2. La torta di mele

Sua Eminenza Cardinal Rupestri.
Arcivescovado di Perugia.

“Eminenza,
ho fatto quello che dovevo fare, ho passato una mattinata con padre Soverchi che mi ha descritto i fatti di Kibeho e la natura delle gravissime accuse contro Monsignor Gikongoro Augustin Misago.Ognuno ha il suo Pol Pot e forse uno l’abbiamo generato anche noi. Il Male è onnipresente.Certo non pensavo fosse possibile arrivare a questo punto. Soverchi mi è sembrato estremamente cauto riguardo alle accuse e ha affermato, ripetutamente, che non lo convincono. Padre Miguel De La Pena non crede a quelle accuse. Ma quello che ho sentito da Padre Innocenzi lascia spazio a dubbi riguardo le vere responsabilità per i massacri. Secondo Giovanni Innocenzi le accuse di rifiuto di asilo ai Tutsi hanno un vago fondamento. Mi diceva Soverchi che il 28 novembre 1981, in quei luoghi, è apparsa la Madonna e che Misago ha scritto un lungo rapporto sull’evento. L’apparizione di Kibeho sembra una specie di Salem capovolta con conseguente esplosione isterica. Strano che Nostra Signora si manifesti sempre in luoghi ove avvengono massacri. Padre Innocenzi, ugualmente scettico, mi ha letto le accuse molto chiare e circostanziate di Bizimungu. Ci sono stati martiri e massacratori. Ma questi orrori lasciano segni.Non c’è dubbio: la Chiesa è restata troppo silenziosa come in altre occasioni.
Ho visto la fotocopia della fattura intestata a “Carità Nel Mondo” per l’acquisto degli 800 machete.
Sembrerebbe che con questi machete abbiano fatto a pezzi i Tutsi e gli Hutu che la pensavano differentemente. Eppure mi sembra inverosimile. Per i fatti di Kibeho e la responsabilità oggettiva di una parte del clero locale, molti sacerdoti sono alienati dalla Chiesa: legga con attenzione la rivista “Jeune Afrique”. Se questi fatti fossero confermati il nostro Monsignore rischierebbe la fucilazione: ed evito spiacevoli commenti riguardo questo possibile evento. Le pesanti accuse sono negate dalle suore di Karama. Il resto lo leggerà nel “Dossier” ma prevedo un’assoluzione...
... riguardo la possibile beatificazione di Papa Mastai, eventualità che mi ha oltremodo infastidito, Soverchi, fraternamente legato al biografo di Pio IX, il gesuita Martina, è stato molto chiaro: pensa che gli uomini di Wojtila stiano pensando seriamente all’improbabile beatificazione per rendere felice la fauna pretesca con orientamenti lefevriani che li circonda. Mi sembra inverosimile ma ci stiamo avviando sul sentiero tortuoso dell’abominio. Tutto quello che è accaduto lo dimenticano. Soverchi sostiene che è stata l’idea di Montini di abbinare la santificazione di Giovanni XXIII con quella di Papa Mastai. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Intanto un libro micidiale su Pio XII, Hitler’s Pope, è in procinto di apparire e penso, osservando la preoccupazione di Soverchi, che farà scalpore. Ho anche letto un libro sulle profezie di Papa Pacelli, un compendio di infinito squallore. Quello che mi preoccupa sono le calunnie verso Papa Roncalli. Wojtila tentenna. L’Opus Dei preme. Lehman è in seria difficoltà e non si parla di sbocchi cardinalizi. Mi rincresce dirLe che Soverchi la considera alla stregua del suo povero amico Gutierrez, ormai esposto a notevoli pericoli. Soverchi detesta la Teologia della Liberazione e spera in un futuro Papa reazionario che oscuri o cancelli il Vaticano II.
... verso mezzogiorno Padre Innocenzi è partito ed io ho passato una serata indimenticabile in un ristorante di Lucignano. Ho cercato di dimenticare per un paio di ore gli orrori del Ruanda.
Ho presentato Padre Soverchi a Federico e abbiamo cenato insieme. Il mio malefico scopo era provocare un dibattito tra uno pseudo – lefevrista e un semiateo. Desideravo contemplare fiamme e scintille e devo dire che ci sono riuscito. Durante lo scontro, mentre le lame balenavano, sono rimasto silenzioso. Ho ascoltato con attenzione mentre le pupille dei contendenti scoccavano dardi avvelenati. Ma l’incontro è stato esilarante. L’assoluta indifferenza di Padre Soverchi riguardo il problema della sofferenza animale ha scatenato la reazione di Federico. Devo dire che le giustificazioni teologiche, la Teodicea soverchiana, lasciano molto a desiderare. Meglio prenderla a ridere: Lei sa cosa penso di certi argomenti...
E’ cominciato tutto quando Padre Soverchi ha difeso la caccia e le sperimentazioni sugli animali.
Si sarebbe divertito, Eminenza, Federico obnubilato dalla rabbia ha deviato il discorso su problemi puramente teologici. E la tracotanza del mio confratello ha fatto il resto.
Ricordo alcune perle del dibattito...

Federico: Quando lei prega si rivolge a colui che ha sparato il Big Bang fuori dallo spazio-tempo?
Soverchi: Sparato?
Federico: Ma sì... a colui o a quel “qualcosa”, se così si può dire che ha provocato, 15 miliardi di anni fa, il Big Bang...?
Soverchi: E’ una trappola platonica?
Federico: No... una semplice domanda.
Soverchi: La riformuli...
Federico: La riformulo...
Soverchi: Con chiarezza...
Federico: 15 miliardi di anni fa il Big Bang, 12 miliardi di anni fa la formazione delle galassie, 4,6 miliardi di anni fa la formazione del sistema solare, 450 milioni di anni fa appaiono pesci e piante, il creatore di tutto questo è Jahvè?
Soverchi: Esatto.
Federico: E Jahvè è una forza creatrice completamente conscia di quello che ha fatto e sta facendo?
Soverchi: Essendo una suprema intelligenza, un Essere onnisciente e onnipotente la risposta è ovviamente: sì!
Federico: Sì?
Soverchi: Sì!
Federico: Mi segua: cominciano a dispiegarsi i periodi, le età, della terra: pre-cambriana, cambriana, ordoviciana, siluriana, devoniana, carbonifera, permiana... nel triassico i dinosauri appaiono... nel jurassico dominano il pianeta... sono egemoni sulla terra per 162 milioni di anni... quello che succede sul pianeta è il massacro orrendo, lo sterminio continuo, perenne delle sue creature... tutto ciò che appare nel cerchio dell’esistenza diviene carne macellata, masticata, divorata, vomitata, defecata: un puro orrore. La natura è una madre indifferente che vomita i suoi figli sulla terra e desidera una cosa solo: che si perpetui la vita sul pianeta e se ne strafotte delle individualità.
Domanda: è Jahvè, il misericordioso, l’onnipotente, l’onnisciente papà di Gesù che produsse, creò consciamente questo universo e questo mondo? Questo mondo è la sua conscia opera?
Soverchi: Sì, certo.
Federico: Voglio capirlo bene.
Soverchi: Sa... noi mortali, esseri finiti abbiamo una certa difficoltà ad immaginarci qualcosa che avviene oltre lo spazio – tempo; se sei incapsulato nello spazio – tempo non è facile... Paolo dice che vediamo le cose oscuramente in “aenigmate”...
Federico: Molto oscuramente... la miglior maniera per cercar di giustificare il puro caso è quella di crearci un alibi con un Dio misterioso che si muove inscrutabilmente... quello che succede per caso diviene la volontà del Dio ascoso... classico!...
Soverchi: Lei si agita in maniera antropomorfica, oserei dire, la sua domanda è orientata verso il problema della sofferenza e della morte riguardante il mondo animale.
Federico: Ma no... sto parlando della vita in generale... e poi io non amo gli animali, li rispetto... come rispetto lei...
Soverchi: Ma se il destino del mondo si fosse sviluppato su linee pacifiche, oserei dire isaitiche, attraverso la coesistenza delle specie, farebbe queste domande?
Federico: Direi che ci sarebbe una possibilità maggiore per l’esistenza di un Dio misericordioso... ma considerando come vanno le cose nel mondo sublunare penso che abbia ragione Vonnegut: c’è un paranoico lassù che scorrazza follemente tra le nuvole...
Soverchi: Mi dica: c’è differenza tra morti naturali e morti violente? Una morte lenta per vecchiaia è migliore di una morta rapida e violenta?
Federico: La mia domanda è un’altra: è il mansueto Padre di Gesù che permette un’estinzione di massa dopo l’altra, che permette la sofferenza indicibile, lo strazio continuo delle sue creature... animali o uomini non cambia nulla... come può un’infinita misericordiosa, un’onnipotente, conscia intelligenza permettere un orrore simile?
Soverchi: La risposta, amico mio, comporta un vasto studio sui comportamenti animali e sulla psicologia delle specie. E conduce diritto verso un micidiale blocco dell’umana interpretazione...
Federico: Comportamenti animali? Ma come può parlare di differenza della sofferenza? Il dolore è dolore... la compassione abbraccia tutti gli esseri... perché ha bisogno di uno studio sulla psicologia delle specie? Cartesio ha fatto del male incredibile con quell’orrendo modo di pensare... per fortuna che l’inverno svedese ha risolto il problema congelandogli le palle...
Soverchi: Ma lei sta parlando del dolore animale nel senso che la sofferenza animale è più antica, quindi più estesa sulla terra; se consideriamo il breve tempo trascorso dal momento dell’apparizione degli umani sulla terra, lei sta parlando del livello di sofferenza che la vita, nel suo insieme ha accumulato sulla terra... non è vero?
Federico: Parlo della sofferenza dei viventi.
Soverchi: La sofferenza è parte integrale del piano divino.
Federico: Anche la sofferenza animale e delle piante?
Soverchi: Forse... il mondo è fatto così... riguardo il dolore non cambia mai nulla...
Federico: No... qualcosa cambia... pensi all’Italia, un paese di avvelenatori di animali, un paese ove si abbandona il cucciolo sull’autostrada, ora ci sono 1.500.000 di vegetariani, le cose stanno cambiando...
Soverchi: Scommetto che la maggioranza dei vegetariani italiani non mangia carne per ragioni di salute: l’interesse per gli animali è puramente accademico...
Federico: Già... rinunciare al prosciutto di Parma le sembra una cosa facile... gli italiani amano la mortadella, il salame, il tonno, il 98% dei vegetariani non mangia carne perché non vuol divorare esseri massacrati; ma come spiegarlo a preti cristiani che, come lei, sorridono compiacenti davanti a tali stravaganze; ieri, per alcuni istanti, ho visto, in un film, un leone che divorava una zebra... ho provato vergogna... un mondo ove tutti divorano tutti... lo sa che i preti copti etiopici affettavano vacche vive mentre ragionavano animatamente sull’ineffabile ipostasi della Trinità?
Soverchi: Lei è vegetariano...?
Federico: No...
Padre Angelo: No... e caccia...
Federico: Non caccio più...
Padre Angelo: E’ vegetariano...?
Federico: No... non insista...
Soverchi: Mi lasci spiegare, dal momento che gli animali hanno subito il maggiore impatto del Male nel mondo, estinzioni di massa, disastri naturali... eccetera... eccetera... se non ci fossero state queste calamità la loro vita sarebbe stata migliore? E me lo lasci ripetere: è meglio una morte naturale di una morte dolorosa e breve? E arriviamo alla domanda cruciale: perché un Dio d’amore permette simili orrori? Ed ecco la mia risposta: sarebbero morti comunque.. Conclusione: l’argomento è valido da entrambe le parti e gli orrori della sofferenza non negano l’esistenza d’un Dio misericordioso...
Federico: Sono esterrefatto... è un argomento infinitamente più debole delle comiche prove dell’esistenza di Dio di Anselmo... non si offenda è ridicolo...
Soverchi: Ma “in nuce” è meglio l’esistenza o la non esistenza?
Federico: La non esistenza...
Padre Angelo: Facile dirlo per chi contempla il castello del Graal dalla sua vetusta casa toscana...
Federico: Arriviamo al punto: Luca 12,6-7 “Non sono venduti cinque passeri per cinque soldi e nessuno di loro è dimenticato da Dio. Anche i capelli della vostra testa sono contati...” E’ il suo Dio che parla?
Soverchi: Certo.
Federico: Allora il suo Dio è in controllo dell’intera creazione, di conseguenza potrebbe evitare il Male. Ma lui, nella sua infinita onnipotenza, decide le estinzioni di massa, inoltre, regolarmente, distrugge le terre dei poveri e dei disperati; non devasta New York, che è la moderna Sodoma e Gomorra, ma villaggi afgani e indiani... e se i cinque passeri non sono dimenticati da Dio allora non sono caduti nell’oblio neanche i dinosauri dell’estinzione di massa... dico bene?
Soverchi: La domanda è la classica domanda: se c’è un Dio onnisciente, onnipotente e infinitamente misericordioso perché il Male? Rispondo: se questo Essere Supremo è in controllo della Creazione e permette il Male non è un Dio d’amore. Questa è la deduzione logica inconfutabile.
Federico: Giusto.
Soverchi: Ma senza il Male potrebbe esserci il bene? Il Male è necessario affinché il libero arbitrio sia possibile. E’ necessario che ci sia la possibilità del Male in un mondo che è basato sul divino ma che appare dominato dal Male...
Federico: Basato sul divino?
Soverchi: Che ne sa lei del disegno di Dio?
Federico: Quale disegno... forse per gli uomini, non per gli animali... voi negate l’anima agli animali...
Soverchi: Vede se il suo ragionamento fosse veramente solido non ci potrebbero essere scienziati che credono in Dio... giusto? Anche la scienza è un salto di fede...
Federico: La scienza è un salto di fede ma voi credete nella resurrezione dei morti... è un po’ differente... non crede...?
Soverchi: Per la scienza quello che è valido oggi finisce nella mondezza domani...cambia continuamente tutto…
Federico: E perché no?
Soverchi: E’ la scienza lo strumento per definire l’enigma dell’Essere?
Federico: No... per misurare l’apparenza... io non ho contatti con l’angelo Moroni... quello che appariva ai Mormoni….
Soverchi: Lei umanizza il problema... lei vede oscuramente, lei è obnubilato dall’illusione nella sua prigione dello spazio – tempo. Come potrebbe l’essere umano essere provato davanti agli occhi di Dio se il Male non esistesse? Un mondo senza la carità e la compassione sarebbe un mondo migliore? E come potrebbe esserci la carità e la compassione se non ci fosse il Male? L’immortalità deve essere, laboriosamente, guadagnata... il Regno dei cieli non è concesso senza la sofferenza e lo sforzo... conosce il concetto agostiniano della “privatio boni”?
Federico: L’argomento agostiniano della “privatio boni” è assurdo... quello di Yeats: il mondo come “soul making factory” ha più senso... ma per noi, non per il resto della creazione... il resto della creazione è sempre fuori dal disegno divino... non conta... è nulla... è vuoto... L’idea che ci sia una giustizia finale antropocentrica fa vomitare... che ne è stato dei miliardi di esseri che hanno sofferto indicibili pene? Dove finiscono? Nella pattumiera dell’Essere? Nel nulla? Se gli animali, secondo la dottrina cristiana non hanno un’anima immortale, bisogna dedurre che svaniscano nel nulla? Mi spieghi: che funzione ha in questo gioco perverso il non umano? Conosce il filosofo Severino?
Soverchi: Vagamente...
Federico: Severino dice che le cose sono eterne ma quando entrano nel cerchio dell’esistere, per un loro destino peculiare, credono di essere caduche, transitorie, fugaci. Ma quando escono dall’illusione, dall’apparenza ritornano nella luce della loro immortalità. E’ come se lucciole luminose attraversino un luogo ove la loro lucentezza, perversamente, svanisce.. Severino dice che tutte le cose sono eterne - non solo gli umani - e afferma che l’origine dell’errore è credere che gli esseri e le cose siano precari, effimeri. Credere, cioè, che le cose originino dal nulla e nel nulla ritornino. Secondo il filosofo questa maniera di pensare ha devastato il mondo: ha rubato la luce alla vita.
Soverchi: Considerando le cose come sono, non è impossibile dedurre che il mondo sia opera di un essere misericordioso, non è illogico.
Federico: Ma se l’intera creazione fosse assorbita da Dio, se si fondesse con il divino alla fine dei tempi, sì... se avesse ragione Paolo... va bene... ma come si può immaginare un paradiso con pochi cristiani che contemplano, con infinita goduria, come pensa Tertulliano, una massa di dannati che fa il tip-tap tra le fiamme eterne dell’inferno? Per non parlare del resto della creazione inghiottito dal nulla... svanito nella notte infinita... trasformato in puro nulla dai vostri teologi... degli autentici assassini del pensiero... se mi consente...
Soverchi: Lo dice lei...
Federico: Non solo io... ma mi permetta un’altra domanda: il pianeta ha esperimentato 26 apocalisse, 26 estinzioni di massa, e noi ne conosciamo solo 5: il suo Dio è responsabile di questi continui orrori?
Soverchi: Estinzioni di massa?
Federico: Certo: il pianeta ha esperimentato 26 estinzioni di massa ma noi, come ho detto, ne conosciamo soltanto cinque: tre nell’era Paleozoica: la prima 435 milioni di anni fa, la seconda 360 milioni di anni fa, la terza 250 milioni di anni fa, nel periodo Triassico, quando il 95% delle specie viventi svanirono dalla faccia della terra; la quarta nell’era mesozoica: 205 milioni di anni fa, la quinta, quella famosa dell’estinzione dei dinosauri, nel Paleocene, 65 milioni di anni fa. Allora i dinosauri furono annientati, dopo un regno di 162 anni, da un Angelo sterminatore che si manifestò come una meteorite dalla coda fiammeggiante... e fece un buco sulla terra largo 300 km. e profondo 25 metri.
Il sole, dopo l’impatto, fu oscurato da una nube di polvere e il 70% delle specie viventi fu annientato... oblio e nulla... e buonanotte ai suonatori! Ogni 26 milioni di anni c’è un’ apocalisse, un’estinzione di massa: è come un orologio cosmico... tic... toc... bang! La mia domanda è questa: fu Jahvè, il buon Abba di Gesù, a permettere o a volere, consciamente, queste estinzioni di massa?
Soverchi: Queste estinzioni le ha lasciate accadere...
Federico: Ma che cambia...? Lei sta provocando...
Soverchi: Cosa dice? Non c’è differenza tra il lasciare accadere una cosa e volerla? Conoscere una cosa attraverso l’onniscienza non significa volerla... l’onniscienza non nega il libero arbitrio... ma mi dica lei quello che pensa...
Federico: Stiamo affogando in una palude di assurdità... quello che penso? Sembrerebbe che un principio che governa, se così si può dire, i mondi e che non ha nulla a che fare con l’amore stia esperimentando “qualcosa” nell’universo e su questo pianeta.
Padre Angelo: E forse in molti altri pianeti... se mi permette...
Federico: Sì, e sembrerebbe che “qualcosa” che assomiglia stranamente ad una “Will” shopenaueriana, e non al Dio d’amore di Gesù, stia esperimentando o volendo “qualcosa”, oscuramente, forse inconsciamente, attraverso un’evoluzione cosmica... mi sembra che sia così... lo affermo con profonda umiltà senza alcuna certezza...
Soverchi: Ma la voce della sua logica è inficiata dalle limitazioni dello spazio-tempo...
Federico: Ma che altro strumento ho a disposizione, per analizzare il reale, se non questo povero cervello offuscato dallo spazio-tempo?
Soverchi: Ma la sua logica è obnubilata dai limiti della prospettiva umana...
Federico: E che altro ho, per capire il mondo, se non la mia misera prospettiva?
Soverchi: Non bivacchi nel mondano apra gli occhi verso il sublime...
Federico: Dov’è il sublime in Mozambico, nella Sierra Leone o nel Ruanda...?
Soverchi: Il sublime è ovunque; riconosca i suoi limiti, sta trattando questioni trascendentali. Lasci perdere le sicurezze della scienza. Lei vuole risposte precise, lei accetta le scoperte della geologia, della fisica che le fanno credere che un Ente supremo sia un’assurdità. Ma la scienza per negare l’esistenza di Dio richiede un notevole atto di fede. Se mi permette, un salto di fede più grande del mio. La scienza opera attraverso induzioni, e cambia continuamente: oggi è nero, domani è bianco, dopodomani è viola, funziona anche la scienza come una fede! Essendo finito e mortale il nostro intelletto non ha la capacità di comprendere gli eventi che si dispiegano nell’universo... può cercare di misurarli... ma il mistero... l’enigma dell’Essere non può comprenderlo...
Federico: Ripeto: che altro strumento ho per capire il mondo? Ho la scienza: molto più valida delle lettere di Paolo di Tarso: e la scienza è il prodotto di miseri cervelli...
Soverchi: Sì... un pezzo di materia grigia e viscida che pretende di capire il mistero ultimo delle cose
Federico: E’ con quel povero pezzo di viscidume che Tommaso d’Aquino e Anselmo hanno cercato di provare l’esistenza di Dio.
Soverchi: Che incredibile arroganza; se vede una formica nel suo giardino le regali la “Critica della ragion pura” di Kant e le domandi un parere, la nostra mente non può capire la complessità totale del disegno divino.
Federico: Forse, ma abbiamo 200 immagini contrastanti, 200 differenti versioni religiose per un giudizio sulle ultime cose.
Soverchi: Non sono sicuro che l’evoluzione neghi l’esistenza d’un Dio d’amore.
Federico: Un Dio misericordioso, il gentile padre di Gesù, permetterebbe l’infinito strazio delle sue creature? Evoluzione è una cosa, il massacro perenne un’altra. Come le dicevo qui siamo davanti al paranoide di Vonnegut o davanti a una volontà che vuole perpetuarsi ad ogni costo e che se ne impippa altamente di esistenze individuali e di anime immortali... ma sì... l’evoluzione esclude un Dio d’amore...
Soverchi: Non sono d’accordo.
Federico: Le chiedo nuovamente: questo Dio, con il quale lei comunica, con il quale condivide i suoi intimi pensieri, questo Essere è il papà di Gesù, il Dio arcaico Signore degli Eserciti o quello che ha attivato il Big Bang?
Soverchi: Ma è lo stesso.
Federico: Quell’Essere non-Essere che ha creato l’universo è quello che visita il buco nero della sua interiorità?
Soverchi: Lo stesso.
Federico: Mi spieghi: il Dio che ingiunge agli Israeliti di massacrare donne, vecchi, bambini, animali, il Dio di Genesi, Esodo, Deuteronomio, Giosuè, Ezechiele, Geremia... eccetera... eccetera... colui che si delizia nel macello nel suo tempio, colui che trova piacevole l’odore di carne bruciata di creature innocenti è quello il papà di Gesù?
Soverchi: Ma sì...
Federico: Sicuro?
Soverchi: Certo, se la morte fosse lo stato finale delle cose io sarei d’accordo con lei. Se vedi un vecchio che rapisce dei piccoli per gettarli nell’abisso del nulla che altro potrei pensare?
Federico: Penserebbe che ha a che fare con il paranoide di Vonnegut...
Soverchi: Se il vecchio passasse il suo tempo a far del male alle sue creature io penserei che abbiamo a che fare con il Male incarnato...
Federico: E questo pensavano gli gnostici: il Dio remoto della luce iperfisica è assente... e Jahvè-Seva’ot è il demiurgo: un ente che scimmiottando la Luce originale crea un mondo di materia intrisa di luce e combina un casino metafisico e, dopo aver combinato un immane bordello, si spaccia per l’unico Dio e gli Israeliti ci cascano da autentici boccaloni.
Soverchi: Ma se lei potesse vedere, per un solo istante, tutti i piccoli morti nel paradiso, cullati dalla luce divina e l’incubo dell’abisso si dimostrasse come una malvagia illusione, cosa direbbe?
Federico: Che lei ha ragione e che io mi sono sbagliato... che il mondo è apparenza e che la realtà è una cosa di indicibile bellezza. Ma che prova ha nell’affermare questo? Che vago indizio possiede riguardo questa remota e beatifica possibilità? Io potrei dire che c’è un’infinita torta di mele oltre l’orizzonte...
Soverchi: Torta di mele?
Federico: Sì, un torta di mele.. e se lei mi domandasse: come fa ad immaginare una cosa del genere risponderei: lo sento nel profondo del cuore, lo sento nella mia anima: l’Angelo Jombo mi ha visitato -come l’angelo Moroni visitò Joe Smith - e mi ha raccontato della torta di mele oltre l’orizzonte...
Soverchi: Lasci perdere la torta di mele... a noi manca l’immagine completa delle ultime cose... e allora è meglio non giudicare...
Federico: Stupendo, con questo ragionamento dell’immagine completa si giustifica tutto... ma mi dica: Jahvè è un Dio che si è evoluto dall’arcaico Signore degli Eserciti al misericordioso padre di Gesù?
Soverchi: Assolutamente no... l’evoluzione riguarda gli uomini...
Federico: Ma chi è Jahvè?
Soverchi: Un Dio immutabile e presente.
Federico: Presente dove?
Soverchi: Ovunque.
Federico: Con ottimi risultati... non è che abbiamo a che fare con due o tre Dei?
Soverchi: No... un solo Dio...
Federico: Ma mi spieghi perché l’idea dell’immortalità dell’anima si è manifestata così tardi nella Bibbia?
Soverchi: Perché la coscienza doveva raggiungere un certo livello di spiritualità...
Federico: Sta dicendo che Mosè, Isaia, Elia, i profeti non erano evoluti abbastanza? Sicuramente erano più evoluti di questi terribili yuppies di oggi.
Soverchi: Non era ancora il momento...
Federico: Ma non pensa che la Forza che ha creato l’universo dal nulla, se così si può dire, può non avere nulla a che fare con le nostre mostruose flagellazioni solipsistiche?
Soverchi: Se una Forza è onnisciente, onnipotente ed esterna allo spazio-tempo funzionerà in maniera differente da quello che lei può immaginare... non pensa?
Federico: Quella Forza onnipotente, il Principio primordiale che ci ha elargito uno sterminio di massa dopo l’altro, è quel silenzio incommensurabile che lo conforta quando prega nell’abisso della notte dell’anima?
Soverchi: Sì, e il silenzio incommensurabile è parte del gran gioco...
Federico: E’ la crema sulla torta...
Soverchi: Se la vuol mettere così...
Federico: Mi dica: questa Potenza dovrebbe preoccuparsi della sua anima?
Soverchi: Quello che lei definisce Potenza non esclude la possibilità di un’attenzione verso ciò che è individuale...
Federico: Come fa a saperlo?
Soverchi: Non so nulla... ma se qualcosa è logicamente impossibile è il primo gradino verso la fede...
Federico: Tertulliano a Lucignano... ma non potrebbe essere che questa Forza primordiale sia totalmente incurante della sua interiorità e che come il Motore Primo aristotelico se ne fotta altamente di santi e di peccatori?
Soverchi: Il Motore Primo potrebbe essere, interiormente, assente o totalmente presente.
Federico: Totalmente presente?
Soverchi: Pensi a Stalin e a San Giovanni Della Croce. Il libero arbitrio permette entrambe le possibilità. Ma potrebbe anche non permetterle...
Federico: Che c’entra Stalin? Ho difficoltà a seguirla... ma gli uomini hanno una disposizione naturale verso il Bene o verso il Male; è più semplice per una donna frigida che per una ninfomane essere fedele... non pensa? Il Male per alcuni uomini è una seconda natura: non scelgono... ci cascano dentro quando nascono... in altri casi ci crescono... ci germogliano come boccioli... ma stiamo divagando...
Soverchi: Il determinismo è fuori moda... l’indeterminismo, a causa della fisica moderna, è in auge...
Federico: Ho difficoltà a capirla, padre... la logica non è il suo forte... ma procediamo: non pensa che il terrore di una disperata individualità abbia creato il bisogno di un Dio d’amore?
Soverchi: Sì...
Federico: Forse la coscienza individuale, con tutta la sua sovrastruttura etica, è come un fragile fiore nel deserto del nulla: Un fiore che vive in una notte di gelo desertico; l’arroganza ybrica è pensare che il fiore sussista in eterno...
Soverchi: Sì, ma non è arroganza; è la paura di contemplare la fine della propria esistenza...
Federico: No... è arroganza antropocentrica: io sono immortale ma Max, il mio cane, è nulla... ma è anche la paura dell’estinzione della propria coscienza...
Soverchi: Tutto viene filtrato attraverso la nostra coscienza, noi non siamo in grado di trascenderla. Se proviamo a trascenderla, immaginando la fine del nostro ego, precipitiamo in un vuoto senza fine, senza aria, una specie di tomba e proviamo un senso di soffocamento mentale. Immaginare l’estinzione del nostro ego è come affogare in acque oscure, dobbiamo immediatamente tornare a galla.
Federico: C’è chi, immaginando l’estinzione della propria coscienza individuale, esperimenta un senso di liberazione, ma mi dica: a che punto dell’umana evoluzione abbiamo cominciato a sviluppare un’anima immortale? Quale ominide ha avuto in dono da Jahvè la scintilla divina? L’Australopitetico Afarensis? L’Australopitetico Gahri? L’Homo Abilis ? L’Homo Erectus ? L’Homo Sapiens?
Soverchi: Non lo so... ma forse lei pensa troppo... Gustave Moreau affermava di credere solo in quello che sentiva e non in quello che vedeva... o qualcosa del genere...
Federico: E’ andato a tirar fuori un simbolista francese...
Soverchi: Forse pensiamo troppo...
Federico: Tutti ragionano così... pensiamo troppo... è già... non bisogna pensare, sono le nuove leggi del mercato... produciamo senza pensare...
Soverchi: Sì, ma non si giunge a destinazione con queste elucubrazioni filosofiche... sono fragili vascelli...
Federico: E certo c’è la fede, c’è il grande salto verso la torta di mele iperuranica... Dio santo, padre... lei è un pacelliano – lefevrista.
Soverchi: Per nulla... ma non sono un prete progressista come il suo amico qui presente che sorride sornione e divertito.
Federico: Sì come il gatto di Alice, e nulla mormora. Moreau era un simbolista o un surrealista? Bisogna diventare surrealisti per essere cristiani nel terzo millennio, chissà chi ci rifilerete dopo il Polacco...

Già, Eminenza, chi ci rifileranno dopo il polacco?

Il cameriere maleducato ci portò il conto dopo una bella fetta di torta di mele alla Misago.
Soverchi mi guardava. Ero sinceramente imbarazzato.
Ma il Dio del Big- Bang, il Dio arcaico di Abramo e il Dio di Gesù sono lo stesso Dio?
Eminenza la vedo sorridere come un gatto sornione... mi permetta di elargirLe una perla ebraica a conclusione della mia epistola. L’ho letta ieri da un libro di Isaac.B. Singer: “Shadows on the Hudson”:
“... Nel Ghetto c’era un pio ebreo che recitava continuamente salmi. Hanno trascinato tutta la sua famiglia nei forni, ma lui si è rintanato in un buco chissà dove, ha continuato a pregare e studiare a memoria. Conosci la giustificazione: Dio sa quello che fa. Abbiamo peccato. Nel Mondo a Venire faremo ammenda. E’ rimasto mesi e mesi in quella cantina con altri ebrei, tutti a morire di fame. Finché di punto in bianco non ha dato di piglio ai filatteri e li ha fatti a pezzi .
Gli ha sputato sopra e li ha calpestati urlando: Dio non voglio più servirti!
Sei peggio di Hitler. Non mi servi Tu e non mi serve il tuo Mondo a Venire! Quindi ha distrutto tutto l’indumento rituale con le frange e i libri di preghiera, tutto. Dopo di che è uscito dal suo nascondiglio e si è consegnato ai nazisti...”
Ecco un Giobbe moderno, Eminenza.
Un’ultima domanda: la torta di mele ha generato Misago...?

Un filiale abbraccio.

Padre Angelo.