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9. Nickabocker Glory
12.5.2001.
Caro Zeno,
……Roma è piena di barboni senza casa e per fortuna non fa freddo. Mi sono sempre
chiesta perché accumulano tanta mondezza, sacchetti, cartoni, cose inutili,
rifiuti e se li trascinano faticosamente appresso. Fanno fatiche immani, salgono
e scendono da autobus affollati, si spostano senza meta con il freddo, con il
caldo, come tanti disperati, carichi di sacchi pieni di roba.
Sotto casa mia c'è un barbone mio amico, mi piace perché ha una cagna che ama
come una figlia, la cura, la accudisce, non la sfrutta per l'elemosina come
altri, ma divide tutto con lei. Lo ammiro perché nonostante la sua condizione di
barbone, di disoccupato, senza casa, reietto sta lì con il suo cane e legge, fa
piccoli lavori al bar, si preoccupa di altri barboni e di drogati che bazzicano
da quelle parti. Ha in sé una dignità particolare, e il fatto di dargli dei
soldi non mi imbarazza, né mi fa sentire una privilegiata, sono un'amica che lo
aiuta con qualche spicciolo al giorno. Molti che chiedono l'elemosina sono privi
di dignità, si annullano, e io non riesco a dare soldi: è orribile distruggere e
rinunciare alla propria dignità umana anche quando si chiede aiuto in quel modo.
Alcuni sociologi hanno fatto una ricerca: la maggior parte dei barboni è gente
laureata, con una vita alle spalle di studiosi, di intellettuali, di professioni
importanti, come quelle di medici e di avvocati. Molti hanno una famiglia, una
casa, dei soldi, ma stufi di tutto, o sopraffatti dal male di vivere, o da
eventi traumatici, escono dalla propria vita, appendono la propria maschera al
chiodo e se ne vanno dicendo: esco un attimo a comprare le sigarette, si siedono
per strada e cominciano a vivere sul marciapiede; cercano il “loro buco” negli
angoli riparati e reconditi della città e lì rimangono inebetiti, spettatori di
un mondo di pazzi frenetici, che si fanno fagocitare la vita dai ritmi disumani
della metropoli. Ma loro la vita la salvano così rinunciando a tutti i ruoli e a
tutte le responsabilità che un certo tipo di vita impone. Loro, dopo aver
abbandonato tutto, cominciano a vivere di niente, liberi, senza centro, senza
punti di riferimento. Si, molti di loro sono pazzi, ma cos'è la pazzia. E' più
pazzo il barbone, o il povero impiegato nevrotico costretto ad attraversare
tutti i giorni la città, il traffico, schiacciato nella metro o in un autobus
per sopravvivere? A molti di loro si tenta di offrire un ricovero, una casa, ma
loro la rifiutano la loro natura diventa quella, una natura di sradicati, di
reietti, di emarginati senza casa. A volte la loro è una forma di ribellione ad
una società che opprime, soffoca, distrugge la libertà individuale, impone dei
ruoli che non si scelgono e la via di fuga diventa una: uscire dal mondo senza
morire. Si abbandona la vita ma non si muore, la si frega così. Ma cosa portano
in quegli enormi sacchi? Stracci, sacchetti, carta; risollevatisi dal un peso
spirituale della loro vita, sembrano voler riprodurre le fatiche dalle quali
loro sono voluti fuggire, con questo nuovo peso fisico di cose inutili o forse
vogliono salvare i rifiuti per compassione (come mi hai detto fa il tuo Tribus)
per il comune destino che sentono con le cose rigettate dal mondo. Mi fanno
pensare, più che a pazzi, nonostante la loro disperata condizione, a delle
persone illuminate, a dei santoni indiani, a degli Yoghi che hanno raggiunto,
volenti o nolenti, uno stato nirvanico particolare, spogliandosi del proprio
ego, del proprio corpo, della propria volontà. Forse sono loro i santoni delle
moderne metropoli occidentali; e questo stato di illuminazione lo si può vedere
nei loro occhi visionari carichi di dolore e nel loro sorriso inebetito dal
vuoto interiore e dalla disperazione.
Ebbene, l’altra sera il barbone me lo sono portato a casa.
Non c’era nessuno. Papà e mamma erano partiti. Prima gli ho dato da mangiare,
poi l’ho lavato e mentre l’asciugavo mi sono accorta che gli era venuto duro
come una pietra. Allora, Zeno, mossa dalla compassione gli ho scosso l’arnese e
l’ho fatto eiaculare…Meglio una sega….magari ha l’AIDS……
Irene
*****
Dio….questa ninfetta cosa combina….puro terrore. Troviamo una soluzione.
Pensandoci bene.
Come si può sistemare l’Irene? Ci sono varie possibilità. Potremmo mandarla a
battere in Belgio che permette, come l’Olanda, l’esistenza di vetrine sulla
strada, ma proibisce bordelli, favoreggiamento e adescamento. Andrebbe benissimo
anche ad Amsterdam. Esiste solo il problema di avere 18 anni, ma troveremo un
bel documento falso. Ci sono dei bei distretti a luci rosse e se eleggono il
padre a Bruxelles, potrebbe prostituirsi ma sentirsi, allo stesso tempo, vicina
a casa e andarlo a trovare quando si sente troppo sola. In Italia non va:
finirebbe rapita dagli albanesi.
Si potrebbe tentare di venderla alle mafie cinesi, russe o cecene. E in Austria?
C’è l’obbligo della registrazione di esercizio, ma potrebbe battere sulle strade
extraurbane. In Francia potrebbe andare: sarebbe protetta dai papponi. Il
convivente non se la passa bene in quei luoghi. La potremmo impiegare in Spagna
in uno dei grandi centri di sesso. Ma lei detesta la corrida.La potremmo vendere
come una “segaiola specializzata” per vecchietti e barboni in Inghilterra. Qui
la prostituzione non è reato, ma si porterebbe drogati e derelitti a casa. Non
va. Svezia? Neanche a parlarne: proibisce l’affitto di case, lo sfruttamento e
l’adescamento. Dimentichiamo l’Irlanda: lì arrestano tutti e la prostituzione è
solo clandestina. Vendiamola ai Taliban. Grande idea la infiliamo in un bel
bordello a Kabul, in quei luoghi ameni, mai sfiorati dalla guerra si troverebbe
a suo agio.
E mentre sto pensando ad una sistemazione per la ninfetta – masturba – barboni,
il mondo gira.
In Inghilterra i vegetariani sono aumentati quattro volte dal 1985. I
vegetariani nel Regno Unito sono il 9%. Il 9% su una popolazione di 57.300.000
abitanti equivale a 5.157.000 persone.
E su 44.900.000 aventi diritto al voto equivale a 4.041.000 votanti. Ma
attenzione: il 25% degli inglesi sta seriamente pensando a diventare vegetariano
dopo l’olocausto animale provocato dall’epidemia del “Foot and Mouth”. E il 45%
dei britannici ha deciso di ridurre il consumo di carne. In Germania su una
popolazione di circa 80 milioni i vegetariani nell'ultimo anno sono passati dal
3% al 6%: quindi i vegetariani tedeschi sono circa cinque milioni. In America
sono 50.000.000, in India oltre 120.000.000. Mentre Rutelli se la spassa con i
cacciatori e sei miserabili deputati rendono nulla la legge contro i
combattimenti dei cani, Blair si dichiara contro la caccia alla volpe e
raccoglierà per questa sua scelta moltissimi voti. Ma come fa Ciampi a dire che
non siamo un paese di merda quando a Montecitorio sei deputati delinquenti,
sbracati sugli scanni del parlamento, hanno bloccato la legge contro i
combattimenti dei cani? Ed ora questo popolo di merda, dopo averci rifilato
Mussolini con voto e consensi oceanici, dopo averci elargito anni di dominio
democristiano, dopo averci mollato Pella, Scelba, Tambroni, Leone, Fanfani,
Rumor, Cossiga, Forlani, Moro, Andreotti, De Mita, Goria, Craxi, ora ci rifila
il cavaliere, Bossi, Fini, gli ex picchiatori alla Gasparri e alla Storace oltre
ai residui dell’orrore democristiano. Come fa a dire che non siamo un paese di
merda quando il popolo del sud ha dato il potere a Bossi che lo considera un
“Undermenschen”? Ma in quale altra nazione europea illustri inquisiti avrebbero
mai vinto un’elezione? In quale democrazia europea sarebbe stato possibile
presentare Dell’Utri e Previti per un’elezione? Ma Ciampi insiste: non bisogna
definire merda questo popolo.
Ha ragione Montanelli quando dice che agli italiani andava bene Mussolini e
andrà bene Berlusconi e che ora hanno il ciarlatano, il mentitore professionista
che li prende per il culo e neanche se ne accorgono. E profetizza che ci
sbatteranno il grugno. E io, invece, dico che quelli resteranno al potere per
almeno un paio di legislature perché questo vuole il popolo sovrano: Vox populi
vox dei.
Si fa per dire…
*****
13.5.2001
What makes me pause in this prism of time
Comes gently, haloed by its own quaint charm,
Like some pregnant cadence of flowing rhyme,
Which dissolves all pain, and gentles all harm.
Eternal is that which signal pause,
Unmoved by our world, unbound in our sight,
Moving to impress the source of its cause,
Its eye pursued by meaning's fleeing light.
And in those moments all striving stands still,
The dark God lightens its earthly shading,
Its great webbing parting to ease its fill,
As light fills our lives to sooth our fading.
And here art feeds from life, and life from art,
Redeeming our days, till our souls depart.
John Mayor 1995
Ti piace questo sonetto?
Fa parte di una raccolta che mi aveva regalato John Mayor. Quando sono stata
negli Stati Uniti, nel 1998 sono stata ospite a casa sua. Lui aveva 26 anni ed
io 14. La madre aveva deciso di ospitarmi e all'inizio mi era particolarmente
ostile. Poi siamo diventati amici. Sono diventata molto amica di John e di sua
moglie che era svizzera. Lui insegnava letteratura francese a Vienna, era un
contestatore della politica e della cultura dominante in America di quegli anni.
Amava scrivere poesie, e ha poi deciso di pubblicare la sua raccolta. L'ho
ritrovata a Osimo, con la sua dedica. Ora non li sento da molto tempo. Anche
perché John ha lasciato la moglie e vive forse in Austria. Ogni tanto ricevo
notizie da Mary che ora vive negli Stati Uniti. Ritrovare quel libretto mi ha
fatto venire nostalgia e mi ha fatto ricordare bei momenti passati nella
campagna americana. Il libretto di poesia che ha pubblicato a sue spese è fatto
molto bene. E' composto da poesie e quadri di un artista austriaco suo amico. Mi
leggeva le poesie, aspettava che la madre uscisse di casa, mi faceva
inginocchiare e poi me lo infilava in bocca. Tutti uguali i poeti. L’Assoluto e
il cazzo.
Mi sentivo come una schiava e lui me lo spingeva in gola. Delle volte mi faceva
male. La prima volta che l’ho fatto ho vomitato ma poi ci ho preso gusto. Il suo
sperma aveva il sapore di fragole con gelato di vaniglia. Con te sono stata
brava vero ?….Il tuo è amaro…sa di Fernet Branca al limone…
Irene
*****
E va bene….come disse la regina madre: fatti stò Fernet Branca al limone. Sodoma
e Gomorra siamo precipitati nel centro dell’abominazione. Bruceremo nelle fiamme
eterne trascinati da ninfette compassionevoli. Mentre Berlusconi trionfa in
Italia e Fede sbrodola ed eiacula nella patta, una notizia notevole: le donne
che scopano meglio in Italia sono le netturbine. Più sali la scala sociale e
meno si gode. In soldoni per terremotati: più pensi e meno ami la nerchia e se
sei una manager ambiziosa di Mediaset il pene non lo desideri. Lo dice L’ISPA e
non si scherza. Le donne manager si fanno saltare sopra due volte al mese, ma le
netturbine la concedono una volta al giorno. Scopare equivale a scopare: sembra
logico. Altra scoperta: le donne amano soprattutto il fascino intellettuale.
Io ho una mia tesi. Secondo le mie umili esperienze le fasciste proletarie la
concedono meglio di tutte. Io ho avuto una fascista con i capelli arancioni, che
sembrava che avesse un mattone di gel in testa ed era notevole nella sua volgare
concessione degli orifizi. Più sono ideologicamente mostruose e meglio la danno.
E’ una legge della natura. Meno pensano e più amano il pene. Un discorso Zen:
l’illuminazione si raggiunge bloccando l’intelletto. Fottuto maschilismo? No:
realismo degenere. Ma il problema è il post-coitum con la tristezza
sovrabbondante che ti prede e ti stringe la gola come un artiglio. Il problema è
la gestione del “noli me tangere” l’orrore dell’essere toccato dopo le piacevoli
oscenità. Magari la nazifascista desidera un po’ di tenerezza. E lì occorre una
maestria, una grande arte per evitare le stucchevoli, zuccherate coccole. Il
problema è restare ad ascoltarle dopo l’amplesso. Intellettualmente mi trovo
meglio a discutere di filosofia con Orione. Il problema è farle tacere dopo
l’orgasmo e quello è un problema immane.
Ma se le proletarie fasciste sanno darla in modo divino, ognuno ha le sue
capacità, infatti, abbiamo una classe politica che ha doti grandiose per capire
gli umori del popolo. Mentre il mondo intero prevedeva una vittoria del
Cavaliere, il divino Mastella, contemplando l’acqua immota della piscina a forma
di cozza, ci ha donato queste perle profetiche: “Un mese fa il mio almanacco
prevedeva cose terribili per il centro sinistra. Oggi il mio naso politico (sic)
una delle poche doti che mi viene riconosciuta (sic) mi dice, che la partita non
è solo aperta, ma che clamorosamente volgerà a favore del centrosinistra.”.
Oh signore! Che delizia: l’oracolo di Ceppaloni pensava che il Sud avrebbe
reagito alla presenza oscena di Bossi al governo. Non li conosce gli italiani,
Mastella. Non ha capito che quelli che si agitavano sotto il balcone di Piazza
Venezia erano gli stessi che applaudivano quando il puzzone veniva appeso per le
gambe a Piazza Loreto. Il virus letale della Lega ci darà la vittoria, dice il
profeta ulivista meridionale. Risultato: il Sud in massa offre le natiche a
Berlusconi con l’eccezione della Basilicata. E’ una Caporetto totale. Uno sbraco
epocale. La Sicilia concede tutti gli orifizi.
Il profeta perde a Benevento e crollano anche consorte e piscina - cozza a
Ceppaloni. Un mare di rovine beneventiane. Se le cose non andranno, gli italiani
cominceranno a mugugnare e poi regolarmente cambieranno bandiera. Certo quella
squadra di merda di Moratti ha concesso al cavaliere un altro favore. Ha perso a
San Siro 6-0 contro il Milan. Un record pre - elettorale. E la sinistra vorrebbe
utilizzare Moratti. Pensate ad un grande manager americano che spende miliardi
per assemblare una squadra di campioni che viene vergognosamente massacrata dal
suo rivale storico in un derby. Lo manderebbero a raccogliere le cicche al
mentolo in strada e le banane in Nicaragua. E il Milan del dinosauro Maldini
prima delle elezioni ha regalato al cavaliere una vittoria grandiosa. Almeno
vivendo in Inghilterra e inseguendo nazisti mi sono perso l’esultanza volgare di
Fede, della signora Fini, di Storace e di Baget Bozzo. E se il Baget lo fanno
papa siamo al completo.
E mentre Mastella contemplava l’acqua immota della piscina come una veggente le
foglie del tè, ho incontrato Jason e gli ho chiesto delle spiegazioni riguardo
la Sirofenicia.
Mi sfuggiva il senso delle briciole ai cagnolini. Gli ho chiesto: “ Ma che
cavolo significa quando la donna dice: “Kurie, kai tà kunaria upokàto tes
trapezes estiousin apò psicsion ton paidon.”
Signore i piccoli cani sotto la tavola mangiano le briciole dei fanciulli.
E lui ha risposto, sorridendo: “La donna fenicia è pagana ed essendo pagana
viene dopo gli ebrei.
Questo è il significato del brano evangelico. Gesù attraversa vari territori e
non raccoglie ovazioni.
E dopo vari miracoli si avvia in territori non ebraici. Quando la sirofenicia lo
vede si getta ai suoi piedi perché crede nel suo potere taumaturgico. E’ sicura
che il Cristo sia in grado di guarirle la figlia. Ma Gesù vuole dimostrare ai
discepoli che gli ebrei vengono prima dei gentili nella visione messianica,
anche se non si sono mostrati molto attenti alla sua predicazione. La donna dice
che anche i cani ricevono briciole sotto il tavolo. E vuol dire che i gentili
non devono attendere che tutti i figli di Sion abbiano mangiato per ricevere
qualche frammento di luce.
Guarda…mi metto sotto il tavolo senza nulla pretendere e tu mi lasci avere
qualche particella di luce che aiuterà mia figlia a guarire. E lui risponde:
“Queste parole ti hanno salvata…”
“Ma perché tutta questa menata per curare quella povera bambina…era razzista? “
“Altri tempi e altri mondi…Zeno…” Jason mi ha battuto la mano su un braccio e,
alzando le spalle, ha riso.
*****
14.5.2001
Sono tornata...La cosa che amo di più è tornare a casa a piedi di notte. Roma è
la città più bella del mondo la notte, non ha rivali: le strade deserte, lo
sbrilluccicare dei sampietrini irregolari, il rumore dei passi sul selciato, la
sensazione di essere pedinati, o seguiti da qualche strana ombra, i colori ocra
e gialli dei palazzi, le facciate delle chiese barocche illuminate da misteriosi
giochi di luce e ombre, statue che diventano mostri notturni che si affacciano
da tutti i lati. I gatti ti guardano, ti seguono, elemosinano qualche carezza. A
volte qualche topo si affaccia temerario e ti taglia la strada, i gabbiani
volano stranamente in cielo insonni e i loro gridi rompono il silenzio. La città
degli uomini dorme, ma si sveglia la città dei monumenti, degli edifici, delle
fontane, del rumore dell'acqua dei nasoni che rimbomba nei vicoli silenziosi,
stretti e misteriosi, e si vive nella dimensione eterna di questa città matrona
e cortigiana, santa e peccatrice. Fuori dal tempo, sembra di ritrovarsi in varie
epoche, a seconda di dove ci si trovi a camminare. Io tornando a casa da
Trastevere attraverso il medioevo - romano- seicentesco del ghetto, l'antica
Roma ottocentesca di piazza Argentina, la piazza seicentesca di Campo dei fiori,
guardo Giordano Bruno e proseguo, passo o dalla cinquecentesca Via Giulia fino a
sbucare a Castel Sant'angelo dalla via Paola attraverso il Ponte con gli Angeli
giganti, getto un’occhiata ammirata alla Cupola di San Pietro illuminata, e
proseguo verso l'area dell'edilizia novecentesca e liberty di Piazza Cavour fino
a Piazza Mazzini, oppure passo dal corso Rinascimento attraverso la suggestiva
Piazza Navona e proseguo lungo il Tevere per vedere i ponti illuminati e l'acqua
scura che scorre lenta e nella quale a volte si riflette una luna rossa. Intanto
i passi rimbombano, cammino veloce, ci sono poche persone, l'aria è tiepida e
ventilata. Respiro. Il corpo si rafforza, la mente si tempra. L'illuminazione
delle strade calda e soffusa sembra essere emanata da antiche torce a olio.
L'atmosfera assai suggestiva porta lontano nel tempo. Ho timore di qualche
brutto incontro, ma mi sento padrona, ritrovo me stessa in questa camminata
solitaria verso casa, arrivo al portone, apro, entro, il portone si chiude con
uno schianto dietro le mie spalle guardo l'alta palma centenaria del cortile e
salendo le scale penso: anche questa volta mi è andata bene…..
Mio padre ha vinto di misura e sta scompostamente esultando…..
Irene
*****
Un signore africano entra in un negozio di Londra e chiede “bush meat”: carne
proveniente dalla giungla. Mobolaj Osakuade, proprietario di un bel negozio di
Hackney, nel East End di Londra gli domanda: “Desidera una mano di scimpanzé o
preferisce la testa? Per 5000 sterline le trovo un leone intero e se lo può
cucinare allo spiedo con aglio e rosmarino. O preferisce solo la testa di un
leone o di una tigre? Quella gliela vendo per il modico prezzo di 1000 sterline.
Preferisce le zampe di un felino? Allora 500 sterline. Se invece desidera la
coda di felini mi rovino….gliela do al prezzo stracciato di 400 sterline…”
Il signore Osakuade ha un’elegante fidanzata, si chiama Rosemary Kinnane e
suggerisce una ricetta deliziosa: zuppa pepata di scimmia. Il distinto signore
spiega che vuole preparare una cenetta speciale per suo zio, un famoso capo
tribù e chiede la mano sinistra, il cuore e la testa di una scimmia. Osakuade
risponde che una scimmia costa cara a causa delle difficoltà per l’importazione
e precisa: “Guardi che per un buon prezzo le posso anche aggiungere la testa di
un uomo e quella di uno scimpanzé ”. Va bene risponde il distinto signore. Ma
lasci perdere la testa umana e quella dello scimpanzè. Il signor Osakuade
consegna una scimmia “pandolin” una di quelle che rischiano l’estinzione e che
hanno occhi incredibilmente vivi. Ma il presunto nobile africano è un
giornalista.
E i due fidanzati finiscono in tribunale ed in un mare di guai.
Ed io dovrei pormi il problema di accoppare dei mostri?
L’etica umana è incredibile. E’ paurosamente antropocentrica. E’ mostruosamente
deviata. E’ convessa. Non ha solide basi, e si fonda unicamente su una volontà
di potenza specista. Esempio: il buco di culo asportato dal Texas e trasferito
nella Casa Bianca con le sue criminali scelte politiche distruggerà un
grandissimo numero di esseri viventi. E Berlusconi lo segue.
Ma contano gli esseri viventi?
Ed è più innocente un agnello, una piccola foca o Eichmann?
E perché alcuni umani si agitano tanto per Timothy McVeigh, il bombarolo
dell’Oklahoma, e non dicono una parola per le 200.000 piccole foche che sono
condannate a morire nello stretto di Kola nel Mare Bianco?
Oltre alle 275.000 piccole creature che saranno massacrate a randellate dai
canadesi, i biologi affermano che circa 200.000 piccole foche quest’anno
moriranno di fame per gli sconvolgimenti climatici prodotti dalla specie folle
che è egemone nel pianeta.
E io dovrei pormi il problema di eliminare assassini che hanno massacrato
migliaia di innocenti?
Immaginate gli orsi torturati dai cinesi. Vivono sdraiati in gabbie anguste che
ne impediscono il movimento, il corpo si riempie di piaghe. Hanno un catetere
infilato nell’addome che succhia la loro bile senza sosta. Impazziti di dolore
scuotono le gabbie, si strappano le viscere, cercano di uscire. Subentrano
allora i guardiani che li immobilizzano con delle camicie di forza e con delle
museruole metalliche. Sono esseri prigionieri di demoni nelle cosiddette
fattorie della bile.
Ma chi può inventare una cosa così orrenda se non una specie degenerata?
Chi può guadagnarsi da vivere infilzando una cannula di ferro nella cistifellea
di un orso se non dei demoni?
Chi può continuare a vivere nella luce del sole dopo un atto così infame se non
dei demoni?
Chi può guadagnarsi da vivere estraendo 200 millimetri di bile da un orso se non
dei demoni?
Chi può strappare a queste povere bestie i canini e recidere la prima falange
anteriore e dopo averli imprigionati, chi può tormentarli con i cateteri se non
dei demoni?
Chi può vendere teste di scimmie o di tigri, o un chilo di bile di un orso per
300 dollari se non dei demoni?
Che specie infernale può escogitare cose del genere se non una razza di demoni ?
Si. Io ucciderei l’inventore di un tale tormento, senza remore, senza patemi
d’animo.
Lo fulminerei e mi sentirei bene per averlo fatto.
Se DIKE dicesse: uccidili, lo farei senza chiedere nulla. Gratis et amoris Dei.
C’è da mettersi in ginocchio davanti alla donna che sta liberando queste povere
bestie e si chiama Jill Robinson.
Ed io mi dovrei preoccupare perché vivo massacrando mostri nazisti ed ustascia?
Ma via! Lo faccio con enorme piacere.
Però il giorno che mi prenderanno dovrò infilarmi una palla in testa perché
uccidere un Eichmann è molto più serio che massacrare tre miliardi di animali.
E chi lo ha decretato?
Ma questa specie degenere creando un’etica a sua misura.
Inventandosi un Dio vetusto, in un buco di culo desertico del mondo, che agita e
tormenta quattro pastori ignoranti e li fa sbavare dalla bocca emettendo
grugniti e profezie.
Ed ancora: in Amazzonia distruggono in ogni anno un territorio grande come il
Galles
E ogni ettaro di terra che distruggono contiene: 2 milioni di formiche, 363.000
kg di vegetali, 282.000 kg di vegetali morti 255.000 kg di radici, 255.000 kg di
animali, 900.200 kg di vegetali e animali e tutte le specie possibili e
immaginabili.
Chi autorizza questa specie derelitta a essere l’Himmler del globo terracqueo?
Chi?
Il loro Dio d’amore?
Chi?
*****
Oggi sono andato a papparmi un gelato con Destine in una caffetteria di
Wimbledon Park, una grande casa di legno nel centro del parco che chiamano “The
Pavilion”. Una signora gentilissima con i capelli bianchi ci ha servito e
mentre, alacremente, ci leccavamo il gelato è apparsa una donna enorme con un
marito piccolo e smilzo. E’ stata una scena grandiosa, oscillante tra Fantozzi e
il miglior Fellini: l’omino si è avvicinato al banco e ha ordinato un “Banana
Splits”: non l’avesse mai fatto! La cicciona si è sollevata come una furia, con
tutti suoi 150 chili, è ha cominciato a inveire: “Noooo….noooo….not a Banana
Splits a Nickabocker Glory!” . Il povero marito, surclassato da tanta potenza
demoniaca, si è scusato: “ Sorry dear, I got confused…” E la mastodontica
anglosassone: “The trouble with you, you never listen!” Non ascoltiamo mai: è
vero! Che pazienza ci vuole con le donne, ho pensato. Però una cosa giusta l’ho
fatta nella mia vita, oltre ad accoppare i mostri e fottermi le sedicenni: non
mi sono mai sposato e non ho mai messo sventurati al mondo. Il disgraziato
martoriato ha portato il Nickabocker Glory, un bicchiere pieno di strati di
crema, gelato, frutta, noci da 80.000 calorie e si è assiso in un angolo con gli
occhi ricolmi di angst. Che disgrazia immane sposarsi la cicciona e
trascinarsela dietro per 30 anni fino alla conclusione dell’esistere sotto una
lastra di arenaria! Io li giustifico coloro che sono tentati dal veleno per topi
dopo decenni di umiliazioni e brutture. La morte diventa la liberazione
agognata. La meta dell’anima. C’è un problema, però: forse il demiurgo Sav’aot,
nella sua perfidia, avrà pensato a qualcosa di orrendo: come lasciarti la stessa
moglie per tutta l’eternità. Già: ciò che è legato in terra è legato per
l’eternità. Non lo ha detto il Cristogesù? Che concetto mostruoso: un “Eterno
Ritorno dell’Uguale” con la grassona che si lecca eternamente un Nickabocker
Glory . Oh Signore che indicibile abominio! Ridendo come una pazza, Destine si è
allontanata portando con sé Orione e Plato. Orione mi ha guardato con occhi
imploranti, come per dire: ma che mi fai portare via dall’inglese? Ho fatto
finta di niente e gli ho gridato: “Cinque minuti Orione!”
Lui mi ha guardato disperato e ha seguito Destine, come se fosse l’ultimo giorno
della sua vita. Intanto la cicciona per evitare qualsiasi bisbiglio comunicativo
con il povero omino - che mai l’ascolta - si è immersa nella lettura del Sun. E
siamo all’incomunicabilità bergmaniana: nessuno più parla e nessuno più ascolta.
Pensai: Ecco l’Occidente nella sua arcana essenza: una leccata di Nickabocker
Glory durante la lettura del Sun. Ecco l’Occidente - che vomita dal suo nucleo
essenziale, l’America, 5.40 tonnellate di carbon dioxide per persona contro lo
0. 09 di un nigeriano, - mentre indulge nella sua incontrollabile ingordigia e
affina la sua mente con gli appassionanti articoli del “gutter press”.
Ecco l’Occidente deforme – siamo ormai quasi a un miliardo di obesi - con il suo
junk food e i suoi giornali di merda mentre rigurgita sul mondo il proprio
veleno. Basta guardare uno schema dell’emissione di CO2 per persona, e
paragonare il veleno esalato da un americano a quello effuso da un etiopico per
rendersi conto chi è il vero terrorista su questo triste pianeta.
Mi sono piegato su me stesso e ho pensato al sogno di ieri mattina.
Ero nella casa di mia nonna, Patrizia Udesi, la riconoscevo per le strane
riproduzioni appese alla parete che rendevano quell’abitazione misteriosa e, da
bambino, mi spaventavano da morire. La casa era buia e stavo salendo le scale,
con Irene seminuda, verso la parte alta dell’appartamento che aveva zone
sconosciute, da me molto temute. Mi sembrava di capire, nel sogno - che la parte
alta della casa era stregata. Improvvisamente sono rimasto solo e ho visto
volare verso me un meraviglioso uccello di luce e di fuoco, di una luminosità
sfaldante, dai mille colori, trasparente, di bellezza inaudita. Ero stravolto:
il volatile luminoso si è avvicinato e l’ho toccato, non bruciava. Ho chiamato
Irene e le ho detto: c’è un uccello di fuoco e per non farlo fuggire l’ho chiuso
nel corridoio buio. Vedevo, però, che il volatile luminoso cominciava a
consumarsi nella tenebra, a bruciarsi paradossalmente d’oscuro. Si, la tenebra,
stranamente, lo inceneriva. Allora, impaurito l’ho lasciato libero nella stanza
luminosa. L’uccello volava felice, ma Irene non giungeva e il sogno è finito.
Ci ho pensato: la casa sono io e l’uccello è l’anima. Sono fermamente convinto
che il mio inconscio mi ha informato che nelle parti alte di me stesso, nello
spazio coscienzale c’è un uccello di fuoco. Un’anima. Un sogno così bello non
l’avevo mai fatto!
Ho pensato alla vecchia casa di mia nonna, che nel sogno rappresentava me
stesso, e ho rivisto nitidamente le riproduzioni appese alle pareti. La sua
religiosità morbosa, che si manifestava attraverso i soggetti delle
rappresentazioni, si trasmise più tardi a mio padre che, dopo l’abbandono di mia
madre, precipitò in un abisso cinereo, semilefevriano.
Da bambino, spesso, dormivo in quella casa in una stanza ove una luce opaca
gettava i suoi riverberi su una riproduzione del San Giusto di Rubens. Come
abbiano potuto lasciare dormire un bambino impressionabile con un simile orrore
(di grande valenza artistica) è un imperscrutabile mistero. Rivedo San Giusto -
decapitato dai romani, con la testa tagliata come un povero agnello, per non
aver rivelato il nascondiglio di suoi due amici, che alcuni dicono siano stati
suo padre e suo zio. La stranezza del dipinto è che il giovane santo parla
attraverso una testa cadaverica che tiene tra le mani, e sta pregando i due
uomini sbalorditi - un vecchio viandante e un aitante giovane – di seppellire il
suo corpo e di portare il capo troncato a sua madre. L’episodio si svolge presso
un rudere sotto un cielo nuvoloso in uno scenario ricolmo di angst e, secondo il
Martyrologium Romanum avviene, durante il regno di Diocleziano, tra Beauvais e
Senlis in un luogo chiamato Saint Juste – en - Chaussèe.
Devo ammettere che addormentarmi, a sette anni, con la testa parlante era uno
sforzo inaudito, e se penso che c’era anche L’Ultima comunione di San Giuseppe
Calasanz di Goya appesa alla parete mi vengono ancora i brividi. Giuseppe
Calasanz canonizzato nel 1767 e premiato con una bella statua a San Pietro
penzolava nell’oscuro corridoio cullato dalla tenebra. Povero Goya, l’uomo dei
Caprichios, dei devastanti ritratti di Carlo IV e la sua famiglia, della Maya
Desnuda, dei Disastri della Guerra, il pittore de Il Sonno della Ragione, si era
dovuto cimentare (immagino “obtorto collo”) con la rappresentazione funerea del
santo di Peralta de la Sal, mentre, moribondo, riceveva l’ultima comunione da un
prelato barbuto e gobbo circondato da ragazzini mortalmente annoiati e preti dai
volti opachi e tristi con gli occhi ricolmi di innominabili vizi.
E’ il 1819 quando Goya dipinge il funereo fondatore dell’ordine degli Scolopi;
nello stesso anno, il pittore, acquista una casa, nella periferia di Madrid, che
decora con dipinti di spaventosa potenza. Il genio del pittore si dispiega nelle
incredibili scene delle streghe e del Sabba: una grandezza tenebrosa, demonica
si effonde dal suo sentire. Il mondo diventa abitato dalle presenze della notte
e la luce sembra svanire sotto l’impeto travolgente del male. Quello che mi dava
gli incubi era il volto cadaverico di Calasanz: il santo sembrava che da un
momento all’altro esalasse l’ultimo respiro. Il mio terrore, mentre cercavo di
addormentarmi, consisteva nella possibilità che queste figure si staccassero dai
quadri e mi visitassero nella notte. E sarebbe stato un autentico pericolo per
il mio piccolo deretano – me ne rendo conto solo adesso – perché i preti che
aleggiavano intorno al santo spagnolo furono più tardi accusati di pedofilia. I
suoi Scolopi educarono moltissimi bambini, tra i quali Goya, Haydn, Bruckner,
Hugo e Mendel, ma nel 1646, Innocenzo X, chiuse l’ordine. La ragione ufficiale
fu il proliferare di intrighi politici e inammissibili simpatie per Galileo, ma
in effetti si trattava di impetuosa pedofilia: niente di nuovo tra le volte del
Tempio, in quel luogo ameno i piccoli deretani sono esposti a tremendi pericoli.
Un’altra delle riproduzioni della casa, che è sempre rimasta nella mia mente per
la sua misteriosità, era appesa nella stanza di mio nonno - che era un liberale
- laico fortemente critico del tenebroso cattolicesimo di mia nonna – ed era una
riproduzione di un dipinto di Edward Hopper, il pittore della solitudine immersa
nella banalità del quotidiano, che, prima di morire, aveva dipinto una scena di
grandiosa e stregata ambiguità. Più tardi, quando cominciai a trafficare in arte
contemporanea, studiai con attenzione il soggetto. Il quadro s’intitola “I
commedianti”. Da uno sfondo blu scuro due figure - che ricordano vagamente
Pierrot e Colombina - si affacciano, anzi si stagliano, su un palcoscenico - che
fa pensare allo scenario del mondo - e salutano, inchinandosi lievemente, un
invisibile pubblico. I due artisti fanno pensare agli essenti, che si
manifestano brevemente nell’esistere fugace e rapidamente svaniscono; e
rappresentano, secondo il mio sentire, lo svanire dei viventi nel non essere
dopo la fugace commedia della vita. Mio nonno, che amava smodatamente Edward
Hopper, diceva che non c’era stato pittore più grande dell’americano nel
rappresentare la solitudine disperata dell’Homo Urbanus.
Anch’io ho molto ammirato Hopper e i suoi personaggi - apparentemente normali,
ma in effetti disperati – che frequentano desolati bar notturni per calmare la
loro angoscia, che è poi il richiamo della voce silenziosa della morte che
scaturisce dalla propria alienazione.
Ho spessissimo sfogliato il grande libro con le riproduzioni di Hopper che mio
nonno aveva acquistato a Denver, durante uno dei suoi viaggi. Ricordo le strane,
stregate immagini, immerse nel silenzio di House by the Railroad, Girlie Show,
Cape Cod Morning, Sun in Empty Room e Solitary Figure in a Theatre, Hotel
Window. Il pittore di Nyack esprime in quei quadri un profondo senso metafisico,
utilizzando uno stile realista, senza ricorrere agli stratagemmi pittorici di De
Chirico o di Carrà; e per me l’impatto è più profondamente metafisico di quello
dei due pittori italiani. Per esempio Sea Watcher da un senso di una tale
profonda deiezione che deborda nell’ultraterreno.
I due personaggi, che ricordano Hopper stesso e la moglie, sembrano trafissi da
un angst
indicibile, e immersi in uno scenario di completa normalità - la classica
vacanza al mare - danno l’idea della devastazione, attraverso la noia, della
coppia; un tema che ritorna con furore con Excursion into philosophy, dove la
tristitia post coito si manifesta letale tra le ombre pomeridiane.
Nei Comedians, Edward Hopper presenta se stesso e sua moglie - con la quale
convisse per 43 anni – mentre, timidamente, procedono verso un’impercettibile
platea per raccogliere l’applauso finale. Il pittore sembra accompagnare per
mano la consorte verso l’ignoto, rappresentato dall’invisibilità degli
spettatori e avanzare - dalle falde del nulla rappresentate dall’oscuro del
background - verso qualcosa o qualcuno che dovrebbe approvare o disapprovare la
commedia della loro vita, per poi lasciarli ritornare nell’oscuro abissale che
si manifesta come cupo sfondo che minaccia di inghiottirli. La moglie - che
Hopper sposò giovanissima quando lui aveva ormai 41 anni e che il pittore
accompagna - quasi timorosamente - verso il giudizio della platea immersa
nell’oscuro - si chiama Jo Nivison -; e se l’americano è un uomo silenzioso e
schivo, la consorte è un torrente in piena di diari, interviste e opinioni. E’
un’edera divorante avviluppata intorno al metafisico sentire del marito. Nel
1965 Hopper conclude The Comedians - il suo ultimo dipinto, il 366mo, e nel
maggio del 1967 si spegne procedendo verso l’oscuro originario dello scenario.
Sarà seguito, dopo nove mesi, dall’edera Jo che non lo molla per l’eternità: un
amaro destino.
Anche nel Hotel Window un’anziana signora, raccolta nella normalità di un
albergo all’imbrunire scruta dalla finestra l’incedere dell’oscuro. Il nulla
avanza attraverso le aperture del quotidiano.
Mentre così riflettevo, la cicciona col Nickabocker Glory, dopo aver
ignominiosamente slinguazzato 80.000 calorie e accartocciato il Sun, con
l’eterno articolo della Spice Girl di Beckham (un altro disgraziato anglosassone
afflitto da un matrimonio letale) si è pesantemente sollevata, e, senza dire una
parola, è vacillata verso l’uscita del Pavilon. L’omino si è subito
alzato è l’ha seguita disperato. All’altezza del mio tavolo Nickabocker Glory,
come se mi leggesse nel pensiero, mi ha fulminato con un’occhiata di selvaggia
malizia simile allo sguardo di Medusa riflesso nello scudo di Perseo istanti
prima che l’eroe le recida la testa. Subito dopo è passato l’omino; io ho
sorriso e lui, piacevolmente sorpreso, ha risposto con un timido ghigno. Mi è
venuta la voglia di abbracciarlo e dirgli: “ Ciccio bello c’è ancora speranza!
Si: nella morte; quando il nulla giungerà - come dice l’Apostolo: simile a un
ladro nella notte – la tua cicciona svanirà nella pattumiera del tempo e tu
sarai finalmente liberato”. E ho pensato che se Nickabocker Glory fosse stata
una kapò di Treblinka l’avrei potuta anche silenziosamente eliminare - e l’avrei
fatto gratis - ma dal momento che era una belva ma non un’assassina, questo non
potevo farlo. Che tristezza - ho pensato - magari il Demiurgo ha preparato per
il povero omino un lembo di cielo ove dovrà soggiornare eternamente con il suo
Nickabocker Glory.
Il Demiurgo? Già: se è vero quello che dicono che anche le piante soffrono non
c’è veramente più speranza. Questo pianeta è l’inferno. Ho letto che alcuni
scienziati sostengono che le piante hanno una reazione di panico nel momento del
trapasso e che, nell’attimo del loro perire, emettano un grido doloroso simile a
una scossa elettrica da basso voltaggio. Quindi, noi, che non mangiamo carne,
forse compiamo scempi terribili verso le piante. Forse, per ogni foglia di
basilico che strappiamo la pianta piange disperata. Gli scienziati dicono anche
che le piante emettono sostanze repellenti per difendersi dai predatori. Che
dire? Questo è un universo cannibalesco. E prima se ne esce e meglio è, almeno
che non si faccia la scelta del Bodhisattva e si rinunci al Nirvana fino alla
liberazione dell’ultimo essente. E ci mettiamo anche le piante tra gli essenti.
Anche Maometto, che se ne strafotte dei cani, ha detto che non bisogna tagliare
alberi. Che mondo! Luigino mi diceva sempre: è vero che crescono i vegetariani
nella terra; è vero quello che dicono gli scienziati che nel 2050 ci saranno più
vegetariani di carnivori, ma un fatto rimane: come afferma la World Bank il
consumo pro capite della carne crescerà del 50 per cento entro il 2020. Che
paradosso: crescita esponenziale dei vegetariani nel mondo e crescita
spropositata del mercato della carne. Risultato? Un corto circuito con la
nascita del terrorismo ecologico – animalista. Altro che ALF e liberazione dei
visoni! E sarà roba alla Bin Laden! E pienamente giustificata. La nuova
coscienza reagirà col terrore quando non potrà più sopportare l’abominio del
sangue innocente. E l’ha predetto anche il povero Hawkin (autentica vittima di
una moglie violenta – come l’omino di Nickabocker Glory). Intanto, i polli nel
pianeta sono già il doppio degli umani. Nel mondo ci sono un miliardo e 300
milioni di maiali e oltre un miliardo e 800 milioni di pecore e capre che
consumano il cibo che gli umani producono e che sfamerebbe gran parte degli
abitanti della terra. La domanda eccessiva di carne sta distruggendo la foresta
amazzonica: in un anno 10.000 miglia quadrate sono andati in fumo a causa della
oscena richiesta di carne; dal 1990 al 2002 il bestiame è raddoppiato, e ho
letto che ci sono, in questo momento, nella foresta amazzonica deforestata 57
milioni di capi. Così la nostra evoluzione - che si dispiega in un ventaglio di
2 milioni e 500 mila anni - continua a produrre i suoi Nickabocker Glory, che
tutto divorano, che sono più vuoti di statue di plastica e che, se paragonati
spiritualmente al tempo di Buddha, sembrano nanerottoli dannati. Questa specie
sciagurata - che distrugge gorilla e delfini - annienta le specie a un ritmo
cento volte maggiore del processo naturale, esalando i micidiali veleni che
scaturiscono dal mantenimento dei suoi immondi, demonici formicai.
Ha ragione Guido Ceronetti quando scrive che “l’uomo cancerifica il pianeta con
la sua presenza in eccesso e la sua attività di delirio, coi suoi pensieri
criminali e con la sua impossibilità
di amare al di là di quel che più strettamente gli somiglia….” E Albert Caraco,
lo spiega ancora meglio e scrive nel Breviario del Caos : “gli uomini si sono
diffusi nell’universo come una lebbra e più si moltiplicano e più lo snaturano…
Le nostre città sono incubi, i loro abitanti diventano simili alle termiti,
tutto ciò che si edifica è di una bruttezza mostruosa… a ogni passo la vita è
offesa, l’orecchio è assordato e l’olfatto messo a dura prova, presto ci
chiederemo a che serve l’ordine?” E si augura che la terra si liberi e si curi
da questa specie - lebbra.
Io Caraco lo diffonderei nelle scuole, ma molti non sono d’accordo. Loro
preferiscono leccarsi i
Nickabocker Glory e massacrare i poveri mariti.
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