17. L’armatura di Giada

Quando attraverso i tre parchi comincio da Wimbledon Common, dal mulino a vento, scendo verso il lago, costeggio il cimitero di Putney Vale, arrivo presso una gran croce e un vasto spazio di campi da gioco. Supero il Beverley Brook, attraverso un ponte sospeso su un traffico infernale ed entro nel parco di Richmond dal Robin Hood Gate. Mi avvio verso due piccoli laghi che chiamano Pond e proseguo verso Jubilee Plantation. Osservo i camosci e i cervi che ruminano pacifici e m’inoltro verso Bog Gate, una piccola uscita. Esco dal Bog Gate, costeggio il cimitero di Barnes e attraverso il terzo Common: quello di East Sheen. Sbocco su una strada chiamata Sheen Road, la seguo e dopo aver percorso The Quadrant raggiungo la stazione di Richmond.
Una passeggiata stupenda e silenziosa. Delle volte, se ho tempo, procedo per Kew Garden, visito i giardini e poi prendo la District Line per Earl’s Court e Wimbledon. La stranezza è che mi trovo sempre in mezzo ai cimiteri. Gli unici posti ove il mondo moderno non ti schiaccia con il suo osceno clamore sono i boschi, le chiese e i cimiteri, in quei luoghi trovo pace. Ieri avevo seguito con attenzione un programma sui fantasmi. Esistono degli “acchiappa fantasmi” autentici che hanno creato nuove macchine. Erano riusciti a filmare, in una casa spiritata, delle luci che si muovevano come delle scintille e che sembravano avere una vita propria e vagavano per le stanze.
Nei vani dove erano riportati eventi paranormali, queste macchine indicavano presenze che si manifestavano sullo schermo come una danza d’energie. Condizioni particolari, in special modo campi elettrici peculiari sembrano favorire il prodursi di questi strani fenomeni. Campi d’energia particolari permettono fessure e passaggi dimensionali o manifestazioni psichiche dei viventi che sono interpretate come eventi paranormali. Insomma qualcosa in quelle case avveniva e questo è fuori dubbio. Anche un materialista ateo può accettarlo. Altri “acchiappa fantasmi” frequentavano di notte i cimiteri e raccoglievano voci nei registratori e le analizzavano con dei computer con un programma apposito per decifrarle. Risultava che le entità presenti dicevano cose assai strane.
Una voce era alla ricerca disperata della sua stele che era stata rimossa quando avevano ristrutturato il cimitero. Un’altra urlava la parola: “ Busted !” , “fallito!”
Un’altra lamentava una grande tristezza - e mi fece una notevole impressione - “I’m so sad…” –“Sono così triste”- mormorava. Altre voci cercavano di allontanare gli intrusi.
Si sentivano dei ruggiti come minacce provenienti da distanze stellari che raggiungevano appena lo spazio - tempo. L’impressione che ho avuto era come se qualcosa che esistesse, nella sua peculiare maniera, in un’altra dimensione, cercasse di allontanarsi dai vivi o comunicare con essi.
Ma quale era la natura di queste entità? Originavano dalla nostra psiche? Erano spiriti dei morti o sostanze residuali psichiche che manifestavano un rimasuglio di vita? Erano ombre adiche senza un’autentica coscienza come le anime - larve che incontra Odisseo? Qualcosa avveniva, ma cosa?
Mentre attraversavo il parco e guardavo gli austeri cervi pensavo: ma com’è possibile che dopo una vita sofferta, dopo una vecchiaia penosa, finisci attaccato alla tua stele e abiti un cimitero
abbandonato? Che universo - mondo è questo? Immaginavo un Fantozzi ministeriale, un archivista di quarto livello del catasto comunale, morto dopo una vita ricolma di nulla, di Milan, di Ferrari e di Pippo Baudo, che se ne stava presso il suo loculo a conversare con gli altri cari estinti per l’eternità attendendo i fiori settimanali della consorte baffuta che, nel frattempo, stava concedendo amore e chiappe ad un altro cavernicolo. Un’idea da degenerati. Ma qualcosa resta, mi dicevo. Ma cosa resta? Pensavo alla madonna d’arenaria contratta in sé che stringe nel grembo il piccolo che si è fuso nel suo petto. Pensavo: forse un demiurgo gnostico governa l’universo e forse le nostre ombre sono veramente abbandonate ad una forma di pseudo esistenza umbratile.
Ma cosa ruggiva? Eravamo schiavi di un potere demiurgico? E che cosa è lo gnosticismo e il suo concetto del dio demiurgico?


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Ma mamma….nessuno l’ha obbligato a sposarla….ma si…muore di fame….fa lo sciopero della fame come Pannella….è un complotto di Moon…dici ? Boh!…non l’ho capito? Ma si…la poveretta è innamorata…ma che c’entra il diavolo? E tu zitta Stupida!… non capisci i tormenti d’amore….e dai…è successo una volta Evaristo….si mamma….va bene… ma lasciarla morire di fame non mi pare giusto….va bene ma all’amore non si comanda….ma si è una puttana….e tu fai una bella novena con le tue amiche….eccola che comincia l’altra……su non fare incazzare tuo padre….ma si…i carri armati e Cossiga…dai Evaristo ti ci metti pure tu….ma si…sfasciamo tutto….hai sentito Evaristo? E’ dalla parte dei Black Bloc….bella figlia degenerata….ecco cosa sei….e con chi vai all’Elba? Cazzi tuoi ?…No… anche miei….se permetti….sono solo tua madre… e si… sfasciamo tutto perché i bambini muoiono di fame in Etiopia…certo….per la fame del mondo dobbiamo rompere le vetrine dei fiorai….mi pare giusto….e che c’entro io con la fame nel mondo? Va bene mamma….non ricominciamo con Milingo….ma si l’ha corrotto e sedotto….ma a me pare che quel vescovo giochi con il diavolo…si vai al Divino Amore….prega per il povero Milingo… ma perché camminate a ritroso mentre pregate….siete buffe… si ma prega anche per la moglie di Milingo….si cocco….l’amore è così: non lo controlli….possibile che ogni volta che viene fuori una cosa riguardante la passione devi menarla con quella infantile scappatella….hai rotto….hai rotto… e ora che c’entra la bomba a Bossi…ma si gli hanno fatto un favore da niente….è il nulla assoluto… eccola che ricomincia….ma si dovevano ammazzarlo…e lascia perdere la caccia che fai incazzare tuo padre….Va bene leggi cos’è? La lega Anticaccia? Tuo padre da di fuori….sentiamo….


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Lo gnosticismo è la risposta al problema del male nel mondo.
In essenza è così: non posso immaginare che il male scaturisca da un Dio infinitamente buono, quindi questo Dio, lo trasferisco oltre l’opacità del mondo materiale, e, facendogli trascendere la materia, lo rendo innocente di tutto l’orrore che vedo. Lo pongo in un mondo invisibile che è lontano dalla materia. Il Dio gnostico non ha nulla a che fare con il mondo ed è puro e assoluto bene. Gli gnostici chiamano il mondo luminoso dal quale originiamo: Pleroma, che sarebbe la pienezza della divinità. Valentino, non il sarto, si sbizzarrisce ad immaginare quindici paia di poteri spirituali nella pienezza luminosa del Pleroma. Ma Valentino è letale perché complica una visione sublime facendola crollare nell’incomprensibilità. Il Dio dell’abisso silenzioso sovrasta ed è allo stesso tempo il centro del Pleroma. A causa della sua natura, questo Dio primordiale fa scaturire dal suo silenzioso abisso luminoso, come emanazioni, una teoria di archetipi. E questi archetipi, a loro volta, proiettano altri archetipi. Man mano che procedono dal padre, queste emanazioni, come cerchi concentrici provocati dalla caduta di una pietra su immote acque, raggiungono un grado di intensità sempre inferiore. Siamo nella pura poesia metafisica.
Una di queste emanazioni periferiche, ai limiti dell’impero di luce, che gli gnostici chiamano Sofia, cerca disperatamente di ritrovare il suo padre luminoso, la luce originale, e si agita smodatamente nel cercarlo. Il padre lontano è simile ad un vecchio imperatore che non segue con attenzione, data la sua natura e l’immensità dell’impero, quello che avviene nelle lontane province e i governatori delle province godono di una grande, ontologica libertà.
Lo struggente desiderio di Sofia - poiché non può comprendere l’imperscrutabilità del padre - sbilancia il Pleroma. Sofia decide, come la moglie di Lot di guardare verso ciò che non è lecito guardare. Fissa gli occhi verso l’abbagliante luce del padre e, a causa dell’insostenibile potenza della luce, è costretta a volgere le pupille ferite verso l’abisso del nulla: da lì, in breve, scaturisce l’orrore dei mondi. A causa del casino creato dalla nostalgia struggente di Sofia, il padre emana due nuovi archetipi: Cristo e lo Spirito Santo; e il racconto iperfisico si complica. La sostanza senza forma, che si allontana come una galassia fuggente dal Pleroma, crea la materia attraverso l’angoscia della separazione e dell’alienazione. Si potrebbe dire che la materia è il concretizzarsi dell’orlo della luce estrema. Il mondo si forma da anima, spirito e materia. Per risolvere il problema creato dal suo metafisico errare, Sofia crea un demiurgo per mettere ordine nel caos scaturito dal suo devastante desiderio. Il demiurgo è un povero Dio. Un’imitazione miserabile del padre lontano. Abbiamo quindi un Dio e un antidio che è un opaco usurpatore della luce originale.
Il demiurgo è Jahvé il dio biblico che gli gnostici chiamano Jaldabaoth. Lo pseudo - dio, nel suo terrificante sogno ubrico imprigiona lo spirito nella materia. Il dio creatore dei cristiani e delle religioni monoteiste crolla, secondo Valentino, a livello di un imbroglione metafisico che si vanta di essere l’unico Iddio. E il Jahvé che necessita dell’infinita ecatombe animale nel suo tempio fa pensare a uno scialbo usurpatore. Se uno pensa religiosamente e razionalmente al problema del male la scelta gnostica può diventare un’opzione obbligata. L’uomo è una scintilla divina intrappolata nel mondo demiurgico. Può trovare salvezza solo attraverso la conoscenza e non attraverso la fede. L’uomo pneumatico, spirituale ma non quello materiale può raggiungere la salvezza. Lo gnosticismo sarà massacrato dalla Chiesa emergente. La statua di tufo sulla povera tomba violata, mi fa pensare a Sofia disperata. Il piccolo: al rimasuglio di luce che Sofia cerca di strappare alle tenebre.


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Novità in arrivo per i cacciatori: da questa stagione venatoria si potrà sparare a storno e passero, le specie considerate (a torto) più dannose per i raccolti. Per il momento hanno questa possibilità soltanto i cacciatori delle regioni che hanno approvato una legge in deroga al divieto: Toscana,
Liguria e Piemonte. Ma nei primi giorni di settembre, il Ministro per le Politiche agricole, Gianni Alemanno, presenterà un decreto capace di disciplinare la materia: ossia un provvedimento che regolamenta definitivamente la direttiva Cee 409/79. Con quel decreto, tutte le regioni
che riterranno di dover intervenire, potranno fare leggi ad hoc. Quest'anno, con il governo di centrodestra, perfino la Toscana, da sempre guidata dal centrosinistra, ha provato a varare una legge per permettere di sparare al passero d'Italia, alla passera mattugia e allo storno, considerato
addirittura "devastante". "La nostra è una provocazione e vogliamo vedere come risponderà il governo", aveva dichiarato in aula Tito Barbini, diessino, assessore all'agricoltura. La risposta è arrivata per bocca di Lorenzo Zirri, responsabile nazionale dell'ufficio caccia di Forza Italia e
capogruppo azzurro nel consiglio regionale toscano. Dice Zirri: "Il consiglio dei ministri, nell'ultima seduta prima delle vacanze, 9 agosto, ha rinviato l'esame della nostra legge e, per quanto ne so, anche di quelle della Liguria e del Piemonte. Risultato: le leggi passeranno per decorrenza dei termini". Perché? Zirri continua: "Il motivo è semplice. Non avrebbe avuto senso respingere le leggi regionali già approvate, dal momento che a settembre il ministro Alemanno, d'intesa con Matteoli, presenterà il decreto che metterà un punto fermo sulle deroghe per la caccia. Vuol dire che il governo Berlusconi, in pochi mesi, sta facendo quello che i governi di centrosinistra non sono riusciti a concludere in sette anni".

E allora cosa è successo?
Il Governo il 9 agosto ha respinto la legge toscana? E quella ligure sarà esaminata il 30 agosto?
Beh si….Evaristo…avete fatto una figura di merda…..eccolo che dà di fuori….Dio che famiglia
io esco….


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Qin Shiuangdi è il Primo Imperatore. E’ l’unificatore della Cina. E’ colui che unisce il regno e che mette fine al tempo infausto dei Regni Combattenti. Il regno di Qi è la Prussia della Cina.
O meglio: la Prussia è il Regno di Qi della Germania. Militarmente Qi è Sparta e Qin Shiuangdi è il principe di Macchiavelli fatto carne. E’ Stalin, Hitler, Mao, Ivan il Terribile, Federico II di Prussia e Alessandro in un’unica persona. E’, anche, un po’ Pol Pot, se ce l’avesse fatta e il Vietnam non avesse scassato i minchioni.
Il Primo Imperatore accede al trono nel 246 quando ha solo 14 anni. All’inizio è consigliato dal mentore Lu Buwei, che segue una politica moderata, ma quando Lu Buwei cade in disgrazia, nel 237, gli succede Qin Shiuangdi che sceglie soluzioni alternative e radicali: la conquista armata e l’egemonia brutale prevalgono.
Cos’è il legalismo?
Il legalismo è una dottrina, di una scuola di pensiero cinese, che postula l’abbandono di soluzioni etiche per l’assolvimento dei problemi istituzionali dello stato. E’ l’essenza della tirannia e del dispotismo. Lo stato prevale sui diritti del singolo poiché conta solo la collettività. Ciò che ostacola la necessità dello stato è inesorabilmente spazzato via. Il Qi fa sua questa filosofia legalista che prevale sul Confucianesimo e sul Taoismo e la applica spietatamente.
I Confuciani diventano un impedimento, e, nel 213, dopo violenti contese con i filosofi, l’Augusto Imperatore dà inizio, come i piromani dei boschi, ai roghi dei libri, arde tutti i volumi meno quelli tecnici: che sarebbe come bruciare le opere di Nietzsche ma conservare “Windows 98 spiegato ai deficienti”. Più tardi una passione per i roghi si svilupperà anche nella luciferina psiche del Führer, uno dei grandi allievi del monarca orientale. Incenerisce tutto il tiranno: libri di storia, di letteratura, odi e fa un’autentica Polpottata - una polpetta cambogiana, se così si può dire -: per risolvere il problema con i noiosi accademici confuciani, l’imperatore del Qin ne seppellisce 460 vivi. In soldoni annienta l’intellighenzia. Qin Shiuangdi crea, quindi, uno stato implacabile e autoritario che - con una cavalleria di tipo occidentale e con armi di ferro - procede alla conquista dei Regni Combattenti, che non sono in grado di opporsi e, risultano assurdamente, incapaci di creare un fronte unitario. Cadono Han nel 230, Chao nel 228, Wei nel 225, C’hu Yen nel 223, Chi 221. Il Qi ha messo fine al periodo dei signori della guerra che si combattevano ininterrottamente dal 403. Il Primo Imperatore ha unificato la Cina e impone un’egemonia selvaggia sui territori conquistati. Attraverso una struttura monolitica e spietata devasta il feudalesimo dei regni.
Annienta l’aristocrazia ereditaria - come nello stato di Qi: dove la vecchia aristocrazia era già stata eliminata - e istituisce una rigida burocrazia che origina da una rivoluzione meritocratica.
Il sistema del Qi si estende a tutto l’impero dopo la conquista. Con un codice penale selvaggio, costituito da dodici forme di mostruose punizioni, controlla il popolo: non si scherza. Unifica pesi e misure. Completa la grande muraglia. Crea una fitta rete stradale. Crea un unico sistema di scrittura. Disarma gli abitanti dei paesi conquistati e con le loro armi forgia statue e campane. Deporta 120.000 famiglie aristocratiche a Shensi. Ricostruisce la sua capitale: un gran palazzo e 270 nuove residenze (mi ricorda il sogno di Speer e Hitler: Berlino capitale del Reich.)
Per materializzare i suoi sogni utilizza una forza lavoro di 700.000 uomini. Colonizza territori barbari conquistati. Crea una moneta unica, rotonda con un buco quadrato in mezzo, che rappresenta il cielo e la terra. Divide il paese in 36 governatorati (che diventeranno più tardi 42)
a loro volta frazionati in distretti e prefetture. Estende la proprietà privata a tutti i territori.
La rivoluzione culturale del 1966-1976 lo esalta come un grande statista progressista.



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21.08.2001

Caro Zeno,
stamani mi sono svegliata con un sogno, dopo il tuo racconto riguardante il cimitero di Wimbledon. Ero venuta a trovarti a Londra. Era una giornata piovosa e grigia, ma la mia ansia di attraversare i tre parchi era grande e, nonostante il tempo, siamo partiti. Volevo incontrare gli spiriti del bosco e vedere i cervi immersi nell’erba. Al ritorno ci siamo fermati al cimitero di Gap Road, mi hai mostrato la madonna d’arenaria e ti sei seduto sotto la pioggia scrosciante. Il cimitero era devastato, e tu continuavi a chiederti scuotendo la testa…ma chi può compiere simili atti di scempio?…chi non ha rispetto del silenzio dei morti? La pioggia cadeva e ci scivolava attraverso i vestiti, come il mare di lacrime che quel posto esprimeva. Io, in piedi, immobile sotto l’acqua scrosciante, riflettevo tra me, e ti rispondevo in silenzio: le anime vigliacche del mondo moderno...i ciechi di spirito compiono simili atti…si, il mondo moderno scansa la morte...ne ha paura. Quello che trovo più orribile è la paura di invecchiare, la smaniosa ricerca di un elisir di giovinezza e il gene che non fa morire il corpo. Questo è il vero orrore, questo vuol dir morire: rimanere perennemente in vita in questo corpo, come in una tomba eterna. Ma non ci accorgiamo che la vecchiaia invece dà al volto umano un fascino particolare: le rughe conferiscono austerità, lo sguardo diventa spirituale, il corpo nervoso ed energico, la mente più lucida e saggia.
In vecchiaia, è come se lo spirito lentamente emergesse dal corpo, dalla carne, dalla pelle, dalle ossa, dai capelli. Emerge e mentre emerge lo distrugge, lo dissolve lentamente, lo consuma, se ne nutre e se ne libera per sempre. Tu non sei vecchio, Zeno, hai solo 48 anni, ma qualche ruga l’hai, e quelle rughe che hai attorno agli occhi le osservo e le amo, e m’incutono un senso di rispetto e di ammirazione, di reverenza; le bacio come fossero le rughe di un bambino, perché inizia così la rinascita dello spirito che si alimenta del suo corpo, così come nasce e cresce un bambino che si nutre di certa energia materna. Io amo ogni tua piccola ruga, che ricorda in ogni caso la traversata coraggiosa della vita attraverso il tempo: i dolori, le gioie, le difficoltà affrontate e superate.
In Africa c’è un detto che dice: per ogni vecchio che muore, sparisce un’intera biblioteca (quella racchiusa nella sua memoria). Ma c'è anche chi si fa congelare, sperando di poter essere clonato… beh...queste idiozie per fortuna accadono nell'unico paese capace di simili assurdità: l’America. Ma è inutile illudersi: il nostro corpo, una volta perso, è perso per sempre.
Infatti, anche i cloni non sono spiritualmente identici. Dei ricercatori affermano, per analogia, che i gemelli monozigoti, provenendo da una medesima identica cellula, hanno lo stesso genoma, ma sono caratterialmente diversi, hanno anime differenti. Quindi non esiste un clone che abbia lo stesso spirito di un altro. Questa, però, potrebbe essere la dimostrazione della complessità della realtà, che potrebbe non essere chiusa, imprigionata e condizionata esclusivamente dalla materia.
Nessuno sa niente con certezza, tuttavia, lo spirito si mostra, si esprime ed evolve in certe forme e dimensioni; vive e sembra sopravvivere a noi attraverso i prodotti delle sue forme.
Pensa a quello che scrivi: la tua poesia sopravvivrà. Pensa al nostro rapporto: il nostro rapporto è spirituale (e non solo). Io so questo: la tua poesia parla di un al di là, di un altro luogo: la casa dello spirito, e non è immaginazione. Le percezioni che hai sono reali e provengono da quel luogo, ed è faticoso esprimerle e tu senti qualcosa che ti porta a parlare e descrivere quello che senti. Oggi ho letto per caso dei passi di Galimberti sull'ispirazione poetica e l'anima come memoria: il privilegio dei morti - quello di non più morire - promuove nella tradizione poetica la nozione d’anima come memoria (mnème) che oltrepassa la caducità del tempo e il suo flusso di distruzione che annienta ogni cosa. Il poeta canta per descrivere ciò che è prima del tempo, per strappare delle vite alla dissolvenza del tempo, per riprodurre in terra l'ordine che il tempo non scalfisce. Memoria è allo stesso tempo anima dei poeti e madre delle Muse. Il suo compito è di trascendere il tempo e guadagnare l'eterno; dunque Memoria possiede i poeti rendendoli "entusiasti". Questa possessione sottrae il poeta al ritmo della vita quotidiana, alla scansione del tempo lineare, per portarlo in quella condizione d’entusiasmo (enthousiasmos) che è tipica di chi ha in sé un Dio (en-theos). Nell'entusiasmo, infatti, non parla più il poeta, ma il dio che lo abita: “Deus inclusus corpore iam, non Cassandra loquitur” (De Divinatione, Cic.).
Platone parla, nel Fedro, della divina follia: “Si tratta della follia che prende tenere anime immacolate e inaccese, le desta e le entusiasma in lirico canto...dice Socrate: “...c'è una follia ispirata dalla divinità, che è per noi fonte di grandissimi beni. A siffatta follia noi dobbiamo la facoltà divinatrice del futuro, l'origine dei misteri, il genio poetico; a lei infine dobbiamo l'amore, che n’è la più alta manifestazione e che c’è stato concesso dagli dei come la maggiore felicità. Affinché la dimostrazione di ciò che affermo riesca chiara, occorre indagare la natura dell'anima umana e divina.” Ma solo chi è poeta per “possessione” dispone di quella facoltà che i Greci chiamano epopteia, che vuol dire guardare al di sopra, e non indietro, guardano fuori del tempo e non nel passato. L'Io del poeta cede e lascia posto alla visione. La creazione poetica, dice Omero, contiene qualcosa che non è stato scelto, ma concesso (edeoto), “dato dagli dei”; ma la vista superiore, l'epopteia, ha la sua controparte nella cecità per le cose della terra: il poeta è un veggente, la sua anima non si stacca solo dal mondo visibile, ma esce dall'universo umano, che abitualmente abita, per scoprire, altre regioni dell'essere, altri livelli cosmici; esplora la geografia del soprannaturale. Ero immersa in questi pensieri, la pioggia aveva impregnato tutti i miei vestiti, ma io assorta non me n’accorgevo. Quando ho alzato lo sguardo ti ho visto piangere, e le tue lacrime si confondevano con le gocce d’acqua scrosciante. Siamo rimasti così a lungo, in silenzio e tu sembravi aver sentito e ascoltato in quel silenzio le mie parole e le mie riflessioni.
Ad un certo punto la pioggia si è interrotta, il cielo si è aperto, e attraverso le querce è passato un raggio di sole: si rifletteva merlato come le foglie. Ecco il segno! ti ho gridato.
E poi mi sono svegliata di soprassalto: era già tardi…

Ines


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Perché questa fissa con Qin Shiuangdi?
Perché Qin Shiuangdi è la forma più esplicita della volontà di potenza antropocentrica e specista.
La storia continua. Un giorno l’imperatore si sveglia un po’ angosciato e dice ai sapienti: “Ma com’è possibile che un essere come me finisca nel Nulla come il più miserabile ciabattino di Doppia Luce?”. Stavolta, pensano i Saggi, si può liberamente pazzeggiare: se li può infilare tra le chiappe i libri tecnici che ha salvato dai roghi. Gli rispondono: “Signore, non è necessario morire, puoi regnare per altri mille anni.” L’hybris si scatena, si sguinzaglia come i serpenti che si dimenano sulla testa di Medusa. Non si scappa, anche il Berlusca finirà tra i vermi come il lavapiatti marocchino del Ristorante di Pizza Allegra a Cavolodisotto. Qui si può giocare, pensano i saggi, e salvarci la pelle: spariamo qualche cazzata. E i Taoisti giocano e gli parlano delle isole beate che appaiono e scompaiono per uno stranissimo miraggio, e si sono manifestate anche nel 1988. Gli suggeriscono di mandare dei piccoli innocenti dagli dei nelle isole beate affinché ottengano l’elisir dell’immortalità. E il supremo boccalone se la beve. Se la ingoia tutta.
“E Maestà”- gli sussurrano – “mai scoreggiare ed è necessario evitare i legumi e altri cibi come la peste nera, fanno fuoriuscire il respiro vitale. Niente grano, carne, vino, aglio, cipolle, riso, piselli, orzo, miglio, frumento e, come Pitagora, niente fagioli o fave. Meno scoreggi e meglio è; e mai, mai eiaculare con le concubine. Fotterle…si, eiaculare…no. Scoparne anche 20 a notte, ma mai venire, perché loro, con il tuo sperma imperiale, si rafforzano ma tu ti vuoti come un otre bucato. La donna è la morte, la saggezza degli antichi insegna che non bisogna mai effondere sperma. Niente peti, quindi, e niente scopate con susseguente emissione….” Un mio avo che riusciva ad emettere peti della durata di 12-13 secondi, ed era considerato un vero artista, in Cina sarebbe stato rovinato e un mio amico americano che viveva a Wiesbaden e sprigionava peti fiammeggianti - un’arte unica e peculiare - sarebbe stato messo a morte.
“Maestà” i Taoisti insistono “immortale non diventerai, ma qualcosa di simile, non conoscerai la morte e potrai volare tra le nuvole…”. Qin Shiuangdi assorbe tutto e ci prova. Spedisce una crociata di bambini verso le isole beate. Affogano tutti o sono accolti dagli dei, non si sa bene.: insomma i piccoli non ritornano. La ricerca dell’elisir diventa febbrile. I saggi gli assicurano che monaci taoisti vivono sulle vette di grandi montagne e si cibano di strani funghi e d’erbe.
Qin Shiuangdi manda varie spedizioni a cercare il segreto dell’immortalità. Gli alchimisti gli suggeriscono una bomba proteica di mercurio, di giada dissolta e d’oro grattugiato.
Una specie di Ceasar’s Salad con parmigiano alla Cagliostro. Il risultato è l’avvelenamento, e molti ci lasciano dolorosamente le penne. Ma i saggi credono che ingoiando quelle sostanze la carne si trasformi in giada ed oro. Quante stronzate si sono bevute gli uomini: una perenne teoria di mostruose bestialità. I taoisti credono che dal Tao emani il “respiro puro” che anima il corpo.
L’immortalità te la devi creare, costruirla pezzo per pezzo. Non esiste un “atman” individuale, immortale e conscio oltre il corpo fisico. Non c’è nel Taoismo un “atman” o un’anima immortale, ma solo un corpo trasformabile in corpo “celeste”. Il Buddismo, come il taoismo nega l’anima - atman, ma l’induismo e il Jainismo non la negano. Nel taoismo, c’è solo un proliferare di anime, una presenza multipla, che, come uno sciame di api, dopo il decesso, lascia il corpo, disperdendosi, ma mantenendo, come i “tulpa” tibetani, un loro peculiare modo di esistere.
Secondo i taoisti, quindi, varie anime abitano il corpo. Tre anime superiori, i “P’o”,e cinque inferiori gli “Houen” che, quando giunge la morte se ne vanno per conto loro, dissolvendo coscienza individuale e centralismo egotico. Un’entità che resti il centro della coscienza individuale non esiste nella concezione taoista, di conseguenza, se vuoi evitare i vermi, devi trasformare la tua carne. La dispersione delle otto anime non apre le porte dell’immortalità.
“L’è dura” direbbe Bossi, il grande leader Padano, ma se vuoi arrivare ad essere un immortale devi seguire una disciplina ferrea; ti necessita una volontà granitica. In breve, il corpo - dicono i saggi - te lo spelli di dosso, trasformandolo lentamente, come il pellame di un serpente.
Coloro che, seriamente, cercano l’immortalità vagano sempre alla ricerca di saggi che possano conceder loro l’elisir o suggerire nozioni di come procedere alla trasformazione del proprio corpo.
Tutta la filosofia “ultraterrena” dei taoisti è pervasa da una profonda e malinconica malignità.
Le anime disperse dopo la morte non se la passano bene e, stranamente, sembrano raggiungere un territorio simile allo Sheol ebraico o all’Ade greco. La sofferenza principale di queste povere larve origina dal desiderio struggente di riavere un corpo. Una vita di merda sulla terra a causa della paranoia tirannica di Qin Shiuangdi, seguita da un’esistenza cupa, caliginosa nel mondo dei morti. Le larve sembrano avere un unico struggente desiderio: ritornare sulla terra e continuare la loro vita da Fantozzi orientali, cum moglie e cum figlia mostruosa.
Chi ha inventato quest’orrore?
Non Dio - dicono i Taoisti – l’esistere è così: come la rosa di Silesio, semplicemente è.
Tutto è completamente gratuito: prendere o lasciare, ma, sfortunatamente, lasciare non si può: il suicidio non aiuta. “Andiamo bene” disse la Regina.
I taoisti affermano che gli immortali abitano le isole P’ang Tai, Ying Tccheou e Fang Tchang.
Ma se ti avvicini troppo a quelle terre beate, spaventose tempeste distruggono la tua nave.
I mortali non sono ben visti. E in quei mari affogarono i piccoli. Secondo gli antichi saggi alcuni sapienti raggiunsero queste isole felici, che ricordano le terre iperboree.
Ricordate Febo Apollo, mentre, con passo spedito, camminando sulle acque, si dirige verso quei luoghi beati provocando “indominabile sgomento” negli Argonauti?
Gli immortali secondo i Taoisti passeggiano tra noi e amano smodatamente le montagne.
Il mago che succhia il cervello a Qin Shiuangdi con questa serie di strepitose teorie si chiama Lu.
L’imperatore lo invita a cercare l’elisir dell’immortalità, il mago spedisce in vari luoghi i suoi accoliti. Non riesce nell’impresa e lo informa che forze negative e infernali ostacolano la ricerca, invitandolo ad occultarsi per un lungo periodo al fine di favorire l’invisibilità. E’ meglio che i demoni non sappiano che esista; e il Sublime Imperatore svanisce per un lungo periodo dagli occhi del mondo.


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Sto seguendo le istruzioni del foglio rosa di Heidi. Sono arrivato a Swiss Cottage con la Jubilee Line. Esco dalla stazione. Attraverso un piccolo parco, c’è un Caffè non lontano dal Globe, che mi sembra un teatro, vedo una Biblioteca, poi Blockbuster con i suoi film infantili per una popolazione d’adulti immaturi. Il film più richiesto mi pare sia Hannibal: è di moda il cannibalismo. Contemplare un tizio che si pappa il cervello di un uomo vivo interessa le masse del primo e del terzo mondo; tutti entusiasti. Seguo un viale con grandi alberi e case di mattoni: Fellow’s Road, all’altezza del numero 114 di una traversa chiamata King’s College, sulla destra, vedo un alto caseggiato che ricorda i luoghi dell’afflizione americana, si chiama Burnham.
Molti stanno vendendo le loro case a Fellow’s Road, un aitante tipo con una giacca azzurra mi viene incontro, forse un cipriota o un maltese, e sorride: probabilmente mi ha preso per una checca. Sono truccato da poveraccio con baffi, ho una pancia di piume d’oca e un parrucchino grigio pepe. Sembro un direttore di una ditta di pulizie pakistana. Prima regola: mai dare all’occhio. Casa splendida l’88, con meravigliosi alberi. Continuo a seguire Fellow’s Road.
Secondo un grande caseggiato e giro a Merton’s Rise. Belsize Motor. Garage specializzato in Porsche. Strada silenziosa. Bionda con volto incazzato, e, a pochi metri, divina casalinga con chioma fiammeggiante, che cura le rose, sguardo da brivido: il verme mai muore.
Fine di Merton’s Rise, giro a destra, prendo Eton Avenue: splendide case. La pace della borghesia inglese. Proseguo, brevemente, per Eton Avenue e, seguendo il tracciato di Heidi, attraverso Lambolle Place fino a Lambolle Road. Tappeti arrotolati all’altezza del numero 18. Sotto una macchina, a metà della via, vedo una scarpa in ottimo stato sotto un albero dalle foglie rosse. Proseguo per Belsize e giungo davanti alla piacevole chiesa di St.Peter: luogo ameno immerso nel verde. L’assurdo cristianesimo della Chiesa d’Inghilterra pieno di luoghi ameni e privi di fede: penso a Kierkegaard. Ecco la casa bianca a tre piani con la porta blu: in questa casa, domani, avverranno fatti innominabili. Prendo Buckland Crescent, gigantesca donna nera con piccolo. Albergo con americani spaparacchiati sulle scale, giungo a Swiss Cottage Station. Prendo di nuovo la Jubilee e scendo a Green Park. Acquisto dei sandwich e una Coca Cola indiana.
Mi sdraio nel parco di Green Park e comincio a mangiare. Ploughman’s lunch: formaggio, pickles, e qualche altra cosa, forse maionese. Arriva un piccione, gli tiro un pezzo di pane, passano dieci secondi e sono circondato da una trentina di volatili affamati. Uno di loro ha un aspetto dolente. Cerco di dargli una briciola ma non riesco. Mi accanisco per sfamarlo. Divido il pane in dieci parti e lo tiro nella direzione del povero uccello. Il piccione macilento riesce, dopo una grande zuffa, ad ingoiarsi una briciola. Mi è passato l’appetito: il mondo è una “rat – race” universale. Penso al Demiurgo gnostico. Penso ai prigionieri tedeschi sfamati da donne russe che gli tiravano patate per pietà. Penso alla lotta, da parte delle SS e dei soldati, per riuscire ad impossessarsi di una patata e divorarla. Chi può aver creato un simile mondo?

Mi allontano ed apro un libro che spiega il Jainismo. Leggo: i Digambara e Svetambara o Sadhi si separano nel 79 a.C. Uno scisma. I Digambara sono asceti che hanno rinunziato al mondo e vivono nudi, posseggono solo una piccola scopa per allontanare gli insetti, e una pezza di lino per coprire la bocca per evitare di aspirare i batteri. Pensano: anche i batteri hanno diritto alla vita.
Non ci sono esseri, nel mondo, più compassionevoli che questi saggi indiani che combattono il potere demiurgico in maniera spietata e rappresentano la “Noluntas” schopenhaueriana nella sua forma più radicale. Vivono nei boschi e nelle grotte. Furono perseguitati dagli islamici e dagli inglesi offesi dalla loro nudità. Sono disprezzati dal mondo e considerati folli dai divoratori di carne, dai macellai, dai cacciatori, ed immagino, dal padre d’Irene. Gli altri monaci, gli Svetambara, invece, si coprono con una bianca tunica e non destano scandalo. Nessuno si offende perché coprono i loro corpi. I benpensanti si scandalizzano se vedono un pene rattrappito, ma non un agnellino sgozzato e appeso a un gancio. Possiedono una ciotola e una scopa, questi jainisti, e hanno anche un bastone per allontanare i serpenti. Entrambi gli ordini evitano di mangiare miele, pane lievitato, patate, germogli, bulbi, melograni, carote e altre cose. Per questi asceti digiunare a morte è la massima espressione di rispetto verso le altre forme di vita. Digiunare a morte?
Ora è giunto il tempo di immergerci nel sangue. Sono afflitto.


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Qin Shiuangdi pensa al suo cadavere e crea un immenso regno sotterraneo con un esercito di 8000 guerrieri di terracotta che lo preserveranno dall’ira dei nemici massacrati. Intanto, per preservare il corpo, ordina che sia assemblata un’armatura di 2498 piastre di giada che richiederà dieci anni di lavoro. L’Ossessione della morte lo brucia, lo divora. Vuole vivere. Nella città sotterranea, una replica del suo regno, scorrono fiumi di mercurio e la volta celeste è trapunta da stelle fatte di perle e diamanti. In quella città sotterranea periranno le concubine che non gli hanno dato figli.
I saggi gli consigliano anche tappi di giada per mantenere il respiro vitale del corpo che fuoriesce nel momento del decesso. Se, dopo la morte, una parte del respiro vitale riesce ad essere conservata, il corpo può resuscitare. “Maestà” gli dicono i saggi “quando un savio muore e acquista l’immortalità, dopo tre giorni, immancabilmente, si trova una piuma bianca nella sua tomba”. Qin Shiuangdi si beve l’ennesima balla. I saggi lo convincono a salire sulla sacra montagna. Tra le vette è possibile raggiungere se non l’immortalità, almeno la non – morte, gli mormorano. Il Primo Imperatore parte per la sacra vetta e mentre scala la montagna si scatena una tempesta da favola. Fulmini, grandine, diluvio, tuoni: il cielo non ne può più di Qin Shiuangdi. I saggi capiscono che il mandato celeste è stato sottratto all’Imperatore. Tra poco l’impero e la sua vita si dissolveranno per il volere del Cielo.
Quando Qin Shiuangdi muore sputando bile, forse per il mercurio e la polvere di giada e d’oro ingoiati, comincia l’ecatombe. La nemesis furiosa galoppa sul suo nero cavallo. Altro che immortalità: il corpo dell’Imperatore si decompone con una rapidità incredibile, gli eunuchi che l’accompagnano svengono per il lezzo cadaverico. Altro che profumo di mammole e cretinate taoiste! Il catafalco con il cadavere putrefatto procede verso Doppia Luce ma è necessario tenere nascosta la morte a causa degli intrighi di Li Si e dell’eunuco Zhao Gao. L’erede ingannato si taglia la gola e il favorito dei due ministri accede al trono. Qin Shiuangdi non ce l’ha fatta: l’immortalità se la sogna. Il corpo putrefatto lo infilano nell’armatura di giada, strangolano le concubine sterili, seppelliscono vivi gli architetti e gli operai che hanno costruito la tomba, lo chiudono nel mausoleo, grondante di sangue, tra gli spettri infuriati delle povere donne strangolate e delle centinaia di migliaia di morti. Marosi demonici si riversano su Qin Shiuangdi mentre gli oggetti nella tomba rimangono assolutamente immobili: sono in un’altra dimensione.
In quale bolgia infernale l’anima dell’Imperatore bivacca?
Il grande impero è un castello di carte: nel 210 dopo la morte di Qin Shiuangdi la nemesis erompe sul suo nero destriero: l’hybris a volte la paghi, altre volte la eviti. L’erede trionfante mette a morte una massa di servitori fedeli. Il figlio di Qin Shiuangdi dissolve l’impero mentre il vecchio scuote con calci furiosi le piastre di giada. Zhao Gao assume e amministra il potere.
Il popolo vacilla sotto il peso di tasse feroci. Li Si è accusato di preparare un colpo di stato.
Ora i legalisti abbandonano la spartana austerità e se la fanno addosso. Tocca a loro: Feng Ce si toglie la vita, Li Si è massacrato di botte, e lui, vile, cerca di ingraziarsi il nuovo despota con una lettera sdolcinata. Risultato: il tiranno lo fa uccidere. Due contadini Chen Sheng e Wu Kuang capeggiano, come Spartaco, una grande rivolta ma sono sconfitti. I rivoltosi usano le armi dei soldati di terracotta che si guardano bene dal difendere il defunto Imperatore. Accade quello che gli Stati Combattenti, quando furono sconfitti, non riuscirono mai a fare: rivolte simultanee esplodono estendendo e dilatando le forze del Qin. Zhao Gao l’eunuco intrigante si libera anche del Secondo Imperatore, ma non riesce ad ottenere il potere: Ziying, nipote di Qin Shiuangdi assume il regno, ma dopo tre mesi il Qin cade ed è conquistato. L’intero esercito, la famiglia reale e gli abitanti di Doppia Luce sono massacrati. E’ il 207 a. c. : il sogno del Primo Imperatore svanisce come una maligna bruma. Almeno ha unificato la Cina e gli ha assegnato anche il nome del suo antico regno.

Quando il New York Times chiede al presidente cinese informazioni riguardo la possibilità della democrazia in Cina, Jiang Zemin risponde: “Ho 75 anni. Ho vissuto tre quarti del secolo scorso e vi posso dire con certezza che se la Cina adottasse la democrazia occidentale parlamentare del mondo occidentale, l’unico risultato sarebbe che gli 1,25 miliardi di cinesi non avrebbero abbastanza da mangiare. Il risultato sarebbe un grande caos, e questo non porterebbe alla pace nel mondo e alla stabilità.” E riguardo al marxismo e al capitalismo incombente afferma: “Marx ed Engels sono vissuti più di 150 anni fa. Il manifesto comunista è stato pubblicato 153 anni fa.
E’ impossibile applicare ogni parola o frase scritta allora alla realtà d’oggi.”
In ducati sonanti: non scassate ulteriormente la minchia con l’idea della vostra pluto - democrazia.
Una cosa è la Norvegia un’altra cosa è la Cina. Ed anche il Tibet levatevelo dalla testa, l’abbiamo strappato da una paurosa teocrazia oscurantista. Ci sono stati, in quella terra, cambiamenti stravolgenti: più di un milione di servi della gleba si sono emancipati.
Raccontatelo ai vostri amici di Hollywood.

Il governo cinese, tuttora, teme di aprire l’armatura di Qin Shiuangdi: si vocifera che in quella bardatura di giada sussista un residuo di male lacerante, intenso, incontrollabile.
Il rapporto dei cinesi con gli avi è basato sull’idea che gli spiriti sono essenzialmente egoisti e crudeli e se ne fregano altamente dei vivi; in poche parole: pensano solo a se stessi e sono come quelle vecchie madri che distruggono le figlie con il loro micidiale egoismo e le rendono schiave e immature. Qualcuno negli alti luoghi, è giunto alla conclusione che forse è meglio non disturbare l’imperatore e pensa: chissà che avranno combinato quegli antichi maghi.
E si domanda: cosa striscia sotto quelle piastre di giada?