9. Nickabocker Glory

12.5.2001.

Caro Zeno,
……Roma è piena di barboni senza casa e per fortuna non fa freddo. Mi sono sempre chiesta perché accumulano tanta mondezza, sacchetti, cartoni, cose inutili, rifiuti e se li trascinano faticosamente appresso. Fanno fatiche immani, salgono e scendono da autobus affollati, si spostano senza meta con il freddo, con il caldo, come tanti disperati, carichi di sacchi pieni di roba.
Sotto casa mia c'è un barbone mio amico, mi piace perché ha una cagna che ama come una figlia, la cura, la accudisce, non la sfrutta per l'elemosina come altri, ma divide tutto con lei. Lo ammiro perché nonostante la sua condizione di barbone, di disoccupato, senza casa, reietto sta lì con il suo cane e legge, fa piccoli lavori al bar, si preoccupa di altri barboni e di drogati che bazzicano da quelle parti. Ha in sé una dignità particolare, e il fatto di dargli dei soldi non mi imbarazza, né mi fa sentire una privilegiata, sono un'amica che lo aiuta con qualche spicciolo al giorno. Molti che chiedono l'elemosina sono privi di dignità, si annullano, e io non riesco a dare soldi: è orribile distruggere e rinunciare alla propria dignità umana anche quando si chiede aiuto in quel modo.
Alcuni sociologi hanno fatto una ricerca: la maggior parte dei barboni è gente laureata, con una vita alle spalle di studiosi, di intellettuali, di professioni importanti, come quelle di medici e di avvocati. Molti hanno una famiglia, una casa, dei soldi, ma stufi di tutto, o sopraffatti dal male di vivere, o da eventi traumatici, escono dalla propria vita, appendono la propria maschera al chiodo e se ne vanno dicendo: esco un attimo a comprare le sigarette, si siedono per strada e cominciano a vivere sul marciapiede; cercano il “loro buco” negli angoli riparati e reconditi della città e lì rimangono inebetiti, spettatori di un mondo di pazzi frenetici, che si fanno fagocitare la vita dai ritmi disumani della metropoli. Ma loro la vita la salvano così rinunciando a tutti i ruoli e a tutte le responsabilità che un certo tipo di vita impone. Loro, dopo aver abbandonato tutto, cominciano a vivere di niente, liberi, senza centro, senza punti di riferimento. Si, molti di loro sono pazzi, ma cos'è la pazzia. E' più pazzo il barbone, o il povero impiegato nevrotico costretto ad attraversare tutti i giorni la città, il traffico, schiacciato nella metro o in un autobus per sopravvivere? A molti di loro si tenta di offrire un ricovero, una casa, ma loro la rifiutano la loro natura diventa quella, una natura di sradicati, di reietti, di emarginati senza casa. A volte la loro è una forma di ribellione ad una società che opprime, soffoca, distrugge la libertà individuale, impone dei ruoli che non si scelgono e la via di fuga diventa una: uscire dal mondo senza morire. Si abbandona la vita ma non si muore, la si frega così. Ma cosa portano in quegli enormi sacchi? Stracci, sacchetti, carta; risollevatisi dal un peso spirituale della loro vita, sembrano voler riprodurre le fatiche dalle quali loro sono voluti fuggire, con questo nuovo peso fisico di cose inutili o forse vogliono salvare i rifiuti per compassione (come mi hai detto fa il tuo Tribus) per il comune destino che sentono con le cose rigettate dal mondo. Mi fanno pensare, più che a pazzi, nonostante la loro disperata condizione, a delle persone illuminate, a dei santoni indiani, a degli Yoghi che hanno raggiunto, volenti o nolenti, uno stato nirvanico particolare, spogliandosi del proprio ego, del proprio corpo, della propria volontà. Forse sono loro i santoni delle moderne metropoli occidentali; e questo stato di illuminazione lo si può vedere nei loro occhi visionari carichi di dolore e nel loro sorriso inebetito dal vuoto interiore e dalla disperazione.
Ebbene, l’altra sera il barbone me lo sono portato a casa.
Non c’era nessuno. Papà e mamma erano partiti. Prima gli ho dato da mangiare, poi l’ho lavato e mentre l’asciugavo mi sono accorta che gli era venuto duro come una pietra. Allora, Zeno, mossa dalla compassione gli ho scosso l’arnese e l’ho fatto eiaculare…Meglio una sega….magari ha l’AIDS……

Irene

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Dio….questa ninfetta cosa combina….puro terrore. Troviamo una soluzione. Pensandoci bene.
Come si può sistemare l’Irene? Ci sono varie possibilità. Potremmo mandarla a battere in Belgio che permette, come l’Olanda, l’esistenza di vetrine sulla strada, ma proibisce bordelli, favoreggiamento e adescamento. Andrebbe benissimo anche ad Amsterdam. Esiste solo il problema di avere 18 anni, ma troveremo un bel documento falso. Ci sono dei bei distretti a luci rosse e se eleggono il padre a Bruxelles, potrebbe prostituirsi ma sentirsi, allo stesso tempo, vicina a casa e andarlo a trovare quando si sente troppo sola. In Italia non va: finirebbe rapita dagli albanesi.
Si potrebbe tentare di venderla alle mafie cinesi, russe o cecene. E in Austria? C’è l’obbligo della registrazione di esercizio, ma potrebbe battere sulle strade extraurbane. In Francia potrebbe andare: sarebbe protetta dai papponi. Il convivente non se la passa bene in quei luoghi. La potremmo impiegare in Spagna in uno dei grandi centri di sesso. Ma lei detesta la corrida.La potremmo vendere come una “segaiola specializzata” per vecchietti e barboni in Inghilterra. Qui la prostituzione non è reato, ma si porterebbe drogati e derelitti a casa. Non va. Svezia? Neanche a parlarne: proibisce l’affitto di case, lo sfruttamento e l’adescamento. Dimentichiamo l’Irlanda: lì arrestano tutti e la prostituzione è solo clandestina. Vendiamola ai Taliban. Grande idea la infiliamo in un bel bordello a Kabul, in quei luoghi ameni, mai sfiorati dalla guerra si troverebbe a suo agio.
E mentre sto pensando ad una sistemazione per la ninfetta – masturba – barboni, il mondo gira.
In Inghilterra i vegetariani sono aumentati quattro volte dal 1985. I vegetariani nel Regno Unito sono il 9%. Il 9% su una popolazione di 57.300.000 abitanti equivale a 5.157.000 persone.
E su 44.900.000 aventi diritto al voto equivale a 4.041.000 votanti. Ma attenzione: il 25% degli inglesi sta seriamente pensando a diventare vegetariano dopo l’olocausto animale provocato dall’epidemia del “Foot and Mouth”. E il 45% dei britannici ha deciso di ridurre il consumo di carne. In Germania su una popolazione di circa 80 milioni i vegetariani nell'ultimo anno sono passati dal 3% al 6%: quindi i vegetariani tedeschi sono circa cinque milioni. In America sono 50.000.000, in India oltre 120.000.000. Mentre Rutelli se la spassa con i cacciatori e sei miserabili deputati rendono nulla la legge contro i combattimenti dei cani, Blair si dichiara contro la caccia alla volpe e raccoglierà per questa sua scelta moltissimi voti. Ma come fa Ciampi a dire che non siamo un paese di merda quando a Montecitorio sei deputati delinquenti, sbracati sugli scanni del parlamento, hanno bloccato la legge contro i combattimenti dei cani? Ed ora questo popolo di merda, dopo averci rifilato Mussolini con voto e consensi oceanici, dopo averci elargito anni di dominio democristiano, dopo averci mollato Pella, Scelba, Tambroni, Leone, Fanfani, Rumor, Cossiga, Forlani, Moro, Andreotti, De Mita, Goria, Craxi, ora ci rifila il cavaliere, Bossi, Fini, gli ex picchiatori alla Gasparri e alla Storace oltre ai residui dell’orrore democristiano. Come fa a dire che non siamo un paese di merda quando il popolo del sud ha dato il potere a Bossi che lo considera un “Undermenschen”? Ma in quale altra nazione europea illustri inquisiti avrebbero mai vinto un’elezione? In quale democrazia europea sarebbe stato possibile presentare Dell’Utri e Previti per un’elezione? Ma Ciampi insiste: non bisogna definire merda questo popolo.
Ha ragione Montanelli quando dice che agli italiani andava bene Mussolini e andrà bene Berlusconi e che ora hanno il ciarlatano, il mentitore professionista che li prende per il culo e neanche se ne accorgono. E profetizza che ci sbatteranno il grugno. E io, invece, dico che quelli resteranno al potere per almeno un paio di legislature perché questo vuole il popolo sovrano: Vox populi vox dei.
Si fa per dire…

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13.5.2001

What makes me pause in this prism of time
Comes gently, haloed by its own quaint charm,
Like some pregnant cadence of flowing rhyme,
Which dissolves all pain, and gentles all harm.
Eternal is that which signal pause,
Unmoved by our world, unbound in our sight,
Moving to impress the source of its cause,
Its eye pursued by meaning's fleeing light.
And in those moments all striving stands still,
The dark God lightens its earthly shading,
Its great webbing parting to ease its fill,
As light fills our lives to sooth our fading.

And here art feeds from life, and life from art,
Redeeming our days, till our souls depart.

John Mayor 1995

Ti piace questo sonetto?
Fa parte di una raccolta che mi aveva regalato John Mayor. Quando sono stata negli Stati Uniti, nel 1998 sono stata ospite a casa sua. Lui aveva 26 anni ed io 14. La madre aveva deciso di ospitarmi e all'inizio mi era particolarmente ostile. Poi siamo diventati amici. Sono diventata molto amica di John e di sua moglie che era svizzera. Lui insegnava letteratura francese a Vienna, era un contestatore della politica e della cultura dominante in America di quegli anni. Amava scrivere poesie, e ha poi deciso di pubblicare la sua raccolta. L'ho ritrovata a Osimo, con la sua dedica. Ora non li sento da molto tempo. Anche perché John ha lasciato la moglie e vive forse in Austria. Ogni tanto ricevo notizie da Mary che ora vive negli Stati Uniti. Ritrovare quel libretto mi ha fatto venire nostalgia e mi ha fatto ricordare bei momenti passati nella campagna americana. Il libretto di poesia che ha pubblicato a sue spese è fatto molto bene. E' composto da poesie e quadri di un artista austriaco suo amico. Mi leggeva le poesie, aspettava che la madre uscisse di casa, mi faceva inginocchiare e poi me lo infilava in bocca. Tutti uguali i poeti. L’Assoluto e il cazzo.
Mi sentivo come una schiava e lui me lo spingeva in gola. Delle volte mi faceva male. La prima volta che l’ho fatto ho vomitato ma poi ci ho preso gusto. Il suo sperma aveva il sapore di fragole con gelato di vaniglia. Con te sono stata brava vero ?….Il tuo è amaro…sa di Fernet Branca al limone…

Irene


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E va bene….come disse la regina madre: fatti stò Fernet Branca al limone. Sodoma e Gomorra siamo precipitati nel centro dell’abominazione. Bruceremo nelle fiamme eterne trascinati da ninfette compassionevoli. Mentre Berlusconi trionfa in Italia e Fede sbrodola ed eiacula nella patta, una notizia notevole: le donne che scopano meglio in Italia sono le netturbine. Più sali la scala sociale e meno si gode. In soldoni per terremotati: più pensi e meno ami la nerchia e se sei una manager ambiziosa di Mediaset il pene non lo desideri. Lo dice L’ISPA e non si scherza. Le donne manager si fanno saltare sopra due volte al mese, ma le netturbine la concedono una volta al giorno. Scopare equivale a scopare: sembra logico. Altra scoperta: le donne amano soprattutto il fascino intellettuale.
Io ho una mia tesi. Secondo le mie umili esperienze le fasciste proletarie la concedono meglio di tutte. Io ho avuto una fascista con i capelli arancioni, che sembrava che avesse un mattone di gel in testa ed era notevole nella sua volgare concessione degli orifizi. Più sono ideologicamente mostruose e meglio la danno. E’ una legge della natura. Meno pensano e più amano il pene. Un discorso Zen: l’illuminazione si raggiunge bloccando l’intelletto. Fottuto maschilismo? No: realismo degenere. Ma il problema è il post-coitum con la tristezza sovrabbondante che ti prede e ti stringe la gola come un artiglio. Il problema è la gestione del “noli me tangere” l’orrore dell’essere toccato dopo le piacevoli oscenità. Magari la nazifascista desidera un po’ di tenerezza. E lì occorre una maestria, una grande arte per evitare le stucchevoli, zuccherate coccole. Il problema è restare ad ascoltarle dopo l’amplesso. Intellettualmente mi trovo meglio a discutere di filosofia con Orione. Il problema è farle tacere dopo l’orgasmo e quello è un problema immane.
Ma se le proletarie fasciste sanno darla in modo divino, ognuno ha le sue capacità, infatti, abbiamo una classe politica che ha doti grandiose per capire gli umori del popolo. Mentre il mondo intero prevedeva una vittoria del Cavaliere, il divino Mastella, contemplando l’acqua immota della piscina a forma di cozza, ci ha donato queste perle profetiche: “Un mese fa il mio almanacco prevedeva cose terribili per il centro sinistra. Oggi il mio naso politico (sic) una delle poche doti che mi viene riconosciuta (sic) mi dice, che la partita non è solo aperta, ma che clamorosamente volgerà a favore del centrosinistra.”.
Oh signore! Che delizia: l’oracolo di Ceppaloni pensava che il Sud avrebbe reagito alla presenza oscena di Bossi al governo. Non li conosce gli italiani, Mastella. Non ha capito che quelli che si agitavano sotto il balcone di Piazza Venezia erano gli stessi che applaudivano quando il puzzone veniva appeso per le gambe a Piazza Loreto. Il virus letale della Lega ci darà la vittoria, dice il profeta ulivista meridionale. Risultato: il Sud in massa offre le natiche a Berlusconi con l’eccezione della Basilicata. E’ una Caporetto totale. Uno sbraco epocale. La Sicilia concede tutti gli orifizi.
Il profeta perde a Benevento e crollano anche consorte e piscina - cozza a Ceppaloni. Un mare di rovine beneventiane. Se le cose non andranno, gli italiani cominceranno a mugugnare e poi regolarmente cambieranno bandiera. Certo quella squadra di merda di Moratti ha concesso al cavaliere un altro favore. Ha perso a San Siro 6-0 contro il Milan. Un record pre - elettorale. E la sinistra vorrebbe utilizzare Moratti. Pensate ad un grande manager americano che spende miliardi per assemblare una squadra di campioni che viene vergognosamente massacrata dal suo rivale storico in un derby. Lo manderebbero a raccogliere le cicche al mentolo in strada e le banane in Nicaragua. E il Milan del dinosauro Maldini prima delle elezioni ha regalato al cavaliere una vittoria grandiosa. Almeno vivendo in Inghilterra e inseguendo nazisti mi sono perso l’esultanza volgare di Fede, della signora Fini, di Storace e di Baget Bozzo. E se il Baget lo fanno papa siamo al completo.

E mentre Mastella contemplava l’acqua immota della piscina come una veggente le foglie del tè, ho incontrato Jason e gli ho chiesto delle spiegazioni riguardo la Sirofenicia.
Mi sfuggiva il senso delle briciole ai cagnolini. Gli ho chiesto: “ Ma che cavolo significa quando la donna dice: “Kurie, kai tà kunaria upokàto tes trapezes estiousin apò psicsion ton paidon.”
Signore i piccoli cani sotto la tavola mangiano le briciole dei fanciulli.
E lui ha risposto, sorridendo: “La donna fenicia è pagana ed essendo pagana viene dopo gli ebrei.
Questo è il significato del brano evangelico. Gesù attraversa vari territori e non raccoglie ovazioni.
E dopo vari miracoli si avvia in territori non ebraici. Quando la sirofenicia lo vede si getta ai suoi piedi perché crede nel suo potere taumaturgico. E’ sicura che il Cristo sia in grado di guarirle la figlia. Ma Gesù vuole dimostrare ai discepoli che gli ebrei vengono prima dei gentili nella visione messianica, anche se non si sono mostrati molto attenti alla sua predicazione. La donna dice che anche i cani ricevono briciole sotto il tavolo. E vuol dire che i gentili non devono attendere che tutti i figli di Sion abbiano mangiato per ricevere qualche frammento di luce.
Guarda…mi metto sotto il tavolo senza nulla pretendere e tu mi lasci avere qualche particella di luce che aiuterà mia figlia a guarire. E lui risponde: “Queste parole ti hanno salvata…”
“Ma perché tutta questa menata per curare quella povera bambina…era razzista? “
“Altri tempi e altri mondi…Zeno…” Jason mi ha battuto la mano su un braccio e, alzando le spalle, ha riso.


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14.5.2001

Sono tornata...La cosa che amo di più è tornare a casa a piedi di notte. Roma è la città più bella del mondo la notte, non ha rivali: le strade deserte, lo sbrilluccicare dei sampietrini irregolari, il rumore dei passi sul selciato, la sensazione di essere pedinati, o seguiti da qualche strana ombra, i colori ocra e gialli dei palazzi, le facciate delle chiese barocche illuminate da misteriosi giochi di luce e ombre, statue che diventano mostri notturni che si affacciano da tutti i lati. I gatti ti guardano, ti seguono, elemosinano qualche carezza. A volte qualche topo si affaccia temerario e ti taglia la strada, i gabbiani volano stranamente in cielo insonni e i loro gridi rompono il silenzio. La città degli uomini dorme, ma si sveglia la città dei monumenti, degli edifici, delle fontane, del rumore dell'acqua dei nasoni che rimbomba nei vicoli silenziosi, stretti e misteriosi, e si vive nella dimensione eterna di questa città matrona e cortigiana, santa e peccatrice. Fuori dal tempo, sembra di ritrovarsi in varie epoche, a seconda di dove ci si trovi a camminare. Io tornando a casa da Trastevere attraverso il medioevo - romano- seicentesco del ghetto, l'antica Roma ottocentesca di piazza Argentina, la piazza seicentesca di Campo dei fiori, guardo Giordano Bruno e proseguo, passo o dalla cinquecentesca Via Giulia fino a sbucare a Castel Sant'angelo dalla via Paola attraverso il Ponte con gli Angeli giganti, getto un’occhiata ammirata alla Cupola di San Pietro illuminata, e proseguo verso l'area dell'edilizia novecentesca e liberty di Piazza Cavour fino a Piazza Mazzini, oppure passo dal corso Rinascimento attraverso la suggestiva Piazza Navona e proseguo lungo il Tevere per vedere i ponti illuminati e l'acqua scura che scorre lenta e nella quale a volte si riflette una luna rossa. Intanto i passi rimbombano, cammino veloce, ci sono poche persone, l'aria è tiepida e ventilata. Respiro. Il corpo si rafforza, la mente si tempra. L'illuminazione delle strade calda e soffusa sembra essere emanata da antiche torce a olio. L'atmosfera assai suggestiva porta lontano nel tempo. Ho timore di qualche brutto incontro, ma mi sento padrona, ritrovo me stessa in questa camminata solitaria verso casa, arrivo al portone, apro, entro, il portone si chiude con uno schianto dietro le mie spalle guardo l'alta palma centenaria del cortile e salendo le scale penso: anche questa volta mi è andata bene…..

Mio padre ha vinto di misura e sta scompostamente esultando…..

Irene

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Un signore africano entra in un negozio di Londra e chiede “bush meat”: carne proveniente dalla giungla. Mobolaj Osakuade, proprietario di un bel negozio di Hackney, nel East End di Londra gli domanda: “Desidera una mano di scimpanzé o preferisce la testa? Per 5000 sterline le trovo un leone intero e se lo può cucinare allo spiedo con aglio e rosmarino. O preferisce solo la testa di un leone o di una tigre? Quella gliela vendo per il modico prezzo di 1000 sterline. Preferisce le zampe di un felino? Allora 500 sterline. Se invece desidera la coda di felini mi rovino….gliela do al prezzo stracciato di 400 sterline…”
Il signore Osakuade ha un’elegante fidanzata, si chiama Rosemary Kinnane e suggerisce una ricetta deliziosa: zuppa pepata di scimmia. Il distinto signore spiega che vuole preparare una cenetta speciale per suo zio, un famoso capo tribù e chiede la mano sinistra, il cuore e la testa di una scimmia. Osakuade risponde che una scimmia costa cara a causa delle difficoltà per l’importazione
e precisa: “Guardi che per un buon prezzo le posso anche aggiungere la testa di un uomo e quella di uno scimpanzé ”. Va bene risponde il distinto signore. Ma lasci perdere la testa umana e quella dello scimpanzè. Il signor Osakuade consegna una scimmia “pandolin” una di quelle che rischiano l’estinzione e che hanno occhi incredibilmente vivi. Ma il presunto nobile africano è un giornalista.
E i due fidanzati finiscono in tribunale ed in un mare di guai.

Ed io dovrei pormi il problema di accoppare dei mostri?

L’etica umana è incredibile. E’ paurosamente antropocentrica. E’ mostruosamente deviata. E’ convessa. Non ha solide basi, e si fonda unicamente su una volontà di potenza specista. Esempio: il buco di culo asportato dal Texas e trasferito nella Casa Bianca con le sue criminali scelte politiche distruggerà un grandissimo numero di esseri viventi. E Berlusconi lo segue.
Ma contano gli esseri viventi?
Ed è più innocente un agnello, una piccola foca o Eichmann?
E perché alcuni umani si agitano tanto per Timothy McVeigh, il bombarolo dell’Oklahoma, e non dicono una parola per le 200.000 piccole foche che sono condannate a morire nello stretto di Kola nel Mare Bianco?
Oltre alle 275.000 piccole creature che saranno massacrate a randellate dai canadesi, i biologi affermano che circa 200.000 piccole foche quest’anno moriranno di fame per gli sconvolgimenti climatici prodotti dalla specie folle che è egemone nel pianeta.
E io dovrei pormi il problema di eliminare assassini che hanno massacrato migliaia di innocenti?
Immaginate gli orsi torturati dai cinesi. Vivono sdraiati in gabbie anguste che ne impediscono il movimento, il corpo si riempie di piaghe. Hanno un catetere infilato nell’addome che succhia la loro bile senza sosta. Impazziti di dolore scuotono le gabbie, si strappano le viscere, cercano di uscire. Subentrano allora i guardiani che li immobilizzano con delle camicie di forza e con delle museruole metalliche. Sono esseri prigionieri di demoni nelle cosiddette fattorie della bile.

Ma chi può inventare una cosa così orrenda se non una specie degenerata?
Chi può guadagnarsi da vivere infilzando una cannula di ferro nella cistifellea di un orso se non dei demoni?
Chi può continuare a vivere nella luce del sole dopo un atto così infame se non dei demoni?
Chi può guadagnarsi da vivere estraendo 200 millimetri di bile da un orso se non dei demoni?
Chi può strappare a queste povere bestie i canini e recidere la prima falange anteriore e dopo averli imprigionati, chi può tormentarli con i cateteri se non dei demoni?
Chi può vendere teste di scimmie o di tigri, o un chilo di bile di un orso per 300 dollari se non dei demoni?
Che specie infernale può escogitare cose del genere se non una razza di demoni ?

Si. Io ucciderei l’inventore di un tale tormento, senza remore, senza patemi d’animo.
Lo fulminerei e mi sentirei bene per averlo fatto.
Se DIKE dicesse: uccidili, lo farei senza chiedere nulla. Gratis et amoris Dei.
C’è da mettersi in ginocchio davanti alla donna che sta liberando queste povere bestie e si chiama Jill Robinson.

Ed io mi dovrei preoccupare perché vivo massacrando mostri nazisti ed ustascia?

Ma via! Lo faccio con enorme piacere.
Però il giorno che mi prenderanno dovrò infilarmi una palla in testa perché uccidere un Eichmann è molto più serio che massacrare tre miliardi di animali.
E chi lo ha decretato?
Ma questa specie degenere creando un’etica a sua misura.
Inventandosi un Dio vetusto, in un buco di culo desertico del mondo, che agita e tormenta quattro pastori ignoranti e li fa sbavare dalla bocca emettendo grugniti e profezie.

Ed ancora: in Amazzonia distruggono in ogni anno un territorio grande come il Galles
E ogni ettaro di terra che distruggono contiene: 2 milioni di formiche, 363.000 kg di vegetali, 282.000 kg di vegetali morti 255.000 kg di radici, 255.000 kg di animali, 900.200 kg di vegetali e animali e tutte le specie possibili e immaginabili.
Chi autorizza questa specie derelitta a essere l’Himmler del globo terracqueo?
Chi?
Il loro Dio d’amore?
Chi?


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Oggi sono andato a papparmi un gelato con Destine in una caffetteria di Wimbledon Park, una grande casa di legno nel centro del parco che chiamano “The Pavilion”. Una signora gentilissima con i capelli bianchi ci ha servito e mentre, alacremente, ci leccavamo il gelato è apparsa una donna enorme con un marito piccolo e smilzo. E’ stata una scena grandiosa, oscillante tra Fantozzi e il miglior Fellini: l’omino si è avvicinato al banco e ha ordinato un “Banana Splits”: non l’avesse mai fatto! La cicciona si è sollevata come una furia, con tutti suoi 150 chili, è ha cominciato a inveire: “Noooo….noooo….not a Banana Splits a Nickabocker Glory!” . Il povero marito, surclassato da tanta potenza demoniaca, si è scusato: “ Sorry dear, I got confused…” E la mastodontica anglosassone: “The trouble with you, you never listen!” Non ascoltiamo mai: è vero! Che pazienza ci vuole con le donne, ho pensato. Però una cosa giusta l’ho fatta nella mia vita, oltre ad accoppare i mostri e fottermi le sedicenni: non mi sono mai sposato e non ho mai messo sventurati al mondo. Il disgraziato martoriato ha portato il Nickabocker Glory, un bicchiere pieno di strati di crema, gelato, frutta, noci da 80.000 calorie e si è assiso in un angolo con gli occhi ricolmi di angst. Che disgrazia immane sposarsi la cicciona e trascinarsela dietro per 30 anni fino alla conclusione dell’esistere sotto una lastra di arenaria! Io li giustifico coloro che sono tentati dal veleno per topi dopo decenni di umiliazioni e brutture. La morte diventa la liberazione agognata. La meta dell’anima. C’è un problema, però: forse il demiurgo Sav’aot, nella sua perfidia, avrà pensato a qualcosa di orrendo: come lasciarti la stessa moglie per tutta l’eternità. Già: ciò che è legato in terra è legato per l’eternità. Non lo ha detto il Cristogesù? Che concetto mostruoso: un “Eterno Ritorno dell’Uguale” con la grassona che si lecca eternamente un Nickabocker Glory . Oh Signore che indicibile abominio! Ridendo come una pazza, Destine si è allontanata portando con sé Orione e Plato. Orione mi ha guardato con occhi imploranti, come per dire: ma che mi fai portare via dall’inglese? Ho fatto finta di niente e gli ho gridato: “Cinque minuti Orione!”
Lui mi ha guardato disperato e ha seguito Destine, come se fosse l’ultimo giorno della sua vita. Intanto la cicciona per evitare qualsiasi bisbiglio comunicativo con il povero omino - che mai l’ascolta - si è immersa nella lettura del Sun. E siamo all’incomunicabilità bergmaniana: nessuno più parla e nessuno più ascolta.
Pensai: Ecco l’Occidente nella sua arcana essenza: una leccata di Nickabocker Glory durante la lettura del Sun. Ecco l’Occidente - che vomita dal suo nucleo essenziale, l’America, 5.40 tonnellate di carbon dioxide per persona contro lo 0. 09 di un nigeriano, - mentre indulge nella sua incontrollabile ingordigia e affina la sua mente con gli appassionanti articoli del “gutter press”.
Ecco l’Occidente deforme – siamo ormai quasi a un miliardo di obesi - con il suo junk food e i suoi giornali di merda mentre rigurgita sul mondo il proprio veleno. Basta guardare uno schema dell’emissione di CO2 per persona, e paragonare il veleno esalato da un americano a quello effuso da un etiopico per rendersi conto chi è il vero terrorista su questo triste pianeta.
Mi sono piegato su me stesso e ho pensato al sogno di ieri mattina.
Ero nella casa di mia nonna, Patrizia Udesi, la riconoscevo per le strane riproduzioni appese alla parete che rendevano quell’abitazione misteriosa e, da bambino, mi spaventavano da morire. La casa era buia e stavo salendo le scale, con Irene seminuda, verso la parte alta dell’appartamento che aveva zone sconosciute, da me molto temute. Mi sembrava di capire, nel sogno - che la parte alta della casa era stregata. Improvvisamente sono rimasto solo e ho visto volare verso me un meraviglioso uccello di luce e di fuoco, di una luminosità sfaldante, dai mille colori, trasparente, di bellezza inaudita. Ero stravolto: il volatile luminoso si è avvicinato e l’ho toccato, non bruciava. Ho chiamato Irene e le ho detto: c’è un uccello di fuoco e per non farlo fuggire l’ho chiuso nel corridoio buio. Vedevo, però, che il volatile luminoso cominciava a consumarsi nella tenebra, a bruciarsi paradossalmente d’oscuro. Si, la tenebra, stranamente, lo inceneriva. Allora, impaurito l’ho lasciato libero nella stanza luminosa. L’uccello volava felice, ma Irene non giungeva e il sogno è finito.
Ci ho pensato: la casa sono io e l’uccello è l’anima. Sono fermamente convinto che il mio inconscio mi ha informato che nelle parti alte di me stesso, nello spazio coscienzale c’è un uccello di fuoco. Un’anima. Un sogno così bello non l’avevo mai fatto!

Ho pensato alla vecchia casa di mia nonna, che nel sogno rappresentava me stesso, e ho rivisto nitidamente le riproduzioni appese alle pareti. La sua religiosità morbosa, che si manifestava attraverso i soggetti delle rappresentazioni, si trasmise più tardi a mio padre che, dopo l’abbandono di mia madre, precipitò in un abisso cinereo, semilefevriano.
Da bambino, spesso, dormivo in quella casa in una stanza ove una luce opaca gettava i suoi riverberi su una riproduzione del San Giusto di Rubens. Come abbiano potuto lasciare dormire un bambino impressionabile con un simile orrore (di grande valenza artistica) è un imperscrutabile mistero. Rivedo San Giusto - decapitato dai romani, con la testa tagliata come un povero agnello, per non aver rivelato il nascondiglio di suoi due amici, che alcuni dicono siano stati suo padre e suo zio. La stranezza del dipinto è che il giovane santo parla attraverso una testa cadaverica che tiene tra le mani, e sta pregando i due uomini sbalorditi - un vecchio viandante e un aitante giovane – di seppellire il suo corpo e di portare il capo troncato a sua madre. L’episodio si svolge presso un rudere sotto un cielo nuvoloso in uno scenario ricolmo di angst e, secondo il Martyrologium Romanum avviene, durante il regno di Diocleziano, tra Beauvais e Senlis in un luogo chiamato Saint Juste – en - Chaussèe.

Devo ammettere che addormentarmi, a sette anni, con la testa parlante era uno sforzo inaudito, e se penso che c’era anche L’Ultima comunione di San Giuseppe Calasanz di Goya appesa alla parete mi vengono ancora i brividi. Giuseppe Calasanz canonizzato nel 1767 e premiato con una bella statua a San Pietro penzolava nell’oscuro corridoio cullato dalla tenebra. Povero Goya, l’uomo dei Caprichios, dei devastanti ritratti di Carlo IV e la sua famiglia, della Maya Desnuda, dei Disastri della Guerra, il pittore de Il Sonno della Ragione, si era dovuto cimentare (immagino “obtorto collo”) con la rappresentazione funerea del santo di Peralta de la Sal, mentre, moribondo, riceveva l’ultima comunione da un prelato barbuto e gobbo circondato da ragazzini mortalmente annoiati e preti dai volti opachi e tristi con gli occhi ricolmi di innominabili vizi.
E’ il 1819 quando Goya dipinge il funereo fondatore dell’ordine degli Scolopi; nello stesso anno, il pittore, acquista una casa, nella periferia di Madrid, che decora con dipinti di spaventosa potenza. Il genio del pittore si dispiega nelle incredibili scene delle streghe e del Sabba: una grandezza tenebrosa, demonica si effonde dal suo sentire. Il mondo diventa abitato dalle presenze della notte e la luce sembra svanire sotto l’impeto travolgente del male. Quello che mi dava gli incubi era il volto cadaverico di Calasanz: il santo sembrava che da un momento all’altro esalasse l’ultimo respiro. Il mio terrore, mentre cercavo di addormentarmi, consisteva nella possibilità che queste figure si staccassero dai quadri e mi visitassero nella notte. E sarebbe stato un autentico pericolo per il mio piccolo deretano – me ne rendo conto solo adesso – perché i preti che aleggiavano intorno al santo spagnolo furono più tardi accusati di pedofilia. I suoi Scolopi educarono moltissimi bambini, tra i quali Goya, Haydn, Bruckner, Hugo e Mendel, ma nel 1646, Innocenzo X, chiuse l’ordine. La ragione ufficiale fu il proliferare di intrighi politici e inammissibili simpatie per Galileo, ma in effetti si trattava di impetuosa pedofilia: niente di nuovo tra le volte del Tempio, in quel luogo ameno i piccoli deretani sono esposti a tremendi pericoli.

Un’altra delle riproduzioni della casa, che è sempre rimasta nella mia mente per la sua misteriosità, era appesa nella stanza di mio nonno - che era un liberale - laico fortemente critico del tenebroso cattolicesimo di mia nonna – ed era una riproduzione di un dipinto di Edward Hopper, il pittore della solitudine immersa nella banalità del quotidiano, che, prima di morire, aveva dipinto una scena di grandiosa e stregata ambiguità. Più tardi, quando cominciai a trafficare in arte contemporanea, studiai con attenzione il soggetto. Il quadro s’intitola “I commedianti”. Da uno sfondo blu scuro due figure - che ricordano vagamente Pierrot e Colombina - si affacciano, anzi si stagliano, su un palcoscenico - che fa pensare allo scenario del mondo - e salutano, inchinandosi lievemente, un invisibile pubblico. I due artisti fanno pensare agli essenti, che si manifestano brevemente nell’esistere fugace e rapidamente svaniscono; e rappresentano, secondo il mio sentire, lo svanire dei viventi nel non essere dopo la fugace commedia della vita. Mio nonno, che amava smodatamente Edward Hopper, diceva che non c’era stato pittore più grande dell’americano nel rappresentare la solitudine disperata dell’Homo Urbanus.
Anch’io ho molto ammirato Hopper e i suoi personaggi - apparentemente normali, ma in effetti disperati – che frequentano desolati bar notturni per calmare la loro angoscia, che è poi il richiamo della voce silenziosa della morte che scaturisce dalla propria alienazione.
Ho spessissimo sfogliato il grande libro con le riproduzioni di Hopper che mio nonno aveva acquistato a Denver, durante uno dei suoi viaggi. Ricordo le strane, stregate immagini, immerse nel silenzio di House by the Railroad, Girlie Show, Cape Cod Morning, Sun in Empty Room e Solitary Figure in a Theatre, Hotel Window. Il pittore di Nyack esprime in quei quadri un profondo senso metafisico, utilizzando uno stile realista, senza ricorrere agli stratagemmi pittorici di De Chirico o di Carrà; e per me l’impatto è più profondamente metafisico di quello dei due pittori italiani. Per esempio Sea Watcher da un senso di una tale profonda deiezione che deborda nell’ultraterreno.
I due personaggi, che ricordano Hopper stesso e la moglie, sembrano trafissi da un angst
indicibile, e immersi in uno scenario di completa normalità - la classica vacanza al mare - danno l’idea della devastazione, attraverso la noia, della coppia; un tema che ritorna con furore con Excursion into philosophy, dove la tristitia post coito si manifesta letale tra le ombre pomeridiane.
Nei Comedians, Edward Hopper presenta se stesso e sua moglie - con la quale convisse per 43 anni – mentre, timidamente, procedono verso un’impercettibile platea per raccogliere l’applauso finale. Il pittore sembra accompagnare per mano la consorte verso l’ignoto, rappresentato dall’invisibilità degli spettatori e avanzare - dalle falde del nulla rappresentate dall’oscuro del background - verso qualcosa o qualcuno che dovrebbe approvare o disapprovare la commedia della loro vita, per poi lasciarli ritornare nell’oscuro abissale che si manifesta come cupo sfondo che minaccia di inghiottirli. La moglie - che Hopper sposò giovanissima quando lui aveva ormai 41 anni e che il pittore accompagna - quasi timorosamente - verso il giudizio della platea immersa nell’oscuro - si chiama Jo Nivison -; e se l’americano è un uomo silenzioso e schivo, la consorte è un torrente in piena di diari, interviste e opinioni. E’ un’edera divorante avviluppata intorno al metafisico sentire del marito. Nel 1965 Hopper conclude The Comedians - il suo ultimo dipinto, il 366mo, e nel maggio del 1967 si spegne procedendo verso l’oscuro originario dello scenario. Sarà seguito, dopo nove mesi, dall’edera Jo che non lo molla per l’eternità: un amaro destino.
Anche nel Hotel Window un’anziana signora, raccolta nella normalità di un albergo all’imbrunire scruta dalla finestra l’incedere dell’oscuro. Il nulla avanza attraverso le aperture del quotidiano.

Mentre così riflettevo, la cicciona col Nickabocker Glory, dopo aver ignominiosamente slinguazzato 80.000 calorie e accartocciato il Sun, con l’eterno articolo della Spice Girl di Beckham (un altro disgraziato anglosassone afflitto da un matrimonio letale) si è pesantemente sollevata, e, senza dire una parola, è vacillata verso l’uscita del Pavilon. L’omino si è subito
alzato è l’ha seguita disperato. All’altezza del mio tavolo Nickabocker Glory, come se mi leggesse nel pensiero, mi ha fulminato con un’occhiata di selvaggia malizia simile allo sguardo di Medusa riflesso nello scudo di Perseo istanti prima che l’eroe le recida la testa. Subito dopo è passato l’omino; io ho sorriso e lui, piacevolmente sorpreso, ha risposto con un timido ghigno. Mi è venuta la voglia di abbracciarlo e dirgli: “ Ciccio bello c’è ancora speranza! Si: nella morte; quando il nulla giungerà - come dice l’Apostolo: simile a un ladro nella notte – la tua cicciona svanirà nella pattumiera del tempo e tu sarai finalmente liberato”. E ho pensato che se Nickabocker Glory fosse stata una kapò di Treblinka l’avrei potuta anche silenziosamente eliminare - e l’avrei fatto gratis - ma dal momento che era una belva ma non un’assassina, questo non potevo farlo. Che tristezza - ho pensato - magari il Demiurgo ha preparato per il povero omino un lembo di cielo ove dovrà soggiornare eternamente con il suo Nickabocker Glory.

Il Demiurgo? Già: se è vero quello che dicono che anche le piante soffrono non c’è veramente più speranza. Questo pianeta è l’inferno. Ho letto che alcuni scienziati sostengono che le piante hanno una reazione di panico nel momento del trapasso e che, nell’attimo del loro perire, emettano un grido doloroso simile a una scossa elettrica da basso voltaggio. Quindi, noi, che non mangiamo carne, forse compiamo scempi terribili verso le piante. Forse, per ogni foglia di basilico che strappiamo la pianta piange disperata. Gli scienziati dicono anche che le piante emettono sostanze repellenti per difendersi dai predatori. Che dire? Questo è un universo cannibalesco. E prima se ne esce e meglio è, almeno che non si faccia la scelta del Bodhisattva e si rinunci al Nirvana fino alla liberazione dell’ultimo essente. E ci mettiamo anche le piante tra gli essenti. Anche Maometto, che se ne strafotte dei cani, ha detto che non bisogna tagliare alberi. Che mondo! Luigino mi diceva sempre: è vero che crescono i vegetariani nella terra; è vero quello che dicono gli scienziati che nel 2050 ci saranno più vegetariani di carnivori, ma un fatto rimane: come afferma la World Bank il consumo pro capite della carne crescerà del 50 per cento entro il 2020. Che paradosso: crescita esponenziale dei vegetariani nel mondo e crescita spropositata del mercato della carne. Risultato? Un corto circuito con la nascita del terrorismo ecologico – animalista. Altro che ALF e liberazione dei visoni! E sarà roba alla Bin Laden! E pienamente giustificata. La nuova coscienza reagirà col terrore quando non potrà più sopportare l’abominio del sangue innocente. E l’ha predetto anche il povero Hawkin (autentica vittima di una moglie violenta – come l’omino di Nickabocker Glory). Intanto, i polli nel pianeta sono già il doppio degli umani. Nel mondo ci sono un miliardo e 300 milioni di maiali e oltre un miliardo e 800 milioni di pecore e capre che consumano il cibo che gli umani producono e che sfamerebbe gran parte degli abitanti della terra. La domanda eccessiva di carne sta distruggendo la foresta amazzonica: in un anno 10.000 miglia quadrate sono andati in fumo a causa della oscena richiesta di carne; dal 1990 al 2002 il bestiame è raddoppiato, e ho letto che ci sono, in questo momento, nella foresta amazzonica deforestata 57 milioni di capi. Così la nostra evoluzione - che si dispiega in un ventaglio di 2 milioni e 500 mila anni - continua a produrre i suoi Nickabocker Glory, che tutto divorano, che sono più vuoti di statue di plastica e che, se paragonati spiritualmente al tempo di Buddha, sembrano nanerottoli dannati. Questa specie sciagurata - che distrugge gorilla e delfini - annienta le specie a un ritmo cento volte maggiore del processo naturale, esalando i micidiali veleni che scaturiscono dal mantenimento dei suoi immondi, demonici formicai.
Ha ragione Guido Ceronetti quando scrive che “l’uomo cancerifica il pianeta con la sua presenza in eccesso e la sua attività di delirio, coi suoi pensieri criminali e con la sua impossibilità
di amare al di là di quel che più strettamente gli somiglia….” E Albert Caraco, lo spiega ancora meglio e scrive nel Breviario del Caos : “gli uomini si sono diffusi nell’universo come una lebbra e più si moltiplicano e più lo snaturano… Le nostre città sono incubi, i loro abitanti diventano simili alle termiti, tutto ciò che si edifica è di una bruttezza mostruosa… a ogni passo la vita è offesa, l’orecchio è assordato e l’olfatto messo a dura prova, presto ci chiederemo a che serve l’ordine?” E si augura che la terra si liberi e si curi da questa specie - lebbra.
Io Caraco lo diffonderei nelle scuole, ma molti non sono d’accordo. Loro preferiscono leccarsi i
Nickabocker Glory e massacrare i poveri mariti.