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12. Paranirvana e Lichtung
La mattina di venerdì andai con Ines a visitare il
tempio buddista tailandese Buddhapadipa era situato in una strada chiamata
Calonne Road che portava direttamente al Common di Wimbledon. Ines disse: “La
bellezza di Londra è la varietà delle culture: moschee, chiese di ogni tipo. A
Neasden mi hanno detto c’è uno stupendo tempio Induista…”
La sera prima, dopo aver goduto enormemente, con i piedi sollevati all’altezza
delle mie orecchie, dopo averla trascinata nel baratro sudaticcio della carne,
senza sforzo alcuno, mi aveva raccontato la storia del convento: una suora si
era perdutamente innamorata di lei e come in uno squallido romanzo d’appendice,
l’aveva sedotta. E di questo si vergognava.
Una notte, questa suora innominabile, penetrò nella sua cella e cominciò a
baciarla. Ines mi spiegò che le labbra della donna sembravano essere divenute di
fiamma. Nella cella la denudò e la leccò dagli occhi ai piedi indugiando
furiosamente nella vulva. La cosa che spaventò Ines fu che provò un intenso
piacere e si strinse appassionatamente alla donna. La suora aveva 42 anni, un
volto forte e seni leggermente cadenti. Durante l’amplesso le sussurrava che il
loro amore lo voleva il Signore.
Fu una notte di fuoco. La monaca avvampava di febbre e passione. Per ore la
consumò e con la mano nella vulva la fece molto godere e raggiunsero insieme
grandi orgasmi. Fu una notte di fuoco. Ines non aveva mai avuto tentazioni di
quel tipo. Sognava, nelle visitazioni diaboliche che avvenivano nella sua minuta
cella – Tebaide, di essere la schiava di un uomo. Di essere a lui totalmente
soggetta. Sognava di essere fustigata e posseduta da un maschio brutale, di
esigua spiritualità, ma di forte fisico. E ora una nuova porta si apriva: quelle
labbra che la divoravano, quella lingua che le scavava il palato e il ventre la
angosciava. Ed Ines ebbe paura.
Nel convento si erano accorte di quello che stava accadendo perché gli occhi
dell’innominata la seguivano ovunque senza ritegno. La frugavano interiormente,
la devastavano con un perseverante desiderio. La passione aveva liberato i
demoni. Sguinzagliato i serpenti nella pancia. La suora si avvicinava e la
sfiorava, quando poteva farlo, impunemente. E la notte tornava nella sua cella e
la possedeva con furia. Ansimavano e mormoravano tutta la notte. Una volta,
l’innominabile, le disse che il suo più grande desiderio era avere un pene e
possederla come un uomo. Ines cominciò ad impaurirsi e temette di diventare
lesbica. Durante gli amplessi immaginava che fosse il bruto a possederla. Non
voleva diventare gay voleva che fosse un uomo ad amarla. Dopo mille peripezie
erotiche decise di abbandonare il convento. E successe l’irreparabile. Quando
Ines disse che voleva andare lontano da lei e che desiderava un uomo, la suora
tentò di suicidarsi. Lo scandalo fu enorme e Ines fuggì una notte sorprendendo
tutti. La fede comunque vacillava. Le chiesi quale era la fantasia che aveva,
durante i suoi tormenti erotici, nella cella - Tebaide del proprio convento. Mi
rispose essere posseduta e resa schiava. Recepii il messaggio: la legai e la
fustigai per dieci minuti con una cinghia. La scossi con colpi violenti, poi la
sciolsi e lei si spinse, in ginocchio, verso il mio pene e cominciò a
succhiarlo. Il trionfo della banalità.
*****
Il Tempio era totalmente affrescato in ogni suo angolo. Era come un opera di
Geronimo Bosh ma a livello fumettistico. C’erano inferni terribili, che
ricordavano il pittore olandese, e paradisi soffusi dalla Luce Infinita. Sulle
grandi pareti, affrescate con vivi colori e molto oro, danzavano effeminati
Bodhisattva venerati da pelosi cavernicoli, Arahat, Bikkhus, brahmini, nascite
miracolose, donne dai fianchi poderosi, dalla vita sottile e dai seni
abbondanti: la regina Maya madre di Gotama, Mahaprajapati, Yasodhara, la moglie
dell’illuminato, Mara e le sue splendide e peccaminose figlie, con cosce da
sballo, che devasteranno nella Tebaide, più tardi nel tempo, la mente instabile
dell’eremita Antonio. Sulle volte affrescate si vedevano elefanti sacri, incluso
quello che Devenatta ubriacò per uccidere il Buddha ma che, invece, si
inginocchiò davanti all’illuminato. Una danza squisita di immagini. Sulle pareti
si manifestavano, in un sovrapporsi furioso di cieli e di inferi, le storie
ispirate dalle Jatakas, le narrazioni edificanti del vangelo di Buddha,
riguardanti dei, demoni, re scimmie, Gandharvas, Apsargas, Devas, Indra e
compari, e Avalokitetesvara. Si rivelava poi la molteplicità dei Buddha che
precedettero Gotama: Vipasyn, Sikhin, Visvabhu, Krakuchanda, Kanakamuni, Ksyapa
e quello che deve ancora venire Matreya. Si vedevano le metafisiche essenze dei
Buddha della meditazione, quelli che si manifestano nei vari stadi del “dopo
morte” del Libro Tibetano dei Morti: Vairocana soffuso dalla luce bianca,
Ratnasambhava da quella gialla, Amitabha effuso da quella rossa, Sukhavati,
Amoghasidi che appare in un verde lucore, Akshobhya in un lago luminoso di blu.
Era tutto un fluire di luminosità beata e fiamme infernali che fasciano il mondo
del flusso eracliteo: il reale nicciano - sufficiente a se stesso e bilanciato
nella sua innocenza - che i Buddhisti chiamano Samsara. E nel Samsara, ritratti
con lividi e grigiastri colori, danzavano: Saddham, Bush, Madre Teresa, il
principe Vajiralongkorn e il Re Adulyadei Bumiphol e una varietà di umani
sballottati dalla storia del mondo. Mi colpì un Van Gogh capovolto che cadeva da
una scala in uno strato sublunare dei mondi in un ambiente cinereo. Ci
riflettei: l’olandese aveva stravolto il mondo dell’arte religiosamente eseguita
dai pittori buddisti, aveva sfigurato il mondo della paziente pennellata in un
turbinio nevrotico di colori, aveva capovolto il mondo dell’infinita pazienza e
l’artista tailandese, lo aveva dipinto cadente in una bolgia punendolo.
Nell’affresco, ci dice il pittore orientale, che l’arte é dominata dalla pazzia
che la capovolge. Mi misi gli occhiali e ritornai a contemplare Mara e le sue
figlie - zoccole. C’era di tutto in quel paradiso anche Margaret Tatcher: i
monaci avevano scelto l’immagine della compassione infinita. La Tailandia, un
paradiso per pedofili e una terra dove avvenivano innominabili stupri, era anche
una fucina di santi.
Eravamo seduti davanti al Paranirvana del Buddha che guardavo con raccoglimento.
Poi ritornai a contemplare le immagini della terra e mi saettò nel cranio la
visione di Ines, con gli occhi socchiusi e la bocca semiaperta , compiacente
sotto i colpi di cinghia: vedevo la sua testa ondeggiare tra le mie gambe mentre
osservavo la luce cinerea che fasciava il Samsara.
*****
Cos’è il Paranirvana?
Il Paranirvana è l’ottenimento del Nirvana dopo la morte.
Gotama Buddha entra nel Paranirvana, quando morendo si distende sul letto
preparato da Amanda, sotto un albero, miracolosamente, in fiore. L’illuminato si
spegne presso il fiume Hiranyavanti, a Kusinagra. Sapendo che la morte sta
giungendo si precipitano a visitarlo gli dei e i potenti della terra. Il Buddha
muore per aver mangiato, se ben ricordo, un piatto di cinghiale e riso
preparatogli da un discepolo fabbro. Mentre si estingue i Gandharvas suonano una
musica divina. E qui comincia la solita perversione della realtà. Ciò che è
reale, e luminosamente sufficiente a se stesso, viene inficiato da un opaco,
dubbio miracolismo. E’ sempre così: non si scappa.
“O discepoli tutto quello che è creato perisce…”. Sembra un ovvietà: ma la
verità delle cose è semplice. Gotama passa dunque dallo stato meditativo
all’estasi e poi al Nirvana.
E cos’è il Nirvana?
E’ l’illuminazione. E’ l’estinguersi dei desideri. E’ la liberazione dal ciclo
infernale - ma per quasi tutti gli umani piacevole - delle esistenze. E’ la fine
del dominio diabolico del proprio ego. E’ l’estinguersi dei pensieri
dell’esistenza e della non esistenza. E’ l’annientamento delle illusioni e
dell’errore. E’ l’estinzione degli skandas: le sensazioni, l’attività mentale,
la coscienza.
Alcuni dicono che sia l’estinzione della personalità egotica, ma senza la
perdita della coscienza.
Altri che sia il dissolversi nell’assoluto. Alcuni dicono che sia
l’annientamento egotico e dell’individuazione, e il dissolversi nel beato nulla.
Altri dicono l’annichilimento assoluto e buonanotte ai suonatori. In effetti il
Nirvana è la condizione del cessare della sofferenza e del vortice dei desideri.
Il Nirvana è contrapposto al Samsara che è “il girare come folli nel mondo”, il
ciclo doloroso delle nascite e delle morti. Che è il raggiungimento della
liberazione nel Moksha, che è la salvezza dagli effetti del Karma, dal peso
delle azioni passate. Secondo Nagasena il Nirvana è nulla. Non si può dire che
il Nirvana sorga o sia prodotto. Che sia presente o futuro o che possa essere
contemplato con gli occhi o compreso dai sensi. E il Lankavatra Sutra dice:
“nella nobile saggezza le cose sono già tutte nel Nirvana.” E così siamo tutti
nel Nirvana e non lo sappiamo e mi viene da pensare all’intuizione di Severino
riguardo le cose che credono di oscillare nel nulla e invece sono eterne e
fondate nella pura gioia.
E come si ottiene l’annientamento dell’ego e il Nirvana?
Eliminando i desideri egoistici, attraverso il controllo mentale, la ricerca
della verità, la calma, la gioia, la concentrazione mentale, la magnanimità.
Pensai: siamo tutti nel Nirvana ed io passo il tempo flagellando una suora con
una cinghia; e non solo: passo anche il tempo a fare l’angelo vendicatore per
una élite segreta di lucertoloni.
Provai un intenso senso di vergogna.
*****
Uscimmo dal tempio e procedemmo verso la chiesa di St. Mary a Wimbledon. La
chiesa è nel punto dove Arthur Road si congiunge a Church Road e a Burghley
Road. Indicai a Ines un cervo grigio - argenteo di gesso sdraiato su una casa
sopra a un bassorilievo ovale con putti.
Attraversammo la zona dei sepolcri entrando nel cimitero della chiesa: era
stupendo. Una rigogliosa vegetazione aveva coperto le pietre tombali di tufo, le
steli, le colonne sepolcrali, i cippi, mentre il tempo, compassionevolmente,
aveva cancellato il nome dei morti dalle lapidi tufacee.
I defunti erano, giustamente, precipitati nel nulla della dimenticanza. Le
lapidi erano senza nome e avvolte da un’edera luminosa e lucida. Indicai una
tomba tra le lapidi di Samuel Wakelin e di Edward Johnson, entrambi morti nel
1912, e dissi : “ Quello è mio nonno….sfortunatamente il nome si legge ancora…”
Poi indicai un’altra lapide tra quella di George Henry e un’altra stele
ammantata di edera e muschio e dissi: “ Lì sotto c’è mia nonna….” Procedemmo nel
rigoglioso recupero degli spazi da parte della natura e vedemmo tombe sventrate
da satanisti e da folli.
La vegetazione ingoiava tutto: uno spettacolo grandioso come l’annientamento del
proprio ego. Altro che miserabili tempietti dorici e balordaggini barocco -
cattolico – tridentine, altro che cimiteri monumentali e “Resurrecturis”, il
tempo giustamente ci cancellava e la natura ci ingoiava.
A un certo punto del cimitero c’era una un’apertura tra la vegetazione
straripante, in quello spazio aperto, vicino a una tomba particolarmente curata
e preservata dal germogliare incontenibile del giardino, vidi, disteso a
prendere il sole, un cucciolo di volpe.
Rimasi immobile e sussurrai: “Guarda!” Ero divenuto una statua di sale e il
cucciolo mi guardava. In quel momento sentivo una compassione infinita sgorgarmi
dal cuore. Rimasi fermo per alcuni minuti. La mia mente trasmise un messaggio:
“Piccolo essere siamo tutti nel Nirvana. Siamo tutti cuciti insieme da fili di
luce….tu sei me….” E in quel momento ci credevo. Poi il cucciolo fuggì e si
nascose nella fittissima vegetazione. Ines aveva le lacrime agli occhi.
Procedemmo verso la tomba curata. C’erano dei fiori freschi e io dissi: “ E’ mia
madre….” Ines lesse: Jane Udesi Wright. 1930 – 1965.
“Mia madre era di origine scozzese, era nata nell’isola di Iona… lasciò mio
padre per vivere con un pittore irlandese. Era molto amica di Eugenio. E’ lui
che cura la sua tomba…”
Ines rimase senza parole. “Raccontami” disse.
“Un’altra volta” risposi “ in breve: mia madre lasciò mio padre - giustamente
secondo me - che divenne per l’abbandono, morbosamente cattolico. Prima finì con
i focolarini e poi divenne un devoto di Pio IX. Più lui diventava cattolico, più
io mi allontanavo dalla Chiesa facendo tutto quello che mio padre detestava. Più
tardi cominciò a venerare Papa Pacelli. Diciamo che mio padre era una versione
estrema di Baget Bozzo….puoi immaginare…no?. Aveva un dipinto di Pio XII nella
sala da pranzo e questo mi faceva sentire male. Immagina mangiare un bel piatto
di pasta al sugo con quella faccia cinerea che ti guarda…dai…te lo racconto
un’altra volta tra una fustigazione e l’altra….”
“La volpe è un segno degli dei…Zeno…”
“ L’ho pensato anch’io…”
Ci sedemmo su una panca marmorea con un nome inciso nella pietra: Claude.
Arrivammo fino a Sansbury e comprai un pacco enorme di biscotti per cani, tornai
nel cimitero e li gettai nella vegetazione dove la piccola volpe era svanita.
Ines chiese: “E’ saggio?”
Risposi: “Me ne frego della saggezza….”
*****
Rientrammo seguendo Arthur Road. La sera eravamo invitati con Jason da Eugenio
che aveva preparato un pranzo vegetariano poco ortodosso ma delizioso: pomodori
al riso, un tortino di carciofi, gnocchi verdi con ricotta e formaggio e tortoni
di mandorla. Orione se ne stava sdraiato sul tappeto mentre Plato gli leccava un
orecchio con singolare trasporto. Destine salutò Ines cordialmente e spiegò che
aveva aiutato a cucinare ma che non avrebbe preso parte alla discussione perché
non era la sua “cup of tea” che in soldoni vuol dire non reggeva le menate
filosofiche di Jason e di Eugenio. Ci spiegò che non voleva perdere i programmi
televisivi Emerdale e Coronation Street. Sedeva ogni sera davanti alla
televisione dalle 6 fino alle 11,30. Con Eugenio parlava pochissimo. Così si
obnubilano i grandi amori. Dopo la furia della passione, le famiglie
abbandonate, il disonore borghese, gli amplessi divoranti si giunge
all’incomunicabilità e si discende nell’abisso dell’inane silenzio. Il fuoco
diventa cenere. Eugenio aveva lasciato moglie e figli a Bologna, lei era fuggita
dal marito, dalla figlia e da Norwich per stare insieme al filosofo e finire il
suo tempo deglutendo migliaia di scialbe parole e assorbendo miriadi di vuote
immagini Ho sempre pensato che se c’è un paradiso dopo la morte - cosa
estremamente improbabile - Destine giungerà in quel luogo prima di molti altri
per la sua grande compassione.
Parlare con noi? Ma no: lasciamo andare: pippate mentali. E non aveva neanche
torto: tutte quelle menate filosofiche conducevano al vuoto assoluto. Filosofi e
poeti sono le scorie della luce del mondo. Ma Ines era molto interessata. Jason
giunse, ci sedemmo davanti ai succulenti piatti e a un ottimo vino e la
discussione cominciò.
*****
Zeno: Ottimi questi gnocchi verdastri….clorofilla ? Bravo Eugenio….
Ines: Adoro gli gnocchi verdi…ma questi non li ho mai mangiati…sono alla
clorofilla?…
Eugenio: Che avete fatto oggi, amici cari …vi siete perduti nella giungla di
Wimbledon…?
Zeno: Abbiamo visitato il tempio buddista Buddhapadipa…….
Eugenio: Si famminapippa….pardon madame…un francesismo….
Ines: Bellissimo…immagini incredibili…sul Paranirvana e il Nirvana…
Zeno: E poi abbiamo visto una piccola volpe…una meraviglia….
Ines: Si, una grande emozione…qui in Inghilterra è così facile fare simili
incontri…gli animali selvatici non sembrano impauriti dall’uomo. E’ come se
sapessero dove sta il pericolo…anche gli uccelli e i passeri si avvicinano
fiduciosi, per non parlare degli scoiattoli…in Italia non è così…qui è veramente
emozionante …
Zeno: E pensavo…
Eugenio: Cosa pensavi…vecchio brigatista?
Zeno: Pensavo ad una cosa che avevo letto nel vangelo di Marco….
Jason: Sentiamo…
Zeno: Il brano del fico maledetto….Gesù arriva a Betania e vede un albero di
fico con tante foglie…ha fame….e pensa: ora mi pappo un paio di fichi
sugosi….arriva di corsa e scopre che il fico non ha fichi….non fiche non
confondiamo…….scusate il gioco di parole….
Ines: E ti pareva che non tirava fuori il sesso…ha il chiodo…
Zeno: E’…il chiodo italiota….da giovani noi la passera la vedevamo poco…vero
Eugenio? Sono residui di un cattolicesimo allucinante… neanche le pippe mi
sparavo per paura dell’inferno… fuoco eterno e stridore di denti….non si
scherza…
Ines: I Pallottini gli hanno fatto il lavaggio del cervello…
Eugenio: Eh…si, le donne non la mollavano facilmente, come adesso, ma in
Inghilterra era più facile…vai con Dio…continua…Jason non ridere lo incoraggi a
cazzeggiare….
Zeno: Allora….Gesù si incazza come una iena…ma attenti…Marco dice: non era la
stagione dei fichi….non me ne ero mai accorto…dice…où gar en kairos sukon….non
era il tempo dei fichi…..
estremamente chiaro….e allora che fa il compassionevole Figlio di Dio?
Eugenio: Ma stramaledice l’albero….lo fulmina…..lo fotte alle radici….lo rende
arido….
Zeno: Ecco….immagina che tu arrivi nella vigna dove fanno questo Brunello
benedetto… buono…. slap ! Slap!….E’ inverno e dici: datemi dell’uva; e i
contadini rispondono: grande filosofo, non è la stagione…e tu che fai ?
Eugenio: Ma brucio la vigna….la distruggo…come facevano gli spartani agli
ateniesi….
Zeno: Bravo coccolone - socratico…bruci la vigna…un atto selvaggio…..e invece io
apro la vecchia Bibbia inglese e quella spiega tutto buttandolo sul significato
allegorico….ma l’atto è pauroso e la risposta di Gesù è comica…..Pietro il
giorno dopo vede il povero innocente fico devastato…inaridito….e che dice?
Eugenio: Che dice Pietro ? Qualche cazzata…immagino…
Zeno: Pietro dice guarda il fico che hai distrutto…ed è tutto contento…e Gesù
risponde….
Jason: Abbiate fede in Dio e muoverete le montagne….
Zeno: Esatto: se avrete fede in Dio potete fottere tutti i fichi che volete…che
dice la giovane e silente ex monaca di questa mostruosità?
Ines: Che è orrenda…
Jason: E poi ci sono le grottesche assurdità di Agostino…le giustificazioni del
grande pensatore…
egli dice che Gesù non mostra di preoccuparsi per l’uccisione di animali e la
distruzione di piante. Preoccuparsi per piante e animali è il massimo della
superstizione…afferma il grande uomo…
I porci invasi dai demoni e il fico maledetto non avevano peccato ma dal momento
che non contano nulla non possono accampare diritti e possono essere impunemente
distrutti…….
Eugenio: In soldoni: ciò che non ha un’anima immortale può essere massacrato o
distrutto. Conta solo l’uomo. Sic et simpliciter…ascolti sorella…..
Ines: Ascolto…la mia crisi nasce anche da queste riflessioni…il Dio dell’Antico
testamento reclama dall’uomo gli olocausti animali…il Cristo del Vangelo non
mostra alcun rispetto o amore per le altre creature. Cani, porci, fichi sono
usati come strumento punitivo o esempi di colpa oppure vengono maledetti perché
non danno frutto come abbiamo visto nella storia del fico…a volte vengono
gettati via come accade ai pesci cattivi…
Jason: E’ questo che ti sta facendo allontanare dalla Chiesa?
Ines: Anche….mi sto allontanando dalla Chiesa per questa sua totale indifferenza
nei confronti del non - umano…anche se a volte Cristo si mostra attento…quando
descrive la semplicità degli uccelli o dei fiori dei campi, ma l’attenzione è
rivolta sempre principalmente all’uomo…centro dell’universo e padrone del
creato…il cristianesimo e in particolare il cattolicesimo si fondano su un cieco
antropocentrismo…
Jason: Tutto questo è semplicemente l’espressione del suo tempo…
Zeno: Un atto di violenza inaudito…la natura è nulla per lui…..ma come avete
fatto a credere a queste fregnacce ? E il povero Jason continua a menarla con i
sermoni Eckhartiani….e ride pure….
Jason: Io ho creduto, per un periodo limitato alla resurrezione dei morti e roba
del genere….ma il tuo amico si è ricreato un mondo illusorio difendendo
Heidegger e soci che ci hanno calati in una nuova mitologia….uno si sveglia la
mattina in un casotto a Todtnauberg e si inventa un mondo… senza una briciola di
evidenza….
Ines: Certo, è una necessità umana, non si vive senza crearsi delle immagini del
mondo…il pensiero umano vive di immagini per sopravvivere alla mancanza di senso
che si spalanca di fronte all’enigmaticità e all’invisibilità dell’Essere, che
necessita una forma. Noi stiamo vivendo con un’immagine dell’Essere, quella
della tecnica moderna che ci da sicurezza, ci fa credere che sia tutto
predisposto e manipolabile a nostro piacimento, per le nostre necessità…la
Natura è ridotta a serbatoio di energie da usare… e usurare…
Jason: Ma ora la scienza mena la danza. Ogni concezione del mondo nasce dalle
scoperte scientifiche…le cosmogonie si fanno e si disfanno…si costruiscono e si
demoliscono…qualcuno guarda le stelle e dice: va bene il Big Bang…oppure la
materia è eterna…e tutto un agglomerato di filosofie svanisce nella pattumiera
della storia del pensiero; e non solo il pensiero cristiano ma tutto quello che
viene fuori dalle nostre menti malandate; e quello ripesca i presocratici…li
lustra li rende moderni e primordiali …e gli fa dire quello che vuole….ma dimmi
tu….
Eugenio: Ma la scienza conduce, innocentemente, il mondo verso la
devastazione…se misuri tutto e sei vuoto, interiormente, come un conchiglia a
che serve aver capito la natura delle cose?
La scienza non è uno strumento che utilizziamo ma qualcosa, che cresciuto a
dismisura, ci sovrasta…
Ines : Tutto è imposto, predisposto e dominato dal calcolo…la visione certa
della scienza domina il pensiero…ma ha ragione Heidegger a parlare di pericolo,
quando dice che l’uomo sta commettendo l’hybris di violentare il predominante…la
violenza scatenerà una reazione di ciò che veramente ci sovrasta…
Jason: Ma l’Essere è un’invenzione di Heidegger….cara…ed è pessima logica…è uso
arbitrario di parole e concetti….è uno scandalo….cosa vuol dire dimenticanza
dell’Essere? Cosa è l’Essere…è un concetto fumoso…ci sono le cose e basta e non
qualcosa che le sostiene che contiene il suo Grund…ci sono solo le cose e gli
essenti gettati e disperatamente esistenti e basta….
Eugenio: Un pensiero scandaloso?
Jason: Si….è uno scandalo che dopo esserci ingoiati per anni resurrezioni e
transustanziazioni ora la menate con il Gestell…con i quadrati….ogni volta che
l’uomo si ritrova confrontato dal nulla…
(e do ragione a Zeno che lo ripete sempre)…l’uomo vacilla….Nietzsche ce la mena
con l’Eterno Ritorno, Sartre cazzeggia e crea una mitologia del Nulla tutta
sua…il punto è se c’è qualcosa oltre l’apparenza…. c’è qualcosa? C’è un sostrato
luminoso che contiene e sostiene le cose, se così si può dire?….C’è? E allora si
sbocca nel monoteismo e nelle pippate delle religioni….non c’è ? E allora si
affronta un solido, serio, stoico ateismo…per me è tutto qui….il mondo che
appare è tutto qui…. e non c’è altro…non c’è Eterno Ritorno, Assoluto, Essere
parmenideo, c’è solo la nostra minutaglia disperata abbandonata
nell’universo….anzi negli universi…
Ines: Vedere solo ciò che appare e dire che il mondo è tutto qui è una scelta
…dire che non si può andare al di là dei fenomeni: è una scelta…
Zeno: Ci sono gli esseri sprofondati nell’oceano immane dell’universo senza
capirci niente…..ma è logico che questa belva disperata che oscilla nel nulla si
crei le sue visioni del mondo…il suo sfottuto, miserabile ego gli svanisce, gli
si dissolve.e il suo buco di culo è il centro dell’universo…il cazzone che vive
a Pizzopaperodisopra si considera il centro del mondo ….e il cazzone pensa che
non può svanire nel nulla….che non è giusto….ci deve essere altro si dice….e
invece non c’è altro….no…non c’è un cristo di niente…e il Nirvana è l’estinzione
individuale e basta…ed è uguale per tutti….per Mengele o per Buddha….e mi pare
giusto pensare che lo stato di una pietra sia di totale pienezza…il dolore è la
mobilità, non l’immobilità….tutto quello che vive e si agita o
cresce…soffre….quello che non vive è sufficiente a se stesso e riposa nella sua
silenziosa pienezza….
Eugenio: Sbagliate….ma concludi Zeno…
Zeno: Si….io umilmente paragonavo questa storia del fico maledetto a una storia
del Buddha….voi direte: leggende…ma siccome sono tutte leggende queste
storie….conta il significato recondito del massaggio….
Eugenio: Vai con Dio…ascoltiamo…
Zeno: Allora….il dio Indra per mettere alla prova Re Sibis si trasforma in un
falco e cerca di catturare e divorare una tortora. La tortora fugge e si rifugia
nel grembo del re.
Il re dice: “Tutte le cose che vengono da me io le proteggo anche se dovessi
perdere il regno e la mia vita.” Allora il falco domanda: “Con che diritto mi
privi del mio cibo? Io sto morendo di fame tu non puoi intervenire e proteggere
gli uccelli del cielo. Ma dal momento che vuoi salvare la tortora offrimi la tua
carne. Dammi il peso della tua carne che equivale a quello della tortora.”
Il re ordina di portargli una bilancia e comincia ad affettarsi come un salame.
Taglia pezzi della propria carne e la getta sulla bilancia. (Per un attimo….vi
prego… pensate alle tortore massacrate nel tempio di Jahvé Sav’aot.) Le mogli,
le concubine, i ministri, vedendo le carni straziate del monarca cominciano a
piangere e a urlare…
Eugenio: Ma si è tagliato anche il…. ?
Ines: Oddio…poveretto…che atto misericordioso…
Zeno: Si…butta sventrapapere e palle sulla bilancia….la terra è scossa da un
terremoto….la natura grida….il peso della tortora, misteriosamente, aumenta e il
re deve gettare sempre più carne nella bilancia. Si riduce ad uno scheletro
sanguinolento ma non molla: deve salvare la tortora.
Quando è vicino alla morte il divino si manifesta in tutta la sua potenza:
Gadharvas e Apsaras appaiono e curano il corpo macellato del re con una sublime
musica e una pioggia di fiori e di ambrosia. Il dio Indra si rivela nella sua
forma autentica e dice al Re: tu sarai il prossimo Buddha!
Ecco….io paragonavo nella mia mente la storia di Sibis a quella di Gesù e il
povero albero di fico…
Ines: Questa è la vera compassione…sentirsi parte del Tutto…sentirsi fratello e
sorella di tutti gli altri esseri…sino a morire…sino a donare la propria vita a
un altro essere… Queste storie incredibili aprono la mente verso la capacità
autentica di diffondere l’amore, anche il Vangelo parla di questo amore…ma
incomprensibilmente…il cerchio dell’amore e della compassione, di cui parla,
raccoglie soltanto l’umano…e questo è fonte di errore…eppure Mailer nel “Vangelo
secondo il Figlio” parla del pentimento di Cristo per quel suo atto…chissà…
Eugenio: Mailer ? Una fonte sicura…nel tempio di Tamamushi c’è un pannello di
legno, dipinto del periodo Asuka - mi sembra il VII sec d.C. - : un giovane, che
diventerà il Buddha in una futura reincarnazione, offre la sua vita ad una
famiglia di tigri affamate, dà il suo corpo alle tigri gettandosi da un dirupo
bluastro…
Zeno: E quello maledice il fico….
Ines: Incredibile…eppure ho conosciuto un prete compassionevole, un cristiano
che ha fatto entrare nel cerchio dell’amore e della compassione anche gli
animali; li accoglieva e li benediceva in Chiesa…a San Giovanni dei Fiorentini
in Via Giulia a Roma, durante la messa pregava per i defunti…e assieme ai
defunti umani ricordava i cani e gatti morti e lo faceva con la voce tremante e
le lacrime agli occhi…Quando ho visto queste cose mi sono commossa e ho
cominciato a sperare in un cambiamento: il mondo deve cambiare, le religioni
antropocentriche devono tramontare…il mondo grida…
Zeno: Forse fra mille anni…ma il sacerdote che ha detto “risparmiate gli agnelli
per la Santa Pasqua” lo hanno macellato i vescovi e i cardinali…ma quel prete è
un Boddhisattva….
Ines: Si, deve nascere nella mente umana una nuova visione del mondo che orienti
un nuovo agire e una rinnovata relazione con tutte le creature sulla terra; deve
estinguersi l’idea antropocentrica. Necessita un’immagine dell’Essere che
raccolga nel suo cerchio compassionevole tutte le creature, una nuova
rappresentazione che lasci le cose essere e le rispetti nella loro essenza,
nella loro necessaria diversità…
Zeno: Ma io di Heidegger salvo molto…. la cura, l’angoscia, il discorso sulla
morte, l’aleteia e la Lichtung, la critica alla soggettività, il discorso
dell’autenticità e dell’uomo massa, la miseria industriale, la stupenda
interpretazione dei poeti: Celan, Rilke, Hölderlin, Trakl, il gioco sontuoso con
i presocratici…l’intuizione poetica dell’Essere…
Ines: Heidegger apre nuove strade, nuovi sentieri alla fenomenologia. Usa l’
“epochè” husserliana per indagare sul problema dell’essere…l’epochè è simile ad
un cammino ascetico, è il processo di spoliazione dell’Io dalle precomprensioni,
ossia i preconcetti e pregiudizi che costruiscono il nostro piccolo mondo
egotico, è l’abbandono della soggettività come dominio conoscitivo sull’oggetto…
Attraverso lo stato di coscienza determinato da questa posizione semi ascetica,
l’io si scopre relazionato al mondo non più alienato come l’Io cartesiano solum
ipse subsistens…
Per scoprire il mondo bisogna uscire dal proprio io e questa dipartita dall’ego
è un percorso ascetico verso la scoperta dell’essenza delle cose…
Eugenio: Si…Heidegger è determinante in questo secolo: Gadamer dice che è il più
grande…e poi sai qual è il problema? I preti che hanno perso la fede diventano
come gli ex comunisti che odiano il loro vecchio partito, passano dal diniego
del loro dio antropocentrico al deserto assoluto…. passano dal rigetto del
creatore -orologiaio alla negazione del “perché ci sono cose invece di nulla” e
negano anche la meraviglia dell’esistere…
Zeno: Eh si, il crollo della fede trascina nel baratro del mondo….
Ines: Essere atei comporta il rifiuto del mistero…negare a priori l’immortalità
è un atto di hybris…
Zeno: Assurdo….essere atei non comporta il rifiuto del mistero: è una cazzata…
l’hybris è pensare di essere immortali. Certo, l’assoluta certezza non ce l’ha
nessuno…ma tu uno straccio di prova che sussista qualcosa dopo la morte non ce
l’hai? Neanche lo 0000,1 %….ma dimmi: Heidegger pensava di essere eterno ?
Ines: Io non penso di essere immortale…semplicemente non lo so…sono d’accordo
con te… l’hybris per me sta nel pretendere di fare affermazioni vere e certe su
Dio e sull’immortalità…io sono socratica sul problema dell’immortalità, non ho
certezze e neanche sull’esistenza di Dio ho certezze… L’ateo è arrivato alla
risposta definitiva: è certo che Dio non c’è …è certo del Nulla dopo la morte…io
non ho prove sull’immortalità e tu non le hai sul nulla e sull’annientamento
totale…fino ad ora la materia non fa altro che rigenerarsi dalla morte e
dall’annientamento, ma la realtà ha un livello tale di complessità strutturale …
Zeno: Io ho prove perché vedo la dissoluzione del corpo…tu non ne hai…non c’è
uno straccio di prova sulla sopravvivenza dopo la morte….siamo microbi finiti
persi nell’universo….
Eugenio: Si, siamo microbi…siamo persi nell’universo…ma questo universo ha una
struttura….
qualcosa - se così possiamo dire - si è evoluto dalla materia bruta e riesce a
comprendere le origini dell’universo; qualcosa cresce dall’indiscriminato e si
pone il problema dell’Essere. Si… questa coscienza è limitata, alienata, assurda
ma questa scatola nera, che sembra sia contenuta nella spugna del cranio, è il
punto ove l’universo, o la forza, o la volontà che lo ha voluto, riconosce se
stessa….almeno in questo sistema solare …
Ines: L’universo sembra avere una coscienza e una memoria…forse è
un’illusione…ma sembra esserci un’intelligenza in tutte le cose…una volontà che
regola e, nel caotico processo vitale, forza tutto in forme ordinate…
Jason: Una coscienza e una memoria ?
Zeno: Sembra che l’universo proceda tra multiformi sentieri….quello che mi fa
pensare è che a un certo momento della storia emergono uomini che si pongono il
problema della compassione, che guardano le cose e i viventi con altri occhi: il
Jainismo, il Buddismo…600 anni prima di Cristo la materia evolve per contemplare
compassionevolmente il mondo delle cose e mentre la terra è visitata dai
Bodhisattva si scatenano orrori inenarrabili dagli Unni ai Tartari, a Ghengiz
Khan, a Hitler…il mondo è così….Francesco eleva i suoi cantici e gli altri
massacrano i Catari…
Ines: Male e bene non c’è l’uno senza l’altro: un’eterna lotta, un eterno
insolubile problema quello del male; e se c’è un Dio forse è impotente, lontano,
e forse soffre di questa sua impotenza…
O forse non c’è e siamo lanciati nell’universo come un treno senza meta e senza
freni in balia del caso…
Jason: Ma se un mortale diviene conscio dell’abisso del bene e del male questo
non indica che ci sia un fondamento di bene nell’universo; l’imperativo
categorico universale può anche essere dovuto alla forza che ha voluto le cose -
tanto per dire perché le parole vengono meno – ma che tale forza sia totalmente
estranea ai concetti riguardanti il bene e il male….
Zeno: Si…ma tu rigetti il dio d’amore, perché vedi il massacro del mondo, questo
lo capisco….ma qualcosa si è evoluto ed è giunto al punto di dirci che la via
della liberazione passa attraverso la compassione, la comprensione, il
distacco……
Jason: Ma sono giochi della coscienza….la coscienza gioca con se stessa….ha
miriadi di scelte….
è logico che una specie pensi alla compassione per evitare la legge della
giungla: non tutti possono essere guerrieri e quelli che sono deboli possono
anche inventarsi un’etica a loro piacimento….
Se sei un nulla a Bisanzio sali su una colonna e non scendi più e quelli ti
considerano un santo…ma quale è la vera motivazione dell’atto? Lo stilita lo fa
per rinunciare al mondo o per vedere l’imperatrice in ginocchio davanti a lui?
Zeno: Variazioni di orgasmo…
Eugenio: Ma non siamo materia bruta: abbandoniamo l’idea del creatore –
orologiaio ma qualcosa
si evolve e giunge a comprendere la nascita dell’universo…qualcosa si sviluppa
spingendo nel fiume agitato dell’evoluzione questi microbi mortali per svelare
l’arcana natura delle cose….
Zeno: Siamo fasci di luce gettati sulle povere cose, ma fasci di luce finiti,
non eterni, l’eternità è hybris…
Eugenio: Noi osserviamo e comprendiamo le cose ma le cose esistono anche senza
di noi….ma noi le illuminiamo, poi sta a noi decidere di diventare i nazisti del
pianeta o i pastori dell’Essere, sta a noi decidere di sfamare i passeri o
ammazzarli a fucilate. Ma se l’universo fosse senza alcun fondamento ci sarebbe
il caos. Un’arcana volontà - chiamiamola così - ha voluto dolorosamente
l’ordine, ha voluto un lento e torturato sviluppo per giungere a comprendersi
attraverso il processo dell’autocoscienza e della contemplazione dell’universo
che si è manifestato attraverso questi microbi abietti che la stessa arcana
volontà ha creato - ma forse “ creato” non è il termine giusto…
Jason: Tu dici che solo l’uomo possiede la coscienza…e se le nuvole di un
pianeta in una lontana galassia avessero una coscienza?
Zeno: E che cambia? Il principio originale fa evolvere le cose per comprendersi,
se siano nuvole o Ultràs della Lazio poco cambia….
Eugenio: Ha ragione Heidegger quando parla della manipolazione violenta delle
cose, la volontà di potenza prevale e distrugge un mondo…ed è vero che la “cosa
pensante” di Descartes si pone come un giudice davanti alle cose, ma è un
momento del destino dell’uomo…se esci dall’oscurantismo cattolico - medievale
qualcosa te la devi pure inventare….magari la ghiandola pineale; si, ora tutti
ridono ma come riuscivi a risolvere il contrasto tra le cose materiali e quelle
mentali? Descartes andò a scoprire sotto il corpus callosum un pisello che
risolveva il dualismo dei regni della materia e della mente…
Ines: Ma non serve la ghiandola pineale, lo spirituale emerge con evidenza nella
relazione tra l’uomo e gli oggetti, il mondo, che scatena infinite reazioni
conoscitive; c’è un piano dove l’Io e il Mondo si incontrano senza intralcio è
il piano dei cogitata, delle realtà noumeniche, il piano della relazione e
dell’empatia che libera la conoscenza dalla dimensione spazio temporale.
L’intelletto è luce, energia vitale, la sua capacità di percezione, di
cambiamento, di adeguamento all’infinita realtà in continuo movimento, ci fa
intuire la sua essenza immateriale. L’intelletto è capace di rapportarsi al
mondo delle cose materiali, proprio per questa sua libertà e abilità percettiva…
Zeno: Si, eccola con i cogitata e le realtà noumeniche…le troiate che tirate
fuori e che hanno tirato fuori: Berkeley che trasforma tutto in mente,
l’universo è un processo mentale…anche la fica di Cleopatra era un processo
mentale….
Ines: Non solo quella….vero Zeno?
Eugenio: Jason arrossisce….ah queste suore moderne….si, ma è il destino
dell’uomo questo vagare, non c’è nulla di strano…neanche il porsi come crudeli
spettatori davanti alla natura…
Ines : Ma il problema della coscienza è grande…se crei una macchina identica al
cervello umano avrai una coscienza come la nostra? Una macchina può raggiungere
il livello di coscienza di Gotama Buddha?
Zeno: Non credo proprio; io non nego il mistero delle cose, io dico che le
spiegazioni del mistero sono cazzate….
Jason : Incluso il Buddismo?
Zeno: Incluso il Buddismo che ci va vicino al mistero per crollare in un immane
balbettio miracolista…
Eugenio: Di conseguenza?
Zeno: Di conseguenza l’uomo è avvolto dal mistero delle cose che non potrà mai
comprendere e crede che misurandole e sventrandole riesca a capire il loro
recondito significato…e invece diventa il brutale carnefice delle cose…forse il
mistero va affrontato in una maniera radicata nella saggezza orientale,
abbandonando la cianfrusaglia superstiziosa del passato…direi che la ricerca
scientifica e mistica possono essere coniugate….ma resurrezioni dei corpi e
transustanziazione lasciamola ai secoli bui...non servono più…
Jason: E la reincarnazione?
Zeno: Anche…
Ines: Si, le cose sono avvolte da un mistero imperscrutabile…la vita è un
mistero…ma cercare di comprendere, cercarne il senso è una necessità
spirituale…che per me avvicina alla risoluzione del mistero…e molti illuminati
arrivano alla comprensione delle cose…
Jason: Ci arrivano…o credono di arrivarci?
Ines: Ci arrivano…ma non sono le religioni positive per me che possono dare
delle risposte…forse la strada da percorrere è aperta e condotta dalla ragione
filosofica e dalla ricerca scientifica ma tutto sorretto dalle ragioni del
cuore…dalla tensione interiore…
Jason: Torniamo a Todtnauberg.e alla Lichtung…
Zeno: Basta che non la meni con lo strazio del nazismo….la domanda sull’Essere è
una domanda splendente…unica…
Jason: Un abbaglio….
Ines: Un Lampo dice Heidegger…nello sguardo disvelante l’essenza delle cose
diventa illuminazione…l’Einblick diventa Einblitz…
Jason: Ah…ora è tutto chiaro: l’Einblick diventa Einblitz…finalmente ho capito….
Ines: Heidegger usa un linguaggio metaforico…lo sguardo dentro le cose ha la
forma e l’essenza di un lampo…è intuizione…illuminazione repentina, improvvisa…
Eugenio: Aletheia, la verità non significa qualcosa che corrisponde tra oggetti
e valutazioni
degli oggetti ma l’uscire fuori delle cose dall’occultamento. Heidegger dice che
Aleteia è il giungere delle cose nello stato d’essere: il suo manifestarsi.
Certo parla un linguaggio enigmatico e arcano, ma sta cercando di sconvolgere un
mondo…è un attacco frontale al pensiero di massa… alla banalità del pensiero
martoriato….
Jason: Si, continua…
Zeno: E’ lo sforzo di un pensatore che cerca di attraversare i deserti del
quotidiano filosofare…
Eugenio: Ma lo svelamento ha bisogno di un luogo ove l’apertura e il non
nascondimento delle cose possa avvenire. E quel luogo siamo noi, e Heidegger
chiama quel luogo: Dasein. Noi siamo lo spazio aperto, la radura del bosco ove
la luce penetra, l’Essere è come la luce che rende possibile vedere ciò che è:
la Lichtung è un luogo aperto alla luce….
Jason: Già….
Ines : Per lui la Verità come Disvelamento è porsi nell’apertura dell’Essere e
riconoscere la sua manifestazione…gli oggetti del mondo al di là della loro
semplice – presenza, al di là del loro mero aspetto fenomenico…Il rapporto che
si instaura con gli oggetti è un rapporto legato alla temporalità, all’agire
manipolante delle cose ridotte a meri strumenti. Posizionarsi nella Lichtung
vuol dire svelare questo rapporto inautentico degli uomini al loro mondo. Lo
spazio autentico che abitano i mortali è uno spazio di coappartenenza tra mondo,
essere e cose, uno spazio tetradico, il Geviert, che mette in relazione e unisce
inscindibilmente il cielo, la terra, i divini e i mortali. Lo spazio dell’Essere
si articola in questo relazionarsi dei quattro punti: la morte è lo scrigno del
nulla, solo la morte dà senso alla domanda sulla vita e sull’Essere, e in lei si
raccoglie il senso della verità come Aletheia……
Jason: Il Geviert….Signore aiutaci….
Ines: Altra metafora che vuole descrivere la relazione inscindibile tra l’Io e
l’Essere…
Zeno: In questa apertura gli esseri appaiono in varie forme e si incontrano tra
loro. Il Dasein non è il centro delle cose e degli essenti ma è parte degli
essenti e delle cose stesse…ecco non è qualcosa che li contrasta e li manipola a
suo piacimento…
Ines: Ma il Dasein è la struttura antropologica essenziale dell’uomo nel mondo,
l’Esserci è un individuo che nasce, vive in un mondo determinato, cresce
condizionato da questo mondo, ha una dimensione storico - temporale e culturale,
è avvolto dalle precomprensioni sul mondo che nascondono la verità ma in quella
relazione si nasconde anche la dimensione autentica dello spirito umano, quella
di esprimersi nella stretta e intima relazione all’Essere, il Bezug…
Jason: Già…il Bezug…. ora è tutto ancora più chiaro….
Eugenio: L’importanza del Dasein è basilare ma la sua centralità va esclusa,
quando gli esseri escono fuori dall’occultamento diventano presenti, la Lichtung
è un’apertura, è uno spazio di infinite possibilità. Nella Lichtung gli esseri
appaiono, si manifestano ma possono allo stesso tempo non apparire; e questo non
apparire è determinante per comprendere il senso dell’Essere.
Aleteia ha un suo gemello nell’occultamento. Il nascondersi produce il non
nascondersi….mi rendo conto che tutto questo sembri una follia….
Jason: Infatti….
Zeno: Se sei in una città vedi centinaia di esseri umani, ma altri umani
esistono anche in altre città: esistono infinite possibilità nel cerchio magico
del Dasein. L’Essere si manifesta in maniera multiforme, ogni età ha il suo
essere, ogni economia genera la sua visione del mondo, non tutte le possibilità
vengono svelate, la Lichtung, nella sua ambiguità, non è un luogo di
immobilità…si potrebbe dire che la Lichtung è un luogo misterioso ove le
presenze si illuminano come lucciole e poi svaniscono….
Eugenio: E’ come un palcoscenico ove gli esseri appaiono e svaniscono…..ma
lasciamo perdere…
guarda come ride Jason….
Zeno: Fallo ridere…..lui ha creduto alla resurrezione dei morti…
Eugenio: O del morto…
Jason: Ma ora sono arrivato al punto di capire che tutti questi nevrotici che si
chiudono in cabine di legno a Todtnauberg o in Norvegia (e Wittgenstein è un
altro di quelli) si inventano i loro mondi e poi blaterano….
Ines: Mica tanto nevrotici…nevrotico è chi rifiuta la domanda e non cerca
risposte…
Jason: Si ma bisogna darle razionalmente le risposte….e con prove certe….
Zeno: Oddio… il Tractatus….Eugenio ci ha messo un anno ha spiegarlo
all’Università….nulla… non ci capivo nulla…
Eugenio: Si è duro….
Ines: Una commistione di logica linguistica e misticismo…
Zeno: E ti pareva: questa suora capisce tutto, beata lei, com’è ingenua questa
giovane monaca… bisognerebbe fucilare in piazza tutti i professori e le
professoresse di filosofia…il tortino è una meraviglia….e il Brunello è
immane…..
Eugenio: E questo mi rende felice….
Zeno: L’altro giorno ero nel parco con i cani, improvvisamente Orione ritorna
con un coniglietto in bocca, lo tolgo dalle fauci, me lo concede subito,
l’animaletto sta morendo, provo una fitta al cuore, Plato è svanito, lo cerco,
fischio, il coniglietto sanguina ma è ancora in vita, Plato sempre ubbidiente al
richiamo del fischio non torna, divento nervoso, fischio, fischio… eccolo che
torna: ha qualcosa in bocca, si è divorato un coniglio…arriva con mezza bestia
in bocca e si sentono le ossa del cranio scricchiolare mentre lo mastica, il
ventre aperto, la testa spappolata….questo placido cucciolone sta divorandosi un
essere vivente. Normale dite voi….però quando ti hanno accoppato l’amico ebreo
tu hai dato di fuori, Eugenio…normale….gli strappo quella povera bestia dalla
bocca…sono in uno stato di terrore, ho l’altro coniglietto morente in mano….che
tristezza….procedo con i cani e la bestiolina ancora calda in mano…e sapete cosa
mi è saettato nel cranio?
Eugenio: No…dicci…
Zeno: Ma l’immagine di Sakyamuni che esce dal palazzo e vede i poveri gli
ammalati, i miseri, i morti e rinuncia a tutto…mi sono detto: ha ragione
lui…l’unica cosa è fuoriuscire dall’orrore…
Ines: E il coniglietto?
Zeno: E’ morto e l’ho deposto in un luogo ove l’erba era alta, cibo per qualche
volpe affamata…
non capivo il significato della sua vita….ma la risposta è chiara e la
conosco…le cose come lucciole si manifestano nel cerchio dell’Essere ma sono
totalmente insignificanti… non c’è una luce che le sostiene…il mondo è quello
che è: una rosa è una rosa, un coniglio è un coniglio…alle cose il significato
glielo diamo noi ma non c’è una sostanza originale, essenziale e luminosa che le
sostiene, che amorevolmente le cura…. I viventi e le cose sono esseri effimeri
che danzano nell’apertura della precarietà……siamo dei nulla gettati nella fauci
del mondo…
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