14. La palla di Gosala

Ero nella chiesa di Saint James, in un posto chiamato Spanish Place, a George Street nel centro della città. La chiesa era costruita in stile neo gotico. C’era una grande purezza di linee e le finestre traforate, posizionate splendidamente, lasciavano penetrare dalle vetrate una luce singolare verso la navata. Ho letto che Saint James è una copia della cattedrale di Lichfield, ed è stata costruita ad imitazione del gotico del tredicesimo secolo che appare in certe parti di Westminster e nella cattedrale di Salisbury. Lessi sul cancello del War Memorial Chapter un’iscrizione: “Surrexit Christus spes mea.” Seguii le stazioni della croce scolpite in alabastro. Poi mi sedetti nel centro della navata centrale. Archi fuggenti, colonne slanciate, una fuga verso qualcosa di impalpabile. C’erano otto vetrate nell’abside armoniosamente posizionate e fissai quella centrale ove si vedeva un Cristo crocifisso. Quando cerco un momento di pace m’infilo sempre nelle chiese, nella loro tenebra, cullata dal silenzio, riesco a riposare l’anima ferita dal mondo. Non faccio nulla. Vuoto la testa dai pensieri e fisso un punto che dopo alcuni minuti si sfalda e diventa uno sfavillio di energie. Il Cristo della finestra dopo alcuni minuti aveva perso i suoi lineamenti e si era dilatato nella luce. Non era più Cristo crocifisso ma il Gesù trionfante della resurrezione. Quando ti concentri su un’immagine non devi mormorare interiormente, né pensare, devi restare assolutamente silenzioso. Devi evitare di rimuginare pensieri nella mente, devi solo contemplare e restare immobile. Indubbiamente in quella chiesa c’era qualcosa che curava l’anima e quel “feeling” non l’avevo mai provato così intensamente. Sembrava che questa presenza invitasse al silenzio, dicendo: non importa se non credi, taci. La fede in se stessa è irrilevante. Perseguire una fede ossessivamente è follia. Le fedi sono zattere che abbandoni quando giungi all’altra sponda, ma possono aiutare. Vibrava la chiesa nella mia mente, e stavo giungendo a qualcosa che i cristiani chiamano estasi. Questa pace, paradossalmente giungeva nel cuore di un giustiziere - assassino e lo cullava. Tutto fremeva nel silenzio. Tutto era raccolto nella profonda compassione della quiete. Le cose si ammorbidivano, si diluivano, svanivano. Il sottofondo luminoso di cui parlano i mistici si presentava timidamente nel mondo del Samsara. Rimasi per un’ora circa a fissare le luci che si sfaldavano nel gioco di energie. Il tessuto della realtà si espandeva, si apriva. Il fondo luminoso si manifestava per attimi. Le finestre dell’abside si fondevano in un unico punto luminoso. Era come una simbiosi totale che cancellasse il male. Un sentimento che in fondo è vero: tutto è nirvana anche il coniglietto masticato da Plato. Tutto é restaurato nella luce primordiale. Anzi nulla si è mosso. Questo sogno svanirà quando le dita diafane dell’alba infinita sfioreranno le tue palpebre eterne.

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Quando uscii dalla chiesa - e ci sarei rimasto fino al giorno della mia morte - mi saettò un pensiero assai strano nella mente: vedevo con gli occhi interiori Gotama Buddha incazzarsi furiosamente contro Gosala che aveva detto che l’uomo è incapace di fuoriuscire dal ciclo delle reincarnazioni.
Gosala era un pensatore che era vissuto nel tempo, incredibilmente fecondo, del Buddha, di Mahavira, di Eraclito, di Lao Tzu e soci. Diceva - questo saggio nichilista - che dopo un estenuante ciclo di reincarnazioni l’uomo si sarebbe liberato dalle nascite ed avrebbe raggiunto l’estinzione.
Precisava che il discorso etico era totalmente invalido. Essere Francesco d’Asissi o Gengis Khan, Gesù o Qubilai Khan non contava nulla. La fine arrivava dopo un numero notevole di reincarnazioni e l’essere asceti e santi non aiutava assolutamente.
In soldoni: essere Mengele o Padre Pio non conta un piffero, non vale un soldo bucato, alla fine del tuo tempo ti estingui: un magnaccia albanese avrebbe le stesse possibilità di San Filippo Neri. Gosala faceva rotolare una palla e diceva: ecco quando arriva in fondo la nostra personalità individualizzata si dissolve dopo miriadi di vite. La fine delle sofferenze Samsariche è una pura questione di tempo e non di “Vie di Mezzo” o “Ahisma”. E Buddha, il compassionevole dava di matto: “Gosala è come il tessuto di crine: freddo nel freddo e caldo nel caldo, di colore sporco e odore ripugnante, grossolano al tatto. Tra tutte le dottrine o discepoli questa è la più…” fottuta….
Miriadi di reincarnazioni senza Nirvana. Come scalare un tappone dolomitico in una tempesta di neve senza giungere al traguardo agognato. Samsara senza Nirvana. E Gotama si incazzava.

A me piace da morire Gosala, ma i saggi dicono che siamo già tutti nel Nirvana. E io non obietto. Il Regno dei Cieli è già qui ma voi non ve ne accorgete, dicono. No. Non me ne accorgo. La luce originale è ad un centimetro dal tuo naso e tu non la vedi. E’ a mezzo centimetro dai baffetti di D’Alema e lui non se ne accorge e continua a menarla con il grande partito socialdemocratico. Sarà. Saremo già tutti nel Nirvana….però….Ieri osservavo l’orrore dei Taliban attraverso i filmati che filtrano, penosamente e a grande rischio, verso l’Occidente e fanno drizzare i capelli. Fanno venire da vomitare. Tutto il fanatismo brutale di queste fedi odiose è sintetizzato da quei filmati riportati con grandi sacrifici da Kabul. Chi riprende quegli orrori rischia la morte. Le religioni pervertite in mano ad assassini. Donne giustiziate nello stadio di Kabul per una misera scopata. Una visione da Samsara - derelitto che ti toglie il desiderio di vivere.
Tutti nel Nirvana eh?
Già, anche le povere donne che non possono più lavorare ed elemosinano, coperte di stracci, molliche di pane per i loro piccoli disperati, che non hanno nulla da dare ai loro figli e se si prostituiscono bruciano loro il cervello nell’area di rigore di un campo di calcio. Ma dicono i saggi: siamo tutti nel Nirvana, anche le statue dei compassionevoli Buddha della Via della Seta demolite con la dinamite, anche Kabul che è un’immensa rovina presieduta da folli e barbuti Mullah.
Le fedi mi fanno morire dal ridere e gli uomini sono assurdi.
In un luogo desolato sulle montagne di Dangrek, dove hanno accoppato quel degenerato di Pol Pot
che, insieme a Stalin e soci, con la sua folle utopia, ha distrutto il sogno del comunismo, c’è ora un luogo, una specie di zona alla “Stalker”, che concede miracoli e numeri per la lotteria.
Ormai nella degenerazione post comunista, nella libertà ritrovata del capitalismo selvaggio, ove bambini di otto anni ti offrono bocca e culo per una manciata di dollari avviene di tutto.
Pol Pot morì all’età di 73 anni, il 18 aprile del 1998 – lamentandosi pietosamente - perché qualcuno non voleva, a ragione, che fosse giudicato e potesse dire al mondo intero: si…sono responsabile ma con me molti altri (una cosa ovvia e logica). Il luogo, ove il corpo di Pol Pot è stato bruciato su una pila di gomme consumate (forse Michelin, forse Goodyear), è ora luogo di pellegrinaggio visitato da centinaia di devoti. La gente viene e chiede i numeri per vincere la lotteria e lo spirito del grande leader, in certi casi, li concede. E’ c’è tutta una fila di ex Khmer - rossi che visita questo luogo raccogliendo qualche pulviscolo di cenere e di gomma bruciata. Si…stavamo meglio prima…ai tempi di Baffone…sembra che dicano. E vedrete, se tra qualche mese, non ci scappa un bel miracolo, tipo un cieco che rivede o un paralitico che cammina senza stampelle. E vedrete se con l’incedere del capitalismo selvaggio non ci scappa un bel Polpotus Redivivus come Nerone e Federico II di Svevia che divennero la speranza messianica delle masse diseredate e disperate.
Si, ha accoppato un milione di persone ma lo ha fatto in un momento di depressione: bisogna pure capirlo!
Quando chiedono ai bramini perché Braham ha creato il mondo i bramini rispondono: per gioco.
Ma allora era un irresponsabile! Ti viene voglia di dire. E siamo al paranoico metafisico di Kurt Vonnegut che trottarella sulle nuvole. I bramini dicono: il cocco - padreterno si annoia e per svagarsi crea tutta questa buriana. Ma che bravo!
Il mondo è strano: leggevo ieri: Inside the Third Reich di Albert Speer.
Speer scrive che Hitler aveva un cane chiamato Blondi che adorava. Il cane occupava il ruolo più importante nella sua vita. Un ruolo più importante di quello dei suoi associati
Spesso, solo il cane gli teneva compagnia. Parlando della qualità del cibo Hitler diceva che amava la cucina vegetariana e le capacità culinarie della sua cuoca.
Prendeva in giro i carnivori. Se gli altri mangiavano un brodo di carne lo definiva un “tè cadaverico”. Quando gli invitati mangiavano gamberi raccontava la storia del corpo della nonna morta che viene gettata nel ruscello per attrarre i crostacei. Diceva che per ingrassare le anguille la gente gettava in acqua gatti morti. Era gelosissimo del suo cane Blondi, il quale metteva il muso sul ginocchio di Speer perché preferiva la carne ai piatti vegetariani del Fűhrer. Hitler diceva spesso: mi sono rimasti Fraulein Braun e il mio cane. Nei documentari si vede spesso il leader nazista che bacia amorevolmente il suo cane.

Me lo domando spesso: che io sia veramente un nazista capovolto?


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Era domenica, Ines sarebbe partita lunedì. La Roma, dopo aver pareggiato a Napoli, si giocava tutto in un clima surriscaldato da misticismo di basso impero con la promessa di una finale Parusia: le zinne della Ferilli. Si crolla sempre nella volgarità a causa della trippa al sugo mal digerita.
Per essere “politically correct” i froci guidati da Vladimir Luxuria, a loro volta, chiedevano che anche Totti mostrasse il pippo alle masse diseredate: e se ce l’aveva modesto sarebbe stato un bel guaio!
Lo spogliarello epocale era atteso al ritmo della canzone – pippata di Venditti. Roma tremava. Un’aspettazione apocalittica e febbrile la stava consumando. Mancavano sei ore alla partita che valeva una coppa mondiale. “Er sor Sensi” vacillava, paurosamente, verso il coccolone.
Capello era un fascio di nervi tesi.
Montella avrebbe giocato? Ecco la domanda da un milione di dollari….
Chanell 4 alle 14,00, nel Regno Unito, ci avrebbe mostrato la tenzone finale: la lotta allo spasimo finalizzata a vedere le tette di mamma Roma e il pippo - tanto agognato dai gay - del pupone d’oro.
Io, vergognosamente, tremavo e per alleviare la sofferenza sbrodolai su Ines per una buona mezz’ora montandola ferocemente in varie posizioni. E’ incredibile come un corpo si apra al piacere: se ne stava con la bocca aperta e salivante emettendo un rantolo animalesco di goduria mentre io le pompavo sperma nel ventre urlando come un macaco impazzito. Dopo il coito, rilassato e accasciato, sostavo in raccolto silenzio quando, la dolce monaca, riprendendosi dolorosamente dal sollazzo della carne, mi disse: “ Stanotte ho fatto un sogno: ci trovavamo in una casa – albergo. Tu stavi su un palco con altra gente ed io stavo nella parte bassa della casa, distesa su una sdraia. Leggevo e prendevo il sole, ma era notte. Mi sono voltata e ho visto te sorridente che mi guardavi. Avevi i capelli più lunghi e degli occhiali dalla montatura nera. Ad un certo punto è entrata una donna-torero, ha liberato un toro nano che ha cominciato a danzare su un pianoforte a coda chiuso. Faceva rumore con gli zoccoli, era come addestrato a ballare una specie di tip-tap e mi faceva una gran pena. C'era un bambino con un cagnolino che aveva un solo occhio, erano molto tristi entrambi. Gli ho chiesto perché fosse così triste e mi ha raccontato la tragica storia del cane, che rispecchiava anche la sua condizione di bambino solo e maltrattato. A un certo punto ho deciso di raggiungerti e ho cominciato a volare verso di te. Era bellissimo: volavo, planavo ma non riuscivo ad arrivare e sono precipitata in picchiata come avessi le ali spezzate...e sono caduta lontano. E’ iniziata così una traversata infinita per ritornare alla casa-albergo da te, ma c'era la neve, non riuscivo a trovare la strada, e dovevo affrontare mille altre difficoltà. Però non avevo paura, avevo solo fretta di arrivare, temevo di non trovarti più…e forse alla fine sono arrivata.


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15.06.01

Caro Zeno,
Ho letto la tua ultima poesia che mi hai inviato, è bellissima e difficile. Difficile da interpretare perché mette a dura prova la nostra cultura e la nostra religione che vede nella figura di Cristo la perfezione e la Verità. Così cerco di capire e di uscire dalle categorie mentali in cui l’educazione mi ha costretta. Ecco, dimmi se intendo bene : ti riferisci alle parole di Gesù nel brano di Marco ove si narra della parabola del seminatore.

Ha amato la luce del sole
che cade nei grandi silenzi

Gesù dice: “Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O non piuttosto per metterla nel lucerniere ? Non c’è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per intendere intenda!” La verità è posta nella luce, è nella parola di Dio, che ascoltata con attenzione, svela i segreti dell’esistere; niente è mistero, niente è nascosto nella luce diretta del Logos divino. Ma tu cosa vuoi dire Zeno quando parli della “luce del sole che cade nei grandi silenzi”?

e dice il regno di Dio
è già giunto in potenza

E’ raccolto in un granello di senape

Gesù dice: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra…esso è come un granellino di senape che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”. Il regno di Dio è paragonato ad un seme, è in potenza nel seme, si manifesta nel suo sviluppo, nella sua crescita, tanto che da nulla arriva a contenere tutto il creato.

E’ apparente nel fiore di loto

La variante Buddista del fiore di loto. Il sacro appare anche nel fiore di loto. E’ il simbolo della ricerca spirituale. Il fiore di loto è una pianta che vive negli stagni, affonda le radici nel fango, emerge dall’acqua cercando faticosamente l’aria e la luce. E’ il luogo degli dei induisti, come il Brahama. Nel Buddismo la posizione del Loto, è la posizione della meditazione...vero?
Il loto rappresenta il luogo del sacro, dunque, e il regno di Dio appare, emerge dalla tensione meditativa, verso l’oltre, verso l’infinito.
E poi la poesia continua….

E quello sorride
indicando un lombrico morente

E qui mi blocco Zeno. Questa figura è troppo inquietante e ambigua.
Chi nega Gesù? Chi nega le sue parole sulla presenza del regno di Dio in terra?
Un angelo? Un demone? Satana? Chi ha la forza e il coraggio di tanta compassione di fronte alla pesantezza della morte di un piccolo essere, che mostra la vastità della sofferenza e il male radicato nella vita? Un essere piccolo e insignificante, per chi ha uno sguardo antropocentrico, svela, a chi invece esce da quella prospettiva, il male assurdo che tocca tutti gli esseri viventi.
Perché questo angelo o demonio sorride? E’ benigno o maligno?

Allora si domandano
cosa sia il risorgere
dal regno dei morti

Sono i discepoli, gli auditori di Gesù che si domandano di fronte alla morte se ci sia una resurrezione, una redenzione, la salvezza. Credono ciecamente nelle parole di Cristo.

E quello ride scuotendo le spalle
e indica il macello del mondo.

Ma perché ride, e perché scuote le spalle? Ride forse di Gesù? Ride delle parole riguardanti il regno di Dio in terra contenuto nel granello di senape? Di fronte a tanto strazio e desolazione sembra dire: ma come fai a parlare del regno di Dio, Cristo, se qui sulla terra trionfa il male e la degenerazione del mondo? Dove sta la speranza di salvezza? Dove sta la speranza di redenzione? Dove sta il regno di Dio se davanti ai nostri occhi appare lo spettacolo desolante del “macello del mondo”?
Zeno queste visioni del poeta sconcertano, non lasciano spazio alla speranza, non lasciano spazio alla visione di uno spiraglio che illumini la terra soffocata dal male.
Ma quell’essere denuncia, quell’essere pure indica, ridendo cinicamente della credulità dell’uditorio, il lombrico morente, e sembra dire: imparate a guardare la sofferenza e la morte di tutti gli esseri, imparate a vedere: come nel granello di senape si auspica il bene, qui nel lombrico morente si percepisce il male. Quell’essere sembra dire: imparate ad aprire gli occhi di fronte alla realtà. La via della salvezza è la compassione Zeno? Questa è forse l’unica via che il demone indica nella visione del lombrico morente? E del macello del mondo?
Aprire gli occhi ed essere capaci di visione e di compassione…questa è la via?
Cosa significa Zeno negare Cristo e la sua parola?

Irene
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I vegetariani scrivono:
“Giorgio Guazzaloca sostiene che: "... Adolf Hitler, che non fu una mammoletta, era vegetariano." Nella speranza che responsabili e difensori dello sterminio (questo sì paragonabile a pratiche naziste) di 625 milioni di creature senzienti ogni anno ci risparmino almeno le leggende su Hitler, ricordiamo che:
La Vegetarier-Bund (Società Vegetariana Tedesca), fondata nel 1892, venne soppressa dal regime nazista (riaprì nel 1946). Chiusura bizzarra, se Hitler ne fosse stato un sostenitore.
2. La politica hitleriana non promosse mai il vegetarismo, né a beneficio della salute pubblica, né per motivi etici. Il non promuovere pubblicamente questa sana alimentazione è significativo, da parte di un leader che rinforzò rigorosamente altre politiche salutiste, come una legislazione
che condannava il fumo e l'inquinamento, o le misure a tutela delle donne in gravidanza e partorienti.
3. Hitler non era vegetariano; furono i suoi medici a prescrivergli occasionalmente - per migliorare le condizioni della sua salute – di seguire una dieta priva di carne. Il Ministro della Propaganda, Goebbels, manipolo' questo fatto per spingere il pubblico a considerare il Führer come un Santo, come il vegetariano - loro contemporaneo - Mohandas K. Gandhi. In realtà, Gandhi fu l’esatto opposto di Hitler anche in questo, dato che i medici, per migliorare la sua salute, gli consigliavano di bere brodo di carne. Mentre Gandhi rifiutò, Hitler si lamentava delle prescrizioni dei suoi medici e si spacciava per vegetariano nonostante mangiasse ravioli al ragù.
4. Il materiale biografico descrive spesso Hitler come un "vegetariano" con un debole particolare per salse carnee, caviale e prosciutti. Il biografo John Toland ("Adolf Hitler"), riporta che l’alimentazione di Hitler, quand'era studente, consisteva in "latte, pasticci di carne e pane."
Un altro suo famoso biografo, Robert Payne ("The Life and Death of Adolf Hitler"), afferma che quella del vegetarismo fu una deliberata montatura, veicolata dai nazisti per dipingere Hitler come figura pura e dedita al bene.
Payne scrive: "L'ascetismo di Hitler aveva un ruolo importante nella sua immagine pubblica in Germania. Secondo una leggenda ampiamente diffusa, non fumava, era astemio e non frequentava donne. Soltanto la prima affermazione era veritiera. Beveva spesso birra e vino, aveva una predilezione particolare per le salse a base carnea bavaresi e prese moglie... il suo ascetismo era una finzione inventata dal Ministro della Propaganda nazista Joseph Goebbels, per enfatizzarne la dedizione totale, l'autocontrollo e la distanza che lo separava dagli altri uomini...".
Il Professor Rynn Berry ha recensito "The Heretics Feast" (un libro che alimenta la leggenda di Hitler vegetariano) e ha confermato che i medici di Hitler gli prescrissero una dieta vegetariana per curarne la flatulenza e un disturbo cronico dello stomaco, ma ha anche detto che diversi tra i suoi biografi, come Albert Speer, Robert Payne, John Toland riportarono la sua predilezione per salse a base di carne e carni trattate. Spencer sostenne che Hitler divenne vegetariano soltanto a partire dal 1931: "Si potrebbe affermare che dal 1931 seguì una dieta vegetariana, ma la trasgrediva in alcune occasioni". Quando si suicidò in un bunker, nel 1945, il Führer aveva 56 anni; sarebbe quindi stato vegetariano per 14 anni. A dimostrare il contrario, esiste la testimonianza di Dione Lucas, la donna che fu la sua cuoca personale ad Amburgo, verso la fine degli anni Trenta. Nel suo libro "Gourmet Cooking School Cookbook," riporta che il suo piatto preferito - quello che richiedeva abitualmente - era il piccione farcito. "Non vorrei farvi passare la voglia di mangiarlo, ma potrebbe interessarvi sapere che il piccione farcito era in assoluto il piatto preferito del signor Hitler, che cenava spesso in quest' hotel."
Concludiamo citando un libro assai interessante e sicuramente non di parte:
"The Medical Casebook of Adolf Hitler" (Leonard e Renate Heston, William Kimber & Co, 1979). Basato su materiale tratto da archivi medici tedeschi dell'epoca, chiarisce esaurientemente tanto le abitudini alimentari di Hitler quanto le loro motivazioni:
Dall'inizio degli anni 30, Adolf Hitler cominciò a soffrire di crampi ed acuti dolori nella parte destra dell'addome. Il dolore lo colpiva poco dopo i pasti. Quando cio' accadeva, Hitler generalmente lasciava la tavola. A volte tornava dopo che "era passata la crisi ", come narra Albert Speer, altre volte non tornava affatto... All'epoca, aveva quarant'anni e non era mai stato seriamente malato... nessuno avrebbe potuto convincerlo a sottoporsi a degli esami per questi dolori addominali... si curo' da solo...Indubbiamente a causa dei dolori provocatigli da alcuni cibi, eliminò pasticci elaborati e carni, continuando ad eliminare alimenti fino a limitare la sua dieta a vegetali e cereali - un cambiamento significativo, in un uomo famoso come goloso di dolci e pasticcini…


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Avevo un amico più checca che omosessuale: c’è una differenza notevole tra le due categorie.
Si chiamava Aquila come il personaggio degli Atti degli Apostoli, quello che accompagnò Paolo di Tarso nei suoi viaggi.
Aquila rimorchiava tutto il rimorchiabile, per lui valeva il detto di Hegel: nella notte profonda dell’Assoluto tutte le vacche sono nere, che tradotto per i poveri di spirito significa: un buco vale l’altro e i peni eretti sono tutti uguali.
Aquila catturava le sue prede nei gabicessi pubblici londinesi e nella boscaglia di Hampstead Heath. Era un Gallese di 42 anni e aveva un amante gelosissimo, Harold, di circa 45 anni che sistematicamente e innocentemente distruggeva con le sue continue infedeltà.
Harold era totalmente passivo, era la moglie fedele nel talamo.
Aquila mi faceva una corte spietata: ma io il mio buchino agli uomini non lo concedo. Su questo punto sono peggio dei siciliani. Non lascio “niuna cosa” appropinquarsi a un centimetro dall’ano. Aquila era spassoso e tremendamente intelligente. Scriveva romanzi che nessuno mai pubblicava, era un pervertito alla Genet, lo scrittore francese che adorava. Parlavo di tutto con il gallese. Parlavamo di donne, uomini, libri e del suo amore per tutte le dimensioni dei peni. Diceva: se incollo tutti i cazzi che ho succhiato arrivano in Siberia, l’attraversano e continuano fino all’Alaska. Io ero incuriosito dal fatto che avesse una luminosa dentiera e, una volta, gli chiesi se la “fellatio” la eseguiva con la dentatura artificiale o senza. Mi rispose che spompinava senza, con le gengive prive di denti, così non graffiava le cappelle ai cuccioloni.
Per Aquila la fedeltà era una cosa incomprensibile, Harold invece era fedelissimo, faceva l’avvocato e tremava per la paura che qualcuno scoprisse che era gay. Passavo momenti indimenticabili quando mi raccontava che, tornando stanchissimo a casa, trovava la stanza di Aquila chiusa a chiave e intuiva che il reprobo stava succhiando l’arnese di qualche giovane sedotto nei gabicessi pubblici. La sofferenza di Harold nel raccontare queste marachelle del marito provocava in me un moto di ilarità incontenibile di cui, devo ammettere, mi vergognavo. Harold mi mormorava afflitto: lo mantengo, lo tengo in vita, gli do tutto il mio amore e il mio corpo peloso e lui spompina mezza Londra e mi porta a casa, considerando i suoi gusti volgari, tutti pervertiti dell’East End. Una volta Harold, dopo aver trovato per l’ennesima volta la porta chiusa, s’incazzò da morire e decise di punire Aquila. Gli disse: ora me lo vado a cercare anch’io un cazzo fresco e se ne andò nel bosco di Hampstead Heath, pieno di guardoni e checche. Sfigato come era, Harold capitò nel momento che la polizia faceva una grande retata. Scappò via e , trafelato, arrivò a casa con gli agenti ai calcagni.
Se la cavò per il rotto della cuffia. Aquila gli portò un brandy: era alla soglia del coccolone.
Mi ricordo che quella sera, il gallese, cercò di calmarlo e cominciò a menarla con Gesù Cristo e Giovanni, come fanno i vegetariani con il Vangelo degli Ebbioniti o degli Esseni.
Insomma cominciò una tiritera su Giovanni che poggiava la testa sulla spalla di Gesù.
Conclusione: a Gesù piacevano i ragazzini. Io gli dissi che non riuscivo ad immaginare un’assurdità del genere. Ma lui mi rispose che esisteva un potente indizio. Un brano evangelico molto significativo che provava, subdolamente, che Gesù era gay. Certo la diversità di Gesù si poteva intuire solamente, perché nella Giudea di quel tempo essere gay era una cosa estremamente pericolosa.
Allora io, incuriosito, chiesi: “Quale brano?”
E lui preso il vangelo cominciò a sfogliarlo e poi lesse, essendo molto colto, in greco il passaggio di Marco 14-51,52. “Kai eis tis neaniskos ekolouthesen autò….ecc…ecc…..”
“… e un certo giovane lo aveva seguito con un pezzo di lino gettato intorno al suo corpo nudo.
E i giovani lo afferrarono e lasciando dietro il pezzo di lino, nudo fuggì da loro”.
Ed io dissi: “Fugge da quelli che stanno arrestando Gesù: è un fuggi - fuggi scomposto che ricorda le ritirate gloriose dell’esercito italiano”
E lui: “No. Quello stava dormendo con Gesù e quando arrivano gli inservienti, armati di spade e bastoni, fugge via, e quelli cercano di prenderlo e gli strappano il pezzo di lino dal corpo e
il giovane non ha avuto tempo di rivestirsi.”
Ed io: “Ma come fai ad immaginare una cazzata del genere…ma non era un lenzuolo?”
E lui: “Leggi: Marco non dice che sono gli inservienti che lo afferrano ma dei giovani “oì neanìskoi”
E io: “E allora…erano giovani inservienti…”
E lui a quel punto sparò una menata incredibile sulle perversioni sessuali dei santi e mentre procedeva con vigore nell’esposizione geniale venne interrotto improvvisamente da un grido isterico di Harold, che ripensando all’orrore trascorso, cominciò a dare di fuori urlando che Aquila gli stava distruggendo la vita e che lui se ne fotteva del Salvatore e del frocetto che fugge.

Momenti indimenticabili. Ma perché scrivo queste cose?

Ma perché gli uomini s’inventano tutto: il Gesù vegetariano diventa un Gesù ariano e poi un diverso.
Ovvero “in essentia”: la sartriana “mauvaise fois”. Che in ducati sonanti significa: sempre mentire a te stesso. Sempre!


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Cara mi vedi? Sono qui….sono vicino alla Moratti…eccomi….molto elegante Letizia…un tailleur violaceo e verde di Cappucci…una collana di pietre e di oro …….e scarpine di camoscio viola…..molto elegante….e belle gambe…. alla mia sinistra la Prestigiacomo…la vedi?….Falla finita stupida….Dio…che figlia stupida hai messo al mondo!….E qui c’è il mio capo: Altero Mattioli….si, una persona molto fine….e falla finita con i cacciatori…eccolo tra Castelli e Frattini….si…é vicino a Urbani ….bella gente….capace…un grande governo….ci restiamo per venti anni al potere…contaci….ma come tutti inquisiti ? Stupida…alcuni…si…va bene hai sempre ragione te…cento ladri…taci…ecco…ho fatto amicizia con Tremaglia….con Mirko…si va bene…Repubblica di Salò….tu batti con quelli dei Gulag…gli stalinisti….guarda cara…qui in fondo con Bossi…Ruggero…un pezzo da novanta ….un gioiello….si… non gli fa fare cazzate….va bene….ma noi abbiamo il consenso popolare…uh…quanto la fai lunga….io rispetto i cacciatori….ecco il grande uomo….ma si….ho cambiato idea….se vinci…vinci….poi ecco….uscendo mi hanno presentato Vespa….si vomita….vomita…intanto il potere ce l’abbiamo noi….ma si…democristiani riciclati…va bene….va tutto bene….abbiamo trionfato….uh…co ste televisioni e il conflitto d’interessi !…Sono gelosi…ma che capiscono gli inglesi e gli americani ?….Nulla di nulla…e poi adesso c’è Ruggero…si un monolito….e va bene l’avrà proposto Agnelli…si i poteri forti…ma che ne sai tu di poteri forti?…Ma che c’entrano i poveri…Il mercato risolve tutto…anche Blair lo dice…uh co stì animali….ma che palle !…..Sto parlando con la mamma taci !….E abbi rispetto di tua nonna….non ha distrutto nessuno con il voto….mamma calma….lo so…lo so… hai una nipote maleducata…allora la Prestigiacomo…era molto carina…ed attende un piccolo lo sai? E smettila…borsa nera Fendi…tailleur grigio…sandali neri…bella e dolce….e poi vedrai alle regionali…la Sicilia….io ti dico una cosa cara…noi la sinistra la polverizziamo…non rimarrà più nulla….hanno ragione il grande uomo e il prete di Craxi… si la pantegana dici? Uhhh..
Si…il sangue di Bettino lo vendicheremo…si Costa ci è rimasto male…ma non contano un soldo bucato….si…ho rivisto la Boniver…che piacere…senti non fare commenti fuori luogo…vuoi stare zitta? E tu mamma non darle spazio….si c’era Taormina….ma quale avvocato dei ladri?…Si Balocchi non voleva giurare…ma sai che ti dico? Se fanno gli stronzi li molliamo stì leghisti…non hanno neanche il 4%….si signora….li buttiamo fuori a calci….ma certo le auto blù…e chi ce le toglie….si Sgarbi…un po’ esaltato….mi fa: hai visto che mi hanno fatto? E va bene…ci vuole pazienza….gli dico: ora sistemiamo Santoro e i kabulisti… aspetta e vedrai…si pigliamo tutto….ci prendiamo tutto e facciamo sparare dappertutto…si…Scajola un tipo duro…53 sottosegretari e allora? Il paese ha bisogno di noi….non fare quei versi…Gasparri simpatico… Armosino all’ Economia e Finanze e Baccini agli Esteri…si….tutti riciclati…contenta ?…No….non essere così sicura della Roma…aspetta…che il Parma le fa un brutto scherzo me lo sento per la pelle…sta andando tutto bene… eh Mamma che dici….perde la Roma…? Dici di si…vediamo….non cantare vittoria ancora….stupidona….. maialino arrosto? Si non andava bene l’Ancellotti….meglio così…con il Lippi….ma io mi sento qualcosa per la pelle…sta andando tutto bene….chissà se qualcuno lassù fa il miracolo….Mamma che succede? Tu ci becchi sempre….Roma – Parma 0 – 1….e Juventus –Atalanta ? …Bene…4-0….la mamma ha un rapporto intenso con Padre Pio…prega mamma….prega adorata mammina….