Prologo


Un giorno Dik tornò con un leprotto tra i denti. Presi la piccola bestia tra le mani. Sanguinava dal naso e dalla bocca. Viveva nel braccio della morte; era una di quelle povere creature che liberano nel territorio nel periodo del "ripopolamento" per poi sventrarle a fucilate nei primi giorni della stagione venatoria. I cacciatori, dopo aver massacrato tutto quello che vive, allevano o importano fagiani e lepri, che lasciano liberi, per alcuni mesi, nelle loro riserve: autentiche aree di sterminio.
Le povere bestie assaporano la gioia breve della vita, per essere poi snidate dai cani e uccise dagli uomini. Vivono, fugacemente, nel loro "Miglio Verde", nel loro braccio della morte.
Presi il leprotto tra le mani. Spirò dopo alcuni minuti. Pensai a quanto era nobile la sua morte, come era pieno di dignità e di innocenza il suo svanire dal mondo. Mentre lo accarezzavo, pensavo alla cianfrusaglia cimiteriale dei cattolici, pensavo alle virtù dal culo di marmo, ai cherubini tufacei dal volto di bambini depravati, alle checche angeliche, ai loculi, ai macabri appartamentini dei vermi, alle madonne piangenti e ai Cristi di pietra con il cuore in mano. Pensavo alla menzogna dell'immortalità antropocentrica dei preti. Pensavo a un funerale di un membro della camorra, che vidi in televisione, con amici in lacrime e amiche urlanti su una monumentale, assurda bara contenente il corpo putrescente del delinquente. Vedendo quel funerale, avevo provato una profonda vergogna: la manifestazione scomposta del dolore è qualcosa che mi colpisce, mi stordisce per la sua volgarità.
Quando i piccoli videro il leprotto morto rimasero sconvolti.
"Ne uccidono, ogni giorno, a migliaia per mangiarli", dissi, "questo ha evitato il piombo del cacciatore... lo sapete... presto comincerà la strage..."
Zeno prese il leprotto, se lo strinse al petto, e cominciò sommessamente a piangere.
Cominciai a scavare una piccola fossa, ne avevo già scavate un centinaio, in un punto ombroso del giardino, presso i tigli. Ho sepolto uccelli, topi uccisi dai gatti, porcospini macellati dalle macchine.
Mentre scavavo sentivo Zeno mormorare. Mi accostai incuriosito per sentire meglio le parole che sussurrava al corpo inerte del leprotto: "Ti vorrei dare la mia vita... vorrei morire affinché tu possa vivere..." Anch'io pensavo la stessa cosa: per poterlo vedere correre di nuovo avrei dato la mia vita.
Ma sentirlo dire da un bambino mi fece effetto. Mentre lo seppellivo un pensiero mi saettò nel cranio: "Piccola bestia, sei più nobile del tuo stesso Creatore..."
Questo pensiero era scaturito senza la minima riflessione, si era manifestato spontaneamente: quel leprotto aveva scosso il mio essere.
Dissi ai piccoli: "Venite... vi racconto una storia..."

Un cavaliere giunge presso un castello, elevato su una spoglia collina, immerso nelle brume nordiche. Vicino al castello si intravede la tomba di un uomo, con la spada conficcata sul tumulo.Il cavaliere è mortalmente stanco, ha cercato il Graal per molti anni ma non l'ha trovato. Molti dei suoi amici sono periti nella ricerca. Un frate, incontrato in un'oscura foresta, gli ha raccontato che Galvano stesso ha massacrato almeno venti cavalieri tra i quali: Aiglin delle Valli, Keu d'Estraux, Banin, Malquin il Gallese, Melior della Spina, Camarduc il Nero, Marganor, Aglovan, Baedoier, Blioberis e il nipote di Artù, Ivano. Il cavaliere pensa di aver combattuto molte, assurde battaglie, di aver ucciso inutilmente. Prova nausea per i valori della sua classe ed evita di battersi, si allontana per evitare vergognose, futili tenzoni. E' stanco e non crede più alla leggenda del Graal. Sta perdendo la fede, non crede neanche in un Dio misericordioso. Ha visto troppo dolore vagando per le terre desolate: contadini affamati, lebbrosi, gente disperata, animali macilenti e il regno di Logres devastato. Ha freddo, rabbrividisce.
Il destriero procede verso l'antico diroccato maniero. Una pioggia leggera cade. Si avvicina alla porta tarlata che si apre. Cala il ponte levatoio. Qualcuno l'osserva mentre incede oltre il fossato, traboccante di acqua nera, e attraversa il ponte. Il cavaliere ha l'elmo ammaccato, ha perso una spallaccia, la cotta di maglia è divorata dalla ruggine, la panziera è lacerata, i fiancali si sono quasi dissolti. Gli è rimasto un ginocchietto e due cosciali che, legati alla meglio, gli proteggono le gambe. Il cavaliere entra nel cortile del castello, ha un volto scavato, occhi divorati dalla febbre ma lucidi di misericordia. Attraversa un portale romanico con una bifora decorata dai resti di un antico mosaico che rappresenta l'Angelo degli Ultimi Giorni. Il castello è in rovina. E' un rudere. L'erosione delle piogge e del vento ha provocato gravi danni. La grande scala di pietra disgregata sembra crollare. Le feritoie sono slabbrate e sembrano occhi ciechi, i merli consumati, il barbacane demolito, il maschio è ridotto a poca cosa, il cammino di ronda è coperto da erbacce, una quercia è cresciuta nella torre d'angolo. Le porte lignee sono fatiscenti. Le statue sono smussate e consumate dal tempo. Una figura equestre dalla testa troncata è in mezzo al cortile, coperta dal muschio e dall'edera. La porta della torre si apre e in una stanza spoglia, sotto un costolone crollante, si intravede un Gesù flagellato. Un uomo vecchissimo e zoppicante appare, scendendo da una scala a chiocciola: ha il viso smunto, i capelli canuti, una lunga barba e una tunica macchiata, lacera, piena di buchi. Il vecchio si ferma presso la torre diroccata di pietrame e muratura sotto le grottesche cariatidi consumate dagli elementi; sosta sotto l'immagine del centauro Chirone e osserva l'uomo armato senza proferire parola; risponde con un sorriso al saluto del cavaliere. Dopo alcuni istanti, da sotto la misera tunica, estrae una ciotola di legno consumata, come quelle dei lebbrosi o dei mendicanti, e la mostra al cavaliere, che si avvicina e legge una frase incisa sul fondo ligneo e bisunto della ciotola: "Ego sum qui non sum".
Il cavaliere chiede il significato della frase, ma il vecchio non risponde e si allontana, sale le scale diroccate, apre una sgangherata porta e svanisce.
Il cavaliere sorpreso, interiormente intimorito, sente che è venuto il momento di partire, di lasciare il luogo arcano, e lentamente si avvia verso il ponte levatoio. Cavalca per un po', poi, per un possente impulso sente la necessità di girarsi. Ferma il cavallo per vedere un'ultima volta il castello: il maniero è svanito. Scende dal destriero e si passa una mano sugli occhi, ma il castello non c'è più.
Ora il cavaliere intuisce: il vecchio era Il Re Pescatore e la ciotola di legno bisunto era il Graal.Il cavaliere, sbalordito, abbassa la celata, continua il suo itinerario, ma la fede non ritorna. Procede attraverso le foreste tenebrose e gli sembra di incedere nella notte nera del Nulla. Più tardi incontra un altro cavaliere che gli racconta di Perceval, di Bohor, di Galaad e del ritrovamento del Graal. Gli racconta del grande chiarore che esplose nel Castello Avventuroso, come se il sole intero fosse entrato da una finestra. Gli narra del Graal, su una tavola d'argento, ricoperto da seta vermiglia, circondato da angeli con incensieri, croci, ornamenti, e di un uomo, vestito come un prete, che elevava l'ostia. Gli descrive Pelleas, il Re Pescatore, il fanciullo dal volto di fuoco che s'immerse nell'ostia consacrata, l'Uomo, con le mani trafitte e il costato sanguinante, che emerse dal vaso del Graal e la lancia di Longino. Gli racconta delle quattro damigelle che piangevano lacrime amare mentre portavano il letto, riccamente addobbato, ove giaceva, coperto da un drappo, Mordrain il re Magagnato. Gli racconta del soffitto che si aprì e di Gioseppo, figlio di Giuseppe di Arimatea che discese dal cielo. Gli narra del Graal nel Palazzo Irreale e della mano senza corpo che lo rubò, dopo la morte di Galaad, e lo riportò nel Regno del Grande Mistero. Gli descrive la tomba di Ivano il Grande presso il Castello Avventuroso...Il cavaliere ascolta con attenzione e si chiede: "Che cosa ho visto, allora? Quale era l'autentico Graal?"
Ma del maniero diroccato tace. La fede mai più ritornerà. Né crede alla storia delle intrappolate scintille. Ma nel profondo del suo animo sa che è stato lui a vedere l'autentico Graal, nella desolazione della terra di Logres.


Caro Federico,
Sì in effetti, sono quattro i rabbini che tentarono la scalata al cielo, Akiba solo riuscì, gli altri soffrirono, Ben Azzay morì, mentre Ben Zoma divenne folle e Alisha divenne diteista. Il suo interesse per Alisha ben Abuyah detto “Acher”, che significa "l'Altro", è comprensibile conoscendo le sue idee: Alisha divenne l'eretico per eccellenza del giudaismo rabbinico. Secondo un'antica tradizione gli angeli non possono sedersi perché non hanno le caratteristiche fisiche e metafisiche per farlo. Alisha incontrò Enoch - Metatron nei cieli e credette di aver incontrato Dio. Enoch aveva mantenuto le sue peculiarità umane e poteva quindi sedersi: Jahvè-Seva’ot l'aveva trasformato in un angelo. “Acher” vide, quindi, un angelo su un trono, e poi vide Dio, ugualmente assiso, e si confuse. Anche Isaia incontrò l'angelo seduto ma il suo accompagnatore angelico lo mise in guardia e gli ingiunse di non adorarlo. "Vi sono due potenze in cielo" disse Alisha quando tornò nel mondo "il Signore mi perdoni... non posso farci niente ho visto due Dei..."; e da questo dubbio, bizzarro episodio scaturì la sua eresia: "l'Acher" divenne diteista...
Sul detto gnostico che l'ha affascinato e che riguarda la tomba del corpo plasmato, cioè la veste con la quale le crudeli potenze originarie hanno ricoperto Adamo, e che hanno creato i presupposti per la caduta primordiale, le ricordo il discorso platonico del "Soma-Sema" della prigione del corpo. Lei è ossessionato dall'idea, puramente gnostica, della scintilla divina incapsulata, intombata nella materia. Essenti imprigionati in corpi: farfalle, pietre, uomini, cani randagi, vermi. Lei ripete spesso che tutte le scintille divine nelle cose potrebbero essere prigioniere di una metafisica malevolenza. Ma pensando così apre un varco nel suo basilare ateismo. Io credo in un Infinito Amore che libererà cose ed essenti. Lei crede, Federico, in un'infinita malvagità che prevarrà e che li annienterà.
... sono d'accordo, il libro VI della Pharsalia di Lucano è impressionante, la descrizione della strega è sconvolgente, basta leggere questo capitolo per abbandonare qualsiasi interesse nella demonologia: "L'oracolo del cadavere", la "Nekyomanteia" è devastante, fa veramente orrore...
... riguardo al viaggio ultraterreno di Gottschalk le posso dire che è l'unico esempio di turismo extramondano che mi ha veramente impressionato, sembra che questo ponte stretto pieno d'aculei appaia in parecchie visioni. Sembra anche che il tedesco riportasse ferite dopo i suoi viaggi iperuranici; si direbbe che occorra subire una notevole devastazione fisica per accedere ai cieli.
Pensi a Padre Pio e alla bambina americana in coma che fa strani miracoli. Il corpo crolla, diviene sofferente, si oscura la mente, l'ego perde la sua potenza di comando e una dimensione nuova fa capolino nella mente afflitta, sofferente...

Angelo


Caro Padre Angelo,
Una volta a Londra ho conosciuto una donna, Jane Meredith, la quale costantemente meditava.Un giorno dibatteva, con un distinto signore protestante, il problema della morte apparente e dei viaggi ultraterreni. Mentre James Brady, il protestante, continuava a ripetere che le visioni beatifiche del tunnel e della luce misericordiosa, che sembrano attendere i morenti, erano prove di qualcosa che esiste oltre gli angusti confini materiali, la donna scuoteva la testa e ripeteva: "Sono le cellule celebrali, l'inizio del disfacimento, che emettono segnali rassicuranti per agevolare il trapasso, per rendere meno pesante il momento dell'annientazione. L'ossigeno viene meno, il sangue raggiunge più difficilmente il cuore, e tutto questo provoca piacevoli allucinazioni".
A questo punto, ricordo che le chiesi: "Jane darling, ma non sei Buddista?"
Rispose: "Accetto dal Buddismo l'idea che bisogna superare "this horrible sense of craving", questo scellerato bisogno di dominare, di emergere, di possedere, di superare, accetto anche l'idea che la vita sia essenzialmente dolore, ma questo è tutto. Il meditare mi aiuta a rasserenarmi, a rendermi meno ossessionata dal possesso delle cose."
"E il Nirvana?" Domandai.
"Il Nirvana per me, dolcezza, è la fine di questo eccessivo "turmoil", la fine del bisogno di possedere, dominare, schiacciare, fottere, affermarsi, colpire, sopravvivere, amare... Dio che gioia quando tutto questo orrore sarà cancellato..!"
E aggiunse: "La notte oscura che ci attende è il Nirvana, è la pace finale, e io la sogno..."
Tutto ciò mi fece impressione, eminentissimo padre, ed è rimasto nella mia memoria.
Ho letto una cosa che mi ha affascinato: gli abitanti dell'isola Fiji credono che nel loro Ade esista una grande donna chiamata Nangganangga, che schianti le anime che cattura contro una roccia nera, e che nella metafisica città di Nambanaggatai viva, si fa per dire, un Assassino delle anime, un'entità che dona una specie di seconda, orribile morte.
Mi domandavo, padre, esisterà un assassino degli angeli? Esisterà un'entità metafisica dotata di questo tremendo potere?
... due terzi degli americani crede in Dio... questo mi preoccupa oltremodo... un terzo sostiene di avere avuto una visione celestiale o infernale... questo mi preoccupa ulteriormente poiché gli americani impoveriscono, banalizzano ogni cosa...

Federico


Caro Yutaka,
Sono contento che si stia immergendo in quello che lei chiama l'oceano della cultura occidentale.
Scoprirà che non esiste trasparenza in quel luogo e che l'oceano può diventare un mare di merda. Una palude melmosa e olezzante. Un miasma. E sono anche d'accordo con lei, che leggere l'Iliade è come entrare nella bottega di un macellaio. Achille è il superscannatore dell'Occidente; noi amiamo coloro che hanno massacrato o portato al massacro migliaia e migliaia di uomini. Achille era anche adorato dalla principessa asburgica Sissi. Veneriamo Alessandro, Cesare, Napoleone: è la cultura classica con la sua cornucopia storico - culturale che elargisce macelli. Detestiamo Gengis Khan e Tamerlano, Hitler e Stalin. A scuola, quando ero bambino, eravamo divisi tra coloro che amavano Ettore e coloro che erano dalla parte di Achille. La scuola è un luogo di micidiale mistificazione: pone le basi del futuro orrore. La scelta era tra un sadico massacratore ed un vigliacco che godeva a scannare i più deboli e fuggiva a perdifiato davanti ai più forti. Avrà notato che Ettore se la faceva addosso in presenza di Achille, ma dopo "l'ira funesta" (Briseide doveva avere una passera leggendaria), dopo il "menin oulomenen" che ha imperversato sulle nostre giovani menti e il susseguente abbandono dell'Acheo, il troiano si era dato anima e corpo ai suoi istinti da scannatore di poveri cristi, da macellaio di guerrieri minori. Sì, quello che fa vomitare è la descrizione del massacro degli inermi guerrieri, dei disgraziati che se ne fottevano di Elena e del cornuto Menelao.
E il linciaggio di Tersite?
Già, chi era veramente Tersite?
Se lo ricorda, Yutaka?: "Basta con queste troiate manipolate dai nobili, andiamo a casa... facciamola finita... le nostre donne ci aspettano..."
"Che c'entriamo noi se Paride si fotte quella gran troia: che la sbudelli e poi la butti via... e altrettanto faccia il re con Briseide..."
Cosa avviene in realtà? Agamennone bleffa, sonda gli animi, brevemente dice: le nostre chiappone ci aspettano, ci attendono i nostri piccoli, che cazzo ci stiamo a fare qui? Le navi marciscono. E allora corriamo alle navi! Avanti miei prodi! Alle navi!!! E resta a guardare, attendendo un sussulto di orgoglio. E invece... un sussulto sì... ma poi la fuga generale... tra urla di incredulità e benedizione agli dei, l'armata si decompone, si scioglie come ghiaccio al sole, un fuggi - fuggi senza dignità alcuna... senza eleganza ed onore... "E' finita questa stronzata. Che Paride continui a inchiappettarsi la vacca... beato lui..." Il re impietrito osserva. A quel punto interviene Ulisse. "Ma che fate disgraziati? Vigliacchi... tornate indietro... fetenti... disonorati... svergognati!!!".
Gli araldi raccolgono gli uomini stralunati, confusi e lui urla: "Ma è stato uno scherzo, l'Atride vi voleva solo tentare... boccaloni!!!!"
Stupendo, Yutaka, tutta l'adolescenza a sorbirsi queste coglionate.
A quel punto appare Tersite, secondo l'aedo, portavoce della nobiltà egemone, il più brutto degli Achei. L'uomo che protesta sacrosantemente viene descritto, gobbo, calvo, zoppo, guercio con la voce gracchiante. Omero canta una bruttezza leggendaria: l'espressione incarnata dell'infimo. Ma Tersite è il povero, il misero, l'oppresso schiacciato dal mondo che fa capolino sullo scenario della storia. E' il primo ribelle che viene demolito dal sublime pennivendolo dei potenti. La rivolta al potere costituito è laida, è turpe, inconcepibile e viene soppressa con i colpi che Odisseo fa calare sul deforme cranio di Tersite, usando, simbolicamente, lo scettro bronzeo - aureo del potere.
E l'ordine è perentoriamente ristabilito.
Un aedo che salivava per la nobiltà achea non poteva narrare quello che veramente accadde, non era nella logica dei tempi. Ma Tersite aveva protestato giustamente accusando Achille di essere un vigliacco, criticando ferocemente l'Atride e la nobiltà assassina degli Achei. L'altro grande eroe, sballottato dagli dei, Ulisse, lo demolisce; così colui che solleva il dubbio sulla grande impresa diventa una specie di clown, un miserabile folle che sfida l'ossessione del sangue e dell'oro dei Greci.
Caro Yutaka, siamo stati educati al massacro, al nazionalismo becero, ai santi incartapecoriti, ai teschi coperti di ragnatele e muffa, alle pugnette nel bagno, alle Madonne piangenti.

Leggo che sì è immerso anche nei "Fratelli Karamazov" ed è rimasto incantato dagli eventi che si sviluppano intorno allo starez Zosima. Sì, tutti i dibattiti che precedono la sorprendente, rapida putrefazione sono incredibili. Sono semplicemente stupendi. Sembra che Dio abbia giocato con quei bigotti, con quei fanatici ortodossi. Un autentico santo si decompone lasciando gli animi di piccoli uomini sguazzare nella palude di un'immane malevolenza. Padre Ferapont è un classico del fanatismo e Dostoevskij è il più grande. Ricorda le parole dello starez, dello ieroschimonaco Zosima?
"Amate gli animali, amate le piante, amate le cose tutte. Se amerai tutte le cose, penetrerai nelle cose il mistero di Dio. Una volta penetrato questo, senza interruzione verrai a conoscerlo sempre più a fondo e sempre meglio, di giorno in giorno. E alla fine amerai tutto il mondo d'un integrale universale amore. Gli animali abbiano l'amor vostro: ad essi il Signore ha donato un germe di pensiero e una gioia imperturbabile. Non turbatela voi, non li fate soffrire, non togliete loro la gioia, non contrastate il disegno di Dio. Uomo non ti far grande di fronte alle bestie: esse sono innocenti, mentre tu, grande come sei, appesti la terra fin da quando sei apparso, e lasci la traccia della tua pestilenza anche dopo morto. Ahimè questa è la verità..."

Mentre tu, grande come sei, appesti la terra fin da quando sei apparso, e lasci la traccia della tua pestilenza anche dopo morto. Questa è santità Yukata, eppure il povero Zosima si è immediatamente putrefatto, senza lasciare odori celestiali e profumo di rose.

E viene da pensare a Padre Pio che ha emanato profumo di rose e prodotto un culto fanatico.
Era un tipo strano, il frate. Un mio amico che andò a confessarsi da lui mi disse che era stato trattato dal santo in maniera selvaggia e ne era rimasto sconvolto. Non era un mite Padre Pio: il santo, per antonomasia, dell'Italietta. E questo mi inquieta, essere il prediletto dell'Italietta è pericolosamente rischioso. I cattolici non vogliono mai morire, non vogliono soffrire. Se ne fottono del paradiso che li attende, sono attaccati a questa valle di lacrime come mosconi alla merda. Non vogliono crepare, Yutaka, non ne vogliono sapere, c'è in una zona interiore, recondita, ascosa, in un angolo polveroso dell'anima o della loro psiche, un demonietto del nulla che sussurra continuamente una cantilena: "Tra poco svanirai fagotto di merda, svanirà il tuo miserabile ego... non illuderti, cocco bello..." Allora, questi devoti cattolici, intuiscono, malgrado la loro fede fiammeggiante, che forse la loro spuria, miserabile individualità sarà presto spazzata via dal vento come una bruma contaminata, come la nebbia sui monti, e si buttano a pecorone davanti ai santi "Faccia n'gialluta facce o miracolo..."
Ho seguito con grande attenzione le accuse che il partito del futuro avvocato del diavolo muoveva contro Padre Pio. Si diceva che frequentasse troppe donne, e addirittura si insinuava che avesse due volte alla settimana rapporti con una signora: "Cobulabat cum muliere bis in heddomana..."
Sono convinto che fosse un'infamia. Ma Giovanni XXIII si incuriosì e lo fece indagare. Pare ci fossero molte lettere anonime, le missive avvelenate: l'altra faccia della santa Italietta. Un Monsignore, Maccari, che indagò sul futuro santo, fu osteggiato dai fedeli e considerato un perfido inquisitore. La donna che accusò Padre Pio fu tacciata da mitomane, ma esisteva una vera e propria guardia del corpo femminile intorno al frate. Vede, Yutaka, la santità è strana; ripeto, il suo rapporto con Giovanni XXIII fa riflettere, il Papa era molto incazzato e non voleva avere nulla a che fare con il Santo. Sembra fosse per una profezia che non era piaciuta a Roncalli. E padre Gemelli, un fine teologo, detestava Padre Pio. La Chiesa della ragione mal sopportava la Chiesa meridionale con le sue febbri, i suoi deliri, i suoi maghi. Non dimentichi che il "miracolismo degenere" è frutto del "familismo degenere" e che in questa terra felice prolificano maghi e santoni. Il miracolume cristiano si intreccia con la magia e il paganesimo. E' fuso con queste pratiche superstiziose come il Vudù è unito indissolubilmente con il mondo cristiano dei santi e dei beati.
I maghi e i santoni in Italia sono oltre 40.000, fatturano annualmente 9.000 miliardi. Ho letto che un talismano può costare sulle 100.000 lire e una fattura contro il malocchio da 200.000 lire a 8.000.000. I clienti di questo mondo superstizioso - fantastico sono oltre 9.000.000; consideri che abbiamo una popolazione di circa 58.000.000 di persone; consideri anche che in Italia il 38% delle sette sono religiose, ma il 40% sono ufologiche e il 22% esoteriche.
Malgrado il Polacco siamo nel regno di Satana.
E le stimmate?
Lo sa, Yukata, che le ricevono anche persone con una debolissima fede, che non sembrano degne di tanta ultramondana attenzione? La Scozia ha un paio di casi eccellenti, e c'è un altro caso in Inghilterra.
Un povero cristo con una fede miserella le mostrava durante una ripresa televisiva e non sembrava divorato da mistiche passioni. "Ma io...?" Ripeteva: "io?".
Vai a capire... le vie del Signore...
E poi, considerando i terribili patimenti, anche se Padre Pio avesse avuto dei rapporti carnali con una donna cosa avrebbe cambiato, che ci sarebbe stato di male?
Il Creatore dell'Universo può preoccuparsi per una scopata di un santo?
Le testimonianze del frate venivano strumentalizzate politicamente dalla Democrazia Cristiana: era diventato un simbolo vivente dell'anticomunismo.
Lo sa che esistono comunisti tra i suoi devoti?
Tuttavia, intorno a questo frate e ai luoghi ove operava, è sorto un impero, un immenso movimento, ho letto che sono germogliati 2156 gruppi di preghiera, 63 case religiose, 40 alberghi e se ne prevedono altri 100. Stanno edificando una chiesa che costerà 30 miliardi, roba da lasciare allibiti. In un anno a San Giovanni Rotondo giungono oltre 7.500.000 pellegrini. E poi c'è l'eterno mercato, con i banchetti, le statuette e le cianfrusaglie che Cristo prese a calci a Gerusalemme, incazzandosi da morire e diventando paonazzo per la rabbia. Gli ci vollero i massaggi della Maddalena per riprendersi.
Pensavo fossimo una nazione leggermente, e dico leggermente, più seria, invece ho scoperto che oltre il 53% degli italiani "crede in Gesù e nei dogmi", che solo il 2,2% ha scelto un'altra religione, che il 30,6 % "crede in Gesù ma non nei dogmi" e che gli atei sono un misero 2,8% dell'intera popolazione. Pensavo fossero molto più numerosi, considerando la forza che ha avuto il marxismo in Italia.
Sto lasciando la mia vecchia casa, troppi cacciatori, sparano da ogni angolo, mi affliggono e sono impotente. Tra poco questi 900.000 assassini vomiteranno un fiume di 25.000 tonnellate di piombo su 100 milioni di povere creature, inermi e indifese.
Padre Pio ha mai pronunciato una parola in difesa di questi poveri esseri?
Chissà. E a che serve la santità se è puramente antropocentrica?
Tutto ciò che si muove intorno al cattolicesimo mi insospettisce profondamente, Yutaka.Tutto quell'odore di muschio, naftalina, vecchiume, orina, muffa, sudore, tutte quelle ragnatele, quella polvere che si posa sui teschi dei santi rosicati dai topi m’ infastidisce.
Yutaka, noi siamo un popolo ossessionato dal lotto e dal miracoloso, lo ha capito?

Sono contento che è riuscito a trovare un nastro di "Stalker".
Mi faccia sapere le sue impressioni. Non sto bene fisicamente e ho deciso di trasferirmi, qualcosa che ho visto mi ha profondamente colpito, direi segnato. Un cacciatore ha centrato sotto i miei occhi una tortora e l'ha lasciata con un enorme buco sul candido petto.
Ho ricevuto da John un nastro con un film con Jeremy Irons: Chinese Box.
Si vedeva a tratti un povero cane costretto a correre, con la lingua di fuori, su una specie di rullo. Alcuni maledetti cinesi di Hong Kong, un'autentica città di merda, lo costringevano, per ore e ore, a correre in quella maniera crudele per farlo vincere alle corse. Dopo quel bestiale allenamento lo tenevano a digiuno per assicurarsi che fosse affamato al momento della corsa.
Mi sono ricordato del cane Zucka, di Iliuscia e di Kolja nei fratelli Karamazov; ricorderà che il servo dei Karamazov, il sublime Smerdiakov figlio di Smerdiasciaja, gettò al povero cane un boccone con uno spillo e che il cane sparì, impazzito, e mai più ritornò.

Ho visto anche un orrendo documentario ove si vedevano i civilissimi norvegesi massacrare le piccole foche. E mi sono detto, ma che specie mostruosa il Padreterno ha concepito?
Che infinito orrore è quest'essere creato a sua immagine.
Quel cane di Chinese Box mi ronza come un moscone nel cranio, mi tortura, qualcosa sta per succedermi. Anche la tortora che ho raccolto e seppellito ha prodotto, in me, una specie di folgorazione: una luce violenta ha investito la mia povera mente, devastandola.
Per due giorni sono stato incapace di muovermi. Ho meditato a lungo, ma vedevo solo un rosso bagliore, un'esplosione di luci che diventavano una rosa di sangue.
Non so descrivere quello che mi sta accadendo ma provo un senso di orrore, di assoluta impotenza davanti al Male del mondo. Sono rimasto in un assoluto silenzio per giorni, non riuscivo più a parlare, ho masticato gli orrendi eventi, li ho lentamente digeriti. La luce violenta mi ha più volte rivisitato e...

Federico


Esimio lettore, ho incontrato a Napoli Hasan, un tipo interessante.
Ho pranzato con lui in un ristorante chiamato "Addò e figliole" a Monte Calvario.Mi ha venduto una carabina AZ 1900, una Rover Sabatti, una pistola Wildcat 277 e altre pistole. Tutta roba rubata. Ho speso parte della mia liquidazione per acquistare queste armi.
Hasan discende dai "Qarmatians" una setta emersa nel sud dell'Iraq che fu fondata da Hamdan b al-Ash- ath detto Qarmat. Una società segreta estremamente vicina alle idee del comunismo. Mi ha spiegato che tutti i beni venivano divisi nel gruppo che eleggeva un leader, con questo sistema erano riusciti ad abolire la povertà. I Qarmatzi, che originavano, se non erro, dagli Ismaeliti, e avevano avuto contatti con la famosa setta degli Assassini, che Hasad ammira molto, erano pronti ad uccidere per la loro fede. Avevano una base nel golfo Persico da dove attaccavano città importanti come Kufa e Basra.
Al-Masqdisi e il viaggiatore persiano Nasir-i Khosraw visitarono i loro centri e rimasero stupiti, meravigliati da questa setta che era riuscita ad organizzare una società giusta. Hasam ha forti simpatie per Ahmed Shah Massud il leader dell'opposizione ai Talibani. Mi ha raccontato di averlo incontrato a Khair Khana, vicino a Kabul, in Afghanistan. Da quello che capisco è un terrorista moderato, se così si può dire, e detesta gli integralisti.
Mi ha spiegato la situazione Afghana descrivendomi i vari gruppi in lotta.
Gli Iraniani sciti finanziano l'opposizione ai Taliban sunniti. L'Arabia Saudita, invece, aiuta a suon di milioni di dollari gli Studenti Coranici. L'Uzbekistan sostiene il generale uzbeko Dostum che, secondo Hasan, rischia di uscire con rapidità dallo scenario del potere. Il Tagikistan favorisce l'opposizione ai Taliban, e Mosca ha 20.000 uomini schierati sul confine del paese amico. Il Pakistan è il sostenitore più agguerrito degli "Studenti di Teologia". L'India e la Turchia li detestano.
Chi immagina l'Islam come un gruppo monolitico sogna ad occhi aperti. Hasan dice che l'Islam si suiciderà a causa delle guerre intestine. Mi ha anche detto di aver conosciuto l'emiro della Jihad, Osama Bin Laden e il teologo del regime fondamentalista del Sudan, Al -Tourabi. Ha aggiunto che sono uomini pericolosi e che stanno trascinando l'Islam verso una china pericolosa. E' convinto che il vero intento dell'emiro è di rovesciare il regime teocratico, corrotto e filoamericano dell'Arabia Saudita. Bin Laden detesta la presenza di truppe americane presso la Mecca, Medina e vuole liberare i luoghi santi. Molto interessante. Ho pagato e sono partito. Ero ovviamente travestito, avevo barba e parrucca. Ho messo tutto in una grande borsa e mi sono dileguato.


Caro Federico,
Stalker mi ha impressionato moltissimo. Ritengo Tarkovskji tra i cinque più grandi registi che siano esistiti. L'idea è stupenda, se ben ho capito, a causa di un'esplosione in un complesso nucleare in una landa desolata, che ricorda la Siberia, avviene un sovvertimento delle leggi di causalità, che produce una zona ove tempo e spazio sono stravolti; in quel luogo si manifesta il miracoloso: l'Altro.
Lei, una volta, mi disse che nelle Badlands provò qualcosa di simile, anche se differente. Mi parlò d'un sovrumano silenzio, di qualcosa di inaudito, di un luogo ove il Sacro era tangibile. Lo "Stalker" è l'uomo dal volto sofferente, che ha abbandonato il mondo per quel luogo mistico, arcano; è colui che conosce la via, che sa orientarsi, come una guida dei morti nell'Ade. Come un Hermes psicopompo sa attraversare l'insidiosissima zona che può distruggere o guarire. La zona è un luogo ove ciò che è Oltre, e forse non è assolutamente oltre, si manifesta. L'altra guida che ha provato il miracoloso e si è arricchita attraverso il peculiare contatto, si è suicidata. Arricchirsi sul Sacro è devastante. Gli angeli, o chi per loro, non perdonano.
Ho sentito dire che Tarkovskji l'ha fortemente influenzata a scrivere un libro sull'Italia Misteriosa. Tokara mi ha raccontato che quando lei vide, nel film del russo "Nostalgia", le scene dei ruderi, dello scheletro della chiesa di San Galgano e la piscina medioevale di Bagno Vignoni immersa nella nebbia, decise di scrivere un libro sui luoghi misteriosi.
Sto leggendo, oltre ai Fratelli Karamazov, quello che lei considera l'ultimo grande profeta ebreo: Albert Caraco. Il suo libro "Breviario del Caos" potrebbe essere la Bibbia dei terroristi dell'"Esercito delle 12 Scimmie". Dopo aver letto questo scrittore viene voglia di annientare, almeno parzialmente, il mondo.
"Con cento milioni di esseri umani la Terra diventerebbe il paradiso; con i miliardi che la divorano e la insozzano sarà l'inferno da un polo all'altro, la prigione della specie, la stanza della tortura universale e la cloaca gremita di folli mistici che campano del loro lerciume. La massa è il peccato dell'ordine, è il sottoprodotto della morale e della fede, basta questo per condannare l'ordine, la morale e la fede giacché non servono che a moltiplicare gli uomini e a tramutarli in insetti".
E ancora: "Gli uomini si sono diffusi nell'universo come una lebbra, e più si moltiplicano e più lo snaturano, essi credono di servire i propri dèi diventando più numerosi, i bottegai e i preti approvano la loro fecondità, gli uni perché questa li arricchisce, gli altri, invece, li accredita."
Ho letto anche con grande attenzione il dialogo tra Alioscia e Ivan sul Male del mondo. "Io credo che il Diavolo non esiste e quindi è stato creato dall'uomo a sua immagine e somiglianza" dice Ivan, quando parla delle torture che i turchi infliggono ai bambini. Quando parla del "mugik" che batte il cavallo ho pensato alle sue ossessioni. Quando narra delle torture inflitte a una piccola rinchiusa in un "lercio stambugio" ho pensato a Caraco. Forse ha ragione, bisognerebbe distruggere il mondo.
Le ho inviato uno studio, in inglese, su quattro Maestri Zen: Bankei, Soen, Ikkyu e P'ang Yun, lo legga con attenzione. Le ho anche incluso un mio articolo sulla deturpazione e contaminazione consumistica degli angeli, seguendo una sua vecchia idea. Gli americani, come mi diceva, stanno imperversando sulle schiere angeliche. Le banalizzeranno e le svuoteranno di qualsiasi energia e della loro forza vitale originale. Stanno mettendo in cantiere, a ripetizione, dei film sugli angeli. Ultimi: la Città degli Angeli e Meet Joe Black, dopo aver imperversato con gli orrendi film di Warren Beatty, Travolta e compagnia.
Stanno demolendo l'iperuranio dopo aver affogato il mondo in un mare di perversa banalità. Pisciano sull'Ultramondo dopo aver defecato il loro vuoto abissale su questa povera terra.
E a proposito di angeli e di diavoli mi è piaciuto moltissimo il Satana di Dostoevskij con la sua brizzolatura, la giacca color cannella un po’ logora, un po’ fuori moda, la biancheria un po’ sporca e la sciarpa lisa. "Daccapo sdruccioli nella filosofia?" domanda a Ivan.
E' mai stato visitato dal Diavolo, Federico?
Me lo immagino un Mefistofele travestito da cacciatore che conversa con lei...
Non se la prenda, mediti... e rinunci a cacciare, è una contraddizione.

Yutaka


La mattina dopo, chiusa con un lucchetto la valigia contenente le armi acquistate, ho visitato Napoli segreta. Ho passeggiato per Via dei Tribunali, ho visto la chiesa delle Verginelle e sbirciato nel sotterraneo ove le monache gettavano i piccoli nati da amori segreti. Con un permesso speciale ho perambulato nel Palazzo di Donnaregina, ove Giovanna di Ungheria, dopo aver cavalcato con grande libidine i suoi amanti, li faceva accoppare e intombare nella chiesa di San Giovanna in Carbonara. Dicono sia un posto visitato da spiriti. Mi sono soffermato tra gli orrori del Cimitero delle Fontanelle, ove si adottano teschi per pregare per le anime dei defunti, per poi passare le ultime ore disponibili nella famosa Cappella del Principe di San Severo, con il suo Cristo Velato e i suoi terribili scheletri.
Sono rientrato a casa nel tardo pomeriggio mi sono coricato e l'immagine velata ha influenzato un mio sogno: ero in una chiesa e c'era un enorme Cristo marmoreo, morto, deposto con il ventre sul sagrato di una vetusta chiesa. Su un bassorilievo giallo, vicino alla testa di Gesù, erano scolpiti tre canarini, un quarto era inciso sulla fronte dello stesso Redentore. Avanzavo verso una grande sagrestia stracolma di triregni, palli, fanoni, zucchetti, pettorali, infule, camici, pianete, dalmatiche e traboccante di immagini sacre. Da una finestra della polverosa sagrestia vedevo dei ghiacciai a forma di grattacieli che si trasformavano continuamente e sembravano soffusi da una luce surreale. Sembravano torri magiche, delle volte diventavano minareti, altre volte campanili di chiese, altre volte torri medioevali, ogni volta che li osservavo cambiavano forma e stile. Il sole splendeva tra le nuvole in maniera misteriosa. I giochi della luce erano stupendi. Vagavo incuriosito nella vuota navata; improvvisamente aprii una porta situata dietro l'altare e vidi una scaletta di legno che saliva verso la cupola, decisi di salire e raggiunsi una soffitta in cima alle scale scricchiolanti. C'era un'altra porta lignea, semiaperta.
Nella stanza dal mobilio fatiscente, dalle pareti scrostate e dal soffitto dipinto da affreschi, che ricordavano Tiepolo, intravedevo mia madre nuda su un letto. Era estremamente attraente, era giovane e ancora piena di fascino. Gretel, la mia gattina, era accucciata sul suo ventre, con le zampine sul seno, e mi fissava con il suo vivissimo e mite sguardo. Mia madre aveva l'espressione, sessualmente ambigua, delle bambine di Balthus e sorrideva invitante. Improvvisamente sollevò, con grande indolenza, il tornito, candido braccio, m'indicò una statua lignea di un centauro e sussurrò: "Ecco il tuo Chirone..."
Avevo un desiderio folle di possederla, ma ero confuso, mi svegliai e Gretel era assopita vicino alla mia testa. Esimio lettore, Gretel è il mio angelo sofferente, il mio angelo-gatto ed è stranamente confusa con l'immagine di mia madre, Gretel è sovrapposta alla visione del suo rocambolesco suicidio.