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8. Il samurai Hidetoshi
6.5.2001
Caro Zeno,
ho appena finito di vedere il film “Lanterne Rosse”, una storia di
mogli-concubine: bello ma tragico. Le donne in Cina avevano, e forse continuano
ad avere anche oggi, veramente un destino orrendo. Prigioniere di tremende
strutture di potere che opprimono, distruggono, uccidono l'anima e ogni forma di
umanità. Però, così bello l'incontro tra la sorella cantante e la quarta sorella
sul balcone d'inverno. Sonia dice: che differenza c'è tra un uomo e un fantasma?
Solo il respiro. L’aspetto tragico del film, è stato rovinato dal continuo
pensiero delle tue battute su padroni e concubine: a volte invece di piangere mi
sono messa a ridere. Me lo fai un massaggio ai piedi quando ci vediamo? Lanterne
rosse e massaggio ai piedi. Mi sa che tu in un'altra vita sei stato un
marito-padrone cinese con 166 mogli-concubine. Ora vorrei vedere “Vivere”, un
altro film da te consigliato; sì, hai ragione, il cinema cinese è particolare,
ha il carattere della parabola, della favola, i colori sono forti, la fotografia
è stupenda. Anche “Mangiare bere uomo donna”, è un film che riguarda la Cina, ma
quella di Taiwan, un paese moderno e occidentalizzato. Mi era piaciuto molto, ma
poi quando l'ho rivisto non ho sopportato le scene in cui il protagonista, un
cuoco, uccide con disincanto e maestria culinaria anatre e pesci cucinati per i
pranzi domenicali da passare con le figlie. Queste scene fanno riflettere su
quanto vale poco la vita degli animali. Tra una chiacchiera e l'altra, quella
figura pacifica e saggia, che squarcia, sgozza e cuoce in quattro e quattr'otto
pesci, anatre e polli, sconvolge. Saggi e spietati, incredibilmente umani e
disumani, i cinesi hanno una strana natura sono capaci di crudeltà incredibili.
Donne, bambini e animali sono messi sullo stesso piano non hanno nessun diritto.
Ma la loro cultura non esclude certo una tradizione capace anche di grande
compassione. Parliamo di cose serie: ieri mentre mia mamma sorbiva beatamente un
whisky le ho chiesto una cosa…
Irene
*****
“Ma perché cammini cosi strana?”
“Ho delle cose dietro…”
“Le emorroidi?”
“Si…come lo sai?”
“E’ stato quel ferroviere?”
“Ma che ti salta in mente disgraziata…screanzata….maleducata…e ridi pure…”
“Ma lo sa tutta la città…e che c’è di male….però cammini un po’ strana…sta
sodomizzazione t’ha distrutta…destrutturata….”
“Ma come ti permetti?”
“Se n’è accorta pure nonna…”
“Accorta di che?”
“Ma che ti fai fottere dal ferroviere rifondarolo…”
“Ma chi lo dice…delinquente?”
“Lo dicono tutti….dicono che siamo “na famiglia de mignotte”….dicono…puro che
quell’artra troia de mi sorella è na bocchinara….tutte troie – dicono - ma a me
me fa piscià dar ride…”
“Sono tutte fandonie…”
“Mamma…però è un cavernicolo…è tutto peloso e ha pure la trippa…”
“Ma che dici…pazza di una stupida…”
“Ma su….me ne frega assai se ti fai sodomizzare dal ferroviere di Bertinotti…ma
sotto le elezioni…aòh…me pare puro de cattivo gusto…”
“Senti cocca, io con Marcello sono amica….solo amica…”
“Ah…se dice così adesso?….Ma se te sbudella da di dietro…”
“Ma sei proprio una maleducata….vergognati…”
“Ciao papà….parlavamo con mamma della Juve….me sa che oggi perdete….che combina
Berlusconi? Ma che paese de merda siamo….tutta la stampa estera lo fa passà pe
quello che è…e stò popolo de merda lo vota….è che siamo corrotti in testa….nel
cranio….nel cervello…semo n’popolaccio de merda….”
“Lascialo perdere tuo padre che deve pensare all’elezioni”
“Si ma se eleggono pure lui è la fine del mondo…è meglio andà all’estero…”
“Ciao cara….ma perché cammini in quella maniera? Colpo della strega?”
“Le mie cose…”
“Oggi polverizziamo la Roma…me lo sento…”
*****
E’ il trentaquattresimo del secondo tempo. La Roma è stata massacrata. Soffre
smodatamente.La profezia di Ancellotti si sta avverando: a Torino vinceremo. Non
ce la fa Roma e stiamo facendo i conti. Sarà Roba da Forte Alamo. La Lazio è a
tre punti, la Juve a quattro. Reggeranno i nervi?
Sbracheremo in maniera immonda nelle ultime giornate? Totti è uscito
bofonchiando nell’anima. Non gli è piaciuto essere sostituito. Del Vecchio è
stato sostituito da Montella: un mare di goal in una manciata di minuti giocati.
Ma non ce la facciamo. Non reggiamo. La Juventus meriterebbe anche un terzo
goal. E’ uno di quei giorni. La vita fa di questi scherzi. Incassare e
ripartire. E mai stringere le chiappe. Si, è il trentaquattresimo minuto.
Assuncao passa a Candela, che smista la palla a Nakata, il giapponese la concede
a Montella che la perde, c’è confusione, David esce vincente da un contrasto con
Tommasi e passa a Zambrotta che si lascia soffiare la sfera da Nakata. Il
samurai procede verso la porta di Van der Sar. Da fuori area lascia partire un
bolide che sfreccia verso l’incrocio sulla destra dell’olandese. Il pallone
fende l’aria e s’insacca. Il monaco Dogen saluta il goal con un moderato,
contenuto entusiasmo, non si getta per terra, non fa trenini o aereoplanini,
rimane muto e solleva leggermente la testa: un gesto di grande eleganza.
Qualcuno comincia a sperare ma per molti non è giornata, è troppo tardi. Si
pensa al Forte Alamo delle prossime giornate. Giocarsela tutta alla morte. Il
tempo scorre. La partita muore. Il quarto uomo con una tuta blu indica, che
essendo sopraggiunto il novantesimo minuto restano da giocare ancora cinque
minuti di recupero. Ma non tira aria. Non tira proprio aria. È il cinquantesimo
minuto. Zebina si dirige confusamente verso l’area juventina, in qualche maniera
la palla giunge al monaco Dogen che la passa verso il volenteroso Candela. Il
francese procede e crossa ma un difensore respinge. La palla viaggia verso
l’angolo del corner, Candela la riprende ed affronta Tudor che gli sbarra la
strada. Il francese vede il samurai Hidetoshi e gli porge la palla, Dogen avanza
e da fuori area ci riprova. Una sventola violenta attraversa un nugolo di uomini
e giunge sulla sinistra di Van der Saar che respinge ma non trattiene. Diranno
una mezza papera e prepareranno la forca. Sulla palla vacante si avventano
Montero, Battistuta e Montella. Il portiere disperato alza una gamba per
respingere la palla ed evitare il futuro linciaggio. Ma Montella è rapidissimo e
la indirizza in rete. E la rete si gonfia sulla destra di Van Der Saar. E’ goal.
Montella corre verso il settore dei tifosi della Roma. Otto statue di sale con
la casacca bianconera restano immobili, come la moglie di Lot a Sodoma,
nell’area juventina. Ancellotti sbianca. Capello non crede ai suoi occhi.
Montella, Aldair, Battistuta, Zebina, Cafù si abbracciano sotto la curva. Il
miracolo è avvenuto. La speranza resta solida sul piedistallo marmoreo.
*****
8.5.2001
Caro Zeno,
anche stamattina andando al lavoro ho con me la tua raccolta di poesie. Sto
entrando nel tuo linguaggio filosofico e poetico, sempre di più. Sto analizzando
i tuoi versi, e mi si stanno schiudendo gli orizzonti nascosti del tuo pensiero.
E' un'emozione, certi passaggi sono incredibilmente belli come questi:
Ma allora dove conduce la tua pressione infinita?
Oltre la barriera tenebrosa
rispondi
oltre la grigia compattezza
oltre la falsa gioia del massacro
Verso la luce
dici:
quando l'anima e' sovrabbondante
il corpo non la contiene.
Oppure:
il demiurgo copulatore
risponderebbe:
concentrati su una sana defecazione
prova il rutto post-vaginale
alla conclusione del coito
che libera l'anima dalle scorie
del pensiero
ed esalta lo spirito
Mentre incalza la vita
con le cianfrusaglie
del pervertito sentire
ascolta:
Mai tradire il tuo demone
Amo la tua poesia perché ha la forza della meditazione; e' un esercizio
spirituale di riflessione che purifica dalle scorie del mondo e dalla
cianfrusaglia l'anima che soffre. Quando arrivo al lavoro, qui in mezzo ad una
stupenda campagna romana, fatta di pascoli profumati invasi dai mille colori
primaverili, e entro in questo spazio edificato dalla razionalità, dal mondo
umano della ricerca che avanza e tutto invade, rifletto sul mondo della tecnica:
questo e' il nostro destino, vivere in questa manifestazione dell'essere, che
appare come Imposizione, come dice Heidegger, il Gestell. Questi palazzi di
vetro, dove il cervello umano cresce e alimenta il pensiero calcolante, nascono,
invadono e divorano questi meravigliosi spazi di natura incontaminata; sembra
quasi una metafora del mondo tecnico che avanza e risucchia in sé quello che lo
circonda.
“Ma serve mantenersi con occhi dolorosi in questa memoria mentre le cose sono
esposte alla demenziale violenza del corrotto sapere?”….
Ines
*****
La data non la ricordo con esattezza. Doveva essere l’ottobre del 1980.
Eravamo a Castelarquato con Eugenio, visitavamo la collegiata romanica, eravamo
presso l’antica vasca battesimale, quando il vecchio filosofo mi chiese: “Ma tu
che avresti fatto alle SS dopo la guerra?”
“Li avrei sterminati tutti, non ne avrei lasciato uno vivo” risposi.
“E gli ebrei?” chiese
“Gli avrei dato uno stato nel cuore della Germania, nella parte più ricca del
territorio tedesco con sbocco al mare…che ne so…qualcosa che andava da Bonn a
Cuxhaven… avrei dato la Ruhr o qualcosa del genere…e quello stato l’avrei
protetto con la forza delle armi alleate. E non ci sarebbe mai stata una
Germania unita. Mai. Il peccato è troppo grande….”
“E invece c’è il problema infinito della Palestina…” disse Eugenio.
“Si, un grande stato ebraico nel cuore dell’Europa, confinante con l’Olanda o la
Francia e lo sterminio di migliaia e migliaia di SS, agenti della Gestapo, di
Kapò, di mostri… eccetera… eccetera…” aggiunsi “ ma ti rendi conto cosa hanno
fatto? E non c’è solo la colpa di quei quattro assassini che hanno impiccato a
Norimberga, i responsabili non erano solo
Bormann, Frank, Goering, Jodel, Keitel, Kaltenbrunner, Von Ribbentrop,
Rosenberg, Sausel,
Seyss –Inquart, Streicher, la colpa era collettiva…c’è l’oscenità della nazione
che sa e non reagisce. Che tace. Il massacro di milioni di persone mentre il
popolo giace a pecoroni davanti agli agenti del male.”
“Alla pecorina davanti a Goebel e Göring…”
“E dove c’è mai stata resistenza in Germania?…Si….le SS le avrei neutralizzate
dopo averle rinchiuse in un lager in Germania….me ne fotto del garantismo….”
Eugenio si grattò la pelata, accarezzò la vetusta vasca marmorea e chiese: “E
che pensi degli ebrei che catturano i nazisti e li processano?”
“Fanno benissimo ma è una perdita di tempo. Dovrebbero eliminarli uno a
uno…cercarli in Paraguay, in Argentina, ovunque…e farli fuori…”
“Ovunque ?”
“Si…e massacrarne il massimo numero e non solo loro….anche gli altri assassini…
pensa a Videla che è fiero di quello che ha fatto. Pensa ad Idi Amin che se la
spassa con il suo caravanserraglio nell’Arabia Saudita. Pensa ai tiranni alla
Duvalier…dovrebbero essere rintracciati e fatti sparire dalla luce del sole.
Anche i generali cileni e Pinochet…”
Eravamo sotto la torre pentagonale del Palazzo Pretorio quando Eugenio domandò:
“Hai mai sentito parlare di DIKE…?”
“La dea della giustizia greca ?”
“No, un’organizzazione simile al Centro Wiesenthal, con una differenza: questi
fanno fuori gli ex boia SS, i mostri, i dottori mengheliani, gli assassini del
regime, i vecchi gangster nazisti…”
“E come funziona ?”
“Qualcuno fa sapere in maniera precisa che un vecchio boia lituano sta giocando
con il nipotino in un bel giardino di una casa vittoriana di Glasgow e la DIKE
manda qualcun’altro a eliminarlo. Poi fa sapere all’informatore che giustizia è
stata fatta e che si rilassi e s’immerga nella pace del Signore. E gli fa anche
sapere che non deve dire una parola o sarebbe costretta ad eliminare anche lui.”
“E tu appartieni ad una simile organizzazione?”
“In un senso ho contatti. Ma è un’organizzazione segreta con un gruppo dirigente
segreto, sconosciuto. Tu incontri solo una persona, ma non sai nulla sulla
natura della tigre….”
“Mi piacerebbe partecipare ad una simile organizzazione…”
“Mi stai dicendo che tu saresti disposto ad eliminare vecchi boia nazisti?”
“Ma con infinito piacere!”
Proseguimmo con la macchina verso un posto chiamato Vigolo Marchese, non
distante da Castelarquato per visitare una parrocchiale che avevano descritto ad
Eugenio.
Eravamo presso la torre campanaria quando il mio vecchio professore mi disse:
“Qualcuno ti contatterà presto….ti ci vedo come giustiziere di DIKE….”
Procedemmo verso Fidenza e sotto la maestosa facciata del Duomo mentre sostavamo
sotto un portale di fiaba, Eugenio ripeté: “Qualcuno ti cercherà. Non
sorprenderti…”.
Tre giorni dopo, ricevetti una strana lettera: “L’attendo nella chiesa di San
Mercuriale a Forlì alle 11,00 presso il sepolcro di Barbara Manfredi.”
Incontrai un uomo tarchiato con un accento tedesco che si chiamava Ruben Kroft.
Ebbi con quest’uomo sette incontri. Fu così che divenni un giustiziere della
DIKE.
*****
10.05.2001
Caro Zeno,
ho qui con me la lettera che mi hai scritto sulla tua lettura di Parmenide e
Severino. Quella sera a casa tua discutemmo a lungo sulla questione
dell’eternità.
Riflettevo…Parmenide dice che l’essere è eterno - perché il non essere non è,
quindi l’essere è e non può non essere - e fonda così il principio di non
contraddizione. Severino dice che per uscire dalla Follia dell’Occidente, che
vede oscillare gli enti tra i due nulla e che fa apparire e sparire gli essenti
come se provenissero dal nulla e nel nulla tornassero - bisogna tornare a
Parmenide e diventare ancor più parmenidei. Sia Parmenide che Severino si
mettono in contrasto con un mondo, quello dell’opinione, quello della percezione
comune che noi tutti abbiamo delle cose, e ci dicono che l’essere non è quello
che appare e non nasce e non muore, ma è eterno.
Tale constatazione parte da una domanda fondamentale che prima di Parmenide i
filosofi della natura non si erano posti. Essi avevano stabilito che il tutto
era fatto di qualcosa, aria, o fuoco, o acqua, o infinito, ma non si erano mai
chiesti cosa ci fosse prima del Tutto, cosa ci fosse prima dell’Essere.
Parmenide si chiede: cosa è l’intero? Cosa è l’essere dell’intero? Prima del
mondo cosa c’era? E si risponde: il Nulla. Ma poi si spalanca il baratro: e
questo cosa significa? Perché c’è l’Essere piuttosto che il Nulla? Ecco che
nasce il pensiero occidentale e il suo cammino verso la scoperta delle verità
dell’Essere. Oggi noi ci chiediamo cosa c’era prima del Big Bang?
Platone chiamava Parmenide, con le parole di Omero, “Venerando e Terribile”.
Aristotele dice che quelle di Parmenide sono maniai, follie, lo chiama folle,
pazzo. Eppure questa follia di Parmenide è il punto di riferimento a cui
l’intera storia del pensiero filosofico ha fatto capo……
*****
Che sogno strano: prima il solito macaco, che tutto devasta, Salvatore con il
suo cuore esposto e Luigino con il sacco di farina che versa dall’alto della
Sacra di San Michele, poi il sogno cambia: sono in un albergo e faccio il
segretario o qualcosa del genere. Ad un certo punto due donne bellissime si
avvicinano. Una di loro, con un cappello cilindrico in testa, mi dice: “Guardi
che la stanza 422, l’ultima nel corridoio, è “haunted”, c’è un fantasma.”
“Ma come un fantasma ?” chiedo.
E l’altra donna, che ha uno strano accento inglese che sembra australiano
risponde:
“C’è una presenza….”
Ed io: “ Ma lo avete visto il fantasma?”
“No, è una presenza che si sta solidificando. Concretizzando. Le presenze ci
mettono un po’ di tempo per materializzarsi….” rimango sorpreso.
Nell’albergo c’è anche Maradona che parla con il direttore. Mi dirigo verso la
stanza della presenza. Un corridoio pieno di immondizie, lurido, un luogo
decrepito, fatiscente, in rovina e ci sono molti animali abbandonati, incluso un
piccolo bufalo – cavallo, grande come un gatto, con una criniera d’oro. Ho una
paura da matti. Un’altra donna arriva e conferma la presenza del fantasma. Io,
intanto, mi vorrei fottere la donna con il cappello cilindrico e provo
disperatamente a farmi dare il suo indirizzo. Ma non ci riesco. Nel sogno sembro
avere vent’anni. Il sogno si dispiega in un’atmosfera di pauroso spaesamento di
alienazione e di mestizia. Ho fame cerco da mangiare ma tutti i negozi sono
chiusi. Le donne partono. Mi sento solo.
I sogni migliori li faccio alle sei della mattina. Mi sveglio, accarezzo Orione,
metto una sciarpa di lana sugli occhi e crollo. L’apertura metafisica del mio
mondo onirico dipende da una sciarpa di lana stretta intorno al cranio.
*****
….La follia di Parmenide sta dunque nel negare la verità di ciò che si vede e si
percepisce nel senso comune. Parmenide dice: il movimento non esiste. Da questo
momento la filosofia e il pensiero diventano autonomi dalla realtà sensibile. La
filosofia scopre il suo momento apriorico da cui partire per indagare
liberamente le strutture dell’Essere: “Bisogna che tutto tu sappia e il cuore
che non trema della ben rotonda verità, e le opinioni dei mortali in cui non c’è
vera certezza…” Questo è lo scopo della filosofia: indagare la ben rotonda
verità - che tu Zeno interpreti come una sfera compatta luminosa e finita. Il
Nulla non esiste, non è un pensiero possibile; l’essere è: per essere pensabile
non può non essere. L’Essere non era, né sarà, perché è, ora, tutto insieme, uno
e continuo; né nascere né perire gli ha concesso Dike, la Giustizia, è o non è,
l’Essere è Vero. La verità è sicura, indubitabile, innegabile, razionale e
eterna: il cocchio alato tirato da veloci giumente porta verso la Verità, verso
la porta custodita da Themis e Dike. Seguendo la vita religiosa e la vita etica
questa porta si schiuderà e Parmenide giungerà al cospetto della Dea. Questa dea
è Mnemosine, la dea che presiede alla vita dell’intelletto e che assicura
l’immortalità. Questo è un movimento di ascesi verso la visione intellettuale
del Vero, che ritroviamo anche in Platone…
*****
C’è un vecchio polacco a Londra, si chiama Tribus e raccoglie quintali di
spazzatura.
Ogni cosa che trova la conserva. La casa è piena di oggetti raccolti. La
mondezza accumulata ha riempito cinque stanze. Il giardino è colmo di oggetti
fatiscenti che sono stati gettati via e sono stati raccolti. Tutte le cose
abbandonate, Tribus le deposita nella sua casa e nel suo giardino, le salva, le
mantiene, le preserva dall’orrore del rigetto. Ratti morti, oggetti derelitti
vengono misericordiosamente salvati e custoditi da Tribus. Protetti
dall’abominio della morte.
Frigidaire, vecchie cucine, vestiti scuciti e rattoppati, lattine di birra
usate, fiaschi di vino vuoti, scatole di biscotti mezze vuote, vecchie fedeli
scarpe, tavole sfondate, sedie derelitte, vecchie radio inservibili, televisori
inutilizzabili, tutto quello che trova porta a casa e salva dalla morte.
La casa è così piena di cianfrusaglia maleodoranti che non c’è più spazio per
viverci.
Il vecchio soldato polacco ha un piccolo letto in un angolo scavato nella
sovrabbondante presenza delle cose abbandonate. Logicamente i vicini mormorano,
bofonchiano, e s’incazzano. Ed è cominciata una grande guerra: può Tribus
preservare le cose dall’incuria?
O il Comune ha ragione ad intervenire e ripulire la casa?
Il Comune ha vinto un paio di volte e la casa è stata completamente ripulita.
Ogni cosa è stata gettata via.
Ma Tribus ha continuato a raccogliere le cose ripudiate e ad accumularle nel suo
santo palazzo.
Raccoglie, il polacco, le scintille abbandonate di cui parlano Natham, Sabbetay
Sevi e Luria ?
E’ quello del vecchio soldato un atto di compassione verso le cose massacrate
dalla volontà di potenza trionfante nel mondo?
Chissà….
*****
….Severino ritorna a Parmenide ma in maniera ancor più forte…la Follia di
Parmenide in un certo senso salva dalla Follia dell’Occidente che ha dimenticato
l’essere, e si è fatta ingannare dal divenire. Se l’essere è assolutamente
opposto al niente, il primo segno riconoscibile è l’immutabiltà, l’eternità,
l’incorrutibilità, l’ingenerabilità, perché se si generasse o si corrompesse,
l’essere sarebbe stato nulla e tornerebbe nel niente; ma l’essere non è il
niente. Questa affermazione sembra una tautologia, ma è una tautologia capace di
fondare le determinazioni dell’Essere. La stessa cosa diventa pensare ed essere:
il pensiero ha bisogno del suo oggetto, noi possiamo pensare solo ciò che è. Non
esiste secondo Parmenide un essere inaccessibile al pensiero. C’è dunque
un’equivalenza tra essere e pensabilità: ciò che è, è pensabile, e ciò che è
pensabile, è. Noein: il pensare per i greci ha una valenza particolare nel
pensiero, l’essere si manifesta in maniera immediata: è monolitico, immutabile
ed eterno.
“La Necessità lo tiene nelle catene del limite che tutto intorno lo cinge.
Perché l’essere non può non essere compiuto. Infatti non manca di niente, perché
se qualcosa fosse manchevole mancherebbe di tutto” dice Parmenide….
*****
Evaristo…mancano pochi minuti è fatta….rilassati….la Juve ha dominato….ci
siete…a me non fa piacere…lo sai sono dell’Inter….lo sai: abbiamo un presidente
deficiente che passa per un genio…pensa se le faceva Berlusconi tutte quelle
cazzate che ha fatto Moratti…e chi li sentiva o se fosse stato Bettino
presidente dell’Inter e comprava tutte quelle bufale…certo se quello era un
ladro come dici tu…svergognata, allora cosa erano i democristiani di tuo
padre?…Eh si più classe…rubavano con più classe….e concentrati…e stai zitta
insolente…sei contento che Sensi si sta mangiando le mani Evaristo?
Eh….si….si….l’avevi detto che battevate la Roma….ecco la fine caro….mancano
cinque minuti…dai fatti coraggio….che fai come Agnelli che esce dopo il primo
tempo…un gran signore…però…ma si ti ho visto l’altra domenica….eri sotto la S di
Master Service…ti hanno visto tutti…..ad un certo punto sembrava che Agnelli ti
guardasse….tu stai zitta stupida….che vuol dire che non sa neanche chi è….come?
Conosce meglio il cane di Zizou ?… Stai zitta svergognata…ecco tuo padre che
ricomincia con i terzomondisti….ma ora esci con gli albanesi?…Non bastavano gli
ucraini? Ma sei proprio una svergognata….eccolo di nuovo sto fottuto
giapponese….avanza con la palla….Evaristo…Nakata avanza…Evaristo…..Van der
Sar….oh Diooooo……l’ha persa……Montella ha segnato…Evaristo……ha
segnato…Montella…2-2…e dai non rompere i piatti….calma….ci sono ancora alcuni
minuti….calma…ma perché urli svergognata…fai il tifo per la Roma ora?
E falla finita….che ti sente imbecille….ti do due ceffoni….Madonna quello si è
sentito male…va a vedere…ma come è morto ?….No…non mi piacerebbe…insolente…e
stai zitta che ti sente….che c’entra il burro…? No…io quelle cose non le
faccio….che urla la vecchia?
Mamma che c’è ?….Sta male….e dagli un cazzo di un cognac a quel cazzo di padre,
Irene…
Dio che uomo - pippa!.
*****
……La necessità delle strutture dell’essere ci portano al pensiero determinista.
Severino fa un’analogia tra Einstein e Parmenide riguardo alla loro concezione
deterministica delle strutture dell’essere. Einstein diceva che per la teoria
della relatività tutti gli eventi del mondo sono già registrati in una bobina
che li contiene tutti. E’ certamente questa una concezione deterministica,
poiché se tutti gli eventi sono congelati come fotogrammi, in una bobina, allora
non c’è passato, futuro, presente, ma si tratta soltanto di proiettare la
bobina; anche Einstein come Parmenide diceva che “le percezioni dei sensi non
danno che indizi indiretti sul mondo esteriore. La realtà fisica non può essere
affrontata da noi che per via speculativa. Sono portato a credere –dice -nella
capacità del pensiero puro di dominare la realtà proprio come pensavano gli
antichi greci”.
Ho ripreso in mano a grandi linee il pensiero parmenideo, caro Zeno, e poi sono
passata alla lettura di alcuni saggi di Severino dalla raccolta “La Follia
dell’Angelo” da te consigliatami.
Ti domandi cosa significa tornare a Parmenide per Severino? Analizzi la sua
risposta alla questione dell’oscillazione tra i due nulla delle cose, alla loro
riduzione al niente, alla loro manipolazione nell’età della tecnica e quindi
analizzi la sua risposta al problema delle radici della violenza del pensiero
tecnico? Severino vede le radici della violenza nel considerare le cose
provenienti dal nulla, e nel nulla destinate a tornare, ma le cose che sembrano
emergere nel cerchio magico dell’apparente divenire sono eterne e non sono
illusorie come nel divenire di Parmenide. Ma cosa intende Severino per eternità?
Eterni allora sono anche l’angoscia e il dolore? Eterna è l’angoscia di fronte
alla morte ?…
*****
Peter Suttcliffe, lo “Yorkhire Ripper”, lo squartatore l’hanno sbattuto dentro
perché ha fatto fuori tredici donne. Adesso se la spassa scrivendo,
ininterrottamente, lettere ad un nugolo di dame innamoratissime. Scrive note
nello stile di Topolino o di Paperino, trasformando le O in volti ridenti,
disegnando lingue, case, alberi e facendo il carino. Roba da “National Children
day”.
Ma si…ne ho accoppate tredici…ma non sono così male. Un momento di debolezza.
Anzi tredici momenti. E poi sentivo le voci. E ci risiamo con le voci. Ci
risiamo con le “Conversazioni angeliche”. E la sua corte dei miracoli muliebre
lo adora e continua a mandargli lettere d’amore alle quali lui solertemente
risponde. Non perde un colpo. Adorabile cialtrone. Uno scannatore con una barba
intensamente nera e un’aria da gentleman operaio, pieno di premure e di
squisitezze verso le squinternate che lo venerano da lontano. Sarà la tentazione
di avere rapporti con un mostro, certo che molte di queste povere donne danno
un’impressione bislacca, un senso di follia incipiente. Ma è la normalità del
rapporto stabilito che fa pensare. Il fatto che dopo il massacro e il sangue
queste signore stabiliscano con Sutcliffe un rapporto di affettuosa quotidianità
epistolare. E il mostro si diverte. Le mette una contro l’altra, le fa
incontrare e fa parlare di sé. Quello è il suo passatempo. Le domina in un'altra
maniera non più con il terrore.
E quelle s’incattiviscono e diventano morbosamente gelose. Sutcliffe è il centro
invisibile di una corte patologica dei miracoli. L’invisibilità crea rapporti
sublimati. E loro: si, ma in fondo magari in un momento di aberrazione le ha
accoppate…dopotutto è un bravo ragazzo…non esageriamo….si…ma forse….ora ha
capito….E lui come De Sade nella Bastiglia non molla. Ma nulla di sessuale.
Tutto melato e dolciastro. Niente labbra che divorano vulve, denti che masticano
capezzoli, lingue che sguazzano in ani. Niente flagelli e digrignare di denti.
Come se Pluto scrivesse a Paperino: tutto assolutamente innocente, un florilegio
di banalità oscene per la loro insipienza, dipinti di atroce bruttezza, lettere
da liceale confuso. Tutto un eruttare di offensive assurdità.
Vogliono recuperarlo alla luce del Signore? O sono attratte dal fatto che ha
massacrato, soggiogato, scannato e sentono il sapore del sangue? Lo vorrebbero
dentro la vulva mentre con una lama affilata le minaccia alla gola? Vogliono un
rapporto con qualcosa di totalmente alieno che le riscatti dall’orrore del
quotidiano? Qualcosa che trascenda Coronation Street, Eastenders, Animal
Hospital, Do you want to be a milionaire?, Brookside, Emmerdale, Top Of The Pop,
il Sun, il Daily Mail e il Mirror? Qualcosa che le trasporti, oltre l’orrore
della noia, in un mondo satanico ove è autenticamente dato di sentire? Qualcosa
che oltrepassi il mondo della banalità di Beckman, della sua Spice girl e del
figlio Brooklyn? Cosa vogliono queste donne?
Io, una volta, conobbi, in Scozia in una città chiamata Brechin vicino a Dundee,
una donna che mi disse che il miglior sesso che aveva avuto nella vita era stato
quando l’avevano violentata, a Glasgow, mettendogli un coltello alla gola. Aveva
avuto paura di morire, ma aveva ceduto e accarezzato lo stupratore, lo aveva
voluttuosamente baciato e succhiato salvandosi e raggiungendo, per la prima
volta nella sua vita, un glorioso orgasmo. E, mi disse, che se ora voleva godere
aveva bisogno che il suo uomo la legasse e le facesse sentire la punta del
coltello sulla gola. E così mi toccò a montarla con un coltello e mi fece una
strana impressione. Ma i suoi orgasmi non erano mai completi perché aveva
bisogno del terrore autentico e non virtuale e spesso vagava nelle zone più
malfamate di Glasgow cercando lo stupratore o sperando in una nuova violenza. E
se un giorno dovessero prendermi, chissà che harem di amanti invisibili mi
creerei. Una corte dei miracoli da sbalordire. Ma prima devono prendermi. E non
sarà facile perché DIKE è potente.
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Già….Eternità e Morte…il pensare che la vita sia minacciata dal nulla è un
atteggiamento onnipresente nella cultura occidentale, ma questa è l’estrema
Follia: pensare che le cose siano niente poiché immerse nel divenire e nel
tempo. Questa estrema follia si nasconde nella Notte che si mostra come piena
luce dell’evidenza, ma che si rivela come Follia nello sguardo del destino.
Severino dice che ritornare a Parmenide significa non riproporre il passato, ma
ritornare al bivio da cui si dipartono il sentiero dell’Occidente e il sentiero
non percorso dove la verità non è potenza sul divenire. Severino vuole
oltrepassare Parmenide, scavalcando il parricidio di Platone, dice che l’Essere
di cui lui parla non è l’essere vuoto e astratto di Parmenide, ma è la totalità
concreta degli essenti; la totalità degli essenti è eterna, ma se si afferma che
le cose sono nulla si apre il pensiero alla prima forma del nichilismo estremo.
Uscire dal nichilismo estremo vuol dire tornare al bivio iniziale e prendere la
strada non percorsa, quella dello sguardo del destino, la capacità di vedere in
maniera autentica la nostra posizione nell’essere e nella totalità eterna degli
essenti. Il destino pensa l’impossibilità che l’essente sia niente…
Secondo Severino il destino pensa l’eternità in questi termini: “Questo stesso
pensiero, che pensa l’eternità di tutte le cose, è eterno. Circonda la storia
della Follia dell’Occidente e dei mortali, come il cielo circonda tutti quelli
che lo guardano. Nella nostra essenza più profonda noi siamo il cielo. E per lo
più noi siamo il cielo che crede di essere un astro errante che dovrà perdersi e
finire. Ma anche tutti gli astri del cielo sono eterni. La più umile delle cose
è un astro eterno del cielo. Il divenire del mondo non è la creazione e
l’annientamento degli essenti, ma il loro apparire e scomparire, l’apparire e
scomparire degli eterni. La verità autentica sta dunque al di là della vicenda
in cui la “verità” è andata incontro lungo la storia delle civiltà
occidentale….”
La Gioia è la nostra totalità di destino, è scoprire la dimensione autentica del
nostro stato, vedere la Follia e la Non-Follia che è riconoscere l’eterno come
il cuore segreto delle cose.
E’ la prima volta che mi trovo a leggere Severino, ed ora le questioni poste
dalla tua lettera mi sono più chiare; che la totalità degli essenti sia eterna
diventa chiaro con l’analogia di Einstien: l’essere si dipana come i fotogrammi
di una bobina; ed è tutto lì: eterno e immutabile…
Mi chiedo: c’è, per Severino, una differenza ontologica tra l’Essere e gli
essenti che spieghi l’apparire degli enti nel cerchio magico dell’illusione
fenomenica?
Heidegger dice che questa differenza regola la relazione tra l’Essere ed
l’essente: l’Essere nel suo manifestarsi diventa finito, perché nell’esistenza
entra nel tempo come estasi dell’essente…per Heidegger è la differenza
ontologica che muove l’oscillazione degli essenti tra l’Essere e il Nulla…..
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Già le voci. Natham viveva asceticamente, ci dicono, a Gazza quando giunse la
visione.
Era un uomo di grandi capacità intellettuali, conosceva molte cose. Ma
l’allucinazione lo travolse. E quando queste visioni- allucinazioni giungono non
si capisce mai bene da che parte dell’Oltre provengano. Ne chi le mandi. E’ come
se si aprissero crepe e qualcosa penetrasse dall’Oltre con un suo messaggio,
quasi sempre, mistificante. Dalle voci ambigue e inquietanti di Giovanna d’Arco,
dalle Conversazioni Angeliche di Dee a quelle sataniche e sguaiate del bulldog
che ciancia con il figlio di Sam a New York, ogni entità che filtra racconta la
sua storia e ci recapita la sua distorta e incompleta visione dei mondi, ma da
dove provengano queste voci, ripeto, non ci è dato dire. Certo la loro ambiguità
ci confonde. Qui abbiamo un uomo, Natham, in grado di usare splendidamente la
sua ragione, che improvvisamente è visitato da colonne di fuoco, dalla presenza
di Dio, e da un carro celeste sul cui orlo vede l’immagine di Sabbetey Sevi.
Una visione cum profezia elargita in pompa magna. Una voce gli dice: “Così parla
il Signore Dio tuo, ecco il tuo Salvatore che giunge. Il suo nome è Sabbetey
Sevi. Fendi con la voce tua. Lancia il grido di guerra. Dispiega la sua potenza
contro i nemici…” E ci siamo: l’eterna menata della voce che esalta, ingiunge ma
non si sa mai dove spinga. Queste voci sembrano agire senza finalità. Sembrano
le farneticazioni di un dio minore e burlone. Dall’Oracolo di Delfi a quello
tibetano, dalla voce di Jahvé agli oracoli egizi la voce profetica è spesso
confusionaria e arruffona. E’ come se penetrando lo spazio – tempo gli dei
diventassero ubriachi.
Non passerà questa generazione che mi vedrete assiso alla destra di mio Padre o
roba del genere.
Ma davanti ad un comando da colonne ardenti che deve fare il povero Natham?
Se la fa sotto ed esegue. Incontra Sabbetey Sevi e gli descrive la propria
visione.
Quello l’ascolta sorridendo e risponde: “Ma no…ti sbagli…guarda che io queste
visioni le ho già avute…sono pazziate, quisquilie e pinzillacchere…non ci casco
più con le stronzate messianiche….” Ma Natham non molla: comincia a saltare come
un pazzo, cade in trance, si sbrodola, saliva, sculetta, salta in aria come un
saltimbanco e si fa venire quasi un coccolone.
Conclusione: il 31 maggio 1665 Sabbetey Sevi diventa il Messia ufficiale…altro
che Gesù.
E’ cominciato tutto con il rock n’roll di Natham e ora il destino si compie. E
ci si mette poco ad arrivare al “Io sono il Signore, vostro Dio, Sabbetey Sevi”
come urla il Messia. Si parte: allacciare le cinture di sicurezza: l’hybris
scatenata provoca la valanga della follia. Il mondo ebraico è in eruzione. Tutti
impazziscono. Poi segue lo sfacelo e l’umiliazione: tutto crolla nella comica,
scompigliata, scomposta apostasia.
Nel settembre del 1666, l’anno della bestia più mille, il Messia è condotto
davanti al sultano.
E’ una riunione del Concilio privato. Il Sultano gli dice: “ Senti, cocco, o tu
la smetti di pazziare e diventi musulmano o io ti faccio sbudellare…”
E il Messia se la fa sotto e diventa musulmano.
Come se Gesù fosse diventato pagano dopo il colloquio con Pilato.
Ma Natham non molla: si…ma…forse….ma….chissà…eccetera…eccetera…..e continua il
suo
bookie – wookie e spiega ai confusi discepoli: “Sono le vie arcane del Messia…”.
Davanti all’incomprensibilità, all’assurdità del mondo ci sono sempre le vie
strane di Jahvé Sav’aot o del Messia. E gira, gira la follia del mondo. Rotea il
pulviscolo perso nell’immenso spazio. Ma attenzione alle visioni!
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Forse Severino intende l’eternità delle cose nel senso dell’eternità delle
essenze, quando parla di Follia sembra parlare dell’oblio dell’essere e della
differenza ontologica di cui parla Heidegger. Quando parla dello sguardo di
destino che indica la strada della non - follia sembra parlare
dell’heideggeriano invio destinale dell’essere, nella dimensione della Verità,
che si manifesta nell’epoca del dominio tecnico come Gestell, Imposizione.
Ma la salvezza sta nel riconoscimento e nella consapevolezza di scoprirsi non
dominatori ma dominati dalla volontà di dominio.
L’eternità degli essenti sembra riferirsi in Severino all’eternità delle
essenze, la manipolabilità degli enti deriva dalla riduzione dell’essere
all’ente, dell’essere all’essenza e all’esistenza.
Ma nell’età della tecnica tale riduzione si esplica nella riduzione dell’essere
al volere che diventa valore, l’essere è ciò che si vuole e vale per quello che
si vuole; il nostro fare sembra determinare le forme degli enti, sottoposti ad
una continua violenta manipolazione, ridotti a fondo, riserva, ridotti al
niente. Ma questo è il grande inganno, l’estrema Follia e sta qui la radice di
ogni violenza: dimenticare l’eternità degli enti vuol dire (io interpreto così)
dimenticare la necessità essenziale degli enti, dimenticare l’essere e la
differenza ontologica tra l’essere e gli essenti che accadono nell’esistere, nel
tempo, ma sono eterni nella loro essenza. Eterne sono le essenze, la totalità
dell’essere è eterna, ma si esplica attraverso l’accadere delle essenze
nell’esistere, nel tempo. La cosa, il ciò, appare e dispare, nasce e muore, ma
non la sua essenza che è eterna, fuori dal tempo, impressa nel fotogramma della
bobina dell’Essere. Questo forse intende Severino per eternità.
Scusa Zeno la mia confusione ma sto riprendendo ora in mano delle questioni
metafisiche che per lungo tempo ho lasciato da parte essendomi dedicata in
questi ultimi anni totalmente alla preghiera.
Tra tre giorni sarò a Londra: I shake with expectation….
Ines
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