7. Angelica e l’eremita

Il calcio è come la vita diceva Camus, che era stato un portiere, e aggiungeva: “Tutto quello che conosco riguardo la mortalità e gli obblighi dell’uomo l’ho imparato su un terreno di gioco.”
Ero morto. I nazifascisti avevano pareggiato all’ultimo minuto. Quel fottuto argentino, importato all’ultima ora e mai convocato dalla sua nazionale, aveva segnato negli ultimi 20 secondi.
Avevamo chiuso il campionato e quel balordo aveva centrato con un bolide micidiale la porta di Antonioli e lo aveva bruciato. Ero disfatto. E i nazifascisti si erano ripetuti, erano sui giornali inglesi con i loro cori osceni e con i loro striscioni da Schutzstaffeln SS contro negri ed ebrei.
Era una gioia sapere che erano stigmatizzati nell’immagine del mondo come nazisti.
Bianco - celeste = Gestapo. Niente male. Il mondo ora sapeva che la Lazio era una squadra razzista e nazista. Ingiusto? Meglio così. Ho scoperto che anche Mussolini era un tifoso laziale e che la signora Fini sbrodola e stravede per la Lazio. Non c’è che dire: Roma ha una curva da Ku Klux Klan, una curva che ricorda le SA di Rohm, quello della notte dei lunghi coltelli.
E sarà contento Ciampi che gli hanno infangato nuovamente il nome, già melmoso, dell’Italietta con quel comportamento da camice nere. E si…è una gioia: sono su tutti i giornali. Ecco l’espressione “cragnottara” del nostro calcio. Inni ad Arkan, odio verso neri ed ebrei e il delizioso, irripetibile:
“Auschwitz è la vostra patria e i forni le vostre case.” Edificante.
E Zoff è molto comprensivo: in fondo sono ragazzacci. Si, come le tigri di Arkan.
Erano bruciati e finiti. Erano a terra, sepolti, perdevano due a zero, Inzaghi si era fottuto un rigore e quattro occasioni da capogiro a Torino. Un Lecce glorioso con due tiri, dico due tiri in porta, aveva pareggiato la partita e noi, in quindici tragici minuti, ci eravamo fatti fottere l’incontro. Ero distrutto. Cenere sulla testa e lamentazioni alla “Geremia profeta”..


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1.5. 2001

Caro Zeno,
ieri sera ho riletto il Polittico: un capolavoro! In quei versi ci sono tutte le emozioni di quel periodo: l'invisibilita', le convergenze, tutto sembrava avvolto da una magica atmosfera, ero come sospesa fuori dallo spazio e dal tempo. Che strano, in quei primi giorni, tu vivevi come il Cavaliere del Graal, e io ero immersa in un astratto spazio luminoso ad ascoltare, eravamo appesi e trasposti su quello che poeticamente chiamo il piano inclinato della Mente Originale, e la tua voce mi diceva di non avere paura. In quelle poesie si vive nella dimensione di un mondo immaginifico, da cui improvvisamente spuntano curiose figure, a volte comiche, a volte grottesche , come il Jahvé deteuronomico o il Jahvé isaitico, la checca impiumata, la santa mignotta dai seni rosati, il bambino arcigno con la candela, la vecchia megera, il lenone danzante con le vesti lacere. Nel turbinio dell'immaginazione poetica appare Orione che defeca ignaro o lo scoiattolo Rocco armoniosamente e simpaticamente bilanciato su un ramo che sgranocchia le sue noccioline. In quelle poesie si respira un'aria di leggenda fantastica, di sogno. Il Polittico e' unico nel suo genere, così diverso dalle poesie precedenti, bellissime, ma più filosofiche ed esistenziali. Ma le amo tutte, tutti i diversi gruppi, perché descrivono stati d'animo differenti.

Sto anche terminando la lettura de “L’Angelo Orfico”...è bellissimo...
Una raccolta di poesie complessa e allo stesso tempo semplice. La sua essenza è tutta racchiusa nel titolo che richiama la “Voce di Silenzio Sottile. L'Angelo Orfico è un maestro del pensiero poetante e della ricerca perché ha l'anima del filosofo. Il filosofo è colui che mostra un cammino di liberazione, il filosofo libera dalle catene - in questo Platone ha ragione - e fa uscire gli schiavi dalla caverna, facendoli abituare a guardare la luce del Sole. Originale è anche la sottile ironia che attraversa parte della raccolta e la rende in certi punti esilarante e divertente. Così temi poetici impegnativi di carattere teologico o filosofico, sono sempre alternati da poesie ironiche, a volte imbarazzanti, ci sono grandi intermezzi di relax, che permettono alla mente messa sotto pressione dalle parti filosofiche e teologiche, di ritrovare nuovamente la concentrazione. Questo libro è il tuo testamento spirituale, vi hai riversato tutta la storia della tua anima e della tua vita trascorsa fino ad oggi. Tra le poesie che ho letto questa è una delle più folgoranti:

Espone la testa
nella caligine interiore

e copula
mentalmente con la cenere

nell'abisso oscuro
degli occhi

copula
sul ventre molle
della terra

Sono dei versi di una sensualità e di un erotismo incredibile: immagini astratte e sensazioni fisiche si accavallano, si confondono. La mente sembra copulare con i propri fantasmi; il pensiero che pensa e copula, è un atto riproduttivo: ripiegandosi su di sé, riproduce se stesso.
Lo sguardo negli occhi scopre un fondo oscuro, lo spirito profondo come l'abisso. Questo fondo oscuro provoca l'angoscia, la paura dell'ignoto, la ricerca di un contatto con il mondo, con la terra ,
diventa desiderio, ansia di possesso, di fusione, di annientamento del proprio essere nell'unione carnale, che è poi unione spirituale al tutto. Il copulare è la ricerca, è l'eros che fa muovere verso l'appagamento del desiderio che denota sempre una mancanza nella sofferenza, nell'angoscia che cerca una sua risoluzione. L'eros diventa la via alogica, del cuore, verso all'assoluto.
L'atto sessuale viene vissuto dallo spirito in maniera quasi subliminale, gli stimoli corporali vengono trascesi e trasposti a livello inconscio, la tensione del copulare descrive la tensione spirituale e rimane inappagata nell'eterno movimento che fa salire l'eccitazione. E non si risolve. Ciò che rimane è il ventre molle della terra, ciò che prevale è la corporeità che non si riesce a trascendere completamente, ciò che rimane è la vanità del movimento continuo e carico d'ansia che non si risolve, è lo sforzo continuo e vano della ricerca, ma forse più che vano è continuo, in un certo senso infinito. Solo i poeti riescono a copulare anche con l'Essere sotto forma di donna… Lucrezia.

Ines



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Nel primo pomeriggio ho incontrato Jason nella casa di Eugenio a Melrose Avenue.
Jason è un prete gentile, molto austero e forte. Abbiamo parlato a lungo e, provocato dal mio vetusto maestro, il gesuita mi ha spiegato quello che gli rode nel cranio come un tarlo: la ferita della memoria. Jason viveva a Roma quando è cominciata la guerra metodica della Curia e dei prelati reazionari nei confronti di Pedro Arrupe, Generale della Compagnia di Gesù.
Forse non ha perso la fede per la persecuzione del papa nero, ma la sistematica destrutturazione del Vaticano II lo ha profondamente segnato. Jason era stato con padre Arrupe in Giappone per un breve periodo, frequentando l’università Sophia di Tokyo, e aveva imparato a rispettare il sant’uomo. Condivideva con il vecchio sacerdote la visione del dialogo con il mondo ateo e marxista e aborriva la chiusura trionfalistica della chiesa curiale che sperava di cancellare il Vaticano II e i suoi effetti. Wojtyla, mi ha spiegato Jason, detestava Arrupe.
Jason diceva che il papa polacco aveva provato un’autentica avversione verso il papa nero.
La ragione era che mentre lui combatteva contro il socialismo reale, il principe dei gesuiti cercava il dialogo con il mondo marxista. E quei due mondi silenziosamente e ferocemente si scontrarono.
Mentre Paolo VI, amleticamente, cercava di calmare la tempesta scatenata dal concilio, Arrupe cercava di stabilire un dialogo con il mondo laico gettando ponti verso i non credenti e interpretando lo spirito del Vaticano II secondo i concetti del cristianesimo sociale.
Jason mi ricordò gli eventi: la sfida a Stroessner, la denuncia di Franco per le torture in Spagna,
la difesa di Theillard de Chardin e il suo divino evoluzionismo, le cartoline precetto del Vietnam bruciate, la faccenda di Barrigan in America, la teologia della liberazione. Da una parte c’era un leader prestigioso della chiesa dei diseredati e dei poveri, dall’altra l’alfiere dell’anticomunismo, il patriota polacco. Da una parte la chiesa del dialogo, dall’altra la chiesa dell’ortodossia e della chiusura verso il mondo dei non credenti. Arrupe fu generale dei gesuiti dal 1965 al 1983. Wojtyla desiderava che dopo Arrupe fosse eletto Pittau, ma i gesuiti decisero altrimenti scegliendo un olandese Peter Hans Kolvenback… Jason rispettava ma non amava Giuseppe Pittau, e conosceva sia Kolvenback che il procuratore generale Agudez Urbano Valero. Ma quello che lo infastidì e lo fece riflettere fu l’umiliazione di Arrupe davanti all’esaltazione di Josemaria Escrivè de Balanguer il fondatore dell’Opus Dei. Jason detestava l’Opus Dei e la beatificazione dello spagnolo lo aveva sconvolto. Lo scandalo per Jason, che aveva avuto un padre minatore e aveva scritto un lungo trattato sulla Bibbia e il comunismo, era che il marchese de Peralta fosse stato beatificato con una procedura rapidissima. Un solo miracolo: la guarigione di una donna da un tumore.
Certo dopo Stepinac tutto era possibile ma concedere gli altari a un semi nazista - antisemita era sfidare il mondo e il significato del Vaticano II. Jason che era attento al dolore, alla povertà e alla fame nel mondo non riusciva a spiegarsi come fosse possibile beatificare qualcuno che, dopo aver letto la parabola del cammello e della cruna dell’ago, aveva detto che è un bene se i beni materiali vengono impiegati per la gloria del creatore e al servizio dei fratelli, giustificando “de facto” e in una maniera subdola, le grandi disparità del mondo. Prendetevi quello che volete ma date le briciole agli affamati. Certo non diceva questo ma così si interpretava. Infatti l’Opus Dei aveva moltissimi numerari, sovrannumerari e aggregati ricchi e potenti. Il franchismo, la dittatura, la violenza e la ricchezza sfacciata non avevano mai preoccupato Escrivà de Belanguer. Anzi.
Per Jason la Chiesa non poteva essere che la chiesa dei poveri, quella della giustizia sociale.
E a riprova della sua ovvia tesi, mentre discutevamo, aveva sciorinato una serie di citazioni profetiche che mi fecero capire che conosceva a fondo la materia: Ezechiele: 22;– 6 – 13, Geremia: 5; 26- 31, Amos: 3; 10, Isaia 32; 9 - 12 , il chiarissimo Atti 2; 44-45….eccetera…eccetera…..
Mi riproposi di andare ad ascoltare una sua conferenza sulla Bibbia e il comunismo a Wrexham.
Mi chiese cosa facevo e risposi che stavo andando a visitare la National Gallery per vedere una mostra sulla pittura tedesca del diciannovesimo secolo. Jason mi disse che se ritardavo di un giorno sarebbe venuto anche lui. Ero contento di poter parlare con il gesuita e accettai.


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2.5.2001

Caro Zeno,
….l’altra sera ho rivisto il mio nonnetto. Ha preso brutte abitudini: la rivuole sempre. Hai mai visto il quadro di Rubens, Angelica e l’eremita? Quelli siamo noi.
Oppure Susanna e i vecchi di Tintoretto? Ti ricordi del vecchio che le guarda la patacca di
Susanna? O la Susanna alla pecorina di Rembrandt ? Ebbene quelli siamo noi.
Ma di nonnozozzetto ce n’è uno solo non due. Accontentiamoci.
Gli ho spiegato che ho sedici anni e lui settantuno. Gli ho detto: è meglio che te la levi dalla testa questa fissa perché non posso diventare la tua amante. Insomma me l’ha menata per una buona mezz’ora. Piangeva voleva la passera ad ogni costo. Allora mi sono impietosita e gli ho detto: ti masturbo, dai, ti faccio una sega. Ma niente più. Era con gli occhi di fuori e la bava alla bocca, come Forlani con Di Pietro, gli ho scosso la lumachina, mezza dura, per alcuni minuti e ha schizzato sperma contro una parete mentre strabuzzava gli occhi. Mi sono eccitata quando l’ho visto eiaculare. Gli ho detto ora basta. Un bacio fugace e mai più. Mi ha infilato mezzo chilo di lingua in bocca e per poco non si perdeva la dentiera. Sapeva di toscano. La compassione fa brutti scherzi.
Mia madre si sta facendo fottere da un rifondarolo - bertinottiano. Mio padre è andato a Torino a vedere Juventus - Lecce e si è seduto vicino ad Agnelli che però l’ha completamente ignorato. Che padre stronzo mi è capitato: deve dipendere dal mio karma, dal peso delle mie azioni passate. Devo essere stata una gran troia in un’altra vita. Ma anche in questa prometto bene. Insomma mia madre, mi ha raccontato Concetta la mia amica siciliana, è completamente soggiogata da un cavernicolo veterocomunista. Stiamo rialzando gli stipiti delle porte per mio padre, perché con quelle corna da cervo che si porta dietro sbatte dappertutto. Mia nonna ha capito tutto… bofonchia e quisquilia.
Mi fa morire da ridere l’idea che la sposa devota e cattolicissima dell’onorevole servo del Dio Berlusca si faccia lucidare il buchino da un peloso ferroviere marxista. L’altra sera piangeva. Che sballo! Delle volte capisco la dolce Eriketta.
Adesso vado a portare un panino alla Bonino altrimenti crepa di fame. Dio che palle con questi radicali affamati !
E aspetta…tra poco ti porto un pacchetto a Londra contenente la mia giovane, odorosa passera.
Non incazzarti per l’eremita è stato un atto cristiano. Cerca di comprendere…… e non vendicarti
perché ti denuncio ai carabinieri….

La tua fedelissima Irene


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Eravamo davanti a David Caspar Friedrich e alla sua nostalgia dell’infinito. Sono affascinato dai pittori che riescono a produrre una luce particolare. E Schinkel, malgrado la sua ovvietà, è uno di quelli. Osservai il suo “Mattino e la luce del sole emergente da dietro una chiesa gotica”. Amo la luce in tutte le sue espressioni e fui incantato dalla luce di Gaertner nella Neue Wache, l’azzurro intenso cielo dell’estate di Hans Thoma (rovinato da puffi di nuvole), dalla luce di Luna di miele di Boecklin, che ricorda il lucore iperfisico e inquietante de L’Isola dei morti. C’erano parecchi quadri di Menzel, oltre un’orrenda testa di cavallo decapitato, e un bellissimo studio con frammenti di statue. C’era un grandioso e sofferto Sansone di Lovis Corinth. Poi vidi il volto di Heidi. Era il ritratto del pittore Pforr di Friedrich Overbeck, era proprio lei senza parrucca nera e testa rapata: Pforr era un agente della DIKE oltre che un appassionato di Graal e cavalieri. Filippo e l’eunuco di Hans Von Marèes mi ricordò Delacroix. C’erano quadri dei Nazareni, del Biedermeier Realismus, della Secessione, la rivolta artistica contro l’ortodossia prussiana. Jason era particolarmente concentrato su David Caspar Friedrich.
Era affascinato dalla sua struggente nostalgia verso le terre lontane dell’anima. Restò immobile alcuni minuti davanti al Monaco presso il mare. Lo capivo: non c’è espressione di solitudine più intensa di quell’immagine. Un cielo tempestoso, una desolata sponda, un mare oscuro, profondamente minaccioso, la solitudine dell’anima e il silenzio di Dio.
Ci sono quadri di Caspar David che non mi interessano perché volgarizzano la luce.
La Croce sulla montagna e Donna davanti al sole che tramonta sono, per me, classici esempi della banalizzazione della luce. Ma la luce rappresentata, espressa dal pittore mi colpisce in altre immagini: in Donna alla finestra, nel Viandante sul mare di nebbia (che mi fa pensare a Nietzsche), nelle Fasi della vita e nell’incredibile Naufragio artico.

Già la luce: sono sempre alla ricerca di questa luce che segnala la regione dell’Oltre.
Una luce iperfisica, irreale, increata, surreale, sofferta che, spesso, si manifesta come immanente nelle immagini stesse. Una luce particolare che ho sempre trovato nei pittori manieristi.
Pontormo mi affascina: il suo Giuseppe e Giacobbe in Egitto è un quadro metafisico per eccellenza e la luce delle immagini, la luce che fascia e contiene le cose e gli esseri è emanata dagli esseri e dalle cose stesse. Forse il terrore della mortalità, una paura che divorava il pittore, gli aveva aperto porte sconosciute. Quella è pittura metafisica, al paragone i quadri di De Chirico sono cose sbiadite. Questa luce non la trovo mai nei grandi pittori del Rinascimento ma nei pittori minori.
Nei frammenti, nei particolari, nei recessi, nei ricettacoli, negli anfratti d’immagini ignorate.
La trovo in Bacchiacca: nel suo Giuseppe che perdona i suoi fratelli, nel Macia di Beccafumi,
nella sua Storia di Papirius ove il pittore ha dipinto il suo favoloso albero Zen. Beccafumi è un pittore Zen di fiori ed arbusti. Questa terra lontana dell’anima la trovo nei recessi di Altdorfer, nei monti azzurrini e sfumati di Niccolò dell’Abate, nel metafisico quadrato di Parmigianino, nel Matrimonio mistico di Santa Caterina, ove si vede l’eremita che parla con la santa, nello specchio che riflette il volto della Venere di Velasquez, nel Girolamo di Patenier, nel Giovanni Battista di Cornelius Van Harlem, nei San Francesco di Zurbaran che emanano una luce obliqua e cianotica, nei porti di Gellèe detto il Lorrain, nella scomposizione diafana ed esplodente di Turner. E nei colori del Bronzino.

C’è luce e luce: il fuoco magico di De La Tour è infinitamente differente da quello di Wright of Derby. La luce di Zurbaran emanata dall’anima, dal fondo scuro dell’anima non è quella di Murillo o quella livida di Ribalta. Odora di sano nulla e ricorda Juan de la Cruz e la sua notte oscura dell’anima. C’è la luce serale del Canaletto di San Pietro in Castello, quella di Rembrandt che proviene dalla finestra in Anna e il cieco Tobia, quella stupenda di Peter De Hooch nel suo Uomo che legge e quella che emana dalla porta aperta verso il mondo nel suo Musical party.
C’è la luce interiore dei fiamminghi e di Gerard David, quella di Sassetta e il suo palazzo volante del sogno di Francesco, quella particolarissima del deserto di Giovanni Paolo.
C’è la luce nitida di Giovanni Bellini, quella che illumina la casa nel San Girolamo di Antonello da Messina, quelle di Dirk Bouts, la luce livida di Salvator Rosa, quella apocalittica della Morte su un cavallo pallido di Turner, quella iperfisica di Hans Holbain nella Donna con lo scoiattolo.
La luce di Bonnard nella transparenza fluttuante del Nudo nel Bagno e del Nudo contro luce quella tempestosa e piena di minaccia di Fougeron. Quella scarlatta del suicidio - cum - troia di Grosz , quella gialla e splendente dei bagnanti a Moritzburg di Ludwig Kirchner: un altro suicida.
E poi ci sono le grandi città metafisiche illuminate da una luce diafana, opalescente, limpida, azzurrina. Le città della nostalgia e della lontananza, raccolte nei paesaggi dello spirito, il Nord dell’anima oltre la terra dei beati. Le città metafisiche di Jan Breugel, le terre lontane di Bassano, i picchi azzurri di Garofalo, gli squarci di cielo di Correggio, le visioni metafisiche di Jan Van Dornicke nella Visitazione e la Fuga in Egitto, le rupi azzurrine di Lubin Baugin.
E poi i corpi distorti, come se provenissero da altri mondi, corpi che emanano nella loro stranezza una luce propria: quelli di Jan Baegert, di Hans Baldung, di Wolf Huber, quelli stranissimi del Cristo che lascia la madre di Altdorfer, quelli di Martin Van Heemskerck, quelli che scendono e salgono le scale di Pontormo, i corpi bislunghi ed emaciati di El Greco.

Certo sono stato un fanciullo ben strano: mentre gli altri si sparavano seghe sulle donne stupende del Playboy, io mi chiudevo con la Venere del Bronzino nel bagno, e mentre il Tempo da vecchio lenone sorrideva, dopo aver allontanato Cupido e la Follia, me la facevo in tutte le posizioni. E la chiamavo cara, amata, gloria, bellezza e le succhiavo tette, vulva, capezzoli, ombelico. E le accarezzavo la pelle tralucente, le baciavo le labbra da fiaba. Quante volte ho fatto piangere San Luigi Gonzaga e il bambin Gesù per le mie seghe, ma la Venere del Bronzino era di una trasparente, nordica bellezza. Non le resistevo. Un’altra bellezza che mi eccitava da morire era la Santa Agata di Sebastiano del Piombo, quella alla quale sadici carnefici strappavano i capezzoli con delle pinze roventi: tipico sadomasochismo cattolico. Polvere e cenere. La guardavo e mi veniva duro da morire. Neanche siamo nati e già siamo perversi: è il peccato di Adamo che ci ha fottuto ma che ci ha anche dato un grande Salvatore. Crescendo ho avuto un altro amore: l’adultera di Tintoretto.
Una figura leggiadra che si solleva, quasi naviga nella pesantezza, una figura di grande eleganza e raffinatezza che rompe l’oscurità del cerchio tenebroso dei discepoli intorno a Gesù che ricordano più che gli apostoli i frati lugubri della Santa Inquisizione. Quella visione ha danzato nella mia giovane mente per anni. Il Cristo immerso nella sua oscurità e le cose che emergono dallo sfondo nero del nulla per concedersi tintinnanti, baluginanti all’apparenza. E quella figura danzante, oscillante nel mare d’oscuro del nulla mi faceva morire. Adoravo quella donna infedele che sfiorava la terra e si librava verso il Cristo afflitto e stanco quasi a dire: la castità non serve a niente, Kurie, io sì che posso lenire. E in fondo non c’è niente da perdonare. Guarda come sono incorporea, eterea, guarda come danzo sulla gravità oscena dei tuoi santi. E forse io ti potrei curare dalla tua ossessione dell’anima immortale. Dalla menzogna del Dio d’amore. Inchinati davanti alla mia gloriosa lievità. Piegati davanti alla mia folgorante caducità.

Per l’arte io sono stato come il perfido fanciullo - guardone di Eric Fischl, un pittore americano che dipinse nel 1981, un quadro incantevole. In una stanza, con verdi pareti, ove il sole penetra attraverso le persiane, su un letto coperto da un lenzuolo celeste c’è una donna nuda e stupenda che mostra la vulva ad un bambino, che sembra avere dieci anni. Il fanciullo è appoggiato ad una credenza con una fruttiera ricolma di frutta e guarda la donna, che potrebbe essere sua madre, con grande attenzione. La donna appare eccitata e pronta ad essere cavalcata. Il quadro è di grande intensità erotica e fa pensare ad un evento edipico: profondamente ambiguo e dissacrante.

Io sono il fanciullo e la donna è l’arte.

Mi sono innamorato delle donne di Tiepolo, delle grassone di Rubens, della Santa Teresa trafitta dal dardo dell’angelo, di una infinità di madonne, di un esercito di sante, di legioni di troie e ho anche copulato con sfatte ciccione. Guido Reni mi ha fottuto l’immaginazione producendo due capolavori che mi hanno soggiogato l’immaginazione per anni. Susanna e i nonnettizozzi e le figlie - troie di Lot. Il quadro delle figlie di Lot è stato una vera ossessione: immaginavo le due troiette accanirsi sul vecchio incitrullito dal vino, toccargli il pippo per farglielo indurire, e poi somministrargli una vigorosa succhiata. Le vedevo salirgli sul molle pancione per godersi la sofferta erezione. Le immaginavo eccitarsi a vicenda. E poi urlare per il piacere dell’orgasmo. E il vecchio sapeva e taceva facendo finta di essere ubriaco. “Signore ero fuori di me!” deve aver gridato al Dio degli Eserciti. E Jahvé deve avergli risposto: “Fuori di te? Puttaniere incestuoso di merda!”
Nella maturità ho variato. Dopo la cotta profonda con l’elegante, fluttuante adultera, il mio più grande amore, passai dalla fanciulla che dorme di Balthus, che non è una delle solite minorenni,
alla gloriosa moglie di Bonnard, che si lavava sempre e aveva l’ossessione della pulizia come mia madre. L’immagine della donna del Nudo contro luce è qualcosa di grandioso.
Il corpo ondeggia nello sfaldamento del riverbero. L’apparenza si svela attraverso il tralucere, il trasparire solare lascia che le cose si manifestino ai nostri occhi mortali.

Finita la visita di “Spirit of an age” e dei suoi pittori prussiani, procedetti con Jason verso la vecchia National ristrutturata che non avevo visto da anni. Davanti alla Castità di Giovanni Battista Moroni ci fermammo. Due tette iperfisiche ci confrontavano manifestandosi prepotentemente da una tunica verde. Alla faccia della castità pensai e, ripresomi da tanta magnificenza, chiesi: “Ma sei veramente ateo, Jason?”

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Dai Marcello….forza amore….non venire….non ancora….dai amore….forza….sono la tua zozza… la tua vacca smutandata - borghese…..dai amore…..aspetta…aspetta….amore… il telefonino…. fermo è mio marito.. fermati ….dai levami stà nerchia da dietro….ciao caro….pareggia….e mi dispiace…Agnelli ? E’ lì vicino? Lo hai incontrato? Dove sei? Sotto la S di Service in tribuna….ma ti si vede ? Chi sa quanti voti ti becchi co stà trovata…si è magnato un rigore….ma perché glieli fanno tirare?….Li sbaglia sempre ed è pure di sinistra….la Roma perderà…vai sicuro…..ma quale fiatone….sono corsa per le scale….dove sono?…A casa di Ippolita…si….il marito non si sentiva bene….ma quale Cavazzi ?…Falla finita con il Cavazzi….quando torni ?
E che fai stasera…..hanno preso un palo? Inzaghi? Oh Dio….che urlo…stì terroni tengono duro….però…..ma Agnelli che ti ha detto? Nulla? Ma non puoi fare amicizia con l’avvocato? Si…un gran signore….va bene non incazzarti….a più tardi…quanto manca ? Sta finendo?
Ciao amore…ciao!
Uh…che palle….Marcello…un istante….aspetta e riprendiamo…. ma come mentre parlo con mio marito mi strusci il cazzo sulla bocca? E non ridere stronzo….se mio marito è patetico… allora la tua Wanda Osiris ?….Si così lo chiamano i rifondaroli….si….Bertinotti con il suo vestitino
all’inglese e l’astuccio appeso al collo…..lui si che è patetico…Il subcomandante del cazzo….si… incazzati….siete dei cavernicoli politici…ecco che siete….si….Bettino era un grande statista….che vuoi che faccia mio marito a Torino? Il cretino…il leccaculo…è un baciapile riciclato….ecco la mia vita….e ancora la mena con il Cavazzi….se sapesse di te…Dio…mi ucciderebbe…
che vuoi…si che fa male da dietro…e poi te lo meriti? Te lo meriti? E dai…vai….prova… porcone rosso…. piano… all’inizio delicatamente….non hai un po’ d’olio? Prova con lo sputo…si vai…. ecco…. gentile….ecco…brucia un po’…si…vai Marcello amore mio….vai !!!!!!
Vai!!!!………..Vaiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!


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3.05.2001

Caro Zeno,
Le tue analisi della pittura mi commuovono sempre perché il tuo sentire è molto vicino al mio. Ripensando a Friedrich, anche io detesto quella luce fredda e banale di certi quadri che risultano freddi e privi di emozione. Ricordo il Naufragio per il suo carattere geometrico, astratto, moderno. E Il viaggiatore sopra il mare di nebbia, perché amo l'atmosfera romantica dello spleen e della ricerca del sublime, dell'infinito nel silenzio e nella solitudine dei paesaggi nordici.
Ma quello che amo in modo particolare sono i manieristi, ed è in loro che sento un vero e profondo struggimento nel sublime. Ricordo che quando studiavo i pittori del ‘500, quello che mi colpiva enormemente e mi stupiva era la loro ribellione alla tradizione, alle forme perfette e naturalistiche del rinascimento, era il loro voler uscire a tutti i costi dall'armonia di quelle forme, e dal rigore della prospettiva. Sembravano godere di questa libertà: ricercavano la disarmonia nella deformazione dei corpi, nella scoperta di nuovi equilibri e nuove combinazioni, nella ricerca di una luce astratta e spirituale. Non si trattava più di esaltare lo spazio geometrico, ma si trattava di cogliere una spazialità nuova. Nella pittura manierista, emerge sempre una profonda sofferenza, espressa nei corpi contorti, nei volti contratti, nelle pennellate sfuggenti, nelle atmosfere notturne. A volte sembra di sentire grida, lamenti e sospiri uscire da quelle bocche semiaperte. Non c'è più la luminosità rinascimentale, fatta di luce diurna, ma prevale l'ombra, l'oscurità, o comunque la luce ha un carattere tutto metafisico, non è una luce naturale. In particolare tra i manieristi e tra i pittori di fine secolo amo Pontormo, Rosso Fiorentino, Beccafumi, Tintoretto, El Greco.
Quello che mi affascina dei pittori del trapasso dal Rinascimento al Barocco è questo loro coraggio di spalancare le porte dell'abisso; in un certo senso decidono di abbandonare le sicurezze della ragione e della razionalità rinascimentale, dell'ethos, per entrare nel mondo dell'irrazionale, della rappresentazione visionaria, del pathos, e cominciano a sondare l'anima, con i suoi incubi e turbamenti. Il cielo bianco delle volte delle chiese rinascimentali romane, si squarcia e prorompono angeliche e infernali cascate di angeli, come quelle dei fratelli Zuccari e più tardi quelle del Baciccia. La fantasia si scatena, si gioca sul vuoto e tutto diventa un ricercare di forze e di nuovi equilibri, e questo ricercare sarà poi l'essenza del barocco, la cui ispirazione fondamentale è l'horror vacui e la ricerca di Dio…

Ines

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Steve Bell, un vignettista del Guardian, immagina sempre il giovane Bush come un Orangutan appeso ad un albero, con una banana e delle pistole alla cintura. Una specie di scimmione - cow boy che gioca con le cose del mondo. Siamo proprio finiti bene: l’usurpatore si sta inventando lo scudo spaziale per difenderci dalle pernacchie di Pyongyang. Avremo laser montati su aerei in volo che colpiranno le scorreggie arrugginite di Saddam. Una difesa navale che annienterà nell’atmosfera i missili di Ghedaffi. Missili americani che annienteranno da rampe mobili, con guida radar, i missili dei Taliban. Patriot si alzeranno in volo per abbattere i razzi dei Mullha iraniani.
Altri missili guidati da radar situati su aerei colpiranno i caccia e i razzi dei palestinesi provenienti dalla striscia di Gaza. Siamo a posto. Non dobbiamo più temere. I WASP statunitensi hanno fatto un trapianto notevole hanno esportato un buco di culo dal Texas e l’hanno inserito nella Casa Bianca. Ma l’usurpatore (perché in effetti di elezione rubata si tratta) vede le schiere dei suoi sostenitori assottigliarsi ogni giorno. L’uomo bianco si dirada. La negritudine e il meticciato avanzano. Saremo inghiottiti dagli Untermenschen di colore. I bianchi hanno perso la maggioranza in 52 città su 100. I negri sono al 12,3 % della totalità della popolazione, gli ispanici hanno raggiunto il 13 % , gli asiatici il 3,6%, gli indiani di America lo 0,9% (poveri cristi…) e le altre razze il 5,5%. L’uomo bianco che ha devastato il mondo, succube della volontà di potenza, si sta finalmente estinguendo. O almeno sta rapidamente scemando; infatti, nel 2050 gli ispanici, gli asiatici e i neri saranno il 50% della popolazione americana.
Baby Bush, lo scimmione di Steve Bell, è il candidato dell’uomo bianco. E’ l’espressione trionfante del white nigger, il white trash. E’ stato il voto bianco che ha fatto vincere Bush oltre agli imbrogli della Florida. Questa è stata la divisione del voto nell’ultima elezione: bianchi 82%, neri 10%, ispanici 4%. L’aspetto interessante è che le donne bianche si sono divise tra Bush e Gore.
Il 49% ha votato per lo scimmione, il 48% per il deficiente che non ha saputo sfruttare il momento magico dell’economia. E mentre l’elettorato delle donne bianche si è diviso quasi in parti uguali, il voto dell’uomo bianco, il white nigger americano, è andato al 60% a Bush e al 36% a Gore.
I neri hanno votato al 90% per Gore e all’8% per Bush. Gli ispanici al 62% per Gore contro il 35% per lo scimmione. I cattolici hanno dato il 52% del voto al repubblicano contro il 45% del democratico. E non si smentiscono mai, poverini. Quelli che guadagnano montagne di soldi hanno votato per Bush che li ripagherà abbondantemente. Quelli che guadagnano oltre 100.000 dollari all’anno hanno votato, ovviamente, per il repubblicano al 53% contro il 43% per il democratico (e in un senso sorprende l’alto voto di Gore). Quelli che guadagnano sotto i 15.000 dollari, quindi bazzecole, hanno votato al 53% per Gore e al 43% per Bush (e questo è veramente sorprendente.)
I poveri non finiscono mai di sbalordire.
E i giovani ?
Il voto dei giovani si è diviso con una leggera tendenza verso Gore 48% a 46%.
E questo fa profondamente riflettere.
Sorprendersi? Questa sinistra è perdente ovunque e i giovani la rifiutano.
Quando Luzzati ha estratto il coniglio bianco dei soldi della Mediaset dal suo cappello di pagliaccio e Berlusconi ha dato di fuori da matto, i DS si sono sbrodolati sui loro golfini di cachemire e prontamente hanno mandato un preciso messaggio al comico: guarda che se scassi ancora le palle con questa stronzata te la chiudiamo noi quella trasmissione di merda…..ti stacchiamo la spina…..
Ha ragione Montanelli: turarsi il naso e votarli. Ma solo per non vedere i fascisti e Mediaset al governo. E mentre lo scimmione e Berlusconi imperversano; contro il mare di consenso per il capitalismo americano e nostrano si leva la voce del popolo di Seattle. Animalisti, operai, anarchici, disoccupati, lumpenproletriato cosciente, mignotte, sieropositivi, lenoni illuminati, gay, baldracche, senza terra, indigeni massacrati dalla storia, il subcomandante Marco e le sue armate che non sparano, Jose Bove, Joao Pedro Stedile, Saramago, Chomsky, Shiva, Clarke, Rifkin, Klein, l’AFL-CIO (con il suo esercito di 13 milioni di iscritti), Amnesty International, Greenpeace, il WWF, Ralph Nader (che sarebbe stato un grande presidente), i sacerdoti della teologia della Liberazione, Jason, le ex-suore come Ines, il rifondarolo Michele Vinci, gli assassini professionisti di DIKE, Plato, Orione, il gatto Osei e le mignottelle pervertite - che sparano seghe ai vecchi - elevano un coro di rabbia e di protesta.


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“Si sono ateo…” risponde Jason.
“Ho sentito il tuo limpido sermone…”.
“Quello serve a curare le menti ferite…”.
“Quindi non credi in nulla?”
“Assolutamente no…curo con le mie parole… in quello credo…la menzogna è salutare data la condizione umana…”
“E quella gente che ti ascolta lo sa?”
“Solo la mia donna…”
“E viene ad ascoltarti?”
“Incredibilmente curo anche lei…”
“Ma lei crede?”
“Si…”
“E perché Eckhart?”
“Perché il suo linguaggio è luminoso…”.
“E rimarrai nella Chiesa?”
“E che altro posso fare alla mia età, lavorare in fabbrica?”
“E la fede è svanita….improvvisamente?”
“Improvvisamente….come l’amore verso una donna…un giorno la ami e un altro giorno è tutto finito…non la ami più…”
“Ed Eugenio se la ride…”
“Lui ride di tutto…..il riso cura…”

Eravamo davanti al Tintoretto. Cristo lavava i piedi ai discepoli.
Il Signore emergeva da una sostanza in parte ombrosa, in parte densamente scura che dava vita alle cose. Le immagini originavano dalla tenebra ed avevano orli luminosi. Era come se si stagliassero
da quella fonda oscurità. Tutta la volgarità trionfalistica tridentina, tutta la pesantezza polverosa del cattolicesimo non aveva nulla a che fare con la natura delle immagini. Dal fondo nero si stagliavano le cose. La natura in Tintoretto è sempre un minacciare di tempesta. Sovrasta. Gli uomini appaiono aggrottati e fluttuanti. Sono pesanti, ma nello stesso tempo, oscillanti come ombre nere. Improbabili ambienti neoclassici ospitano la fluttuante pesantezza dei corpi e delle cose. Il cristianesimo è un pretesto. Un’arcana luminosità lascia manifestare le cose dall’oscuro. Robusti è alle soglie della modernità, come El Greco, come certi quadri di Tiziano. La sostanza si libera dalla rigidità e fluisce.

Jason dice: “Ho letto qualcosa di Sartre sul Tintoretto. Parlava della pesantezza che passa i limiti e gioisce di se stessa. Qualcosa riguardo l’angelo che esagera e che Dio, dopotutto, non è così pesante. Devo essere sincero…dopo quello non ho capito niente…”.
“Delle volte il linguaggio filosofico è offensivo per la sua stupida impenetrabilità….ma Eugenio è più comprensibile…”
“Eugenio…mi ha torturato per anni a causa della resurrezione dei morti e poi cerca di spiegare il Geviert heideggeriano….. dico….uno si libera dall’illusione e ci riprecipita dentro…. cielo, mortali, terra, divinità e la più profonda essenza della patria… lo credo bene che i neopositivisti lo credevano pazzo…. mica c’era tutto con la testa Martin…”
“Venerdì ci sarà questa famosa cena…”
“Con preti spretati e monache fuggenti… scommetto che è una bellezza a letto la tua monaca…”
“Per nulla male…ricordi la storia di Lot e le sue figlie?”
“Anche la mia donna viveva una vita casta… ma quando si aprono al mondo…”
“Non le fermi più…”.

Il pianeta rotea.
La Bonino si è ingoiata una ventina di tramezzini e tra una coca - cola e un famelico morso ad un “pomodoro, basilico e mozzarella” ha detto: sono viva ma la Democrazia è finita.
Sofri ha massacrato, crudelmente, il digiuno dei radicali. Per prendere un 2% rischiano la pelle. Stanno arrestando BR a tutto spiano. Agnelli ci aveva informato che non siamo il paese delle banane ma delle albicocche. Celentano, che passeggia e se la spassa con il risorto Gesù, invece, ci ha elargito alcune micidiali stronzate sui trapianti. La Roma trema. Tra poco subirà l’assalto forsennato dell’espressione calcistica del grande capitalismo italiano. Dodici milioni di bambini sono senza casa. Venti milioni i piccoli senzatetto. Ogni anno 10.000 piccoli saltano per aria a causa delle mine. Sei milioni sono feriti o invalidi e 300.000 sono attivi come soldati nelle varie guerre.
Il caso Vacca procede: Raggio ha una nuova carta da giocare e il Messicano trema.
David Icke ci ha spiegato la natura degli autentici dominatori del mondo: un’élite tenebrosa governa il pianeta e discende geneticamente da una razza di lucertole lunghe dodici piedi. David, che è il figlio di Dio per non confonderci, sostiene che questa segreta élite dominante di lucertole bevitrici di sangue umano ha a che fare con il dominio degli ebrei sul mondo.
Lucertole = ebrei? No signore.
Le lucertole hanno generato gli ebrei che hanno stabilito l’egemonia sul pianeta?
No signore.
E allora ?
Allora pagate 60 dollari e ve lo spiego.
Teatri pieni di gente ad ascoltare Mr. Icke.
E chi si agita?
Ma i nazisti di Combat 18, signori!.
E chi sta muovendosi tra i nazisti di Combat 18?
Ma la bella Heidi – Pforr - Mayer.
Ne sentiremo delle belle.