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RIGUARDO L'ASSASSINO CHERUBICO:
Giorni fa lessi alcune lettere di pacifisti
gandhiani che criticavano gli atti di violenza in difesa degli
animali contenuti nel mio libro "L'Assassino
Cherubino". Oggi ho letto una notizia particolare: le
organizzazioni Verdi stanno mobilitando forze paramilitari per
difendere gli animali. Non credevo a quello che leggevo. Nella
CAR la Repubblica Centrale Africana, un gruppo di difesa
paramilitare ha attaccato una banda di bracconieri uccidendone
uno. Era la prima volta che leggevo di un'azione legale
intrapresa per difendere gli animali che si concludeva con la
morte di un uomo. Tempo fa Richard Leakey, capo della Wild Life
Agency del Kenia aveva organizzato forze paramilitari per
difendere gli elefanti, ma non mi risulta che nessuno fu
ammazzato. Eric Lindquist dell' "African Rainforest
and Rivers Conversation Organization" ha affermato: "delle
volte è necessario usare la forza per cambiare le idee
della gente ...". Così per mettere fine
all'olocausto degli elefanti i paramilitari hanno ucciso un
bracconiere.
Ho conosciuto uomini che non
strapperebbero un fiore dalla terra ma avrebbero combattuto, come
partigiani, contro i nazisti. Io appartengo a quel gruppo:
considero ogni tipo di violenza un male, con una sola eccezione:
la violenza dell'oppresso contro quella dell'oppressore.
In essenza: se stanno
macellando con un machete un bambino nel Rwanda cercherei di
difenderlo con le armi. Se fossi un Tutsi esposto alla violenza
degli Hutu prenderei un fucile e combatterei. Ma un fiore non lo
strapperei. Una lumaca non la schiaccerei.
Ho riletto l'argomento
di Agostino morente riguardo la guerra giusta. Se si legge il
Vangelo con attenzione, non si scappa: è il 430, i Vandali
arrivano sotto le mura di Hippo e non bisogna combattere, bisogna
porgere l'altra guancia: "perché chi di spada
ferisce di spada perisce." Agostino riflette e pensa:
"Queste bestie bionde entrano in città, si portano
via tutte le pupe e le stuprano, si portano via gli aitanti
maschietti e li sodomizzano; e c'è il caso che io
finisca, se vivrò, con una parrucca bionda nella rustica
casa di un barbaro depravato." Amen: e dice: "Eh no
cocchi ... qui bisogna difenderci!"
Viaggiamo nel tempo, avanziamo
21 anni nel secolo come Bruce Willis, nell' "Esercito delle
12 Scimmie". E' il 451. Attila, espressione massima e
quintessenziale della folle volontà di potenza, è
presso i Campi Catalunici, un ameno luogo presso Troyes. L'unno
ha portato scompiglio ed orrore nell'ecumene, ha travolto
paurosamente ogni forma di vita nel suo terribile incedere. Il
"Flagellum Dei" è ora confrontato da uno
schieramento condotto da Ezio e supportato dalle forze visigote
di Teodorico. E' uno scontro epocale. Uno scontro epocale
come erano stati Salamina, Gaugamela, Canne, Poitier e come
saranno in futuro Vienna, Lepanto, Valmy, Waterloo, Stalingrado.
Forze immani si scontrano e
definiscono, nel bene e nel male, un mondo con le armi. Attila
minaccia di travolgere tutto. E' come una peste bubbonica
scatenata sulla terra.
Immaginiamo una delegazione di
pacifisti "gandhiani", se così possiamo,
impropriamente definirli, presentarsi davanti ai "sagittari",
gli arcieri di Ezio per spiegar loro che la violenza è
sempre un male, e che usarla per difendersi da Attila è
scendere al suo livello e che, quindi, è più giusto
mettersi tutti intorno ad un tavolo, magari mentre Pannella fa un
bello sciopero della fame, cercando di risolvere il problema da
persone assennate, mature e civili.
Come risponderebbero i romani
di Valentiniano III, imperatore cristiano, a questa proposta? Ve
lo lascio immaginare. Forse come Totò: "Ma mi
facciano il piacere ..."
Procediamo nel tempo.
Che direbbero gli ebrei dopo
l'Olocausto se qualcuno gli suggerisse che ogni forma di
violenza è un male? E gli armeni, che subirono il tremendo
Olocausto nel 1915, quando persero 600.000 persone nel
trasferimento forzato di una popolazione di 1.700.000 esseri
umani, che direbbero? Direbbero che difendersi con la violenza
contro la violenza è sempre un male?
Questo lo dicono i pacifisti
"gandhiani", perché se gli armeni avessero
avuto la possibilità di difendersi si sarebbero difesi.
E che direbbero i Tutsi che si
difesero giustamente e vittoriosamente contro gli Hutu armati dai
francesi? E i Timoresi che si difesero disperatamente quando
l'Indonesia annientò il 25% della loro nazione,
(come se 13 milioni di italiani fossero stati trucidati) con il
"placet" di Kissinger e di Ford.
La difesa violenta contro il
sopruso, l'umiliazione, il genocidio, il massacro è
una cosa giusta e sacrosanta.
Non bisognava difendersi
contro Eichmann, Heydrich, Himmler, Hitler? Bisognava far vincere
la guerra a Hitler? I Russi si dovevano arrendere a Stalingrado?
Se Himmler avesse mandato i figli dei "gandhiani" a
far le cavie per Mengele non avrebbero reagito i pacifisti?
E come avrebbero reagito se
avessero saputo che i loro piccoli venivano immersi nell'acido
per vedere quanto tempo è necessario per dissolvere un
corpo: sarebbero andati a manifestare sotto le palizzate e i fili
spinati dei campi di concentramento o avrebbero cercato di
difenderli con le armi?
L'unica forma di
violenza accettabile è quella del perseguitato,
dell'oppresso contro l'oppressore, quando tutte le
opzioni pacifiche vengono meno. Ripeto per chiarezza: quando
tutte le opzioni pacifiche vengono meno.
E Gandhi? Gandhi non si misurò
con un colonialismo folle, non si misurò contro l'orrore
del Terzo Reich, ma contro un impero che era sostanzialmente
differente da altre potenze coloniali.
Il colonialismo in ogni sua
forma era sbagliato ma c'era differenza tra il colonialismo
di Leopoldo II e quello degli inglesi. Saranno stati entrambi "un
male" ma esistono gradazioni diverse di male.
E fino a qui stiamo parlando
degli uomini.
Passiamo ora agli animali.
Gli animali sono esseri
viventi che meritano rispetto oppure sono cose insignificanti?
Sono esseri viventi che coabitano il pianeta con la nostra specie
o agglomerati di salsicce, bistecche, cervella, trippa? E gli
alberi sono esseri che hanno una loro vita o tavole e sedie
potenziali?
Le risposte le conosco.
Per la normalità
pippobaudiana - quella delle macellerie con la statua di Padre
Pio in bella vista - gli animali e le piante sono cose che,
essendo prive di anima immortale, vengono consegnate dal loro Dio
biblico, quello del tempio – mattatoio di
Gerusalemme, al nulla, all'oblio e alla dimenticanza.
Per gli animalisti, e per
molti "non animalisti", gli animali sono esseri viventi
che vanno rispettati.
E questa minoranza sta
diventando sempre più numerosa: se si mettono insieme
tutti i vegetariani d'Europa si popola l'intera
Grecia.
Ho letto che i vegetariani
italiani che nel 1999 erano 1.500.000, sono diventati, nel 2002,
2.900.000. E se la crescita italiana è di 700.000 unità
all'anno immaginate la forza dei vegetariani e degli
animalisti tra 50 anni.
Se, ipoteticamente, i
vegetariani del mondo creassero una loro "Zona"
sarebbe vasta almeno come la Germania e l'Olanda,
considerando che i vegetariani indiani sono l' 83% dei 680
milioni degli abitanti dell'India. All'interno della
minoranza che rispetta gli animali c'è un ulteriore
gruppo di persone - notevolmente minoritario - convinto che il
male verso gli animali è una sopraffazione violenta e che
va superata anche con la violenza.
In soldoni: se è giusta
l'Intifada dei palestinesi allora è anche giusto il
terrore per proteggere esseri viventi inermi. Se credi che un
animale ha diritti come un umano allora va difeso. Con le buone o
le cattive. Certo, preferibilmente, centomila volte con le buone.
Ripeto per non creare malintesi: preferibilmente, centomila volte
con le buone.
Una minoranza notevole anche
tra coloro che mangiano carne odia la violenza verso gli animali:
una contraddizione paradossale ma vera. Per esempio ho visto
bambini sorbirsi mostruosi film di violenza. Uomini fatti a pezzi
con seghe, cervelli divorati senza reagire. Nessuna reazione.
Erano assuefatti alla violenza. Ma se gli stessi piccoli
vedessero, in un film, un cane fatto a pezzi da un folle, la
reazione sarebbe fortissima e non vorrebbero guardarlo.
Tempo fa, un bambino mi
descrisse un film nel quale un uomo mangiava il cervello di un
altro disgraziato. Se ho capito bene si riferiva al film di
Ridley Scott, tratto da un romanzo di Harris, Hannibal, e
descriveva Lecter, l'elegante gourmet che si pappava
bistecche e cervella umane con fave e Chianti Ho visto lo stesso
bambino, assolutamente indifferente all'orrore del
cannibalismo di Hannibal, in lacrime davanti ad un topolino
morto. La coscienza cambia.
Quando chiesi alla madre
perché aveva lasciato vedere un film del genere ad un
piccolo di dieci anni, la madre sorpresa, si arrabbiò
molto: il bambino lo aveva visto di nascosto. Quello che mi
meravigliò era l'assimilazione dell'orrore da
parte del piccolo che raccontava con grandi dettagli le
operazioni riguardanti il taglio del cervello di un uomo vivo
come se si trattasse di un salame. Una descrizione degna del
taoista Chuang Tzu mentre ci illumina sull'arte del
macellaio. La cosa più naturale del mondo mangiare il
cervello di un uomo vivo, ma la morte del topolino aveva gettato
il bimbo in un angoscioso sconforto.
Quando mi sono rivolto ad
amici e ad amiche inglesi, e ho chiesto: "Che ne pensate di
un uomo che decide di eliminare torturatori di animali, sadici
vivisezionatori, perversi e deviati cacciatori?" La
risposta che ho ricevuto mi ha sorpreso. Su dieci persone, tre
uomini e sette donne, la risposta è stata: "Ah ...well ...Good
luck to him!". Come per dire: "Bene! E' tempo
che qualcuno lo faccia!".
Auspico
una reazione violenta? No, ma vedo il buonismo come una
debolezza. Oggi la lotta contro il male richiede risolutezza e
determinazione. Arrendersi sempre davanti a chi usa violenza è
un atteggiamento vile che conduce ad un'eterna sconfitta.
L'esempio classico è che 700.000 cacciatori sono più
forti politicamente di milioni di persone che detestano la
caccia. E se mi si consente: più forti di 2.900.000
vegetariani e almeno 5.000.000 di animalisti.
Si, è vero: facciamo ridere!
Auspico una reazione violenta?
No, ma dico: se qualcuno uccide un cucciolo abbandonato a colpi
di spranga deve capire che rischia.
Il mondo cambia: il numero di
persone che danno di fuori dalla gioia quando un torero è
incornato è notevole. In Inghilterra è strepitoso.
Quando Plan e la LAC ci informano che i cacciatori si sono
sparati tra di loro molte persone provano una gioia simile
all'estasi. Devo dire che - come Sensi, il presidente della
Roma, al quinto pallino rifilato alla Lazio - anch'io urlo:
godooooo! E un po' me ne vergogno: una seria debolezza, una
notevole mancanza di compassione.
Si, il mondo cambia: il
Guardian ha pubblicato dati incredibili (cito fonti inglesi
perché queste conosco vivendo in questo paese, e non per
altri scopi).
Secondo le ricerche del Guardian il 9% degli inglesi
è vegetariano; il 45% ha ridotto i consumi di carne e il
25% intende diventare vegetariano. In soldoni: il quotidiano
britannico ci informa che quasi 14 milioni di inglesi pensano di
diventare vegetariani. Lo shock di mucca pazza? Forse; ma anche
la crescita coscienziale e l'attenzione verso la sofferenza
animale. Se avete visto il film di Altman "Gosford Park"
vi sarete resi conto di cosa significava essere vegetariano
all'inizio del secolo. Un vegetariano all'inizio del
secolo era un extraterreste, qualcosa di peculiare, malaticcio,
nevrotico, strambo. Ed ora 14 milioni di inglesi stanno
contemplando la possibilità di fare a meno della carne.
Ed ancora: il Guardian ci informa che il 36% degli
inglesi è contrario all'utilizzo di animali per
esperimenti scientifici - un balzo incredibile in pochi anni - e
che i giovani tra i 18 e i 34 anni rappresentano il 44 - 47% di
coloro che si oppongono allo strazio animale (la maggioranza
considerando che chi accetta gli esperimenti, in quella fascia di
età, è il 36%). Oltre i 65 anni i dati si
capovolgono: favorevole il 59% e sfavorevole il 25%: se ne deduce
che la vecchiaia oltre alle arterie indurisce il cuore.
Nell'Assassino Cherubico
ho immaginato un uomo che confrontato dall'orrore inaudito
e millenario del massacro fa quello che decine di migliaia di
persone vorrebbero fare, ma non hanno il coraggio di fare:
comincia a vendicare gli animali.
Federico Nadali si chiede:
perché per millenni abbiamo massacrato e torturato gli
animali e con che autorità? E la risposta che riceve lo
spinge ad agire. Ho immaginato uno scenario del genere perché
ho visto e ho ascoltato quello che molte persone dicono. Girando
il mondo ho prestato grande attenzione a quello che dicevano; e
penso che dal mondo anglosassone (o da quello scandinavo)
qualcosa si manifesterà, improvvisamente, in questo
secolo. Lo so con certezza? Assolutamente no, ma l'intuisco.
E' solo una profonda impressione.
E perché il mondo anglosassone?
Paragonate il numero di
vegetariani inglesi al resto d'Europa e riflettete. E'
una mentalità differente. E la compassione ha i suoi
limiti. Penso che sia inevitabile che in questo secolo ci sia una
risposta violenta se non si risolve il problema della sofferenza
delle creature viventi. Non lo auspico, perché il
terrorismo fa paura, ma lo leggo nella logica consequenzialità
degli eventi.
Perché?
Perché con la crescita
del livello coscienziale l'idea che bisogna fare a pezzi un
essere vivente per mangiarselo, digerirlo, defecarlo non può
più essere recepita, assorbita dalla psiche evolvente. C'è
un profondo rigetto. E comincia sempre tutto con una minoranza
lacerata, confusa, ferita e spesso "casinara" e
disorganizzata.
E' impensabile che la
psiche evolvente accetti che si continuino a buttare dai
campanili somari vivi per la delizia della popolazione iberica
con il prete benedicente. Come la psiche ad un certo punto dello
sviluppo coscienziale non è riuscita più accettare
l'idea che esistessero schiavi, così non accetterà
più che altri esseri viventi siano torturati, massacrati,
masticati, ingoiati e defecati.
Gli schiavi che andavano bene
per Socrate, per Platone e per Aristotele, ad un certo punto
della storia del mondo non andarono più bene, e la psiche
occidentale, che aveva raggiunto un certo tipo di sviluppo
coscienziale, rigettò l'idea che potessero esistere
schiavi.
Il mondo anglosassone
all'avanguardia dell'osceno mercato degli schiavi,
che cominciò intorno al 1402, ad un certo punto decise,
per l'evoluzione della coscienza, che quel traffico infame
doveva finire. E lo fece finire: i neri che non avevano un'anima
– come gli animali per il macellaio di Padre Pio – la
riacquistarono dopo profondi sconvolgimenti e grandi conflitti.
Nel 1807 il traffico osceno divenne illegale, dopo aver distrutto
la vita di 20 milioni di africani in un Olocausto nel quale 10
milioni perirono e 10 milioni furono costretti a vivere come
schiavi.
E lo stesso avverrà con la fame del mondo.
Ad un certo punto della storia
del mondo l'idea che uno spazio della grandezza dello
stadio dell'Atalanta o del Southampton si riempia di 30.000
bambini la sera per svuotarsi la mattina, a causa della loro
morte per fame, malattie e stenti, per riempirsi nuovamente la
sera e svuotarsi il mattino seguente, diventerà
inaccettabile. La psiche lo rigetterà. La psiche rigetterà
l'idea che 24.000 persone muoiano ogni giorno di fame in un
mondo osceno di obesi, di yuppie, di ricchi depravati e di
gaudenti deficienti. La psiche rigetterà l'idea che
sia possibile accettare un mondo ove il 64% degli abitanti del
Mississippi è sovrappeso e il 24% disperatamente obeso
mentre, altrove, un bambino su tre non riesce a mangiare, uno su
quattro vive con meno di un dollaro al giorno e uno su tre soffre
per malnutrizione nei primi cinque anni.
I grandi problemi della fame
nel mondo, del massacro animale, del contenimento delle nascite e
del rispetto della natura saranno confrontati inesorabilmente in
questo secolo con le buone o le cattive. Non c'è
scampo. Una grande civiltà evolve nella compassione e nel
rispetto di ogni forma di vita o si distrugge.
Per me è impensabile
che un pianeta ipotetico nel braccio di Perseo, nella nostra
galassia, che ha avuto un'evoluzione e una vita di mille
anni superiore alla nostra, sguazzi ancora nel capitalismo
selvaggio, nel cannibalismo specista, nella fame del proprio
mondo, nella distruzione oscena delle proprie foreste e si
avveleni con un folle traffico.
Una civiltà evoluta
sarà socialista, democratica, antispecista e vegetariana e
aborrirà ogni forma di violenza verso uomini, animali e
piante.
Una civiltà avanzata
contemplerà il mondo berlusconiano come un infimo prodotto
di un medioevo "tecnologico" mediatico, come
l'espressione della volontà di potenza che si
esprime nell'egotico e rilucente squallore del vuoto fasto,
dell'ignoranza e del lusso volgare. Di conseguenza?
Di conseguenza o le cose
cambieranno o assisteremo a scenari da Esercito delle 12 Scimmie.
Un film profetico che non va consegnato all'oblio ma va
compreso e interiorizzato. Un film diretto in maniera
espressionistica da Palin, quindi, sfortunatamente, poco
comprensibile ma di chiara natura profetica.
Dietro la facciata buffonesca,
dietro l'apparenza cialtronesca degli animalisti delle "12
scimmie" si agita qualcosa di letale che sprofonda la
specie assassina nel ventre sotterraneo della terra restituendo
il mondo agli animali e alle piante. E nel tempo di Bin Laden
quella è una storia che dovrebbe far riflettere.
In breve tutto il cianciare
piagnucolante e autoflagellante delle anime belle, dei figli
della luce e dei "Jesus- vegetarian" verrà
trasceso da atti che si svilupperanno per la crescita evolutiva
della psiche. E lo sviluppo sarà pacifico o sboccherà
nel terrore (e non sarà la follia di un pazzo, come quello
squilibrato che ha ucciso Pim Fortuyn e che dicono sia un
animalista).
Per quanto tempo ancora si
dovrà sopportare il volo dell'asino iberico che si
sfracella dal campanile durante una sagra?
Ad un certo punto qualcuno si
chiederà: come è stato possibile accettare per
millenni quest'orrore inaudito, tremendo, degenere? Come è
stato possibile ignorare quest'oceano di sangue, di corpi
massacrati e macellati, di torture indicibili, di vergogna, di
orrore? Come è stato possibile accettare che un re inglese
come Giorgio V massacrasse, durante le battute di caccia, un
milione di uccelli all'anno, e la sera pregasse il suo Dio
- gentleman in giacca tweed? Qualcosa, alla fine, scatterà.
Condivido l'idea del terrore descritta nel libro?
Sarebbe come chiedere a
Dostoevskij (lo cito solamente come fulgido esempio di
chiarezza): "Fedor Mihalovic lei massacra vecchiette
usuraie con l'ascia come Rasko'l'nikov,
l'antieroe di "Delitto e Castigo"? oppure: "Fedor Mihalovic la pensa come Stavrogin, il terrorista de "I
Demoni", riguardo al mondo?"
Io non ho mai sparato a
nessuno; ho solo immaginato una situazione che esploderà
nei prossimi anni, e l'ho proiettata, come il Bruce Willis
delle 12 scimmie, nel tempo presente dell'italietta
gaudente e berlusconiana. L'ho inserita nel mondo di
Gasparri, Bossi, Taormina, Dell'Utri, Previti, Fede, Sgarbi
e dell'immane Borghezio.
Perché?
Perché l'italietta
berlusconiana di Gasparri, Bossi, Taormina, Dell'Utri,
Previti, Fede, Sgarbi e dell'immane Borghezio è
infinitamente comica, pittoresca, cialtrona e assurda. E si
presta perfettamente come scenario apocalittico a quello che ho
immaginato. Federico, nell'Assassino Cherubico, è un
uomo scosso dall'orrore che ha veduto, agisce come migliaia
di persone vorrebbero agire, ma non hanno le palle - scusate il
francesismo – di farlo. E nell'agire, si copre, si
occulta facendo credere che siano ipotetiche Brigate Verdi
Internazionali ad eliminare i mostri. E questa mistificazione
produce, incredibilmente, una proliferazione di Brigate, che
operano secondo rigidi schemi di terrorismo selettivo. E fanno
molto sul serio. Nadali è uomo oscillante tra il pacifismo
dei "figli della luce" e il terrorismo futuro a
venire (se verrà). E pensa come tanti. Ma a differenza di
tanti agisce. E se pensate che "L'Assassino
Cherubino" è violento, in realtà è
quisquilie al paragone delle "12 scimmie" di
Elizabeth Hand o di "Rainbow Six" di Tom Clancy.
Perché l'ho
scritto?
Perché sono convinto
che quello che racconto (in altri modi) avverrà anche se
mi fa paura e non lo auspico e preferirei con tutto il cuore una
soluzione pacifica. Ho solo descritto in una fiction romanzesca
quello che il futuro potrebbe presentarci come reazione
improvvisa e inaspettata alla violenza e al male.
Ho conosciuto gente che vive
ai limiti di questa esperienza. In bilico tra l'agire e
l'attendere. Come i monaci Zen che dicono che il Nirvana è
a un dito di distanza dal naso così la violenza è
vicina ai loro cuori disperati e impotenti. Qualcosa li trattiene
ancora, ma non a lungo, e presto non sarà più
possibile farlo e qualcosa succederà. E avverrà
perché c'è gente che ha fretta. Avverrà
se nulla cambierà. E questa, credete, è da parte
mia, la scoperta dell'acqua tiepida.
Federico, il personaggio
dell'Assassino Cherubico, è un serial killer pazzo o
un angelo vendicatore? E i giovani che agiscono secondo i
principi del terrorismo "selettivo" sono dei serial
killer o degli angeli vendicatori?
Serial killer! Grida la
maggioranza silenziosa della normalità pippobaudiana.
Serial killer! Grida la minoranza gandhiana.
Angeli vendicatori! Grida un
mare di gente che ho incontrato, e che odia i torturatori come i
bambini con i quali ho parlato.
E' una deduzione logica
ineccepibile: se io penso che gli animali sono esseri viventi e
come tali vanno difesi perché non dovrei reagire
all'orrore del perenne massacro come i palestinesi
reagiscono, giustamente, alla sopraffazione di Sharon?
Penso anch'io quello che
pensa Nadali?
Via signori ... necessitano
altri fulgidi esempi? "Signor Mann, ha venduto l'anima
al diavolo come Adrian Leverkuhn nel suo Faustus?" "Signor
Conrad, ha messo su anche lei, nel Congo, un miniregno barbarico
da "Cuore di Tenebra" come Kurtz- Marlon Brando?"
Io non ho mai sparato ai cacciatori. Però quando mi si
pararono minacciosamente, davanti casa, con i fucili, in un alba
brumosa, forse l'avrei fatto. Non posso negarlo. L'ho
esperimentato sulla mia pelle. E' a quei quattro idioti
armati che devo il mio povero libro.
*****
Ripeto: solo un tipo di
violenza è giustificato: quello dell'oppresso verso
l'oppressore, e solo quando tutte le altre opzioni sono
esaurite. Lo ripeto per chiarezza: solo quando tutte le altre
opzioni sono esaurite.
E se l'oppresso non è
in grado di difendersi, allora, un giorno, qualcuno lo farà.
Come il mondo è intervenuto a Timor Est per mettere fine
allo strazio, qualcuno un giorno prenderà le armi per
difendere gli ultimi della terra, gli animali, e lo farà
in questo secolo.
E vendicherà i tori
massacrati nelle corride, gli asini lanciati vivi dai campanili
iberici, i cavalli e gli altri animali torturati e deportati
verso i macelli-lager, gli animali vivisezionati e violentati, i
cani randagi uccisi a sprangate, i gatti perseguitati, gli
uccelli trivellati dai proiettili, i mari e i fiumi avvelenati,
gli alberi tagliati, gli elefanti massacrati, le foreste
bruciate. E vendicherà tutti i deboli - umani o non umani
- sopraffatti dalla violenza.
Paolo Ricci.
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