2. L’Andreotti infinito

Vi spiego cos’è la normalità.

Mentre ci barcameniamo nel nostro miserabile quotidiano, mentre la cattolicissima massaia ingozza il suo baby con pezzi di martoriato vitello o di agnello maciullato, il tempo ci elargisce le cifre dell’orrore.
Sono 48 miliardi gli animali che massacriamo ogni anno.
Ogni giorno facciamo a pezzi e divoriamo 131 milioni di animali.

Cos’è la normalità?
La normalità è sterminare 91.000 animali al minuto.
Massacrare1500 bestie al secondo.
Altro che Gengis Khan e Tamerlano: qui abbiamo il ragioniere Brambilla, l’uomo comune berluscolensis, membro di una specie egemone mostruosa con i caratteri compositi di Hitler, Pol Pot, Stalin, Ivan il terribile, Caligola, Nerone e il Conte Dracula.

Cos’è la normalità?
La normalità è ciò che afferma che il Corano, il Vangelo e la Bibbia permettono a questa specie assassina di massacrare 131 milioni di animali al giorno perché Dio, cioè Jahvé –Allah, lo autorizza e perché le bestie non hanno un’anima. Ed è tutto provato da Mc Dougall che affermò, in un famoso esperimento eseguito nel 1907, che alle bestie mancavano i famosi 21 grammi calcolati, pesando i moribondi umani, al momento del decesso. E che altro gioiello ci elargì il sapiente americano?
Il saggio del Massachusetts ci spiegò che i cani che morivano (esperimentò su 15 povere bestie) non pesavano 21 grammi di meno al momento del decesso; e ne dedusse, con un’intuizione geniale, che era riuscito a pesare l’anima immortale e che l’entità pesata l’aveva in dotazione soltanto la specie assassina.

Cos’è la normalità?
La normalità è ciò che afferma che a un uomo qualunque è permesso di far massacrare – e non di massacrare direttamente che sarebbe più onorevole - per divorarli 20 animali all’anno e che giustifica l’immane ecatombe (che fa passare Pol Pot e Hitler per due certosini) dal momento che i vitelli sono meno intelligenti di noi.

La normalità?
L’Inghilterra sta tornando alla normalità, ha detto Blair, due milioni e mezzo di animali saranno massacrati e il Primo Ministro inglese parla di ritorno alla normalità; 1.600.000 animali stanno attendendo la morte, mentre l’esercito inglese sta conducendo uno sterminio da SS (e se qualcuno dice che il termine è sbagliato gli proporrei, per un istante, di introdursi, di infilarsi sotto la pelle di una pecora) e questi parlano di ritorno alla normalità. Il caos germogliante da questo sterminio è immenso. Ma il mondo della normalità contempla questa ecatombe con occhi indifferenti o compassionevoli, e nessuno fa un piffero, perché sterminare animali è giusto, è la norma. E così ha decretato la specie egemone nel pianeta.

La normalità se ne fotte delle bestie. La normalità ha altre preoccupazioni, si preoccupa per l’esclusione della Pivetti e dell’Ombretta Fumagalli Carulli dalle liste per le candidature facili al parlamento italiota. Si, hanno escluso l’Ombretta che, avvolta da scialli di seta, si catapulterà dall’Andreotti infinito. E lo farà senza pudore. Lei, Carlino Scognamiglio, Alessandro Meluzzi, lo psicanalista, Di Benedetto, il padre della mia troietta filosofica, e molti altri si precipiteranno alla corte del gobbo. Un untuoso cardinale ha, subdolamente, suggerito alla statista Carulli di concedersi al Nosferatu cattolico: cara….lei farà parte del grande centro di Andreotti, vero?
Ah la chiesa del Cristo Gesù in che mani sataniche è caduta…

Lasciamo perdere le bestie che non contano nulla e arriviamo al sodo.
Ecco la domanda da un milione di dollari: in questo epocale rimestare il padre dell’Irene abbandonerà il centro sinistra? E che farà il centro sinistra senza uno statista del calibro del genitore dell’Irene ? Cosa farà Macerata senza il padre della ninfetta? Sopravviveranno le masse senza il loro deputato? Socialdemocratico saragattiano, democristiano De Mitiano, socialista Craxiano, forzista, ed ora centrista andreottiano. Spettacolo deplorevole. L’essenza del paese della merda olezzante. Una classe politica composta da personaggi che vendono le chiappe nel grande Suk della mondezza. Almeno la sinistra ha il suo buffone: Benigni che fa ridere D’Alema. Una volta in un buco di culo sperduto dell’Aretino, in un posto, che se ricordo bene si chiama Manciano, non lontano da Cortona e da Castiglion Fiorentino, ho visto un monumento bronzeo a Benigni. Il comune gli aveva dedicato una statua, ma il comico, che fesso non è, non si era neanche presentato all’inaugurazione. E sarà stata una giunta di sinistra ad avere avuto quella splendida idea. Tra quattro anonime case c’era la bronzea immagine del buffone Dalemiano.

E mentre il macello delle bestie continua De Mita ha nuovamente sorriso.
E tiriamo tutti un sospiro di sollievo. Le condizioni sono cambiate – ha detto - il problema è risolto.
Anzi ha detto il “broblema” è risolto. Il grande Ciriaco sarà alla testa del drappello dei vecchi amici campano – avellinesi e sarà capolista della Margherita (e perché non il fungo o la cozza ) nella circoscrizione Campania 1. Ora a file compatte, come fossero una falange macedone, gli ulivisti marceranno verso la disfatta. Gli italiani daranno la vittoria a Bossi, a Berlusconi, ai post - fascisti e ai democristiani riciclati. E questa è una prova lampante - checché ne dica Ciampi - che l’Italia non è un paese di merda solida, ma di merda liquida e olezzante. Per amore della verità, però, ci sono anche grandi novità: nel grande centro si è candidata Katia Ricciarelli moglie - soprano di Pippo Baudo. Non tutto va a ramengo tra le pieghe della normalità: c’è ancora una luminosa speranza.
E mentre leggo, con piacere, che la soprano Ricciarelli - Baudo si candida per il grande centro, che dovrebbe raccogliere circa l’1% dell’elettorato, 366.000 carcasse di animali si stanno decomponendo nella felice Albione, mentre il turismo, ringraziando Dio, sta andando a farsi fottere. Almeno qualcuno paga. Il problema della normalità britannica è semplice: è difficile sterminare tutti gli animali e farli sparire dalla faccia della terra. Le carcasse ingombrano. La vita delle bestie non conta. Ma stanno riaprendo Stonhenge, e questo è molto bello, mentre la zona dei laghi resta, sfortunatamente, ancora chiusa. Altro che due milioni e mezzo di animali, il vero problema è riaprire Stonhenge e attirare i turisti. E mentre quest’ecatombe procede tutti si gustano lo spettacolo delle squadre inglesi, incluso il Leeds con i suoi picchiatori razzisti, che hanno raggiunto i quarti di finale delle coppe.

Cos’è la normalità ?
Mentre sto ascoltando, con Eugenio, Jason, che sta facendo sprofondare nel puro nulla essenti e cose, ci giunge notizia che nel lontano Canada, altro bastione delle civiltà occidentale, stanno massacrando 275.000 foche. Siamo stati informati che nel 2000 sono state massacrate 91.602 “harp seals” e che il 93% delle foche uccise avevano meno di un anno di vita. Sappiamo ora che in quel fottuto, democratico paese è possibile massacrare a bastonate un cucciolo di foca purché abbia almeno 12 giorni di vita. La notizia raccapricciante è che l’80% delle foche uccise sono state massacrate quando avevano un’età che varia tra i 12 giorni e un anno e che secondo uno studio del Marine Mammal Science il numero delle foche massacrate nel 1998 oscilla tra le 406.258 e le 548.903 unità. E orrore dell’orrore: il 17% delle foche uccise non mostra segni di colpi nel cranio e il 25% mostra ferite nel cranio non sufficienti per dare morte o stordimento. Se ne deduce che i nazisti canadesi hanno scuoiato vivo il 42% delle foche. Alcuni veterinari hanno denunciato che il 42% delle piccole foche massacrate era ancora vivo mentre l’assassino le scuoiava per levarle la pelle. E va bene, i Taliban hanno distrutto i Buddha della Via della Seta ma quest’orrore è infinitamente peggiore, ma ne parlano in pochi. E mentre tutto procede allegramente, mentre seguiamo il sermone sulla nullità delle creature accade questo. Ecco la normalità.

Certo se le cose e gli essenti non hanno valore perché non annientarli?


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9. 4. 2001

Zeno caro,
…………oggi non è stata una giornata molto produttiva per lo studio.
Stamane ho ripreso del materiale su Heidegger. Mi basta la rilettura di alcune pagine per rimettere in ordine le idee e scrivere quello che penso sulla Lichtung. Purtroppo lo devo fare domani con calma dato che oggi la giornata è volata. Sono andata a fare una passeggiata con Marta. La mia amica che tu hai conosciuto nella visione mattutina. Quella che ti è apparsa, come in sogno, con i capelli neri e la pianta crassula alle spalle.
Siamo state ai Fori, siamo salite a san Gregorio al Celio. Quest’area comprende un grande monastero che papa Gregorio ricavò dalla casa paterna. Ci sono orti e giardini bellissimi.
Le piante dei glicini e degli aranci sono in fiore e inondano l'aria del loro profumo denso e inebriante. Iris e margherite riempiono i prati verdi di quei frutteti. Fanno cornice a questi antichi giardini tre oratori dalla facciata tardo – rinascimentale: Santa Barbara, Sant’Andrea e Santa Silvia.
Io e Marta, incuriosite, siamo entrate. Quegli edifici nascondono stupendi affreschi seicentechi del Viviani, di Guido Reni, del Domenichino, del Lanfranco e dell’inconfondibile Pomarancio. Sono sbiaditi dai secoli, ma conservano un fascino eterno ed emanano un’energia ultraterrena. C’è un silenzio particolare in quei posti. L’odore acre delle muffe ricorda però che tutto vive nel tempo e passa. Fuori c’è un camminatoio che conduce all’antica biblioteca di Agapito I, che fu ricavata da una residenza signorile tardo antica per conservare gli antichi testi dei padri. Ma ora rimangono solo delle rovine a cielo aperto, e l’area è chiusa da muri romani invasi da erbe selvatiche e fiori di campo. In queste domeniche di Primavera Roma assume un fascino particolare, è pervasa da una luce chiara e rosata, che crea atmosfere quasi surreali. E’ come una cipria che colora delicatamente ogni cosa, coprendo il paesaggio con una patina uniforme. Le rovine, i giardini, le palme, l'aria terza, sembrano portare indietro, anzi fuori dal tempo, e Roma mostra il suo vero volto di cortigiana seicentesca, nella sua sovrana bellezza, che distaccata non si cura dell'inferno che la percorre quotidianamente. Con Marta abbiamo parlato di tante cose. Anche di te, delle tue poesie, delle tue letture di Severino e di Parmenide. Gli dico molte delle tue battute e ci facciamo un sacco di risate.
Penso spesso a tanti momenti passati insieme, e penso che sono stata veramente bene con te. Ma la mancanza ora sta crescendo e la lontananza comincia a pesare, a volte mi fa male il cuore e mi manca il respiro. Ho voglia di fare ancora l’amore per ore e ore, e notti intere, ho una voglia matta. Ho voglia di starti vicino, parlare e sentire la tua calda voce. Sto riprendendo a studiare filosofia, un po’ alla volta, grazie a te. Grazie ai tuoi stimoli e alle tue provocazioni, e grazie alla lettura delle tue poesie che mi stai inviando.E’ una lettura iniziatica che sta aprendo in me dei nuovi canali d’ascolto. Il mio orecchio interiore è teso a questa voce che parla, a chi la sa ascoltare, dell’essere e delle sue manifestazioni, del dolore dell’uomo e del mistero dell’esistenza. Ascolto come incantata e cerco dentro di me le risposte alle domande che essa lancia nel vuoto dello spazio poetico.
E’ la voce del poeta che ipnotizza e costringe a guardare le cose nella loro vera essenza.
“…e perché i poeti (Wozu Dichter) nel tempo delle povertà?”, chiede Hoelderlin nella sua elegia Brot und Wein. Perché la poesia mi chiedo io? Perché i poeti soli riescono a parlare allo spirito in questo tempo di povertà estrema? Perché Zeno caro?

Ines


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10. 4. 2001

Perché i poeti? Boh…!!!

Zeno.

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Oggi Eugenio ha suonato il Frammento in sé, come quel giorno a casa di mia madre. Poi ha spiegato: “Il “frammento in sé” è un brano per pianoforte composto da Nietzsche. Janz ascrive questo abbozzo a una risposta di Nietzsche a Rohde, definendolo uno scherzo. Nietzsche lasciò il frammento incompiuto, la sua musica, infatti, non sarebbe altro che una raccolta di frammenti. Il brano è stato composto il 16 ottobre 1871, dopo aver composto alcuni lieder e brani corali, il filosofo, era ritornato al pianoforte…”
Secondo Eugenio queste note riverberano di un intrinseco mistero. Sono note di profonda tristezza, di frammentaria incompiutezza. Eugenio ama il brano per la sua ambiguità.
Dice che gli dà un senso di uno strano oscillare tra timbri di cupezza, gli dà un senso di un arcano tentennare tra note che interrogandosi, affermano e, allo stesso tempo, negano.
Destine detesta il brano definendolo noioso e morboso. Sono seduto con Orione e Plato mentre Eugenio suona il brano. E mentre suona, Eugenio, dopo la breve spiegazione del “Frammento” comincia a raccontare e dice: “La Romania è spesso un luogo abitato da demoni. Forse il misticismo orientale, bizantineggiante, forse le cupe foreste, forse le antiche leggende alimentano il mito dei demoni, non per caso la Transilvania è la terra di Nosferatu. Qualcosa di demonico si agita sempre in quella regione. E spesso questo sostrato diabolico erompe in autentici orrori: le rivolte contadine del 1437 e 1514, le rivolte in Moldavia e Wallachia del 1784, uomini impalati, torture, abomini, pogrom fino alla rivolta di alcuni anni fa che si concluse con l’esecuzione del Conducator e di sua moglie. A volte i demoni assumono sembianze angeliche.
Corneliu Zelea Codreanu era un angelo dal cuore satanico che galoppava su un bianco cavallo avvolto da un immacolato mantello. Zelea, una volta, sentì la voce di Dio (che parla spesso ai fascisti ). La voce veniva da un’icona che rappresentava l’Arcangelo Michele e in questa occasione l’arcangelo era antisemita. La verità è che Codreanu aveva assorbito il veleno antisemita all’università di Jassy: e ci vuol poco a far parlare gli angeli quando il cervello ti funziona male.
Sentita la voce di Dio, Codreanu formò una legione fascista, quasi un ordine religioso, e la chiamò la Legione dell’Arcangelo Michele. La legione era costituita da “cuibs”, nidi composti da 13 membri ciascuno, e da questa falange di coraggiosi emergerà l’infame Guardia di Ferro, una specie di transilvanica SS. Fedeli ai costumi vampireschi della Transilvania i membri della Legione seguivano disgustosi rituali bevendo il proprio sangue per legarsi con giuramenti solenni.
Ognuno ha i suoi gusti, disse la regina madre, mentre succhiava il pippo dello stalliere.
Codreanu era amato dal popolo che lo adorava come una specie di dio in terra.
Uomo di grande bellezza, dal profilo romano, era un naturale trascinatore e le masse adoranti lo chiamavano il Capitano “Capitanul” come chiamano, nel tuo benedetto paese, Berlusconi “Il cavaliere”. E ci sono notevoli somiglianze……non credi? Era il lontano 1938 e un giorno Hitler parlando con il re di Romania Carol II, che aveva preso poteri dittatoriali dopo il colpo di stato del 1938, disse: “ Mi piace più il Codreanu che il vostro dittatore, il “Cane Rosso” Antonescu.”
Il re ascoltò con attenzione, assorbì il suggerimento, e prese un’immediata decisione: Codreanu e i 13 legionari furono strangolati dai suoi sicari. Niente sovranità limitata: Carol II aveva le palle, e che palle: era afflitto da una erezione permanente, e spiegò al popolo il misfatto: ho fatto accoppare il “Capitul” perchè si era venduto agli ebrei. E ti pareva: sempre i poveri ebrei: gli assassini di Dio ma con voi romani non se la prende nessuno. Il popolo reagì e si scatenò contro il re che dovette fuggire con la sua amante ebrea Lupescu. Intanto lo spettro di “Codreanus Redivivus” appariva sul bianco cavallo nelle foreste dell’immaginazione popolare. Le masse avranno rivisto anche Mussolini e il Conducator Ceausescu. La lista dei redivivi è notevole: Nerone, Federico II, Codreanu……. Al grido di “Abdica” Carol II prudentemente se la diede a gambe e svanì, e si scatenò un putiferio. Antonescu cercò di calmare gli animi - ma era considerato troppo poco fascista dai legionari - e formò un nuovo governo con rappresentanti della Legione di San Michele.
Ma non bastò. In quei giorni anche Iorga, un famoso intellettuale antisemita, fu torturato e ucciso dai legionari. Era troppo liberale.
Il funerale del semidio Codreanu e dei suoi apostoli attirò una folla di 155.000 persone.
In un momento d’inimmaginabile frenesia religiosa i legionari cercarono di prendere il potere
da Antonescu. Non ci riuscirono e cercarono, allora, di vendicare la morte di Codreanu e dei suoi 13 apostoli.

Era il 12 gennaio del 1941 quando la furia fascista si scatenò per tre giorni contro la comunità ebraica. Torturarono, uccisero, stuprarono donne davanti agli occhi degli uomini e nella foresta di Baneasa massacrarono ebrei nudi nella neve. Il giorno dopo il pogrom si presentarono gli zingari per estrarre i denti d’oro dai cadaveri.
Fai attenzione, Zeno…la notte del 22 gennaio 1941, se non erro, i legionari raccolsero 200 ebrei in un mattatoio e li macellarono come se fossero vitelli.
Eseguirono tutte le operazioni che effettuano regolarmente i macellai con le povere bestie.
E fu un pogrom in grande stile. E quanti ne abbiamo visti nei Balcani e nei paesi slavi.
Antonescu soffocò la rivolta dei legionari nel sangue, quelli che sopravvissero, si rifugiarono nei paesi fascisti come la Spagna, la Germania o l’Italia. Sima, il mostro, del quale ti parlai anni fa, si nascose in Spagna. Simon Lazari, il mio caro amico ebreo, lo andò a cercare e scoprì che uno di quelli che aveva scannato suo padre viveva in Inghilterra. Sapeva che lo scannatore si chiamava Georghe Deprescu e viveva nello Yorkshire. Cominciò a cercarlo affannosamente.
Lo rintracciò presso la città di York e stava organizzando un complotto per farlo fuori con gli uomini della malavita, quando qualcuno lo tradì. Il resto lo sai lo trovarono morto nel parco di Goddington nelle vicinanze di Orpington a Londra, qualcuno lo fece secco vicino allo sport Club nel parco. Utilizzando un detective privato scoprii chi aveva ucciso il povero Simon.
Ho i soldi per liquidare quella cellula neo – nazista che gli spappolò il cervello, si tratta di quattro persone che lo finirono con tre colpi alla testa, più per dollari che per ragioni ideologiche.
I neo – nazisti furono pagati da ucraini e lituani coinvolti con le SS nei massacri e nei campi di sterminio nei propri paesi. Deprescu è morto di cancro ma i giovani nazisti vivono.
Ho molti soldi Zeno. Più di 100.000 sterline ed io desidero vendicare Simon.
Tu lo sai: sei qui per questo.

Mentre parlava suonava e le note del “Frammento in sé” riverberavano di cupa intensità.


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Simon Lazari lo avevo conosciuto a Casale Monferrato, presso l’antica sinagoga di rito tedesco, nel centro del vecchio ghetto. Ricordo lo splendore della sinagoga, l’affabilità del professore ebreo, la sua squisita gentilezza, la sua raffinata cultura. Il racconto di Eugenio non mi sorprese: qualcosa avevo già intuito.

Già la Moldavia.
Giorni fa, in quelle lontane terre, redente dal capitalismo selvaggio, si sono pappati un uomo. Due dolci vecchiette vendevano “fiorentine” umane a prezzi stracciati. E tutti le compravano. Le donnine avevano affilato i coltelli e fatto a fettine un cadavere nell’ospedale. Si saranno dette: se riciclano reni, fegati, cistifellee e cazzi non vedo perché non possiamo offrire ciccia, a prezzi ridotti, agli affamati. Sono le leggi del mercato e le vecchie compagne bolsceviche hanno imparato la lezione. Se c’è bisogno di carne noi la troviamo e la proponiamo sul mercato. Nei paesi che furono comunisti, malgrado tutte le promesse dei liberali, si sta approdando alla fame assoluta. Hanno liquidato il vecchio socialismo e al suo posto hanno intronato la prostituzione e la fame: tutti si vendono il culo, i reni, gli occhi e ora si fanno il ragù con i cadaveri. Sono le leggi del mercato, pensano. A domanda segue offerta. E per la famiglia si fa questo e altro.
E poi è sorta la nuova passione per il cannibalismo e Hannibal è diventato un mito.
E’ molto amato Hannibal, anche Destine lo trova simpatico.
E’ semplice, il mondo moderno ha bisogno di nuovi miti e così anche la troietta italiota Erika che ha massacrato madre e fratello è diventata una leggenda, un mito della rivolta giovanile: mia madre la detesto e l’accoppo.
La minorenne riceve nel carcere un’incredibile quantità di lettere .
Fa pensare: prima accoltella la madre e il fratello, e poi dice al suo amante assassino, che se la fa sotto: “Aspetta….che facciamo fuori pure papà.” Ma si… tagliamo a pezzi pure l’amato babbo quando torna dalla partita di calcetto! Incantevole mignottella, espressione della violenza che gli adulti propinano al mondo. Questo è dove porta la sublimazione della violenza, del cinema e dei video giochi: perché sorprendersi ?

Anche Jeffrey Dahmer il mostro di Milwaukee che si pappò 17 frocetti è divenuto un simbolo. Andrei Chikatilo che ha mutilato e si è trangugiato 53 disgraziati è seguito con grande attenzione.
Il cannibale giapponese Issei Sagawa, dopo essersi cucinato la fidanzata francese, viene invitato a molti talk -show. Ma il più simpatico dei cannibali è il ciccione di New York Arthur Shawcross che ha accoppato undici mignotte e si è cucinato la loro vulva. Arthur afferma con fermezza che il vero Hannibal è lui, e ci tiene molto. Ho assistito ad una intervista di una giornalista inglese dall’aria sfigata con il cannibale. La giornalista chiedeva: “Ma quali parti del corpo si è mangiato? “
E il sublime Shawcross rispondeva: “Non posso dirlo perché lei è una signora…”
In effetti si era cucinato la vulva con ceci ed un goccio di Chianti. Che squisitezza!
E la giornalista morbosamente incalzava: “Ma di che sa la carne umana? “
E il divino Arthur: “Ha mai assaggiato il maiale croccante ?”
Delizioso ciccione con il codino alla Baggio. Un mito del mondo moderno. Il vero Hannibal.
E così, come dicevo, siamo giunti dal Pre – Australopitecus all’Homo sapiens – sapiens,una passeggiata di circa sei milioni di anni, e siamo approdati ad Arthur Shawcross ed al suo codino spelacchiato.

Considerando il trionfo del libro di Harris e il film diretto dal regista di Blade Runner
Ridley Scott, dobbiamo riconoscere che il male è qualcosa che affascina profondamente.
Certo, considerando la fame nel mondo che affligge 826 milioni di persone, non sarebbe una cattiva idea se cominciassimo a divorarci a vicenda. Diminuirebbe anche la popolazione mondiale.
In fin dei conti siamo molto più gravidi di male e di peccato di un povero agnello o di un vitello.
Nel tempo libero sto traducendo il vangelo dall’originale greco, ho tradotto oggi il brano di Matteo che riguarda l’indemoniato di Gerasa (8 - 28,29). E’ molto divertente scoprire che esiste un filone del pensiero cristiano che afferma che Gesù era vegetariano. Una setta tedesca di Wurzburg ha avuto questa brillante idea. Rileggevo con attenzione il brano dell’evangelista.
I demoni (non il demone, perché quel disgraziato a Gerasa ce n’aveva una legione dentro ) riconoscono il Figlio dell’Altissimo e lo implorano di non torturarli, ma di lasciarli uscire e possedere una mandria di porci. Gesù, benevolmente, concede loro i nuovi spazi vitali.
Risultato: i maiali si suicidano in massa. Gettandosi “kata tou kremnou eis ten thalassan” giù dal dirupo nel mare.
Mi sono domandato ma perché questo benedetto uomo non ha sprofondato i diavoli nell’abisso
“en te abusson apelthein “. Perché ?
Perché non li ha rispediti a casa loro nelle bolgie infernali?
La risposta è semplice: Gesù se ne fotteva completamente degli animali.
E il tempio di Jahvé come tutti sanno era un osceno mattatoio.

Così, che si inventano questi nuovi cristiani?
Ti spiegano che i vangeli sono manipolati, e che la loro profetessa, che è la reincarnazione di Gesù,
conosce l’autentica storia. Gesù era un vegetariano e la profetessa ti propina 2000 pagine di nuovo vangelo. E in questo nuovo vangelo c’è un Gesù che ama, che prova grande compassione per gli animali. Splendido: è la prima volta che i cristiani difendono apertamente altri esseri viventi.
In Italia i francescani cacciano e il papa polacco organizza cene con i cacciatori.
Invece questi cristiani, come i Jainisti curano e proteggono gli animali.
E questo è molto bello.
Inoltre parlano di Karma e reincarnazione, ma ignorano le religioni orientali ed in modo particolare il Buddismo. Ed io allora gli domando: ma perché vi ostinate tanto con la Bibbia e con il Cristo Gesù?
Perché non vi inventate una nuova religione?
E quelli rispondono il vero vangelo è quello della nostra profetessa.
Oggi ho spedito un e-mail alla setta, vediamo cosa rispondono.


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11.4.2001

Caro Zeno,
ho letto "Perchè i poeti", un saggio degli Holzwege, I sentieri interrotti di Heidegger.
Il filosofo tedesco commenta Hölderlin e Rilke, e parla del senso della poesia.
I poeti, dice, colgono la relazione autentica dell’Essere con gli essenti, colgono l'oscillare dell'Essere nell'esistenza. Essi si posizionano nell'Apertura (la Lichtung) dice Heidegger, lo spazio della manifestazione dell'Essere come accadimento (l’Ereignis) e ne colgono l'essenza... la relazione tra le cose e l'Essere (il Bezug) che si concretizza nella quadratura (il Geviert), ossia la relazione tra il cielo, la terra , i divini e i mortali. L’oscillare dell’Essere si esplica in questo spazio.
A volte Heidegger trascina il pensiero nei meandri del linguaggio ed è difficile uscirne. Ma mi sembra di aver capito. Cogliere l'essenza vuol dire vedere in che forma l'essere si manifesta in questo momento. In questo momento l'essere si presenta nella forma del Ge-stell, dell'Imposizione.
Il porre (stellen) nella posizione gli enti...vuol dire costringere all'oggettualità le cose che ci stanno di fronte, per il mero uso, vuol dire sottomettere l'essere della cosa alla nostra volontà per porla in nostra funzione. In questo modo l’essere è ridotto all'ente e l'ente alla nostra volontà, e l'essere ridotto a volontà è la modalità del suo manifestarsi nell'età della tecnica, in cui domina il pensiero calcolante, che manipola gli enti riducendoli allo stato di mere cose. Il pensiero calcolante riduce l'Essere all'ente...lo nasconde...dimentica la differenza... il pensiero calcolante si inventa un Grund un fondamento che lo sostiene, come il Bene, Dio, la Volontà, o l’Io.
Il pensiero per essere pensante deve compiere un salto nello sfondamento ...nell'Abgrund,
deve rammemorare quella differenza obliata, deve diventare memoria.
Il pensiero che pensa riscopre l'abisso, la mancanza di fondamento, e in questo pericolo, in questa morte trova la salvezza... “wo Gefhar ist, ist das Rettende auch”, dice Hölderlin, e diventa ringraziamento.
L' Abgrund è l'abisso lasciato dalla morte di Dio.
Il soggetto, l’Io lo sostituisce, ma la salvezza è riconoscere questa posizione e superarla nell'Abbandono: la Gelassenheit, che lascia il mondo mondeggiare, in un certo senso lascia oscillare l’Essere nella sua manifestazione originaria che svela gli essenti nella loro essenzialità, libera dalla costrizione della soggettività razionale e dal suo sguardo certo e giusto.
I poeti arrivano all'abisso e lo riconoscono, i poeti riconoscono la posizione dell’Io sull’orlo dell’abisso, il vuoto lasciato dal Dio fuggito, dal Dio morto.
Così Heidegger li definisce: "I poeti sono i mortali che, cantando gravemente il Dio del vino, seguono le tracce degli Dei fuggiti, restano su queste tracce e così rintracciano la direzione della svolta per i loro fratelli mortali...Gli Dei fuggiti lasciano una traccia, il Sacro...Esser poeta nel tempo della povertà significa: cantando, ispirarsi alla traccia degli Dei fuggiti...Noi dobbiamo imparare ad udire ciò che questi poeti dicono, se non vogliamo vivere superficialmente e inconsapevolmente nell'età che nasconde l'essere mentre lo custodisce, calcolando il tempo solamente sulla scorta dell'ente e del suo smembramento...Ecco perchè nella notte del mondo il poeta canta il Sacro. Ecco perché, nel linguaggio di Hölderlin, la notte del mondo è la notte sacra."
Stai scrivendo, Zeno? Ti parla la voce? Mandami le tue poesie, ne ho bisogno….

Ines

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Marco un seguace della setta mi ha risposto: “…..lo so che la reincarnazione é conosciuta, non solo in oriente, ma in tutto il mondo. Gabriele non é la reincarnazione di Gesù, non fare casino, è un profeta, esattamente come Mosè o Geremia. Evitiamo il culto della personalità: vive e lavora come una sorella, è uguale agli altri. E' vero, la chiesa ha manipolato Bibbia e vangelo, perché se non lo avesse fatto non avrebbe ragione di esistere. Lo so che prima di Cristo c’era gente che amava gli animali, io non sto combattendo per ottenere un primato. Ognuno può credere quello che vuole, noi non proponiamo nuovi dogmi. Gabriele vuole ricondurci all'insegnamento originario, all'amore assoluto per tutte le cose, che non si può raggiungere senza prima lavorare su noi stessi con lo sviluppo della propria coscienza. E questo cammino é una sentiero interiore, e chiunque può capire.
Comunque grazie per le tue risposte, ci sono tante cose che non so e mi fa piacere parlare con te.
Se si può fare qualcosa per gli animali mi trovi d'accordo. E questo è molto bello.”

Passarono pochi minuti e gli animalisti mi propinavano questa deliziosa notizia:

11 APRILE
Inchiesta Usa, nei macelli bovini squartati vivi (Il Messaggero)
NEW YORK - Orrori da Grand Guignol trasferiti nei macelli bovini americani: secondo un'inchiesta del Washington Post, centinaia di capi di bestiame vengono squartati ancora in vita. Documenti del governo, testimonianze dirette e un video girato da un operaio in un macello di Pasco nello stato di Washington hanno permesso di raccontare una storia terribile: quella di innumerevoli animali che, in barba alla legge, arrivano sul nastro dello squartamento ancora vivi. In un moderno macello ci vogliono 25 minuti per trasformare un bovino in bistecca. E Ramon Moreno, dell'IPB di Pasco, è da 20 anni uno degli operai addetti a tagliare quarti di bue dalle carcasse che gli passano davanti al ritmo di 309 all'ora. Ma troppo spesso qualcosa va storto: "Arrivano animali che muovono gli occhi, la testa e guardano attorno", ha testimoniato Moreno. Lui però non si può fermare: "Devo tagliare lo stesso". Alcuni bovini sopravvivono al taglio della coda, allo sbudellamento, all'estrazione dei visceri. "Muoiono pezzo a pezzo", ha concluso Moreno la sua macabra deposizione. Secondo una legge di 23 anni fa, la Humane Slaughter Act, gli animali al macello devono essere prima resi insensibili al dolore con un colpo alla testa o un elettroshock. Molti impianti però non seguono alla lettera le procedure nella fretta di far arrivare bistecche e hamburger sugli scaffali dei supermercati. I nuovi ritmi accelerati sono imposti dal mercato all'industria del macello: all'inizio degli anni 90 il ritmo tipico di animali uccisi era di 50 capi all'ora, oggi sono circa 400.


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Heidegger ha detto:
“ L’ottenebramento del mondo, la fuga degli dei, la distruzione della terra, la trasformazione degli uomini in massa, l’odio e il sospetto verso qualsiasi cosa creativa e libera, hanno ormai assunto sulla terra proporzioni inimmaginabili a tal punto che categorie infantili come pessimismo o ottimismo sono diventate, da molto tempo, assurde.”
Io ho una ferma convinzione: gli uomini sono sostanzialmente demoni. E se uno avesse una pur minima coerenza, e non fosse vergognosamente attaccato a questa parvenza di esistenza, dovrebbe fottersi il cervello sparandosi una palla in testa, perché la vita, ad essere sinceri, non è assolutamente vivibile. Dalle foschie della filosofia, da tutto quel cupo, inane cianciare e rimestare è emerso qualcosa di strano e anche di affascinante. Un filosofo chiamato Mainlander ha scritto un libro, una summa di pessimismo, che trascende la visione di Schopenhauer.
A differenza di tanti filosofi che cianciano, cicalano e non combinano un tubo di niente, Mailander ha concretizzato il suo cupo pensiero lasciandosi oscillare da un ramo di un albero con un cappio al collo. La sua devota sorella lo ha seguito più tardi. Si è impiccato perché non sopportava più la vita. La sua “ Filosofia della redenzione” è un mattone di 2150 pagine, e il 7 aprile Offenbach, la città che gli ha dato i natali, lo ricorderà (magari per un secolo non sapeva neanche chi fosse). Schopenauer lo ispirò ma lui andò molto oltre.
Conosceva l’italiano, avendo studiato e vissuto a Napoli (un’esperienza di vita sicuramente micidiale) ed aveva imparato ad amare Leopardi. Dai suoi scritti emerge una visione del mondo di assoluta cupezza. Mainlander arriva alla conclusione, per me scontata, che il non essere è preferibile al nulla. E per molti quella è la scoperta dell’acqua calda.
Mentre Schopenauer risolveva la Kantiana “Ding an Sich” postulando una volontà cieca come essenza delle cose, Mainlander sosteneva che la “cosa in sé” fosse pura volontà di morte, un desiderio inconscio della Trascendenza verso il totale annullamento.
Secondo il filosofo Dio s’immerge dalla sua assoluta trascendenza nella realtà nel mondo, nella molteplicità delle cose, diffondendosi, diluendosi nell’apparenza e dandosi così la morte.
Il concetto chiave è che Dio morendo da vita al mondo: mors tua vita mea.
Ho pensato: ne poteva fare a meno.
Ogni buco di culo pensante, ogni Descartiana cosa pensante ci propina una sua cosmogonia.
Affoghiamo tra le cosmogonie e le soluzioni della “cosa in sé”. Ora la scienza sta risolvendo il problema delle infinite visioni cosmogoniche ma non può risolvere il mistero originario. E ci mancherebbe altro! Li si blocca. Che viene prima il Big Bang? Che c’è oltre il fascio galattico che compone l’universo, e oltre gli infiniti universi?
Bodhidharma il fondatore dello Zen, probabilmente risponderebbe: “ Boh !” E metterebbe fine alla masturbazione mentale. Una rosa è una rosa dice Silesio e l’universo è l’universo, senza se o ma o forse, senza orologiai divini, cause assenti, demenziali volontà e cose in sé.

Proseguiamo disse la regina allo stalliere dopo il settimo orgasmo.
Mainlander a differenza di Nietzsche, che afferma che Dio è stato accoppato e sepolto dall’uomo,
dice che Dio, seguendo il suo istinto primordiale, il suo impulso metafisico – originale, concretizza il suo basilare desiderio ritornando al Nulla assoluto. Mailander pensa che sia “la cosa in sé”, sia l’essenza di Dio siano inconoscibili. E postula un mondo che origina da un atto di volontà divina.
Il divino passa dalla sua essenza luminosa all’essere delle cose per poi approdare alle rive del nulla attraverso un metafisico suicidio della Trascendenza. Mainlander chiama il suicidio divino l’“autocadaverizzazione di Dio”. Nel mondo si manifesta la volontà dell’autoannullamento di Dio.
Ugualmente, il filosofo, attraverso il rigetto del sesso e la consapevolezza buddista del dolore del mondo cerca l’incontro con il nulla. Una scelta che porta alla redenzione dell’esistenza rendendola autentica. E il nulla assoluto Mainlander lo incontra impiccandosi.

Gli uomini si inventano tutto ma in questa scelta, in fondo, esiste una certa coerenza e quando ho letto dei poveri animali massacrati dai demoni (perché questi esseri non sono altro che creature dell’inferno) ho pensato che in effetti ci siano solo due vie percorribili nella vita: il suicidio o la scelta dei terroristi dell’Esercito delle 12 Scimmie.

Io, però, codardamente, mi barcameno, faccio le mie cose nella noia e nell’angoscia assoluta, mi tiro dietro il mio corpo acciaccato, desidero ardentemente le candide natiche della ninfetta e ciancio e mi masturbo mentalmente con Marco che mi propina le sue bestialità religiose, le sue profetiche coglionerie che danno vita a una profonda compassione.

Parliamo, ora, di cose serie: il babbo dell’Irene forse non avrà bisogno di approdare al Centro Andreottiano, il Polo delle Libertà lo sta ricandidando, esponendolo ad una rissa elettorale di
proporzioni epocali, in un buco di culo delle Marche. Martini lo ha aiutato ma Berlusconi non sa neanche che esiste: peccato perché il fervente cattolico, ex socialdemocratico, gli luciderebbe l’ano con la lingua. Ma la Pivetti – Brambilla non ce l’ha fatta; si è candidata invece la moglie di Mastella, che deve essere l’ideatrice della piscina – cozza più famosa nell’orbe terracqueo.
Bossi e Formigoni si sono baciati in bocca. Il padre dell’Irene ha incorniciato la foto di Berlusconi che corre in mutandine con Galliani, Confalonieri, Dell’Utri, Letta e compagni e che ricorda l’immagine dei prodi gerarchi fascisti mentre saltavano oltre lo sbarramento di baionette, lampeggianti al sole, rischiando di lasciarci le palle.
Dopo l’immagine della bandiera rossa sovietica elevata sulle macerie del Reichstag, non esiste fotografia più significante, non esiste istante di tempo cristallizzato che abbia più profondo significato della corsa di Berlusconi in Sardegna.