possibile beatificazione di Papa Mastai, eventualità che mi ha
oltremodo infastidito, Soverchi, fraternamente legato al biografo di Pio IX, il
gesuita Martina, è stato molto chiaro: pensa che gli uomini di Wojtila stiano
pensando seriamente all’improbabile beatificazione per rendere felice la fauna
pretesca con orientamenti lefevriani che li circonda. Mi sembra inverosimile ma
ci stiamo avviando sul sentiero tortuoso dell’abominio. Tutto quello che è
accaduto lo dimenticano. Soverchi sostiene che è stata l’idea di Montini di
abbinare la santificazione di Giovanni XXIII con quella di Papa Mastai. Un colpo
al cerchio e uno alla botte. Intanto un libro micidiale su Pio XII, Hitler’s
Pope, è in procinto di apparire e penso, osservando la preoccupazione di
Soverchi, che farà scalpore. Ho anche letto un libro sulle profezie di Papa
Pacelli, un compendio di infinito squallore. Quello che mi preoccupa sono le
calunnie verso Papa Roncalli. Wojtila tentenna. L’Opus Dei preme. Lehman è in
seria difficoltà e non si parla di sbocchi cardinalizi. Mi rincresce dirLe che
Soverchi la considera alla stregua del suo povero amico Gutierrez, ormai esposto
a notevoli pericoli. Soverchi detesta la Teologia della Liberazione e spera in
un futuro Papa reazionario che oscuri o cancelli il Vaticano II.
... verso mezzogiorno Padre Innocenzi è partito ed io ho passato una serata
indimenticabile in un ristorante di Lucignano. Ho cercato di dimenticare per un
paio di ore gli orrori del Ruanda.
Ho presentato Padre Soverchi a Federico e abbiamo cenato insieme. Il mio
malefico scopo era provocare un dibattito tra uno pseudo – lefevrista e un
semiateo. Desideravo contemplare fiamme e scintille e devo dire che ci sono
riuscito. Durante lo scontro, mentre le lame balenavano, sono rimasto
silenzioso. Ho ascoltato con attenzione mentre le pupille dei contendenti
scoccavano dardi avvelenati. Ma l’incontro è stato esilarante. L’assoluta
indifferenza di Padre Soverchi riguardo il problema della sofferenza animale ha
scatenato la reazione di Federico. Devo dire che le giustificazioni teologiche,
la Teodicea soverchiana, lasciano molto a desiderare. Meglio prenderla a ridere:
Lei sa cosa penso di certi argomenti...
E’ cominciato tutto quando Padre Soverchi ha difeso la caccia e le
sperimentazioni sugli animali.
Si sarebbe divertito, Eminenza, Federico obnubilato dalla rabbia ha deviato il
discorso su problemi puramente teologici. E la tracotanza del mio confratello ha
fatto il resto.
Ricordo alcune perle del dibattito...
Federico: Quando lei prega si rivolge a colui che ha sparato il Big Bang fuori
dallo spazio-tempo?
Soverchi: Sparato?
Federico: Ma sì... a colui o a quel “qualcosa”, se così si può dire che ha
provocato, 15 miliardi di anni fa, il Big Bang...?
Soverchi: E’ una trappola platonica?
Federico: No... una semplice domanda.
Soverchi: La riformuli...
Federico: La riformulo...
Soverchi: Con chiarezza...
Federico: 15 miliardi di anni fa il Big Bang, 12 miliardi di anni fa la
formazione delle galassie, 4,6 miliardi di anni fa la formazione del sistema
solare, 450 milioni di anni fa appaiono pesci e piante, il creatore di tutto
questo è Jahvè?
Soverchi: Esatto.
Federico: E Jahvè è una forza creatrice completamente conscia di quello che ha
fatto e sta facendo?
Soverchi: Essendo una suprema intelligenza, un Essere onnisciente e onnipotente
la risposta è ovviamente: sì!
Federico: Sì?
Soverchi: Sì!
Federico: Mi segua: cominciano a dispiegarsi i periodi, le età, della terra:
pre-cambriana, cambriana, ordoviciana, siluriana, devoniana, carbonifera,
permiana... nel triassico i dinosauri appaiono... nel jurassico dominano il
pianeta... sono egemoni sulla terra per 162 milioni di anni... quello che
succede sul pianeta è il massacro orrendo, lo sterminio continuo, perenne delle
sue creature... tutto ciò che appare nel cerchio dell’esistenza diviene carne
macellata, masticata, divorata, vomitata, defecata: un puro orrore. La natura è
una madre indifferente che vomita i suoi figli sulla terra e desidera una cosa
solo: che si perpetui la vita sul pianeta e se ne strafotte delle individualità.
Domanda: è Jahvè, il misericordioso, l’onnipotente, l’onnisciente papà di Gesù
che produsse, creò consciamente questo universo e questo mondo? Questo mondo è
la sua conscia opera?
Soverchi: Sì, certo.
Federico: Voglio capirlo bene.
Soverchi: Sa... noi mortali, esseri finiti abbiamo una certa difficoltà ad
immaginarci qualcosa che avviene oltre lo spazio – tempo; se sei incapsulato
nello spazio – tempo non è facile... Paolo dice che vediamo le cose oscuramente
in “aenigmate”...
Federico: Molto oscuramente... la miglior maniera per cercar di giustificare il
puro caso è quella di crearci un alibi con un Dio misterioso che si muove
inscrutabilmente... quello che succede per caso diviene la volontà del Dio
ascoso... classico!...
Soverchi: Lei si agita in maniera antropomorfica, oserei dire, la sua domanda è
orientata verso il problema della sofferenza e della morte riguardante il mondo
animale.
Federico: Ma no... sto parlando della vita in generale... e poi io non amo gli
animali, li rispetto... come rispetto lei...
Soverchi: Ma se il destino del mondo si fosse sviluppato su linee pacifiche,
oserei dire isaitiche, attraverso la coesistenza delle specie, farebbe queste
domande?
Federico: Direi che ci sarebbe una possibilità maggiore per l’esistenza di un
Dio misericordioso... ma considerando come vanno le cose nel mondo sublunare
penso che abbia ragione Vonnegut: c’è un paranoico lassù che scorrazza
follemente tra le nuvole...
Soverchi: Mi dica: c’è differenza tra morti naturali e morti violente? Una morte
lenta per vecchiaia è migliore di una morta rapida e violenta?
Federico: La mia domanda è un’altra: è il mansueto Padre di Gesù che permette
un’estinzione di massa dopo l’altra, che permette la sofferenza indicibile, lo
strazio continuo delle sue creature... animali o uomini non cambia nulla... come
può un’infinita misericordiosa, un’onnipotente, conscia intelligenza permettere
un orrore simile?
Soverchi: La risposta, amico mio, comporta un vasto studio sui comportamenti
animali e sulla psicologia delle specie. E conduce diritto verso un micidiale
blocco dell’umana interpretazione...
Federico: Comportamenti animali? Ma come può parlare di differenza della
sofferenza? Il dolore è dolore... la compassione abbraccia tutti gli esseri...
perché ha bisogno di uno studio sulla psicologia delle specie? Cartesio ha fatto
del male incredibile con quell’orrendo modo di pensare... per fortuna che
l’inverno svedese ha risolto il problema congelandogli le palle...
Soverchi: Ma lei sta parlando del dolore animale nel senso che la sofferenza
animale è più antica, quindi più estesa sulla terra; se consideriamo il breve
tempo trascorso dal momento dell’apparizione degli umani sulla terra, lei sta
parlando del livello di sofferenza che la vita, nel suo insieme ha accumulato
sulla terra... non è vero?
Federico: Parlo della sofferenza dei viventi.
Soverchi: La sofferenza è parte integrale del piano divino.
Federico: Anche la sofferenza animale e delle piante?
Soverchi: Forse... il mondo è fatto così... riguardo il dolore non cambia mai
nulla...
Federico: No... qualcosa cambia... pensi all’Italia, un paese di avvelenatori di
animali, un paese ove si abbandona il cucciolo sull’autostrada, ora ci sono
1.500.000 di vegetariani, le cose stanno cambiando...
Soverchi: Scommetto che la maggioranza dei vegetariani italiani non mangia carne
per ragioni di salute: l’interesse per gli animali è puramente accademico...
Federico: Già... rinunciare al prosciutto di Parma le sembra una cosa facile...
gli italiani amano la mortadella, il salame, il tonno, il 98% dei vegetariani
non mangia carne perché non vuol divorare esseri massacrati; ma come spiegarlo a
preti cristiani che, come lei, sorridono compiacenti davanti a tali stravaganze;
ieri, per alcuni istanti, ho visto, in un film, un leone che divorava una
zebra... ho provato vergogna... un mondo ove tutti divorano tutti... lo sa che i
preti copti etiopici affettavano vacche vive mentre ragionavano animatamente
sull’ineffabile ipostasi della Trinità?
Soverchi: Lei è vegetariano...?
Federico: No...
Padre Angelo: No... e caccia...
Federico: Non caccio più...
Padre Angelo: E’ vegetariano...?
Federico: No... non insista...
Soverchi: Mi lasci spiegare, dal momento che gli animali hanno subito il
maggiore impatto del Male nel mondo, estinzioni di massa, disastri naturali...
eccetera... eccetera... se non ci fossero state queste calamità la loro vita
sarebbe stata migliore? E me lo lasci ripetere: è meglio una morte naturale di
una morte dolorosa e breve? E arriviamo alla domanda cruciale: perché un Dio
d’amore permette simili orrori? Ed ecco la mia risposta: sarebbero morti
comunque.. Conclusione: l’argomento è valido da entrambe le parti e gli orrori
della sofferenza non negano l’esistenza d’un Dio misericordioso...
Federico: Sono esterrefatto... è un argomento infinitamente più debole delle
comiche prove dell’esistenza di Dio di Anselmo... non si offenda è ridicolo...
Soverchi: Ma “in nuce” è meglio l’esistenza o la non esistenza?
Federico: La non esistenza...
Padre Angelo: Facile dirlo per chi contempla il castello del Graal dalla sua
vetusta casa toscana...
Federico: Arriviamo al punto: Luca 12,6-7 “Non sono venduti cinque passeri per
cinque soldi e nessuno di loro è dimenticato da Dio. Anche i capelli della
vostra testa sono contati...” E’ il suo Dio che parla?
Soverchi: Certo.
Federico: Allora il suo Dio è in controllo dell’intera creazione, di conseguenza
potrebbe evitare il Male. Ma lui, nella sua infinita onnipotenza, decide le
estinzioni di massa, inoltre, regolarmente, distrugge le terre dei poveri e dei
disperati; non devasta New York, che è la moderna Sodoma e Gomorra, ma villaggi
afgani e indiani... e se i cinque passeri non sono dimenticati da Dio allora non
sono caduti nell’oblio neanche i dinosauri dell’estinzione di massa... dico
bene?
Soverchi: La domanda è la classica domanda: se c’è un Dio onnisciente,
onnipotente e infinitamente misericordioso perché il Male? Rispondo: se questo
Essere Supremo è in controllo della Creazione e permette il Male non è un Dio
d’amore. Questa è la deduzione logica inconfutabile.
Federico: Giusto.
Soverchi: Ma senza il Male potrebbe esserci il bene? Il Male è necessario
affinché il libero arbitrio sia possibile. E’ necessario che ci sia la
possibilità del Male in un mondo che è basato sul divino ma che appare dominato
dal Male...
Federico: Basato sul divino?
Soverchi: Che ne sa lei del disegno di Dio?
Federico: Quale disegno... forse per gli uomini, non per gli animali... voi
negate l’anima agli animali...
Soverchi: Vede se il suo ragionamento fosse veramente solido non ci potrebbero
essere scienziati che credono in Dio... giusto? Anche la scienza è un salto di
fede...
Federico: La scienza è un salto di fede ma voi credete nella resurrezione dei
morti... è un po’ differente... non crede...?
Soverchi: Per la scienza quello che è valido oggi finisce nella mondezza
domani...cambia continuamente tutto…
Federico: E perché no?
Soverchi: E’ la scienza lo strumento per definire l’enigma dell’Essere?
Federico: No... per misurare l’apparenza... io non ho contatti con l’angelo
Moroni... quello che appariva ai Mormoni….
Soverchi: Lei umanizza il problema... lei vede oscuramente, lei è obnubilato
dall’illusione nella sua prigione dello spazio – tempo. Come potrebbe l’essere
umano essere provato davanti agli occhi di Dio se il Male non esistesse? Un
mondo senza la carità e la compassione sarebbe un mondo migliore? E come
potrebbe esserci la carità e la compassione se non ci fosse il Male?
L’immortalità deve essere, laboriosamente, guadagnata... il Regno dei cieli non
è concesso senza la sofferenza e lo sforzo... conosce il concetto agostiniano
della “privatio boni”?
Federico: L’argomento agostiniano della “privatio boni” è assurdo... quello di
Yeats: il mondo come “soul making factory” ha più senso... ma per noi, non per
il resto della creazione... il resto della creazione è sempre fuori dal disegno
divino... non conta... è nulla... è vuoto... L’idea che ci sia una giustizia
finale antropocentrica fa vomitare... che ne è stato dei miliardi di esseri che
hanno sofferto indicibili pene? Dove finiscono? Nella pattumiera dell’Essere?
Nel nulla? Se gli animali, secondo la dottrina cristiana non hanno un’anima
immortale, bisogna dedurre che svaniscano nel nulla? Mi spieghi: che funzione ha
in questo gioco perverso il non umano? Conosce il filosofo Severino?
Soverchi: Vagamente...
Federico: Severino dice che le cose sono eterne ma quando entrano nel cerchio
dell’esistere, per un loro destino peculiare, credono di essere caduche,
transitorie, fugaci. Ma quando escono dall’illusione, dall’apparenza ritornano
nella luce della loro immortalità. E’ come se lucciole luminose attraversino un
luogo ove la loro lucentezza, perversamente, svanisce.. Severino dice che tutte
le cose sono eterne - non solo gli umani - e afferma che l’origine dell’errore è
credere che gli esseri e le cose siano precari, effimeri. Credere, cioè, che le
cose originino dal nulla e nel nulla ritornino. Secondo il filosofo questa
maniera di pensare ha devastato il mondo: ha rubato la luce alla vita.
Soverchi: Considerando le cose come sono, non è impossibile dedurre che il mondo
sia opera di un essere misericordioso, non è illogico.
Federico: Ma se l’intera creazione fosse assorbita da Dio, se si fondesse con il
divino alla fine dei tempi, sì... se avesse ragione Paolo... va bene... ma come
si può immaginare un paradiso con pochi cristiani che contemplano, con infinita
goduria, come pensa Tertulliano, una massa di dannati che fa il tip-tap tra le
fiamme eterne dell’inferno? Per non parlare del resto della creazione
inghiottito dal nulla... svanito nella notte infinita... trasformato in puro
nulla dai vostri teologi... degli autentici assassini del pensiero... se mi
consente...
Soverchi: Lo dice lei...
Federico: Non solo io... ma mi permetta un’altra domanda: il pianeta ha
esperimentato 26 apocalisse, 26 estinzioni di massa, e noi ne conosciamo solo 5:
il suo Dio è responsabile di questi continui orrori?
Soverchi: Estinzioni di massa?
Federico: Certo: il pianeta ha esperimentato 26 estinzioni di massa ma noi, come
ho detto, ne conosciamo soltanto cinque: tre nell’era Paleozoica: la prima 435
milioni di anni fa, la seconda 360 milioni di anni fa, la terza 250 milioni di
anni fa, nel periodo Triassico, quando il 95% delle specie viventi svanirono
dalla faccia della terra; la quarta nell’era mesozoica: 205 milioni di anni fa,
la quinta, quella famosa dell’estinzione dei dinosauri, nel Paleocene, 65
milioni di anni fa. Allora i dinosauri furono annientati, dopo un regno di 162
anni, da un Angelo sterminatore che si manifestò come una meteorite dalla coda
fiammeggiante... e fece un buco sulla terra largo 300 km. e profondo 25 metri.
Il sole, dopo l’impatto, fu oscurato da una nube di polvere e il 70% delle
specie viventi fu annientato... oblio e nulla... e buonanotte ai suonatori! Ogni
26 milioni di anni c’è un’ apocalisse, un’estinzione di massa: è come un
orologio cosmico... tic... toc... bang! La mia domanda è questa: fu Jahvè, il
buon Abba di Gesù, a permettere o a volere, consciamente, queste estinzioni di
massa?
Soverchi: Queste estinzioni le ha lasciate accadere...
Federico: Ma che cambia...? Lei sta provocando...
Soverchi: Cosa dice? Non c’è differenza tra il lasciare accadere una cosa e
volerla? Conoscere una cosa attraverso l’onniscienza non significa volerla...
l’onniscienza non nega il libero arbitrio... ma mi dica lei quello che pensa...
Federico: Stiamo affogando in una palude di assurdità... quello che penso?
Sembrerebbe che un principio che governa, se così si può dire, i mondi e che non
ha nulla a che fare con l’amore stia esperimentando “qualcosa” nell’universo e
su questo pianeta.
Padre Angelo: E forse in molti altri pianeti... se mi permette...
Federico: Sì, e sembrerebbe che “qualcosa” che assomiglia stranamente ad una
“Will” shopenaueriana, e non al Dio d’amore di Gesù, stia esperimentando o
volendo “qualcosa”, oscuramente, forse inconsciamente, attraverso un’evoluzione
cosmica... mi sembra che sia così... lo affermo con profonda umiltà senza alcuna
certezza...
Soverchi: Ma la voce della sua logica è inficiata dalle limitazioni dello
spazio-tempo...
Federico: Ma che altro strumento ho a disposizione, per analizzare il reale, se
non questo povero cervello offuscato dallo spazio-tempo?
Soverchi: Ma la sua logica è obnubilata dai limiti della prospettiva umana...
Federico: E che altro ho, per capire il mondo, se non la mia misera prospettiva?
Soverchi: Non bivacchi nel mondano apra gli occhi verso il sublime...
Federico: Dov’è il sublime in Mozambico, nella Sierra Leone o nel Ruanda...?
Soverchi: Il sublime è ovunque; riconosca i suoi limiti, sta trattando questioni
trascendentali. Lasci perdere le sicurezze della scienza. Lei vuole risposte
precise, lei accetta le scoperte della geologia, della fisica che le fanno
credere che un Ente supremo sia un’assurdità. Ma la scienza per negare
l’esistenza di Dio richiede un notevole atto di fede. Se mi permette, un salto
di fede più grande del mio. La scienza opera attraverso induzioni, e cambia
continuamente: oggi è nero, domani è bianco, dopodomani è viola, funziona anche
la scienza come una fede! Essendo finito e mortale il nostro intelletto non ha
la capacità di comprendere gli eventi che si dispiegano nell’universo... può
cercare di misurarli... ma il mistero... l’enigma dell’Essere non può
comprenderlo...
Federico: Ripeto: che altro strumento ho per capire il mondo? Ho la scienza:
molto più valida delle lettere di Paolo di Tarso: e la scienza è il prodotto di
miseri cervelli...
Soverchi: Sì... un pezzo di materia grigia e viscida che pretende di capire il
mistero ultimo delle cose
Federico: E’ con quel povero pezzo di viscidume che Tommaso d’Aquino e Anselmo
hanno cercato di provare l’esistenza di Dio.
Soverchi: Che incredibile arroganza; se vede una formica nel suo giardino le
regali la “Critica della ragion pura” di Kant e le domandi un parere, la nostra
mente non può capire la complessità totale del disegno divino.
Federico: Forse, ma abbiamo 200 immagini contrastanti, 200 differenti versioni
religiose per un giudizio sulle ultime cose.
Soverchi: Non sono sicuro che l’evoluzione neghi l’esistenza d’un Dio d’amore.
Federico: Un Dio misericordioso, il gentile padre di Gesù, permetterebbe
l’infinito strazio delle sue creature? Evoluzione è una cosa, il massacro
perenne un’altra. Come le dicevo qui siamo davanti al paranoide di Vonnegut o
davanti a una volontà che vuole perpetuarsi ad ogni costo e che se ne impippa
altamente di esistenze individuali e di anime immortali... ma sì... l’evoluzione
esclude un Dio d’amore...
Soverchi: Non sono d’accordo.
Federico: Le chiedo nuovamente: questo Dio, con il quale lei comunica, con il
quale condivide i suoi intimi pensieri, questo Essere è il papà di Gesù, il Dio
arcaico Signore degli Eserciti o quello che ha attivato il Big Bang?
Soverchi: Ma è lo stesso.
Federico: Quell’Essere non-Essere che ha creato l’universo è quello che visita
il buco nero della sua interiorità?
Soverchi: Lo stesso.
Federico: Mi spieghi: il Dio che ingiunge agli Israeliti di massacrare donne,
vecchi, bambini, animali, il Dio di Genesi, Esodo, Deuteronomio, Giosuè,
Ezechiele, Geremia... eccetera... eccetera... colui che si delizia nel macello
nel suo tempio, colui che trova piacevole l’odore di carne bruciata di creature
innocenti è quello il papà di Gesù?
Soverchi: Ma sì...
Federico: Sicuro?
Soverchi: Certo, se la morte fosse lo stato finale delle cose io sarei d’accordo
con lei. Se vedi un vecchio che rapisce dei piccoli per gettarli nell’abisso del
nulla che altro potrei pensare?
Federico: Penserebbe che ha a che fare con il paranoide di Vonnegut...
Soverchi: Se il vecchio passasse il suo tempo a far del male alle sue creature
io penserei che abbiamo a che fare con il Male incarnato...
Federico: E questo pensavano gli gnostici: il Dio remoto della luce iperfisica è
assente... e Jahvè-Seva’ot è il demiurgo: un ente che scimmiottando la Luce
originale crea un mondo di materia intrisa di luce e combina un casino
metafisico e, dopo aver combinato un immane bordello, si spaccia per l’unico Dio
e gli Israeliti ci cascano da autentici boccaloni.
Soverchi: Ma se lei potesse vedere, per un solo istante, tutti i piccoli morti
nel paradiso, cullati dalla luce divina e l’incubo dell’abisso si dimostrasse
come una malvagia illusione, cosa direbbe?
Federico: Che lei ha ragione e che io mi sono sbagliato... che il mondo è
apparenza e che la realtà è una cosa di indicibile bellezza. Ma che prova ha
nell’affermare questo? Che vago indizio possiede riguardo questa remota e
beatifica possibilità? Io potrei dire che c’è un’infinita torta di mele oltre
l’orizzonte...
Soverchi: Torta di mele?
Federico: Sì, un torta di mele.. e se lei mi domandasse: come fa ad immaginare
una cosa del genere risponderei: lo sento nel profondo del cuore, lo sento nella
mia anima: l’Angelo Jombo mi ha visitato -come l’angelo Moroni visitò Joe Smith
- e mi ha raccontato della torta di mele oltre l’orizzonte...
Soverchi: Lasci perdere la torta di mele... a noi manca l’immagine completa
delle ultime cose... e allora è meglio non giudicare...
Federico: Stupendo, con questo ragionamento dell’immagine completa si giustifica
tutto... ma mi dica: Jahvè è un Dio che si è evoluto dall’arcaico Signore degli
Eserciti al misericordioso padre di Gesù?
Soverchi: Assolutamente no... l’evoluzione riguarda gli uomini...
Federico: Ma chi è Jahvè?
Soverchi: Un Dio immutabile e presente.
Federico: Presente dove?
Soverchi: Ovunque.
Federico: Con ottimi risultati... non è che abbiamo a che fare con due o tre
Dei?
Soverchi: No... un solo Dio...
Federico: Ma mi spieghi perché l’idea dell’immortalità dell’anima si è
manifestata così tardi nella Bibbia?
Soverchi: Perché la coscienza doveva raggiungere un certo livello di
spiritualità...
Federico: Sta dicendo che Mosè, Isaia, Elia, i profeti non erano evoluti
abbastanza? Sicuramente erano più evoluti di questi terribili yuppies di oggi.
Soverchi: Non era ancora il momento...
Federico: Ma non pensa che la Forza che ha creato l’universo dal nulla, se così
si può dire, può non avere nulla a che fare con le nostre mostruose
flagellazioni solipsistiche?
Soverchi: Se una Forza è onnisciente, onnipotente ed esterna allo spazio-tempo
funzionerà in maniera differente da quello che lei può immaginare... non pensa?
Federico: Quella Forza onnipotente, il Principio primordiale che ci ha elargito
uno sterminio di massa dopo l’altro, è quel silenzio incommensurabile che lo
conforta quando prega nell’abisso della notte dell’anima?
Soverchi: Sì, e il silenzio incommensurabile è parte del gran gioco...
Federico: E’ la crema sulla torta...
Soverchi: Se la vuol mettere così...
Federico: Mi dica: questa Potenza dovrebbe preoccuparsi della sua anima?
Soverchi: Quello che lei definisce Potenza non esclude la possibilità di
un’attenzione verso ciò che è individuale...
Federico: Come fa a saperlo?
Soverchi: Non so nulla... ma se qualcosa è logicamente impossibile è il primo
gradino verso la fede...
Federico: Tertulliano a Lucignano... ma non potrebbe essere che questa Forza
primordiale sia totalmente incurante della sua interiorità e che come il Motore
Primo aristotelico se ne fotta altamente di santi e di peccatori?
Soverchi: Il Motore Primo potrebbe essere, interiormente, assente o totalmente
presente.
Federico: Totalmente presente?
Soverchi: Pensi a Stalin e a San Giovanni Della Croce. Il libero arbitrio
permette entrambe le possibilità. Ma potrebbe anche non permetterle...
Federico: Che c’entra Stalin? Ho difficoltà a seguirla... ma gli uomini hanno
una disposizione naturale verso il Bene o verso il Male; è più semplice per una
donna frigida che per una ninfomane essere fedele... non pensa? Il Male per
alcuni uomini è una seconda natura: non scelgono... ci cascano dentro quando
nascono... in altri casi ci crescono... ci germogliano come boccioli... ma
stiamo divagando...
Soverchi: Il determinismo è fuori moda... l’indeterminismo, a causa della fisica
moderna, è in auge...
Federico: Ho difficoltà a capirla, padre... la logica non è il suo forte... ma
procediamo: non pensa che il terrore di una disperata individualità abbia creato
il bisogno di un Dio d’amore?
Soverchi: Sì...
Federico: Forse la coscienza individuale, con tutta la sua sovrastruttura etica,
è come un fragile fiore nel deserto del nulla: Un fiore che vive in una notte di
gelo desertico; l’arroganza ybrica è pensare che il fiore sussista in eterno...
Soverchi: Sì, ma non è arroganza; è la paura di contemplare la fine della
propria esistenza...
Federico: No... è arroganza antropocentrica: io sono immortale ma Max, il mio
cane, è nulla... ma è anche la paura dell’estinzione della propria coscienza...
Soverchi: Tutto viene filtrato attraverso la nostra coscienza, noi non siamo in
grado di trascenderla. Se proviamo a trascenderla, immaginando la fine del
nostro ego, precipitiamo in un vuoto senza fine, senza aria, una specie di tomba
e proviamo un senso di soffocamento mentale. Immaginare l’estinzione del nostro
ego è come affogare in acque oscure, dobbiamo immediatamente tornare a galla.
Federico: C’è chi, immaginando l’estinzione della propria coscienza individuale,
esperimenta un senso di liberazione, ma mi dica: a che punto dell’umana
evoluzione abbiamo cominciato a sviluppare un’anima immortale? Quale ominide ha
avuto in dono da Jahvè la scintilla divina? L’Australopitetico Afarensis?
L’Australopitetico Gahri? L’Homo Abilis ? L’Homo Erectus ? L’Homo Sapiens?
Soverchi: Non lo so... ma forse lei pensa troppo... Gustave Moreau affermava di
credere solo in quello che sentiva e non in quello che vedeva... o qualcosa del
genere...
Federico: E’ andato a tirar fuori un simbolista francese...
Soverchi: Forse pensiamo troppo...
Federico: Tutti ragionano così... pensiamo troppo... è già... non bisogna
pensare, sono le nuove leggi del mercato... produciamo senza pensare...
Soverchi: Sì, ma non si giunge a destinazione con queste elucubrazioni
filosofiche... sono fragili vascelli...
Federico: E certo c’è la fede, c’è il grande salto verso la torta di mele
iperuranica... Dio santo, padre... lei è un pacelliano – lefevrista.
Soverchi: Per nulla... ma non sono un prete progressista come il suo amico qui
presente che sorride sornione e divertito.
Federico: Sì come il gatto di Alice, e nulla mormora. Moreau era un simbolista o
un surrealista? Bisogna diventare surrealisti per essere cristiani nel terzo
millennio, chissà chi ci rifilerete dopo il Polacco...
Già, Eminenza, chi ci rifileranno dopo il polacco?
Il cameriere maleducato ci portò il conto dopo una bella fetta di torta di mele
alla Misago.
Soverchi mi guardava. Ero sinceramente imbarazzato.
Ma il Dio del Big- Bang, il Dio arcaico di Abramo e il Dio di Gesù sono lo
stesso Dio?
Eminenza la vedo sorridere come un gatto sornione... mi permetta di elargirLe
una perla ebraica a conclusione della mia epistola. L’ho letta ieri da un libro
di Isaac.B. Singer: “Shadows on the Hudson”:
“... Nel Ghetto c’era un pio ebreo che recitava continuamente salmi. Hanno
trascinato tutta la sua famiglia nei forni, ma lui si è rintanato in un buco
chissà dove, ha continuato a pregare e studiare a memoria. Conosci la
giustificazione: Dio sa quello che fa. Abbiamo peccato. Nel Mondo a Venire
faremo ammenda. E’ rimasto mesi e mesi in quella cantina con altri ebrei, tutti
a morire di fame. Finché di punto in bianco non ha dato di piglio ai filatteri e
li ha fatti a pezzi .
Gli ha sputato sopra e li ha calpestati urlando: Dio non voglio più servirti!
Sei peggio di Hitler. Non mi servi Tu e non mi serve il tuo Mondo a Venire!
Quindi ha distrutto tutto l’indumento rituale con le frange e i libri di
preghiera, tutto. Dopo di che è uscito dal suo nascondiglio e si è consegnato ai
nazisti...”
Ecco un Giobbe moderno, Eminenza.
Un’ultima domanda: la torta di mele ha generato Misago...?
Un filiale abbraccio.
Padre Angelo.
3. 1997: un folle agitarsi
Cara Silvia,
... ti racconto una storia: quando sono arrivato in Toscana ho preso una casa in
mezzo ai campi di girasole, completamente isolata, ho scoperto, dopo due giorni,
che esisteva un povero cane abbandonato in una struttura di mura crollanti. Per
sette anni questo cane è rimasto prigioniero in questo cerchio di ruderi. E sai
perché? La povera bestia si rifiutava di cacciare.
Dik, così si chiamava, era un cane di un cacciatore, che era stato bravissimo
nell’infanzia e poi si era ribellato e non restituiva più la preda. Per questa
ragione Dik fu punito e battuto per lunghi anni.
Tu sai come in questo paese semibarbaro amino la caccia e puoi immaginare che
reazioni provochi la ribellione di un cane che si rifiuta di cacciare. Quando lo
trovai lo liberai, lo curai, gli tolsi le zecche, lo ripulii, divenne come un
figlio. Logicamente pensarono che fossi impazzito, e lo pensa anche tuo padre
che immerso fino al collo nel suo schifosissimo ente sogna anche la notte
quell’istituto miserabile e crede di essere sano. Ma la vita è amara Silvia e il
povero cane morì dopo alcuni mesi per violenti crisi epilettiche. Quattro mesi
di gioia e libertà e sette anni di prigionia ed abbandono.
Il cacciatore si pentì, seppellì il povero Dik e soffrì per il male fatto.
Passarono giorni e ieri, cara Silvia, ho trovato nel suo posto abituale una
vecchia cagna ferita e dolorante abbandonata dal suo barbaro padrone. La cagna è
rimasta alcune ore nella tana di Dik e poi è partita a cercare il mostro che
l’aveva abbandonata, ha cercato per molti giorni per i campi e poi disperata e
tornata da me. Ora la povera bestia è nella mia casa, vive con i miei gatti e
resterà sempre con me. Dimenticherà l’orrore vissuto e vivrà in pace fino alla
fine dei suoi giorni.
Ti è piaciuta questa storia? Raccontala alla tua sorellina e alla tua mamma. Non
raccontarla a tuo padre che non la capirebbe, poiché è inesorabilmente perso nei
meandri di un’infima burocrazia.
Federico.
Esimio lettore, io sono un monaco secolare, qualcuno che sceglie il convento
senza credere in Dio.
Dio è morto. E’ vero. Si vive nella sua assenza e ha ragione Heidegger quando
dice che l’ultimo Iddio bisogna attenderlo nella devozione del silenzio. Ma se
sei con altri umani è impossibile perché il silenzio viene meno. Il silenzio te
lo polverizzano con il loro banale chiacchiericcio.
Gli umani sono la malattia della terra, sono i grandi mistificatori. Sono coloro
che massacrano la natura e versano sul mondo indifeso degli animali il veleno
delle loro quotidiane Auschwitz.
Sì, sono solo con queste bestie e si potrebbe dire che aspetto la morte, che mi
preparo alla morte nel silenzio. Osservo questo gattino abbandonato che ho
raccolto con amore. L’ho chiamato Byron.
E’ bellissimo, lo contemplo per ore mentre gioca. Mi commuove il fatto che le
altre gatte lo detestino e lo sentano come un intruso. Anche loro raccolte e
mantenute miracolosamente nel cerchio dell’esistere ora ostacolano un loro
fratello. Issa addirittura lo attacca, una cosa che mi fa arrabbiare
selvaggiamente. Il piccolo gioca e poi sarà come loro: ostile ai nuovi arrivati.
E’ la legge di questo mondo sublunare.
Osservo i gatti ed i cani per ore, questo mio amore mi ha condotto ad essere
quello che sono. Il fatto che io non sia in grado di strappare un fiore non mi
rende meno attivo nei campi della violenza. Come i vecchi samurai di un tempo
pratico la meditazione in una stanza scalcinata e spesso accarezzo un gatto
mentre fisso l’oscurità. Non ho più bisogno di immagini perché sono svuotato di
immagini. Ma questa nuova, micidiale attività mi rende umano in una maniera
peculiare. Gli uomini come me giungono, stranamente, all’azione dopo averla
evitata per tutta la vita. Sono sulla via di coloro che la Ortese chiama “uomini
del lutto”, che si misurano nell’azione dopo aver scelto un iter
particolarissimo che conduce allo strazio. Ora nell’azione ci sono e ci nuoto
come un pesce nell’acqua.
Vediamo se ha senso quello che affermo:
Gli uomini dicono che massacrare milioni di animali è una cosa necessaria. Io
sostengo che sono dei mostri e che sono le SS dell’orbe terracqueo. E qui ci
fermiamo. Io resisto contro i nazisti dell’orbe terracqueo. Sono sulle montagne
con la Brigata Garibaldi.
Immaginiamo che dei marziani arrivino sulla terra e chiedano ad una bella
signora tutta fronzoli che si è appena divorata un agnellino: “Piccola pupa,
perché hai divorato questa creatura?”.
Il cherubino risponde: “Ho bisogno di proteine, i miei piccoli hanno bisogno di
proteine.”
I marziani chiedono: “Cos’è che ti da il diritto di distruggere gli animali, di
sgozzarli, cuocerli, farli soffrire?” Il bignè risponde blaterando cose
sull’immortalità dell’anima, sull’unicità degli esseri umani e altre atrocità
filosofiche di quel tipo. Lentamente si arriva alla soluzione del problema:
siamo più intelligenti, abbiamo cervelli stratosferici, andiamo sulla luna,
siamo più belli, chiaviamo graziosamente, non siamo bestie: quindi possiamo
massacrare più o meno brutalmente miliardi di animali: 625 milioni solo in
questo paese di merda. E la Bibbia non dice niente... anzi ci invita al
massacro. Come dice Schopenhauer: “potevi dire una parola e non l’hai detta” e
si rivolge al Dio biblico: Jahvè. Bene, dicono i marziani, noi abbiamo un
cervello almeno dell’87% superiore a quello della vostra specie, di conseguenza
possiamo fare a te e ai tuoi piccoli la stessa cosa che tu fai agli animali,
siamo più intelligenti perciò possiamo distruggerti e divorarti, questa è “in
nuce” la tua logica... non è vero?”
Che ne dite signori, fila come ragionamento filosofico?
Sto dando di fuori?
La solitudine mi sta rosicchiando il cranio?
Sono alle soglie di una gloriosa pazzia o di una grande lucidità?
Caro padre Angelo,
... è facile odiare Lutero con le sue pernacchie scaricate sul principe delle
tenebre con i suoi suggerimenti riguardo il rispetto dei poteri temporali. Ti
nausea questo grassone ricolmo di birra, di Dio e di Lucifero che perde tempo ad
importunarlo. Ma Lutero è già del Demonio e forma materializzata della volontà
di potenza. E’ la mostruosità che interpreta il silenzio di Dio, è qualcosa di
satanico...
... vorrei raccogliere tutte le cose abbandonate e stringerle a me. Portarle nel
cerchio del mio essere, proteggerle. Ma è impossibile, posso fare ben poco. Per
viltà uno spera di morire a causa della micidiale indifferenza...
... Ma potrebbe essere così: un Dio rinchiude anime nei corpi e si inventa un
luogo ove abbandonarle.
E dice agli angeli: vediamo cosa sanno fare, vediamo cosa combinano, devono
credere di essere sole e gettate in quello strano mondo, nessuno di voi può
soccorrerle: tutto quello che accadrà in quella dimensione sarà totalmente
accidentale e gratuito: io creo un mondo lasciato a se stesso e poi recupero le
loro immortali scintille alla fine del loro tenue esistere.
“E perché fai questo Signore?” Chiedono gli angeli.
“Per affinare le scintille nella fornace della sofferenza” risponde il Dio.
“Ma torturarle in quel modo?” Chiedono gli angeli
”Per provarle” risponde il Dio.
Voi non interverrete, soffrirete per il loro strazio, voi sarete impotenti e
ascolterete i loro lamenti ma non agirete. Il vostro ruolo in quella dimensione
è quello di osservatori inutili e invisibili. Loro crederanno che quel mondo
accidentale sia tutto, resteranno intrappolate nell’apparenza crederanno in un
destino terribile sospeso tra due oscurità. Quando, straziate da quel cupo
esistere, appariranno al mio cospetto, capiranno che era tutto un gran gioco e
saranno assorbite nel mio splendore.
“Ma perché creare il mondo dell’individuazione quando tutto può riposare nel
nulla indifferenziato e luminoso del tuo grembo?” Chiedono gli angeli.
“Perché questo è il destino dell’Essere” risponde il Dio.
“Ma non sei onnipotente?”
“Questo è quello che credete voi, ma non è così.”
E così il Dio intomba nei corpi le scintille, le intrappola in quello che
chiamiamo l’animato e l’inanimato. Il grande strazio inizia.
Il Dio osserva incuriosito, senza mai intervenire, il dispiegarsi, l’evolversi
della terribile creazione.
Potrebbe essere così: anche la scintilla di un passero è un principe rinchiuso
in un lazzaretto di lebbrosi, eminentissimo padre...
Federico.
Caro Spartaco,
sto scrivendo l’Italia Misteriosa che dovrebbe essere pronta entro l’anno. E’
difficile e complicata più del previsto e il mio inglese è arrugginito.
Max imperversa, ieri è arrivato con una gallina viva in bocca che ho
miracolosamente salvato. Ha prodotto una “jacquerie”, una rivolta contadina con
forconi e padelle: lo volevano ammazzare. Ho spiegato che questo giovane
delinquente è per me come un figlio. Ho urlato al burino che vomitava ingiurie:
“Lei uccide Max ed uccide mio figlio... sono chiaro signore …?” il buzzurro ha
riflettuto e se ne è andato borbottando. Io ho aggiunto: “Signore, ha capito
bene quello che ho detto?
Lei ammazza il mio cane ed io vengo da Lei con pessime intenzioni... mi capisce?
Interpreta bene il mio pensiero?”
Il mondo non cambia, vivi in perfetto isolamento e provochi una rivolta. Sto
installando internet... che indicibile emozione...
Federico
Ma dico, esimio lettore, una persona adulta, sensibile, con una certa
spiritualità può scrivere l’Italia Misteriosa per vivere? Deve essere fuori di
cervello dopo i quarant’anni, diceva Yeats, pensa costantemente alla morte e io
sono qui a scrivere sull’Acuto e questo maledetto castello che non mi ispira un
cavolo di niente. Ho chiesto la scorta, carissime, voglio essere protetto dai
folli. Vivo solo e qui uccidono cacciatori. Il paese è in mano ai terroristi.
“... non rida Maresciallo, l’hanno data perfino ad Andreotti, io difendo il
diritto di cacciare, e sono oggetto di fottutissime telefonate anonime...
voglio, esigo la scorta... Maresciallo... mi sente...? Non rida... ”
Ha risposto: “Nadali, non scherzi, la scorta è assai difficile da ottenere.”
Seguiamo il sentiero del vero agire. Arida la mulattiera, sono arrivato alle
Celle, antico convento dei frati rivoluzionari, ho proseguito lungo la scarpata,
lungo un sentiero assolato che non so neanche definire dove ho incontrato una
donna americana dalle cosce lucenti con un uomo italiano tipo
bullo- cum – medaglione - dorato.
Ho chiesto la direzione con accento tedesco: “Dove essere Parco Comunanze?”
Sono travestito da vecchio SS, sono irriconoscibile, una bella parrucca bianca
ed una profonda cicatrice, visibilissima, ho seguito il sentiero trovando
miriadi di bossoli azzurri, verdi, rossi: l’arcobaleno è il colore del massacro.
E il massacratore si avvicina, sento i colpi. Manifesti del circolo Martini
sugli alberi, hanno organizzato una corsa spero che non siano in giro.
Vedo Santa Margherita lontano, un albergo con piscina, il massacratore mi
precede di circa 300 metri. Terreno arido, la Val di Chiana è ai miei piedi.
Ecco il segreto, avvicinarsi con profonda deferenza.
Signore, Lei cacciatore, sì, anch’io, guardi qui.
Sorriso bonario da vecchio SS. Guardi nella borsa!
Il testone ricciuto si piega meravigliato e guarda nella borsa ove spunta la
canna della pistola.
Clic! Il bestione si riversa, crolla, non chiama la mamma, non si piscia
addosso, non ha tempo, cade graziosamente a differenza di altri che rovinarono
senza eleganza.
“Per l’innocenza massacrata” appuntato sul panciotto; firmato: “Brigate Verdi
Internazionali”. Rapidità: coprire il corpo con arbusti.
Il cane mi guarda silenzioso. L’ho fatto anche per te cocco.
Lo lego all’albero, non ha capito, non abbaia: ecco il sentiero del vero agire.
“Marcullo, indaghi tra i froci, i ritardati mentali, i vegetariani, qui siamo
davanti ad un nuovo fenomeno. Squinternati, WWF, Greenpeace, cazzate... indaghi
tra i cacciatori, osservi i solitari ed i pedofili... sentimenti fini...
capisce?”
“Brigate Verdi Internazionali... i miei coglioni... hai fotografato chi era
presente ai funerali?
Un ottimo tiratore l’ha impallinato nel mezzo della fronte e poi ci ha pisciato
sopra... un’altra barbarie Marcullo. Un altro fatto vergognoso, noti bene i
cacciatori mi stanno sulle palle, ma farli fuori in quella maniera... mi dica
Lei... ha trovato impronte?”
“Manco pe lu cazzo..”
“Dotto’, chisto è nu mundo de pazzarielli, saranno stati i Palestinesi... ”
“Ma che cazzo c’entrano i Palestinesi, Marcullo, chi l’ha promosso maresciallo?
Chieda a quel matto che vive isolato e che ha detto di aver visto un giovane
aggirarsi nel bosco, quello iscritto ad Arci – Caccia che vuole la scorta... i
miei coglioni la scorta... manco ad Andreotti la danno più...”
“Ha telefonato Bosso... ma non potevano ammazzarlo in Padania, stu cazzo di
cacciatore? Dotto’ non è uno della zona hanno visto una macchina tedesca, è
terrorismo internazionale..”.
“Sì, internazionale i miei coglioni... hanno ragione i polentoni a volersi
separare, avete un quoziente di intelligenza bassissimo in Terronia..”.
“E il prete che dice dotto’?”
“Ha tuonato dal pulpito, le solite minchiate sulla resurrezione dei morti,
resurrecturis... i miei coglioni... però l’hanno impallinato bene, un lavoro di
grande precisione ed era pure del PDS...”
“I cacciatori sono tutti rossi, dotto’... non saranno le Brigate Rosse che sono
diventate Verdi?”
“Possibile, Marcullo, possibile...”
“Che diceva il proclama, Dotto’?”
“Per tutta l’innocenza massacrata.”
Il mio territorio è quello di Chandos. Tutto è cominciato mentre attraversavo un
parco nei pressi di Roma. Ho iniziato a piangere osservando un uccellino, da
allora, in un senso ambiguo, sono visitato dagli angeli. Non vorrei sembrare un
esaltato, ma queste visitazioni avvengono in maniera non facilmente
comprensibile. Queste forze non sono manifeste e non possono concretizzarsi nel
mondo dell’apparire; sono respinte dai guardiani, dagli arconti, sono
controllate dal mistero.
Quando uno è toccato dagli angeli è totalmente immerso nella compassione e
diventa uno straniero sulla terra. Chi vive con loro esperimenta grande disagio;
esistere con questi alieni è estremamente difficile perché non appartengono a
questo mondo; bisognerebbe abbandonarlo questo mondo ma non ci sono monasteri
pronti ad accogliere coloro che non hanno fede. Quelli che sentono gli angeli
esperimentano la luce infinita nelle ossa e nel sangue, sentono lo struggimento
per qualcosa di basilare che è oltre. Lottano incessantemente contro il Male del
mondo. E soccombono in questa lotta, vengono macerati e distrutti.
Le religioni sono troppo limitate, quasi infantili; subentra una forma di
disprezzo per tutto ciò che è falsamente spirituale. Il Cielo se esiste è pieno
di atei. La mia Bibbia, se così si può dire, è la Lettera di Lord Chandos.
Quello che lui ha provato io ho esperimentato, anche se in forma più umile, nel
profondo del mio essere. Nella mia condizione anche strappare un fiore è un
tormento.
Mi ricordo che lessi un’intervista del pittore Francis Bacon e alla domanda
“perché tanta violenza nei suoi quadri?” l’irlandese rispose al giornalista
“guardi la bistecca nel suo piatto”. Memorabile frase, un “compendium”
filosofico espresso in poche parole.
Questa maniera di vedere le cose mi ha letteralmente separato dal mondo. E
queste presenze mi hanno lentamente portato a pensare in maniera più autentica.
Un marxista ero e sono; sarà ridotto il mio impegno politico ma essenzialmente
sono rimasto uguale. Del resto me ne frego, sul lavoro ero abbastanza capace ma
l’ho lasciato per disperazione.
Un ente parastatale può divenire un inferno in terra.
Mi dedico a qualcosa?
Essenzialmente a questa nuova attività che nel suo micidiale svolgersi apre,
inesorabilmente, un nuovo universo. La mia preghiera mattutina è il raccogliere
gli escrementi dei miei cani e dei miei gatti. Nel mondo dell’assenza di Dio
questa prassi sostituisce le preci ed il raccoglimento mattutino. In effetti, in
quel momento, sfiori autenticamente la precarietà dell’essere. E’ il “Memento
essentiae tuae”. La merda come “memento” della precarietà e della finitudine.
Cara Silvia,
... torniamo a Pimpa, la cagna abbandonata ha partorito dopo un parto cesareo un
piccolo, stupendo mostro: Max, una specie di flagello di Dio. Ti riesci ad
immaginare un uomo che abbandona una bestia zoppa e vecchia, perché troppo
ammalata? E’ possibile una cosa del genere?
Ma nel paese dei campanelli, del cattolicesimo declinante e dello pseudo
marxismo questo avviene continuamente. Ma questo mostro che abbandona alla morte
un animale, Silvia, si deve pur fare la barba la mattina e vedere il suo lurido
volto riflesso nello specchio?
Eppure, piccola, non prova niente, si sente nel giusto, va in chiesa e prega il
suo Dio martoriato o va in una sezione di Rifondazione Comunista e pontifica su
Sgarbi e Ferrara.
Silvia, la vita è strana: Byron, il gattino trovato a Figline, su un ponte e
quasi ammazzato da Issa, è stato adottato dai cani. Prima da Dik, poi da Pimpa e
da Max che lo tratta come un fratello. Ora gioca con la vecchia cagna, le tocca
il muso incanutito con le zampine e la lecca, mentre lei lo guarda con i suoi
tristissimi occhi.Gli ultimi trovatelli non lasciano mai la casa per paura di
non poter rientrare... non è triste? Ma nella mia casa troveranno sempre
rifugio, fino al mio o al loro ultimo respiro...
Federico.
Esimio lettore, parlavamo di queste presenze e spiegavo che esse si manifestano
come luce increata, invisibile, che è paradossalmente, sempre presente, come
dicono i maestri dello Zen, a pochi centimetri dalle tue chiappe. Categorizzarle
è un insulto poiché provengono dall’Oltre. La loro natura è un mistero, le sento
con l’anima e meno se ne parla, meglio è. Ma ricondurle nel territorio del
Maligno mi sembra una possente fesseria poiché esse desiderano totalmente il
Bene e sussistono nella compassione.
Non sono un credente e penso che lo stato nirvanico sia l’estinzione finale, il
cessare della sofferenza attraverso l’inabissamento nel Nulla; e quando mi
parlano delle esperienze alla Moody, delle storielle del tunnel con la luce
misericordiosa e i vecchi morti che ti attendono dopo il trapasso, mi viene da
ridere. Penso che siano i meccanismi della mente che attutiscano il collasso
dell’individualità, il venir meno del centro del mondo egotico. Me lo spiegò la
mia amica Jane Meredith: lo svanire nel nulla è una esperienza di incontenibile
terrore. I marchingegni celebrali proteggono dall’orrore di questo ego malato
che si separa dalla sua squallida vita, dal suo orrendo mondo quotidiano che
interpreta come sublime. Questo ego si libera paurosamente dal suo misero
esistere. Si stacca dal mondo come un moscone dalla merda.
“Verso sera me ne uscii a cavallo, e potete immaginare come non pensassi più
alla cosa, e poi come procedevo al passo sui campi sconvolti da solchi profondi,
con nulla più vicino di più sinistro che una covata di quaglie che si levavano
in volo, e lontano sopra i campi ondosi il grande sole calante, di colpo mi si
spalancò dentro quella cantina piena della lotta con la morte di quel popolo di
ratti. C’era tutto dentro di me: l’aria fresca e stagnante carica dell’odore
dolceacuto del veleno, e lo strepito degli stridi di morte che si rompevano
contro i muri ammuffiti; i convulsi spasimi dello sfinimento di disperazione che
si incalzano confusamente, la folle ricerca di uno scampo; il freddo sguardo di
furore di due che si incontrano a una fessura bloccata... vi era una madre che
aveva stretti a sé i piccoli morenti e non ad essi volgeva gli sguardi, non agli
implacabili muri di pietra, ma nell’aria vuota o, più oltre nell’infinito e
accompagnava quegli sguardi con uno stridio di denti!”
(Hugo Von Hofmannsthal – Lettera di Lord Chandos)
Ho avuto un profondo interesse per gli gnostici, per l’eresiarca Marcione e per
la sua teoria del Demiurgo infinitamente distante dal Dio primiero,
assolutamente estraneo al mondo della materia. Mi ha affascinato per anni questo
pensiero con la sua interpretazione del problema del Male. E anche nel pieno
delle attività politiche non ho mai abbandonato queste meditazioni che mi hanno
accompagnato nella vita. Alla fine sono giunto a conclusioni abbastanza chiare e
mi pento di aver procreato scelleratamente e abbondantemente. Il peccato mortale
della Chiesa è di aver spronato, indotto, stimolato una perversa, eccessiva
procreazione che ha ferito la natura come un’invasione incontenibile di ratti
intelligenti sulla pelle della terra. Siamo infatti una specie dominante,
mostruosa, ci alimentiamo orrendamente, tutto distruggendo. Più procreiamo più
distruggiamo. Perpetriamo verso il mondo scompensi indicibili, verso gli animali
quotidiane Auschwitz, siamo un peso micidiale sul pianeta. L’età della tecnica
ci domina, ci devasta, come un gioco acutissimo del Maligno. Umanamente non
abbiamo progredito dai tempi del Buddha, anzi, spiritualmente siamo rimasti dei
nani avvinghiati ad un vorticoso agire, che interiormente ci devasta.
Da quando ho assimilato questo essenziale pensiero, ho abbandonato il mio
desiderio di vivere. Ho un solo eroe, il monaco che si impiccò nella sua cella
perché non poteva più sopportare il dolore del mondo. Sic et simpliciter.
Agisco, ma in fondo quell’orrenda morte mi accompagna come un terribile
fantasma. Tutto il resto è fumo, è poderoso silenzio.
Dai quaderni di Eichmann:
“Quanto ho atteso per venire al mondo? Chissà forse cinque milioni di anni.
Tornerò a nascere in un distante futuro? Non lo so. Sono sicuro soltanto di una
cosa: che dopo aver dovuto passare attraverso innumerevoli esistenze di vita
organica e non organica, trasformato nella più minuscola particella di un essere
vivente, come essere umano ho vissuto più o meno sessant’anni. E sono stato
stupido a rinchiudere la mia esperienza umana dentro l’angusta, limitata
ideologia nazionalista del Reich. Il pensare che una forza onnipotente ha donato
agli uomini il meraviglioso miracolo della felicità. Il bene più grande a
disposizione del genere umano. Questo dovrebbe essere il solo compito degli
uomini: realizzare la felicità, condividerla con il prossimo, distribuirla a
tutti nel breve tempo che passiamo su questa terra. Tutto il resto è privo di
qualsiasi valore...
... In caso di morte chiedo quanto segue. Che il mio corpo venga portato da
Israele a Linz, in Austria. Lì deve essere cremato. Le ceneri devono essere
divise in sette parti uguali. Una parte va deposta nella tomba dei miei
genitori. Una parte va gettata nel giardino di casa mia a Buenos Aires. Le
cinque parti restanti una ciascuna a mia moglie Vera, ai miei quattro figli:
Klaus, Horst, Dieter, Ricardo Francisco. Morire non è peggio che nascere.
Migliaia di nuove vite, moltiplicate per altre decine di migliaia, seguiranno le
nostre...”
Esimio lettore, le presenze possono essere del Male e non originare dalla luce.
Ma lasciamo stare: queste presenze non sono demoniche e non hanno nulla a che
fare con gli effeminati angeli del Cattolicesimo morente. Ho sempre fatto sogni
tumultuosi, non vivo in pace. Non mi è stato dato di vivere in pace. Lentamente
tutti mi hanno abbandonato, anche perché l’ho metodicamente cercato. Gli uomini
non mi interessano. La solitudine è aria per la mia vita. Ho desideri limitati e
per dirla in poche parole non me ne frega niente del mondo.
Sono afflitto da sogni inani e da rari sogni metafisici che erompono sulla scena
della mia psiche nei momenti di pace profonda. Per trovare quella pace devo
essere lontano dalle false passioni. I sogni inani derivano dalla vita che
facciamo nell’era del consumismo trionfante.
Un giorno ho sentito un barbone che sussurrava ad un altro: “E’ meglio morire”.
Ho pensato al gatto ed al cane maciullati sulla strada: la precarietà massacrata
dalla tecnica trionfante. Posso dire questo, per ciò che mi riguarda, la vita è
la preparazione alla morte, nel senso temporale, nell’accettazione completa
della finitudine e della limitatezza.
Anche la mia sessualità è una preparazione alla morte perché soffro in modo
tremendo la “tristitia coiti”, il momentaneo godere è sempre legato alla
presenza annientante della morte.
Nell’età dell’assenza di Dio non rimane altro. Resta solo questa pesantissima
solitudine e questo senso di vuoto totale che consuma l’anima.
Ma dove trovano gli uomini l’energia per agire nel quotidiano?
Per quale folle ragione riescono ad agitarsi come marionette solo per possedere
fantasmi di cose?
Siamo una specie dannata, siamo l’escrescenza malata della volontà di potenza.
Siamo una peste perambulante sulla terra.
Ma via signori, l’Italia Misteriosa delle mie palle, io disprezzo il turismo, è
una cosa odiosa e lo voglio dimenticare. Ma necessita un nobile paravento:
primum vivere deinde philosophari.
Mai mischiarsi con animalisti, WWF, Greenpeace, Legambiente, Aispa eccetera...
Mai leggere riviste ambientaliste o di quelle aree culturali: distraggono, sono
contaminanti, passive, aiutano solo parzialmente. Evitare i verdi e gli
animalisti come la peste, essere invece un “one - man- job” una specie
d’esercito delle dodici scimmie racchiuso in un’unica persona..
Si, un “one- man - operation”. Mai lasciare tracce ecologiche. Distruggere
tutto. Raccogliere riviste di caccia e di armi di ogni tipo. Apparire come un
convinto cacciatore, un autentico divoratore di carne. Nascondere tutto
l’armamentario in un posto inaccessibile e lontano.
E sperare, esimio lettore, sperare.
L’uomo divora tutto, mangia e defeca e si prepara per la prossima vita come
quelle troie in visone che si comunicano, grondando sangue, inghiottendo il loro
Dio crocifisso.
Il massimo dell’hybris è aver immaginato che queste scimmie pelate possano
essere immortali.
La massima menzogna è scritta sui muri dei cimiteri: “Resurrecturis”.
Scrivo, ma mi costa caro, perché essenzialmente non ho nulla da dire.
Lo faccio per un senso di innata debolezza, se fossi un essere compiuto
rinuncerei a questa stupida vanità, resterei silente. Invece scribacchio
stronzate, perché di vere stronzate si tratta, cose che mai nessuno leggerà in
questa provincia italiota che detesto con tutto il cuore.
Ma qualcuno leggerà della vendetta e degli atti terribili che hanno stroncato
molte vite.
La notte mi stringo ai miei gatti e insieme sopportiamo la presenza dell’oscuro,
l’onnipresenza delle tenebre, che misteriosamente ci cullano. Amiamo la
tempesta, ci raccogliamo, il nostro sentire ci porta oltre la notte. Non ho più
tempo per gli uomini, cerco di apparire gentile, ma in fondo li detesto, li
sento abissalmente lontani. Sono da tempo fuori del mondo. Sono stanco
dell’infinito sproloquiare, anzi sono nato alienato da questo inane, insulso
blaterare. Da quando sono venuto alla luce provo un senso di profondo disagio
alla presenza degli uomini: una sensazione dominante nel mio modo di essere.
4. Frammenti
Caro Yutaka,
... tra le cose dei greci alcuni miti mi hanno profondamente colpito.
La rinuncia di Chirone, il centauro, che sceglie una morte umana dopo aver
concesso la sua immortalità a Prometeo.
La scoperta del simulacro ligneo di Artemis Tauride da parte degli spartani
Astrabaco e Alopeco che divengono folli dopo il ritrovamento dell’immagine
capace di guarire chi la conosce e condurre alla follia chi ignora il suo arcano
potere.
La risposta di Sileno a Re Mida, quando chiede al satiro quale sia la cosa più
desiderabile per gli uomini e riceve come risposta lapidarie parole: non essere
nato, non essere, non essere niente.
La storia di Cleobi e Bitone, figli della sacerdotessa di Era, che vengono
premiati dalla Dea, per lo sforzo di trascinare un carro, privo di buoi, verso
il tempio, con il più grande dei doni divini: una morte serena nel sonno.
Il mito della follia di Aiace che simboleggia il rapporto tra l’umano e il non
umano e la natura stessa della volontà di potenza. Aiace è impazzito, lo trovano
con i piedi in una palude di sangue. Agamennone Ulisse ed i Greci lo osservano
sbigottiti, trasecolati mentre massacra gli armenti nel sacro recinto. Capre,
pecore, agnelli, montoni consacrati giacciono decapitati, sventrati. Arti
mozzati, teste recise, ventri spalancati: un orrore demoniaco si manifesta nel
sacro luogo. Un’ecatombe di animali sacri. E’ l’incedere umano. Aiace ha
massacrato bestie inermi credendo di colpire gli Achei che lo avevano derubato
delle armi di Achille. L’eroe si è scatenato contro pecore, vitelli, contro
esseri indifesi e consacrati agli dei. Si è aperto un varco con la spada e con
l’ascia tra l’attonita innocenza. Tecmessa la sua concubina e il figlio Eurisaco
sono in lacrime, il piccolo stringe lo scudo dell’eroe. Le ombre del Tartaro
avanzano ed oscurano la sua mente devastata da demoni. Le furie incalzano.
Aiace, corre verso il mare per bagnarsi, per lavarsi dall’abominio e cercare il
perdono di Pallade Atena. Urla di seppellire le sue armi contaminate
dall’orrore. Teucro veglia sulla sua famiglia atterrita. Alla fine, devastato
dall’orrore che ha scatenato, si getta sulla lama che gli penetra il petto. La
volontà di potenza si manifesta nella sua perversa follia. Si sviluppa l’orrore
che domina il mondo con i suoi infiniti tentacoli. Senza fine, senza inizio è
l’abominio. Prima lo sterminio degli uomini poi il massacro delle bestie sacre e
indifese. La perenne devastazione degli ultimi invita la Nemesi che annienta i
carnefici. Automedonte trema. I greci osservano increduli mentre le Parche
tessono i destini sotto il plumbeo cielo di Ananke...
Federico
“Marcullo punti sui pedofili, sui diversi, c’è un’associazione qui vicino ad
Arezzo, l’Arcigay sono esseri sensibili, hanno qualche problema con i
cacciatori, la morte degli animali li tocca... e tocca me Marcullo,
paradossalmente ho simpatia per questo serial killer che secondo me punta ad
essere arrestato per dar corso ad un processo clamoroso... forse è uno, forse è
tanti, forse è legioni come lo spirito immondo... ”
“Dotto’, ma che c’entrano i ricchioni? Hanno visto un tedesco, sulle montagne
all’altezza delle Celle e poi è sparito, quella gran fica con il bullo hanno
testimoniato... Dico le donne sono matte, che ci faceva quella ninfetta con quel
balordo?”
“Màh... e che faceva il tedesco, Marcullo? Hanno visto un tedesco con i capelli
bianchi che portava un bastone ed una borsa. Io penso che a Prandelli non gli
poteva sparare un vecchio, quello era un brigatista travestito... Lo hanno
descritto?”
“Minuziosamente, ma è introvabile..”
“Lo avete cercato negli alberghi, nei camping?”
“No, non risulta un tedesco, dotto’, non appare... c’è e non c’è... Abbiamo
chiesto al San Michele, al San Luca... nulla...”
“Avete parlato con tutti?... tracce?”
“Nulla, il teutonico emerge e svanisce nel nulla, dotto’...”
“Forse un travestimento, Marcullo, c’è un complotto animalista mi pare evidente.
Qui c’è un movimento di liberazione animale che ha cominciato a sparare in
Toscana, epicentro dei cacciatori del mondo. E fa fuori i comunisti, il ché non
è un male Marcullo. E perché avrebbe scelto l’Italia?”
“L’Italia è dove sparano di più, dotto’. Solo a Malta ci sono più cacciatori in
rapporto alla popolazione.”
“Ahhh…..questo è un paese Marcullo dove sparano con i cannoni agli uccellini,
sono dei figli di puttana, l’ho ripetuto mille volte…”
“Dotto’, mezzo volto era sparito, gli ha sparato a bruciapelo in faccia. Non è
rimasto niente, il cervello, quel poco che aveva, era fuoriuscito dalla testa,
rimetterlo insieme sarà un problema...”
“Quindi qualcuno ha avvicinato Prandelli e lo ha colpito in pieno volto, poi,
dopo aver legato il cane all’albero, ha attaccato il messaggio sull’innocenza
distrutta, ha coperto di arbusti e di foglie il cadavere ed è fuggito come un
ladro nella notte. Questa frase incredibile è di Paolo di Tarso, non la trova
stupenda? Ha mai letto Paolo Di Tarso, lo pubblicano in Terronia?”
“Paolo di Tarso chi?”
“San Paolo, ignorante di un maresciallo. Devo dirle che da quando Bossi si agita
ho scoperto una nuova dirompente simpatia verso il Sud. Ma come fa a tifare per
l’Inter se ogni volta che andate a San Siro vi insultano e vi chiamano
africani?”
“Dotto’, uno stato forte non tollererebbe chiacchiere sulla secessione, e
riguardo San Paolo io non sono colto come lei...”
“Insomma chi pensa che abbia cancellato la faccia al ciccione?”
“Stiamo cercando, stiamo seguendo una pista...”
“Mi tenga informato Marcullo, si sta agitando anche il Ministro degli Interni,
ma hanno altro da pensare... ”
Caro Federico,
... padre Elia mi ha detto: “Il buon Dio ci ha permesso di mangiare gli animali,
nella sua infinita misericordia, ma è bene ucciderli in maniera umana. Nulla
vieta, dal momento che siamo dei carnivori, l’uccisione di altri esseri. Questo
è decretato dalla Bibbia, non vogliamo essere come i Buddisti o gli Indù che
venerano demoni...”
E questo è considerato un santo! Pensavo a lei e mi veniva da ridere...
Angelo
Caro padre Angelo,
... ha ragione padre Elia: gli idolatri adorano culi, fregne sovrumane, elefanti
con teste di cazzo... mentre noi adoriamo il figlio di Dio incarnato sulla
terra, e crocifisso per i nostri peccati dagli infidi giudei...
Federico
Caro Paolo,
ho letto la tua lettera con attenzione, dunque siamo d’accordo su tutto meno che
su una cosa, cioè sull’idea che per difendere gli esseri oppressi e le bestie si
ricorra alla violenza.
Ti faccio un esempio, immagina questo: terroristi prendono possesso di armi
nucleari e le puntano sulla città di New York, chiamano i giornalisti e la
televisione e dicono: “Signori noi chiediamo che voi diate da mangiare agli
affamati del mondo, l’implacabile meccanismo che stritola i poveri va bloccato.
Voi, sedicenti cristiani, permettete l’inaudita vergogna dello sterminio per
fame sulla terra, mentre i vostri stupidi ed obesi figli, piccoli demoni del
benessere computerizzato, divorano la stragrande parte delle proteine
disponibili sul pianeta. Un Missionario ha detto, e sembrava un marxista: “
trentamila bambini muoiono di fame ogni giorno, come può la Chiesa tacere?
Cristo non lo fece...”
Allora, Paolo diletto, questi poveri terroristi dicono: “Per i prossimi tre anni
consegnate tutto il cibo necessario per mettere fine a questo orrore oppure
faremo esplodere sotto il vostro culo ordigni che consumeranno in un batter
d’occhio l’infame Babilonia... eccetera... eccetera...”.
Domanda del Baluba Federico al pensatore della torre di avorio:
“Stiamo trattando con folli o con eroi?”…
Federico
Caro Federico,
... penso che siano degli eroi, ma non metterti grilli in testa e non imitarli,
non rubare armi nucleari e non puntare ordigni diabolici sull’etrusca Cortona,
vivi in pace con te stesso.
Io abito in Cornovaglia, in una casetta in riva al mare ed ho per sempre
rinunciato alla violenza.
Una parte di me desiderava l’atto che sconvolge, ma non sono mai arrivato a
tanto…
Paolo
Caro Paolo,
... se ne sono andati tutti, mentre tu sei in Cornovaglia a leggerti i tuoi
libri e da quello che ho capito stai navigando Musil. Io, abbandonato da tutti,
vivo pacificamente in cima ad una montagna e sto riflettendo sulla vita. Verrò
presto a trovarti in quelle lande stupende e gloriosamente desolate...
Federico
Caro Federico,
Sei folle, amico, in questi casini non voglio entrarci, è troppo pericoloso.
Troppi sanno delle tue pericolose inclinazioni. Tutto quello che stai facendo è
errato e ti porterà alla distruzione, ricordati: affrontare la violenza con la
violenza non conduce a nulla, la violenza va affrontata con la non violenza,
restituire colpo su colpo conduce al Male... mi dispiace di averti fatto
conoscere l’arabo...
John
Caro John,
Secondo questo concetto, non bisognava resistere ai nazisti. Il mondo non doveva
resistere a Hitler. John lo sai perché tiri fuori questa storia della violenza?
Perché la violenza verso gli animali è accettabile, com’era accettabile avere
schiavi nel periodo infausto dell’antichità. Se massacrassero i filippini, i
tailandesi o i circassi, allora, da classico pseudo marxista, diresti: è giusto
intervenire in difesa dei diritti calpestati. Qui, John, si stravolge un mondo o
si muore.
Se la tirannia viene esercitata sulle bestie è cosa giusta, anche tu, giovane
intelligente e sensibile sei entrato nella logica banale del mondo dell’inaudita
violenza: l’accetti miseramente.
Ma quello che sto facendo è qualcosa di radicale: sto cercando di svegliare il
mondo attraverso l’azione.
Ho vissuto troppi anni inabissato nel turismo, ora nell’ultimo periodo della mia
vita sono solo, solo con me stesso e posso agire. Forse i piccoli un giorno
esalteranno quello che faccio e sarò per loro un eroe; ma io non cerco la
gloria, John, sono completamente vuoto. Essenzialmente sono una creatura del
Nulla che genera l’ultima compassione prima di eclissarsi nelle tenebre. Come
una ginestra leopardiana che fiorisce nel deserto. La mia compassione è questa
sacra violenza. Non temo che mi tradirai John... è impossibile. Diversifica,
John, dammi spazio, accoppa un cacciatore di cervi... aiutami... la pressione si
allenta: ho bisogno di un complotto internazionale…..
Federico
Esimio lettore, sarebbe bello dimenticarselo il mondo, piazzarselo sotto i
piedi, ma non è semplice.
Il mondo non ti abbandona, ti pesa sulle spalle come un macigno, si dovrebbe
cercare di essere felici, ma in effetti è impossibile. Basta contemplare quello
che ti accade intorno, per renderti conto che è una cosa irrealizzabile, ci puoi
provare ma non è facile. C’è il massacro degli animali, che è di portata
universale, nel senso della contaminazione che produce. C’è il silenzio di Dio
che distrugge interiormente. Quando i credenti si rivolgono a quella fitta
oscurità, che è il silenzio di Dio, a chi pregano? Essenzialmente siamo senza
fondamento, siamo esseri gettati nel cerchio dell’esistere senza apparente
ragione. Invecchiando diventiamo mascheroni di carne ripieni di vermi. Siamo
esseri dell’abbandono, che seguono l’inane blaterare della giustificazione, il
chiacchiericcio della provvidenza. Menala come vuoi lettore, ma sembra che
Schopenhauer abbia ragione, una Volontà cieca provoca tutto questo atroce
dimenarsi. E mettere figli al mondo come ho fatto io, è un atto di pura
criminalità, significa aiutare la volontà di potenza a perpetrarsi. Così diceva
il mio vecchio nonno che viveva di tristezza e di tedio, ma in una maniera
maestosa e deperiva in questo centro anale del mondo senza alcuna speranza.
Mi potrei uccidere, ma a che servirebbe?
C’è un residuo nella mia anima che è profondamente buddista e ho il
presentimento che l’energia karmica si riproponga. Mi fa autentico orrore l’idea
di rinascere.
Il mio stupido lavoro l’ho fatto onestamente ma non ci ho assolutamente creduto.
Vivo, ora, in uno stato di preparazione alla morte, assorbo il silenzio dei
boschi e la presenza della luce e delle tenebre per una tarda purificazione.
Forse un giorno vedrò uno gnomo, una fata, un angelo caduto; ma in questa
vallata sperduta non è dato neanche vedere un animale. Hanno distrutto tutto
questi assassini, sono la lebbra della terra, la contaminazione, il miasma che
appesta l’aria.
Caro padre Angelo,
... come sono patetici i cattolici che organizzano circoli per la liberazione
degli animali e la menano con Francesco. L’unico che ha accennato a qualcosa; ma
in effetti Francesco mangiava carne...
Ricorda l’incidente con il porco? Ricorda quello che disse Francesco al monaco
che tagliò le zampe al porco vivo? Restituisci il denaro al porcaio. Per la
povera bestia neanche una parola.
Questa, padre, è una religione antropocentrica, completamente basata sull’uomo,
non difende la natura, la ignora, e davanti al grande massacro animale, si
comporta come Pio XII davanti agli ebrei:
vigliaccamente tace. Le grandi religioni monoteistiche hanno permesso questo
continuo, orrendo massacro. Hanno permesso la violenza inaudita verso i deboli,
che siano uomini o animali, alberi o fiumi. Se invece il suo Padreterno avesse
sussurrato, mormorato almeno una volta: “Non distruggete gli altri esseri perché
sono vostri fratelli, rispettate tutto ciò che esiste, anche le foglie e i
fiori”, allora, forse, l’ominide spelacchiato avrebbe tentato di controllare il
suo terribile istinto distruttivo. Avrebbe tentato di contenere il suo impulso
tendente inesorabilmente al massacro.
Ma ormai i filosofi stanno dicendo da tempo che quest’idea del dominio sugli
altri essenti ha prodotto una signoria sulla natura che sta sconvolgendo il
mondo.
Deve capire, padre, che il carnefice, il torturatore, attraverso la sua efferata
attività, diventa interiormente e automaticamente, qualcosa di immondo. E sa di
esserlo. Crede di aver controllo sulle cose ma si ammala nell’anima: la civiltà
della tecnica ci distrugge interiormente ma non ce ne accorgiamo. La civiltà
della tecnica crea il fetido, invisibile miasma che lentamente ci soffoca...
Federico
Raniero: Federico, ma perché sei sempre così negativo, io leggo le tue cose ed
ho sempre l’impressione che non ci sia mai un barlume di luce.
Federico: Caro amico, io la luce nel mondo non la vedo.
Raniero: Non è possibile, c’è il sorriso dei bambini, c’è il sole, i fiori, la
bellezza delle donne...
Federico: I fiori li strappano, i bambini crescono mostruosamente, la bellezza è
apparenza, l’essenza è dolore...
Raniero: Ma non c’è nulla di bello nel mondo.
Federico: Sì c’è... ma è traviato nella sua essenza.
Raniero: E’ traviato alle radici?
Federico: Esattamente. Traviato alle radici.
Raniero: Mi piace la tua filosofia ma preferirei un barlume di luce... cosa dici
piccolo Zeno, è giusto ammazzare i massacratori degli animali?
Federico: Zeno dice: non è giusto, poi spiega che Riccardo grande dice che è
giusto. Gabriele dice: Dario piccolo dice che è giusto, Valentina dice che non è
giusto.
Caro John,
quando il colpo è partito, la prima volta ho sentito orrore.
Ora, mi sento come un angelo vendicatore, e non provo nulla, anzi come ho detto,
penso che la mia sia un’attività peculiare, in un senso eccezionale, e mi faccia
sentire bene.
Dimmi, John, quando i partigiani uccidevano i tedeschi si sentivano in colpa?
So quello che mi vorresti dire: è un essere umano che sopprimi.
Attenzione: io questa logica la sfido.
Vedi, John, un gatto, un cane, un coniglio sono esseri differenti, hanno peli
sul corpo, il muso formato in un’altra maniera, sono diversi da noi, sono come
piccoli ET.
E se ET fa piangere la gente, perché non provare lo stesso affetto verso un
povero gatto o anche un topolino?
John, noi non scegliamo di essere quello che siamo.
Siamo gettati nel cerchio dell’esistere senza scelta, per questo anche il
razzismo è assurdo. Questa è la grande verità: essere gettati nel mondo senza
scelta, con cervelli particolari, grandi o limitati, con corpi spelacchiati o
pelosi. Di conseguenza, caro amico, io vedo l’uccisione di un bambino come
l’uccisione di un gatto o di un coniglio. C’è un’altra grande verità: la
compassione è fondata sul Nulla, e agisce per l’impulso di un imperativo
categorico fondato paradossalmente sul Nulla. Dal Nulla germoglia il fiore della
pietà, e ritorna nel Nulla. Sono arrivato a questa conclusione dopo aver pensato
molto. E quello che sto facendo lo ritengo eccezionale, ma senza sentirmi
grande, poiché sono totalmente vuoto, non ho né ambizioni, né desideri. Solo da
un essere vacuo può nascere un atto essenzialmente puro, do you grasp me, John?
Tra cento anni i mangiatori di carne ed i vegetariani si combatteranno. Vegani e
vegetariani si odieranno. Intere nazioni diventeranno oasi per gli animali,
sopprimere un altro essere vivente sarà un atto di inaudita follia. E nascerà
una nuova religione, una religione della luce, radicata sulla compassione che
trascenderà le religioni monoteistiche, antropocentriche e limitate...
Federico
Niente cellule, niente gruppi, niente organizzazioni, assoluta solitudine
nell’azione, far credere che un esercito è in movimento, confondere, confondere
sempre il nemico...
Caro Federico,
disapprovo totalmente i tentativi di seduzione della vedova Prandelli, sembra
una storia da News of the World o peggio ancora da Sun londinese. Stai
precipitando in un abisso di banalità. Il finto pianto, i fiori, l’invito nella
tua casa, la foto del ciccione esploso, siamo ad una volgarità deleteria.
Pensavo avessi più gusto. Non è stato sufficiente scuoiarle il marito, ora
cerchi una seduzione lenta, attraverso regali, ed inviti. Per me il massimo
della sgradevolezza, tutto questo mi offende e i tuoi sogni di sodomizzazione mi
lasciano perplesso. Il mio amico Federico si è trasformato da un “serial killer”
a un maniaco sessuale. Tutti i dettagli sono di estremo cattivo gusto, da soap
opera Hollywoodiana.
I fronzoli, la sottoveste alzata, il patetico comizio davanti ai cacciatori
dell’Arci- Caccia:
“…stanno criminalizzando il popolo dei cacciatori, radicato da secoli in questa
gloriosa terra...”
Troppo Federico, stai andando oltre, ti avvii verso atti di estrema
pericolosità, magari ti immagini di essere un eroe, ma tu sei solo un serial
killer, stai molto attento.
Come fanno a non capire che tu non sei mai stato un cacciatore?
Puoi fidarti di me, ma bruciamo e cancelliamo queste stupidissime lettere.
Dissolviamo queste oscene e-mail... è troppo pericoloso….
John
Caro John,
scuoiava i conigli semivivi, poi inforchettava la monaca Prandelli, la quale
dopo aver assistito agli orrori diceva il rosario. Quei due mi ricordano
“Sangue” di Bashevis Singer.
E che vuoi che sia una piccola sodomizzazione invasellinata: un leggero squittio
di dolore e poi un universo di piacere. Un glorioso grugnire. Sono dotato di
dimensioni medie, non erompo dolorosamente attraverso la porta orientale. E’
un’arte. Ma la seduzione è stata umiliante, sono sceso in una voragine di
abissale banalità. Il morto veglia dal cielo metafisicamente più cornuto che
mai, e ha dovuto procedere oltre le soglie della morte, per incontrare le
schiere delle bestie trucidate, dove l’attendeva l’angelo vendicatore con la sua
spada di fuoco. E’ stato patetico, la Prandelli ha offerto una notevole
resistenza, poi i fiori, le finte lacrime, le reminiscenze, l’offerta di
matrimonio balorda e siamo giunti, dolorosamente, alla consumazione dell’atto.
Prima ovviamente la porta occidentale e susseguentemente quella orientale. Ma è
roba da marocchini, ha detto il cremoso bignè.
E roba da marocchini è stata con tutto l’armamentario del montaggio caprino e
l’emissione di gridolini e quisquilie mormorate. Assolutamente disgustoso da
parte mia. Penso che le rose siano state determinanti. Una donna ha le sue
necessità Nadali, mi ha detto. Fissavo Santa Rita durante l’atto per non
erompere troppo presto. Il rapporto anale produce l’ “ejaculatio precox”, quella
che ha rovinato Pavese e il mio amico Montanelli che esplodeva appena le sue
donnine si sfilavano le mutande.
Una tragedia, John: l’orrore della vita...
Federico
Caro Paolo,
... ho fatto tesoro della tua filosofia: chi semina vento raccoglie tempesta.
Con una minuta variazione musicale: non ho le palle di praticare quello che
predico.
Su un muro di Firenze ho letto che hanno scritto: ammazzateli tutti.
Come ammiro gli uccisori di cacciatori, ma per quello ci vogliono autentici
testicoli.
E sai... forse con le Brigate Rosse ci sarei cascato...
Ma noi blateriamo... cianciamo... e non combiniamo niente...
Federico
Caro Federico,
... non ho capito bene la faccenda della filosofia e della pratica, a quale
filosofia ti riferisci, al marxismo rivoluzionario? Ai diritti calpestati degli
animali? A Heidegger? A Severino?
A chi ti riferisci? Nei momenti di grande crisi farsi sempre una scopata: primum
fottere, deinde philosophari.
Padre Angelo mi ha mandato un suo articolo (che mi ha detto ti ha affascinato)
su Elisha ben Abuya, l’eretico per eccellenza, un uomo inviso e odiato dai
rabbini al pari di Spinoza perché credeva in due Dei. Lo chiamavano Acher, l’
“Altro” e “lo Straniero” poiché si diceva adorasse il “Dio Straniero”.
Una mito grandioso: Enoch era stato assunto in cielo da Jahvè-Seva’ot ed era
stato trasformato in un angelo di immani proporzioni chiamato Metatron: una
metamorfosi rara ma non unica. A causa della sua trasformazione era invidiato
dagli angeli che lo consideravano un essere superiore. Serviva il Trono della
Gloria e le necessità della Shekhinà, la presenza femminile di Dio sulla terra,
la sua carne era di purissima fiamma, le sue ossa erano carboni ardenti e i suoi
occhi erano torce di fuoco. Secondo il rabbino Ishmael intorno al suo corpo
luminoso si sviluppavano tempeste e si udiva un rumore assordante come di un
grande terremoto. All’inizio Enoch – Metatron sedeva sul Grande Trono presso la
porta del settimo palazzo. Gli angeli lo circondavano e provavano timore per la
sua potenza, Dio lo aveva trasformato, in effetti, in un “piccolo Jahvè”,
l’umile Enoch sembrava essere diventato un altro Dio. Un giorno Elisha ben Abuya
ebbe una visione e visitò gli alti cieli e mentre andava su e giù nell’ascensore
celeste del grattacielo iperuranico combinò un grande pasticcio.
Passando per i vari piani dell’edificio metafisico, Acher, vide Metatron seduto
sul Trono di Gloria, tremò di terrore, e si mise in testa che in cielo vi
fossero due divinità. E non solo una.
Tornato in terra annunciò la sua scoperta affermando che nella volta paradisiaca
vi erano due potenze, scombussolando così l’edificio monoteistico del pensiero
ebraico. Elisha ben Abuya gridò: “Davvero vi sono due potenze in cielo!” Jahvè
lo udì e s’incazzò oltre misura. Si levò una voce dai cieli che disse: “Tornate
figli apostati, tutti tranne l’Altro”. La furia di Dio contro il rabbino fu
terribile e il povero innocente Metatron ci andò di mezzo e subì una violenta,
quanto ingiusta, punizione: l’Angelo Aniyyel gli piombò addosso e lo colpì con
sessanta vergate di fuoco. Lo flagellò con immensa goduria. Scosso, pestato a
fuoco e sangue, mezzo distrutto ed umiliato, il povero Enoch, fu, da quel
momento, costretto a stare in piedi vicino al Trono di Gloria in castigo mentre
gli angeli invidiosi gongolavano e gli infiniti capricci di Jahvè, simili a
tuoni scuotevano il cielo. Dio strano questo….
Paolo
5. Un frusciare di fronde
Caro padre Angelo,
... ne “Il Racconto dell’Anticristo” di Vladìmir Soloviev, pensatore
Russo-Cristiano si legge: “Il nuovo padrone della terra era anzitutto un
filantropo, pieno di compassione e non solo amico degli uomini ma anche amico
degli animali. Personalmente era vegetariano, proibì la vivisezione e sottopose
i mattatoi ad una severa sorveglianza; le società protettrici degli animali
furono da lui incoraggiate in tutti i modi. La più importante di queste sue
opere fu la solida instaurazione in tutta l’umanità dell’uguaglianza della
sazietà generale. Questo evento si compì nel secondo anno del suo regno. La
questione sociale economica fu definitivamente risolta.”
Soloviev concepisce un Anticristo comunista e vegetariano: in che abissi di
perversità si libra il pensiero cristiano….
Federico
Caro Federico,
... secondo Martin Buber alcuni zaddiqim tentarono con atti teurgici, attraverso
la Qabbalà pratica, di trasformare Napoleone nel Gog di Ezechiele, signore della
terra di Magog, principe sovrano di Mosoc e Tubal. Gli zaddiqim seguirono
febbrilmente il corso delle guerre napoleoniche dalla Polonia divisi in due
scuole di pensiero.
La prima scuola, quella del “Veggente di Lublino”, sosteneva che Napoleone fosse
il Gog degli ultimi giorni: il Signore di Magog. La conquista del mondo da parte
di Napoleone avrebbe chiuso l’ultimo periodo della storia, e il Male e il Bene
si sarebbero fronteggiati per l’ultima battaglia.
Secondo un chassidim di Rymanow, l’Imperatore era sempre preceduto da un uomo
rosso, molti pensavano che l’uomo dai capelli fulvi fosse il rabbi Menahem
Mendel che indicava a Bonaparte la via verso la conquista profetizzata.
La seconda scuola, quella del “Santo Ebreo” di Pzysha, dileggiava questa
interpretazione della profezia di Ezechiele e sosteneva che solo dopo un
completo “ritorno” all’uomo interiore fosse possibile procedere verso il tempo
che preannunciava le doglie del Messia.
Gli zaddiqim di Pzysha consideravano, per questo motivo, le pratiche magiche per
affrettare l’avvento del Principe della Pace come controproducenti e negative.
L’Imperatore, entrando a Jena il 13 ottobre 1806, avendo dato a Hegel la
sensazione di un individuo concentrato in un unico punto che s’irradiava per il
mondo e lo dominava, era stato descritto dal filosofo come “l’anima del mondo”
ed era divenuto, agli occhi dei santi ebrei, il Signore degli Ultimi Giorni “che
giunge da settentrione, dagli estremi confini del Nord”.
Gog, nella profezia di Ezechiele, viene spinto alla conquista e allo sterminio
da Dio che gli dice: “Ti farò andare e tornare, porrò degli uncini nelle tue
mascelle, e ti farò marciare con tutto il tuo esercito... arriverai nel paese
come l’uragano, come una nube che avvolge la terra...”
E così Bonaparte, spinto dagli zaddiqim, dagli uncini nelle mascelle e dall’uomo
rosso che saltellando gli indica la via, procede verso la conclusione messianica
della Storia: 1795 Tuileries, 1796 Bassano, Cairo Montenotte, Dego, Lodi,
Millesimo, Mondovì; l’uomo rosso procede indicando la via: 1797 Rivoli, 1798
Abukir e Piramidi, 1799 ancora Abukir e Damietta; l’uomo fulvo procede: 1800
Marengo, 1805 Austerlitz, Durrestein e Ulma, 1806 Jena ove Gog diventa l’Anima
del Mondo, 1807 Friedland, 1809 Wagram, 1812 Borodino, poi Beredina: l’uomo
rosso perde la strada tra la neve, 1813 Hanau e Lutzen, 1814 Parigi, 1815 Ligny,
ora l’uomo rosso procede a tentoni nella selva oscura della Storia e nel 1815
l’Imperatore approda in un luogo piovoso vicino a Bruxelles. Il rabbino si è
perso e Gog, Signore di Magog, di Mosoc e di Tubal, giunge a Waterloo, al
declino e alla morte.
Il rabbino rosso ha preso la direzione sbagliata: le armi, gli scudi, le targhe,
le mazze, le frecce, le lance, i giavellotti dell’esercito vinto del vero Gog,
che nella profezia bruceranno per sette anni, dovranno attendere il giorno
giusto per trasformarsi in cenere. Gli zaddiqim di Lublino si sono semplicemente
sbagliati. Durante una delle tante dispute, Mendel di Tomashow, seccato dal
persistere delle tesi lublinesi, un giorno aveva gridato: “Che sappiamo noi
delle doglie del Messia. Che sappiamo noi della data del suo arrivo!” e aveva
concluso affermando che il Messia sarebbe giunto soltanto quando nessuno lo
avrebbe più atteso. Come un ladro nella notte, si potrebbe dire.
Il conflitto teologico su Napoleone ebbe un risultato notevole: tutti gli
zaddiqim impegnati nell’arrovellata disputa perirono entro un anno.
Anche l’Apocalissi parla di Gog e Magog (16,16) e descrive il terreno
dell’ultima battaglia, ove i re della terra e la bestia si fronteggeranno con
gli eserciti di Dio. Il luogo è chiamato Armagedhòn ed è situato presso il monte
di Meghiddo, già sede di paurose battaglie descritte in Giudici, in Re e in
Zaccaria.
Prima di morire il Veggente di Lublino mormorò il Salmo della Lamentazione:
“Abisso chiama Abisso”...
... pensavo a lei quando ho letto, nel libro Egizio dei Morti che una delle
colpe peggiori delle anime che giungono nel Regno ultraterreno, è quella di
lavorare oltre i limiti imposti.
Nella “psycostasia”, che è la pesatura del cuore sulla bilancia, questa colpa è
considerata grave.
L’anima durante la sua “confessione negativa” dei peccati afferma “Io non ho
svolto il mio lavoro quotidiano oltre al dovuto...”
Pensavo al Nord Est, dove la nuova cultura impone di lavorare 18-20 ore al
giorno: pura barbarie, distruzione della qualità della vita, dice lei... e
ovviamente sono d’accordo... come è andata la cena con i suoi amici...?
Come sta il suo amico giunto dalla Cornovaglia?
Angelo
Paolo: Ma siete dalla parte dei cacciatori o dalla parte delle Brigate Verdi?
Raniero: Siamo dalla parte del serial killer.
Paolo: Perché serial killer? Sono più di uno?
Fabienne: Qui qualcosa si muove, le scritte sui muri, l’incitamento al massacro
dei cacciatori, anche gli striscioni degli ultras di Bergamo... qualcosa si
muove... ma non credo al gruppo...
Adele: Prandelli era famoso, dicono, per la violenza agli animali. Del ciccione
non me ne frega niente... ha ucciso cani, si dilettava ad investire con la
macchina gatti, sparava ai piccioni, era il Pacciani del mondo animale.
Paolo: Ma insomma ammazzare i cacciatori è etico?
Federico: Chissà…
Paolo: Ti affascina questo serial killer, Adele?
Adele: Mi fa pena.
Paolo: Spiega.
Adele: Non lo so spiegare, fa pena.
Paolo: Perché uccide?
Adele: Quest’uomo che uccide è un essere solitario giunto al limite estremo.
Federico: No. Non mi fa pena….anzi non mi fanno pena, sono nobili. Non credo
alla teoria del maniaco.
Adele: Sono gente ossessionata dallo strazio animale, non vedono altro: una buia
ossessione, una visione negativa che porta allo strazio.
Paolo: Queste persone pensano che scatenando questo tipo di violenza
provocheranno qualcosa nel mondo.
Raniero: La violenza non risolve tutto...
Paolo: Risolve parecchio, pensa al Vietnam, alla Cina, ai Palestinesi... ne
sapresti qualcosa di loro se non fossero ricorsi alle armi?
Raniero: Negli Usa la violenza non risolve nulla...
Paolo: Se gli aerei non fossero saltati chi si curerebbe dei Palestinesi?
Raniero: Ci risiamo... pensi che senza le grandi rivoluzioni il mondo non possa
cambiare, può trasformarsi anche attraverso un più lento progredire.
Paolo: Le eterne menate degli eterni riformisti sulla rivoluzione ed il
conseguente terrore... si poteva fare differentemente... tutto l’armamentario
del riformismo storico che parte dalle rivolte degli Eloti e ristruttura il
corso della storia; menate da socialisti craxiani e da scribacchini mediatici in
cerca di gloria.
Raniero: Forse di verità non di gloria...
Paolo: La rivoluzione francese e Napoleone hanno prodotto trasformazioni
storiche.
Raniero: Oggi come oggi si ottiene di più con la lotta pacifica e democratica.
Paolo: Alla Bossi?
Raniero: Quello è un folle...
Federico: Non credo...
Paolo: Domanda: dove sarebbe l’IRA se non avessero usato il terrore?
Raniero: Ma dovrebbe intervenire una forza esterna e pacificarli.
Paolo: Forza esterna? Sai dove è l’isola di Timor? Sai che il 20% della
popolazione è stato massacrato dagli indonesiani e che nessuno li ha difesi,
perché l’isola è strategicamente irrilevante? Anzi Kissinger il realista ha
decretato che per gli interessi del suo popolo di merda andava bene così... dove
erano i pacifisti? Ma Timor non ha il petrolio..vero?
Adele: Di che state parlando ora?
Paolo: Del problema del terrorismo mondiale, della violenza che cambia le
cose... e se non le cambia le evidenzia brutalmente...
Adele: Federico è d’accordo con quello che i cinesi hanno fatto a Tienanmen...
Paolo: Secondo te perché?
Adele: Perché crede nel comunismo.
Paolo: Non hai capito un tubo... ha detto che la Cina seguendo il sentiero di
Gorbaciov sarebbe precipitata nell’anarchia, le masse rurali non si pongono il
problema della democrazia, quello è un problema di una minoranza, di una
élite...
Adele: Ma l’oppressore non va combattuto anche con la violenza? Lo dite voi…
Federico: L’oppressore va combattuto con la violenza. Se opprimi e non vuoi
ragionare vai affrontato con le armi...
Paolo: A tutti i livelli di esistenza...
Adele: Anche i comunisti cinesi opprimono.
Federico: Adele, l’anarchia in Cina avrebbe prodotto milioni di morti, sarà
stato un calcolo machiavellico, ma...
Adele: Allora era giusto uccidere gli studenti?... Però allo stesso tempo siete
contro gli oppressori.
Paolo: La Cina ha un potenziale di corruzione immenso, la Cina sarebbe esplosa
in mille pezzi, i cinesi dicevano, voi avete qualche minoranza e siete in
difficoltà... immaginate noi... Conoscete le lotte dei tempi dei signori della
guerra? Vi rendete conto dove conduce questa visione del mondo?
Federico: Una visione del mondo che ha uno spessore storico del diametro di un
buco di culo...
Adele: Le masse rurali sono ignoranti...
Federico: Abbiamo un’esperta di cose cinesi...
Paolo: Ma ti immagini cosa era la Cina dei tempi prerivoluzionari? Le madri
portavano le loro piccole negli alberghi per farle fottere dagli stranieri,
c’era un’oppressione incredibile... la corruzione era onnipresente...
Fabienne: Tu dici che la violenza evidenzia le cose, ma pensi che l’azione di un
singolo conti quanto quella di un gruppo organizzato?
Federico: A che ti riferisci?
Fabienne: Penso che in Toscana sia uno solo che colpisca...
Paolo: Impossibile, sarebbe un killer eccezionale, un professionista di
grandissima qualità...
Federico: Geometrica potenza...
Paolo: Voilà!
Adele: Tu insisti nel singolo ma si parla di Brigate Verdi...
Fabienne: Si parla...
Paolo: Stanno trasformando vendicatori eroici nel gruppetto delle merende degli
amici di Pacciani... da angeli vendicatori a maniaci sessuali...
Raniero: Il Corriere era lapidario... maniaci...
Paolo: Pennivendoli senza cultura... riflettiamo: c’è un grandissimo odio per i
cacciatori, loro stessi mi dicevano alla Federcaccia che moltissima gente è
felicissima della moria...
Federico: Ci sono 17.000 cacciatori solo nella provincia di Arezzo ed anch’io ho
cacciato in passato...
Adele: Questo non lo sapevo...
Paolo: Senti, non ci masturbiamo mentalmente perché fa piangere il Bambin Gesù,
sei contraria o favorevole ai terroristi? Giustifichi un gruppo che difende gli
animali con le armi?
Adele: La massa fa la forza, la via della persuasione risolve le cose. Uccidere
cacciatori non risolve il problema, lo acuisce...
Federico: Greenpeace, il WWF, Legambiente, Peta, la LAC e la LAV
condannano...tutti i gruppuscoli animalisti condannano; sono contrario ad ogni
forma di violenza organizzata, ma capisco chi dice che l’oppressore che non vuol
ragionare deve provare il terrore sulla sua propria pelle di ominide
spelacchiato...
Raniero: Tutta la violenza del mondo non può risolvere le cose, le grandi
rivoluzioni non servono, il mondo deve cambiare attraverso le lotte pacifiche...
Paolo: Dei “se” e dei “ma” sono piene le fosse.
Adele: Qui siamo al puro protagonismo e sono anche poco intelligenti... mi fanno
pena.
Paolo: No, fa pena quest’umanità puzzolente, questa normalità che beve sangue
innocente come un vampiro, non fanno pena i terroristi che evidenziano
un’ingiustizia epocale.
Adele: Ma come pensano di risolvere un problema così fondamentale? Uccidendo
quattro cacciatori e bruciando vivo un vivisezionatore? Siamo seri...
Fabienne: Voilà! Un vivisezionatore...
Voilà!
Fiacca reminiscenza della Città Eterna, polverosa, precaria, sono le sette di
sera.
Piove soffusamente.
Memorie di un’infanzia lontana.
Il vecchio tedesco procede inviperito nel traffico della città asfissiata.
Pioggia leggera, dolce per l’anima, calma le passioni.
Muoversi con estrema rapidità’ non concedere nulla ai sentimenti, vuotare il
cranio dalla cianfrusaglia moralistica, spietatamente colpire.
Le scale sono viscide in questo palazzotto borbonico, salgo velocemente e suono
ad una porta di legno intarsiato.
Chi è?
Posta celere.
Da dove?
Pesaro
Si affaccia il Dott. Meninghetti, la moglie è al mare a farsi fottere da qualche
cameriere, lui è rilassato, ben rasato, è in vestaglia.
Movimenti rapidi: gli infilo la canna della pistola in bocca, massima velocità
di esecuzione.
Spostati vecchia checca, fai largo, spintone verso la cucina, impatto rapido e
improvviso, con il calcio della pistola gli schianto i testicoli, l’esimio
scienziato si piega: “li mortacci tua..”
“Charmant... se mormori una parola, figlio di troia ti impallino, ti ficco un
proiettile tra i denti.”
“Ma chi sei...? Non ho i soldi in casa... che cazzo vuoi?”
“La bestia umanoide affonda nel terrore.”
“Ti lego i polsi, figlio di troia, non muoverti, oggi ne ho accoppato un
altro...”
“Si dimena.”
Chiudiamo rapidamente: colpo con il silenziatore alla coscia.
Si piega impreca, ancora: “li mortacci tua...”
“Charmant...” di nuovo.
Lo lego alla sedia.
Rapidità di movimenti: dalla vecchia borsa da baluba tedesco “Gruppen reise DRS”
tiro fuori una bottiglia di plastica.
Verso il contenuto sulla testa calva, un rivoletto di benzina gli scende sul
volto.
Il secondo getto si diffonde sul corpo panciuto e inzuppa la vestaglia.
Rapidità di movimenti.
“Tu dici una cazzo di una parola e vedi... io accendo una candela a due dita
dalla benzina e tu diventi una torcia umana, una réclame vivente dei cerini
Berelli.”
“Ma che cazzo fai? Aòh sei un maniaco?”
“Ti incenerisco le chiappe... mi ascolti vecchia checca?”
“Chi cazzo sei che entri nella mia casa e...?”
“Te lo dico subito, luminare di merda, sono delle Brigate Verdi Internazionali e
vengo a processarti in nome di tutte quelle povere bestie che hai sadicamente
fatto a pezzi. Per tua conoscenza, i tuoi studenti, schifosissimo figlio di
mignotta, ci hanno raccontato del tuo gusto perverso nel torturare, in nome
della scienza, quelle disgraziate creature. Ora guarda queste foto e prega con
rapidità il tuo Dio che spero ti ascolti dall’alto della sua misericordia
antropocentrica. Ho poco tempo: devo processarti con estrema prontezza...”
“Ma che processi e processi... io l’ho fatto per l’umanità... quello che
facciamo salva milioni di vite umane...”
“E me ne frego delle vite umane, merdoso figlio di troia, io penso alle
sofferenze che hai inflitto a quelle disgraziate creature che non si potevano
difendere... mi ascolti sadico figlio di puttana?”
“Ragioniamo, ragioniamo...”
“Tu, pezzo di merda, vuoi che io ragioni con te dopo aver visto quelle foto?”
Cerotto sulla bocca.
Cartello con stella verde attaccato alla parete: in nome dell’innocenza
massacrata.
Rapidità di movimenti.
Fiamme dai colori splendenti avvolgono la colorata vestaglia.
Tripudio di colori.
Meninghetti diventa l’uomo di Bill Viola divorato dalle fiamme .
Ritirarsi con grazia.
Con teutonica deferenza.
Sulle scale del palazzotto scrostato battona romana incapsulata in un oceano di
ciccia.
“Brutta giornata signora, piovere sempre in paese di sole?”
“Sta cambianno er tempo….aòh… so’ tutti ‘sti esperimenti co’ ‘sti razzi der
cavolo, pe’ nun dì n’artra cosa…”
Risatina nervosa da SS.
Odore di bruciato.
“Aòh quarcuno ha bruciato er pollo... che se magneranno stasera?”
Voilà... e che se magneranno stasera?
Paolo: Voilà cosa? Non capite? Questi sono il detonatore di una futura rivolta,
molti giovani nel mondo potrebbero seguire il loro esempio...
Fabienne: Molti bambini nel ventesimo secolo non hanno mai visto un animale.
Federico: E allora? La coscienza del mondo si sta sviluppando.
Raniero: Ai ragazzi di oggi non frega nulla di nulla...
Federico: Non è vero, sono attentissimi al problema della violenza verso il non
umano.
Fabienne: Ripeto, bambini di dieci anni non hanno mai visto una pecora o una
mucca...
Paolo: Ma non l’ucciderebbero... e neanche te, Fabienne...
Adele: Madre Teresa è un’eroina? Chi è più eroica, la monaca o questi brigatisti
verdi del cazzo?
Paolo: Dipende...
Adele: Lei attraverso l’educazione e la compassione aiuta i disperati...
Paolo: Fa benissimo… aiuterà mille poveri, o forse di più ma il problema
dell’India non lo risolve... lì esiste un oceano di strazio. E perché non
possono esistere Madri Terese per gli animali?.
Raniero: Quindi la rivoluzione...
Paolo: Perché no?
Adele: Madre Teresa ha educato, c’è un esercito pacifico che la segue...
Paolo: Stai cercando di convincermi? Ma qui il problema riguarda il non umano,
cioè altri esseri trattati alla stregua di cose da una specie egemone sulla
terra.
Raniero: Tu quindi giustifichi i sedicenti brigatisti?
Paolo: Sì, ma non ho le palle per sparare, tu ridi Federico, ma mancano anche a
te...
Federico: Hai ragione mi sento un vile, delle volte li invidio...
Adele: Secondo voi hanno fatto bene ad uccidere il vivisezionatore in quella
maniera barbara?
Paolo: Beh….non so…
Adele: Non hanno scelto la via giusta.
Paolo: Ma tu difendevi la RAF tedesca... sei un nodo di contraddizioni!
Adele: Forse...
Paolo: Madre Teresa, la RAF, ma non i brigatisti verdi...
Federico: Adele, annientata, balbetta...
Paolo: La RAF era un pesce fuor d’acqua senza minimo appoggio popolare... ma te
l’immagini la rivoluzione in Germania?
Raniero: E perché è crollato il terrorismo rosso in Italia?
Paolo: Le masse non desideravano la rivoluzione, ma la misera vita che
conducono.
Raniero: Precisiamo, i cacciatori non sono dei nazisti.
Federico: Cosa pensa il capriolo?
Raniero: Ma tu cacci... sei ipocrita...
Federico: Ma rifletto...
Raniero: Non sei più vegetariano?
Federico: No, ho rinunciato.
Paolo: Arriviamo al nocciolo. Gliela metteresti una palla in testa a chi uccide
le piccole foche?
Adele: Sì...
Federico: Andiamo bene...
Paolo: Qui si manifesta un esercito verde...
Federico: Un nucleo con le funzioni di detonatore.
Raniero: Quelli che uccidono nel mattatoio sono responsabili di strage?
Paolo: Fanno un mestiere infame, relegato tra i più infimi nell’antica India. Un
lavoro altamente contaminante per lo spirito...
Fabienne: Ma secondo te, se uno muore di fame, deve accettarlo un lavoro del
genere?
Paolo: Meglio morire di fame.
Raniero: Facile...
Paolo: Certo, facciamolo per i bambini: l’eterna giustificazione dell’Italietta
degenere...
Adele: Sono d’accordo con Paolo.
Paolo: Ma mangi carne.
Adele: Sì... ma non lavorerei in un mattatoio.
Paolo: E’ ipocrisia...
Adele: Caccerei solo per sopravvivenza...
Paolo: Tipico...
Un frusciare di fronde, Max abbaia, scende la notte.
6. Due chiacchiere sull’annientazione e il Samsara
Caro padre Angelo,
ho scritto sulla Porta Magica, la famosa Porta Ermetica, situata a Roma davanti
alla chiesa di Sant’Eusebio. Questa incredibile Porta era un tempo nella Strada
Felice tra Via Merulana e Viale Manzoni e fu trasferita nell’ultimo secolo
presso Piazza Vittorio, una zona degradata.
Queste note la aiuteranno per il capitolo riguardante l’alchimista milanese. Mi
ha affascinato la storia di Francesco Giuseppe Borri nato a Milano nell’anno del
Signore 1627. Ho letto che aveva studiato presso un istituto di Gesuiti e che
era stato espulso dalla scuola. Un tipo interessante che ricorda Cagliostro,
Giordano Bruno e i maghi elisabettiani. Ha mai letto l’inglese Ackroyd, uno dei
massimi scrittori contemporanei? Ha letto il suo “The House of Doctor Dee”? Mi
ricorda la vicenda dell’alchimista italiano. Nel 1654 il Borri aveva cominciato
ad indagare sulle scienze ermetiche e aveva fatto seri studi teologici. I suoi
discepoli erano stati perseguitati dalla Chiesa ed era stato condannato
dall’Inquisizione. Quello che mi affascina in special modo è la sua eterna fuga.
Strasburgo, Lipsia, Dresda, Francoforte, la relativa pace di Amsterdam e la
susseguente persecuzione da parte dei protestanti. Ho letto e ho scritto sul suo
rapporto con Federico III di Danimarca, che lo protesse e finanziò i suoi
esperimenti, e della nuova persecuzione da parte del figlio del re, CristianoV,
che dopo la morte del sovrano lo costrinse nuovamente a fuggire. Mi ha
affascinato il suo incontro con Cristina di Svezia, una donna ribelle e
interessante, che si convertì al cattolicesimo; ricorderà che fu la fondatrice
di Arcadia. Il Borri fu da lei invitato a Palazzo Riario alla Lungara, l’attuale
Palazzo Corsini, lì incontrò Athanasius Kircher e altri alchimisti. L’alchimia
ossessionava la regina.
L’inquisizione cercava disperatamente di catturare Borri, che fu aiutato dal
Marchese di Palombara, Massimo che viveva in una grande villa e che l’ospitò.
L’alchimista visitò il laboratorio del nobile e cercò nel suo vasto giardino
l’erba Moly descritta da Omero nell’Odissea ( X-393-9), ricorda, padre, la
Nekyia di Ulisse? Il Borri fece molti esperimenti nella villa e lasciò al
marchese un “Corpus Ermeticum” di documenti che contenevano i segreti della
Grande Opera, con informazioni riguardanti l’aspetto metafisico e fisico dei
vari esperimenti. Nel 1675 fu catturato e arrestato in Moldavia nella città di
Goldigen. L’imperatore Leopoldo I lo consegnò a Papa Clemente X, fu quindi
trasferito a Roma ove, con estrema rapidità a causa del rischio di insostenibili
torture, abiurò. Nel 1695 morì a Castel Sant’Angelo all’età di 68 anni. Ho
studiato con attenzione, ma senza capirci un tubo, le varie scritte sulla porta
magica. Si dice che un consiglio di saggi, filosofi e negromanti decise di
esporre le magiche formule al popolo sperando che qualcuno fosse in grado di
interpretarle. Si dice anche che uno straniero visitò la villa e riuscì, una
sola volta, a trasmutare il metallo in oro, e che le iscrizioni siano la formula
appropriata per eseguire l’operazione. Si dice anche che l’alchimista
prostituisse la propria compagna per ottenere favori dai nobili. Un pappone
alchemico... non c’è che dire... e che avesse imbrogliato il marchese e la
regina convincendoli di aver trasmutato il metallo in oro. Ma una sola volta.
Riuscirei a farlo anche io...
Oggi arriverà il mio amico serbo Josip, resterà con me alcuni giorni, riuscirò a
conversare con un essere umano: il mio voto di silenzio sarà momentaneamente
interrotto...
Federico
Federico: Dicevi... qual è la tua definizione di Spirito?
Josip: E’ l’inizio della vita nel mondo materiale, esistono parecchie
definizioni di Spirito.
Federico: Che vuol dire inizio della vita nel mondo materiale?
Josip: Lo Spirito è quello che fa funzionare il corpo, l’assenza dello Spirito
produce la morte. Il mondo materiale procede da cenere in cenere, lo Spirito si
muove tra le cose precarie, transitorie ma è immortale.
Federico: Allora quando il corpo cessa di vivere lo Spirito si muove, procede
oltre?
Josip: Esatto.
Federico: Se qualcuno ti dicesse che il corpo si muove seguendo il suo
itinerario materiale, e che quando le sue funzioni cessano, quando sopraggiunge
la morte lo Spirito si dissolve nell’aria leggera come una bruma dissolta dal
vento... che diresti?
Josip: Ho scelto di credere che la morte non estingua lo Spirito...
Federico: Allora affermi che lo Spirito è l’essenza che trasmigra da corpo in
corpo?
Josip: Non so se trasmigra ma lo abita. Abita il corpo.
Federico: Allora cosa succede allo Spirito quando il corpo muore?
Josip: Ci sono parecchie versioni del dopo morte. Per me raggiunge una fonte di
immensa energia, si dissolve in essa, è come un ritorno nell’assoluto
primordiale.
Federico: E in questo assoluto primordiale ci finiscono Hitler e San Francesco?
Josip: Secondo me sì...
Federico: Non c’è il Bene e il Male? Non saranno giudicati?
Josip: Il Bene ed il Male sono gemelli, sussistono nella dinamica del Divino.
Federico: Allora, i massacratori e le vittime, i grandi santi e gli uomini
perfidi procederanno insieme verso questo assoluto primordiale... ho capito
bene?
Josip: Sì... diventeranno parte di questa primiera fonte di energia e non
saranno più né santi né peccatori... il gioco delle apparenze è finito...
Federico: Questa energia basilare è Dio?
Josip: Si potrebbe chiamarla così.
Federico: E questo Dio non giudica?
Josip: No, non giudica: è colpevole il leone di essere carnivoro e dotato di
certi istinti?
Federico: Quindi tra te e Mladic non c’è differenza?
Josip: Impara a pronunciare i nomi.
Federico: Va bene Mladic…. c’è differenza tra me e Mladic?
Josip: E’ una provocazione, Federico?
Federico: No, assolutamente.
Josip: E tra te e Mussolini?
Federico: Mi sento migliore di Mussolini.
Josip: Ma non cambia nulla...
Federico: Allora, salvare un bambino o mangiarselo è la stessa cosa..?
Josip: Nell’equazione cosmica forse sì.
Federico: Se la vita è tutta qui e non c’è retribuzione, allora il sogno di
giustizia si infrange... ma in effetti penso che sia vero: l’innocenza terribile
del reale è ciò che ferisce l’anima.
Josip: La dicotomia tra il Bene e il Male è una cosa puramente umana, alla fine
si è riassorbiti dalla fonte primaria: Gesù, Eichmann, San Francesco e Mengele
ritornano a casa.
Federico: Allora si è giocato sulla terra. Tertulliano che gode per la visione
dei dannati sofferenti è roba da ridere, forse un’idea piacevole per i santi che
si sono macerati nei tormenti. Ma esiste una spinta interiore verso il Bene?
Josip: Sì esiste.
Federico: Quello che Kant chiama l’imperativo categorico?.
Josip: La fedeltà ad esempio nasce da questo imperativo...
Federico: No. Nasce dal bisogno egotico di possedere.
Josip: Qui parliamo di emozioni, non d’intelletto...
Esimio lettore, ricordavo a Josip le esequie della bestia Prandelli, avvenute
nel cimitero di Terontola, luogo di angoscia e di becero provincialismo. I
cimiteri sono luoghi di menzogna ove la bestia egemone costruisce la
mistificazione della sua immortalità. Il culto dei morti è pagano e dimostra una
visione della vita non ispirata al Cristianesimo primordiale ma al Cattolicesimo
padellaro e gaudente. E’ una visione di abissale ignoranza poiché disconosce la
Morte e le ruba il suo profondo mistero. Basta osservare i cadaveri deposti sui
letti come würstel in mezzo all’insalata dei fiori. Basta contemplare la
susseguente beatificazione dei mostri. Poiché i morti vengono beatificati
secondo la pratica oscena di questa specie degenere. Mostri o santi, i morti
sono sacri.
Questo spiritualismo goffo e cialtrone è roba per piccoli uomini. E’
rassicurante, pacioso, e ordina il mondo in una struttura geometrico – mentale
con all’apice un iperuranio disegnato da una limitata immaginazione. Come una
torta cremosa su un teschio. Speriamo che Josip si sbagli con la sua energia
cosmica. Una religione che permette l’accumulo di ingenti capitali mentre i
poveri muoiono di fame e poi perdona tutto con le sue ridicole confessioni è
qualcosa di mostruoso. Che orrore questo cimitero, perché non bruciano questi
sacchi di vermi e spargono le loro ceneri al vento?
Forse non lo fanno perché anche il vento si contaminerebbe, specialmente con le
ceneri del ciccione. Ma almeno sarebbe come un sacrosanto dissolversi
nell’energia primordiale di Josip.
Rimarrebbero atomi, ma te ne impippi degli atomi, quello che si dissolve è
questa coscienza da formichina con pretese di immortalità. Spargimento nell’aria
del corpo e dissoluzione finale nel nulla: ecco una solida base per un’autentica
filosofia. Pensa in questi termini, lettore, e poi scegli il bene, volendolo
fino alla morte. Ecco una religione per uomini veri: volere il Bene senza
retribuzione L’idea della risurrezione limitata all’umano è la massima forma di
hybris.
Sai che disse un grande Bodhisattva, esimio lettore? Nel Nirvana ci vado con gli
animali, con gli alberi, con le pietre, con tutte le cose o si attaccano al
dirindello, resto piazzato nel Samsara, in un rumoroso appartamentino di Via
Parigi o in qualche altra parte del mondo...
Ricordavo il Prandelli impallinato, con mezza faccia tenuta insieme dal nastro
adesivo, è già quasi putrefatto. Occhiaie nere, palle dissolventi, mi asciugavo
gli occhi con un fazzoletto di seta come un attore da soap opera. Una signora mi
chiese se conoscevo il defunto. Risposi: “Non bene, ma essendo un cacciatore mi
identifico con il suo martirio. Una terribile barbarie signora...”
La vedova Prandelli piangeva, piangevano i cacciatori della Federcaccia,
dell’Arcicaccia, i sindaci, i potentati locali del PDSe di AN, i Carabinieri,
piangevano tutti. Pensavo: forse la povera vedova si getterà sulla bara. Quando
ero chierichetto scommettevo sempre sul possibile salto sulla cassa da morto; e
se la donna proveniva dal Sud accadeva spesso. Lo spettacolo da non perdere era
quello del salto nella fossa, con chiappone che crollavano rovinosamente in
fondo al buco.
Era esilarante, anche il prete rideva e un ragazzino chiamato Amore le imitava a
perfezione.
Cinismo, esimio lettore? Profonda intuizione del male di vivere, già presente
nei giovani chierici-mostri? Forse…. Durante il funerale ci interrogavamo: chi
si butta per prima sulla bara? La mamma... la moglie... la sorella... e si
scommetteva. Ne abbiamo viste di tutti i colori, una volta un marito si scatenò
contro un dottore invisibile colpevole della morte della moglie. Un match
pugilistico di altissimo livello, con finte, ganci e colpi al torace. Sì, fu
splendido... il dottore invisibile crollò alla prima ripresa, come fulminato da
un gancio di Tyson.
Memorie edificanti. Si, la vedova Prandelli si è gettata sulla bara.
Caro padre Angelo,
vicino alla Porta Magica ho trovato Basho e l’ho salvato. Era destinato alla
fine orrenda che fanno tutti i gatti della zona: muoiono mangiando il cibo
avvelenato per topi. Ho visto gattini ciechi, sofferenti, mezzi morti, ho
incontrato una donna tedesca che li uccideva, appena nati, con l’etere, per non
farli soffrire. Mi è sembrata un terribile angelo della misericordia. Un posto
d’orrore, padre, che mi ha reso sgomento. Il volto scavato, compassionevole,
tremendo di quella donna non lo dimenticherò mai, mi è penetrato nella mente
come una scheggia di vetro. Quegli occhi sono un’eterna ferita che fa sanguinare
la mia psiche. Basho, era completamente nero e solo dopo averlo lavato scoprii
che era un gattino tigrato, con le zampine e il petto bianchi. Il piccolo era
meraviglioso, ma stava morendo. Mi sorpresero le gatte, all’inizio ostili,
sentendo l’approssimarsi della morte si misero ai lati del piccolo e sembrarono
cullarlo. Dopo molte cure l’ho strappato al suo cupo destino ed è una gioia
contemplarlo. E’ nobile, bellissimo, dolce e l’ho trovato presso la porta
ermetica. Gli ho dato il nome del poeta zen giapponese: Basho, è un essere
magico...
Federico
Caro John,
... l’altra sera sono stato ad una cena orrenda con piccoli borghesi mostruosi,
mi ci vorranno due giorni per riprendermi... sono estremamente preoccupato per
una lettera di Federico riguardo alla mia filosofia, tu sai quello che penso dei
cacciatori e dei distruttori del non umano, ma essendo una persona
essenzialmente pacifica non riuscirei ad istigare al delitto, questa morìa di
cacciatori in Toscana mi fa pensare. John, ti chiedo: Federico è in qualche
maniera coinvolto in questi eventi eccezionali?
Paolo
Caro Paolo,
... come hai potuto considerare una cosa del genere, Federico è un non-violento
quindi non potrebbe essere coinvolto con le Brigate Verdi e la morìa dei
cacciatori. Come hai potuto pensarlo?…
... quel rapporto sulla possibilità della vita su Marte mi ha sconvolto, mi sono
incazzato con
Braco-Cro-Boy l’altra sera, ci sono milioni di galassie lassù, la nostra
concezione di Dio è troppo piccola, misera, deve essere rinnovata, rivista, come
i programmi di un computer. Se non si muovono con rapidità la gente perderà
interesse, specialmente i cristiani. Certe inconsistenze divengono inaccettabili
per una persona in questo secolo e Cro-Boy continua a menarla ancora con la
risurrezione fisica del Cristo...
Devo dirti, Paolo, che sono profondamente affascinato da Federico; è inutile
negarlo...
John
Carissimo padre Angelo,
un uomo di Singapore, un tour operator che ho conosciuto a Firenze, leggermente
più intelligente della media, che è spaventosamente bassa, mi ha descritto il
“matrimonio infernale” che praticano nella sua patria. Sembra che lo spirito di
una bambina morta, possa richiedere in matrimonio un povero disgraziato locale,
attraverso un sogno o facendo ammalare un membro della famiglia prescelta. Nella
cerimonia la sposa è un manichino alto circa un metro, agghindato come una morta
con tre vestiti sovrapposti. Il prescelto deve restare fedele al fantasma per
evitare sventure. E niente sesso. Affascinante e terribile, non trova? Io
creperei...
Un suggerimento: perché non ricorre alla pratica rabbinica di sedere con la
testa tra le ginocchia, digiuno per molti giorni, mormorando preci verso la
terra? Le si apriranno le porte degli “hekhaloth”, passerà attraverso metafisici
palazzi e potrà vedere le meraviglie che avvengono in quelle risplendenti
magioni. Invochi l’angelo del Volto, della Presenza di Dio, Surya... provi!
Cerchi di invocarlo: delle volte funziona...
Federico
7. La scintilla divina
Caro Federico,
Ti scrivo due righe dall’albergo dove ho trovato lavoro grazie al nostro comune
amico Paolo Bonomi. Ti scrivo perché gli orari di lavoro e le mansioni annesse
sono tali da buttare a terra un rinoceronte ed io non ho né il tempo né la
voglia di venire a trovarti. Purtroppo non posso dire di aver avuto fortuna, i
padroni sono due negrieri per i quali il dipendente è solo uno schiavo da
sfruttare il più possibile, un essere senza dignità né diritti. Se lavori tre
ore di più (a parità di stipendio, s’intende!) ti dicono bravo ma se poi ti
rifiuti di fare la quarta, subito torni ad essere uno sfaticato irriconoscente
ed egoista.
Vladimir, mio vecchio Vladimir, perché abbiamo fallito?
Voglio descriverti i miei due padroni, i signori Cuzzoni, non Cazzoni, perché
penso ne valga la pena. Rientrano appieno nella categoria dei “cignali” di cui
spesso abbiamo parlato. Lei: grassa, bionda, piena di boria e convinta di sé,
pretesa maître, sommelier, chef e troia. Siccome è abbastanza piacente, si
diverte a provocare i dipendenti nei modi più sfacciati: niente reggiseno (non è
che abbia poi un bel seno, del resto), spacchi e scollature vertiginosi,
minigonne al livello del pube, mutandine che entrano nel sedere e via dicendo.
Si crede raffinata e donna di cultura ma si muove con la grazia di un TIR su una
strada sterrata e parla come una pescivendola livornese. Lui: tipico maschio
latino, una bestia di cento chili con una pelata alla Ronaldo, tutto auto,
caccia e fica. Avanza (non cammina, avanza) sempre a mani larghe, guarda gli
uomini come a potenziali avversari (oppure, a volte, complici) e le donne come
ad inutili ammassi di carne cresciuti attorno ad un buco. Entrambi: pieni di
soldi, ricchi di famiglia, ignoranti, rozzi, spocchiosi e, per soprammercato,
massoni! Non mi resta che augurare a me stesso buona fortuna, amico mio. Sento
che ne avrò bisogno!…
Spartaco
Dice Luria: La contrazione lo racchiude nel profondo, per creare Dio si
restringe, si chiude in se stesso, nel ritirarsi abbandona nello spazio un
residuo di luce e vi proietta le dieci emanazioni: le Sefirot. Ma lo spazio non
può sopportarle, non può contenerle e la luce viene rinchiusa in dieci vasi, i
primi tre di luminosità immacolata, gli altri sette di un misto di scorie, di
residui luminosi, dove Dio proietta, getta le impurità che lo ottenebrano.
L’equilibrio primordiale contiene l’essere, tutto è originale silenzio, per
attimi esiste un’immensa armonia, tutto riposa nel grembo dell’Essere, ma la
potenza della luce erompe con il suo potere incontenibile e stritola i vasi
contenenti le impurità...
Caro Federico,
sto leggendo alcuni capitoli della tua “Italia Misteriosa”. Spero che le cose
comincino a girare per il verso giusto, sarebbe ora. Cercherò di venire a
trovarti presto, appena avrò un momento libero. Per il momento posso solo
raccontarti due o tre quisquilie riguardo alla mia vita qui al “Venatore”.
Dunque, devi sapere che il proprietario, appassionato cacciatore (posso già
immaginarmi la tua smorfia di disgusto) possiede due cani e diversi gatti,
proprio come te. I gatti vivono nella casa padronale a Montefalco, assieme ad un
bellissimo bracco italiano di nome Melampo. I gatti sono accuditi dalla moglie,
Melampo da lui. Il “cignale” pisano possiede anche un pastore tedesco di sette
anni, di nome Fido. Questo, non essendo un vero cane da caccia (anche se
l’istinto non gli manca; spesso sparisce per ore e ritorna dopo aver compiuto
autentiche stragi di galline e conigli) vive nei pressi dell’albergo, senza
cuccia o dimora fissa, nutrito dal lavapiatti nei modi che ti dirò poi. Fido è
il cane più buono e dolce che abbia mai visto. Nonostante pesi quasi mezzo
quintale ed incuta un certo timore (credimi, sarebbe in grado di staccarti una
mano a morsi, tanto è grosso), è di una mansuetudine che strappa il cuore. Tiene
sempre le orecchie e la testa bassa, la coda tra le gambe, si avvicina con
timore, scappa al minimo rimprovero ed ha paura dell’acqua. Vive come un
randagio nel parco dell’albergo, ignorato dai padroni, sempre sporco, col pelo
mal curato, pieno di fango se piove, tutto polveroso se è sereno. Elemosina
carezze e coccole ai clienti di turno. Se uno di loro ci gioca un po’, il
vecchio Fido lo segue fino in camera. Prima della chiusura, il “cignale” viene
in cucina, rovista tra gli avanzi che il lavapiatti ha raccolto in un
contenitore, sceglie i migliori pezzi di carne per il suo Melampo e se ne va.
Poi arriva la moglie, si piega bene per mettere in mostra il culo (e talvolta
qualche cosa in più) e sceglie a sua volta i bocconcini migliori per i suoi
gatti. Ciò che resta, un po’ di pasta, verdure e forse qualche osso spolpato, va
al povero Fido, che verso mezzanotte arriva con la sua espressione mesta ed
umile, infila il muso nella porta e guaisce, sperando che qualcuno si accorga di
lui e gli rifili il suo miserabile pasto. Dopo qualche giorno di questa storia,
mi sono rotto i coglioni ed ho intimato al lavapiatti di mettere da parte un po’
di bocconcini da nascondere ai padroni, affinché anche Fido possa avere un po’
di quella carne che qui si spreca a chili.
Dimmi tu, caro Federico, se certa gente si merita di essere baciata dalla
fortuna...
Spartaco
... per l’impatto, le scintille divine si sparpagliano, si diffondono negli
angoli oscuri dello spazio, la materia diventa il loro sepolcro. Uomini, piante,
pietre divengono le prigioni delle scintille.
Ora esperimentano la profonda abiezione dell’abbandono e dell’esilio.
Sono sovrastate dalle potenze demoniache. Dopo la catastrofe metafisica tutto è
separazione, tutto è frammentazione, tutto è dominato dalla morte...
Caro Federico,
dato che ancora non trovo il tempo di farti visita, mi limito a scrivere
un’altra lettera. Il lavoro è davvero duro e, quel che è peggio, anche mal
pagato, tanto che sto già pensando di cercare un altro posto. Il padrone dà
continuamente in escandescenze, insulta tutti e, se qualcuno si azzarda a
chiedere un aumento, urla che dovremmo pagarlo per il privilegio di lavorare da
lui, figuriamoci!
Alcune note a riguardo del “cignale”?
L’altro giorno lo abbiamo visto passare tra i campi attorno all’albergo, in
completo da cacciatore, pavoneggiandosi davanti a clienti che prendevano il sole
in piscina, è davvero partito di testa. Quando si arrabbia, si “sfoga” prendendo
una pistola ad aria compressa e facendo strage dei piccioni che si posano
attorno al ristorante alla ricerca di cibo. Poi li passa ai cuochi e, la sera,
intrattiene i clienti che hanno ordinato piccione dicendo: “This is my piccione,
it’s a beautifull piccione, yeah!” Un mio collega mi ha raccontato che, a volte,
costringe il filippino che funge da lavapiatti, giardiniere e schiavo (ogni
tanto lo prende anche a calci) a tirare sassi sul tetto dell’albergo per
spaventare i piccioni che vi fanno il nido, in modo da poterli impallinare
mentre scappano. Di tutto questo si vanta quando viene a mangiare in mensa con
noi. Una volta ha raccontato, alla presenza della moglie, di quando se la faceva
alla pecorina in un bagno e tirava agli uccelli di passaggio mentre continuava a
scoparla. Che macho! E lei, la cretina, rideva tutta contenta e diceva: “Sapete,
lui è così!” Mi chiedo se quel matterello (o matterelli) che vanno in giro ad
ammazzare i cacciatori finiranno un giorno o l’altro per pensare ad una caccia
al “cignale”...
Spartaco
... ora le scintille imprigionate nelle cose elevano lo straziante lamento, si
struttura il mondo, comincia il terrore, il tempo delle lacrime, l’urlo del
creato lo senti con il cuore, l’assoluto si allontana, si cela, il visibile e
l’invisibile si separano, l’uomo sprofonda nel cuore della tenebra.
Dopo la rottura dei vasi la Shekinha è esiliata, la luce diviene tenue, vaga
disperata nell’afflizione, la trovi nei bordelli, nei canili tra bestie
disperate, vaga tra le favelas, nell’Albania liberata dal comunismo, vaga tra i
drogati, nel silenzio del mondo, tra le scorie della civiltà della tecnica...
Chi libererà le scintille imprigionate?
Chi restaurerà la luce sepolta?
Chi ricostituirà l’unità primigenia?
Quale è la fondamentale verità dell’essere?
Cos’è la verità?
Secondo Heidegger il destino dell’uomo dipende dall’interpretazione della parola
“verità”, esimio lettore, e nel cercare di chiarire questo concetto, lo
chiarisco a me stesso, poiché mi sono stravolto il cervelletto per capire il
vecchio Martin. E molti neo-positivisti pensano che il filosofo sia
completamente folle: la verità per Heidegger ha il senso greco dello svelamento,
A-letheia, che si può tradurre come “ciò che esce dal nascondimento”, quindi
siamo davanti ad un’interpretazione totalmente differente dalla vecchia maniera
di concepire il Vero.
Cos’è il Vero per te, erudito lettore? Il Vero è che il sole splende, se il sole
splende, che il mare è azzurro, se è azzurro il mare, che Sofia Loren ha
notevoli cosce e che Versace era ricco e gay ed ora è morto.
Ho letto un’interpretazione molto limpida di Galimberti e forse riesco a
comunicarti quello che penso al riguardo, anche, se in effetti, non te ne
fregherà niente. Anzi sono convinto che ti annoierai mortalmente, ma vale la
pena provare.
Tutto questo lo sto pensando dopo aver giustiziato criminali, sono quindi scosso
dagli eventi, ma il fatto che mi riesca a concentrare su un problema filosofico,
dimostra che trascendendo l’orrore brutale nel quale sono immerso, medito sulle
cose, cercando di capire il grande mistero che le circonda.
Procediamo: il termine Veritas latino o il termine tedesco Wharheit denota un
custodire, un preservare, mentre il senso che Heidegger dà alla parola è
profondamente differente: Verità, come ho detto, è per il vecchio Martin
“svelamento”.
“Cosa svela la Verità?” si chiede e risponde Galimberti interpretando Heidegger.
Svela la natura, che per i greci è l’Essere nel suo originario manifestarsi. La
Verità per loro è il presentarsi epifanico dell’Essere, che esce dall’oscurità
del nascondimento e si presenta, si esterna, si lascia percepire, vedere,
assorbire.
Ma quando il senso greco di physis è perso, le cose si stravolgono e siamo
davanti all’Ente creato uscito dal grembo del munifico Iddio, siamo davanti a
qualcosa che dipende in senso creaturale dall’Indicibile, dall’Oltre che la
proietta nel vuoto e la fa essere.
Una definizione di esemplare semplicità che è base del futuro e moderno pensare,
se l’uomo non vuole svanire dalla terra.
Ma come è successo, distinto lettore? Perché il concetto epifanico dell’essere è
stato stravolto ed è divenuto offuscato, tradito ed è diventato, in un senso,
completamente altro?
Dice Heidegger, nella lettura di Galimberti: “Lasciata a se stessa, questa
natura attraverso le passioni, produce la rovina dell’uomo….perciò deve essere
sottomessa: in un certo senso essa è ciò che non deve essere”. Ed ancora:
“L’uomo prende posto al centro dell’ente, ma non è l’ente più elevato.”
All’origine del travisamento è il discorso platonico del Bene Supremo,
dell’Aghatòn, di ciò che è infinitamente buono e lo sovrasta. Quindi l’Essere,
che si manifesta nella sua verità diviene qualcosa, se così si può dire,
dominato dall’Assoluto e dipendente da esso. L’Essere, dice Heidegger, è
superato in dignità e potenza. L’Essere non ha più il valore epifanico del
disvelarsi, dell’apparire, del manifestare ciò che si nasconde, ma diviene una
realtà fenomenica signoreggiata da un iperuranio. Il mito della caverna
platonica è chiaro su questo e annuncia una realtà offuscata sottoposta al Vero.
Ora tutto è sotto la sfera dominante del Bene, esterno alla realtà ed è
completamente altro. E si arriva al discorso tomistico: dell’ “Adequatio tra
intelletto e cosa”. L’A-letheia svanisce, diviene correttezza di giudizio, la
Verità diviene la classica corrispondenza tra il pensiero e il suo oggetto:
l’adeguamento dell’intelletto alla cosa.
L’essenza della stravolta Verità porta l’uomo al centro dell’Essere e lo
trasforma nel padrone e nel tiranno dell’Essere reificato. Dallo stravolgimento,
che a te, esimio lettore, sembra una notevole filosofica bazzecola, una banale
fesseria, sgorga l’epoca del domino della tecnica, nasce il germoglio di acciaio
che maturando cambierà il destino dell’uomo.
La tecnica sfida la natura, la giudica, l’analizza, la viviseziona, la svuota di
mistero, l’uomo diviene, in effetti, il tiranno dell’essere, non accudisce, non
cura le cose, gli enti, ma brutalmente li sovrasta.
La terra si trasforma in usura, dice Galimberti, interpretando Heidegger, l’uomo
im-piegato dell’apparato tecnico riduce la terra a materia prima e diventa a sua
volta la materia più importante.
Ci siamo, egregio lettore?
Con Cartesio giunge il “Cogito” e il concetto matematico di natura, nasce la
scienza moderna. Si completa il grande stravolgimento: l’uomo si pone come
soggetto davanti alla natura resa oggetto. La natura diviene “ciò che è davanti
alla progettazione umana”. Tutto si trasforma in calcolo. L’uomo trasforma le
cose in oggetti da vendere e da acquistare. Il pensiero calcolante è nato,
evolve multiforme, invade tutto.
Galimberti, seguendo Heidegger, ed infinitamente meno oscuro, produce un brano
che chiarisce tutto il pensare del filosofo. “Kant enuncia con queste poche
parole la nuova Weltanschauung: «E’ necessario che la ragione si presenti alla
natura non in qualità di scolaro che stia a sentire tutto ciò che piace al
maestro, ma di giudice che costringa i testimoni alle domande che egli loro
rivolge. (...) Sinora infatti si è ammesso che ogni nostra conoscenza dovesse
regolarsi solo sugli oggetti. Si faccia solo finalmente la prova di vedere se
saremo più fortunati facendo la prova se gli oggetti debbano regolarsi sulla
nostra conoscenza, proprio come la prima idea di Copernico il quale, vedendo che
non poteva spiegare i movimenti celesti ammettendo che tutto l’esercito degli
astri rotasse intorno allo spettatore, cercò se non potesse riuscir meglio
facendo girare lo spettatore, e lasciando in riposo gli astri»”
Quindi, esimio lettore, la scienza moderna gestisce l’Ente, annientando il suo
naturale fondamento, e crea due mondi: quello esterno agli enti:
l’inconoscibile, lo rende sacro, l’altro, quello che gli rimane tra mani, cioè
il visibile, gli enti, lo manipola, lo sfrutta, lo distrugge, lo utilizza,
rendendolo vuoto di mistero e di sacro.
L’albero è un ente per far tavoli, l’agnello è dieci chili di carne da divorare,
il fiume manomesso produce energia. Dio guarda e approva nel suo luogo che è
oltre lo spazio e il tempo. L’Ente, quindi diviene oggetto, questo processo
conduce l’uomo nella sfera del nichilismo. L’epoca della tecnica è l’epoca del
nichilismo. La dimenticanza dell’Essere porta direttamente al Nulla.
Seguiamo Galimberti, interprete di Heidegger: Nietzsche smaschera il nichilismo
ma non lo supera, rimane trincerato nel concetto della volontà di potenza; ora
l’iperuranio platonico crolla, tutto frana nell’innocenza del reale, Nietzsche
attacca la sovrastruttura spirituale, la demolisce, innalza un cantico alla
volontà di potenza e pensa di aver superato la metafisica. Ma Nietzsche è parte
integrante della metafisica, si illude di superarla, sfortunatamente c’è dentro
fino al collo.
Heidegger afferma che la sentenza di Nietzsche: “Dio è morto” e il picconare del
filosofo fanno cadere l’impalcatura sovrannaturale, ma non basta smascherarla,
l’uomo immerso nella dimenticanza dell’Essere pensa solo alle cose, tutto il
pensiero calcolante si manifesta nel dominio sulle cose. Anche il pensiero di
Nietzsche è parte dell’errare. Il nichilismo, l’inquietante ospite è giunto, ha
bussato alla porta, ed è entrato. Ma la prepotenza della tecnica non fa
scomparire la Verità, che in un certo senso si occulta, la Verità si preserva
anche nel massimo momento della negazione. Nel travisamento dell’Essere, gli
uomini procedono nell’errare tra enti senza fondamento del mondo reificato. Come
una scimmia in una gabbia l’uomo gioca con gli oggetti, prigioniero delle cose
ed esiste senza il terreno originario. L’errare è l’antitesi dell’originaria
Verità. Quindi, dopo il travisamento e dopo lo sviluppo della scienza moderna,
l’uomo per riscattarsi deve abbandonare il pensiero calcolante.
E’ nel pensiero che pensa, dice Heidegger, che l’uomo può trovare salvezza.
“Ciò che è veramente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo
dominio della tecnica. Di gran lunga più inquietante è che l’uomo non è per
nulla preparato a questo radicale mutamento del mondo.”
E tu dirai, esimio lettore, ma che c’entrano Heidegger e Nietzsche con le
esecuzioni di balordi?
Semplice, i filosofi ed in particolare il vecchio Martin hanno risvegliato in me
un sentimento di rabbia verso la manipolazione delle cose. Non voglio
coinvolgere il filosofo in quello che ho fatto, che è una mia totale e purissima
scelta.
Uno può dire ad un certo punto della sua vita: basta, c’è un limite all’orrore.
Un disperato, un solitario può esporsi e rischiare mortalmente nella difesa di
ciò che non ha parola. C’ero già arrivato da piccolo, l’orrore mi distruggeva
quando vidi dei gatti crocifissi a Roma e dei cuccioli accecati. Detesto,
erudito lettore, tutto ciò che domina violentemente le cose e capisco i
sentimenti dei guerrieri dell’esercito delle 12 scimmie. Più siamo, più
distruggiamo. Dobbiamo essere fermati in qualche maniera, dobbiamo essere
ridotti, limitati. Dobbiamo far respirare la terra. E questi poveracci
massacrati, sono colpevoli come i soldati nazisti che i partigiani colpivano.
Con una differenza, questi erano sadici sterminatori l’equivalente di
torturatori delle SS.
Sento già la massaia di Campobasso che grida: “Ma sono solo animali...”
Come si risponde a questo stupido commento?
Metti le chiappe sulla poltrona sdrucita, tettona, e guardati Bonolis o Pippo
Baudo o qualche vacca gaudente in TV e taci... per l’amore di Dio, taci...
Un ultima domanda, carissime, secondo te quella casalinga può avere veramente
nel corpo deforme, nella mente alterata, una scintilla divina? O può essere una
scintilla divina che contiene un corpo deforme e una mente alterata? E’ mai
possibile un simile orrore?
Si, la Shekinà è nella depravazione massima.
8. Sike
Caro Federico,
mi sono inabissato in Dostoevskij e non riesco a venirne più fuori.
Dopo aver visitato i Demoni ed aver convissuto con Satov, Dasa, Petrovna, con i
Lebjadnik, con Verchovenskij – Necaev, con il Cristo sbiadito: Kirillov, con il
profumato idealista: Trofimovic e con il Faust – Stavrogin sono sceso
nell’abisso di “Delitto e castigo” proiettandomi, vorticosamente, nel magma
mentale di Raskol’nikov: un labirintico vagare.
Un sera, Federico, lei mi raccontò che “Delitto e castigo” fu il primo libro che
lesse, e che lo trovò, coperto di polvere, nello studio di suo nonno, che tanto
amava Schopenhauer.
E già... Schopenhauer, quando ho letto il sogno di Raskol’nikov riguardante la
povera cavallina massacrata, per il gusto di massacrarla, da quel gruppo di
assassini ispirati dal demone Mikolka ho pensato a lei. Ho anche riflettuto
sulle esecuzioni sommarie degli animalisti e comincio a considerarle sacrosante
e giustificate. Devo dirle che dopo aver letto il sogno, sono stato male due
giorni e volevo sospendere la lettura del libro. Poi l’ho ripresa: non c’è nulla
al mondo come Dostoevskij per comprendere l’essenza dell’orrore di essere umani.
Sto elaborando, poiché elaborare è il termine giusto, con infinita, meticolosa
pazienza un articolo sul riflesso scimmiesco nello scrittore. Mi interessa
l’idea del doppio che emerge dagli scritti del grande russo. Mi affascina
l’ombra dell’eroe tragico che assume un carattere caricaturale e meschino.
L’idea me l’ha data un’introduzione di Leonid Grossman: il critico evidenziava,
in una sontuosa introduzione di “Delitto e castigo”, come l’ombra di Stavrogin
fosse quella meschina di Verchovenskij, e come la sbilenca grandezza di Ivan
Karamazov proiettasse la silhouette oscura di Smerdjakov. Oltre a quest’articolo
desidero scrivere qualcosa sul “Che fare?” di Cernysevskij e uno studio accurato
sui Demoni e Stavrogin, che mi affascinano in modo particolare.
La storia del cavallo massacrato mi ha fatto pensare ad una sua vecchia lettera.
Lei scrisse che Nietzsche a Torino, nel momento culminante della follia,
abbracciò un povero ronzino e lo chiamò fratello. Ricorse così alla compassione
schopenhaueriana sepolta e disprezzata nei suoi scritti. Ho riletto la lettera:
lei scrisse che il 3 gennaio 1889, Nietzsche vide un vetturino percuotere un
cavallo, attraversò la piazza, e con un urlo disperato abbracciò l’animale: era
il momento finale del crollo, subito dopo il filosofo si inabissò nella notte
della follia.
Su questo episodio, certamente, se ne sono dette tante, Gottfried Benn scrisse
che i cavalli erano due, le date cambiarono continuamente e cambiarono anche i
luoghi e le piazze. Per alcuni il fatto avvenne in Piazza Carlo Alberto, per
altri si svolse in Piazza Carlina; ma che importa? L’episodio è sicuramente
avvenuto ed il gesto di Nietzsche è degno di un romanzo di Dostoevskij. Un
giorno impazzirà anche lei, Federico, magari in una piazza di Arezzo, forse in
Piazza Grande, difendendo un macilento piccione o un gatto randagio.
Ho parlato con un paio di personaggi a Tokyo, seguendo la sua idea, di
convincere un magnate giapponese a produrre un film su Giuliano l’Apostata; sto
rileggendo Ammiano Marcellino. Mi sembra di capire che il suo rispetto per
l’Imperatore derivi essenzialmente dal fatto che abbia osteggiato il
Cristianesimo che stava trionfando in un tripudio di risse teologiche. Ario,
Atanasio, la follia del “filioque”. Ricordo che, una sera nella sua casa a
Chicago, padre Angelo – se ne uscì con una frase sorprendente, mormorò: “Sarebbe
stato meglio per tutti se Giuliano ci avesse rigettato nelle catacombe e non ci
avessero più fatto uscire”. Da questo capii che il sacerdote riteneva il
Cristianesimo autentico e luminosamente vibrante solo durante il periodo delle
persecuzioni quando non conosceva il potere temporale ed era esposto alla
violenza del mondo. In breve sembrava che dicesse che la Chiesa di Gesù è solo
quella dei poveri e dei perseguitati. Lei precisò che ammirava l’Apostata per il
suo coraggio, ma che lo disprezzava per le ecatombi animali; e pur essendo
affascinato dal ruolo anticristiano dell’Imperatore scherniva i suoi continui
massacri e le sue superstizioni che riteneva indegne di un filosofo.
Ho riletto con attenzione il brano ove Ammiano Marcellino parla della maniacale
necessità di Giuliano di sacrificare agli Dei: un’autentica vocazione al
macello. Ed, infatti, lo chiamavano “macellaio”. Ricordo che quella sera, caro
Federico, lei estrasse dalla sua polverosa biblioteca un libro dalla copertina
rossa e lesse, in latino, una lingua dai toni melodiosi per me incolto
giapponese, un brano che ho ritrovato frugando tra le pagine di un vetusto
volume latino con una traduzione inglese: “Hostiarum tamen sanguine plurimo aras
crebritate nimia perfundebat...”... “Affogava gli altari nel sangue di un
esorbitante numero di vittime, offrendo fino a cento buoi alla volta,
innumerevoli greggi di altri animali e bianchi uccelli cacciati per terra e per
mare.”
Me lo sono domandato anch’io: come ha potuto un uomo giusto, onesto, dotato di
ragione, considerato, come Marco Aurelio, una specie di Re – Filosofo,
immaginare di ingraziarsi gli dei della Luce attraverso offerte violente e
sanguinose? Come ha potuto un uomo probo pensare che le personificazioni del
Bene e della Luce desiderino lo sterminio di esseri inermi e innocenti?
Verso la fine della conversazione lei disse, scrutando il volto impassibile di
padre Angelo: “Ce l’hanno sempre con le povere bestie...”. E non riusciva a
comprendere il comportamento dell’Apostata. Padre Angelo stesso si meravigliava:
“Tutto quel Platonismo – Plotinismo, tutte quelle elucubrazioni filosofiche
sull’Uno e le sue emanazioni: Plotino, Porfirio, Apuleio, Giamblico tutta quella
ricerca della Luce (e dopo Giuliano, ne vennero altri, se non erro: Temistio,
Simplicio, Macrobio, Proclo), tutta quella infinita ricerca, tutto quel sapere,
e che fa il suo diletto Apostata? Sventra innumerevoli animali per svelare il
suo misero fato e brucia migliaia di povere bestie per ingraziarsi gli dei –
demoni (perché non possono essere altro che demoni gli dei che richiedono sangue
innocente). Ricordo come fosse ieri, lei lo guardò e rispose: “Sì ma anche voi
avete fatto ben poco...” e continuò: “Non capisco: Giuliano viveva di frutta e
verdure... immagini che Apollonio, il Cristo pagano, da lui e dagli altri
filosofi tanto ammirato e venerato, mangiava solo i prodotti della terra ed
evitava la carne degli animali, come qualcosa di impuro che obnubila
l’intelligenza, e si rifiutava di coprirsi con la lana e con le pelli delle
bestie. Così, almeno, scriveva Filostrato. E pur sapendo tutto questo che faceva
l’Apostata? Sgozzava, sventrava, bruciava, massacrava, tagliava, mutilava...
gettando un’ombra oscura sulla sua povera vita.” Questo disse, Federico, ma
forse non ricorda...
Il film, tuttavia, potrebbe essere qualcosa di potente ma occorre un grande
regista e un incredibile camera-man, un grande direttore della fotografia.
Immagino la prima scena: è il settimo giorno del mese e un inviato
dell’Imperatore sta attraversando la Focide. Il messo giunge a Delfi, l’ombelico
del mondo, e procede nel viale ricolmo di thesauroi, osserva il proliferare
inaudito di stili, il cattivo gusto delle offerte. Pensa ad un’opulenza volgare
che rasenta un’hybris sfacciata: un’arte da nuovi ricchi: il kitsch del
paganesimo morente. Dopo la Prometeia, l’uomo si purifica nell’acqua tralucente
della fonte, osserva l’orrore del capretto sgozzato; l’innocente creatura, a
contatto con l’acqua, trema: questo vuol dire che Febo è presente. Il messo
procede lentamente nell’oscurità e le torce illuminano una strana scena: una
vecchia, agghindata con candidi abiti, come una grottesca bambola, traballa su
un tripode. L’inviato dell’Imperatore osserva la donna: la Pizia è una decrepita
vergine, nevrotica e scorbutica, che lo fissa ossessivamente mentre è avvolta
dai fumi del papavero anatolico che sembrano filtrare dalle fessure del suolo.
La vergine è tra le grinfie di Apollo: farfuglia e rantola. L’uomo riceve il
messaggio aggiustato e edito da scrupolosi sacerdoti che hanno ascoltato
l’oracolo gorgogliato della vecchia e legge: “Dì al Re: i cortili di Febo sono
crollati, i templi sono crollati, Febo non ha più la sua capanna, non ha più
l’alloro che indovina, né la fonte che parla. Si è inaridita l’acqua profetica”.
Il messo parte e ritorna dall’Imperatore. Quando giunge si inchina e consegna il
messaggio. L’Apostata lo scruta, si curva su stesso, si passa la mano sulla
fronte sudata e mormora: “Maledetto Teodosio.”
Così dovrebbe cominciare il film.
Ce n’è per fare un autentico capolavoro: l’infanzia di Giuliano tra gli infidi
familiari costantiniani, il Cristianesimo che diventa religione di stato con
tutti i suoi emergenti difetti, le dispute teologiche, l’inganno di Giuliano che
fa credere alla Corte colma di eunuchi di essere cristiano, le guerre contro gli
alemanni e Vadomario, il rapporto con Costanzo, il rischio continuo di essere
massacrato perché ingombrante e vincente, la morte di Costanzo Augusto e il
ritorno del corpo dell’Imperatore accompagnato da Gioviano (che succederà a
Giuliano) a Costantinopoli, la porpora non desiderata, la sontuosa cacciata
degli eunuchi, le ecatombi, Massimo e le infinite superstizioni, il tentativo di
ricostruire il tempio di Gerusalemme, il pensiero filosofico dell’Apostata, il
linciaggio di Giorgio vescovo di Alessandria, le ultime dispute teologiche e il
suo ilare approccio alla teologia cristiana, gli sputi del vecchio vescovo
cieco, la spedizione contro i persiani, la morte di Giuliano trafitto da una
lancia, l’ultima conversazione con Massimo e Prisco sull’anima (ed eviterei il
“Galileo hai vinto!”perché falso e aggiunto dai cristiani), il nuovo imperatore
Gioviano (un’ombra al paragone di Giuliano) coperto dalla porpora imperiale e
acclamato dall’esercito.
Come concluderei?
Con le immagini di Gioviano che prega davanti alla croce.
Proverò a convincere qualche ricco, degenerato samurai.
Una curiosità come è finita la spedizione della sua legione romana in terra
aretina per salvare la povera cagnetta nera?
Yutaka
“... un’altra sera mi capiti di trovare sotto un noce un innaffiatoio pieno a
metà dimenticato da un garzone giardiniere, e questo innaffiatoio, e l’acqua che
esso contiene, resa cupa dall’ombra dell’albero, e un insetto che remiga sullo
specchio di quest’acqua da una sponda oscura dell’altra, che questo insieme di
cose insignificanti mi trapassi di un fremito per la presenza dell’infinito, mi
faccia rabbrividire dalle radici dei capelli fino al midollo... In tali momenti
una qualsiasi creatura insignificante, un cane, un topo, un insetto, un melo
intristito, una carrareccia che si snoda sulla collina, una pietra muscosa
vengono a significare per me assai più dell’amante più bella e generosa nella
più felice delle notti. Queste creature mute talvolta inanimate si levano verso
me con una tale pienezza d’amore, che il mio occhio letificato non riesce a
scorgere dattorno nulla che sia morto...”
(Hugo Von Hofmannsthal – Lettera di Lord Chandos)
Caro Yutaka,
….già... Giuliano l’Apostata... una figura interessante: l’ultima disperata
reazione verso il Cristianesimo trionfante. Io amo i perdenti, e l’Apostata
malgrado le incredibili vittorie contro alemanni e persiani, è un classico
perdente, è un perdente epocale. E solo un fallito cosmico, nella sua grandezza,
può pensare di resuscitare una religione finita, morta, arida: ossa e cenere. E
Febo, che se ne intende, gli mormora attraverso la Pizia: lascia perdere fai
ridere. Ma lui continua con i suoi insulsi, grotteschi macelli, con le sue
oscene ecatombi. Sì, sempre i poveri animali. Proprio così.
Forse tra 500 anni i cristiani avranno lo stesso problema, quando saranno
gettati nella pattumiera della storia e, affogando nel mondezzaio delle idee,
nella discarica delle grandi ideologie, cercheranno di salvare la loro religione
morente.
La sua lettera mi ha fatto tornare il desiderio di rileggere, dopo moltissimi
anni, Delitto e castigo: il primo libro della mia vita. Mentre scendevo nel
labirinto di Fedor, ho ricevuto da Cornwell, il nostro amico comune di Madison,
una cassetta di un film americano, non ancora in circolazione, che ha ottenuto
attraverso i suoi notevoli contatti nel mondo del cinema, un film bellissimo che
ho molto apprezzato e che le sto spedendo.
Quello che mi ha colpito di American Beauty - così si chiama il film diretto da
Sam Mendes - sono due incredibili sequenze. Nella prima, Ricky, uno spacciatore
di droghe, con una spiccata tendenza al misticismo, se così si può dire, mostra,
alla donna che ama, un filmato di un’amabile brezza, di un venticello, che gioca
con un pezzo di carta e con foglie cadute.
Un evento insignificante che sfuggirebbe a quasi tutti gli uomini, e che sarebbe
ignorato dalla normalità dominante, assume un aspetto insolito che sembra
rivelare un forza nascosta e sublime dietro le cose.
Il gioco esilarante del venticello è semplicemente stupendo, raramente una scena
mi ha tanto commosso. Il commento dello spacciatore è di grande purezza.
Osservando il gioco soave della brezza - o della forza che, agitando foglie e
carta, usa la brezza - il giovane dice: “E’ uno di quei giorni e tra pochi
minuti potrebbe nevicare, c’è elettricità nell’aria” e mentre la carta e le
foglie continuano a danzare per quindici minuti mosse dalla forza gentile che
sembra giocare con loro, Ricky continua: “quelle cose stanno danzando per me...
sono come un bambino che mi prega di giocare. Quel giorno ho scoperto che c’è
una vita intera dietro le cose. Questa forza, incredibilmente, benevola desidera
che io sappia che non c’è ragione di aver paura. Mai. E mi chiede di ricordare.
Devo ricordare. Delle volte c’è tanta bellezza nel mondo che non riesco a
sopportarla e il mio cuore sembra che crolli.“
Alla fine del film, il protagonista, Lester Burnham, l’io – narrante defunto,
che ha rinunciato alla “rat-race” – e ai valori grotteschi della moglie e del
popolo americano – e che ha appena avuto il cervello spappolato da un colonnello
dei Marines, riprendendo il tema dell’insopportabilità della bellezza del mondo,
dice: “Ho sempre sentito che la vita ti passa davanti agli occhi nel momento che
muori, ma quel secondo si estende per sempre in un oceano di tempo. Per me è
stato come contemplare, sdraiato sull’erba, le stelle cadenti nel campo dei boy
scout... le foglie gialle che cadono dagli aceri... le mani di mia nonna con la
pelle che sembrava di carta... è stato come vedere la prima volta la nuovissima
Firebird di mio cugino, e la piccola Jane e mia moglie Carolyn. Dovrei essere
incazzato per quello che mi è successo” – cosa sacrosanta dal momento che gli
hanno bruciato il cervello – “ma è difficile arrabbiarsi quando c’è tanta
bellezza nel mondo. Delle volte (questa bellezza) si presenta tutta insieme e
penso sia troppo difficile sostenerla. E il mio cuore diventa come un pallone
pronto a scoppiare. Allora mi ricordo di rilassarmi e di lasciar andare le cose
e, questa bellezza scorre attraverso me come una pioggia. E non provo che
gratitudine per la mia stupida, piccola vita. Sono sicuro che non sapete di cosa
stia parlando, ma un giorno capirete.”
Ho pensato a quello che padre Angelo mi ha detto giorni fa, telefonandomi da
Brescia durante un congresso: alcuni scienziati stanno studiando, con estrema
serietà, la possibilità della sopravvivenza dell’anima dopo la morte. La tesi
che la mente sia esterna e indipendente (se così si può dire) dal cervello, e
che il cervello non sia altro che uno strumento che filtra, come un imbuto, la
mente nello spazio – tempo (se così si può definire la dimensione ove
soggiorniamo) sta cominciando a convincere molta gente. Questi scienziati hanno
iniziato a dubitare che la mente e la coscienza siano prodotti del cervello e
ora credono che siano totalmente differenti e indipendenti dal cervello e che la
coscienza sopravviva alla distruzione del corpo. Affermano, insomma, che la
mente è come la luce nel secchio in un particolare di un quadro di Pieter
Bruegel, che mi sembra sia “la lotta tra Carnevale e Quaresima”, ma forse mi
sbaglio perché non ricordo bene.
Dovrebbe essere così: il cervello è il secchio che contiene la mente – luce. Il
secchio – cervello è la prigione platonica dell’anima – mente.
L’intelligenza prodotta dal cervello è qualcosa che non ha nulla a che fare con
“la vita dietro le cose” o la “forza, incredibilmente, benevola” che gioca con
le foglie secche e con l’umile pezzo di carta, e che rassicura e desidera “che
si sappia che non c’è ragione” alcuna”di avere paura”. La mente appartiene al
mondo dell’intuizione di Ricky, lo spacciatore di droga, e sembra trascendere i
concetti angusti del Bene e del Male. Il cervello, invece, appartiene al mondo
fasullo di Carolyn, al nostro mondo della logica che afferma che l’anima non è
una sostanza indipendente ma è semplicemente la vita del corpo; che l’anima non
è altro che il “nefes” biblico o la forza vitale degli antichi greci; che
l’anima non è, senza ombra di dubbio, l’Atman che trasmigra di corpo in corpo,
né un’entità incorporea, indipendente e indistruttibile che sopravvive alla
morte; che la coscienza è prodotto esclusivo delle operazioni eseguite dal
cervello, essendo l’anima la forza vitale del corpo.
Ma per gli scienziati, che hanno analizzato le esperienze di morte apparente –
alla Moody – il cervello interpreta a suo modo il mondo e lo banalizza
attraverso la sua limitata comprensione, costringendo la mente (che potrebbe
essere luce misericordiosa e infinita) ad essere filtrata e gettata tra le cose.
Il cervello (per ragioni incomprensibili) precipita la mente nello spazio –
tempo ove è facile e logico credere che tutto sia caduco e transeunte. La getta
in un mondo abitato dalla bellezza ma dove è sovrabbondante l’orrore. Le fa
credere che le cose originano dal nulla e che nel nulla ritornano.
La immerge nella palude tenebrosa del nichilismo e ve la lascia sguazzare. La
mente filtrata dal cervello, precipitata nello spazio – tempo, raramente
percepisce quello che i personaggi del film intuiscono: che c’è una “vita
intera” e una “forza benevola” dietro le cose e che tutto quest’orrore è
solamente illusorio e non va temuto; che tutto è essenzialmente e profondamente
luce e bene, e che l’apparenza è l’errare che convince che questo è l’unico
mondo che esiste, l’unica dimensione, e che le cose sono enti precari,
insignificanti, effimeri e nulla più. La mente filtrata dal cervello raramente,
ed eccezionalmente percepisce che tutto, anche il calvario di Katerina Ivànovna,
il suicidio di Svidrigajlov, la tragedia di Raskòl’nikov, il martirio della
cavallina sono espressioni illusorie dell’apparenza che saranno,
inevitabilmente, trascese, superate, cancellate, come un caliginoso incubo, dal
mondo a venire o dalla benevola e rassicurante forza: una visione misericordiosa
e parmenidea della realtà.
E mentre ascoltavo le parole degli eroi negativi (ma per me positivi) di
American Beauty e riflettevo su Delitto e Castigo, pensavo alla straziante fine
di Katerina Ivànovna, pensavo a Kolja, a Pòlecka, a Lenja, ai piccoli disperati
trascinati dalla follia della madre a danzare per strada... “glisser-passez, pas
de basque...” pensavo a Sof’ja Semenovna che si prostituisce per tenerli in
vita, pensavo alla descrizione finale della follia e della morte della povera
tisica, pensavo alla cavallina martoriata nel sogno, all’abbandono di quei
poveri piccoli disperati e mi dicevo: davanti al dolore del mondo, davanti alla
strazio dei viventi e delle cose come possono venirci a raccontare storie sulla
bellezza del mondo, su una forza infinitamente benevola, su una “vita intera
dietro le cose”?
Come possono chiederci di non aver paura quando viviamo nelle tenebre
dell’orrore?
Eppure, anche padre Angelo direbbe che il dolore dei piccoli, la morte di
Katerina Ivànovna, il martirio della cavallina sono eventi racchiusi
nell’inganno dell’apparenza e che la realtà che ci attende è quella descritta
dai personaggi di American Beauty.
E si ritorna all’antica parabola del principe che vaga per un’ostile mondo
convinto di essere un mendicante. Alla Shekinhà che si perde ma è Luce infinita
e “incredibilmente benevola”. Al breve errare nelle tenebre di una sostanza, di
un’entità divina intessuta di amore e di luce. Ho pensato a Meredith e alla sua
interpretazione della morte apparente: un gioco del cervello per aiutarci ad
attutire l’impatto del nulla. Chissà.. Forse sbaglia.
Glissons...
Alcune domande, Yutaka, riguardo Delitto e castigo.
Immagini di incontrare un Raskòl’nikov giapponese, che, trascendendo i limiti
delle necessità personali, dei bisogni familiari, spaziando verso una dimensione
più etica, se così si può dire, le sussurrasse di essere pronto ad uccidere un
miliardario. Immagini, che le bisbigli, parafrasando Rodiòn Romànovich, che il
ricco samurai è una “creatura non umana”, un “pidocchio” “schifoso e nocivo”.
Immagini di ascoltare stupito il nuovo Raskòl’nikov mentre le chiarisce il suo
piano: “Lo accoppo con un’ascia, gli fotto i dieci miliardi che ha in
cassaforte, poi salto su un aereo e volo a Nairobi e consegno ai padri
missionari la valigia piena di soldi, e spiego: “Eminentissimi padri, sto
morendo di cancro, questo è tutto quello che ho... usatelo per i piccoli che
muoiono di fame” e per me non tengo neanche un fottuto yen...”
Che direbbe Yutaka? Approverebbe? Griderebbe per l’orrore?
Immagini che, dopo un anno, lei venga a sapere che quel denaro ha salvato mille
bambini.
Non giustificherebbe l’azione del Raskòl’nikov nipponico che, uccidendo e
depredando il “pidocchio”, ha evitato la morte dei piccoli africani?
Vale la vita di un vecchio scrofoloso quella di mille bambini? Che dice Yutaka?
Sorride? Enigmaticamente sorride?
Vale la vita di milioni di inermi e innocenti creature la vita di un sadico
cacciatore?
O di un sadico vivisezionatore?
Conosco la risposta: non è giusto perché le regole del vivere civile verrebbero
meno se tutti si facessero giustizia da soli.
Suvvia... roba da buonisti, roba da boy scout, amico mio...
Ricorda quello che dice Raskòl’nikov? Io ho ucciso, sì, “ma loro fanno morire
gli uomini a milioni, e lo considerano ancora una virtù. Bricconi e furfanti
essi sono...”
Chiederebbe al Rodiòn Romànovich giapponese: “Perché hai ucciso il vecchio...?
Lo condannerebbe gridando: “Hai commesso un delitto!”?
Ricorda la risposta di Raskòl’nikov alla sorella frastornata dalla scoperta
dell’omicidio?
“Delitto? Che delitto?... L’aver ucciso uno sozzo e malefico pidocchio, una
vecchia strozzina non utile a nessuno, la cui soppressione farebbe perdonare
cento peccati, che succhiava il sangue dei poveri, questo sarebbe un delitto? Io
né ci penso, né penso a lavarlo e perché da tutte le parti ce l’hanno con
questo: “Delitto, delitto”...” ed ancora: “Ebbene io non capisco assolutamente:
perché ammazzare la gente con le bombe, con un assedio in regola, sarebbe una
maniera più rispettabile? La paura dell’estetica è il primo indizio
dell’impotenza!... Mai, mai ne ho avuta più chiara consapevolezza che adesso e
meno che mai vedo nel mio atto un delitto! Mai sono stato più forte e convinto
di adesso!...”
Io penso, Yutaka, che la difesa dell’innocente, dell’inerme, del vinto
giustifica la violenza. Penso, per esempio, che non possa esserci pace nel Medio
Oriente fino alla creazione di uno stato palestinese. Penso che la lotta contro
i sopraffattori, gli oppressori di qualsiasi sorta, sia sacrosanta. Io
giustifico la violenza dei vinti, dei disperati, dei perdenti. Lenin diceva: una
classe operaia che non usa le armi merita di restare schiava.
La cagnetta nera mi chiedeva? Un pulviscolo, una particella subatomica nel mondo
del Male. Ma anche quella esiste.
Lutero, rispondendo ad un’anima nobile che insisteva sulla bellezza della vita,
mormorava: “Leiden, Leiden; Kreuz, Kreuz...” che è, essenzialmente, lo stesso
concetto di Gautama Buddha: tutto ciò che vive soffre. Tutto.
Un abbraccio, Yutaka...
Federico
Dr. Maggi,
è da almeno un anno che sto cercando di far liberare una cagnetta nera che vive
in uno stato di totale desolazione in un casolare in rovina. La povera bestia è
legata ad una catena pesantissima che le ha cicatrizzato il collo. Ogni giorno
le porto del cibo, questa povera creatura mi sembra l’immagine della deiezione.
Ho provato a Castiglion Aretino con la USL, l’hanno curata e poi riportata nelle
stesse condizioni nel casale diroccato. Vivo da poco in Italia e mi sorprendono
le condizioni di molte bestie in quest’area, fan pensare all’Arabia Saudita. Sto
cercando di convincere alcuni amici a prendere la cagnetta, ma inutilmente. Dal
momento che viaggio spesso mi è impossibile nutrirla tutti i giorni.
Sembra che appartenga ad un pastore, il quale per qualche incomprensibile
ragione la tiene in quelle desolanti condizioni. Il casolare si trova a
Montalgio nel vialone dei casoni leopoldini abbandonati.
Sarei felice di indicarglielo, se è interessato, e può gentilmente aiutarmi.
Federico Nadali
E’ un mese che studio l’area. Sto attraversando un campo pieno d’acqua, gli
stivali sprofondano nella melma, sono le cinque della sera, vedo un grande
casolare abbandonato con due maestosi pini. Attraverso un fiumiciattolo. Il
cielo è di un colore rosa pallido con sfumature grigiastre.
E’ l’ora degli spiriti, l’ora della spaccatura dei mondi. Più uccido questi
miserabili e meno ho paura dei fantasmi. Finalmente la casa del satrapo Cuzzoni,
grandi alberi, finestre ad arco romanico, grande ristrutturazione, questi zotici
sorprendono. Cerco il ponte per attraversare il secondo fiumiciattolo, la notte
comincia a coprirmi come un oscuro mantello, gli alti arbusti mi proteggono.
Nella borsa ho la spada dell’Angelo della morte: una Wildcat.277 e un’altra
pistola con il silenziatore.
Silenzio e rapidità estrema, sono vestito di nero e mi sento un po’ coglione
mascherato da killer, ma così ha voluto il mio karma che è ora intriso di
sangue. Paziente procedere, calma. Dopo l’esecuzione mai spettri o sogni
terribili, mai incubi, perfetta serenità, abbracciato alla gatta malata riposo
tra le braccia degli angeli... ma quali angeli? Esimio lettore, quali angeli?
Questo è il problema.
E come può un ateo fottersi la testa con gli angeli?
Dr. Maggi,
Ritornando da un mio viaggio in Scozia ed in Inghilterra ho visitato di nuovo la
cagnetta. Dal messaggio che ho ricevuto Lei considera le condizioni dell’animale
soddisfacenti. Vede, io sono una vittima di questa interpretazione italiana
della tollerabilità delle condizioni: tra cani e gatti, tra Londra e Montalgio
ho raccolto complessivamente nove animali, alcuni hanno girato il mondo con me.
Ultima una cagna abbandonata da un assassino gravida e ferita, che mi ha
regalato uno stupendo cucciolo, il quale mi ha metodicamente devastato la casa.
Non le dico le difficoltà che questa moltitudine di esseri mi crea. Nel
visitare, come ho detto, questa povera bestia legata da una pesantissima catena
che le ha marchiato il collo, ho notato che non esisteva alcuna protezione
durante il periodo di intenso gelo che ha preceduto questi giorni, quelle che
lei chiama condizioni tollerabili sono per me condizioni semplicemente
barbariche. Questo delinquente, che è il torturatore effettivo di questa povera
creatura, poteva essere obbligato a coprirla durante il grande gelo. E voi
dovevate far in modo che lo facesse. Dal momento che sono io che pulisco l’area
stracolma di defecazioni, cambio l’acqua sporca, raccolgo il pelo che perde
continuamente mi permetta di contraddirla. Questa bestia non sta bene e va
curata. La perdita del pelo può derivare da carenze vitaminiche o da
un’infestazione parassitaria o da qualcos’altro.
Il mio lavoro consiste nell’invitare giornalisti nelle zone turistiche e
promuoverle. Giorni fa vicino a Napoli, la visione di cani abbandonati nelle
strade ha ridotto un’operazione di lancio di un’area del 50%. Se io scrivessi
una lettera a sette giornalisti tedeschi e a quattro americani, sensibilissimi
ai problemi della natura e al maltrattamento degli animali, stia sicuro,
dottore, che questo centro di umanesimo rinascimentale e di alta qualità della
vita verrebbe bollato per quello che in effetti è: un luogo ove le bestie
vengono trattate in maniera ignominiosa.
Mi dispiace disturbarla nuovamente, forse dovremmo fare un giro in macchina
insieme, ci sono bestie tenute in recinti di un metro quadrato in condizioni
vergognose.
Forse è tempo che qualcuno faccia qualcosa...
Federico Nadali
Calarsi nelle fronde, tra gli arbusti divorati dal gelo, attendere nelle
vicinanze, pregare nell’immoto silenzio della notte, pregare gli angeli della
giustizia che vedono il Male ma nulla possono: poiché il sistema metafisico
dell’Oltre è un sistema totalmente impotente. Evitare il cane legato che abbaia.
La notte scende con i suoi terrori. La signora dalle gloriose natiche è ad
Arezzo ma il mostro ritornerà presto. Partiamo. Entro nella casa da una
finestra, la vecchia mi viene incontro.
Pistola puntata verso la testa canuta di sacra madre italiota.
Pasolini aveva regione a considerare le madri italiane come le vere distruttrici
della nazione.
Siamo affetti da un penoso mammismo.
“Siediti piezz’e core...” lego la vecchia che smadonna paurosamente e poi
comincia con il “non uccidermi...” si passa con estrema rapidità dall’orgoglio
ferito al frignare.
Piccolo cedimento di vecchia madre con il grande cuore di troia.
Chiudo in una stanza, imbavagliata, la nobile megera.
Cuzzoni deve essere fuori dalla grazia di Dio: quando frugo nei cassetti trovo
una cosa inconcepibile, in una pagina di un settimanale erotico, su uno stupendo
corpo nudo, c’è incollata la testa della Pivetti.
Immagino una potente masturbazione del mostro davanti a questa splendente
immagine della Irene dalle tette luminose, che in vita sicuramente non possiede.
Dr. Maggi,
spero che sia l’ultima volta che scrivo, avendo lavorato trent’anni nella
burocrazia italiana mi rendo conto come può essere noioso essere disturbati da
problemi così minuti. Sfortunatamente siete gli unici ai quali mi posso
rivolgere per un problema di umanità e di giustizia. E a voi mi rivolgo. Non ho
scelte. Avevo l’impressione che sareste stati in grado di poter far qualcosa.
Lunedì ho avuto il grande piacere di incontrare il gentile signore, che tiene
incatenata da una vita, in condizioni ignominiose, la povera bestia. E’ stato un
incontro che mi ha confermato quello che già pensavo di alcuni personaggi della
zona: siamo a livello di puro trogloditismo. Il caro pastore, dopo essersi
precipitato ad incontrarmi, mi ha invitato con estrema fermezza, e con
controllata violenza a non entrare più nella sua casa. La sua casa sarebbe
quella leopoldina semidistrutta e cadente dove tiene legata la povera cagna da
anni. Ho risposto: “che male faccio se do da mangiare a questa povera bestia,
che lei tiene in condizioni vergognose; dovrebbe essere contento.”
Mi ha invitato, con toni minacciosi, a non entrare nello spazio aperto davanti
alla sua casa. Secondo la sua logica trogloditica la cagna è un suo oggetto
personale che può far morire di stenti perché il diritto di proprietà lo
sancisce. E dal momento che le autorità se ne fregano il troglodita è
autorizzato a comportarsi in questa ignobile maniera. Veramente edificante.
Risultato: sono tornato ieri a dar da mangiare alla cagna l’ho accarezzata come
al solito, l’ho pulita e poi me ne sono andato. Vi informo perché questa vicenda
potrebbe avere spiacevoli sviluppi, considerando il tono minaccioso del pastore
e la mia inflessibile volontà di aiutare la cagna.
Nel frattempo, Ristori, che fa ingenti sforzi per lanciare quest’area sarà
contento di sapere che ho informato i giornalisti stranieri di questi eventi
inviando traduzioni inglesi delle lettere.
Tutto questo per una cagna? Tutto questo per un essere vivente che soffre, che
sia umano o animale non cambia. E se un giorno, dovessi trovare Ristori sotto un
ponte, senza il suo albergo e senza il suo ingente capitale, cercherò di
aiutarlo come ho aiutato la povera bestia, perché in fondo, Dr. Maggi, questo
significa essere autenticamente umani.
E’ d’accordo? Ne dubito assai...
Federico Nadali
Rumore di macchina, freni e manovra.
Rapidità e fermezza.
Sorprendere il reprobo Cuzzoni, non farlo pensare, intimidirlo, stordirlo.
Esco dalla porta. Lo chiamo: “Cuzzoni!..”
Riflettere con rapidità: una bestia di novanta chili può essere difficile da
gestire.
Il primo colpo gli spappola il ginocchio.
Grida, la vecchia mamma freme, non c’è nulla come il cuore d’una vecchia madre
che ti ha custodito nelle sue budella contorte.
Cade, gli sono sopra: “una morte leggera fratello per tutto il male fatto... le
bestie che massacravi agonizzavano... tu te ne vai rapido... è clemenza... è
angelica misericordia... uno svanir rapido dal mondo...”
Colpo secco alla testa, un fiore purpureo germoglia da un escrescenza porosa che
si forma sulla pelata.
Grande silenzio poi il cane abbaia, si agita furiosamente.
Messaggio delle Brigate Verdi attaccato su un albero: “Abbiamo giustiziato un
torturatore…”.
La troia rientrando troverà l’osceno consorte con il cranio spappolato: immagino
i gridolini di piacere prima di slegare la vecchia. O forse la lascerà
soffocare, potrebbe essere una soluzione.
Ma sedurre la signora Cuzzoni comporta troppe difficoltà ed io avanzo verso la
decrepitudine.
Torno a casa, notte gelida, cullato dai tuoi venti amorosi.
Oscurità stupenda che benignamente mi assorbi e culli.
Ali nere dell’Angelo della Morte, un frusciare immacolato di oscuro.
Sono crollato in una melmosa pozzanghera, Max mi accoglie con profonda gioia.
Le bestie sono esseri superiori.
Esimio lettore, questo umano – verme mi sfida mi fissa, “qui non ce lo voglio, è
casa mia non si permetta.” Questo troglodita della Valdichiana, mi sfida.
Quante pecore hai inculato, mostro? Quanto male hai fatto?
Questa bestia disgraziata mi mette le zampe intorno al collo ed attende sempre
la mia venuta, ha conosciuto solo il mio amore e lui vuol impedirmi di toccarla,
accarezzarla.
Figlio di puttana, penso, tu stai sfidando il tuo annientamento: una morte
violenta e l’eterno silenzio del nulla. La catastrofica fine del tuo misero ego,
del tuo spurio esistere ti sta guatando.
Essere malvagio, calamità vergognosa, escrescenza purulenta della terra.
Calmiamoci, non esageriamo nella retorica, esimio lettore, è di cattivo gusto:
una parvenza di controllo!
Forse John in un futuro, durante un romantico viaggio in Italia potrà scrivere
un dramma, una tragedia ditirambica. Si potrebbe usare, per il pastore, un asse
infuocato e infilarglielo nel culo, come lo infilarono a Edoardo II, re – checca
per antonomasia.
Non una cattiva idea: accoppare il pastore con un ferro infuocato nell’ano.
Maggi: Vede... questa non è l’Inghilterra è la Toscana......
Federico: Me ne ero accorto, Dottore... ci abito...
Maggi: Dico, questa è la Toscana... non la Svezia...
Federico: Dottore, sono Italiano... lo ha capito...?
Maggi: Sì... certo... e allora?
Federico: Certo... sono disgrazie che capitano...
Maggi: Non ama il proprio paese?
Federico: No.
Maggi: Il cane ha tutto... spazio... cibo...
Federico: Lei scherza o è un incosciente...
Maggi: Si calmi...
Federico: Lei è un burocrate e non vuole essere disturbato...
Maggi: Lei sbaglia... non posso fare niente...
Federico: Porti via la bestia...
Maggi: Non possiamo...
Federico: Un giorno la prenderò, è questione di tempo...
Maggi: E il pastore manderà i carabinieri...
Federico: Li mandi, io vi sputtano per mezzo mondo...
Maggi: Pensavo fosse un cacciatore...
Federico: Sì, ma sono contro la violenza gratuita.
Maggi: Con quello che accade nel mondo...
Federico: Che fa lei per il mondo? Fa qualcosa per i piccoli brasiliani? Per lo
Zaire? Per gli Hutu?
Maggi: E lei?
Federico: Io faccio molto per il mondo... lo riedifico...
Maggi: E cioè?
Federico: Tagliamo corto dottore, è in grado di aiutare quella povera bestia o
no? Le disquisizioni filosofiche non mi interessano...
Maggi: Il cane ha spazio e cibo.
Federico: Ha una crosta miserabile di pane e uno spazio stracolmo di
escrementi... ci farei vivere lei in quelle condizioni...
Maggi: Vede in Italia...
Federico: Non pontifichi... conosco questo dannato paese...
9. L’enigma dei sogni Se c’è una cosa, esimio lettore, che odio
è far credere che io sia un cacciatore: mi dà i brividi.
Quella notte ho sognato di essere morto e che mi avevano portato in una cripta
piena di sepolcri, a Gerusalemme, ove era custodito il corpo del Cristo Gesù. Su
uno di quei sepolcri, quello centrale, c’era una statua di legno del Nazareno
tagliata a metà, sembrava la pietà del Bellini con il Cristo leggermente
reclinante sostenuto da due piccoli angeli in sottoveste. Intorno al sepolcro di
Gesù erano disposte tombe marmoree di apostoli e santi.
I santi, che sembravano essere plasmati in argilla, erano sdraiati su sarcofagi,
come i rilassati defunti delle urne volterrane, ed avevano volti arcigni ed
espressioni imperiose; le immagini, a differenza delle statue etrusche sui
coperchi di terracotta, erano perfettamente proporzionate. Su uno dei sarcofagi
intravedevo un santo barbuto che mi sembrava fosse Girolamo, solo leggermente
più in carne, ma con le gote arrossate come quelle dei tisici. Su un altro
coperchio era invece spaparacchiata una santa, che aveva un’aria sfacciata da
Armida tiepolesca, con i solidi seni esposti agli occhi del Salvatore, e
sembrava tra quelle penombre mistiche sovranamente profana, spudoratamente fuori
posto. “E’ la Maddalena?” Mi chiesi.
Su un lato dell’urna del Cristo - un guardiano mi spiegò - era scolpito un
bassorilievo raffigurante il fratricidio di Etocle e Polinice, che non c’entrava
un bel niente con il Salvatore. Il mito ellenico era un soggetto molto amato dai
mercanti del periodo, immortalati sulle urne.
Il guardiano che mi spiegava le cose ricordava vagamente l’uomo vestito di
bianco che veglia durante il sogno di Costantino di Piero della Francesca, aveva
la stessa enigmatica espressione, ma sembrava annoiato per le mie domande e dava
l’impressione di pensare: “Ma come, questo fesso lo purifichiamo e fa tutte
queste domande del cavolo...”
L’uomo in bianco mi spiegò che sarei stato inumato nella cripta e che le salme,
portate a Gerusalemme, dovevano essere purificate dai fumi e dall’inquinamento
della City di Londra dal momento che il denaro aveva contaminato i cadaveri ed
era necessaria una purificazione in Terra Santa. La terra sacra di Gerusalemme
avrebbe decontaminato le salme.
Io non capivo e chiesi: “Ma perché mondare cadaveri se l’anima sopravvive alla
morte?”
L’uomo in bianco mi rispose che le anime vivevano nella cripta con il Cristo
Gesù e che la notte parlavano, cianciavano, discutevano di cose mistiche e
sante, ma restavano legate ai corpi.
“Dio che noia!” pensai e domandai: “Ma questi rivolgeranno la parola ad un
peccatore?”
Il guardiano mi fece capire che Gesù e i santi mi avrebbero ignorato.
Allora capii che il Cristo Gesù era un’anima moralmente seria ma totalmente
priva di amore.
Capii che era, come un’icona bizantina, pieno di potenza e di regalità ma privo
di misericordia e che l’ultima speranza, in quella tenebrosa eternità, erano le
tette erette dell’Armida.
Dal diario dei sogni di Federico Nadali.
3 Dicembre
Sono gli ultimi giorni della terra.
L’universo si sta dissolvendo e rotola come un tappeto.
Una voce annuncia la fine.
Satana conclude il suo regno, che non è altro che una lastra ondulata distesa
sul mondo.
La lastra svanisce ed il mondo sembra tornare all’originale bellezza.
Satana trafitto da un dardo divino affonda in limpidissime acque.
21 Dicembre
Staccandosi da un monumento capre bronzee corrono per la città e sgravano per le
strade.
Capretti stupendi di bronzo lucido e metallo, appena nati, inseguono le madri.
Sorpreso mi sveglio.
4 Gennaio
Una vecchia con sua figlia ed un servo mi incontrano.
Rapporti incredibilmente tesi.
La figlia mi consegna un pacchetto pieno di piccole cose.
Ricordo un orologio rotto. Sono in una città straniera, in un grande albergo.
Qualcuno guida una macchina di notte con i fari spenti.
Sono preoccupato, la corsa è tremendamente veloce.
Alla fine dell’incredibile viaggio il sogno cambia: qualcuno travestito da
Arlecchino, ma con una maschera grottesca, mi dice: “You don’t know who I am...
but I run the show!”
Dopo aver parlato si leva la maschera: è un uomo dal volto austero, dai capelli
candidi, ha occhi di cielo ed un sorriso tristissimo sulle labbra.
Mi sveglio per l’intensità del sogno.
L’Arlecchino è il “Sé “?
28 Febbraio
Un cane e un destriero.
Il cane appare in una réclame televisiva.
E’ perfettamente felice – mi dicono – tra erbe ed arbusti.
Vive all’aperto. Nel sogno mi domando: “perché ha gli occhi così profondamente
tristi?”
29 Febbraio
Un ronzino macilento, moribondo.
Ha la corona di spine, è l’Ecce homo animale ma il mantello che indossa è bianco
e non purpureo.
Provo un senso di dolore, tutti gli esseri sono in fondo crocifissi.
Un uomo tarchiato si avvicina al ronzino lo bacia, lo sfiora con una rosa.
La sua testa è avvolta da una nube. I lineamenti non sono chiari.
Fa pensare ad Ade.
3 Marzo
Vedo uno dei cacciatori morti, è contento di vedermi.
Possiede un grande ristorante a Parigi, moderno ed elegante.
Mi dice che sta bene, che è in forma e mi invita a mangiare dei dolci di riso,
specialità della casa.
Ha una T-shirt cinese e salutandomi mi dice: “Hitler danza con gli ebrei e sono
tutti felici e cantano nel palazzo imperiale”.
Mi sono svegliato ed ho pianto di gioia.
17 Marzo
Devo raggiungere il mostro di Firenze, oltre un ruscello, passando un guado
fangoso.
Devo togliermi le scarpe per attraversare dal momento che sto affondando nel
fango.
Pacciani è triste ed attende. Devo raggiungerlo sull’altra sponda per fare il
bagno.
La scena cambia, stavolta mi tuffo in un mare limpido e caldo.
Mi sveglio sorpreso: è il mattino.
28 Marzo
Visito un sotterraneo dove due operai lavorano, entro in una stanza: ci sono
otto persone.
Tra questi vedo il vivisezionatore con il corpo orribilmente ustionato.
Sono tutti membri di un’associazione segreta dedicata ad una Dea Egizia, forse
Iside.
Non so se prenderli seriamente, durante la meditazione stringo una pietra.
Siamo stesi sotto coltri di lino bianche, ma non sono convinto che la cerimonia
serva a qualcosa.
Prima di questo incontro stavo nuotando in limpide, trasparenti acque.
4 Aprile
Devo partire per un lungo viaggio, Jane – Adele, sono ormai la stessa persona,
sono preoccupate, ho un cane color oro che mi segue. E’ identico a Max che
nascerà alcuni mesi più tardi.
Nel giorno della partenza qualcosa di misterioso sta accadendo nel mondo.
Giunge un uomo con una spada conficcata nel petto e mi dice:
“Da oggi sarai un’essenza vegetale...”.
Non so se prenderlo sul serio, sembra uno scherzo o è un annuncio di morte?
14 Aprile
Incontro la Regina d’Inghilterra che parla italiano molto bene. E’ vestita per
lo jogging: calzamaglia nera, pantaloncini corti. Mi prende in simpatia,
parliamo un po’ di tutto.
Incontro più tardi il re, non è Edimburgo il consorte di Elisabetta, ma un altro
monarca.
Parliamo affabilmente di tutto, in particolare di calcio e di sesso.
3 Maggio
Sto studiando in un posto come Lourdes ove avvengono fatti miracolosi, una
donna, che mi sembra non abbia simpatia per gli uomini, mi consegna un libro sui
miracoli.
Apro il libro, sfoglio le pagine e trovo un dipinto eccezionale: Merlino – Re
Artù fusi insieme nel sogno, attendono Ginevra e si riproducono all’infinito.
Un gruppo di cavalieri osserva l’evento da un monte.
Colori di incredibile intensità: oro, verde, azzurro, rosso purpureo, giallo che
divengono sfocati come quelli dei Macchiaioli.
Ginevra è immobile vicino al castello con le braccia aperte, ma l’immagine del
Re-Mago si ripete ogni cento metri e si estende all’infinito. Il re sembra
trascendere la donna, il castello, il mondo e raggiungere l’orizzonte e il
cielo.
Merlino-Artù si perde oltre l’Oltre.
L’evento miracoloso è qualcosa che riguarda la Tavola Rotonda e la Ricerca del
Graal, ed ha luogo nella valle di Oz, che nel sogno è vicina a Bolzano.
12 Maggio
Il Tevere è inaridito, dal letto del fiume emergono montagne, il fiume è
svanito.
Non capisco, sono confuso.
Sull’altra sponda vedo il turista tedesco, colui che distrugge i cacciatori.
Sorride beato, mi fa un cenno con la mano.
“Vai sicuro” sembra dire.
Il cielo è colore del sangue, dietro di lui appare sorridente l’uomo austero dai
capelli candidi.
I due sono circondati da moltissimi animali che sembrano adorarli.
27 Maggio
Sogno che devo morire e mi preparo.
Un signore mi dice : “Vada nel cimitero e si prepari a morire: scelga una
bara!”.
Ho un male incurabile e devo partire.
Rispondo: “Spero di esser vissuto onorevolmente” e “…forse mi libererò dalla
morte”.
Devo morire con un’iniezione.
Mi sveglio, sono vivo. Provo uno strano attaccamento alla vita.
Un sentimento che provo nei momenti di profonda noia e di grande disperazione.
Qualcosa sembra indicare che l’esistenza è un’esperienza speciale.
Un concetto Buddista: quello dell’unicità della vita umana. L’unica via verso il
Nirvana è l’estinzione del ciclo del dolore.
6 Giugno
Ho rotto il mio flauto e cerco disperatamente di incollarlo.
Gretel mi osserva.
Viene l’uomo tarchiato dal volto offuscato e lo incolla, ma senza usare
alcuna sostanza.
Gretel dorme. L’uomo dice: “Mai temere per lei...”
Mi sveglio e penso a mia madre.
Caro Federico,
Sono veramente preoccupato mentre scrivo queste righe. L’orribile fine del
“cignale”, ovverosia del mio ex datore di lavoro, del quale ti avevo scritto
tempo addietro, mi ha lasciato davvero perplesso. Sembra quasi che quei
misteriosi “giustizieri” mi abbiano preso in parola quando auspicavo che si
occupassero anche di lui. Ti prego di distruggere le mie missive. Lette in un
certo contesto potrebbero condurci entrambi alla forca!
Vorrei avere una tua opinione su questi fatti. Benché abbia ben poco rispetto
per i cacciatori ed i vivisezionatori, queste morti orribili e crudeli non
possono certo trovarmi consenziente.
Mi dirai che uccidere un essere umano non è più ingiusto che uccidere un
animale. In un certo senso potrei essere d’accordo con te, eppure mi è difficile
dare una sistemazione razionale a questo sentimento. I problemi pratici e
teorici che si presentano, infatti, sono notevoli e forse insormontabili. Voglio
provare ad enumerare (solo enumerare!) le molte domande senza risposta che si
accavallano nella mia mente quando cerco gli argomenti per giustificare i tuoi
assunti.
Innanzitutto, se si decide di cibarsi di sole piante, che fare di tutti questi
animali da allevamento che, inevitabilmente, si riprodurrebbero in maniera
esponenziale? E’ concepibile che un mondo il quale non è capace di regolare le
nascite umane sia in grado di tenere sotto controllo il numero degli individui
di ciascuna specie animale? E se anche ciò fosse in qualche modo possibile, che
fare nel caso di un improvviso incremento di una di esse dovuto a nostri
(possibili, se non inevitabili) errori di controllo? Come si potrebbero
diminuire gli individui di quella specie, dato che ucciderli sarebbe un
assassinio? E dovremmo preoccuparci di nutrire quelle specie che non si riesce a
tenere sotto controllo, per evitare che gli individui di quella specie muoiano
di fame? Sarebbe giusto farlo, quando non siamo in grado di nutrire le persone
che in mezzo mondo muoiono di inedia? E nel caso si debbano soccorrere tutti gli
esseri viventi, a chi dare la priorità? Agli esseri umani o agli animali? E se
uomini ed animali hanno la stessa valenza, bisognerà allora anche curarli allo
stesso modo? E’ immaginabile un mondo che costruisca ospedali per tutti gli
animali della terra, dove essi vengano curati esattamente come si fa per gli
umani? E questi sono solo interrogativi iniziali, caro Federico, ma ve ne sono
altri ancora più difficili da risolvere. Per esempio, come potremmo muoverci
liberamente se anche schiacciare una formica o investire un moscerino con il
parabrezza dell’auto non potrebbe essere considerato, secondo il tuo modo di
vedere, che un omicidio, benché colposo? Se tutti gli esseri viventi hanno
diritto alla stessa protezione, che differenza passa tra il verme che il
contadino trancia con l’aratro ed il maiale che il porcaio sgozza col coltello?
E se si deve assolutamente evitare di uccidere un essere vivente, come potremmo
noi mantenere la nostra libertà di movimento? Quanti piccoli insetti uccidi tu,
Federico, ogni volta che passeggi nei dintorni delle Celle o nel tuo giardino?
Quanti ne hai ammazzato (senza rimorso!) ogni volta che hai giocato al calcio?
Dovremo forse fare come lo Stilita, che si rimetteva addosso i vermi che
cadevano dal suo corpo sozzo affinché anch’essi potessero avere il proprio
pasto?
Vedi, mio caro amico, come è difficile passare dall’enunciato teorico (“tutti
gli esseri viventi hanno gli stessi diritti, tutti devono essere salvaguardati”)
alla sua attuazione pratica? Viviamo in un mondo basato, fin dai primordi, sulla
lotta tra specie diverse e sulla sopravvivenza dei più forti. Al leone non passa
minimamente per la testa l’idea di garantire il diritto alla vita della
gazzella. E non dirmi che lui non ha coscienza mentre noi sì. Che cosa cambia,
in fondo? Non è Dio che ha dato agli uomini il diritto di imporsi sugli altri
animali, è stata la Natura, questa belva feroce che non ha rispetto per nessuno
se non per i vincenti. Mi fanno ridere gli animalisti e le loro litanie sulla
bontà della Natura! Non è mai esistita una dea più sanguinaria di essa!
Ecco perché il comunismo è fallito, mio caro amico. Ecco perché siamo quello che
siamo.
Spartaco
10. Il dibattito angelico Caro padre Angelo,
... ho letto ieri che: San Tommaso cita almeno 1700 volte lo Pseudo Dionigi...
Tommasone credeva, come molti altri, che lo Pseudo Dionigi fosse vissuto ai
tempi di San Paolo e che non fosse un bonario mistificatore, l’imbroglio lo
scoprì Lorenzo Valla nel 1475.
Il De Caelesti Hierarchia, una costruzione neoplatonica ispirata da Proclo, è
ovviamente il testo più importante di tutta l’angiologia ed è inventato di sana
pianta. Ma lei queste cose le conosce bene.
Ma come faceva, lo Pseudo Dionigi, a conoscere, così minuziosamente, le
disposizioni angeliche se neanche il Cristo Gesù era informato?
Come faceva Sant’Ambrogio ad aver conoscenza delle classificazioni e delle
graduatorie celesti?
Infatti è al santo meneghino che risalgono le varie categorie, il quale è a sua
volta ispirato da una fonte sconosciuta; ma è l’Aeropagita che ci ha dato una
mappa precisa dell’ultramondo angelico e ha destrutturato e classificato le
schiere celesti come un cronista del Corriere presente nei cieli con un taccuino
per prendere appunti. Afferma, infatti, che esistono tre gerarchie divise, a
loro volta, in tre ordini: i Serafini, i Cherubini e i Troni, poi le
Dominazioni, le Virtù e le Potestà, quindi i Principati, gli Arcangeli e gli
Angeli. E li dipinge con mille colori, stole, tuniche. Un’immaginazione
pittorica di altissima qualità. L’Aquinate accettò la disposizione di Dionigi
mentre, mi sembra, che Dante si confuse nella disposizione tra i principati e
gli arcangeli.
Sì... la Bibbia ha descritto spesso gli angeli: ci sono gli angeli di Balaam, di
Tobia, di Esodo 25,18; di Salomone 89,5; 37,4 e 104,4; di Giobbe 5, 1; ci sono
gli angeli della visione di Ezechiele 10,4 eccetera... eccetera... Isaia
descrive in un brano stupendo il serafino con il carbone ardente ed i cori
angelici del “Santo... Santo...”. Ci sono gli angeli che si manifestano a Mosè,
Abramo, Agar, Lot.
Negli Apocrifi si parla di Uriel e di Raffaele.
Nel nuovo testamento ci sono vari riferimenti ai Messaggeri di Dio, per esempio
in Matteo 22,30 e 18,10. Ci sono gli esseri celesti dell’Annunciazione e della
Resurrezione, ci sono Gabriele e Michele, gli angeli che portano aiuto a Pietro
e a Paolo e quelli dell’Apocalisse di Giovanni.
Paolo parla degli angeli nelle sue lettere: Ebrei 1,4; 1 Tessalonici 4; Romani
8,38; Efesi 1,21 eccetera... eccetera... ma appare estremamente sospettoso nei
loro confronti.
C’è il brano misterioso ove l’uomo di Tarso parla della nostra battaglia “contro
creature non fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà,
contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del Male che
abitano nelle regioni celesti.”
Che abitano le regioni celesti... proprio così scrive!
Ma da lì a costruire una classifica esatta dei cieli ce ne vuole, eminentissimo
Padre.
Lo ha scritto anche lei in “La Civiltà Cattolica”, il quindicinale dei gesuiti:
nel Concilio di Nicea nel 325 il culto degli angeli fu incoraggiato e divenne
dogma, e provocò un’esplosione demenziale simile a quella che ha devastato
ultimamente l’America con la proliferazione delle creature celesti della New
Age. Nel 343 il Sinodo di Laodicea condannò il culto angelico come idolatria, ma
nel 787 il Settimo Sinodo Ecumenico restituì parzialmente l’onore ai messaggeri
divini, anche se la Chiesa Occidentale è sempre rimasta profondamente
sospettosa.
Delle volte ho pensato, padre Angelo, che gli angeli esistano davvero, dal
momento che non sembrano graditi a Paolo di Tarso. Se l’apostolo li detesta c’è
una possibilità remota che siano veri; potrebbero essere creature autentiche ed
esilaranti. Ed immagino che dell’astio di Paolo se ne fottono. E non credo che
provino grande simpatia per i mortali.
Un brano del Libro di Enoch mi ha fatto riflettere: “Quando giunsi nell’alto dei
cieli, le creature sante, gli offanin, i cherubini, i serafini, le ruote del
Carro e i ministri del fuoco che divora, sentirono il mio odore da 365.000
miriadi di parasanghe e dissero: “Che cosa è quest’odore di nato di donna? Che
cos’è questo sapore di una goccia di bianco che sale fino all’alto dei cieli,
sino a coloro che dividono la fiamma?”
Signore Gesù puzziamo veramente? ...Oh Santa Vergine ci detestano anche gli
angeli?...
Federico.
Caro Federico,
... Sì, l’Aeropagita era un autore che scrisse tra la fine del V e gli inizi del
VI secolo, finse di essere il Dionigi convertito da Paolo, e pretese di
informarci su quello che l’apostolo aveva provato nei giorni in cui fu scosso da
Dio sulla Via di Damasco.
Ricorda il San Paolo di Caravaggio che contemplava nella chiesa di Santa Maria
del Popolo?
Ora, l’è venuta la fissazione degli angeli?
Ce ne sono infinite schiere, c’è una sovrabbondanza di esseri celesti: gli
angeli che incontrano Abramo a Mamre, quello della fornace ardente che salva
Shadrach, Meshach e Abnego nel Libro di Daniele, gli angeli Beth-el nel sogno
della scala di Giacobbe, Uri-el nell’Apocalisse di Pietro, Ragu-el nella
Rivelazione di Giovanni, Raziel nel Libro dell’Angelo Razi-el, l’angelo
distruttore dell’esercito di Sennacherib... una fluorescenza di angeli: quelli
della Kabbalà: Zaphi-el, Shaddai, Sama-el, Zadki-el, Hani-el, Micha-el,
Rapha-el, Gabri-el; quelli travolti dalla luce e sprofondati nell’abisso che,
sotto l’aspetto artistico, sono oltremodo interessanti: Satan-el il principe
degli inferi, Abaddon l’angelo dell’Abisso, Sammael il signore della Morte,
Beliel il principe dello Sheol, Beelzebub il signore delle mosche, Azazel
l’angelo dalle sedici ali che si rifiutò di inchinarsi davanti ad Adamo, Mastema
il sicario di Dio che distrusse i primogeniti d’Egitto, Lucifero il figlio del
mattino. Ci sono gli incredibili angeli dell’Islam, un milione di esseri celesti
creati da Allah per glorificarlo e sono estremamente pittoreschi: Israfil
l’angelo degli ultimi giorni che piange rivolto verso l’inferno, Mikail dalle
ali color verde topazio e dai capelli color zafferano, Jibrail dalle 1600 ali,
Azrael, coperto da un milione di veli, l’angelo della Morte che risiede nel
sesto cielo e che spegne un essere vivente quando chiude uno dei suoi
innumerevoli occhi.
Le mie preferenze? Azrael e Beliel.
Ma trascendiamo le schiere angeliche che confondono e riscattiamo il povero
Dionigi che ha trattato da mistificatore. Le trascrivo la definizione della
natura divina dell’Aeropagita dalla sua Teologia Mistica, trovo questo passaggio
sulla inconoscibilità di Dio veramente notevole. Lo segua con attenzione:
“Diciamo che la causa di tutte le cose e che sta su tutte le cose non è
sostanza, né senza vita, né senza ragione, né senza intelligenza; tuttavia non è
un corpo o una forma, non ha quantità o qualità o peso; non è in un luogo, non
vede, non ha tatto sensibile, non sente, ne ha sensibilità, non conosce
disordine o perturbazione, né è agitata da passioni; non è debole, né soggetto
agli errori del mondo sensibile, non ha bisogno della luce, non subisce
mutamento o corruzione o divisione o privazione o diminuzione; non è alcuna
delle cose sensibili, né le possiede. Quindi possiamo dire che non è anima o
intelligenza; non possiede immaginazione o opinione o ragione o pensiero; non è
parola né pensiero, non si può esprimere ne pensare; non è né ordine, né
grandezza, né piccolezza, né uguaglianza né disuguaglianza, né similitudine né
dissimilitudine ; non sta ferma né si muove né riposa; non è potenza e non ha
potenza; non è luce, non vive ne è vita, non è sostanza, né eternità né tempo,
non oggetto intellettuale, non è scienza, né regalità, né sapienza; non è né
uno, né divinità né bontà; non è spirito come lo possiamo intendere noi, né
filiazione, né paternità; non è nulla che noi o altri esseri conosciamo... la
causa perfetta e singolare di tutte le cose trascende ogni negazione, supera
ogni affermazione, è l’eccellenza di chi è sciolto da tutto in senso assoluto e
trascende l’universo...”
Lei dirà: allora è il Nulla? Ma non è così...
Un consiglio: lasci perdere le creature celesti e non celesti, glielo ripeto:
confondono, vanno bene per i pittori, per gli esaltati della New Age, per i
poeti non nichilisti ma non per i marxisti in pensione...
Angelo
Una luce sale per le scale e penetra attraverso la porta lignea; saltella,
ballonzola, si impenna come una lucciola bizzarra, Basho la segue con attenzione
nell’oscurità, Byron che si è svegliato con la lingua di fuori, sta cercando di
colpirla con una zampa. La porta della stanza di Federico si chiude da sola,
mentre l’uscio della stanza dei cani si apre. Max rapidamente sale le scale
mentre Pimpa, accompagnata da una seconda luce, faticosamente incede. Gli
animali sono tutti nella sala del grande camino i gatti sono saltati sul lungo
tavolo, i cani sono vicini alla poltrona ove dormiva Byron. Le due luci si
diffondono gioiosamente, la stanza è piena di un bagliore iperfisico che placa e
sembra assorbire le bestie. Un sole sta illuminando la stanza.
Federico sogna beato.
Il bagliore diviene, per un istante, una luce accecante e subito da quella
lucentezza si manifestano due uomini sorridenti: uno fuma una sigaretta
schiacciata, l’altro gioca con una rosa; se la ridono beati mentre le bestie li
guardano.
Dramatis personae:
Azrael: Angelo della Morte
Beliel: Angelo dello Sheol
Basho: Gatto
Byron: Gatto
Gretel: Gatta
Issa: Gatta
Max: Cane
Pimpa: Cagna
Basho: Quindi questi eventi, questi massacri sono epocali?
Azrael: Epocali, ma lui non sa che è come una marionetta agitata dal Caso.
Issa: Siamo tutte marionette scosse dal caso.
Byron: Gettate nel mondo, come dice Heidegger.
Gretel: O come dicono gli gnostici..
Pimpa: Lui uccide preso dalla furia e dall’amore, ma brucerà in eterno...
Beliel: Lassù quell’altro è molto incazzato...
Azrael: Come si è incazzato il Demiurgo – Padreterno... salivava agli angoli
della bocca, vene gonfie sul collo ed un linguaggio... uhhh….veramente
charmant...
Max: Ma voi non volevate la nascita dell’uomo?
Azrael: No, è una peste sulla terra.
Basho: Meglio che la vita finisca e con essa il dolore.
Pimpa: No meglio la vita e il dolore.
Basho: Preferisci l’eterna sofferenza?
Pimpa: Non voglio che tutto si estingua nella gelida notte degli spazi.
Azrael: Si fottono la vita a causa di quello che chiamano il silenzio di Dio...
ma lui è puro silenzio, l’essere primordiale getta esseri nel cerchio
dell’esistere e se ne sbatte... dormicchia, sbadiglia... si gira dall’altra
parte... è totalmente assente...
Issa: Ma voi lo conoscete?
Beliel: No.
Basho: Vonnegut dice “c’è un maniaco libero lassù...”
Azrael: Grande saggezza, piccolo gatto...
Gretel: Federico continua con la sua ossessione per quella povera cagna nera.
Byron: E l’ha chiamata “Sike” che in greco vuol dire silenzio.
Issa: Lui è bruciato dal suo fuoco interiore.
Gretel: Che lo porta ai limiti della follia.
Beliel: Ricordate Nietzsche e il cavallo?.
Basho: Ma quello che fa è troppo limitato, bisognerebbe abbattere le strutture
dell’Essere, rifondare l’esistere... annientare la vita...
Azrael: Una cosa da poco...
Max: Cosa ne è degli esseri dopo il decesso?
Azrael: Scivolano nella notte tenebrosa...
Byron: Ma esiste un Oltre?
Azrael: Non fotterti la testa con idiozie, piccolo gatto, ascolta il Buddha:
ogni forma di esistenza è dolore, anche l’esistere tenue degli angeli. Svanisci
gentilmente, piccola bestia, la preservazione perenne è il massimo
dell’hybris... l’individuazione eterna è un’invenzione di folli...
Gretel: Una notte senza sogni?
Beliel: O un’eternità di incubi...
Pimpa: Opera di un Dio di amore?
Beliel: Queste stronzate le dicono i cristiani... opera di un’imperscrutabile,
sconosciuta essenza originale...
Basho: E voi...?
Azrael: Noi dall’alto della nostra impotenza osserviamo...
Basho: Cosa osservate?
Azrael: Il fluire dell’esistere...
Gretel: E non intervenite?
Beliel: Siamo creature dell’immane impotenza...
Byron: Ma Federico vi intuisce...
Azrael: Come tutti i mortali... un fruscio... una piuma... un ateo che crede
nelle presenze angeliche è un folle...
Pimpa: Ma noi vi vediamo.
Beliel: Gli occhi vostri sono puri... conoscete la storia dell’asina di Baalam?
Max: Cosa accadrà a Federico?
Azrael: Sarà massacrato o si massacrerà come i giusti, la dinamica del destino
rifiuta ciò che è nobile e grande...
Issa: Lui proviene dal vostro mondo?
Azrael: Forse...
Pimpa: O dal vostro?
Beliel: Forse...
Basho: Azrael e Beliel sono la stessa cosa...
Azrael e Beliel (insieme): Forse...
Gretel: La cagna nera è scomparsa, potrebbero averla uccisa, conoscendo i metodi
di questi pazzi...
Pimpa: Non c’è compassione sulla terra: il nostro destino è il nostro corpo...
Basho: Siamo oggetti manipolati da una specie egemone e degenere...
Issa: Diffusa come un cancro sulla terra...
Basho: Una malattia sulla pelle della terra, dice Nietzsche...
Gretel: Ogni notte ho dormito con Federico... stringendomi abbracciava tutti gli
esseri sofferenti, abbandonati nella terra... era disperato per la sua
impotenza...
Beliel: Poi il dolore si è tramutato in furia ed è stato versato molto sangue...
Azrael: Lui spera che un giorno qualcuno ottenga delle armi nucleari e
ricatti...
Issa: Date da mangiare ai poveri della terra, non straziate gli animali...
Max: O inceneriremo Londra, Parigi, Roma, New York...
Issa: Sogna di essere un Papa per vendere i capolavori artistici del Vaticano e
sfamare i poveri, comprando trattori...
Azrael: Ma le bestie continueranno a soffrire...
Byron: E allora...?
Basho: Annientiamo il mondo...
Byron: Facile a dirsi... in te, nobile bestia, alberga un’incontenibile furia...
Basho: Ma è una razza dannata, lascia i suoi simili morire di fame... hai letto
sui monti di Zempleny...
Caro John,
Sui monti di Zempleny in Ungheria, dopo l’epocale crollo del comunismo e la
trasformazione della gloriosa nazione in un grande bordello, hanno scoperto un
passatempo simpatico: disoccupati e disperati, si esibiscono in una corsa
mortale per evitare feroci dobermann e pitbull. Diventano lepri umane e gli
viene concesso un minuto di vantaggio per raggiungere la salvezza. Se giungono
vivi al traguardo, questi nuovi eroi del capitalismo selvaggio guadagnano una
discreta somma: 200.000 lire, l’equivalente di quello che Berlusconi spende per
un pacchetto di stuzzicadenti. Ti rendi conto, John, devono correre venti minuti
per salvarsi?
A Zempleny sono moltissimi i turisti presenti: Tedeschi, Italiani, Americani,
Ungheresi.
Un divertimento eccezionale. Unico, selvaggio e originale.
Domanda ed offerta, caro John, la ferrea legge del capitalismo.
Il comunismo ha devastato il mondo, ora occorre rimettere insieme i pezzi con
metodi che potrebbero sembrare brutali.
Domanda ed offerta: i clienti chiedono, i clienti ricevono.
Reni dei bambini di Rio: pronti.
Ragazzine filippine da trapanare: pronte.
Infanti del terzo mondo da stuprare e trucidare: pronti.
Animali esotici da torturare: pronti.
E noi italioti siamo all’avanguardia.
Lo sai che siamo un popolo di potenziali pedofili?
Lo sai che tutti i culatoni del terzo mondo vengono qui a farsi trapanare?
Lo sai che masse di italiani partono per fottersi travestiti e minorenni del
terzo mondo?
T’immagini la merda che invischia i nostri poveri cervelli italioti?.
Una nazione con un buco di culo in testa, altro che patria turrita...
Meninghetti, lo stimato chirurgo bruciato vivo da quel pazzo a Roma,
stimatissimo professionista, esce la sera e dice alla moglie: “ciao cara vado da
Michelino Santuzza!” Poi prende la mercedes e finisce in un vicolo tenebroso per
farsi succhiare la rattrappita salsiccia da un frocio terzomondista, nota bene
non da una mignotta terzomondista, ma da una culatella con pelliccia, tupé di
coniglio e tette al silicone. Poi torna a casa: “Ciao cara, hai letto l’ultimo
Bevilacqua? Hai seguito Craxi?”
Sino a quando un pazzo lo brucia vivo... miserere mei, Deus... che razza di
merda siamo...
John, detesto due popoli: l’italiano e l’americano ma anche gli altri mi
piacciono poco...
Federico
Byron: Sì ho sentito: ottocento milioni di esseri umani muoiono di fame ogni
anno e ora propongono di ridurre gli affamati a quattrocento milioni in venti
anni. Osceno in venti anni, non in venti minuti...
Max: E pregano il loro Dio appeso ad una croce mentre i figli dei poveri si
spengono nell’indicibile strazio.
Issa: Nobile. E questo mentre in Occidente distruggono il cibo eccessivo: è la
dinamica del mercato.
Pimpa: E così inesorabilmente si distruggono...
Issa: E credono di controllare le cose...
Basho: Ma non controllano nulla, la tecnica li possiede.
Azrael: E gli squaglia quella poltiglia melmosa nel cranio che chiamano
cervello.
Beliel: E’ quello il loro autentico male: quel magma appiccicoso non controlla
il Male...
Max: Castro ha detto: le campane che suonano per coloro che muoiono di fame
oggi, suoneranno per voi domani...
Basho: Il marxismo è contro l’oppressione degli uomini e se ne fotte degli
animali, ricordate i vecchi stalinisti che cacciavano animali rinchiusi in
piccoli recinti?
Issa: E Castro il problema neanche se lo pone...
Gretel: Sarebbe assurdo chiederlo... è una visione antropocentrica la sua;
l’altra faccia della medaglia. Un’altra versione del cattolicesimo.... profeti
mortali, umani, a una sola dimensione...
Azrael: Federico narrò di bestie sofferenti a Cuba...
Issa: E quando annientarono i passeri in Cina li maledisse...
Gretel: E da allora evitò il Terzo Mondo...
Azrael: Viltà!
Beliel: E sia... ma questo giochetto illusorio si spegnerà nel tempo...
Basho: L’universo scomparirà con un peto sublime...
Byron: Tra miliardi e miliardi di anni...
Issa: Mentre la terra, giustamente, svanirà: una roccia abbandonata nello
spazio, divorata dal sole, la vendetta di Febo...
Max: Il sole si spegnerà...
Gretel: Protoni, neutroni, neutrini, un gran “Ball of fire”... un sontuoso,
nobile ribollire...
Pimpa: Nell’universo moribondo...
Gretel: Ma adesso è la primavera della vita...
Issa: Siamo a 14 miliardi di anni dal Big Bang...
Gretel: Tra cinque miliardi di anni il sole si spegnerà, diventerà una nana
bianca e consumerà la terra..
Azrael: L’Apocalisse.
Basho: In un senso... poi si spegneranno le altre stelle... nane bianche... nane
rosse...
Pimpa: Il tempo delle stelle si concluderà...
Max: E la morte assorbirà l’essere...
Azrael: Con la e minuscola...
Pimpa: Nane brune appariranno: frammenti di stelle morte...
Byron: Poi i buchi neri e hammmm!!!!!!!!... si papperanno le nane bianche...
Max: E il grande inverno comincerà...
Gretel: Poi l’inspirazione di Brahma e il riposo nell’Essere unificato...
Pimpa: E dopo… ussschhhh!!!! L’espirazione e di nuovo l’emissione degli universi
e della vita... e con essa l’immane dolore...
Azrael: Che è intessuto nell’esistere...
Gretel: Noi siamo tessuti nel dolore...
Issa: Eternamente... tessuti nel dolore...
11. Il dibattito dimonico Caro padre Angelo,
... mi chiede della casa?
E’ immersa in un antico e nobile giardino. Vi crescono alloro, lavanda, origano,
menta, rosmarino, salvia, rododendri. Vi germogliano rose, garofani, dalie,
ciclamini. Il giardino riposa nell’ombra di tigli e di pini. La casa sembra
un’antica chiesa romanica, è costruita con l’umiltà delle pietre. Ha una grande
scala e le pareti sono bianche. Pentole, padelle e tegami di rame, un grande
vaglio che qui chiamano “colatoio”, falci, falcetti, un falcione, una falce
fienaia, una falce messoria sono appesi alle pareti della grande cucina che ha
un enorme camino e una lunghissima tavola di legno con otto sedie. Ho attaccato
alle pareti maschere diaboliche messicane, tailandesi e nepalesi.
Nella piccola stanza della televisione ho posto su due colonnine lignee le
statue dei santi guatemaltechi che sembrano balzare fuori da una tela di un
grande espressionista. I quadri li conosce. La casa è piena di immagini di Bosh,
Sassetta, Giotto, Della Francesca, monaci Zen, serafici Buddha e angeli degli
ultimi giorni. E’ una casa traboccante di esseri angelici e demoniaci
armoniosamente bilanciati. Le dita della mano destra e sinistra di Dio
mantengono un’armoniosa stabilità. L’abitazione ha sei grandi stanze con antichi
mobili toscani: madie, armadi, armadi con specchi, comò, comodini, vetuste
credenze, letti di ferro. E’ un luogo magico che culla e che cura con la sua
tenera ombra. Sui tavoli ci sono le immagini incorniciate dei miei antenati, dei
miei figli e dei miei animali morti. Nel mio studio c’è un giovane Schopenhauer
ed una foto di due leoni marmorei romanici con gli occhi ricolmi di nulla. Sulle
mensole c’è un’immagine di Federico II che incontra Saint Just e figure
grottesche medioevali. Nello studio l’ingrandimento di uno scheletro marmoreo,
fotografato a Santa Maria del Popolo a Roma, è uno dei miei “Memento Mori”, gli
altri sono le defecazioni di Pimpa e la falce fienaia. Nella stanza da letto ho
posto su una colonna bianca l’amato Chirone, un centauro messicano in stile
naive. Sui tavoli riposa tutta la cianfrusaglia orientale raccolta nei viaggi:
ruote della preghiera tibetane, cavalli e cofanetti indiani e una varietà di
oggetti. E come immaginerà un mare di libri, inclusi i suoi sul misticismo
ebraico.
Nella parte bassa della casa c’è un materasso con lenzuola rosse dove dormono
Pimpa e Max: è il loro appartamento. Alle pareti sono appesi enormi gioghi e un
altro vaglio, negli angoli della grande stalla-abitazione, vicino alla
mangiatoia si trovano un torchio e un frantoio.
Sotto le travi lignee del portico le rondini hanno nidificato.
Porta bene, dicono. Rasentano la testa di gatti e umani con i loro voli
esilaranti. Sono simboli di resurrezione; gli antichi dicevano che questi
uccelli curassero la vista dei loro piccoli con la linfa gialla della Celidonia,
e che gli ricordavano il Dio che darà la vista ai morti nel giorno della
resurrezione. Ho letto che non posandosi mai sulla terra, la rondine, è per i
popoli africani un essere di grande purezza. Ma in questa pace ho introdotto la
morte: Byron e Basho sono spietati cacciatori.
E’ sempre così. Si giunge con le migliori intenzioni e si introduce lo
sterminio.
La casa, eminentissimo padre, è un’oasi nel deserto “nicciano” che avanza. Ma il
nichilismo è già entrato dalla porta. Rileggevo parti del Nietzsche di
Heidegger: con che abilità il vecchio Martin ha relegato il povero Friedrich nel
bosco dei fantasmi della metafisica per poi sgusciare fuori all’aperto, verso il
chiarore dell’Essere. “Sono io il primo pensatore esterno alla metafisica”
sembra che gridi…
Ieri ho trovato le foto degli animali morti stranamente rimosse dalla superficie
marmorea ove giacevano coperti di polvere ma non di oblio...
Federico.
Dramatis personae:
Azrael: Angelo della morte
Beliel: Angelo dello Sheol
Basho: Gatto
Byron: Gatto
Gretel: Gatta
Issa: Gatta
Max: Cane
Pimpa: Cagna
Rufus: Gatto randagio
I cani morti di Federico:
Asterix
Ubu
Dik
Il gatto morto di Federico:
Simon
Basho: Ma il nulla è da identificarsi con l’assoluto degli idealisti?
Byron: No. Il processo dell’Essere potrebbe seguire questo corso: un’evoluzione
dal non essere, dall’inorganico all’organico con coronamento finale: la presa di
coscienza, il loto che cresce dal fango. L’avvento della coscienza in un
universo apparentemente cieco.
Pimpa: Ma da dove deriva l’essere, piccolo gatto?
Max: Impossibile dirlo, sembra originare da quello che definiamo il nulla.
Basho: E non può essere logicamente provato.
Azrael: Lo credo bene.
Byron: Ma voi ne sapete di più...
Beliel: Molto poco... ci arrabattiamo... cerchiamo tra le cianfrusaglie
dell’Essere...
Basho: L’essere sembra una cosa non voluta, accidentale, venuta a compimento
attraverso la via che Shelling ha indicato, evitando la tarda spiegazione
gnostica del Dio personale.
Azrael: Accidentalmente che significa?
Issa: Non voluto, dettato dal caso, gratuito, qualcosa che, se così si può dire,
porta il peso del non essere, anzi che si fonda nel non essere...
Basho: L’Essere è intriso di non essere dal quale deriva, questo è rivelato dal
fatto che raggiunge la piena coscienza di sé attraverso la sua evoluzione, ma
non giunge mai ad una riappacificazione completa con se stesso, e trasporta,
attraverso l’arco del suo dispiegarsi, l’istinto distruttivo come un residuo
della stabilità anteriore verso la quale inconsciamente anela.
Asterix: Questo istinto ha, attraverso la tecnica, raggiunto la capacità della
propria autodistruzione. Ed è come una volontà immanente che annebbia la
ragione, che vuol preservarsi, è un impulso che spinge l’essere verso un telos
inevitabile a causa della struggente volontà che desidera il silenzio
primordiale, la notte infinita.
Beliel: In questa anabasis dello spirito non c’è posto per un sistema morale?
Basho: Forse... il comportamento degli uomini, delle volte, indica che il
dispiegarsi della storia del mondo punta verso la libertà dalla necessità e che,
forse, l’apocalisse finale può essere ritardata.
Byron: Già…forse uno straccio di stato razionale può essere raggiunto nel
dispiegarsi della storia, ma questo non deve far dimenticare, che data la
dinamica dell’essere, queste contraddizioni inerenti potrebbero portare ad
epocali conflitti.
Ubu: Ma se lo stato razionale è possibile queste contraddizioni non potrebbero
essere pacificamente superate? E questo pessimismo cosmico non potrebbe essere
trasceso come una filosofia datata di una particolare epoca?
Simon: Possibile, un’analisi ontologica dell’essere non contraddirebbe questa
possibilità.
Issa: A questo punto è bene chiarire...
Max: Che nulla è trascendentale... nel concetto dell’autodistruzione tutto è
immanente, tutto è parte dell’Essere...
Pimpa: Che si manifesta e si spegne come una Will Schopenhaueriana...
Basho: E cosa ne è della coscienza dopo lo svanire della materia?
Azrael: La coscienza è un cerino acceso nella notte infinita...
Beliel: Non fate l’errore di questi sciocchi umanoidi che hanno inventato la
redenzione universale, la colpa cosmica, l’immortalità dell’anima, la
risurrezione, l’incarnazione e il Nirvana...
Ubu: Ma voi siete immortali?
Beliel: No... svaniamo anche noi siamo come gli Dei nel Buddismo...
Azrael: Un eone, due e là... ci dissolviamo come le larve dell’Ade...
Asterix: Questo chiarisce tutto...
Basho: Già…un mondo cieco senza coscienza, pura oggettività, forse inizialmente
concepito da una conflagrazione, forse in movimento verso una cosmica
implosione, forse nuovamente emanato, come crede l’induismo. Un gioco sciocco di
Brahma - o chi per lui - che divertendosi affoga le sue creature in un oceano di
dolore: un scherzo tremendo e nulla più.
Pimpa: E il Dio d’amore?
Azrael: Eh sì... l’hanno pensata bene questi trogloditi cosmici...
Issa: Ogni volta che prendo un topo penso al Dio d’amore...
Azrael: Sentite come ronfa il vostro Federico, dopo la violenta scopata e Santa
Rita...
Esimio lettore, sono arrivato in questa città sonnacchiosa per discutere con
alcuni compagni di merenda la possibilità del lancio turistico di questo centro
anale nel mondo. Solite menate con gli albergatori, un’autentica razza dannata.
Questa città d’inverno è un’autentica desolazione, uno dei posti più squallidi
che ho visitato nella mia triste vita. Per ingannare il tempo sono entrato in
una chiesetta gialla con l’emblema dei Cistercensi, un tempietto perfettamente
simmetrico, sprofondato nell’ombra di un silenzio intensissimo. Un luogo sacro,
ove si respira la morte. Il crocifisso affondava nella tenebra, ho meditato sino
a quando non ho visto le cose acquistare un orlo luminoso e i pensieri sono
svaniti dalla testa. Mi sono calato nell’ombra perfetta della chiesa vuota.
Dopo venti minuti di totale raccoglimento nell’orbita vuota del tempietto ho
pensato al sogno della notte precedente. Ero in un villaggio afghano, un
esercito di professionisti controllava la nazione, era un piccolo gruppo armato.
Mi sono detto: senza esercito di leva ci sarà una rivolta popolare: non potranno
controllare il paese. Tra le case derelitte e vuote c’era una tartaruga morente,
ho provato una grande pena. Attraversando l’area ho sentito parlare di un
“Avatar” islamico che difendeva gli animali e tagliava la gola ai violenti. Mi
sono detto: queste manifestazioni si ripetono.
Il santo correva, urlando che le bestie sono sacre. Mi sono svegliato ed ho
pensato: evitiamo il delirio d’onnipotenza.
La sera mi sono sprofondato nel profano, ed un po’ me ne vergogno.
La vedova era eccitata e l’ho invitata ad una sublime “fellatio”. Ci ho messo un
po’ di tempo; le solite vergognose coccole, le solite inani promesse di viaggi,
di matrimonio e altre inanità di quel tipo. Ho acceso una candela vicino allo
specchio e l’ho osservata con morbosa attenzione, mentre si metteva al lavoro
infilandosi il pene in bocca. Fissavo la signora Prandelli e allo stesso tempo
l’immagine di Santa Rita con gli occhi rivolti verso il cielo, e tra lo specchio
e Santa Rita ho raggiunto un orgasmo primordiale. Ho urlato come un gorilla
equatoriale mentre osserva il primo sole. La vedova, investita dal violento
getto spermatico, ha tossito: un notevole calo di stile, che mi ha disturbato.
Un’ora dopo, ho ripreso i lavori stendendo la vedova sul letto e montandola da
dietro.
Ha squittito con immenso piacere, mentre continuavo a contemplare il suo
notevole deretano e allo stesso tempo Santa Rita. Mi piacciono le
piccole-borghesi un po’ troie. Adoro le donne religiose che sanno di commettere
un grave peccato ma non riescono a controllarsi. Il loro spasmodico squittire mi
stravolge. Il senso di colpa è la salsa piccante della passione.
Alla conclusione del coito, come coronamento della serata erotica, la vedova ha
cominciato a guardare un programma di Pippo Baudo ed a quel punto, mi sono
elegantemente dileguato.
Sono svanito nell’ombra dopo un bacio fugace. L’immagine del morto mi ha
salutato dalla stanza da pranzo. Occhi scuri, occhiaie violacee, riccioli di
pece, sei sottomenti, labbra fini come lame, sorriso da ebete, sguardo sadico da
cacciatore.
Momenti di vuota pienezza: torniamo da Max e leggiamoci un buon libro.
Beliel: E mentre gli uomini dormono i vivi ed i morti tornano insieme.
Ubu: Nella notte cupa i loro piccoli cervelli non intuiscono ciò che accade:
danzano nel loro mondo onirico.
Asterix: E angeli e bestie si incontrano...
Dik: Allora, dal nulla alla coscienza e di nuovo al nulla...
Gretel: Questo è ciò che appare... ma i morti stanotte sono con noi...
Issa: E questo contraddice i concetti dei vivi...
Beliel: Proseguiamo, frammenti mortali coperti di pelo...
Basho: Von Hartmann parla del suicidio dell’umanità quando capirà la vanità
della volizione...
Ubu: Certo... se questi miserabili umanoidi divenissero tutti asceti, il mondo
umano cesserebbe e resterebbero solo animali sulla terra... pensate... si
estinguerebbe questa sopravvalutata coscienza.
Il Buddismo e il monachesimo cristiano conducono direttamente all’estinzione, ma
non le religioni praticate da porci gaudenti... quelle ingigantiscono il
capitale e la speranza...
Pimpa: Ma l’astuzia della Volontà perpetua la specie: guarda l’insano dibattito
sull’embrione mentre noi siamo carne da macello...
Max: Dove?
Pimpa: Per esempio in Cina e Corea... ma forse una presa di coscienza
collettiva, totale porterebbe all’estinzione dell’uomo... e la terra sarebbe
felice...
Basho: Semplifichiamo: sono sogni... il cataclisma sarà prodotto dall’istinto
distruttivo e non dalla negazione della volontà, ricordate i terroristi
dell’Esercito delle 12 Scimmie?
Simon: Ma civiltà superiori nell’universo, praticano l’amore, il socialismo, il
vegetarianismo, e il culto della Luce Infinita; e accettano morte e precarietà,
dopo aver giocato inizialmente con il sogno dell’immortalità, che, nella loro
maturità, abbandonano come un’inutile scoria...
Ubu: Tu lo sai?
Azrael: Certo...
Basho: Il desiderio di estinzione è inerente nell’Essere, non la negazione della
volontà, e parlo di distruzione fisica e totale...
Beliel: Si spegne una lampadina nell’oceano – universo...
Azrael: E se ne accendono altre... cento... mille...
Byron: E l’unicità della terra?
Basho: Stronzate cristiane: Misere, cieche stronzate ebraico-cristiane
Issa: Ed islamiche...
Asterix: Questo teatro del mondo non ha senso, è puramente accidentale.
Dik: Lo è. Non c’è ragione trascendentale nell’acquisizione della coscienza. E’
tutto gratuito: gli esseri procedono verso il cuore nero dell’Essere.
Pimpa: E se il cuore dell’Essere fosse limpidissima luce?
Gretel: Ce lo auguriamo, ma...
Ubu: Qui vedo solo angeli dello sterminio...
Simon: Questo non nega l’esistenza degli angeli dell’amore infinito...
Basho: Ma se uno riconosce il nichilismo originario dell’Essere... il fondamento
dell’Essere nel Nulla... allora...?
Asterix: Allora, la scoperta produce un sentimento estatico, un senso di
profonda accettazione delle cose. L’idea dell’estinzione nirvanica nel Buddismo
è un’altra cosa... si basa ancora sulla giusta retribuzione...
Basho: E se il Nirvana fosse l’annientazione?
Beliel: Possibile, piccolo cane...
Byron: E cosa significa un principio etico in questo universo precario?
Issa: Significa varie cose: l’illusione religiosa, la lotta post – marxista,
l’autenticità esistenziale... mille sentieri che ci avvicinano al cuore delle
cose.
Gretel: O non ci allontanano dal cuore delle cose.
Beliel: Ben detto gatta..
Basho: Ma il nulla non può essere intuito nella sua nudità... è come il volto di
Dio...
Azrael: Vero!
Ubu: E il senso dell’alienazione?
12. Il senso dell’alienazione Da padre Angelo De Liguori
a Sua Eminenza Cardinal Rupestri.
Arcivescovado di Perugia.
Eminenza,
spero che si riprenderà presto dalla sua rovinosa caduta: per fortuna niente di
rotto.
Sa cosa urlò Santa Teresa d’Avila al Buon Dio quando cadde in un ruscello
gelato, a causa di una rottura di un asse di legno? “Quando si vede, Signore,
come tratti i tuoi amici non stupisce che tu ne abbia così pochi...”
Ho parlato a lungo con Padre Balaban e sono rimasto profondamente scosso.
Avevo letto dei massacri in Croazia ma una descrizione dettagliata sul ruolo dei
francescani nei campi di sterminio non l’avevo mai ascoltata. Il mio amico
Federico, che si lamenta continuamente dell’esistenza di francescani –
cacciatori, nel sentire queste cose resterebbe inorridito.
Se si organizzano i campi di sterminio immagini se non si possono massacrare i
poveri passeri.
Padre Balaban mi diceva che suo padre, un uomo che detestava Pavlevic, gli aveva
raccontato che alcuni francescani, nel settembre del 1941, giravano armati in
quelle tristi terre, e in certi casi provvedevano direttamente alle esecuzioni.
Padre Balaban mi ha descritto il famoso frate Bozidar Bralow, detto “mitra” che
saltellava felice tra i corpi massacrati di 180 scismatici – così li chiamavano
– in un luogo chiamato Alipasin – Most e mi ha raccontato dell’ira del cardinale
Tisserant quando ha saputo degli attacchi di padre Simic di Knin contro gli
ortodossi e le loro chiese e degli orrori commessi dai francescani in Banja Luka
e in Bosnia. Lo sterminio è stato grande in Croazia: 490.000 Serbi Ortodossi,
27000 Zingari, 30.000 Ebrei.
Questi mostri cattolici che hanno infangato il nome della Chiesa distruggendo
villaggi, bruciando case, invitavano le bande di fascisti Ustascia al massacro
agitando crocifissi.
Quando penso alla beatificazione di Stepinac ricordo il suo appoggio all’orrendo
regime e il suo immondo, diabolico desiderio per le conversioni forzate di
massa.
Alojzije Stepinac, beatificato nel 1998, sapeva tutto e definì lo sterminatore,
il suo duce croato, il Poglavnik Pavelic: “un sincero cattolico” e mentre
invitava il clero ad essere fedele al regime, il 28 aprile del 1941, 250 serbi
venivano massacrati a Bjelovar e cominciavano le danze.
Il Delegato apostolico Marcone che trottarellava beato tra Zagabria e Roma senza
capirci un tubo beveva champagne con il Poglavnik mentre gli Ustascia
massacravano.
Pacelli era, minuziosamente, informato dagli inglesi delle atrocità e sapeva che
Stepinac non faceva nulla per frenarle, ma benediceva, allegro, le grandi parate
degli Ustascia.
Il Vescovo di Mostar, Miscic, di cui parlò a Siena Padre Rebaud, è stato tra i
più attivi nel recupero forzato degli “scismatici”. Questi prelati hanno ideato
con i loro amici filonazisti una pulizia etnica su basi confessionali. Più padre
Balaban parlava e più mi sentivo a disagio.
Il silenzio complice di Pacelli e del suo entourage non mi ha sorpreso; se
qualcuno ha il modello della Spagna di Franco o del Portogallo di Salazar
conficcato, come una scheggia di vetro, nel cranio perché sorprendersi?
Certo vivere con Pasqualina Lehnert e le altre due suore non deve essere stato
facile, e deve avere inficiato la povera psiche di Pacelli: un po’ va compreso.
Aggiungiamoci la famiglia: mamma Virginia e papà Filippo e la comprensione per
il povero pontefice aumenta. Spesso i volti dicono molto ed essere accudito dai
quei dragoni tedeschi deve avere lasciato, inesorabilmente, il segno.
E che dire del pusillanime silenzio sulla Shoà? Che dire del miserabile calcolo
di salvare Roma?
Questi non sono più i rappresentanti di Cristo in terra, ma grandi acrobati
della diplomazia politica, sono fini saltimbanchi dei giochi del potere
temporale.
Eminenza, quello di Pio XII è stato un pontificato nefasto, in linea con la
scellerata linea che da Pio IX conduce sino a Giovanni Paolo II, con alcune
eccezioni. Wojtyla sarà un Papa pellegrino senza pretese grottesco – faraoniche,
ma gratta gratta è un continuatore della vecchia, lacera ortodossia ed un astuto
seppellitore del Vaticano II.
Dicono che i regimi di Papa Doc, di Pinochet, Jaruzelski, Stroessner siano
crollati dopo le sue visite, ma io trovo il suo pontificato come espressione del
più assoluto assolutismo e della più completa chiusura verso il sogno di
Giovanni XXIII che desiderava una Chiesa più aperta e più democratica. Dietro la
facciata barocca delle grandi masse adoranti c’è il piedistallo marmoreo
dell’Infallibilità. E Wojtyla saldamente seduto sul blocco di marmo.
E dietro al baldacchino di Wojtyla, la Curia, così profondamente ostile in
passato a Papa Roncalli, ha lavorato per umiliare Schillebeeckx, per distruggere
Hans Kung, che la sfrucugliava con attacchi continui sull’Infallibilità, per
imbavagliare Charles Curran e il Vescovo di Seattle, Raymond Hunthausen e per
poi scomunicare il povero Balasuriya che in effetti si era spinto oltre i limiti
con i suoi dubbi sul peccato originale.
Ed eliminando Lei e i suoi amici ispirati dalla “Teologia della liberazione”,
Eminenza, con chi vi ha sostituiti il Papa pellegrino?
Ma con Hans Groer il vescovo ultra conservatore di Vienna, accusato più tardi di
pedofilia e con Pio Langhi, con l’ordine di disciplinare la Chiesa Americana (e
vedremo con che bei risultati) e con altri conservatori che mirano chiaramente a
mantenere lo “status quo”, astutamente protetto da Wojtyla, che pur abbandonando
l’immagine faraonica di Pacelli resta comunque legato alla visione vetusta
dell’assolutismo papale.
E gli uomini che come Lei, Eminenza, hanno difeso i poveri e cinguettavano,
secondo Ruini, con i Sandinisti ed i rossi, dove sono finiti? Dove li ha
relegati il Papa pellegrino? Ma nella pattumiera oscura della storia
ecclesiale... non è vero? Si ricorda la scenetta della Messa di Managua?
Attacca il capitalismo selvaggio? Ma il crollo incontrollabile del Comunismo
dove ha portato?
Dice che il vero liberatore delle masse è Gesù Cristo e non Karl Marx... ma
dimentica orrendi secoli di storia... non siamo stati legati al potere dei
potenti e dei ricchi, e al mantenimento dello “status quo”, come istituzione,
dai tempi di Costantino?
Ma non poteva vincere Massenzio? Non poteva trionfare il dio Mitra e relegarci
nelle catacombe?
L’altro giorno ho sentito un professore radicale parlare dell’olocausto causato
dalla mancata regolamentazione delle nascite e dalla mancata assistenza
abortiva.
Accusava Giovanni Paolo II di responsabilità verso i milioni di morti a causa
dell’intransigenza papale. Parlava di un olocausto più grande di quelli causati
dai regimi nazisti e bolscevichi.
Diceva che i bambini che vengono al mondo per questa scellerata ingiunzione
papale divengono spesso i donatori forzati di organi per il ricco Occidente.
Ma Wojtyla non ci sente: ha altre preoccupazioni. Wojtyla crea i santi,
canonizza tutti quelli che gli capitano sotto tiro: Pio IX con il suo Sillabo e
il suo “Quanta cura”, Pacelli e la sua Shoa, Escrivà de Balaguer e la sua Opus
Dei, Stepinac e i suoi Ustascia... beatifica, santifica tutti e ci concede anche
Papa Roncalli, obtorto collo, nella sua infinita, polacca bontà. Sì, ci concede
il Papa buono ma a patto che ci digeriamo anche la beatificazione del Papa
dell’infido, piccolo giudeo Mortara.
La beatificazione di un Papa che tuonava contro il suffragio universale,
considerato una piaga orrenda, che scriveva al Re cercando di frenare
l’istruzione obbligatoria, che era contro la libertà di culto. E speriamo che
non muoia Andreotti, Eminenza, altrimenti rischiamo di avere un altro santo in
questo Pantheon stregato. Wojtyla sta relegando sugli altari larve intrise di
antisemitismo, come se la santità comporti solo il vivere austero distaccato da
scelte e da atti.
Monsignor Saraiva Martinse lo ha spiegato in maniera ineffabile: ciò che contano
sono le virtù personali di santità. E lo stesso ha fatto Peter Gumpel, il
postulatore della beatificazione di Pio XII: va tutto a gonfie vele, fratelli:
ci ha rassicurati. Così avremo il pontefice silenzioso dell’olocausto sugli
altari. Eccoci serviti, Eminenza: Roncalli, Mastai e Pacelli nello stesso piatto
con contorno di fagiolini. Gli atti non contano ma “solo le virtù personali di
santità”.
Se non altro l’iter di Pio IX è stato tormentato; è dal 1907 che vanno avanti.
Ricorda quello che affermò padre Sonetti a Modena? Ci disse che aveva sentito
più volte ripetere dallo storico gesuita padre Giacomo Martina che quella
beatificazione non si doveva fare perché “sconveniente”. Ma dopo l’Olocausto,
Eminenza, come si fa a beatificare un pontefice che chiamava gli ebrei “cani che
sentiamo latrare per tutte le vie”?
Come si fa a beatificare il Papa del sequestro del piccolo Mortara, forzatamente
battezzato contro il parere della famiglia?
E c’è stato anche il miracolo della suora francese, ma lei sa, Eminenza, che i
miracoli dopo morto li farà anche Maradona.
Ma vorrei chiedere a Peter Gumpel: se ti sei flagellato per anni ma hai taciuto
sulla Shoa e sulla deportazione degli stessi ebrei di Roma come puoi accedere al
Regno di Dio?
Altro che essere beatificato!
Lo sa Eminenza che l’Alto Comando tedesco a Roma era sbalordito per il silenzio
di Pacelli durante la deportazione degli ebrei romani?
Ricorda quello che disse Padre Mayor riguardo l’intervento del generale Rainer
Stahel che convinse Pacelli ad utilizzare i contatti di Padre Pfeiffer?
Ricorda quello che mormorò, scuotendo la testa: furono Kassel e i tedeschi a
dettare la lettera di protesta che firmò il vescovo Hudal, che più tardi si
distinse per l’aiuto concesso ai criminali nazisti. Pacelli non firmò nulla. Era
chiuso nel suo iperuranio diplomatico con la testa a Monaco e al suo scellerato
incontro con i “bolscevichi” tedeschi Brongratz e Seyler che l’avevano
oltraggiato. E non ha mai dimenticato.
“Cosa pensa il mondo del mio contegno sui Germani?” Chiese Pacelli a Roncalli e
il futuro Giovanni XXIII non ci fece mai conoscere la sua risposta.
Sa Eminenza, che la casa di Giovanni Paolo II dista diciassette chilometri da
Auschwitz? Sa che Wojtyla è un profondo studioso della “Notte Oscura dell’Anima”
di San Giovanni della Croce? Ora ci sarà il rigurgito della Curia, dell’Opus Dei
e di Comunione e Liberazione, tutto ciò che odora di muffa riapparirà trionfante
in questa Italia degenere.
Si scoperchieranno le tombe e Berlusconi, Baget Bozzo e Formigoni marceranno con
i resti cadaverici dei resuscitati verso un potere plebiscitario, edificheranno
un monumento al martire di Hamamet trucidato dai vermi rossi, e lasceranno
Andreotti pontificare sino al giorno lontano della sua morte... siamo nel pieno
dell’alienazione... Eminenza...
Padre Angelo
Byron: Ma forse in una polis più razionale, più armoniosa, l’alienazione sarebbe
più controllata...
Azrael: Ma è uno slittamento dal centro del proprio essere. Un evento
metafisico...
Basho: L’alienazione è lo stato stesso dell’esistere, il fatto stesso d’esser
coscienza, storia...
Beliel: Questo per voi, non per noi...
Issa: Non per noi...
Basho: Il fatto d’esser scelta...
Gretel: Tutta l’arroganza antropocentrica...
Ubu: L’angoscia è il senso dell’esistere.
Pimpa: E’ l’Essere il cerino acceso nell’immensità.
Max: E’ strutturale... è inerente al folle sistema...
Beliel: Ma l’Essere che nel suo evolversi si preserva, non contraddice l’idea
dell’istinto autodistruttivo.
Basho: Io la vedo così: l’Essere va verso un telos non prefisso, esperimenta
infinitamente, tende a preservarsi ad evolversi, a raggiungere un punto
culminante. Il passaggio dall’incoscienza alla coscienza è un suo naturale
sviluppo, acquista maturità e pienezza... se così si può dire... si compie...
Asterix: E poi si spegne...
Azrael: Esatto, un gioco...
Beliel: Da dove lo deducete?
Ubu: La storia, l’evolversi delle specie, un gettito continuo di vita che ha
come fondamento basilare l’autopreservazione e contiene, paradossalmente, il
germe futuro dell’annientazione...
Gretel: I profeti vedono questo e pensano, assurdamente, ad un Dio personale...
Azrael: E l’alienazione, bestie, è superabile?
Basho: Schopenhauer insegnava due vie per fuggire la schiavitù della volontà
cieca: la contemplazione estetica e l’asceticismo.
Dik: Io credo che l’unica maniera è divenire consci della precarietà
dell’esistere, accettare la gratuità delle cose. Accettare che il basilare
nichilismo dell’essere non comporta la negazione del mondo e può condurre ad una
forma di ascetismo secolare.
Simon: Tu fotti, mangi, cachi, ammazzi i topi, orini, ronfi ma sai che sei un
cerino acceso nell’immensità della notte... null’altro... una presa di coscienza
di questo tipo rende più trasparente la nostra animalità...
Ubu: E rende più autentica la loro umanità...
Issa: Esatto...
Beliel: Ma forse siete lontani dal cogliere il senso dell’essere?
Gretel: Allora?
Azrael: Ma noi non possiamo spiegare, piccole bestie... non ci è dato poterlo
fare...
Byron: Allora noi elucubriamo...
Basho: L’etica è strutturale al modo di adempiersi.
Beliel: Da dove deducete il germe del non essere?
Max: Dalla storia, dalla distruzione animale, dal fatto che tutto divora tutto,
dalla possibilità dell’autodistruzione nucleare...
Pimpa: Secondo me l’essere pone le basi per il suo auspicato ritorno
nell’indistinto, come se questo itinerario fosse radicato su un oceano luminoso
di pace... via dal dolore, oltre l’individualità...
Ubu: L’astuzia della ragione radicata nel suo peculiare istinto.
Gretel: Ma forse arriveremo all’abolizione degli armamenti, agli Stati Uniti del
mondo?
Beliel: La pace universale porterà in grembo la serpe di una guerra micidiale.
Simon: L’uomo è fatto così, a meno che non lavorino sul suo cervello...
Dik: E questo è possibile?
Byron: Ma non stiamo sfociando nel solito manicheismo delle due forze che
combattono nel cuore dell’uomo?
Basho: Ma no, sfociamo verso un telos apparentemente autodistruttivo, insomma
per telos si intende l’anelare verso un compimento che escluda una misera
individuazione.
Byron: Sic et sempliciter...
Basho: Ma via, il Buddha dice: tutto ciò che è ego va controllato anche il
desiderio della perpetuazione eterna: l’immortalità dell’anima. L’immortalità è
la massima forma di hybris.
Il Buddha dice: evita tutte le quisquilie metafisiche, evita accuratamente il
discorso dei “perché”, vai diritto alla liberazione... neanche Azrael è eterno,
si spegnerà....
Azrael: Già...
Issa: Ascoltate angeli e bestie: l’istinto distruttivo è la Will
Schopenhaueriana?
Asterix: L’istinto, l’impulso autodistruttivo è un modo dell’essere, ma è anche
ciò che contiene il germe del nulla. Per esempio il suicidio, la volontà di non
essere, richiede lo spegnersi della coscienza. Troppa intensità, meglio il nulla
beato, un desiderio oscuro di precipitare nel grembo del non – nato. L’istinto è
un modo dell’essere che contiene il nulla. Il desiderio del nulla. Che è
radicato nel nulla e lo contiene.
Ubu: Una fuga dall’intensità dell’esistere e dalle sue contraddizioni.
Simon: Questo è il basilare istinto del suicida?
Dik: L’apparizione della coscienza conduce al manifestarsi del desiderio
dell’annientazione...
Asterix: Annientamento...
Basho: No, annientazione è un termine filosofico coniato per definire
l’annichilimento totale... annientamento per un esercito, annientazione per la
coscienza...
Gretel: Si è svegliato, tacete...
Esimio lettore, mi sono svegliato nella notte, sentivo parlare, un mormorio
indistinto, ho pensato agli spettri, ai fantasmi dei trucidati. Un giorno, me li
vedrò sfilare nella notte, in ordine militare, scheletrici, con le orbite vuote
come i soldati di Kurosawa.
Ma griderò: sono felice di avervi ucciso, il vostro annientamento è la mia
gioia; è il mio compimento. Avevo sognato di essere in un paese sud americano,
mi sembra il Guatemala, ero in un deserto, vicino al mare, vedevo dei gatti
grandi come leopardi e dei cani desertici che mangiavano mosche o piccole
creature dell’area. C’erano indiani dipinti di rosso che osservavano con
distacco una monotona partita di calcio, sembrava di vedere la nazionale
italiana.
Poi un mormorio, mi sono faticosamente alzato dal letto, ho visto i gatti seduti
sulla tavola, non dormivano con me quella notte, erano attenti, puntavano
qualcosa. Un punto invisibile.
E c’erano Max e Pimpa nella stanza. Ho pensato: devo aver lasciato la porta
aperta.
Li ho guardati, ero stanco e sono crollato nuovamente sul letto, mi sono avvolto
con coperte di lana e ho tentato di svuotare la mente, di ripulirla dai
pensieri.
Ho ricominciato a sognare.
Ero in una vecchia casa diroccata. C’era un vento fortissimo, fischiava
paurosamente, la casa sembrava stregata, avevo paura e cercavo di chiudere le
porte, alcune finestre erano coperte da tavole di compensato, alcune imposte
fatiscenti sbattevano. Vidi dei giocattoli abbandonati nella polvere e provai
pietà per quelle povere cose. Improvvisamente i balocchi cominciarono a cantare
una nenia e a muoversi ritmicamente. Pensavo fossero stregati e gridai il nome
di Dio: “Ben’ Elohim”, degli angeli, del Cristo, che nei casi di apparizioni di
presenze malevolenti, funzionano alla perfezione. Cercavo di esorcizzare gli
oggetti ma loro continuavano a cantare la stupenda nenia.
Il nome del Cristo e degli Angeli non aveva potere sul loro tristissimo cantico.
Poi i balocchi si placarono. Pensai nel sogno: queste sono cose magiche, non
diaboliche, hanno una loro vita, esterna alla logica restrittiva dell’età della
tecnica e del Cristianesimo.
Riconoscono il nome di Gesù ma non lo temono, anzi sembrano ignorare i sacri
nomi.
Davanti ai miei occhi vedevo un dipinto apocalittico, un dragone perlaceo e
vicino al drago un uomo nero e furioso, ma non ricordo altri elementi presenti
nel quadro.
Si aprì una porta e vidi un cerchio di gatti e cani che discutevano animatamente
e Basho che parlava con furia e decisione. Nel sogno Basho parlava con due
uomini; uno bellissimo, di grande austerità, fumava distrattamente una sigaretta
schiacciata, così almeno mi sembrò, e aveva occhi di luminosa trasparenza,
capelli candidi, un corpo longilineo e muscoloso, indossava una camicia bianca,
sgualcita. L’altro era come avvolto da una nebbia, con gli occhi scuri e
tristissimi, tarchiato, più basso del primo, fisicamente meno potente. Ma aveva
un volto di grande forza ed intensità ed un sorriso strano sulle labbra. Quando,
traballante, raggiunsi la grande cucina, Gretel si voltò. Allora vidi le mie
bestie morte. Piansi e mi diressi verso loro, e chiesi: “Allora non siete
estinti?” Mi guardarono con infinito amore. E dissi: “questa croce, la porto per
voi”. E piansi disperatamente e l’uomo dagli occhi di ghiaccio mi consolò:
“Tutto giungerà a compimento, riposati” disse, mentre l’altro amaramente
sorrideva e mi offriva una rosa purpurea. Mi svegliai, Gretel era sul mio letto.
La gattina mi cullò e ridiscesi in un sonno senza sogni.
Gretel: Ora dorme... l’ho placato...
Azrael: Allora, questo istinto può essere definito Will, ma non ha le
caratteristiche della volontà di potenza, non è spinta dominante, è il fondo
dell’essere, si potrebbe dire la sua essenza. Mentre il suo dispiegarsi è il
fenomeno.
Ubu: E’ il sangue dell’essere, è il “grund” dal quale è originato.
Byron: L’Esserci s’illumina ed illumina l’essere oggettivo, l’estensione senza
coscienza che lo confronta sul quale lavora per costruire il mondo.
Basho: Ma nell’affaccendarsi senza senso è distratto dalla vera
contemplazione...
Beliel: Che sarebbe?
Pimpa: L’intuire che la bruta estensione della materia è essenzialmente
purissima luce.
Max: O nera tenebra... appare come nera tenebra.
Ubu: No... un proliferare immenso di energia che visto con gli occhiali dello
spazio – tempo diventa bruta estensione.
Basho: E l’Esserci quando contempla questa estensione è frastornato.
Byron: Ma il rapporto tra oggetto e soggetto è puro mistero, le cose che
appaiono hanno una natura numenica.
Azrael: O forse non l’hanno ..
Max: La mortalità rivela la caducità dell’Esserci, che è come un germoglio nel
deserto.
Azrael: Così appare, piccolo cane, ma è così?
Max: E’ così?
Basho: L’intuizione della fragilità dell’esistere provoca un sentimento
estatico...
Byron: O un grande smarrimento...
Simon: La coscienza trasparente della propria morte conduce al cuore delle cose.
Beliel: Ma dicono che voi non avete coscienza della morte...
Pimpa: E si sbagliano, noi tacciamo sulla morte, non ciarliamo inutilmente.
Basho: Questa mancanza di fondo nelle cose emerge dal linguaggio mitologico, non
è possibile afferrare l’essenza dell’essere nella sua nudità.
Beliel: E il Cristo allora?
Issa: Un profeta antropocentrico chiuso totalmente verso noi e la natura, un dio
parziale, relativo, troppo umano.
Ubu: E il Regno dei Cieli è la pienezza estatica della sua soggettività.
Basho: Fecero bene Ebrei o Romani a crocifiggerlo, forse sarebbe sorta una
religione della luce aperta verso tutti gli essenti... si voi ridete... e ci
guardate... ma esattamente chi siete?
Beliel: Passons...
Byron: Il nulla non come oscura densità, ma come “grund” dal quale tutto
origina, assume spessore personale, e diventa il padre di Gesù... giusto?
Azrael: Forse, piccolo gatto... ma la coscienza è necessaria alla dinamica
dell’universo?
Byron: Essendo accidentale come può essere necessaria?
Azrael: Ma voi avete parlato del continuo esperire del principio vitale?
Basho: Ma immagina l’immensità dell’universo, migliaia di galassie... come dire
che una formica che acquista un’intelligenza eccezionale in una buca desertica
del Burundi cambi la mia vita.
Azrael: La cambia?
Basho: La cambia?
Asterix: Che gliene frega al gorilla del Congo dell’intelligenza umana?
Azrael: Frega al principio vitale che esperimenta...
Beliel: C’è confusione: è tutto puramente accidentale o c’è un principio che
cerca di evolvere la coscienza?
Basho: Si crede che la natura abbia una finalità, ma è errato, se non c’è un
“Nous” dietro le cose è meglio dimenticare...
Simon: E l’avanzare dello Spirito nella storia, i concetti hegeliani?
Max: Hegel: un pomposo pallone ripieno di nulla...
Ubu: Chi graffia la finestra?
Byron: E’ Rufus...
Asterix: Chi è Rufus?
Byron: E’ il mio amico, mi insegna a vivere, lui è un randagio, vive fuori, ed
ama Federico, che gli dà da mangiare e lo cura....
Dik: Apriamo...
Rufus: Chi siete?
Beliel: Ce lo domandiamo spesso anche noi...
Rufus: Siete angeli, e solo le bestie vi vedono... che tipo di angeli?
Beliel: Lascia correre gatto, chi ti ha morso l’orecchio? Hai un gran taglio...
sei senza pelo sulla parte sinistra...
Rufus: Una maledetta volpe, affamata, disperata, è la guerra di tutti contro
tutti... dov’è Federico?
Dik: Dorme, gli uomini non possono percepire gli angeli.
Azrael: Ma possono scrivere un fiume di stronzate sugli angeli custodi...
Rufus: Vi hanno emasculato, siete dei frocetti che cantano nenie al Paparone...
Beliel: Oppure creature dell’infinita stoltezza che graffiano la schiena a Padre
Pio...
Basho: Ve lo immaginate il principio del Male, principio di assoluta
intelligenza che rompe le palle a Padre pio e lo graffia?
Azrael: Andiamo... ragazzi un po’ di rispetto per Lucifero che precipita come
folgore dal cielo...
Byron: E’ stato così o come dice il Libro di Enoch?
Basho: Vi siete veramente inchiappettati le donne e prodotto i giganti?
Azrael: Coglionate cosmiche... di quello che è l’Oltre gli uomini e le bestie
non sanno assolutamente un fico secco...
Beliel: E mai sapranno...
Asterix: Ma il libro dei Vigilanti e dei Giubilei parla di...
Beliel: Ma per l’amore di Dio, profeti isterici!
Basho: E gli Esseni?
Beliel: Loro un po’ più vicini al vero, ma all’inizio della Bibbia noi eravamo
altro... eravamo un “ostacolo”.
Byron: Giobbe...
Beliel: Esattamente, piccolo gatto... Giobbe... e poi la demonizzazione... e la
condanna ad Origene ..
Gretel: Che postulava il perdono alla fine dei secoli anche per Satana...
Azrael: Brava gatta: l’Apocatastasis...
Basho: Ci sarà il perdono?
Azrael: Ma non dicevi che tutto è accidentale... come può esserci il perdono? Il
perdono è l’estinzione dell’ego, il non essere più...
Max: Ma è così...?
Beliel: Chissà piccolo cane... forse lo strazio è perenne... non esiste pace
nella dinamica dell’Essere oppure è tutto pace... tutto è luce, e l’apparenza è
solamente una diradante foschia...
Mi svegliai, Gretel era vicina e mi guardava, Rufus miagolava... ma come era
entrato Rufus?
Le finestre erano tutte chiuse. I cani erano scesi nel loro appartamento. In un
portacenere, al centro della grande tavola, era schiacciata una Malboro.
Chi ha fumato la Malboro se la casa era chiusa?
Chi ha lasciato sulla madia una rosa purpurea?
Sto dando di fuori, sono visitato dagli angeli o da entità della notte?
Diogesù... nel sogno Basho parlava... e s’incazzava pure...
13. Il realismo degli Angeli Caro padre Angelo,
... tre miti platonici.
Il primo: un piccolo passero spicca il primo volo e finisce nel tubo della
fogna, cerco di tirarlo fuori ma non ci riesco. Scoperchio la fogna e lo cerco
nella merda olezzante: nulla di nulla. I suoi fratelli volano beati, sfrecciano
tra i girasoli, ma lui è distrutto dal suo destino, inghiottito dall’orrore. Il
primo volo e un’oscurità orrenda lo assorbe. Sono crollato. Non riesco a pensare
ad altro.
Il secondo: un piccolo passero prova la luce e l’aria leggera. Riesce goffamente
a volare, ma non ce la fa. Le ali sono imperfette. Byron è in agguato e lo
ghermisce. Il primo volo e la morte.
Il terzo: un piccolo passero, prova l’aria leggera e la luce esilarante ma è
debole. Gira intorno alla casa. Cerco di allontanarlo per fargli evitare le
fauci di Byron o di Max. Il passero va via, ma il secondo giorno lo ritrovo
saltellante nel giardino, ha miracolosamente evitato il gatto. Lo allontano
nuovamente e vola verso i girasoli. Il terzo giorno lo trovo vicino la porta
estremamente debole, sembra morente, si lascia prendere, lo porto nella stanza
dove accolgo gli uccellini che non ce la fanno più. Gli dò acqua zuccherata e lo
lascio in pace. Due ore dopo è morto.
Quella stanza con le immagini degli angeli è il luogo ove i piccoli passeri
muoiono. Ne ho raccolti moltissimi e salvati pochissimi. Non c’è cosa che fa
sanguinare la mia ferita interiore come i piccoli passeri che muoiono. E’ come
un micidiale colpo di ascia nel centro del mio essere.
In una leggenda talmudica, ho letto, che Jahvè-Seva’ot ha provato 27 creazioni
prima di escogitare questo universo, quindi, ha toppato le precedenti 26
creazioni, che sono crollate nel buco nero del nulla. Come prova tangibile della
sbandata creazionale, le porto un esempio che prova l’oltraggio che dovrebbe
provare una mente sana quando si parla della misericordia divina: esistono vespe
che depongono uova nei corpi di bruchi e che in seguito a questa operazione –
alla “Alien” – le creature, che germogliano in quei poveri corpi, si nutrono
lentamente e interiormente dell’insetto ma senza ucciderlo. Il bruco viene
consumato vivo, lentamente, mostruosamente, mentre splende su di lui e sul mondo
– universo il munifico sole della misericordia divina. Poi, ovviamente, ci sono
Auschwitz, Buchenwald, i massacri, i macelli, le ecatombi, gli stermini, la
morte per fame, i vari orrori e tutta la mostruosa “paraphernalia” degli
essenti: animali, uomini, piante... eccetera... eccetera...
Ho incontrato il suo amico Tergeri e ho passato una sera ascoltando la sua
incredibile teoria della Sindone. Il suo devoto amico ha sostenuto la tesi che
la datazione del carbonio è stata scombussolata dalla Luce e dalla potenza
divina nel momento della resurrezione del Cristo.
Avevo sentito qualcosa del genere ma mai con tanta chiarezza. Il brav’uomo
afferma che l’irradiamento, nel momento della resurrezione e della
smaterializzazione del corpo di Gesù, abbia provocato il fenomeno della Sindone.
In effetti Tergeri dice che la datazione della Sindone risale al XIII secolo
solo per il fatto che l’esplosione resurrezionale, se così si può dire, ha
stravolto la datazione del carbonio. L’irradiamento ha contorto il tempo
facendolo saltare in avanti come un ranocchio impaurito. A che punto può
arrivare la fede, eminentissime pater! Santa semplicità...
Ho chiesto incuriosito: “ma che importanza ha la Sindone? La fede per voi
cristiani è un’altra cosa” ma lui ha insistito: la Sindone proverebbe la
resurrezione.
Quindi, secondo Tergeri, abbiamo un sudario di lino con tracce di cotone, come
usavano in Medio Oriente, ma non in Europa, tessuto a spina di pesce, come
usavano fare in Palestina.
Il suo amico ha insistito sul fatto che la Sindone era opera di un ebreo e mi
ha, accuratamente, spiegato l’analisi dei pollini che conferma che il sudario
era stato in Palestina e in Turchia.
Il devoto cattolico ha, poi, fermamente, escluso la tesi della statua
incandescente di Antonio Delfino ed anche la possibilità che il sudore e gli
aromi dell’imbalsamazione abbiano provocato l’immagine sul sudario. Quello che
mi colpisce è la genialità del falsario, altro che esplosione resurrezionale!
Ha rappresentato l’icona, se così si può dire, con i chiodi che hanno penetrato
i polsi e non le palme delle mani; e questo è sbalorditivo dal momento che
l’iconografia cristiana ha mostrato, erroneamente, per secoli e secoli, che i
chiodi trafiggono le mani e non i polsi.
Ed è incredibile che anche le stigmate si manifestino nella stessa erronea
maniera.
Vai a capire come funziona il cervello dell’Oltre...
E’ sconvolgente: il flagello usato sul corpo martoriato è quello romano, gli
ematomi causati dalla flagellazione sono quelli provocati dalle falere, che sono
le palle di piombo attaccate alla correggia.
Tutto punta verso l’autenticità della Sindone meno la datazione.
Secondo Tergeri, quindi, la datazione è falsa: lo ascoltavo e mi sembrava di
sognare: il momento dell’irradiazione, ha detto, ha provocato lo
scombussolamento della misurazione e il rapporto tra carbonio 12 e 14 è
aumentato: un gettito di neutroni avrebbe provocato l’eccesso di carbonio.
Insomma, siamo a questo: un corpo di un crocifisso, è avvolto in un sudario e
non sembra lasciare tracce di corruzione. Il corpo imprime un’immagine negativa
sul tessuto a causa di un evento straordinario ed incomprensibile. Ma quello che
mi ha sconvolto è il discorso riguardante il “lepton”: la moneta che per molti è
il passo falso del grande falsario medioevale.
Questo genio della contraffazione aveva appoggiato sugli occhi del povero
crocifisso due monete che risalgono al tempo di Tiberio e sono chiamate “lepton
lituus”.
In una di quelle monete si nota un evidente errore di ortografia: lo “spelling”
di Tiberio Caisairos è sbagliato, andava scritto con una K e non una C: un
errore notevole del supposto falsario.
Ma il Tergeri, un autentico uomo di fede, ha una risposta pronta: errori sul
conio della moneta erano avvenuti precedentemente. Alcune monete coniate avevano
già quest’errore. E questo mi ha sorpreso e sono pieno di ammirazione per il
falsario, un Leonardo da Vinci delle reliquie.
Lei sa, padre, quante clavicole, tibie, crani, testicoli rinsecchiti di
assassini sono stati spacciati per quelle dei santi?
E non mi meraviglia che abbiano prodotto miracoli perché il miracolo non deriva
dall’oggetto ma dall’intensità della mente orante.
E’ la psiche che fa il miracolo e non l’oggetto.
Ma parliamo di cose serie: il Tergeri mi ha condotto a visitare un suo giovane
amico e la sua sposa.
Siamo arrivati in un luogo desolato non lontano da Poppi che si chiama
Fraggento.
Il giovane quando siamo arrivati nella sua casa stava suonando una strano brano
al pianoforte.
Ho chiesto alla sua consorte cosa suonasse, mi ha risposto : Das Fragment an
sich” di Friederich Nietzsche. Sono rimasto piacevolmente sorpreso: non avevo
mai ascoltato la musica di Nietzsche. Il giovane Eusebio è un professore
universitario che ama suonare la musica del filosofo della Morte di Dio. Il
brano era affascinante. Quando ha finito di suonare abbiamo parlato e mi ha
elencato la notevole produzione musicale nicciana: sonate, marce, ouverture,
frammenti melodici, fantasie, messe, meditazioni musicali, e l’Ermanarico, una
sinfonia ispirata dal re ostrogoto che decise di morire piuttosto di arrendersi
agli Unni nel 375 d.c. E si delinea il superuomo.
Tutta questa cornucopia musicale è soffusa dalla tenebra medio – borghese –
luterana che ci propinerà i grandi massacri del secolo beato. Ho immaginato il
piccolo Friederich mentre ascolta la madre cantare mottetti, con il coro locale,
nell’ombra di una polverosa cattedrale.
Limitato dai ricordi di Peter Gast e degli eventi riguardanti i Wagner non
riuscivo ad immaginare che il grande Federico avesse scodellato una varietà così
composita di creazioni musicali.
Una valanga di note. Non si finisce mai d’imparare... c’è anche un “Jesu meine
Zuversicht...” che sarà seguito, molto più tardi, da “Ecce Homo”...
esilarante...
Eusebio ed Isotta abitano in una grande casa bianca, nel mezzo di Fraggento, un
luogo d’orrore ove tutto ciò che si manifesta nella luce del sole viene
sistematicamente annientato da una popolazione armata di pidiessini –
rifondaroli – arcicacciari e fascisti – federcacciari che si dilettano nello
sterminio. Passeri, tortore, fagiani, lepri... ogni essere che vola, corre o
striscia su quella terra derelitta trova il piombo di questi esseri abominevoli.
I due giovani mi hanno fatto l’impressione di essere assediati da una crudele
malevolenza, come due nobili abbandonati in un castello all’onda di un’orda
barbarica. Ho odorato un profondo “weltschmertz” nell’aria.
Lei sa, padre, sono un esperto del male di vivere e riesco ad annusarlo appena
si manifesta.
Ho fini narici metafisiche. Eusebio mi ha raccontato un’incredibile storia.
La sua tristezza deriva dal fatto che il suo amato cane è stato avvelenato da un
cacciatore: tutti sanno chi ha diffuso i bocconi avvelenati ma nessuno è
disposto a testimoniare.
Una soluzione sarebbe stata impallinare l’assassino come stanno facendo le
Brigate Verdi o il serial- killer animalista in Toscana. L’altra sputtanarlo con
lettere alla stampa: ma lì finisce tutto a tarallucci, vino e calde lacrime,
tutto sprofonda nell’autocompiacimento zuccherato del quaquaraquame verde e
nella autoflagellazione animalista: tutti piangono e comprendono e nessuno fa un
tubo di niente. “Siamo i migliori... non ci capiscono... ma un giorno...
vedrai...” le solite eterne, futili menate
Sì, Eusebio ed Isotta erano afflitti. Ma cosa potevano fare?
E allora, Padre, mi domando: hanno ragione i vendicatori solitari?
Il fatto che questo cagnone bianco fosse amato come un figlio dai due giovani
non contava nulla. Agli occhi di quei buzzurri basso-toscani il cane era una
bestia e nulla più.
E le bestie sono bestie e i cristiani sono cristiani: meglio non confondere.
Dio... come sono brutali e stupidi gli esseri umani! E non c’è genie più oscena
di quella dei burini arricchiti. E quanto siete folli voi cristiani a pensare
che nei cuori di simili mostri volteggi una luminosa farfalla: una scintilla
divina. Provo per la mia specie un profondo schifo. Un senso di assoluto
disprezzo e penso che immaginarla dotata di anima immortale sia semplicemente
immorale. E sono anche convinto che anche lei non ci immagina abitati da uno
spiritello luminoso. Penso che gli uomini crepino, si corrompano e svaniscano
senza lasciare bave lucenti e ultramondane. Cinis et nihil.
La domanda che mi ponevo era se questo mite, fragile, gentile intellettuale
avrebbe vendicato il suo cane o sarebbe stato costretto a sopportare
l’insopportabile facendo sprofondare nella dimenticanza, attraverso la logica
della vile banalità antropocentrica, il ricordo dell’animale amato che si
contorce in agonia, dopo aver ingoiato un hamburger alla stricnina?
Avrebbe accettato questo sereno giovane il mormorio sublime della logica
“perepetè” che mette, saggiamente, in guardia che, in fin dei conti, stiamo
trattando solo di un animale: “Tanto è solo un cane... ma che ti vuoi rovinare?
Pensa alla tua famiglia e alla tua carriera...”
O ad un certo punto qualcosa sarebbe scattato, e il mite Eusebio avrebbe
imbracciato un fucile e massacrato il buzzurro avvelenatore provocando quello
che molti attendono: un evento chiarificatore riguardo il problema della
sofferenza animale?
Potevo vedere come la violenza del buzzurro avesse segnato il professore e come
qualcosa gli ronzasse nel cranio incitandolo ad una sanguinosa vendetta.
E Isotta che avrebbe fatto?
Lo avrebbe capito? Chissà…quella donna era differente dalle toscane arcigne e
amare che ho conosciuto in questo centro anale del mondo. Donne così sgradevoli
non le avevo mai incontrate in nessun’altra parte della terra.
Questo armonioso matrimonio era offuscato dall’ombra della morte del cane e
dall’odio di Eusebio per questa nazione di merda. Vedevo la dolorosa
sopportazione per questa terra di vili.
Abbiamo perso quasi tutte le guerre dal tempo della caduta dell’impero romano,
siamo bravi a sparare ai passeri e alle tortore ma se ci dobbiamo misurare nei
campi di battaglia sappiamo come va sempre a finire: ce lo infilano dritto nelle
natiche.
Una volta portavo in giro un gruppo di operatori americani e quando ho accennato
ad una caserma dell’esercito italiano si sono messi tutti a ridere. Si
sganasciavano dalle risate ed avevano le lacrime agli occhi. Abbiamo tradito
tutti: siamo il classico popolo di merda, ma le tortore sappiamo ammazzarle: lì
non toppiamo. Vestiti da Rambo siamo i prodi che sterminano passeri e
fringuelli.
Ma mi dica che onore c’è nell’uccidere queste esilaranti creature e come può un
essere creato a immagine di Dio perpetrare un simile misfatto?
Sì... ho smesso di cacciare... non continui con le sue inani battute...
Federico
Basho: Ho letto un interessantissimo articolo di Ratziger: il Buddismo appare
come una forma di erotismo spirituale e la reincarnazione come una crudeltà
infernale.
Byron: Ma bestie, siamo davanti ad un’interpretazione cretinesca, questi sono
gli uomini dei dogmi, creature dell’inflessibilità teologica, favoriti del Papa
polacco, che aspettarsi da loro? E’ povera gente che con il Cristo non ha nulla
a che fare.
Azrael: Il grande inquisitore...?
Asterix: Esattamente, una religione devastata, morente con i suoi santi, le sue
ossa impolverate, le sue castrazioni, non hanno vedovelle per sfogare i loro
bisogni, si masturbano ma evidentemente non basta...
Ubu: Bestie umane, lacrimose, antropocentriche, i veri devastatori della
terra...
Byron: Hai mai sentito il Papa dire una parola contro gli assassini delle
piccole foche?
Gretel: Federico sta impazzendo, sta pensando a come colpirli e forse lo farà,
sarà il Gotterdamnerung finale.
Issa: Meglio un giorno da leone….
Max: Diceva il Patacca...
Basho: E questa religione per povera gente ha bloccato, forse un’emergente
religione della luce, un Buddismo occidentale... chissà... e il nostro strazio
sarebbe stato limitato...
Beliel: Già detto... ma per essere chiari?
Pimpa: Ma qualcosa che dicesse, angelo, che esistono altri esseri nel mondo e
che hanno diritto al rispetto e alla vita...
Dik: E l’Illuminismo e Cartesio... e il fatto che non sentiamo dolore, ma siamo
soltanto esseri che reagiscono istintivamente... fatti di molle ed uncini...
Max: Maledetti assassini... cosa vi aspettate, l’Occidente lascia morire i figli
dei poveri e resta a guardare...
Basho: Il capitalismo trionfante stermina ottocento milioni di uomini
all’anno...
Rufus: Undici milioni di piccoli abbandonati in Sud America...
Azrael: E Berlusconi con le sue sette ville e le zie suore prega e va in
paradiso...
Basho: Ma fatemi il piacere, ominidi deficienti...
Byron: Parlate di etica... assassini... e c’è una Auschwitz animale ogni due
ore...
Rufus: Lasciate andare... massacrateci tutti, ma lasciamo perdere l’amore per
gli altri...
Max: Il Cristianesimo è esploso come una bomba nucleare ed ha dato una svolta
antropocentrica al mondo...
Basho: Come tutte le religioni monoteistiche ed in particolare l’Islam...
Ubu: All’inizio il cristianesimo era giusto… quando si rischiava ad essere
cristiani e poi, trionfante e temporale, la Chiesa è degenerata...
Dik: Cardinali grassi, papi culatoni, santi balordi... suore mignotte...
Basho: Ma il Male come è sorto, angeli?
Azrael: E’ originato con l’Essere, era inerente al sistema...
Gretel: Ma il Libro dei Giubilei parla della violenza e del Male che appaiono
sulla terra come ombre tenebrose...
Issa: Ombre create per corrompere...
Byron: E da allora presenti sempre nel nostro mondo...
Basho: I Daimones erano inizialmente forze spirituali.
Gretel: Il Cristianesimo le trasforma in forze diaboliche.
Issa: Corna, malvagità, streghe, Sabbha... e Pan diventa il diavolo... il dio
della natura diventa un mostro diabolico...
Basho: Sì, le solite menate infantili delle religioni antropocentriche.
Byron: E se appare qualcuno che pensa differentemente...
Ubu: E’ giunto l’Anticristo...
Simon: Petrus dixit e tenetevi le palle, questi castrano...
Asterix: E buttano cani e gatti nel fuoco per far capire agli atzechi
conquistati che bruceranno nell’inferno alla stessa maniera delle povere bestie
incenerite se non si convertiranno...
Rufus: E frate sole, frate luna... e divorano gli agnelli innocenti...
Simon: Sì, cazzate per ignoranti o gente non in grado di analizzare freddamente.
Pimpa: L’etica della luce è questa: perseverare nel Bene, amare la totalità
delle creature...
Max: Ma il papa pensa che un verbo del genere sarà annunciato dall’Anticristo...
Gretel: Ovviamente...
Basho: E voi... voi... non capisco come operate...
Beliel: Ma non ve lo possiamo dire...
Issa: Perché non potete dirlo?
Beliel: Perché nella logica dell’Oltre la dinamica della Verità è profondamente
differente...
Azrael: Gli egiziani vivevano capovolti nell’Oltremondo, nel regno dei morti
camminavano con le mani: grande intuizione mitologica...
Pimpa: Ma siete angeli del Cristo Gesù?
Azrael: Suvvia... precediamo il Cristo...
Beliel: Siamo emanazioni dell’Eterno… non apparteniamo alle follie organizzate.
Basho: Vi ribellaste per la creazione dell’uomo?
Azrael: Avevamo intuito il grande ciclo del dolore. Sapevamo che il gioco
cosmico conduceva allo strazio...
Byron: Ma tu non sei un essere infernale...?
Beliel: Dimonico, fratello, un essere della transizione, una pernacchia
metafisica in uno sconfinato deserto…
Issa: Ma perché questo cazzo di cane abbaia sempre... rischia di svegliare quel
povero Cristo... ogni volta che si muove qualcosa... abbaia... ha rotto
cosmicamente le palle...
Basho: Con un po’ di carità sarebbe stato giusto e nobile soffocarlo appena
nato.
Issa: O non farlo nascere per niente...
Pimpa: Se non mi trovava Federico, sarei morta, in un fosso, con lui nel
grembo... non veniva fuori... è stato un parto cesareo...
Issa: Comprensibile, cagna...
Pimpa: Questa è una crudeltà, gatta... potevi risparmiartela...
Max: Issa è una gatta crudele, mi avrebbe soppresso alla nascita...
Issa: Avrei liberato il mondo da un rompicoglioni micidiale...
Gretel: Non hai mangiato il telefonino di Federico?
Issa: E il filo del computer... e il fucile con il cannocchiale...?
Basho: Te lo dico io che ha combinato: ha metodicamente devastato la campagna di
questi osceni burini fottendosi 12 galline e facendo incazzare mezzo mondo. Ha
distrutto 40 balocchi, inclusa una serie di costosissime marionette collodiane,
un televisore Grundig, il mouse del computer IBM Aptiva 2144, un cambia-canali
Grundig tp 710. Ha masticato un telefonino Mitsubishi mt-10, ultimo tipo, ha
addentato una chiappona sul culo mentre andava in bicicletta, ha provocato sette
“jacqueries” contadine... sfortunatamente gli hanno sparato due volte senza
beccarlo... ha anche rosicchiato il costosissimo AZ 1900 di Federico...
Max: Solo il manico... l’ho leggermente rosicchiato... Federico mi ama molto,
sono il suo compagno, dicono tutti che sono la sua ombra...
Gretel: Anche noi siamo le sue ombre e siamo sempre con lui nella notte, nelle
tenebre.
Max: Ma sì, lo faccio incazzare qualche volta, ho distrutto mezza casa, mi agito
continuamente, sono pieno di forza vitale, ho decimato i balocchi... mi molla
delle sberle ma mi ama, quando fuggo si preoccupa. Al burino che mi rincorreva
con il piccone ha detto: “ Questa bestia è mio figlio!” L’altro giorno per
punirmi di avergli portato una gallina viva a casa, l’ingrato mi ha legato nel
garage, io ho mangiato la corda, ho fatto un buco nella porta di legno e sono
scappato...
Issa: E lui smadonnava che sono crollati i cieli...
Gretel: Brillante, cane, e ne vai fiero?
Basho: Non perdiamo tempo con questo ammasso di pulci... allora... il panzer –
cardinale se ne è venuto fuori con il discorso sull’erotismo spirituale, almeno
gli orientali hanno tentato di contenere il massacro animale, l’Induismo, il
Buddismo, e specialmente il Jainismo ci hanno provato...
Byron: Ma quando Ratziger parla della reincarnazione come di un concetto
infernale non ha tutti i torti: la ruota della vita gira creando grandi cicli
perenni di dolore. Lo strazio continuo del ritorno alla vita, è una cosa di
orrore abissale.
Azrael: Meglio il Cristianesimo con il suo inferno eterno?
Basho: Lì siamo al sadismo puro: Tertulliano che contempla i dannati dal balcone
dei cieli appoggiato su nubi…“bruciate, figli di puttana, mentre io me la spasso
nella luce divina”... squisito
Byron: Ma il Buddismo ti fa girare come una trottola per migliaia di anni, fino
all’estinzione totale, fino al Nirvana... che sarà poi questo Nirvana?
Basho: I Boddhisatva ritornano sulla terra e sui pianeti abitati per riscattare
tutti gli essenti...
Azrael: Nobili e grandi…ma il Nirvana, l’Inferno, il Paradiso sono concetti che
lo spazio – tempo stravolge, che non può comprendere, che logicamente banalizza
e deturpa.
Beliel: Attraverso archi di tempo spaventosi giungiamo a compimento...
Azrael: Ditemi bestie, perché Federico ha il ritratto di Hoelderlin appeso alla
parete della sua stanza da letto?
Basho: “perché i poeti arrischiano l’Essere stesso e quindi si arrischiano nella
regione dell’Essere” dice Heidegger.
Beliel: I poeti?
Basho: Sì i poeti, angeli...
Azrael: Ma lui è un poeta...?
Gretel: Dice di essere un poetucolo, un poetastro...
Azrael: Massacra e scrive poesie: splendidi hobby...
Beliel: Leggeteci una sua poesia…
Gretel: Proveremo angelo, ma non ti addormentare.
Beliel: Guarda Max che trascina un quaderno...
Max: Dal Libro Occidentale dei Morti:
“Forme di ambiguità
sulle rive trasparenti dell’Eliso
Nel cielo cresce
un sole nero
di stravolgente potenza
e si staglia su cupe dune
I piedi scuotono la polvere
dei sandali
l’itinerario continua
Ma l’anima la costruisci lentamente
pietra su pietra
Invisibilmente la elevi
Ascolta:
imporsi di seguire
ciò che è giusto
ed esserne distrutto
non è idealismo
ma è il realismo degli angeli.”
Rufus: Mi annoiano da morire, preferisco la prosa...
Pimpa: Rufus stai calmo, non attaccare Max...
Rufus: Mi rompe i coglioni nel giardino ed ora che sto parlando con questi
esseri luminosi e me li rompe di nuovo...
Max: Ma no... gioco... sono un cucciolone...
Pimpa: Ma sì è un cucciolone, abbiate pazienza, pensate a me che devo
sopportarlo nella vecchiaia. Mi morde sempre il culo, mi vuole montare... quando
salgo per le scale mi attacca, sono diventata pesante e lui mi tortura, ci vuol
pazienza, Federico mi difende...
Azrael: Che strano quest’uomo che parla del realismo degli angeli...
Beliel: Scadente poesia!
14. Il problema del Nascere Da Sua Eminenza Cardinal Erminio
Rupestri.
A Padre Angelo De Liguori.
Caro Angelo,
... ho incontrato a Roma un interessante rabbino, si chiama Shlomo Bekhor e
proviene da un’antica famiglia sefardita. Ho letto il mensile da lui pubblicato:
Sabbat Shalom.
La peculiarità di questa pubblicazione è che ossessivamente medita sulla venuta
del Messia e ho pensato, inviandogliela, che la troverà molto interessante per i
suoi studi e per il suo libro su Ŝabbetay Şevi. Il misticismo ebraico è
affascinante. Ho anche acquistato un libro di Simon Jacobson sul pensiero di un
altro Rebbe, Menachen Mendel Schneerson, sul quale, se ben ricordo, Lei ha già
scritto. Questo mistico attendere è vago ma estremamente commovente.
Dopo Auschwitz la trepidante attesa del Messia mi sembra fuori luogo e forse un
tantino assurda, ma questo sarà a causa della mia povera fede anchilosata.
Shlomo Bekhor mi ha presentato un suo giovane allievo che mi ha spiegato il
pensiero basilare di questi santi che si consumano, come candele, nella
trepidante attesa del Messia e del “mondo a venire”. Questi rabbi credono che il
giorno della venuta del Messia le cose cambieranno radicalmente, che finiranno
le guerre e che palestinesi e israeliani se la spasseranno insieme dividendosi
allegramente i sacri luoghi della Spianata delle Moschee e della Città Santa: Al
Quds.
Il Mashiach dicono – e si riferiscono ovviamente al loro e non al nostro –
trasformerà la materia in sostanza spirituale. Anche il denaro non avrà più
senso e di questo si starà preoccupando la “Jewish lobby” americana che di
dollari ne fa a palate, e sembra particolarmente soggetta all’adorazione di
Mammona. Il giovane mi ha spiegato che la terra durerà 6000 anni. I primi 2000
anni sono stati gli anni della desolazione, seguiti dai 2000 anni della Torah e
dai 2000 anni del tempo messianico.
Il primo periodo è il tempo dell’idolatria, nel secondo, che inizia con la
conversione al monoteismo, si dispiegano i secoli della storia del mondo, il
terzo è il tempo della venuta del Messia. Il giovane allievo mi ha spiegato che
abbiamo raggiunto l’anno 5760, l’equivalente del nostro 2000 e che il Messia è
in dirittura d’arrivo, pronto per la volata finale.
Il Messia, mi ha detto il giovane, capirà attraverso le narici e non giudicherà
con gli occhi. L’olfatto ci conduce all’essenza delle cose.
Lei sa, Angelo, con che infinita pazienza ho ascoltato tutte le tesi sulla
venuta del Redentore del mondo, ma che l’amore di Dio si sentisse con l’olfatto
è per me un concetto nuovo e strabiliante.
Devo dire che ho trovato l’idea assolutamente sbalorditiva. Bisogna rivalutare
le bestie, caro Angelo, e le idee del suo amico animalista.
Secondo i santi rabbi, il Messia, lo troveremo tra i poveri, le prostitute i
drogati alle porte di Roma; tra il popolo dei barboni, dei travestiti e dei
bisessuali terzomondisti. E questa idea mi piace.
Sono sicuro, inoltre, che eviterà come un luogo di appestati la spianata dei
luoghi vaticani e i goffi rappresentanti della Curia, che, giustamente, alcuni
ritengono siano espressione di una sostanza diabolica e multiforme.
Ho ascoltato con grande curiosità e riportato. Di che cosa è veramente intessuto
il mondo a venire?
Ma L’idea del Messia alle porte di Roma mi ha fatto pensare a Korogocho e ad
Alex Zanotelli.
Giorni fa presi parte ad un dibattito promosso dai missionari comboniani e sa a
che cosa pensavo, Angelo, mentre ascoltavo Zanotelli? Mi domandavo ma perché non
fanno papa questo prete? Sarebbe un cambio radicale che ricondurrebbe la Chiesa
alle evangeliche origini, alla luce occultata e originaria. Un uomo come Alex ci
salverebbe dalla banalità vaticana e dal mondo spettacolo che maschera l’essenza
autentica dell’oscurantismo curiale.
La Chiesa di Korogocho è la Chiesa del Cristo Gesù, non quella della nobiltà
papalina nera.
Zanotelli ha detto, infervorandosi, che nel 2025 la popolazione mondiale,
attualmente di 6 miliardi di viventi, sarà rinchiusa in grandi metropoli alla
Blade Runner, 4,9 milardi di persone vivranno nei grandi centri urbani; ha
precisato che l’Africa, a causa di questa urbanizzazione mostruosa, soffrirà
enormemente. Nel 2020 il continente nero raggiungerà un’urbanizzazione del 52%.
Alex ha spiegato che fino alla seconda guerra mondiale l’Africa era al 90%
rurale ma che entro il 2020 il continente africano avrà una popolazione
urbanizzata di 765 milioni di persone con un altissimo tasso di povertà. Il
missionario ha snocciolato una serie di cifre da capogiro.
Ho provato una sincera vergogna. Ha parlato di 500 milioni di esseri abbandonati
nelle baraccopoli fatiscenti e delle 800 milioni di persone che vivono sotto il
livello della povertà assoluta.
Ha citato Gutierrez, che ho personalmente conosciuto, e letto brani dal suo
libro: “Parlare di Dio a partire dalla sofferenza dell’innocente”. Ha anche
parlato dell’ammirabile “Asian Theology” del gesuita dello Sri Lanka: Pieris, il
teologo del Dio neutrale e della plutocrazia mondiale.
Con serenità, Angelo, paragoni Zanotelli a Baget Bozzo o agli infidi prelati
dell’Opus Dei e avrà uno spaccato delle anime che volteggiano tra le volte
barocche di Madre Chiesa.
Ho seguito, con trepidante attenzione, la predicazione del comboniano che
sparava a raffica le domande epocali di questo secolo.
Zanotelli ha chiesto ritmicamente, come percuotendo un tamburo: fino a quando si
riuscirà a tenere sotto controllo la disperazione dei poveri?
Saprà la Chiesa proclamare al mondo che il modello di sviluppo capitalistico
occidentale è altamente immorale e che sta distruggendo il pianeta?
Saprà, la Chiesa, spiegare al mondo che non ci sarà mai ricchezza per tutti e
che il sistema del capitalismo mondiale è fondamentalmente eretto su un
piedistallo di scheletri?
Spiegherà che per essere funzionante, un tale sistema economico, necessita, e
necessiterà sempre, di un esercito infinito di affamati e di morti?
Lo dirà, finalmente, la Chiesa?
E sarà in grado di prendere le distanze dal capitalismo trionfate che mastica e
vomita uomini e cose come un orrendo Moloch?
Quando urlerà, come gli antichi profeti, la sua ira per denunciare il Dio
barbaro che sta divorando il pianeta?
Dirà la Chiesa che il sistema che permette al Nord del mondo (il 23% della
popolazione mondiale) di utilizzare l’80% delle risorse mondiali è un sistema
diabolico?
Spiegherà che il mondo rappresentato dagli affaristi che si fanno Stato è
profondamente immorale?
E sarà, la Chiesa, disposta a fare scelte concrete che puntino il dito contro
questo sistema di morte?
Quando leverà, autenticamente, la sua voce contro un modello di sviluppo che
condanna 140 milioni di bambini a morte ogni anno mentre l’Occidente produce
montagne di cibo che getta per sovrabbondanza?
Può la Chiesa tacere su questo flagello provocato da un iniquo modello di
sviluppo economico?
Zanotelli ha sfoderato l’enciclica di Giovanni Paolo II “Sollicitudo rei
socialis” (e se la poteva risparmiare, caro Angelo, dal momento che il messaggio
di questo papa polacco e della sua Curia è colmo di ambiguità) e ha chiesto come
è possibile che si spendono 1200 miliardi di dollari di armi all’anno,
l’equivalente di 2 miliardi di lire ogni minuto mentre 800 milioni di uomini
soffrono la fame e 15-20 bambini, sotto i cinque anni, muoiono di fame ogni
minuto?
Le spese annuali a livello di armi – ha detto il missionario – equivalgono ai
1250 miliardi di dollari di debito che i paesi poveri devono pagare ai ricchi –
e ha precisato – nel 1988 i paesi del terzo mondo indebitati hanno pagato un
tasso di interesse equivalente a 43 miliardi di dollari.
Zanotelli ha detto che è necessario comprendere le esperienze religiose degli
altri e che non è possibile adorare un Dio che è rimasto muto per un milione di
anni.
Parlando della strage dei bambini ha citato il teologo Ulchro: secondo il
tedesco i milioni di morti per fame sono il risultato di un sistema economico
iniquo e richiedono, da parte nostra, una domanda di perdono simile a quella
fatta per i crimini nazisti e per l’olocausto dei 6 milioni di ebrei. Ha anche
citato Ellacuria che conobbi a San Salvador.
Riguardo la possibilità del raggiungimento della prosperità da parte dei paesi
poveri, seguendo il modello di sviluppo occidentale, ha letto una lapidaria
frase di Gandhi: “Se per raggiungere la prosperità l’Inghilterra dovette
depredare metà delle risorse mondiali, di quanti mondi avrebbe bisogno
l’India?”.
Ha concluso spiegando che il tenore di vita occidentale sta distruggendo la
terra, e che gli stati del terzo mondo si stanno prostituendo davanti a questo
modello di sviluppo vendendo tutto agli speculatori occidentali: terre, foreste,
bambini, donne, organi, acqua, suolo, animali, piante...
E così mentre le statue di Lenin crollano e Veltroni e D’Alema ballano il loro
sublime, moderato minuetto, trascinandosi dietro l’ultracuoco mondiale, un
povero missionario ci dice come vanno le cose nel mondo.
Come se la nascita fosse la colpa originale. E’ stato un bel sentire, caro
Angelo...
Erminio Rupestri
Basho: Ma il problema è nascere...
Byron: La nascita è il destino.
Gretel: “Più non son gli Dei fuggiti e ancor non son venienti...”
Pimpa: Mi piace il volto di Hoelderlin... è puro...
Max: Impazzisce come Nietzsche...
Gretel: Logico i sani impazziscono... i folli governano... loro permettono lo
sterminio...
Asterix: Il luogo lasciato vuoto dagli dei è il sacro...
Pimpa: E lui sente questa traccia di sacro nel vacuo del mondo...
Gretel: E tenendo Hoelderlin sopra al letto si ricorda della traccia lasciata
dagli dei...
Azrael: Mentre per Ratziger il sacro è il luogo delle Madonne piangenti...
Ubu: E il tedesco si scatena contro la teologia della liberazione... aiutano i
poveri...
Asterix: Segue le direttive del patriota polacco...
Byron: Bestie, il tempo è venuto per un bel Papa nero, colore dell’ebano... che
venda tutti i tesori e dia tutto ai poveri come avrebbe fatto il Cristo...
Basho: Ve lo immaginate...
Max: Nero come l’ebano...
Pimpa: Il massimo scandalo...
Basho: Ma no... sul seggio di Pietro mettiamoci la Papessa Giovanna o una
femminista americana...
Beliel: Delizioso...
Basho: Una femminista americana lesbica...
Beliel: Non sarai pendente dall’altra parte gatto... sei sempre con Federico?
Basho: No... sono fermo nei miei principi.
Byron: Basho è un principe, tutti lo sappiamo, si muove con estrema eleganza,
profonda dignità...
Gretel: Concede il suo cibo agli altri con infinita generosità...
Basho: Un gatto alla San Francesco?
Azrael: Frate Sole?
Byron: Mangiava la carne di sorella gallina.
Basho: Eh sì...
Asterix: E che fa quando il suo odioso discepolo taglia le zampe del porco vivo?
Ubu: Lo ha scritto Federico al suo amico prete: restituisce i soldi al
porcaio... e del porco disperato, massacrato, neanche una parola...
Basho: E quando scannano i Catari...?
Azrael: Grande silenzio... grande controllo... neanche una parola...
Beliel: Eretici, figli di Satana...
Basho: Come è possibile chiamare gli animali fratelli e poi divorarli?
Pimpa: Una religione che immagina Cristo come agnello di Dio, e poi si divora
queste povere creature, rappresentazione stessa dell’innocenza, bestie
purissime, uccise a milioni durante la Pasqua e immolate sugli altari di Javhè
il padre misericordioso di Gesù...
Byron: E quando un povero prete grida dal pulpito: “Lasciate vivere queste
creature innocenti...” scoppia un boato di risa... l’ominide bonario deve
nutrire i suoi obesi piccoli.
Pimpa: E si sconquassa la sua interiorità... prega il suo Dio... che per il
Testimone della Verità è un angelo caduto...
Basho: Ominidi... correggiamo Paolo: “La nostra battaglia infatti, è contro
creature fatte di sangue e di carne, e contro i Principati e le Potestà, contro
i dominatori di questo mondo di tenebra...”
Azrael: Per l’autore della “Testimonianza di Verità” Dio cosa è?
Basho: Il dio della Bibbia ebraica è un angelo caduto che inganna, fa credere di
essere l’autentico Iddio, il testimone dice: la parola del figlio dell’uomo
“libera dall’errore degli angeli...”
Basho: Gli dei erano demoni generati da angeli caduti... abitavano le statue
degli Dei...
Byron: Il Dio biblico è un Dio vendicativo, feroce, usurpatore del potere del
Vero Dio. Quello ascoso... lontano...
Gretel: Molto ascoso... quasi inesistente...
Issa: I Catari erano gente santa...
Basho: Stavano giungendo alla Luce Infinita...
Asterix: Intuita dai neo – platonici e mi pare che Porfirio dica: “se non
cessate il massacro animale non ci può essere redenzione...”
Simon: Sì. Non ci sarà pace sulla terra...
Dik: Hai letto il libro sugli angeli?
Simon: Sì, ho letto il libro sugli angeli, ma queste presenze mi sembrano...
Azrael: Ti sembrano cosa? Il concetto umano riguardo gli angeli è roba da poveri
idioti. Arpe, canti, miserie... noi siamo pura potenza, ma nulla sappiamo di
Dio, o conosciamo molto poco del divino... e tutta l’oscena “paraphernalia”
delle vecchiette aiutate ed i bambini salvati, mi fa ridere. Per fuggire
dall’orrore dell’estinzione si sono inventati di tutto... ma crepate ominidi,
svanite nel nulla delicatamente... dissolvetevi... lasciate la terra agli
animali, avete capito i segreti dell’universo ma il vostro cuore è chiuso, è una
tomba murata; ricordate la saggezza di Sileno: meglio non essere mai nati...
Beliel: “Stirpe miserabile e effimera, figlia del caso e della pena, perché mi
costringi a dirti quello che per te sarebbe vantaggioso non sentire? Il meglio
non lo puoi raggiungere: non esser nato, non essere, essere niente! Ma la cosa
in secondo luogo migliore per te, è: morire presto”
Beliel: Forse il discorso di Rilke e delle potenze angeliche intuisce la nostra
natura...
Azrael: Voi ci vedete con abiti dimessi e con le nostre rose purpuree ma noi
siamo espressione del tremendo, precediamo la materia...
Max: Non agitarmi la rosa purpurea sotto al naso... preferisco odori più forti,
mi hai capito?
Beliel: Avete visto bestie, si è addormentato durante la partita...
Gretel: Non lo capisce questo calcio totale, 22 giocatori in 10 metri
quadrati...
Max: E’ ridicolo, nessuno scarta, scatta, supera, due metri e vanno giù... un
fallo ogni 10 secondi...
Asterix: Va bene al popolo italiota questo misero calcio...
Ubu: Lo ama...
Byron: Riduciamo le squadre a 10...
Max: Concediamo un secondo rigore da 15 metri per falli gravi in qualsiasi parte
del campo...
Asterix: Aboliamo il fuorigioco...
Simon: Permettiamo di cambiare continuamente i giocatori, utilizziamo tutta la
panchina, senza limiti...
Dik: Cambiamo... angeli.
Asterix: I difensori sono troppo protetti...
Basho: L’ho sentito difendere Sacchi, lo attaccavano in un bar...
Gretel: Federico ha detto, Sacchi ha rivoluzionato il gioco, prima giocavamo un
calcio vile, di rimessa... il catenaccio... un gioco codardo... e il grande
Brera... e gli scribacchini sportivi si erano inventati il mito dell’italiota
non atletico che poteva giocare solo di rimessa... Sacchi ha cambiato tutto...
sarà ossessivo, sarà maniacale... ma quello l’ha fatto... E quelli si
incazzavano... e Federico ha detto: “io ho giocato e so quello che significa...”
Issa: Anche noi abbiamo giocato, hanno risposto...
Gretel: Lui ha risposto: io ho vissuto all’estero, ove giocare all’italiana era
sinonimo di catenaccio... io mi vergognavo...
Basho: Noi no... hanno risposto... non bisogna dimenticare... la razza dei
furbi, bonaria e degenere... allegria, tarallucci e vino... ovunque andava
Sacchi attaccava... andava per vincere non per strappare pareggi... un gioco
eseguito con onore e dignità... un grande gioco...
Basho: Solo gli americani sono peggio di noi... dice...
Azrael: Ma dove vorrebbe vivere?
Byron: In Cornovaglia, ma dice che gli esseri umani sono orrendi ovunque...lì ti
rompono meno i coglioni… gli inglesi sono leggermente meglio degli altri...
Basho: Ma solo leggermente... dice... e forse si sbaglia... ma io vorrei
provare, forse finiremo tutti lì... in Cornovaglia... con Paolo...
Caro John,
sabato ho visto la mia cara Adelaide, la vedova Prandelli. Stava seguendo con
profonda attenzione la Venier che si spupazzava un giornalista sportivo di 200
chili, che ha scoperto la vocazione a fare il buffone, e lo scapigliava
allegramente. Adelaide rideva, mi ha chiesto se seguivo quel programma, ed io ho
risposto che generalmente non guardavo la televisione, ma che ero un fan di
Bonolis. Le ho portato delle rose rosse. Che tocca fare per una misera scopata;
mi ha chiesto se la pensavo durante il giorno ed ho risposto: “continuamente”.
Devo dire che l’amplesso con la vedova è un’esplosione di forze vitali che mi ha
portato un paio di volte vicino al coccolone. Io so che quando la vedova
desidera ardentemente la trapanazione trovo la testa ricciuta della buon anima
coperta da uno scialle nero. Il desiderio dell’Adelaide è forte ed io
vigliaccamente ne approfitto. La carne è debole, John….Quando invece la
buonanima non è coperta, devo seguire tutti i metodi della seduzione classica,
inclusa qualche coccola miserella, e ignorare tutte le mostruosità che
regolarmente, l’Adelaide, vomita contro la sinistra, i soviet dei magistrati e
il povero Di Pietro. E dal momento che l’ignoranza della vedova è abissale,
stringo i denti e resto silenzioso, pensando alla prossima penetrazione e cerco
di evitare o di approfondire i temi politici, perché l’ignoranza mi fa incazzare
e non la sopporto.
Dopo aver visto la Venier, ci siamo appartati, tra baci fugaci, carezze precarie
ed altre piccole vergogne, nella stanza da letto stracolma di merletti,
porcellane, bambole e Sante Rite.
Questa volta la cara donna ce l’aveva con Dini, per qualche occulta ragione, e
l’ho ascoltata con grande pazienza, come al solito approvando tutte le accusa
dementi che vomitava.
John, tu con le donne non c’imbrocchi molto, ricorda: non bisogna mai discutere
prima di una scopata, o inevitabilmente finisci per compromettere tutto. Fai il
fascista, il cattolico, il cacciatore, altrimenti non ti sarà possibile
espellere l’energie negative che ti si accumulano nel basso ventre e nei
testicoli. Devo dire, John, che per scopare, delle volte, perdo la dignità, come
quando assecondo la Tronchetti, che appartiene ad un gruppo segreto di
acchiappafantasmi e che fa sedute spiritiche e mi spiega che il marito non la
capisce quando gli racconta che è in grado di materializzare bottoni che
provengono dall’Oltre. Ed io chiedo: ma come diavolo fa tuo marito a non
crederti, se i bottoni si materializzano? Sono la prova lampante di messaggi che
giungono dal regno dei morti, non ti sembra? Certo, dice lei, è incomprensibile,
se i bottoni si materializzano, dovrebbe credermi, invece dice che sono fuori di
testa…. Noooo, dico io... sei destinata a grandi cose... hai un dono rarissimo.
Gli spiriti ti hanno scelto... e così via... Già potrebbe mettere su una
merceria la Tronchetti...
Ma quando arriviamo al sodo, comincia a menarla con l’amore spirituale, e dice
che sono un bambino perso con il mio zainetto, e che esser fottuta da un
bambino, da un immaturo dello spirito non la soddisfa e che lei necessita di ben
altro. Allora io comincio con le coccole, con le preghiere, con i
cazzeggiamenti, con i sogni e dopo un’ora di orrore e di pura banalità, lei
finisce con il pene in bocca ed i testicoli tra le mani. E’ automatico, John,
impara l’arte patetica della seduzione... è molto triste.
Federico
Caro Federico,
... utilizzare le donne per il proprio piacere non è giusto.
Mi fa ridere, ridursi per una scopata a perdere la propria dignità: mi pare
estremo.
Anche io l’ho fatto molte volte... ma noi americani siamo differenti...
John
Caro John,
estremo o non estremo, la Tronchetti dice di fottersi con la mente un suo tutore
spirituale, un guru che la cavalca con l’anima e con lo spirito. Io sono più
terra – terra e ci provo con la mia salsiccietta, senza pretese astrali. Devo
dire che preferisco il contatto corporeo a quello spirituale.
Con Adelaide è finita così: l’ho posizionata davanti a Santa Rita e ho scosso
l’Acheronte. Le grida salivano al cielo mentre il povero cornuto astrale era
coperto dallo scialle.
La vedova mi ha detto che la testa di rapa, che qualche bischero ha esploso, era
spesso infedele ed era sessualmente assatanato. Durante la sana montata il letto
cigolava e Santa Rita guardava verso
l’empireo, verso le brume iperuraniche. Come ho detto, quando l’urlo liberatorio
giunge dopo il continuo squittire, fisso la santa, che come al solito mi ignora,
e continua a contemplare un punto luminoso nei cieli. John, amo le pieghe del
collo dell’Adelaide che ritengo perfette per il morso di un vampiro
transilvanico. Domenica, mi ha raccontato che era presente all’uccisione del
maiale, una grande festa della civiltà contadina. Quello che eccita questi bruti
sono i gridi di dolore della povera bestia. Pura barbarie, estrema violenza,
forse le Brigate Verdi, un giorno non lontano, vendicheranno i suini...
chissà... Questi assassini usano uno strumento acuto e affilato che li fa,
atrocemente squittire, mentre le donne stanno a guardare e se la ridono beate.
La civiltà contadina! Miserabili, sadici burini...
Federico
Pimpa: Miserabili ominidi, senza pietà capaci di far tutto per i loro orrendi
cuccioli... anche polverizzare il mondo...
Max: Senza pietà, guardate mia madre abbandonata per la strada, perché era
gravida, vecchia e ammalata...
Basho: Senza pietà... esseri dell’orrore, come dice Paolo di Tarso, abitati da
creature della notte...
Asterix: Con il cuore pieno d’oscuro, padroni e tiranni della terra...
Basho: Con il loro Dio assassino...
Gretel: Che esagerazione...
Basho: Esagerazione? Salmo 109: 4-13: niente pietà per i figli senza padre...
Byron: Levitico 24: 16…massacrare il blasfemo…
Ubu: E lo splendido invito al massacro totale: Deuteronomio 20: 13-14
Byron: L’incredibile invito a non ribellarsi... 1 Samuele 15: 23
Gretel: Eccetera.... eccetera....
Issa: E poi arriva Paolo con gli splendidi suggerimenti agli schiavi.
Gretel: Angeli, ridete...? guarda lacrimano dal gran ridere...
Dik: E’ vero…Colossesi: 3: 22, 1 Timoteo 6: 1...
Basho: Efesi 6: 5 Servi siate obbedienti, curvatevi...
Max: Tito: 2: 9-10... fate quello che i vostri padroni vi chiedono... aprite le
natiche ai loro putridi i cazzi... e tacete!
Simon: E ci si mettono pure Pietro e la Bibbia...
Azrael: A cosa vi riferite?
Basho: Ma a Pietro 1-2: 18 e gli squisiti Esodo: 21: 2-6 e Levitico: 25:
44-45... pura barbarie...
Byron: Se consideri che questo Dio, nei secoli, evolve e diventa un Paparone
amorevole...
Max: Ma non verso noi .
Beliel: Ma vi salva con l’Arca di Noè...
Basho: Ma in Esodo: 9,3.6 distingue tra le bestie degli egiziani e degli
ebrei... ed affligge le bestie innocenti con ulcere pustolose... il peccato di
nascere... Il peccato è geografico... dice Russell. Il destino è geografico,
dico io... il destino è il tuo corpo, il tuo cervello…
Asterix: E il suo tempio è un grande mattatoio, straripante di sangue
innocente... ed ogni tanto dice: voglio la purezza del vostro cuore, non la
carne delle vostre bestie.
Ubu: Pochissime volte, ma mai lo dichiara con fermezza.
Byron: E affogano in un oceano di sangue innocente.
Gretel: Loro decidono le grandi ecatombe animali ed umane.
Issa: Il peccato geografico di essere un piccolo in America o in Brasile o un
gatto in Messico.
Basho: Questa specie dovrà soccombere, svanire come un esperimento sbagliato.
Simon: 14 -15 miliardi di anni fa il Big Bang.
Issa: 12 miliardi di anni fa la formazione delle galassie e degli ammassi
globulari.
Pimpa: 4.6 miliardi di anni di anni fa la formazione del sistema solare.
Max: 3.5 miliardi di anni di anni fa le forme unicellulari di vita.
Asterix: 450 milioni di anni fa piante, pesci, radici.
Ubu: Da 230 a 65 milioni di anni fa l’era dei dinosauri.
Dik: 4 milioni di anni fa i primi ominidi.
Simon: 70.000 anni fa l’“Homo sapiens”.
Azrael: 14 aprile 1997 Raul Gonzalez con la sua cravatta di Versace.
Beliel: E’ lo spaccio delle bestie trionfanti..
Esimio lettore, mi sono riposato nella profonda oscurità e ho meditato, ho
ripulito la mente dai pensieri ed ho fissato un punto nel buio. Delle volte
nella mia mente si formano immagini di assoluta nitidezza, vedo cose delinearsi
come forme pensiero, simili ai “tulpa” dei monaci tibetani.
Questa volta è tornata l’immagine dell’uomo dalla camicia sgualcita che si è
manifestato nella tenebra, che si è stagliato nella mente. Mi osservava con uno
smaliziato sorriso e ha ripetuto che tutto giungerà a compimento. Mi sforzo di
ricordare: l’ho sognato più volte, è come una presenza costante, quando lo vedo
mi si apre la mente, sono ispirato, canto la vita e la morte nelle mie povere
poesie. E’ da giorni che non esco, sono sporco e non rasato. Luce e tenebra,
sole e pioggia.
Il silenzio profondo desidero. E desidero la fine del Male. Il Male che questi
esseri, apparentemente bonari, portano nel grembo come una serpe velenosa.
Tutto è sacro, tutto quello che vive è sacro, meno quello che opprime e
distrugge l’innocenza. Combatto contro ciò che apparentemente è normale, e che
invece è il Male: é la banalità del Male.
|