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LA STORIA DEL CERVO DI PARRACOMBE
Stavo procedendo in
un autobus verso Barnstable, città gaudente e ridente
(quando non piove), situata sul fiume Taw, non lontana dalla
costa e vicina a Exeter, nel Devon. Ero immerso nella lettura di
alcuni giornali italiani, e con profonda vergogna, mi stavo
inoltrando nelle vicissitudini della Cirami. Mentre assorbivo
l'orrore, e con una certa goduria masochista, tutti gli
sviluppi dell'aborto giuridico salva-Previti, le reazioni
dei girotondi e le imprese dei grandi pianisti - statisti, un
cervo, saltando una siepe, attraversò la strada, quasi
finendo sotto le ruote dell'automezzo.
Era una bestia di
regale bellezza e appariva disorientata tra le macchine che
stavano bruscamente frenando. Le donne che sono generalmente più
sensibili degli uomini e sicuramente più compassionevoli,
si erano alzate in piedi e un grande "OHHHH" si era
ripercosso tra le volte dell'autobus. L'autista che
per poco non era svenuto, ripeteva, terreo, che era la prima
volta che gli capitava un fatto del genere. Un'arzilla
vecchietta si era sollevata come una furia imprecando contro i
cacciatori: "Those fucking hunters and their fucking dogs!"
urlava. "Quei cacciatori fottuti e i loro cazzo di cani!".
Pochi
giorni prima, durante l'apertura della caccia, William il
figlio di Carlo e di Diana (che notoriamente detestava i
massacri) era apparso alla testa di un manipolo di cacciatori per
inaugurare la stagione sanguinaria. Mentre procedeva alla testa
degli ardimentosi cavalieri, un fiume colmo di lordume stava
investendo la casa reale. Un'onda anomala di spazzatura
stava per abbattersi su Buckingham Palace con lo squallido
racconto del valletto di Diana, Paul Burrell, e il resoconto
edificante di stupri e violenze omosessuali nel palazzo.
(Ricordo, a proposito, che quando giocavo a calcio a Londra, il
portiere della mia squadra, che era un valletto della regina, mi
raccontava spesso che l'ambiente di lavoro era piacevole,
anche se i salari erano minimi, ma che esisteva un autentico
pericolo: se ti cadeva una sterlina per terra e non ti piegavi
per raccoglierla alla maniera giusta, cioè flettendo le
ginocchia, rischiavi di finire con un corpo estraneo nelle
budella).
Riprendendo
la storia: i cani dei cacciatori avevano costretto il cervo a
fuggire verso la strada, correre tra le macchine immobili,
saltare oltre il recinto, e raggiungere la radura svanendo.
La vecchia signora continuava ad
imprecare contro i cacciatori e continuava a nominare qualcosa
che suonava come "catacombe". Che c'entrasse il
cervo con le catacombe dei nostri santi martiri non riuscivo a
capire.
Quando arrivammo a
Barnstable, incuriosito, avvicinai la signora e le chiesi
spiegazioni. L'anziana furia mi sciorinò, mentre
camminavamo lungo l'High Street, la storia del cervo di
Parracombe.
Mi disse: "Lei
è straniero e non sa cosa questi delinquenti - riferendosi
ai cacciatori - hanno combinato a Parracombe". Ascoltai con
attenzione e la sera telefonai ad un'amica della lobby anti-caccia che
mi spedì dei ritagli di giornale poi mi
recai in biblioteca per fare una breve ricerca sul fatto.
Prima però
lessi un articolo di giornale che descriveva un fatto avvenuto
nel marzo del 1998 in un altro luogo: Tiverton. Il preside di una
scuola, fuori di sé dalla rabbia, aveva denunciato che un
cervo stremato e disperato, inseguito da 24 cani, si era
rifugiato nella scuola della cittadina, la Kingsmead Community
School. Il preside aveva inveito contro gli intrepidi cavalieri,
questa volta motorizzati su Roll Royce, che si erano precipitati
per terminare l'esistenza del cervo.
Gli era andata bene
ai cacciatori, la scuola di Tiverton aveva 600 alunni, e se un
fatto del genere fosse avvenuto davanti agli occhi dei piccoli
avrebbe avuto ripercussioni inimmaginabili.
Il Cervo riuscì
a fuggire e il preside pretese scuse ufficiali dal "Master"
della "Deerhounds Association" che si precipitò
a Tiverton spargendosi cenere sulla pelata e battendosi il petto
con fragorosi "mea culpa". Un'
autoflagellazione degna di Enrico II dopo lo scempio di Beckett a
Canterbury. Bastasse questo!
Una volta in Toscana
parlai con l'ex sindaco di una cittadina della Val Di
Chiana che mi spiegò la differenza che passa tra
cacciatori e "pidocchi". Mi disse: "So che lei
detesta la caccia, però sappia che c'è una
differenza tra il cacciatore che uccide una preda e smette di
sparare e il massacratore, il "pidocchio" che uccide
per il gusto di uccidere. Il "pidocchio" è il
risultato della "proletarizzazione" della caccia."
La logica della sinistra che fa le grandi battaglie per non
permettere alle galline un minimo spazio vitale.
Ve la ricordate
l'epica battaglia dei deputati dell'Ulivo per non
permettere che le galline avessero un maggiore spazio vitale?
Bisognerebbe erigere
un pilastro marmoreo in una piazza di Roma con i nomi dei grandi
statisti ulivisti: Manzella, Carniti, Ruffolo e Manisco. Questi
deputati condussero una battaglia epocale contro la
liberalizzazione delle galline in favore di un' economia
avanzata e globalizzata (e non pre-arcaica) che produce lo
strazio di esseri viventi. Ve lo ricordate amici?
Bertinotti che
difende le galline e Lucio Manisco che condanna l'anarchia
del cortile capitalista?
Niente visioni
pre-arcaiche, mi sembra giusto, progresso e ricchezza!
E la ricchezza ha
prodotto anche in Inghilterra il "pidocchio motorizzato",
la pop star miliardaria ed ignorante che apprezza la tradizione
sparando ai cervi e facendo dilaniare dai suoi cani le volpi.
Tradizione? Ma quale
tradizione? Quella degli Juti? Quella degli Angli? Quella di
Alfredo il Grande dell'Inghilterra sassone e pre -
normanna? O quella di Guglielmo il Conquistatore? Quella di
Edoardo il confessore? Quella di Cromwell o quella della
Restaurazione di Carlo II?
Quale tradizione se
la storia cambia e sconvolge tutto, e le tradizioni se le pappa,
le digerisce e le defeca continuamente? La tradizione del mercato
degli schiavi? Quella dei negrieri che trasportano africani nei
loro vascelli mentre esaltano la libertà denunciando la
tirannide napoleonica?
Quella degli stupri
sodomiti, narrati da Burrell, da parte dei valletti di corte
verso altri valletti? Quale tradizione seguono Madonna e Vinnie
Jones quando massacrano un cervo inerme, indifeso?
Tradizione? E non sta
il governo laburista abolendo la Camera dei Lord, accaniti
sostenitori della caccia? Non sta relegando quel residuo di
nobiltà non eletta nella pattumiera della storia?
E se svanisce la
Camera dei Lord, un pezzo significante di tradizione britannica,
perché non può sparire la caccia?
L'ho spiegato
in un'altra lettera: il 72% della popolazione inglese è
contro la caccia e il 12% dei giovani è vegetariano.
Milioni e milioni di giovani oscillano verso il vegetarismo.
Immaginate quello che
sarebbe accaduto se i baldanzosi cavalieri motorizzati avessero
eliminato il cervo davanti agli occhi di 600 alunni. Ma anche
così la notizia riverberò nel Devon e nel Regno
Unito e lasciò cicatrici profonde sulla pelle della
potentissima lobby pro -caccia.
La stragrande
maggioranza della popolazione si chiede come possa un essere
umano uccidere un cervo. Ricordo l'ammirata attenzione
verso lo splendido esemplare che correva tra il bus e le macchine
sulla via di Barnstable. C'erano donne che avevano gli
occhi umidi per la visione di un tal splendido esempio di
bellezza animale.
L'evento di
Tiverton aveva irritato la popolazione del Regno Unito creando un
profondo sentimento di disgusto, ma un anno dopo, il 31 marzo
1999, qualcosa di simile accadde anche a Parracombe - un piccolo
centro, non lontano dalla splendida Lynmouth e molto vicino alla
foresta di Exmouth - con una differenza: stavolta successe tutto
davanti agli occhi dei bambini.
Immaginate la scena:
sono le 15,30 e un cervo stremato, inseguito da cani latranti, si
appoggia contro la vetrata della scuola di Parracombe, la
Parochial Primary School, mentre alunni, tra i quattro e gli
undici anni, presenti alle lezioni, assistono inorriditi allo
spettacolo. Il cervo è terrorizzato ed esausto, i cani
abbaiano, i bambini piangono, le maestre inveiscono, le madri dei
piccoli urlano e bloccano con le loro auto le macchine dei
cacciatori. Ci sono 55 bambini nella scuola e molti vedono
l'orrore della bestia terrorizzata che cerca esausta di
allontanare i suoi torturatori.
I piccoli vogliono
aiutare il cervo, vogliono che corra libero e che ritorni nella
foresta.
Urla, imprecazioni,
pianti, grida isteriche, il cervo fugge, i cacciatori lo
inseguono e lo massacrano in un "housing estate" tra
un raggruppamento di case.
Ne nasce un
finimondo. Una buriana di articoli su giornali locali e
nazionali, una cornucopia di insulti si riversa sui "pidocchi"
motorizzati. Una furia selvaggia erompe, c'è chi
comincia a pensare seriamente che occorra confrontarsi
violentemente con queste belve umanoidi.
I "Saboteurs"
si agitano disordinatamente. Qualcuno comincia a gridare che è
giunto il tempo di impallinare questi bastardi. Il Maestro della
caccia ritorna con lo staffile: nuova autoflagellazione in grande
stile cum cenere sulla pelata e fragoroso "mea culpa":
"Signore mie, perdonateci, i maledetti "pidocchi"!
La classe operaia motorizzata! E chi riesce più, signore
care, a controllare questi bastardi che ci rovinano?"
Grande profusione di scuse e pippate.
Nelle foto del
Western Morning News del 31 marzo 1999 appaiono i volti
sconsolati di donne incredule davanti all'orrore. Hanno
un'espressione come per dire: ma com'è
possibile un abominio del genere? Nel paese dove una defecazione
non raccolta di un cane può costare 1500 euro sonanti, nel
paese ove costruire una veranda di pochi metri quadrati richiede
consultazioni popolari e referendum dei vicini, e dove
l'abusivismo è cosa impensabile (paragonate questa
prassi alle 4494 costruzioni abusive in Sicilia nel 2001), una
minoranza declinante ed odiata si permette di traumatizzare i
figli della maggioranza - che detesta la caccia - con atti
vandalici di oscena violenza.
Certo il secolo è
quello che è: a Londra la polizia ha denunciato vendita di
carne di bambini, leccornie per neo -cannibali:
l'esaltazione di Hannibal Lecter sta dando i suoi
sanguinolenti frutti.
Ormai si mangia di
tutto: coccodrilli, ratti, scimmie, gorilla, cani, gatti;
qualcosa di demoniaco si agita nel cranio devastato di molti
umanoidi nel tempo della morte di Dio.
I sacrifici animali
hanno ripreso alla grande: seguaci mentecatti di Lucifero hanno,
nei giorni scorsi, torturato cavalli in Scozia, nel Galles, nel
nord dell'Inghilterra. Infliggere strazio agli innocenti,
ecco cosa chiede Belzebù! Oltre il bene e il male?
Nietzsche mal
digerito come una pietanza condita con troppo aglio?
Ma che vadano a farsi
fottere con le loro messe nere!
Nei cimiteri romani
si trovano sempre più spesso gatti neri sacrificati o
mutilati.
Satana richiede lo
strazio d'inermi creature per trascendere la debolezza
antinaturale della compassione: è lo stesso principio che
motiva i cacciatori, ma senza ghirigori metafisici:
loro massacrano per
il puro gusto di massacrare.
L'altro giorno
leggevo le dichiarazioni del priore di Bose, uno dei pochi
prelati cattolici attenti al problema della sofferenza animale.
Davanti ai fatti di San Giuliano e alla morte di piccoli
innocenti il priore spiegava che bisogna abbandonare l'idea
di un dio perverso che permette il male, poiché tutto
avviene e si svolge nella profonda libertà che Jahvè
ci ha concesso. E se crolla una scuola in testa ai bambini non è
perché Dio l'abbia voluto ma è l'autonomia
del mondo che lo permette.
In soldoni sonanti:
libero arbitrio allo stato puro per gli eventi naturali e per le
scelte dell'uomo. Un vago cenno all'abbandono
dell'onnipotenza divina? Però!
Già l'uomo
sceglie.
Ieri il "Guardian"
un giornale all'avanguardia della lotta contro la caccia,
ha pubblicato una foto memorabile in prima pagina. Nell'immagine
colorata si vede una donna, molto bella, vestita di nero, su uno
sfondo cupo che mostra una volpe scuoiata, tenendola per le zampe
anteriori.
E' una foto
raccapricciante per l'orrore che trasmette.
Il testo dice: "Ecco
il resto della vostra pelliccia". Ricomincia la reazione
all'orrore: Prada, Fendi, Gucci, Macdonald, Mc Queen hanno
ricominciato ad utilizzare pelli di volpe per gli abiti delle
donne dei ricchi.
Sophie Ellis Bextor,
la cantante della foto - quindi un anti -Madonna
cacciatrice (mi riferisco alla cantante e non a Maria
Vergine) si erge, si staglia contro la conseguenza dell'orrido,
violento pensare che trasforma la normalità insanguinata
in "Haute couture". La filosofia di coloro che
definiscono i difensori dei cervi e delle volpi -cioè
noi - come un gruppo di fanatici che stanno minando una grande
tradizione "con misere considerazioni sulla crudeltà,
indegne delle leggi di una grande nazione".
Massacrare un cervo
inerme davanti agli occhi dei bambini fa parte di una grande
tradizione;
come quella dei
"servi della gleba" o quella degli africani venduti
da negrieri cristiani, devotissimi, nel tempo dell'impero
trionfante.
E mentre noi
cincischiamo sul sesso degli angeli e non siamo in grado di
costruire una grande lobby che ponga le basi per mettere fine,
almeno parzialmente, allo strazio, gli inglesi, che non si
perdono dietro disquisizioni e sottigliezze veganiane -
vegetariane, stanno portando a termine un'epica impresa:
l'abolizione della caccia nel primo stato nazionale. E lo
stanno facendo attraverso una grande alleanza; superato
l'ostacolo della Camera Dei Lord, l'animalismo
britannico si sta inarcando sul manubrio per la volata finale, il
traguardo è vicino. Entro il 2004 si potrebbe ottenere la
completa abolizione della caccia nel Regno Unito.
Esistono nel Regno
Unito tre correnti di pensiero.
La prima è
quella del Governo laburista incline ad un compromesso che
salverebbe parzialmente la caccia.
La seconda è
quella dei deputati laburisti, pressati pesantemente dalla lobby
anti -caccia, che chiedono l'abolizione
totale.
La terza: è
quella della Countryside Alliance, la lobby dei cacciatori, che,
contemplando la futura storica sconfitta, tende ora a voler
preservare rimasugli di carneficina: vale a dire una caccia
limitata.
Ha momentaneamente
prevalso la terza tesi: il governo ha "de facto"
abolito la caccia al cervo e alle lepri. Una decisione che ha
scontentato gli animalisti e parecchi deputati laburisti.
Il governo Blair sta
cercando di trovare un compromesso che permetta di continuare la
caccia alla volpe nei soli casi ove l'"utilità"
risulti più importante della "crudeltà".
Va detto che il
governo ha avviluppato qualsiasi richiesta di cacciare in una
fitta rete di licenze, controlli, giudizi, appelli che, in
effetti creano difficoltà insormontabili per i cacciatori.
Ma è
sufficiente? Desisteranno a questo punto i 200 parlamentari che
hanno firmato il documento per l'abolizione della caccia e
che sono costantemente sotto la pressione della lobby anti
-caccia?
Desisteranno
considerando che nel 1997 il partito laburista ha vinto le
elezioni con una maggioranza di deputati favorevoli
all'abolizione della caccia?
Ne dubito fortemente.
Lo scenario che si
svilupperà sarà probabilmente il seguente: i
parlamentari contrari alla caccia emenderanno la proposta del
ministro Michael. I Lord respingeranno gli emendamenti, e, a quel
punto, i deputati chiederanno un atto parlamentare che trascenda
la volontà della Camera dei Lord.
Intanto il supporto
dei reali alla lobby pro - caccia ha lasciato i suoi segni.
Stupri violenti e
ostentato sostegno ai massacri animali hanno fatto crollare il
consenso intorno alla monarchia: nel 1987 i sudditi di Sua Maestà
Britannica che sostenevano la monarchia erano il 77%, nel 1994
sono diventati il 70%, nel 1997 il 48%. Nel 2002 il consenso era
nuovamente cresciuto ed aveva raggiunto il 59% per poi
crollare, in questi giorni di Novembre 2002, al suo minimo
storico il 43%, con il 31% del popolo apertamente ostile alla
corona e un 26% che non si pronuncia.
Chi scrive, pur
essendo vegetariano, pensa che i vegani abbiano ragione e che
siano il sale della terra; pensa, in un senso, che Porfirio il
discepolo di Plotino fosse nel giusto quando affermava che
bisogna nutrirsi solo dei frutti e di quelle parti delle piante
che non servono alla loro sussistenza (De Abstinentia IV- 20); o
meglio ancora vivere come i profeti di Erewhon, di Samuel Butler,
mangiando solo frutta e foglie di cavolo marce; ma la santità
delle volte acceca, non solo non risolve le cose, ma le complica.
E' necessario comprendere i tempi per limitare lo strazio:
un attacco composito contro caccia, prima, e contro vivisezione,
dopo, limiterebbe fortemente l'orrore.
Sono centinaia di
milioni gli animali massacrati ogni anno dai cacciatori, dunque a
chi può sfuggire che è necessaria una grande
alleanza per mettere fine allo strazio?
Ogni anno solo nel
Regno Unito 13.987 volpi venivano dilaniate con la partecipazione
di 20.951 cacciatori e 453 lavoratori (si fa per dire) della
caccia.
Quello che avviene in
Italia è grottesco, è mostruoso: i massacri
d'uccelli migratori nelle isole tirreniche, gli stermini
dei tordi e delle allodole nelle isole Pelagie, gli eccidi del
litorale Domitio, i massacri dei migratori nelle valli bresciane,
nelle lagune venete, nella campagna romana, quello delle allodole
del Tavoliere di Foggia, l'oscenità vergognosa dello
stretto di Messina, una barbarie spaventosa che marchia
inesorabilmente una nazione che permette simili scempi attraverso
il consenso d'ottusi politici e del Presidente della
Repubblica.
Milioni di uccelli
migratori massacrati da assassini irresponsabili, mentre si
disquisisce sul sesso degli angeli.
E' bene
capirlo: siamo anche noi responsabili, a causa della nostra
insipienza, di questo fiume di sangue.
Non è
sufficiente solo evitare di mangiar carne, occorre creare una
forza ampia, un largo consenso contro l'orrore, che
sovrasti la lobby crollante dei cacciatori con tempra spavalda e
fermezza politica.
Ed è forse
tempo che i cultori del "cambiamento della coscienza prima
dell'azione politica",
le anime belle del
chiacchiericcio teorico, compassionevole, eterno e inconcludente
si facciano da parte.
La caccia al cervo
almeno è in questa nazione, ove vivo, terminata.
Non è tutto ma
è già qualcosa.
E l'abolizione
totale della caccia verrà presto; ma questo, ripeto "ad
nauseam" è stato ottenuto con una grande
alleanza che ha increspato la superficie melmosa della palude
politica.
Forse lo stremato
cervo di Parracombe non è morto invano.
Paolo Ricci.
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