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Lettera alla scrittrice Muriel Spark
Alla Sig.ra MURIEL SPARK
Cara
Sig.ra Spark,
dopo una
lunga tribolazione, spero di aver scoperto il suo indirizzo e
sono molto contento. Le scrivo questa lettera per ringraziarla
della denuncia che ha sporto contro gli avvelenatori di cani. Le
scrivo perché non sopporto più questa barbarie. Non
riesco più a tollerare che avvengano queste nefandezze
nella mia terra. Ed è importante che le autorità
mettano, drasticamente, fine a questo orrore prima che qualcuno
combini qualcosa di irreparabile. Non tutti gli italiani sono
disposti ad accettare passivamente violenze verso un animale
amato, qualcuno potrebbe reagire in maniera incontrollata. Se
trovassi l'avvelenatore del mio cane non so quello che farei.
Sono sicuro, per quello che sento, che questi assassini rischiano
il linciaggio. Questa vergognosa pratica sta infangando il nome
della Toscana e della Valdichiana.
Le
denunce contro l'avvelenamento di animali con polpette avvelenate
hanno ormai avuto un triste risalto nel mondo: la Valdichiana è
identificata, a causa di un gruppo di delinquenti, come un'area
di spietati avvelenatori di inermi animali. E' incomprensibile
che le autorità non intervengano e non si rendano conto
dell'effetto devastante che hanno avuto queste accuse. E'
inconcepibile che gli albergatori della Toscana, e in particolar
modo della Valdichiana, non comprendano che accuse di questo
tipo, fatte sulla stampa estera e nazionale, danneggino l'area e
le loro strutture a livello turistico. Lei, che ha subito
l'orrore dell'avvelenamento di quattro cani, ha fatto benissimo a
denunciare sulla stampa britannica e su Repubblica questi orrori.
Ho letto
un'altra lettera che mi ha commosso, scritta da una studentessa
su Repubblica: Barbara Cagli. In seguito alle sue denunce il
Daily Mail e il Guardian hanno pubblicato servizi in prima pagina
su questa vergognosa pratica. La Toscana e la Valdichiana sono
apparsi come luoghi dove dei mascalzoni avvelenano povere bestie
con bocconi di carne farcite con stricnina. La Televisione
inglese ha trasmesso immagini di cani in agonia, mio figlio,
inglese, che ha visto il programma, mi ha detto di aver provato
una profonda vergogna per quello che veniva mostrato.
Devo
dirle che quando ho letto degli operai ridenti davanti al suo
cane in agonia mi sono vergognato anch'io di essere italiano.
Per
fortuna qualcuno sta reagendo: Repubblica è
all'avanguardia di questa lotta: Michele Serra, Antonio Polito e
Forattini hanno evidenziato con forza questo orrore, denunciando,
senza mezzi termini, queste orrende pratiche. Sono convinto che
la caccia sia responsabile in gran parte di quello che accade. E'
inconcepibile che per l'egoismo di alcuni mascalzoni tutti
debbano pagare e che sia diventato impossibile fare una
passeggiata con il proprio cane per i boschi senza correre il
rischio che venga avvelenato. E' inaccettabile e vergognoso che
in un paese civile avvengano queste mostruosità e che
intorno a queste pratiche oscene sia stata eretto un muro di
omertà che protegge incoscienti, che dopo aver messo i
loro cani in recinti sicuri, avvelenano quelli degli altri.
Il
silenzio stesso dei veterinari è spesso inconcepibile e
odioso. I veterinari spesso sanno.
Il calo
del numero dei cacciatori è sintomatico. Un'industria che
con il suo indotto fattura oltre 6.000 miliardi dovrebbe essere
più attenta e investire parte dei suoi introiti per
controllare gli eccessi che con il tempo la distruggeranno. Va
ricordato che le famiglie italiane ospitano oltre sei milioni di
cani e otto milioni di gatti e che queste famiglie potrebbero
formare, a causa degli eccessi dei cacciatori che avvelenano gli
animali, una lobby potente che potrebbe attivarsi contro la
caccia in maniera devastante. E questa lobby potrebbe riuscire
dove fallirono i referendum del 1990 e del 1997 a causa del
mancato raggiungimento del "quorum". Mi capita spesso
di ascoltare esternazioni di estrema violenza verso gli
avvelenatori e verso i cacciatori. L'intero concetto della caccia
va radicalmente ripensato: 900.000 cacciatori che vomitano 25.000
tonnellate di piombo contro inermi animali sono troppi, 100
milioni di animali uccisi sono troppi. Io sono romano, sono un
vegetariano convinto e detesto la caccia e trovo barbaro lo
sterminio di passeri, fringuelli, tortore, peppole, corvi. Trovo
indecente lo sterminio di creaturine di 22 grammi. La caccia mi
offende ed i toscani divorati da questa oscena passione li
sopporto poco.
Non
bastasse la caccia, in questo benedetto paese, c'è il
flagello dell'ecomafia e della zoomafia, bisogna rendersi conto
che quello che stiamo facendo in Italia agli animali è
assolutamente vergognoso, barbarico. Combattimenti fra cani con
5000 povere bestie coinvolte, corse clandestine di cavalli,
traffico di animali esotici, traffico della fauna selvatica: un
osceno giro di 3000 miliardi secondo le ultime statistiche. A
questo vanno aggiunti il sistematico massacro degli uccelli: due
milioni morti o feriti a causa degli incendi dolosi provocati dai
piromani.
L'altra
sera "Striscia la notizia" evidenziava l'abbattimento
di rapaci in Calabria a causa di pratiche superstiziose che
dovrebbero proteggere per un decennio da eventuali tradimenti
coniugali: cose inaudite in un paese civile. Ma lo siamo? A
questo si aggiunge l'abbandono di animali, tra i 150.000 e i
300.000 all'anno. Un esercito di 650.000 randagi vaga per la
penisola provocando con la loro povera morte 45.000 incidenti
stradali all'anno. Un orrore senza fine.
La mia
casa è diventata da tempo un centro di raccolta per
animali abbandonati. La gente li abbandona nel mio giardino.
Alcuni mesi fa ero finito con quattro cani e cinque gatti a causa
della compassione che provo per le bestie. Una donna, che poi
identificai, rintracciai e denunciai mi gettò nel giardino
una cagnetta gravida.
Preso
atto che mi è impossibile restare in Italia perché
rischio di finire con un centinaio di animali, sto cercando
disperatamente di rientrare a Londra, ove ho una casa a
Wimblendon Park.
Scilla e
Cariddi, Signora Spark: da una parte gli avvelenatori con le loro
pratiche immonde, dall'altra la follia britannica della
quarantena che imprigiona gli animali per sei mesi in anguste
gabbie per timore della rabbia. Sfortunatamente ho una vecchia
cagna e una vecchia gatta che non sopravviverebbero. Ho gatti e
cani che uscirebbero insani dall'esperienza.
Quindi
oscillo tra due orrori: la possibilità che le mie bestie
vengano avvelenate e la prigionia che le ucciderebbe o le
renderebbe folli. Nel frattempo tre gatti ed un cane sono morti.
Sto spendendo una fortuna per non far finire le mie bestie in
quarantena sperando che qualcuno non getti una micidiale polpetta
tra i campi. Una condizione veramente invidiabile. I cacciatori
dementi da una parte, il piccolo capitalismo dei canili inglesi,
con i suoi osceni miserabili interessi, dall'altra.
Le dico
la verità, Signora Spark, voglio andare a vivere in un
posto ove non avvengono le nefandezze che lei ha evidenziato.
Voglio trasferirmi in un paese ove un avvelenatore rischierebbe
il linciaggio o la prigione. Ho già vissuto 23 anni in
Inghilterra, conosco bene la sua nazione. Sto pensando alla
Cornovaglia. Mi dicono che la quarantena sarà abolita.
Spero che lo facciano presto Signora Spark!.
Ieri
leggevo un libro intitolato: "Yossl Rakover si rivolge a
Dio" di Zvi Kolitz. Un capolavoro di pochissime pagine. Nel
piccolo manoscritto l'io narrante, l'ultimo ebreo combattente nel
ghetto di Varsavia, lascia un messaggio finale in una bottiglia.
Yossl attende la morte e riflette dopo lo sterminio dell'intera
famiglia da parte dei nazisti. E' solo, tutti gli altri
combattenti sono caduti, scrive:
"....
Le belve della foresta mi sembrano così amabili e care che
è per me un profondo dolore sentir paragonare a belve gli
scellerati che dominano l'Europa ...non è vero che Hitler
ha in se qualcosa di bestiale, è un tipico figlio
dell'umanità moderna, ne sono profondamente convinto. E'
stata l'intera umanità a generarlo e a crescerlo, ed egli
è il più sincero interprete dei suoi desideri. In
un bosco dove mi ero nascosto, incontrai un cane malato,
famelico, forse anche impazzito, con la coda tra le gambe.
Entrambi sentimmo subito la comunanza, se pure non la somiglianza
della nostra condizione, infatti la condizione dei cani è
certo di gran lunga superiore della nostra. Si appoggiò a
me affondò la testa nel mio grembo e mi leccò le
mani. Non so se ho mai pianto come in quella notte: mi gettai al
suo collo e scoppiai in singhiozzi come un bambino. Quando
affermo che allora invidiavo le bestie, non c'è da
stupirsi, ma ciò che provai in quel momento era più
che invidia vergogna. Mi vergognavo davanti al mio cane di non
essere un cane, ma un uomo........ "
Mentre
leggevo queste parole, pensavo ai suoi poveri cani avvelenati,
Signora Spark, e ho provato anch'io la vergogna di essere un uomo
e di appartenere alla specie che ha generato gli sterminatori del
Kosovo: gli Arkan, i Mladic, i Seseli, ma anche gli avvelenatori
dei suoi cani e gli operai ridenti davanti al suo Raoul in
agonia.
Un caro
saluto.
Paolo
Ricci.
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