Prologo

Due cose mi hanno segnato la vita e hanno marchiato come un ferro rovente la mia anima: Luigino Antinori che mi condusse in un mattatoio, dove lavorava suo zio, e la storia della Conferenza di Wannsee.

Avevo 17 anni quando Luigino, che voleva essere un brigatista a tutti i costi, mi portò nel mattatoio. Vidi gli occhi delle bestie, il loro terrore, le vidi crollare sotto i colpi ed essere squartate ancora calde e provai la vergogna di essere uomo. Non toccai più carne per il resto della vita.
Scoprii in quel luogo immondo che appartenevo ad una specie assassina e mai più mi ripresi.

Fu mia madre che mi fece leggere, quando avevo ventuno anni, un estratto della conferenza di Wannsee, e quello che lessi mi fece un effetto tremendo.
Da quel giorno, nella mia testa hanno danzato Heydrich, Eichmann, Muller, Leibbradt, Stuckart, Lange, Freisler e tutti gli altri assassini e i patetici vigliacchi che presero parte al simposio cadaverico.
Quello che sono diventato lo devo in gran parte alle memorie di Martin Luther. Nome strano per un assassino. Nel mio cranio, ogni giorno, hanno danzato quelle marionette demoniche.
Era il 29 di gennaio del 1942 quando i nazisti scelsero l’Olocausto come soluzione e in novanta minuti decisero tutto: “Quello che facciamo è orrendo ma la storia ci giustificherà”, si dissero: Gengis Khan avrà pensato le stesse cose.
Il mio lavoro e la mia vita sono, in effetti, una reazione all’oscenità della Conferenza di Wannsee.
In quel luogo, tanto desiderato da Heydrich che voleva farne la sua casa, Eichmann organizzò una
perfetta riunione, una specie di macabro “party” con abbondanza di vini e prelibati spuntini.
In quella magione, un gruppo di assassini e di vigliacchi ha deciso la soluzione finale, lo sterminio del popolo ebreo. Durante quella conferenza Eichmann ha spiegato, con gran precisione, che si potevano eliminare 25.000 ebrei l’ora, 60.000 in un giorno, 21.900.000 in un anno.
E mentre diceva queste cose, alcuni dei presenti, approvavano con entusiasmo, altri invece esprimevano stupore e meraviglia. Quello che mi colpiva era la stupefacente assuefazione al male, l’accettazione dell’orrore da parte di Otto Hofmann e Friedrich Wilhelm Kritzinger che erano rimasti sbigottiti dalle proposte di Heydrich. Se ne stavano tutti lì a fumare sigari, bevendo vino del Rheinland, e parlavano della distruzione di un popolo intero. Leggevo sbigottito. Poi mia madre mi spiegò che molti di questi uomini erano morti nel loro letto confortati dai loro cari, e che per alcuni dei presenti la punizione era stata molto blanda. Rimasi sbalordito dalla stupidità e superficialità degli alleati che avrebbero dovuto giustiziare senza scrupoli tutti i partecipanti. Un giorno vidi il filmato del processo di Eichmann, vidi l’architetto dell’Olocausto, con il suo strambo tic nella gabbia di vetro, spolverare il tavolo con un fazzoletto, sistemare ordinatamente i suoi documenti e alzarsi ossequiosamente per rispondere alla pubblica accusa e rimasi sconvolto.
Un’altra volta vidi un documentario sulla morte di Heydrich, ferito a morte nel villaggio di Lidice da tre partigiani cechi. Il suo volto e i suoi gelidi occhi mi fecero un’impressione terribile.
Mi colpì il funerale cupo, teutonico, e la sproporzionata reazione alla sua morte.
Ricordavo con quale maestria aveva condotto il dibattito sulla soluzione finale a Wannsee e come era stato capace di far accettare l’idea di quell’inaudito orrore a uomini come Kritzinger che inizialmente non volevano accettare la soluzione finale. Certo, pensai, c’era una possibilità per non approvare quell’abominio: morire. Ma quegli uomini non volevano morire. Qualcuno avrebbe potuto estrarre una pistola e far fuoco su Heydrich, Heichmann e gli altri SS. Ma quegli uomini non volevano morire. Volevano vivere ad ogni costo. L’ultimo di loro morì nel 1987: Gerhardt Klopfer.
Ricordavo il mostruoso dibattito sull’abominio svilupparsi su una serie di possibilità: l’espulsione di massa, la sterilizzazione totale o la soluzione finale.
Mia madre mi raccontò del fascino spaventoso di Hitler, del suo eccezionale carisma.
Un popolo soggetto ad un demone, mi spiegava, e anche Heydrich era un arcidiavolo suadente ed educato.

Mio padre, fervente cattolico, disapprovava le lezioni di mia madre, perché era rimasta in lui una traccia di ostilità pacelliana verso gli ebrei: l’idea del deicidio resta sempre nell’anima di alcuni cattolici.

I partecipanti alla conferenza di Wannsee possono essere divisi in tre gruppi, da una parte gli SS convinti della soluzione finale: Reinhard Heydrich, Adolf Eichmann, Heinrich Muller, Eberhard Schongarth. Da un’altra gli entusiasti della soluzione finale: Gerhard Klopfer, l’uomo di Bormann, Joseph Buhler, Roland Freisler, Erich Neumann, Georg Leibbradt, Alfred Meyer e Martin Luther che trascrive le minute che vengono trovate nel ministero degli esteri nel 1944.
In ultimo coloro che sconvolti finiscono per accettare passivamente la soluzione: Wilhelm Stuckhart, il padre della legge di Nuremberg, il signore dei bizantinismi codificati sui matrimoni misti, il maggiore delle SS Rudolf Lange, che descrive l’orrore per le fucilazioni degli ebrei di Riga, il tenente generale
Otto Hofmann che rimane sbalordito davanti al piano delle camere a gas, e Friedrich Wilhelm Kritzinger, l’unico che cerca di frenare la decisione, e finisce, vergognosamente con l’accettarla.

Chi dirige la conferenza è Heydrich, il guerriero ariano per eccellenza, definito da Carl Jacob Burckhardt: “un giovane malefico dio della morte” un uomo preciso,elegante, spietato, considerato da molti come l’uomo che avrebbe dovuto succedere a Hitler.
Nel descrivere Heydrich, Joachim C. Fest scrisse, nel “ Volto del Terzo Reich”: “l’idea tradizionale del male, che è collegata ai concetti di possessione da parte di spiriti, da incontrollabili scatti di ira, e un legame con gli istinti tenebrosi, si infrange davanti alla trasparenza sobria di un tipo del genere. Così il concetto di demonico che ha toni metafisici inadeguati per la concezione risoluta, realistica del potere in questo fenomeno totalmente secolarizzato.”
Ma colui che pianifica l’Olocausto ha una macchia indelebile nel suo DNA ariano: un padre ebreo.
Per questo vive nella luce del costante ricatto dei potentati nazisti.
Bormann e Himmler hanno una documentazione particolareggiata sulla genealogia di Heydrich.
Suo padre, Bruno Richard Heydrich, era un ottimo musicista fondatore del Conservatorio di Halle ma il suo vero nome era Suss.
Il generale delle SS è segnato da questo segreto che lo sprofonda in continue depressioni e aleggia come un ombra sulla sua persona: un autentico veleno che lo deprime e lo abbatte.
Unica difesa: i documenti segreti che accumula sulla gerarchia nazista: la genealogia di Himmler,
inficiata da sangue ebreo, gli amori di Goebbels, la depravazione e corruzione di Goering.

Questa danza infernale si è svolta nel mio cranio con regolare continuità.

Cosa è accaduto a coloro che progettarono o accettarono la soluzione finale?

Reinhard Heydrich morì ucciso dai partigiani cechi, Adolf Eichmann fu impiccato dagli israeliani nel 1962, Eberhard Schongarth fu giustiziato nel 1946, Joseph Buhler nel 1948, Wilhelm Stuckart morì per un accidente nel 1953, Roland Freisler durante un bombardamento aereo su Berlino nel 1945, Rudolf Lange cadde a Poznam durante una battaglia, nel 1945, Alfred Meyer si suicidò nello stesso anno.
E fu l’unico gesto coerente di questi sterminatori.

Gli altri morirono in modo non violento: Erich Neumann nel 1948, Otto Hofmann, dopo una brillante carriera da impiegato, nel 1982, Gerhard Klopfer, divenuto un esperto di evasione fiscale, nel 1987, Leibbrandt, dopo una carriera in un istituto di cultura americano a Monaco, nel 1982, Martin Luther, nel 1944, per un colpo apoplettico, dopo aver tentato, invano, di ostacolare l’ascesa di von Ribbentrop, Friedrich Wilhelm Kritzinger, nel 1947, forse per la vergogna di Wannsee.

Rimane Heinrich Muller.

Heinrich Muller l’ho braccato ed ucciso io, nel 1987, nella città guatemalteca di Antigua, nel Calle Ancha de los Herreros, vicino alla Colonia Candelaria.


*****


Il sogno ricorrente è questo: sono in una magione simile a quella di Wansee, c’è un macaco, forse un babbuino, che salta rovesciando i mobili, facendo cadere specchi, distruggendo poltrone.
Dalla finestra intravedo una gazzella che corre verso la notte.
Il sogno cambia: vedo Luigino Antinori che versa un sacco di farina nella tempesta, almeno così mi sembra, dalla parte più alta della Sacra di San Michele, che è situata non lontano da Torino, ma che non c’entra niente con Wannsee. Il sogno non riesco ad interpretarlo.
Il babbuino parla ed indica la notte. Non capisco le sue parole.
Ha occhi di profonda misericordia ma un istinto selvaggiamente distruttivo.
Il sogno origina dalla mia infanzia: quando ero bambino vidi un’illustrazione in un libro di mia madre:
“Psicologia e Alchimia” di Gustav Jung. L’illustrazione era presa dallo “Speculum Humanae Salvationis”. Nel disegno un uomo, che penso sia Mercurio, sta dando da mangiare qualcosa ad un drago - uccello e allo stesso tempo accarezza una scimmia – demone, aggrappata ad una colonna, con un naso lungo simile a quello di Pinocchio, e uno sguardo grottesco e strabico.
Mi colpì molto quell’illustrazione del XIV secolo che si trova oggi nella Biblioteca Nazionale di Parigi.
Più tardi lessi il libro di Jung e cercai di capire meglio il mio sogno.

Jung scrive che il motivo onirico della scimmia trova una delle sue spiegazioni in relazione al quadrato del Mandala. Nel centro del quadrato originario è spesso raffigurato il gibbone (ovvero la scimmia). Esso assomigliando all’uomo lo avvicina alle sue origini più ancestrali. Questo animale esprime, infatti, quella parte della psiche che giunge fino al sub-umano. Ma nella simbologia antica, la scimmia, raffigurata come il cinocefalo Thoth-Ermete, è anche simile alla Divinità, ed esprime quella parte dell’inconscio che sovrasta la coscienza. Per Jung la psiche umana ha dei piani che giacciono sotto la coscienza, ed altri che la sovrastano. La coscienza è circondata dalla psiche inconscia come un’isola in un oceano. Nella simbologia alchemica, la scimmia associata alla figura di Mercurio, come “simia Dei” diabolica, diventa simbolo di trasformazione o trasmutazione, e per analogia simboleggia il movimento tra i livelli superiori e inferiori della coscienza, che si attua dal basso all’alto, dall'infantile animale arcaico all’ "Homo maximus" mistico, ed è legata, secondo la psicologia, ai riti di rinnovamento.
La scimmia richiama il lato infantile e arcaico della coscienza, verso quelle strutture psichiche innate, che sono il deposito di tutte le vite ancestrali e che si diramano verso l’animalità; da ciò – spiega Jung - deriva il simbolismo archetipo dell’animale, e la presa di coscienza della nostra animalità profonda.
A questo proposito scrive Jung: “Si tratta dei tentativi di eliminare il distacco della coscienza dall’inconscio che è la vera e propria fonte di vita, e di provocare la riunione dell’individuo con i fondamenti delle disposizioni ereditarie, istintive…E’ vero che l’autonomia e l’autarchia della coscienza sono qualità senza le quali questa non si potrebbe produrre; ma esse rappresentano anche un pericolo di isolamento e di inaridimento, poiché determinando il distacco dall’inconscio, producono un’insopportabile estraneità ai propri istinti”.
La scimmia dunque è il simbolo del nostro lato oscuro, dionisiaco, uno stato interiore che ricongiunge la nostra coscienza ai suoi livelli più ancestrali, all’origine, e per questo è posta al centro delle mandala nelle antiche figurazioni. Dice ancora Jung, citando Nietzsche: “Dioniso significa la dissoluzione appassionata di ogni particolarità umana, nella divinità animale dell'anima primordiale - un'esperienza benefica e terribile, alla quale un'umanità ben protetta crede di essere scampata, fino al momento che le riesce di scatenare una nuova orgia di sangue, della quale poi a loro volta tutti i benintenzionati si meravigliano, dandone la colpa al capitalismo, all'industria bellica, agli ebrei, alla massoneria…” .
Il fondo oscuro, la scimmia che è in noi, può generare, se incontrollato, orge di sangue e sopraffazione.
Ma dice Jung, interpretando un sogno, che il riconoscimento della scimmia significa anche illuminazione: "Tutto deve venir retto dalla luce" ed intende probabilmente la luce della coscienza,
l' "illuminatio vera", onestamente acquisita. I fondi oscuri dell'inconscio non devono essere negati per ignoranza o raziocinio e neanche liquidati con razionalizzazioni pseudoscientifiche.

Cosa significa riconoscere la scimmia?
Attuare un processo di conoscenza, che scatena l’emergere dei lati inconsci e li controlla?
La scimmia, va forse intesa come simbolo di distruzione e di riconciliazione allo stesso tempo?
Secondo il Talmud, è l’unico animale che apparendo nel sogno, è di cattivo auspicio. Per gli antichi lottare con una scimmia e soccombere era un presagio fatale. Se la scimmia vince sei fottuto. Ma se sei tu a batterla, allora, significa che un malato guarirà.
Nerone la vide in un sogno: la testa del suo cavallo si trasformò in quella di una scimmia.
E Svetonio spiegò che la fine era giunta.
Le legioni del Reno avevano distrutto Vindex a Vesontio e Tigellino era malato a letto.
Il 9 di giugno, la daga del suo segretario gli avrebbe trapassato il collo.
Nella tradizione popolare la scimmia, che si manifesta nel sogno in casa, è presagio di fastidi.
Per Freud non si scappa: è simbolo di lussuria e di sessualità sfrenata.
Sulla tomba di Tuntankamon c’è un babbuino accovacciato.
Sapevo che l’amadriade, con un fallo eretto e con un disco d’oro sulla testa, era stato adorato, come un essere divino, in Egitto. In quella terra, il dio Thot, era ambasciatore degli dei e guida delle anime nell’Oltre. Era simbolo di conoscenza, era lo scriba che trascriveva le parole sacre del Creatore, Ptah,
era colui che annotava il giudizio di Anubi, quando l’anima veniva pesata nel giorno del giudizio.
Ma la mia scimmia assomiglia più al Dio Baba, litigioso e violento che al dio Thot.
Nell’aldilà esistevano scimmie buone e malvagie; quelle malefiche catturavano le anime con delle reti.
Sapevo che nell’arte cristiana la scimmia rappresentava lussuria sfrenata, lascivia e i peccati capitali;
e che incatenata era il simbolo di Satana prigioniero.
Nell’induismo la scimmia per antonomasia è Hanuman eroe del Ramayana.
Le donne indù abbracciano nude la sua statua per diventare fertili.
La scimmia è nei tempi d’Oriente simbolo di una saggezza che trascende la futile conoscenza umana.

Ma perché questa scimmia mi agita i sogni?
La scimmia rappresenta forse l’inconscio con le sue monumentali contraddizioni?

Nel buddismo tibetano la scimmia è simbolo della coscienza che salta impazzita da un oggetto all’altro,
ed è ciò che la meditazione deve radicalmente controllare.
Se la mente domina la scimmia impazzita, che salta furiosa nel cranio, la liberazione è vicina.
Ma il mito si contraddice sempre: una volta è nero, un istante dopo è bianco, e la scimmia diventa il compagno di viaggio di Hsiuan Tsang nella ricerca dei libri sacri del Buddismo.

E cosa significa la compassione negli occhi del babbuino del sogno?

I tibetani credevano che Tara e Avalokiteshvara si incarnarono, dopo il diluvio, in una scimmia e in un demone. Dicevano che dalla loro unione nacquero gli uomini che persero lentamente i peli e la coda.
Entrambe queste divinità sono personificazioni della compassione infinita.
E fu una passione sfrenata che unì questi dei misericordiosi: la scimmia compassionevole Tara si diede per amore al demone Avalokiteshvara.
Gli uomini originarono da quegli amplessi.

Ma a che serve questa ricerca?
Il babbuino salta felice nei miei sogni ed io lo seguo affascinato.
Le conversioni onirico – architettoniche del messaggio mi sfuggono completamente.
Non capisco la presenza di Antinori e di Salvatore; ma con i sogni è meglio non insistere.
I sogni seguono una loro logica che spesso si rivela per noi incomprensibile.
Ma perché questa scimmia salta e devasta la magione di Wannsee nel mio sogno?
Perché Wannsee? E perché alla fine del sogno, uscendo dalla magione di Wannsee, incontro sempre Salvatore che mi farfuglia qualcosa, in napoletano, sull’eternità?
E perché Salvatore si apre il petto e mi mostra il cuore, e pare che dica:
“Può vedé o core mio? 'a dinto ce sta l'eternità.....” Puoi vedere il mio cuore? Dentro c’è l’eternità.
Ma dice altro, molto di più, ma io non ricordo.
Che c’entrano Salvatore e Napoli con l’eternità?
E che dice Salvatore oltre a quelle parole che più tardi sono riuscito ad interpretare?
Malgrado tutto questo il sogno mi rimane ancora incomprensibile.
Che c’entra Antinori? Proprio lui che disperato per il fatto che la rivoluzione mai giungeva (e sembra che mai giunga), si era sistemato i manichini di Lenin e Robespierre in una stanza, e ci conversava allegramente come l’eroe di Psycho nel film di Hitchcock.
Che c’entra il sacco di farina che Luigino rovescia nella bufera dalla parte alta della Sacra di San Michele? E perché la Sacra?
La struttura romanica l’avevo vista per la prima volta a dieci anni e un bambino, Gesualdo Torridi, che mi accompagnava durante una gita con mio padre, mi aveva spiegato che era abitata da demoni.
Ed io gli credetti perché vidi la lingua del diavolo che si snodava in un percorso labirintico.
Gesualdo Torrieri era un giovane effeminato che morì giovanissimo dopo essersi prostituito per la droga. Fu lui che m’introdusse alle gioie del sesso indossando gli abiti da sera di mia madre. Sembrava una donna perfetta. Fu lui che nel grande armadio mi fece conoscere, per primo, il piacere dell’orgasmo. E se c’era una cosa alla quale non era in grado di resistere era il vestito nero con il grande spacco laterale di mia madre. Con una parrucca bionda platinata Gesualdo ricordava la Monroe.
Quando mio padre scoprì la cosa mi ammazzò di botte e mi diede del depravato.
Ma mia madre, invece rise dell’infantile rapporto: sarà stato Jung ad aprirle il cervello.
Dopo il mio amplesso proibito, mia madre cominciò a scrivere un libro sulle “Conversazioni Angeliche” di John Dee intitolato “The Demonic Messages” : i messaggi demonici.
Ed anche quella storia mi fece un effetto tremendo e ispirarono nel sogno ricorrente le parole di Salvatore Gargiulo, che molto più tardi lasciò amante, moglie e famiglia per vivere con Gesualdo che era diventato, nel frattempo, Marianna.
Fu uno scandalo da soap opera brasiliana. Ma Gesualdo – Marianna era di una bellezza terribile ed era facile soccombere.


*****

Una sera mia madre, Eugenio, il mio futuro professore di filosofia, e mio padre discutevano animatamente sulle conversazioni angeliche di John Dee, il filosofo mago di Elisabetta I.
John Dee, il famoso “Conjuror”, aveva utilizzato un medium, uno “Skryer”, Edward Kelley, per comunicare con entità angeliche e penetrare l’arcana essenza delle cose.
Se non ci si arriva con la conoscenza limitata e scientifica del tempo - pensava il mago- gli angeli saranno più accurati e utili dei mortali per aprire fessure nell’Oltre. Essi conoscono l’essenza arcana delle cose – rifletteva – ma il problema è come comunicare con loro.
I messaggi che arrivarono da queste entità, evocate attraverso la sfera di cristallo, erano esorbitanti, magnifici, confusi, incoerenti e apocalittici.
Mio padre, da buon cattolico, decise “tout court” che l’entità che apparivano a Kelley erano demoniche.
Eugenio, invece, sosteneva che il medium si era inventato tutto, fino a fottersi la moglie di Dee con il pretesto di un’ingiunzione angelica.
Mia madre era convinta dell’autenticità dei messaggi, che secondo lei - come aveva scritto nel suo
libro - provenivano da un “nether world”, un arcipelago “limbico” situato oltre il bene e il male; una regione che appartiene all’inconscio collettivo e ai reami ctoni. Insomma: nulla di angelico o di demonico ma qualcosa d’incontrollabile proveniente da un’altra dimensione che s’incrocia con la nostra ed è raggiungibile attraverso la psiche umana.
Mia madre diceva che per quelle entità valeva la logica delle particelle subatomiche, che non sono soggette alla legge di causalità e che un medium è un’antenna verso quel mondo che non conosce la logica dello spazio – tempo, perché con questa dimensione non ha nulla a che fare.
Tutto molto interessante: e per spiegare questa tesi mia madre aveva descritto la teoria surreale delle apparizioni con grande energia e verve.
Il racconto era così affascinante che me ne stavo con la bocca spalancata ad ascoltare, mentre Eugenio dall’alto del suo ateismo misticheggiante sorrideva compiaciuto.
La convinzione di mia madre derivava dal fatto che Edward Kelley era rimasto fisicamente segnato dall’esperienza ed aveva messo più volte in guardia Dee cercando di convincerlo che si trattava di entità diaboliche “sub specie angelica”. Insomma lupi coperti dalle pelli di agnelli.
L’ambiente dove le entità si manifestavano era intriso di religiosità, perché John Dee, timoroso di contatti infernali, si voleva assicurare della santità degli angeli.
Per queste entità – spiegava mia madre - le apparenze erano come i vestiti indossati da una bella donna; solo che, in questo caso, non si trattava di vestiti, ma di corpi illusori e mendaci.
Una volta Madimi, uno spirito già presente negli scritti di Agricola, era apparso come una fanciulletta gioviale e saltellante, una specie di Vispa Teresa, un’altra volta come uno spirito amoroso, un’autentica mignotta apocalittica ricolma di astio e lussuria. Madimi si era cambiato più volte l’apparenza – vestito.
Inoltre, questi spiriti continuavano a trasmettere lettere ed informazioni sulla lingua Enochiana, un idioma altamente improbabile, la lingua del vetusto patriarca assunto in cielo e divenuto l’angelo Metatron. Insomma, per dirlo con chiarezza: una lingua inventata di sana pianta.
Nel 1553 Guillame Postel aveva parlato di un prete etiopico che gli aveva descritto questo strano linguaggio. Ma in verità questa lingua era inesistente e i presupposti delle comunicazioni erano, quindi, mendaci.
Malgrado questo, secondo mia madre, i messaggi erano veri. Infatti sembravano estratti e pescati, se così si può dire, dal serbatoio collettivo della psiche umana inconscia che è ricolma di credenze illusorie e chimere. In essenza: se si sbagliavano gli uomini sull’arcana natura delle cose, queste entità si confondevano anche loro e sembravano avere la saggezza limitata degli elfi e delle fate.
Una saggezza confusionale capace di grande intuizione e visioni precise, ma anche capace di predizioni apocalittiche inesatte e spesso profondamente errate. Come se scrutando nel deposito inconscio dei sogni umani il loro sapere venisse contaminato.
Mia madre, quando descriveva le apparizioni, faceva procedere le entità in un pittoresco, colorito carosello.

Appariva Uriel che prendeva a frustrate lo spirito malvagio Lundrumguffa e invitava Dee ad esorcizzare con lo zolfo la bestia metafisica, che era apparsa con un mantello di porpora e una corona d’oro sulla testa. E dopo averla massacrata di botte diceva: “Là! Così i malvagi vennero scudisciati…”
Michele si manifestava con il “Tavolo della Pratica” che richiedeva una trascrizione elaborata e faticosa. Re Camara si mostrava con una sbarra nera e rossa ed offriva un uovo luminoso.
Raffaele, che si chiamava “Medicina Dei”, faceva apparire un albero con dei frutti meravigliosi.
In un'altra occasione, si manifestava, nella sfera di cristallo, come un giovane con un agnello che gli leccava il volto, e consegnava a Kelley un libro coperto da foglie d’oro e scritto col sangue.
“Medicina Dei” apparve il 28 marzo del 1583 e annunciò che “le armi sono minute ma la conquista sarà grande.” Una delle tante profezie errate, considerando i futuri disastri di Dee.
Quello stesso giorno una spada fuoriuscì dalla sfera di cristallo e colpì Kelley in testa.
Il 9 aprile di quell’anno, un’ombra, che si faceva chiamare il Macedone, si materializzò nella casa di Dee, con un cappello che indicava il suo stato di caduta e d’impurità.
Poco dopo giunse il mio spirito favorito: El.
Apparì dalla sfera di cristallo vestito da buffone di corte, chiedendo a Kelley:
“Will you see my heart ?” Puoi vedere il mio cuore?
E spalancò il proprio corpo mostrando il suo nome, El, scritto sul cuore.
Fu sicuramente questa storia affascinante che provocò il sogno ricorrente con Salvatore Gargiulo.
El promise, attraverso lo Skryer, di consegnare a Dee il "Libro di Enoch", dettò il misterioso “Libro di Soyga”, scritto in un alfabeto arcano, e parlò anche del tesoro di un re danese che stava emergendo dalla terra.
Fu in quei giorni che due spiriti operai, con i capelli lunghi ed unti, manifestandosi, attaccarono Kelley con due pale. Le apparizioni proletarie lasciarono segni come stigmate sulle braccia dello Skryer.
Sempre nel linguaggio stupendo del periodo di Shakespeare, gli spiriti informarono Dee e il suo medium che “mogli maledette e diavolacci sono pessima compagnia.”
E ci presero in pieno.
Il 5 maggio Dee trascrisse le lettere sacre, che gli venivano mostrate dagli spiriti, nell’alfabeto di Enoch.
Subito dopo Kelley ebbe una visione sbalorditiva e vide quello che sarebbe accaduto nel 1587 e nel 1588: la decapitazione di Maria Stuarda e il veleggiare della Grande Armada verso le coste dell’Inghilterra.
Nel susseguirsi di strambe ed autentiche profezie, si manifestarono spiriti che misero in guardia Dee sulla mendacia dell’intera operazione: “Cosa penosa è quando il saggio s’illude. Tutto quello che è fatto è menzogna!”
Nel maggio 1583 si fece viva, per la prima volta Madimi. Uno spirito - fanciulla che si manifestò allegro e saltellante. Uscito dalla sfera di cristallo, ballonzolò tra cumuli di libri.
“Non mi trovi bella? Posso giocare nella tua casa?” Chiedeva.
Madimi, un’entità conosciuta da Cornelio Agrippa, sfoderò una genealogia reale che la faceva risalire ad Edoardo IV, il re della “Guerra delle Rose”, che ascese al trono nell’anno 1461.
Il 3 giugno apparve Murifri, vestito da contadino, tutto in rosso, con calze delle stesso colore; e l’umore era apocalittico: “L’inferno è stanco della terra. Il figlio delle tenebre pretende ciò che gli è dovuto per diritto; e giacché tutto è stato preparato e a tutto è stato provveduto, egli desidera stabilire il proprio regno.” Ed ancora: “Il mondo è stanco. La terra è malata, è mortalmente inferma. Le acque piangono, non hanno sufficiente umidità per calmare la propria pena.”
Il 14 giugno spuntò Galvah, una vecchia con sottoveste, corpetto rosso e con capelli gialli pettinati alla moda scozzese, che annunciò grandi ostacoli invitando Dee a resistere alle contrarietà, aggiungendo:
“Gli angeli non sono emissari credibili e non vanno necessariamente creduti. Possono essere corrotti, incoerenti e inconsistenti. Alcuni sono caduti. Altri sono demoni mascherati da angeli. Gli uomini possono essere redenti dal male, ma non gli angeli.”
In “nuce” l’entità metteva in guardia Dee dell’estrema pericolosità dell’operazione, offuscata da confusione e mendacia, e forse edificata su presupposti infernali.
Alla fine della manifestazione l’entità produsse da una fantasmagoria di scintille - come se un martello battesse un ferro rovente - una teoria di scorpioni, draghi, rettili. E Dee, a quel punto, dubitò di aver a che fare con gli angeli del Signore.
Dopo alcuni giorni un’entità chiamata Jubanladaech apparve nella sfera e disse: “Gli ebrei assaggeranno la croce, e con la croce dominerà i saraceni e stabilirà un'unica fede”.
E si riferiva al Principe Laski: una notevole balla seguita da un’altra ancora più eclatante:
“Il secondo avvento non è lontano e sarà magnifico…” Eccoci di nuovo con Gesù che ritorna.
Prova evidente che gli angeli erano – e sono - anche loro in uno stato confusionale.
Oppure spudoratamente mentivano e mentono.
Jubanladaech, dopo le micidiali sparate, si dissolse come una scintilla che affondò in una tavola: surrealiste queste entità! Altro che Magritte o Dalì!
Nell’ottobre del 1583 apparve Nalvage che assunse la fisionomia di Edoardo VI, il re bambino.
Poi fu il turno di Madimi che si manifestò come una ragazza vestita di bianco: l’entità aveva abbandonato i giochi infantili, il presente si era fatto più serio, e lussurioso.
Il 15 agosto, a Praga, una creatura con sette teste e il corpo di un leone emerse da una fornace.
Madimi, riapparve e cambiò musica usando variazioni con linguaggio apocalittico - savonaroliano.
“Guai alle donne che attendono figli…partoriranno mostri…” E giù una filastrocca degna delle
lamentazioni di Geremia.
Poi fu il turno di uno spirito, che si presentò nello spazio – tempo imbestialito con i mortali.
Il 20 agosto, l’angelo produsse un memorabile attacco ecologico contro l’hybris umana: un “j’accuse” degno di un elfo che ha avuto il suo albero tagliato dalla scure di un boscaiolo.
I mortali “scavano nella natura con ottusi picconi…” Grande poesia: giù il cappello!
Poi proseguì con una serie di profezie azzardate sul sole “che invertirà il suo corso”: una cosa altamente improbabile.
Sempre Uriel improvvisamente si scoprì cattolico, e dal calderone protestante in ebollizione salvò solo Lutero e Calvino. Insomma una confusione teologica da caos primordiale.
Il 10 aprile, la stessa entità attaccò nuovamente l’hybris degli umani: “Siete ignoranti. Non sapete leggere dal Libro della Natura. Siete diventati come dei e possenti giganti, siete ricolmi dello spirito di vostro padre, il diavolo…” E ci prese in pieno.
Uno spirito apparve in quei giorni e intimò, ad un frastornato Dee, di bruciare tutti i documenti raccolti.
Nulla da fare, bisognava ubbidire: il mago bruciò tutto il materiale messo insieme in una fornace, e cadde in ginocchio versando lacrime amare.
Kelley vide uno spirito nella fornace ardente, e i manoscritti furono rinvenuti più tardi in perfetto stato.
Era stato solo un sadico scherzo dell’entità che per poco non aveva provocato un coccolone al povero Dee.
Alle sedute era ora presente un nuovo testimone: un depravato italico, anglicizzato che si chiamava Pucci. Uno dei tanti che esportiamo in ogni angolo del globo: allora l’Inghilterra, ora la Tailandia.
Dee era molto preoccupato indovinando i desideri pedofili dell’italiano.
Un’entità, nella continua e barocca mistificazione, salutò Jane, moglie di Dee, come una nuova Maria, inscenando un’annunciazione particolare: un “vaudeville” metafisico.
Il 4 aprile del 1587, a Trebon , la stessa entità condannò chi amava la propria famiglia più di Dio. Sempre nella mistificazione oscillante tra bene e male, l’entità mise in guardia Dee e l’implorò di aiutare i poveri, di non essere orgoglioso e di essere umile.
Il piccolo Arturo fu invitato a prendere parte alle sedute.: era lui l’erede della saggezza occulta accumulata dal padre.
In una sfera distante, che girava su stessa, Kelley lesse un messaggio: “Tutti i peccati commessi in me, siano perdonati, chi impazzisce per colpa mia, sarà libero. Colui che commette adulterio per me, che sia benedetto. Poiché sarà benedetto in eterno e riceverà il premio divino…”
Odore di zolfo notevole: era evidente dove la strategia demonico - angelica stava andando a parare.
Madimi riapparve, prima attorniata da varie entità, e poi da sola.
Aprì il suo manto e mostrò il suo “shame”, la sua vergogna, che in linguaggio corrente è semplicemente la passera. E davanti alla meraviglia degli occultisti chiese: “ Nel nome di Dio cos’è che non va con me?” Il piccolo Arturo crollò svenuto.
Immediatamente quattro teste si materializzarono su quattro colonne, erano quelle di Dee, Kelley e delle loro consorti. Madimi disse: “Niente è legittimo che non sia legittimo per Dio.”
Dee si spaventò: “Assistimi Signore!…”
A questo punto, anche Kelley si turbò: le visioni sono diaboliche e ingannano.
Madimi insistette: “Avete acquistato una nuova libertà…”
Un entità apparve, in quei giorni, e profetizzò la fine di Elisabetta I e dell’Inghilterra, aveva i capelli biondicci, era nudo fino alla cintola e macchiato di sangue.
Si chiamava Ben, e dopo la sua manifestazione, gli occultisti provarono un calore violento nel corpo.
Il 3 maggio Dee e Kelley, impauriti e confusi, firmarono un accordo.
Madimi chiese: “Siete pronti?”
Dee scrisse nei suoi diari: “Pactum factum.”
E si scambiarono le mogli: una cosa da niente, nei nostri tempi, data la generale perversione, ma una cosa orrenda, un gravissimo peccato, al tempo di Elisabetta I.
Un peccato mortale imposto dagli angeli.


*****


Eugenio se la rideva beato, alla fine dell’elaborata spiegazione di Jane Udesi, mentre mio padre sorrideva urtato.
“Queste entità mi ricordano gli gnostici messaliani” spiegò De Marchi “quelli della Siria e dell’Asia minore, che seguivano le omelie di un certo pseudo Macario. Mi ricordano le accuse di Ireneo ai valentiniani. Siamo davanti ad asceti nichilisti che s’inoltrano oltre il bene e il male, e avendo raggiunto la saggezza essenziale si possono permettere di tutto. La morale va bene agli inizi delle ricerca sapienziale, ma dopo deve essere abbandonata come una vecchia barca che è servita per traghettarci oltre il fiume, dicevano. E non c’erano solo loro….ce n’erano di sette di quel tipo: i simoniaci, i carpocraziani, i basilidiani, i cianici. Ireneo e Clemente parlano di gente che la pensava come l’entità Medima; ma con una piccola differenza: Kelley si è inventato tutto di sana pianta…quello è autentico fuck – talk, my dear… roba da baraccone, occorre un minimo di rigore intellettuale per realizzarlo…”
“A me, invece, hanno ricordato Bouillon, il prete di Lione, che spiegava che per ascendere la scala angelica era necessario infilarsi sotto le coperte e giocare con il suo pippetto...” intervenne mio padre “una totale abominazione, l’ostia mischiata con lo sperma dei discepoli e il mestruo delle sue troie, come i riti orgiastici di Epifanio…stessa roba…stesso indicibile orrore…”
“Però, devo dire” interruppe mia madre “che anch’io ho pensato a qualcosa di strano leggendo le conversazioni angeliche: ho pensato al Faust di Mann, mi sono ricordata di quel bellissimo brano, quando Faust - Leverkuhn, dopo il patto diabolico, racconta di essere stato visitato da fanciulli e fanciulle che gli cantavano sublimi mottetti; bellissimi bambini che gli cantavano melodie mai ascoltate prima, sorridendo con arguzia e accarezzandosi i capelli con le deliziose manine. E un’unica cosa rivelava l’origine diabolica dei piccoli cantori: minuti vermiciattoli gialli fuoriuscivano dalle loro narici e cadevano sul loro petto scomparendo…si…a questo ho pensato…”

“Perché sei venuto a Roma, Eugenio?” Chiese mio padre.
De Marchi, rispose leggendo un brano del “Concetto di Dio dopo Auschwitz” di Hans Jonas.
Spiegò che doveva tenere una lezione sui concetti del “ripiegamento” secondo Luria e Jonas all’Università Gregoriana di Roma.

“Va ricordato ancora che anche la tradizione ebraica, per ciò che si riferisce alla sovranità divina, non è così univoca, come tende a far credere la dottrina ortodossa. Il potente flusso sotterraneo della Kabbalah, riscoperto nel nostro secolo da Gershom Scholem, parla di un destino di Dio, cui egli si sottomette in uno col divenire del mondo. Vi si trovano speculazioni molto originali e altrettanto eterodosse, che non sono in contraddizione con i pensieri da me proposti. Per esempio il mio mito porta alle estreme conseguenze l'idea dello Tzimtzùm, concetto cosmogonico centrale della Kabbalah luriana. Tzimtzùm significa contrazione, ripiegamento, autolimitazione. Per fare spazio al mondo lo
En-Sof originario, l'infinito, dovette contrarsi in se stesso e in questo modo lasciar sorgere al di fuori di sè il vuoto, il Nulla, nel quale e dal quale gli fu possibile creare il mondo.
Senza questo ritrarsi in se stesso, nessuna realtà diversa sarebbe possibile al di fuori di Dio e solo un'ulteriore contrazione consente alle cose finite di restare in se stesse, di non perdere nuovamente
l'essere che è loro proprio nel divino "tutto in tutto".
Il mio mito va ben oltre questa concezione. La contrazione è totale; in quanto "l'intero" infinito si aliena nel finito, grazie al proprio potere. Tutto ciò offre un qualche spazio ad una relazione con Dio?”

Quando finì di leggere si alzò e andò verso il pianoforte e cominciò a suonare.
“Cosa è questa musica?”Chiesi?
“E’ il “Fragment an sich” “ il Frammento in sé” di Nietzsche.” Rispose.
“E cos’è il “Frammento in sé” di Nietzsche?”
“Troppo complicato, un’altra volta te lo spiego… ” replicò e suonò il brano.


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Luigino Antinori stava sistemando il manichino di Robespierre, dopo aver spolverato il vestito nero di Lenin ed avergli cambiato la camicia.
“Aspetta che ti spolvero il panciotto color crema…” disse rivolgendosi a Robespierre “Come sei bello, mon chére, questa giacca marrone ti dona più di quella verde oliva. Sei un po’ pallido però, ecco: un po’ di cipria, Maximilien…no… del barbiere non hai più bisogno. E tu non ridere, Vladimir Ilijc, erano altri tempi i tuoi…e non chiamarlo cicisbeo. Incipriamo bene la pelle, mon chére, così non si vedono le tracce del vaiolo…voilà…E’ proprio vero: questa giacca marrone ti sta meglio dell’altra, si accosta meglio alle calze bianche e ai calzoni neri. Domani sistemiamo le scarpe con le fibbie: una vigorosa lucidata. Olio di gomito! Ecco che comincia con l’immortalità dell’anima….non ti è andata giù la Festa dell’Essere Supremo, Vladimir Ilijc?. Ed io ti dico, Maxim, che, invece, hai avuto un gran colpo di genio…servito vecchio mongolo? Eh…..l’immortalità dell’anima? E che sarà mai? Dici che Herbert era ateo? E allora sai che ti dico: Herbert rientra nella categoria dell’infantilismo demenziale di sinistra: eccoti nuovamente servito. Che ha detto Engels? Ripeti…..Maximilien ha ciccato con l’Essere Supremo? Sai che ti rispondo? Anche i grandi uomini sbagliano….ed in questo caso intendo Engels…
E tu non farti mettere sotto da questo prepotente, da quando l’hanno messo nel mausoleo i tarli gli hanno rosicchiato il cervello. E’ diventato reazionario….Che avrebbe detto Robespierre?
“I francesi riconoscono l’esistenza dell’Essere Supremo e dell’immortalità dell’anima.”
Ridi…ridi…vecchio mongolo…e tu non confermare Maxim…gliela dai vinta!
Non ascoltarlo, Maxim, ….cambia discorso: che bello l’inno all’Essere Supremo di Sylvain Maréchal…Dici che non ci credeva Maréchal all’Essere Supremo? E che ne sai tu Vladimir Ilijc? C’eri alla festa? Non eri ancora nato…E poi, sai che ti dico, sotto sotto Maxim non ci credeva mica all’Essere Supremo, …..l’ha detto così….per il popolo...eh no…non ti ci mettere pure tu…Maximilien….rovini tutto…gli dai ragione…Cosa aveva detto Julien de la Drome? E che ne so….sono mica un’enciclopedia con due gambe! Bandire gli atei dalla Repubblica?
Ridi, vecchio mongolo eh? Ecco che ricominci con Stalin e Pol Pot…ho l'impressione che tu concepisca i colpi che i vari movimenti comunisti si sono affibbiati, come effetti di deformazioni caratteriali di leader carismatici…… Cazzate dico? Va bene…dico cazzate….
Però ti preciso che sotto certi aspetti, sono più marxista di molti pseudo marxisti (e chi ha orecchie per intendere intenda) e penso che molti guai del marxismo siano nati da un errore fondamentale: pensare che il nemico fosse giunto al capolinea. Già…ma la storia ha dimostrato, invece, che il capitalismo aveva ben altre risorse a disposizione. Ti pare ovvio?…Beh non a tutti appariva ovvio,Vladimir Ilijc…
Lasciami spiegare: vedendo che le cose non prendevano la piega giusta, i comunisti, anziché comprendere che si doveva fare una lunga guerra di posizione e, quindi, di attesa, hanno incominciato ad accusarsi a vicenda per spiegarsi la causa dei rovesci….non interrompere, maleducato …te la do io l’analisi demenziale…ti rimetto nel mausoleo con i tarli ed i sorci…anzi ti vendo alla mafia russa che ti rivende ad uno straccivendolo americano….Ma siamo davvero in pochi ad aver compreso questo…
Cinque hai detto? E allora? Siamo cinque senza Pasqualina che è una riformista…le rivoluzioni le fanno le minoranze…fammi spiegare dai …interrompi sempre…chi comprende questo, comprende che bisogna guardare con occhio benevolo al movimento comunista nel suo complesso e ai suoi leader che possono aver errato….li chiami imbecilli i leader?….I tuoi epigoni sono degli imbecilli?
E va bene…ne prendo atto…fammi finire, però….chi comprende quello che sto spiegando comprende la tragedia di persone che si sono combattute l'una con l'altra in nome della verità e della giustizia, ma in un fondamentale quadro di ignoranza…come del resto era accaduto ai tre del comitato di salute pubblica e prima ancora ad altri….sono chiaro Maxim? Non sono chiaro?…
E va bene…concludo…chi comprende questo assolve tutti…si anche Stalin e Pol Pot….si…assolve tutti come devono essere assolte tutte le persone che commettono guai spinte dal desiderio di far cessare l'orrore del mondo, perché non comprendono appieno la natura del quadro in cui sono inserite….Che c’entra Himmler?….quella è un’altra cosa…che mettiamo a bollire i carciofi con le carote? E' per questo che sia Stalin che Trotskji, sia i vietnamiti che i cambogiani, sia i russi che i cinesi, insomma il movimento nel suo complesso vanno compresi e non condannati. Nello stesso tempo sappiamo che non comprendendo appieno la realtà delle cose, necessariamente dovevano restare vittime delle loro tensioni interne ancora prima che delle azioni del nemico. Questo in estrema sintesi è quello che penso….Certo non potrai capire quanto ho detto, Vladimir Ilijc, se hai una concezione metafisica del male; e questa idea ti sarà germogliata in testa da quando ti hanno infilato, come un faraone, nel mausoleo mongolo…se accetti il male come produzione di sofferenza in un contesto di ignoranza di situazioni e processi, allora ti apparirà tutto chiaro. E’ chiaro?
Non è chiaro…demenziale? Te lo do io demenziale…Concludo: per "tutto" intendo il pensiero che ti ho proposto. Sono consapevole che posso dire stronzate….Dico stronzate? E va bene…allora mi prendo il mio gatto Polpetta e me ne vado….buonanotte….e domani non torno!
Però, prima di andare ti voglio spiegare una cosa….No…non ci sento dalla quella parte…gli americani hanno aiutato Pol Pot contro i Vietnamiti? Infamie…
Dodici milioni di dollari ai Khmer attraverso i Tailandesi? Infamie dei pennivendoli borghesi…
Cosa dici? Zbigniew Brzezinski ha detto: “Ho incoraggiato i cinesi ad aiutare i Khmer Rouge , ho incoraggiato i tailandesi ad aiutare i Khmer ….Pol Pot era un’abominazione, noi non potevamo aiutarlo, ma i cinesi si…” E io ti dico questo documento è un falso….è stato un pennivendolo occidentale a crearlo… Che facciamo? Ci litighiamo come quando hai tirato fuori il cane di Pavlov?
Non ho la forza….io devo pensare al futuro….Il futuro è con Berlusconi dici?
Allora sai che ti dico…con te non parlo più, Vladimir Ilijc! Maxim sai dove avrei voluto combattere?
A Valmy…che grande battaglia! Come dice Goethe: lì è cambiato tutto….
Dio che battaglia…no…non ti rispondo…. Vladimir Ilijc, non ci sento da quella parte…..
Buonanotte…andiamo via Polpetta…dai che stasera ti do il Gourmet….
Eccola che chiama quell’altra…mi dovevo sposare tua sorella, mon chére, non la figlia di un operaio leccese…uhhh…è notte fonda e tu ora cominci con il materialismo dialettico?…Ecco…lo sapevo…ti vuoi vendicare, Maximilien? Lui ha rotto con l’Essere Supremo e tu cominci con il materialismo dialettico?…Però, caro, ricorda che ci credo pure io a quella che tu chiami una “eminente stronzata”…e attaccando Vladimir Ilijc …tu attacchi anche me…lo capisci? Te ne fotti..? Va bene…ne prendo atto…E poi sai che ti dico: non hai capito bene il senso filosofico…ecco! Si c’è una legge generale che riguarda la natura, la storia, la società…si…identità di pensiero e di essere…..cazzate dici? Va bene Maximilien…ma non accapigliatevi come l’altra volta….per favore…che Vladimir Ilijc ti ha distrutto il parrucchino…ecco…ora tiri fuori la tua bestia nera: Plekhanov....si, un grande filosofo…e non chiamare Vladimir Ilijc un ciarlatano….basta…andiamo via Polpetta….ora basta…non prenderò parte al delitto della ragione…


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…..Nietzsche è appena rientrato da Lipsia, dove ha consegnato a E.W. Fritzsch il manoscritto su “La nascita della tragedia”, il suo lavoro più importante sullo spirito della musica in Grecia; sta trascorrendo i suoi giorni di ferie a Naumburg; è in compagnia di Rhode, impegnato nello studio di Pitagora.
In questi giorni compone un brano per pianoforte dopo la serie dei Lieder e dei brani corali: Das “Fragment an sich” è datato il 16 ottobre 1871.
Nell’intimità che può dare la tastiera, Nietzsche medita, filosoficamente, sulla composizione musicale, su quello che rappresenta l’armonia e l’ambiguo equilibrio che la sostiene.
Essa costruisce tra le note, trasfigurandole, figure sonore, che richiamano per analogia immagini filosofiche e poetiche, muovendosi entrambe, musica e filosofia, nel simbolo.
Un’attenta riflessione sulla composizione armonica, rivela la profondità della ricerca filosofica che si nasconde dietro la strutturazione del fraseggiare musicale. Emerge l’ambiguità che caratterizza il brano, almeno su tre livelli: dal punto di vista armonico, ritmico e tonale.
La forma del brano sembra ciclica ma è infinita. L’infinità è data dal finale aperto, armonicamente non risolto. Come sospeso, presenta un “da capo” che ogni volta riporta il brano all’inizio, senza possibilità di arresto e termine.
Ma l’infinità non va pensata ciclicamente: essa è un’estensione lineare, spiraliforme, senza possibilità di arresto. Il brano propende sempre per il “Fa diesis minore”. Tuttavia questo non viene mai affermato con decisione e scivola ogni volta che ci si avvicina ad una risoluzione dichiarativa.
L’oscillazione e gli scivolamenti dalla tonalità maggiore evitata alla riconferma continua della tonalità minore, crea quell’atmosfera di instabilità, di continuo movimento, di sospensione, di tensione, possiamo dire di streben non risolto, la cui meta viene continuamente elusa o procrastinata.
Dissonanze non risolte, sincopi, quinte discendenti per gradi congiunti, creano e rafforzano la tensione del perpetuo movimento.
Ma non si tratta di un moto perpetuo, caratteristico nella letteratura pianistica romantica, ma di un meditato calmo e placido andamento, descritto dal sehr langsam, come fosse il passo di un viandante in meditazione che ora rallenta, ora accelera, ora si ferma a richiamare dei pensieri, ora improvvisamente riparte con slancio per ricominciare, immer wieder, un altro sentiero, uguale e diverso….