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Eminenze,
una sera ho incontrato un ambientalista che mi raccontato una storia assai
strana: mi ha detto che a Foiano della Chiana nella provincia di Arezzo, il
parroco di Santa Maria del Carmine, Don Vannuccio Fabbri, un prete cacciatore,
celebra "una Messa propiziatoria" per tutti i cacciatori del territorio
all'apertura della stagione venatoria. La cerimonia, con susseguente cena, è
stata riportata da "La Nazione" del 4.9.98 e del 15.9.99.
Dall'articolo della Nazione del 4.9.98 si evince che il sacerdote è "un provetto
cacciatore", un appassionato della caccia stanziale e pratica questo "sport" con
grande passione" da 12 anni. Va a caccia due o tre volte la settimana. Forma
squadre e si "diverte" a praticare la caccia di gruppo con amici (10 Rambo
contro un pollo-fagiano). E' un prete e non un Francescano (quindi non sente gli
oblighi etici verso le altre creature che ispiravano il Poverello di Assisi).
Sul resto dell'intervista, Eminenze, sorvolo perchè trovo le dichiarazioni
semplicemente offensive.
Dalla seconda si evince che Don Fabbri non desidera strumentalizzazioni, che
anche i cacciatori hanno un anima (cosa che mi sembra ovvia dal momento che
anche Tommaso Moro e Himmler l'avevano), che la cerimonia è opera di
aggregazione e di amicizia e che se i cacciatori "padellano"
(non uccidono qualche animaletto) si limitano solo a qualche imprecazione
innocente, rispettando la figura del sacerdote. In termini semplici se non
colpiscono un fagiano non bestemmiano dal momento che Don Fabbri è presente. Se
ne deduce: più animali massacrati = meno bestemmie.
Cento esserini massacrati contano meno di una bestemmia che offende il Buon Dio.
La logica è logica.
La cerimonia è stata pubblicizzata con locandine e cartelli nei negozi di
armeria che invitano alla celebrazione della Messa e ha riscosso un grande
successo. Hanno partecipato all'evento religioso 140 cacciatori, raccolti in
devota preghiera con il loro simpatico parroco.
La LAV, la Lega Antivivisezione, informata, ha indagato. La responsabile
regionale dell'organizzazione, una fervente cattolica, si è rivolta al sacerdote
e ha chiesto spiegazioni.
Il sacerdote ha risposto con tono, a dir poco, scortese che è esistito un Papa
che aveva una riserva di caccia. L'ha inoltre invitata a rileggersi attentamente
la Genesi, dopo averla sfidata a scrivere al Vescovo. Ad un certo punto, dopo
uno scambio vivace di battute il sacerdote, e dopo le eterne menate sull'aborto,
gli americani e le vittime del Cenis, ha affermato: " Mi fate schifo"
riferendosi ad ambientalisti, verdi, vegetariani, animalisti e altre mostruosità
di questo tipo.
E tra le schifezze ambientaliste ci infiliamo anche Francesco d'Assisi, San
Tommaso Moro, che immaginava una Stato utopico senza cacciarori, oltre agli
innumerevoli cattolici che hanno la stessa perversa sensibilità del santo umbro
e rispettano gli altri esseri viventi oltre alle cose inanimate. Francesco
chiamava fratello e sorella anche il sole, la luna e il vento. E se la dirigente
cattolica della LAV si ispira al Poverello non c'è dubbio che il parroco di
Foiano abbia sfoderato dal suo armamentario teologico qualcosa che ricorda
vagamente Alessandro VI- Borgia o qualche papa del genere. Sarebbe stato meglio
tirar fuori, dai riferimenti biblici e teologici, Nimrod il cushita che fu "gran
cacciatore al cospetto del Signore" (Genesi 10; 8-12) e non un papa
rinascimentale, che, probabilmente, con il suo comportamento, aiutò a scatenare
la rivolta luterana.
Ognuno ha il suo Dio, Eminenze. Forse non sono giusto, ma la visione di Don
Vannuccio Fabbri benedicente ha attivato nel mio cranio un corto circuito di
immagini che si sono seguite con intensa rapidità. Ho visto il prete che
benedice gli animali a Roma, le sontuose scene di caccia del secondo tragico
Fantozzi, Toto Riina che leggeva nel carcere la vita dei santi, il mafioso che
viveva immerso in una chiesetta fai-da-te in un clima surriscaldato da
misticismo apocalittico, i ragazzini di Mendelin che pregavano Maria
Ausiliatrice prima di uccidere un disgraziato per 250 dollari,. Ognuno ha il suo
Dio: Lutero, Calvino, Paolo di Tarso, Pio XII, Francesco d'Assisi, Cesare
Borgia, il parroco di Foiano, il commandante del campo di Auschwitz e la signora
della LAV. Ogni pulviscolo di cenere ha il suo Dio.
Forse esagero, Eminenze, sono ingiusto, e bisognerebbe limitarsi a Fantozzi, ma
proprio in quei giorni stavo leggendo il volumetto del signor Eugen Drewermann "
Sulla immortalità degli animali". La teologa tedesca scrive: "La dottrina
cristiana della resurrezione ha reso l'esistenza umana a giusto titolo
infinitamente grande e preziosa¸ questo risultato, tuttavia, fondato su un
presupposto essenzialmente filosofico, è stato ottenuto a un prezzo
insostenibile: essa vale esclusivamente per gli esseri umani, e la
considerazione assoluta dell'uomo si basa sul disprezzo di tutte le altre
creature viventi."
Jameson, nel 1854, scriveva che il cristianesimo primitivo, nell'evidenziare con
forza la vita eterna degli esseri umani, aveva escluso le altre creature
isolandole, negandole la compassione degli uomini e ponendo le fondamenta del
fururo strazio animale.
E ciò fa pensare, anche se in maniera radicalmente differente, all'inaudita
violenza verso le cose, il "refrain" fondamentale di Severino. Cose che
oscillano nel nulla, secondo la visione dell'Occidente, cose, che non essendo
eterne ma caduche e radicate nel nulla, dal nulla originano e nel nulla
ritornano, e possono, perciò, essere manipolate e distrutte a piacimento. Ciò
che viene dal niente e ritorna nel niente può subire l'inaudita violenza degli
uomini. Ciò che non possiede un'anima immortale può essere torturato,
vivisezionato senza remore. O massacrato da Don Vannuccio.
E le sue pecorelle.
L'idea dell'immortalità dell'anima è una tarda scoperta nella Bibbia, una specie
dominante, egemone
nel pianeta, può inventarsi tutto. L'idea dell'immortalità di un unica specie
sul pianeta crea la base ideologica del dominio sulle altre creature. Ciò che
non ha diritto alla vita eterna è una cosa. Un cane randagio conta quanto una
lattina di birra vuota. La nostra vita più di un infinito numero di passeri,
secondo il Vangelo (Luca 12:6-7). L'ebreo Saadia afferma, nel X sec.d.C., che
l'intero universo è stato creato per l'uomo. Il grande filosofo ebreo Maimonide
scrive che tutte le cose nel mondo sublunare sono state create per gli esseri
umani.
Lo svalutamento sistematico di ciò che non è umano, cominciando dalla visione
stracolma di ubris
dei pensatori dell'ebraismo, dello stoicismo e del primo cristianesimo, ha
portato al macello infinito. Ciò che non è umano non conta.
Stavo anche seguendo, per una ricerca, le tesi del teologo Luigi Lorenzetti
riguardo gli animali. Lo studioso si chiede: " Gli animali buoni vanno in
paradiso ?" E risponde: "I testi sacri ammettono che gli animali hanno un soffio
vitale e che l'hanno ricevuto da Dio...quindi saranno redenti e liberati dalla
schiavitù della carne".
Il Papa era India e conoscerà le tesi del teologo cattolico indiano Pannikar che
scrive: " Tutto è incarnazione del divino. Divino ed umano non si possono
separare altrimenti avremmo da una parte l'umano e dall'altra il trascendente."
Tutto è divino. Echi lontani della lettera ai Romani (8,19,24) quando Paolo di
Tarso, in un raro momento di compassione verso altre forme di vita, accenna alla
creazione che attende di essere liberata e geme nelle doglie del parto. Echi
lontani dell'utopia dell'Alleanza di Ezechiele ( 34; 25-28 ) e di Osea (2:18).
Echi lontani di Isaia (11,1,8 e 14,3,8) che parla del vitello e del leoncello
che pascoleranno insieme e del bambino che metterà la mano nel covo dei serpenti
quando il Signore spezzerà la verga degli iniqui, per far riposare la terra.
Isaia e la verga spezzata degli iniqui per far riposare la terra.
E mentre il parroco di Foiano mi ronzava, come un moscone, nel cranio con il suo
papa cacciatore, pensavo a quello che avevano affermato altri pontefici:
Giovanni XXIII: " Se mi dicessero che per ottenere i miei scopi dovrei uccidere
una formica io non l'ucciderei ".
Paolo VI, se non erro, rivolto ad un bambino che lamentava la morte di un suo
animale: "Gli animali sono la parte più piccola della Creazione divina ma noi un
giorno li rivedremo nel Mistero di Cristo".
Papa Luciani: "Uomo, vegetali, animali siamo tutti nella stessa barca; non si
tocca l'uno senza che a lungo andare non si danneggi l'altro"
Giovanni Paolo II nel "Redemptoris Hominis": "Padroni e custodi intelligenti e
nobili della natura e non sfruttatori e distruttori senza alcun riguardo"
Ed ancora il Papa polacco : "E' necessario e urgente seguire l'esempio del
povero di Assisi e decidere di abbandonare sconsiderate forme di dominio,
cattura e custodia verso tutte le creature"
Seguire l'esempio del povero di Assisi. Stuzzicato intellettualmente dal Parroco
di Foiano, rilessi con attenzione uno dei pochi capitoli biblici illuminati da
una luce peculiare: l'asina di Balaam (Numeri 22,22.34).Uno dei pochi brani che
dimostra, da parte degli scrittori biblici, una comprensione particolare
dell'infinito strazio animale. Non Balaam, ma l'asina massacrata di botte
riconosce l'angelo. Come se la potenza epifanica della Luce Ipersensibile possa
essere percepita dalle umili bestie ma non dai profeti di Dio. Rilessi
dell'angelo che rifiuta la carne del capretto offerta da Manoach.
Don Fabbri continuava a svolazzarmi nel cranio come un pipistrello mentre
pensavo ad Albert Schweitzer, un esempio luminoso di cristiano, che
confrontandosi con il problema del male e della sofferenza degli essenti
affermava: "L'etica è la responsabilità verso tutto ciò che vive."
Mirabili le pagine ove il missionario descrive la compassione che prova anche
verso i vermi della terra. Rispetto e cura verso i lebbrosi ma rispetto e
compassione anche verso gli animali e anche verso gli insetti. Immagino il
gregge armato di Don Vannuccio sbellicarsi dalle risate.
E pensavo Francesco, rileggendo la vita scritta da San Bonaventura del santo
d'Assisi ( farebbe bene Don Fabbri a leggerla con attenzione.). Pensavo al santo
che chiama tutte le creature fratello e sorella, mentre il serafico parroco di
Foiano benedice avvelenatori e sterminatori di animali. E benedice la "Mala
Caccia", la caccia proletaria aperta a tutti i sadici massacratori, l'assassino
delle tortore della mia casa, gli avvelenatori, la lobby della prepotenza e
della violenza,
i massacratori di cinghialini, coloro che distruggono per il gusto di uccidere,
coloro che allevano bestie indifese per annientarle, coloro che avvelenano la
terra per poter preservare e per poi massacrare creature allevate con l'unico
scopo di spappolarle a fucilate, coloro che avvelenano
la vita delle bestie per i loro miseri tartufi, coloro che le fanno soffrire.
Benedice tutti Don Vannuccio Fabbri nella sua immensa cristiana compassione.
Visitino questo centro di umanesimo, eminenti Padri, per vedere uomini di 90
chili, armati come Rambo, che stanano un povero fagiano disperato, allevato in
una gabbia per il solo gusto di ucciderlo. Non sport ma libidine della morte,
sadismo puro, estrema viltà. Poichè è solo viltà confrontarsi con esseri
disarmati e incapaci di difendersi. E questo vale per gli esseri umani del
Kossovo, di Timor, del Ruanda ma anche per gli animali.
Leggano il disperato appello di un uomo che è andato a vivere in isolamento a
tre chilometri da un centro abitato e grida contro il mondo perchè gli hanno
avvelenato i cani che abbaiavano disturbando la selvaggina. Selvaggina: così, le
pecorelle del gregge di Don Vannuccio, chiamano i polli- fagiani allevati per il
sadico gusto di massacrarli.
Certo, Eminenze, malgrado Francesco D'Assisi, la difesa degli animali da parte
della Chiesa è stata ed è ben povera cosa. Leggere un volumetto di cattolici
animalisti che cercano di provare l'interesse biblico per gli animali è una cosa
molto triste. Le tesi non reggono e fanno acqua dappertutto. Leggere le tesi dei
vegetariani cristiani degli Stati Uniti tipo "Jesus Was a Vegeterian" è
deprimente. La verità è che il problema del dolore animale non è neanche
sfiorato nel Vangelo.
Gesù non si cura degli animali e si disinteressa della natura questa è la cruda
verità. Basta ricordare i porci posseduti dai demoni e la maledizione del povero
fico.
E che colpa ha un porco di essere un porco o un fico ad essere fico, Eminenze ?
Siamo tutti gettati nel cerchio dell'esistere, non scegliamo la nostra esistenza.
Nasciamo con un corpo e con un cervello particolare. Il corpo è il nostro
destino. Siamo gettati, come dice Heidegger, nel mondo. Che colpa hanno gli
alberi di fico se sono sterili o i maiali se sono maiali ? E non poteva Gesù
allontanare i demoni, farli svanire nell'aria leggera invece di far impazzire di
terrore tutte quelle povere bestie ?
Avrebbe il Buddha maledetto l'albero di fico ? O indirizzato i demoni verso i
porci ?
Deuteronomio 14: 3-8 ha marchiato per sempre questi poveri animali. Poi ci ha
pensato Pietro a riscattarli, da allora non hanno avuto più pace. Io vivo in un
luogo ove molti si sono arricchiti sul loro strazio. E se Paolo è indifferente
al destino delle bestie, Pietro, nel suo sogno- lucido, è micidiale. E mi
riferisco ad Atti 10: 9-16 " Alzati, Pietro, uccidi e mangia...!" Tre volte
Jahvè gli ripete l'ingiunzione che a me sembra di natura diabolica. Ecco parte
della base teologica dello sterminio.
Ai vegetariani e agli animalisti cristiani consiglierei di leggere con
attenzione il sogno di Pietro e il Levitico, e di piantarla lì, di non farla
lunga. Non c'è nulla da fare. Il cristianesimo è una religione antropocentrica.
Continuarla con le menate che il cristianesimo si preoccupa degli animali è come
cercar di provare che Lenin era un liberale russo, o Stalin una spia del
Vaticano, o Cossutta un agente segreto della CIA.
Mentre i Jainisti organizzavano ospedali per gli animali nel sesto secolo prima
della nascita del Cristo e il Buddha predicava la compassione verso tutti gli
esseri viventi nello stesso secolo, Pio IX, nel suo tempo, non permetteva la
nascita di una organizzazione per la prevenzione della crudeltà verso gli
animali. La ragione: l'uomo non ha doveri verso le bestie.
Anche San Francesco il più attento al problema della sofferenza animale, invitò
un discepolo, che aveva tagliato le zampe di un porco vivo, a chiedere scusa al
propretario dell'animale per aver danneggiato la sua proprietà e non disse una
parola per la bestia sofferente.
E' un disperato tentativo provare l'interesse del mondo cristiano per gli
animali. Il Drewermann interpreta Marco 11:15-16 e afferma: " Jeshua....arrivato
al tempio di Gerusalemme fu colto dall'ira o meglio dall'orrore. Vide infatti le
vittime sacrificali, destinate alla macellazione, secondo il rito ebraico,
pugnalate alla gola e condannate ad un lento dissanguamento secondo il rito
ebraico. Jeshua gridò: " Voi fate della casa di preghiera una spelonca di
assassini."
La teologa tedesca, secondo il mio modesto parere, sbaglia: non era il problema
dello strazio animale che colpisce Gesù ma il dilagante, incontenibile
consumismo del tempio. La mercificazione del sacro. Il problema della sofferenza
di innocenti, inermi creature immolate nel casa di Jahvè, non lo colpisce. A
meno che i Vangeli non abbiano occultato questo aspetto del Cristo, seguendo la
logica cristallina del sogno di Pietro: uccidi tutto quello che vive e mangialo.
Se così fosse sarebbe una travisamento orrendo che ha prodotto oceani di sangue.
Bisogna valicare le vette dell'indifferenza e della crudeltà. Scavare alle
radici.
Basti pensare al macigno teologico delle affermazioni di Jahvè che condanna
uomini colpevoli e animali innocenti alla stessa morte. Mi riferisco a Esodo
9,3,6- 9,9,10- 9,19,25- 11,4,7 - 12,12 - 12,29 - 19,13 a Deuteronomio 13,16, a
Giosuè 6,21, a 1 Samuele 15,3 e 22,19, Ezechiele 25,13-
29,8,1, a Geremia 21,6-36,29 eccetera....eccetera...sterminio crudele di uominie
e bestie, come se gli animali fossero colpevoli delle nefandezze degli esseri
umani.
Un Dio spietato e capriccioso fa passare tutti a fil di spada: neonati, vecchi,
donne, animali. A monte di tutto c'è Genesi. 6,7 - 1,26,28 - con il suo invito
al dominio sugli altri esseri. L'invito all'egemonia spietata sulla terra. La
punizione per il peccato di Adamo che ricade, ingiustamente, sugli animali. C'è
Genesi 9, 1- 7 con il suo orrendo Messaggio ed ha ragione Don Vannuccio a
citarla: "E il tuo terrore visiterà ogni bestia della terra e dell'aria. Essi
sono in tuo potere....tutto ciò che si muove e ha vita ti sarà di cibo..."
Perentoriamente contraddetto, da Genesi 1,29,30 che sembra, invece, un
ingiunzione al vegetarismo nell'Eden: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme...e
ogni albero che produce seme: saranno il vostro cibo A tutte le bestie
selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano
sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde.". In
un'ipotetica età dell'oro uomini e bestie vivevano in totale armonia.
Il paradiso è un posto per vegetariani ?
Calvino dice a proposito dell'ingiustizia palese: " Abbiamo meritato una grande
maledizione dal momento che tutte le creature della terra e del cielo sono
punite per i nostri peccati. E' per colpa nostra che si battono nella corruzione.
La condanna della razza umana è impressa nei cieli, nella terra e in tutte le
creature". Poi giunge l'ingiustizia del diluvio. Se erravano gli uomini che
c'entravano le bestie ? E mi riferisco a Genesi 9,9,17. E ha inizio lo strazio
infinito.
Lascino perdere gli animalisti cristiani, in un senso deleterio, ha ragione don
Vannuccio, il quale sfodera qualche papa degenere. Aiutiamolo nelle citazioni
che forse ignora. La Bibbia non dice nulla contro la caccia. Anzi. Nimrod, il
cacciatore, come ho scritto, è grande agli occhi di Jahvè. Nel libro dei
Proverbi l'uomo non è invitato a non uccidere ma a non sprecare la carne della
preda (12:27). In Levitico (17:13) si trovano le istruzioni per dissanguare gli
animali, e sempre nello stesso libro le ingiunzioni a non mangiare animali morti
di morte naturale o uccisi da altri predatori (17:15). La caccia è naturalmente
accettata. Don Vannuccio può andare sicuro se si basa sul Vecchio Testamento; il
Nuovo ignora totalmente il problema.
Certo una cosa è Dersù Urzula, un'altra il fantozziano "cummenda" milanese che
spara ai camosci, durante uno sciopero dei custodi di un parco nazionale, e li
lascia stecchiti tra i picchi.
Una cosa è l'indiano che abbatte un bisonte per necessità e lo ringrazia per la
sua carne,
un'altra il cacciatore occidentale, imbevuto di cristianesimo protestante, che
massacra mandrie intere di bisonti per tagliar loro la lingua.
Cristo mangiava carne e pesce in abbondanza, ma erano altri tempi. Un oceano di
tempo è trascorso. Si è evoluta l'immagine di Jahvè. C'è stato Francesco
d'Assisi. Ora andiamo sulla luna, giungiamo fino a Marte, abbiamo stravolto la
visione dell'universo. Bisognerà anche trascendere, superare ingiunzioni valide
per pastori racchiusi in universo biblico- tolemaico, prigioneri di un
problematico tempo. Ogni volta che i cristiani hanno cercato di affrontare
questo problema sono finiti male.I Catari, ad esempio, affogarono in un mare di
sangue.
E c'è un tempio a Gerusalemme che è un autentico mattatoio. Uno scannatoio
funzionante a tempo pieno. Un massacro continuo, mentre Jahvè abita silenzioso e
immoto il suo Sancta Sanctorum, il suo Kaddosh. E questo è il Padre
misericordioso di Gesù. Ed è anche il Padre che sceglie l'offerta sanguinante di
Abele e rifiuta i frutti della terra di Caino. Ed anche quello è un profondo
mistero.
Ogni tanto un profeta intuisce l'orrore (1 Samuele 15,22): "Il Signore forse
gradisce gli olocausti ed i sacrifici ? Ecco obbedire è meglio del sacrificio,
essere docili è più del grasso degli arieti..."
O Isaia (1,11,20: " Che me ne faccio del grasso degli arieti ? Che me ne faccio
della moltitudine delle vostre offerte ? Sono sazio dell'olocausto di arieti...il
sangue dei buoi, degli agnelli, dei capri non lo gradisco....."
O ancora Isaia (66,13): " Uno sacrifica un bue e uccide un uomo. Uno imola una
pecora e poi strozza un cane. Uno presenta un'offerta e poi il sangue di porco.
Uno brucia incenso e venera l'iniquità. Costoro hanno scelto i loro sentieri
dilettandosi nell'abominio."
Ogni tanto un angelo rifiuta, misteriosamente, di mangiar carne (Giudici
13,15.16).
Ogni tanto qualcuno si chiede "Chi sa se il soffio vitale dell'uomo salga in
alto e se quello della bestia scenda in basso ? " (Ecclesiaste 3,18,21)
Poi ci sono le squisitezze di Esodo 23,19-34,26: "Non cuocete il capretto nel
latte della madre"
E l'orrore del Levitico. Sul trattamento degli animali, la Bibbia sussurra,
mormora qualcosa, ma è troppo poco. Esodo 21:28-32, Deuteronomio 22:1-4, 22:6-7,
22:10, 25:4. Troppo poco.
Schopenauer scrive che il "benemerito" Circolo per la protezione degli animali
di Monaco, nel 1852, divulgò una serie di citazioni per provare che la Bibbia
prescrive la compassione per gli animali: Proverbi di Salomone 12,10,
Ecclesiastico 7,24, Salmi 147,9 -104, 14, Giobbe 39,41, Matteo 10,29. Il
filosofo risponde che forse il primo brano è accettabile, ma il resto è una "pia
fraus", una pia frode. E afferma che il cristianesimo è contro natura "perchè ha
staccato l'essere umano dal mondo degli animali, al quale appartiene per essenza,
dando esclusivo valore all'uomo e considerando gli animali addirittura come cose."
Conseguenza della creazione "ex nihilo" e del potere che Jahvè attribuisce
all'uomo.
E Schopenahauer urla la sua rabbia al Dio biblico: " Potevi dire una sola parola
e non l'hai voluta dire!"
Ma la parola l'ha detta. Più tardi i Padri della Chiesa ci donano gemme
risplendenti di saggezza.
Sant' Agostino: "Trattenersi dall'uccidere gli animali o distruggere piante è il
colmo della superstizione" contraddetto da Jahvè stesso in Deuteronomio 20,19: "L'albero
è forse un uomo ? Perchè abbatterlo durante l'assedio"
E ancora Sant'Agostino nella "Città di Dio": "Quando sentiamo dire " Non
uccidere" noi sappiamo che non è riferito agli alberi, poiché gli alberi non
hanno i sensi, né è riferito agli animali, poiché gli animali non hanno rapporti
con noi. Di conseguenza il comandamento si riferisce solo agli uomini."
E il vescovo di Ippona, ulteriormente, imperversa: "Per il giusto decreto di Dio
vita e morte degli animali dipendono dalla nostra discriminazione"
Poi Tommaso d' Aquina, nella Domanda 64 Articolo 1 della Summa, tira le ovvie
conclusioni:
"Non è peccato usare una cosa per l'uso per la quale è stata creata. Nell'ordine
delle cose l'imperfetto è soggetto al perfetto."
Lapidario, Tommaso che esclude la possibilità della compassione verso il mondo
animale. Basta leggere la domanda e la risposta XCVI della Summa Teologica (Articolo
1 e 2 ) per provare un vero senso di orrore e di profonda pena.
E si scivola verso le nefandezze di Francesco de Sales. Non sono da meno i
protestanti, basti pensare a Calvino, a James Whisker, John Canon Mc Carthy e a
tanti altri.
Per poi passare, Eminenze, all'orrore della scienza moderna. Alla visione
Baconiana della natura sottoposta a tortura per carpirle i segreti. Per passare
alle bestialità di Malebranche e all'imbecillità Cartesiana che conduce alle
pratiche descritte magistralmente da un eretico giansenista: "Amministrano colpi
ai cani con perfetta indifferenza, e si prendono gioco di coloro che provano
compassione verso quelle creature. Dicono che gli animali sono simili ad orologi.
E che i guaiti emessi dalle bestie non sono altro che rumori di molle, ma che il
corpo non prova dolore. Inchiodano le povere bestie a tavole e le vivisezionano
per studiare la circolazione del sangue che è un grande soggetto di
conversazione."
E chi insorge contro questo orrore oltre l'eretico gianseista, Fontaine ? Si
indigna un nemico della chiesa, Voltaire: "Ci sono barbari che prendono un cane,
che sorpassa l'uomo in fedeltà ed amicizia, e lo e lo inchiodano ad una tavola e
lo vivisezionano per mostrare il sistema delle vene ! Scoprirai gli stessi
organi che tu possiedi ! Rispondimi, meccanicista, la natura ha organizzato
tutte le molle del sentire negli animali con lo scopo che non provassero nulla
?"
Lo stesso imperativo categorico kantiano non si estende fino alle bestie.
Eminenze, affrontare con un armamentario aristotelico- tomistico il terzo
millennio è semplicemente suicida. Bisogna chiedersi perchè tanta gente diventa
buddhista o sceglie altre vie.
Io sono un agnostico, ma se dovessi scegliere una fede cercherei qualcosa che si
rivolge compassionevolmente verso tutti gli esseri viventi. L'antropocentrismo è
alla lunga perdente, limitato, ottuso e Don Fabbri è l'esempio vivente di ciò
che non bisogna essere.
Un giovane riflette sull'ideale del Bodhisattva e lo paragona al parroco di
Foiano.
Da una parte il prete sorridente che benedice i massacratori di passeri e di
allodole per non farli bestemmiare. Dall'altra un santo che rifiuta il Nirvana e
decide di attraversare, nuovamente e dolorosamente, i mondi samsarici, fino alla
liberazione, dalla ruota della vita, di ogni essere vivente, fino alla
liberazione dell'ultimo insetto. Giudicate voi, eminenti Padri.
Non ci vuole una gran testa per capire che una civiltà avanzata ed evoluta, con
almeno mille anni di sviluppo più di noi, escluderebbe dalla sua visione delle
cose: capitalismo, religioni antropocentriche, fame nel mondo, la violenza verso
tutti gli esseri viventi, la violenza verso la natura, e controllerebbe il
terrore della civiltà della tecnica, vedendo in questo tempo un'età di orrenda
barbarie e di oscurità. E' inconcepibile che una religione antropocentrica
sopravviva il prossimo millennio. Una religione basata sul sogno di Pietro
inesorabilmente declinerà.
Nel frattempo Don Fabbri benedice il suo gregge armato mentre le sue pecorelle
continuano a massacrare con piombo e veleni esseri inermi e indifesi, ma senza
un anima immortale.
Pensate, Eminenze a che cosa può condurre una fesseria filosofica. Le parole non
sono macigni ma bombe nucleari. Bastava una parola e non l'hai detta.
Esattamente così. O ancora meglio: ne hai dette parecchie e hai provocato un
infinito sterminio.
Personalmente, Eminenze, credo a quello che afferma Qoelet figlio di David (Ecclesiaste
3:19-21):
"Il destino dell'uomo o della bestia è lo stesso; come muore uno, muore l'altro.
Hanno lo stesso soffio vitale e l'uomo non è superiore alla bestia; poiché tutto
è vanità.
Tutto finisce nello stesso luogo: tutto origina dalla polvere e nella polvere
ritorna."
Sono un uomo qualunque che crede, come tanti, che la compassione può essere
generata dal nulla. Non occorre una struttura dell'Oltremondo, non occorre un
mondo invisibile dietro al mondo per provarla. Non occorrono premi iperuranici.
Non occorrono paradisi o Nirvana. La compassione è come un fiore nel deserto. E'
totalmente gratuita.
Sono un uomo che non appartiene a gruppi, e mentre scrivo, sto curando
un'allodola ferita da un colpo di arma da fuoco che le ha trapassato un'ala e
provo profonda rabbia.
E spero che un giorno un pontefice si inginocchierà davanti ad un cane
vivisezionato, davanti ad una cavia con le corde vocali recise, e piangerà
lacrime amare.
Un giorno la Chiesa dovrà chiedere perdono agli animali, Eminenze, è nell'ordine
inesorabile delle cose. O sarà il terzo millennio a non perdonare la Chiesa.
O forse un santo sognerà un nuovo sogno ed udirà la voce di Jahvè ingiungergli
tre volte:
" Non uccidere più, rispetta tutti gli esseri viventi, rispetta tutte le cose
della terra, del mare e dell'aria, rispetta ciò che si muove e che striscia...."
Qualcuno se lo potrebbe inventare questo lucido sogno come Simon Pietro si
inventò l'ingiunzione degli Atti.
Forse quel giorno non è lontano, e quel giorno potrebbe limitare lo strazio.
Se Jahvè si è evoluto dal Signore terribile e capriccioso che ordinava gli
stermini sino al misericordioso Padre del Cristo, perchè non dovrebbe procedere
oltre, e diventare, in una terza fase, trascendendo la visione cristiana attuale,
il padre compassionevole di tutta la creazione ? Basta reinterpretare, limare e
smussare Francesco e un nuovo mondo si aprirebbe. Necessita un nuovo Gioacchino
da Fiore con il suo eone dello Spirito.
Perchè non provarci, Eminenze ?
Distinti saluti.
Paolo Ricci.
Castiglion Fiorentino 10.11.99 |