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12. Il senso dell’alienazione
Da padre Angelo De Liguori
a Sua Eminenza Cardinal Rupestri.
Arcivescovado di Perugia.
Eminenza,
spero che si riprenderà presto dalla sua rovinosa caduta: per fortuna niente di
rotto.
Sa cosa urlò Santa Teresa d’Avila al Buon Dio quando cadde in un ruscello
gelato, a causa di una rottura di un asse di legno? “Quando si vede, Signore,
come tratti i tuoi amici non stupisce che tu ne abbia così pochi...”
Ho parlato a lungo con Padre Balaban e sono rimasto profondamente scosso.
Avevo letto dei massacri in Croazia ma una descrizione dettagliata sul ruolo dei
francescani nei campi di sterminio non l’avevo mai ascoltata. Il mio amico
Federico, che si lamenta continuamente dell’esistenza di francescani –
cacciatori, nel sentire queste cose resterebbe inorridito.
Se si organizzano i campi di sterminio immagini se non si possono massacrare i
poveri passeri.
Padre Balaban mi diceva che suo padre, un uomo che detestava Pavlevic, gli aveva
raccontato che alcuni francescani, nel settembre del 1941, giravano armati in
quelle tristi terre, e in certi casi provvedevano direttamente alle esecuzioni.
Padre Balaban mi ha descritto il famoso frate Bozidar Bralow, detto “mitra” che
saltellava felice tra i corpi massacrati di 180 scismatici – così li chiamavano
– in un luogo chiamato Alipasin – Most e mi ha raccontato dell’ira del cardinale
Tisserant quando ha saputo degli attacchi di padre Simic di Knin contro gli
ortodossi e le loro chiese e degli orrori commessi dai francescani in Banja Luka
e in Bosnia. Lo sterminio è stato grande in Croazia: 490.000 Serbi Ortodossi,
27000 Zingari, 30.000 Ebrei.
Questi mostri cattolici che hanno infangato il nome della Chiesa distruggendo
villaggi, bruciando case, invitavano le bande di fascisti Ustascia al massacro
agitando crocifissi.
Quando penso alla beatificazione di Stepinac ricordo il suo appoggio all’orrendo
regime e il suo immondo, diabolico desiderio per le conversioni forzate di
massa.
Alojzije Stepinac, beatificato nel 1998, sapeva tutto e definì lo sterminatore,
il suo duce croato, il Poglavnik Pavelic: “un sincero cattolico” e mentre
invitava il clero ad essere fedele al regime, il 28 aprile del 1941, 250 serbi
venivano massacrati a Bjelovar e cominciavano le danze.
Il Delegato apostolico Marcone che trottarellava beato tra Zagabria e Roma senza
capirci un tubo beveva champagne con il Poglavnik mentre gli Ustascia
massacravano.
Pacelli era, minuziosamente, informato dagli inglesi delle atrocità e sapeva che
Stepinac non faceva nulla per frenarle, ma benediceva, allegro, le grandi parate
degli Ustascia.
Il Vescovo di Mostar, Miscic, di cui parlò a Siena Padre Rebaud, è stato tra i
più attivi nel recupero forzato degli “scismatici”. Questi prelati hanno ideato
con i loro amici filonazisti una pulizia etnica su basi confessionali. Più padre
Balaban parlava e più mi sentivo a disagio.
Il silenzio complice di Pacelli e del suo entourage non mi ha sorpreso; se
qualcuno ha il modello della Spagna di Franco o del Portogallo di Salazar
conficcato, come una scheggia di vetro, nel cranio perché sorprendersi?
Certo vivere con Pasqualina Lehnert e le altre due suore non deve essere stato
facile, e deve avere inficiato la povera psiche di Pacelli: un po’ va compreso.
Aggiungiamoci la famiglia: mamma Virginia e papà Filippo e la comprensione per
il povero pontefice aumenta. Spesso i volti dicono molto ed essere accudito dai
quei dragoni tedeschi deve avere lasciato, inesorabilmente, il segno.
E che dire del pusillanime silenzio sulla Shoà? Che dire del miserabile calcolo
di salvare Roma?
Questi non sono più i rappresentanti di Cristo in terra, ma grandi acrobati
della diplomazia politica, sono fini saltimbanchi dei giochi del potere
temporale.
Eminenza, quello di Pio XII è stato un pontificato nefasto, in linea con la
scellerata linea che da Pio IX conduce sino a Giovanni Paolo II, con alcune
eccezioni. Wojtyla sarà un Papa pellegrino senza pretese grottesco – faraoniche,
ma gratta gratta è un continuatore della vecchia, lacera ortodossia ed un astuto
seppellitore del Vaticano II.
Dicono che i regimi di Papa Doc, di Pinochet, Jaruzelski, Stroessner siano
crollati dopo le sue visite, ma io trovo il suo pontificato come espressione del
più assoluto assolutismo e della più completa chiusura verso il sogno di
Giovanni XXIII che desiderava una Chiesa più aperta e più democratica. Dietro la
facciata barocca delle grandi masse adoranti c’è il piedistallo marmoreo
dell’Infallibilità. E Wojtyla saldamente seduto sul blocco di marmo.
E dietro al baldacchino di Wojtyla, la Curia, così profondamente ostile in
passato a Papa Roncalli, ha lavorato per umiliare Schillebeeckx, per distruggere
Hans Kung, che la sfrucugliava con attacchi continui sull’Infallibilità, per
imbavagliare Charles Curran e il Vescovo di Seattle, Raymond Hunthausen e per
poi scomunicare il povero Balasuriya che in effetti si era spinto oltre i limiti
con i suoi dubbi sul peccato originale.
Ed eliminando Lei e i suoi amici ispirati dalla “Teologia della liberazione”,
Eminenza, con chi vi ha sostituiti il Papa pellegrino?
Ma con Hans Groer il vescovo ultra conservatore di Vienna, accusato più tardi di
pedofilia e con Pio Langhi, con l’ordine di disciplinare la Chiesa Americana (e
vedremo con che bei risultati) e con altri conservatori che mirano chiaramente a
mantenere lo “status quo”, astutamente protetto da Wojtyla, che pur abbandonando
l’immagine faraonica di Pacelli resta comunque legato alla visione vetusta
dell’assolutismo papale.
E gli uomini che come Lei, Eminenza, hanno difeso i poveri e cinguettavano,
secondo Ruini, con i Sandinisti ed i rossi, dove sono finiti? Dove li ha
relegati il Papa pellegrino? Ma nella pattumiera oscura della storia
ecclesiale... non è vero? Si ricorda la scenetta della Messa di Managua?
Attacca il capitalismo selvaggio? Ma il crollo incontrollabile del Comunismo
dove ha portato?
Dice che il vero liberatore delle masse è Gesù Cristo e non Karl Marx... ma
dimentica orrendi secoli di storia... non siamo stati legati al potere dei
potenti e dei ricchi, e al mantenimento dello “status quo”, come istituzione,
dai tempi di Costantino?
Ma non poteva vincere Massenzio? Non poteva trionfare il dio Mitra e relegarci
nelle catacombe?
L’altro giorno ho sentito un professore radicale parlare dell’olocausto causato
dalla mancata regolamentazione delle nascite e dalla mancata assistenza
abortiva.
Accusava Giovanni Paolo II di responsabilità verso i milioni di morti a causa
dell’intransigenza papale. Parlava di un olocausto più grande di quelli causati
dai regimi nazisti e bolscevichi.
Diceva che i bambini che vengono al mondo per questa scellerata ingiunzione
papale divengono spesso i donatori forzati di organi per il ricco Occidente.
Ma Wojtyla non ci sente: ha altre preoccupazioni. Wojtyla crea i santi,
canonizza tutti quelli che gli capitano sotto tiro: Pio IX con il suo Sillabo e
il suo “Quanta cura”, Pacelli e la sua Shoa, Escrivà de Balaguer e la sua Opus
Dei, Stepinac e i suoi Ustascia... beatifica, santifica tutti e ci concede anche
Papa Roncalli, obtorto collo, nella sua infinita, polacca bontà. Sì, ci concede
il Papa buono ma a patto che ci digeriamo anche la beatificazione del Papa
dell’infido, piccolo giudeo Mortara.
La beatificazione di un Papa che tuonava contro il suffragio universale,
considerato una piaga orrenda, che scriveva al Re cercando di frenare
l’istruzione obbligatoria, che era contro la libertà di culto. E speriamo che
non muoia Andreotti, Eminenza, altrimenti rischiamo di avere un altro santo in
questo Pantheon stregato. Wojtyla sta relegando sugli altari larve intrise di
antisemitismo, come se la santità comporti solo il vivere austero distaccato da
scelte e da atti.
Monsignor Saraiva Martinse lo ha spiegato in maniera ineffabile: ciò che contano
sono le virtù personali di santità. E lo stesso ha fatto Peter Gumpel, il
postulatore della beatificazione di Pio XII: va tutto a gonfie vele, fratelli:
ci ha rassicurati. Così avremo il pontefice silenzioso dell’olocausto sugli
altari. Eccoci serviti, Eminenza: Roncalli, Mastai e Pacelli nello stesso piatto
con contorno di fagiolini. Gli atti non contano ma “solo le virtù personali di
santità”.
Se non altro l’iter di Pio IX è stato tormentato; è dal 1907 che vanno avanti.
Ricorda quello che affermò padre Sonetti a Modena? Ci disse che aveva sentito
più volte ripetere dallo storico gesuita padre Giacomo Martina che quella
beatificazione non si doveva fare perché “sconveniente”. Ma dopo l’Olocausto,
Eminenza, come si fa a beatificare un pontefice che chiamava gli ebrei “cani che
sentiamo latrare per tutte le vie”?
Come si fa a beatificare il Papa del sequestro del piccolo Mortara, forzatamente
battezzato contro il parere della famiglia?
E c’è stato anche il miracolo della suora francese, ma lei sa, Eminenza, che i
miracoli dopo morto li farà anche Maradona.
Ma vorrei chiedere a Peter Gumpel: se ti sei flagellato per anni ma hai taciuto
sulla Shoa e sulla deportazione degli stessi ebrei di Roma come puoi accedere al
Regno di Dio?
Altro che essere beatificato!
Lo sa Eminenza che l’Alto Comando tedesco a Roma era sbalordito per il silenzio
di Pacelli durante la deportazione degli ebrei romani?
Ricorda quello che disse Padre Mayor riguardo l’intervento del generale Rainer
Stahel che convinse Pacelli ad utilizzare i contatti di Padre Pfeiffer?
Ricorda quello che mormorò, scuotendo la testa: furono Kassel e i tedeschi a
dettare la lettera di protesta che firmò il vescovo Hudal, che più tardi si
distinse per l’aiuto concesso ai criminali nazisti. Pacelli non firmò nulla. Era
chiuso nel suo iperuranio diplomatico con la testa a Monaco e al suo scellerato
incontro con i “bolscevichi” tedeschi Brongratz e Seyler che l’avevano
oltraggiato. E non ha mai dimenticato.
“Cosa pensa il mondo del mio contegno sui Germani?” Chiese Pacelli a Roncalli e
il futuro Giovanni XXIII non ci fece mai conoscere la sua risposta.
Sa Eminenza, che la casa di Giovanni Paolo II dista diciassette chilometri da
Auschwitz? Sa che Wojtyla è un profondo studioso della “Notte Oscura dell’Anima”
di San Giovanni della Croce? Ora ci sarà il rigurgito della Curia, dell’Opus Dei
e di Comunione e Liberazione, tutto ciò che odora di muffa riapparirà trionfante
in questa Italia degenere.
Si scoperchieranno le tombe e Berlusconi, Baget Bozzo e Formigoni marceranno con
i resti cadaverici dei resuscitati verso un potere plebiscitario, edificheranno
un monumento al martire di Hamamet trucidato dai vermi rossi, e lasceranno
Andreotti pontificare sino al giorno lontano della sua morte... siamo nel pieno
dell’alienazione... Eminenza...
Padre Angelo
Byron: Ma forse in una polis più razionale, più armoniosa, l’alienazione sarebbe
più controllata...
Azrael: Ma è uno slittamento dal centro del proprio essere. Un evento
metafisico...
Basho: L’alienazione è lo stato stesso dell’esistere, il fatto stesso d’esser
coscienza, storia...
Beliel: Questo per voi, non per noi...
Issa: Non per noi...
Basho: Il fatto d’esser scelta...
Gretel: Tutta l’arroganza antropocentrica...
Ubu: L’angoscia è il senso dell’esistere.
Pimpa: E’ l’Essere il cerino acceso nell’immensità.
Max: E’ strutturale... è inerente al folle sistema...
Beliel: Ma l’Essere che nel suo evolversi si preserva, non contraddice l’idea
dell’istinto autodistruttivo.
Basho: Io la vedo così: l’Essere va verso un telos non prefisso, esperimenta
infinitamente, tende a preservarsi ad evolversi, a raggiungere un punto
culminante. Il passaggio dall’incoscienza alla coscienza è un suo naturale
sviluppo, acquista maturità e pienezza... se così si può dire... si compie...
Asterix: E poi si spegne...
Azrael: Esatto, un gioco...
Beliel: Da dove lo deducete?
Ubu: La storia, l’evolversi delle specie, un gettito continuo di vita che ha
come fondamento basilare l’autopreservazione e contiene, paradossalmente, il
germe futuro dell’annientazione...
Gretel: I profeti vedono questo e pensano, assurdamente, ad un Dio personale...
Azrael: E l’alienazione, bestie, è superabile?
Basho: Schopenhauer insegnava due vie per fuggire la schiavitù della volontà
cieca: la contemplazione estetica e l’asceticismo.
Dik: Io credo che l’unica maniera è divenire consci della precarietà
dell’esistere, accettare la gratuità delle cose. Accettare che il basilare
nichilismo dell’essere non comporta la negazione del mondo e può condurre ad una
forma di ascetismo secolare.
Simon: Tu fotti, mangi, cachi, ammazzi i topi, orini, ronfi ma sai che sei un
cerino acceso nell’immensità della notte... null’altro... una presa di coscienza
di questo tipo rende più trasparente la nostra animalità...
Ubu: E rende più autentica la loro umanità...
Issa: Esatto...
Beliel: Ma forse siete lontani dal cogliere il senso dell’essere?
Gretel: Allora?
Azrael: Ma noi non possiamo spiegare, piccole bestie... non ci è dato poterlo
fare...
Byron: Allora noi elucubriamo...
Basho: L’etica è strutturale al modo di adempiersi.
Beliel: Da dove deducete il germe del non essere?
Max: Dalla storia, dalla distruzione animale, dal fatto che tutto divora tutto,
dalla possibilità dell’autodistruzione nucleare...
Pimpa: Secondo me l’essere pone le basi per il suo auspicato ritorno
nell’indistinto, come se questo itinerario fosse radicato su un oceano luminoso
di pace... via dal dolore, oltre l’individualità...
Ubu: L’astuzia della ragione radicata nel suo peculiare istinto.
Gretel: Ma forse arriveremo all’abolizione degli armamenti, agli Stati Uniti del
mondo?
Beliel: La pace universale porterà in grembo la serpe di una guerra micidiale.
Simon: L’uomo è fatto così, a meno che non lavorino sul suo cervello...
Dik: E questo è possibile?
Byron: Ma non stiamo sfociando nel solito manicheismo delle due forze che
combattono nel cuore dell’uomo?
Basho: Ma no, sfociamo verso un telos apparentemente autodistruttivo, insomma
per telos si intende l’anelare verso un compimento che escluda una misera
individuazione.
Byron: Sic et sempliciter...
Basho: Ma via, il Buddha dice: tutto ciò che è ego va controllato anche il
desiderio della perpetuazione eterna: l’immortalità dell’anima. L’immortalità è
la massima forma di hybris.
Il Buddha dice: evita tutte le quisquilie metafisiche, evita accuratamente il
discorso dei “perché”, vai diritto alla liberazione... neanche Azrael è eterno,
si spegnerà....
Azrael: Già...
Issa: Ascoltate angeli e bestie: l’istinto distruttivo è la Will
Schopenhaueriana?
Asterix: L’istinto, l’impulso autodistruttivo è un modo dell’essere, ma è anche
ciò che contiene il germe del nulla. Per esempio il suicidio, la volontà di non
essere, richiede lo spegnersi della coscienza. Troppa intensità, meglio il nulla
beato, un desiderio oscuro di precipitare nel grembo del non – nato. L’istinto è
un modo dell’essere che contiene il nulla. Il desiderio del nulla. Che è
radicato nel nulla e lo contiene.
Ubu: Una fuga dall’intensità dell’esistere e dalle sue contraddizioni.
Simon: Questo è il basilare istinto del suicida?
Dik: L’apparizione della coscienza conduce al manifestarsi del desiderio
dell’annientazione...
Asterix: Annientamento...
Basho: No, annientazione è un termine filosofico coniato per definire
l’annichilimento totale... annientamento per un esercito, annientazione per la
coscienza...
Gretel: Si è svegliato, tacete...
Esimio lettore, mi sono svegliato nella notte, sentivo parlare, un mormorio
indistinto, ho pensato agli spettri, ai fantasmi dei trucidati. Un giorno, me li
vedrò sfilare nella notte, in ordine militare, scheletrici, con le orbite vuote
come i soldati di Kurosawa.
Ma griderò: sono felice di avervi ucciso, il vostro annientamento è la mia
gioia; è il mio compimento. Avevo sognato di essere in un paese sud americano,
mi sembra il Guatemala, ero in un deserto, vicino al mare, vedevo dei gatti
grandi come leopardi e dei cani desertici che mangiavano mosche o piccole
creature dell’area. C’erano indiani dipinti di rosso che osservavano con
distacco una monotona partita di calcio, sembrava di vedere la nazionale
italiana.
Poi un mormorio, mi sono faticosamente alzato dal letto, ho visto i gatti seduti
sulla tavola, non dormivano con me quella notte, erano attenti, puntavano
qualcosa. Un punto invisibile.
E c’erano Max e Pimpa nella stanza. Ho pensato: devo aver lasciato la porta
aperta.
Li ho guardati, ero stanco e sono crollato nuovamente sul letto, mi sono avvolto
con coperte di lana e ho tentato di svuotare la mente, di ripulirla dai
pensieri.
Ho ricominciato a sognare.
Ero in una vecchia casa diroccata. C’era un vento fortissimo, fischiava
paurosamente, la casa sembrava stregata, avevo paura e cercavo di chiudere le
porte, alcune finestre erano coperte da tavole di compensato, alcune imposte
fatiscenti sbattevano. Vidi dei giocattoli abbandonati nella polvere e provai
pietà per quelle povere cose. Improvvisamente i balocchi cominciarono a cantare
una nenia e a muoversi ritmicamente. Pensavo fossero stregati e gridai il nome
di Dio: “Ben’ Elohim”, degli angeli, del Cristo, che nei casi di apparizioni di
presenze malevolenti, funzionano alla perfezione. Cercavo di esorcizzare gli
oggetti ma loro continuavano a cantare la stupenda nenia.
Il nome del Cristo e degli Angeli non aveva potere sul loro tristissimo cantico.
Poi i balocchi si placarono. Pensai nel sogno: queste sono cose magiche, non
diaboliche, hanno una loro vita, esterna alla logica restrittiva dell’età della
tecnica e del Cristianesimo.
Riconoscono il nome di Gesù ma non lo temono, anzi sembrano ignorare i sacri
nomi.
Davanti ai miei occhi vedevo un dipinto apocalittico, un dragone perlaceo e
vicino al drago un uomo nero e furioso, ma non ricordo altri elementi presenti
nel quadro.
Si aprì una porta e vidi un cerchio di gatti e cani che discutevano animatamente
e Basho che parlava con furia e decisione. Nel sogno Basho parlava con due
uomini; uno bellissimo, di grande austerità, fumava distrattamente una sigaretta
schiacciata, così almeno mi sembrò, e aveva occhi di luminosa trasparenza,
capelli candidi, un corpo longilineo e muscoloso, indossava una camicia bianca,
sgualcita. L’altro era come avvolto da una nebbia, con gli occhi scuri e
tristissimi, tarchiato, più basso del primo, fisicamente meno potente. Ma aveva
un volto di grande forza ed intensità ed un sorriso strano sulle labbra. Quando,
traballante, raggiunsi la grande cucina, Gretel si voltò. Allora vidi le mie
bestie morte. Piansi e mi diressi verso loro, e chiesi: “Allora non siete
estinti?” Mi guardarono con infinito amore. E dissi: “questa croce, la porto per
voi”. E piansi disperatamente e l’uomo dagli occhi di ghiaccio mi consolò:
“Tutto giungerà a compimento, riposati” disse, mentre l’altro amaramente
sorrideva e mi offriva una rosa purpurea. Mi svegliai, Gretel era sul mio letto.
La gattina mi cullò e ridiscesi in un sonno senza sogni.
Gretel: Ora dorme... l’ho placato...
Azrael: Allora, questo istinto può essere definito Will, ma non ha le
caratteristiche della volontà di potenza, non è spinta dominante, è il fondo
dell’essere, si potrebbe dire la sua essenza. Mentre il suo dispiegarsi è il
fenomeno.
Ubu: E’ il sangue dell’essere, è il “grund” dal quale è originato.
Byron: L’Esserci s’illumina ed illumina l’essere oggettivo, l’estensione senza
coscienza che lo confronta sul quale lavora per costruire il mondo.
Basho: Ma nell’affaccendarsi senza senso è distratto dalla vera
contemplazione...
Beliel: Che sarebbe?
Pimpa: L’intuire che la bruta estensione della materia è essenzialmente
purissima luce.
Max: O nera tenebra... appare come nera tenebra.
Ubu: No... un proliferare immenso di energia che visto con gli occhiali dello
spazio – tempo diventa bruta estensione.
Basho: E l’Esserci quando contempla questa estensione è frastornato.
Byron: Ma il rapporto tra oggetto e soggetto è puro mistero, le cose che
appaiono hanno una natura numenica.
Azrael: O forse non l’hanno ..
Max: La mortalità rivela la caducità dell’Esserci, che è come un germoglio nel
deserto.
Azrael: Così appare, piccolo cane, ma è così?
Max: E’ così?
Basho: L’intuizione della fragilità dell’esistere provoca un sentimento
estatico...
Byron: O un grande smarrimento...
Simon: La coscienza trasparente della propria morte conduce al cuore delle cose.
Beliel: Ma dicono che voi non avete coscienza della morte...
Pimpa: E si sbagliano, noi tacciamo sulla morte, non ciarliamo inutilmente.
Basho: Questa mancanza di fondo nelle cose emerge dal linguaggio mitologico, non
è possibile afferrare l’essenza dell’essere nella sua nudità.
Beliel: E il Cristo allora?
Issa: Un profeta antropocentrico chiuso totalmente verso noi e la natura, un dio
parziale, relativo, troppo umano.
Ubu: E il Regno dei Cieli è la pienezza estatica della sua soggettività.
Basho: Fecero bene Ebrei o Romani a crocifiggerlo, forse sarebbe sorta una
religione della luce aperta verso tutti gli essenti... si voi ridete... e ci
guardate... ma esattamente chi siete?
Beliel: Passons...
Byron: Il nulla non come oscura densità, ma come “grund” dal quale tutto
origina, assume spessore personale, e diventa il padre di Gesù... giusto?
Azrael: Forse, piccolo gatto... ma la coscienza è necessaria alla dinamica
dell’universo?
Byron: Essendo accidentale come può essere necessaria?
Azrael: Ma voi avete parlato del continuo esperire del principio vitale?
Basho: Ma immagina l’immensità dell’universo, migliaia di galassie... come dire
che una formica che acquista un’intelligenza eccezionale in una buca desertica
del Burundi cambi la mia vita.
Azrael: La cambia?
Basho: La cambia?
Asterix: Che gliene frega al gorilla del Congo dell’intelligenza umana?
Azrael: Frega al principio vitale che esperimenta...
Beliel: C’è confusione: è tutto puramente accidentale o c’è un principio che
cerca di evolvere la coscienza?
Basho: Si crede che la natura abbia una finalità, ma è errato, se non c’è un
“Nous” dietro le cose è meglio dimenticare...
Simon: E l’avanzare dello Spirito nella storia, i concetti hegeliani?
Max: Hegel: un pomposo pallone ripieno di nulla...
Ubu: Chi graffia la finestra?
Byron: E’ Rufus...
Asterix: Chi è Rufus?
Byron: E’ il mio amico, mi insegna a vivere, lui è un randagio, vive fuori, ed
ama Federico, che gli dà da mangiare e lo cura....
Dik: Apriamo...
Rufus: Chi siete?
Beliel: Ce lo domandiamo spesso anche noi...
Rufus: Siete angeli, e solo le bestie vi vedono... che tipo di angeli?
Beliel: Lascia correre gatto, chi ti ha morso l’orecchio? Hai un gran taglio...
sei senza pelo sulla parte sinistra...
Rufus: Una maledetta volpe, affamata, disperata, è la guerra di tutti contro
tutti... dov’è Federico?
Dik: Dorme, gli uomini non possono percepire gli angeli.
Azrael: Ma possono scrivere un fiume di stronzate sugli angeli custodi...
Rufus: Vi hanno emasculato, siete dei frocetti che cantano nenie al Paparone...
Beliel: Oppure creature dell’infinita stoltezza che graffiano la schiena a Padre
Pio...
Basho: Ve lo immaginate il principio del Male, principio di assoluta
intelligenza che rompe le palle a Padre pio e lo graffia?
Azrael: Andiamo... ragazzi un po’ di rispetto per Lucifero che precipita come
folgore dal cielo...
Byron: E’ stato così o come dice il Libro di Enoch?
Basho: Vi siete veramente inchiappettati le donne e prodotto i giganti?
Azrael: Coglionate cosmiche... di quello che è l’Oltre gli uomini e le bestie
non sanno assolutamente un fico secco...
Beliel: E mai sapranno...
Asterix: Ma il libro dei Vigilanti e dei Giubilei parla di...
Beliel: Ma per l’amore di Dio, profeti isterici!
Basho: E gli Esseni?
Beliel: Loro un po’ più vicini al vero, ma all’inizio della Bibbia noi eravamo
altro... eravamo un “ostacolo”.
Byron: Giobbe...
Beliel: Esattamente, piccolo gatto... Giobbe... e poi la demonizzazione... e la
condanna ad Origene ..
Gretel: Che postulava il perdono alla fine dei secoli anche per Satana...
Azrael: Brava gatta: l’Apocatastasis...
Basho: Ci sarà il perdono?
Azrael: Ma non dicevi che tutto è accidentale... come può esserci il perdono? Il
perdono è l’estinzione dell’ego, il non essere più...
Max: Ma è così...?
Beliel: Chissà piccolo cane... forse lo strazio è perenne... non esiste pace
nella dinamica dell’Essere oppure è tutto pace... tutto è luce, e l’apparenza è
solamente una diradante foschia...
Mi svegliai, Gretel era vicina e mi guardava, Rufus miagolava... ma come era
entrato Rufus?
Le finestre erano tutte chiuse. I cani erano scesi nel loro appartamento. In un
portacenere, al centro della grande tavola, era schiacciata una Malboro.
Chi ha fumato la Malboro se la casa era chiusa?
Chi ha lasciato sulla madia una rosa purpurea?
Sto dando di fuori, sono visitato dagli angeli o da entità della notte?
Diogesù... nel sogno Basho parlava... e s’incazzava pure...
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