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6. La testa nel piatto
26.4.2001
Caro Zeno,
da quando mi hai dato il tuo libro me lo porto sempre nello zaino e appena ho
tempo lo leggo. Mentre leggevo ho trovato una risposta alla domanda che continua
ad assillarmi: cos'è la poesia, cos'è il poetare, proprio in questi tuoi versi
che mi hanno trasportato nella dimensione della percezione estetica e mi hanno
fatto vivere delle sensazioni nuove prima a me sconosciute. Ecco:
Un'attenzione
breve ed intensa
nella luce del sole
ora io sento che la cecità sopravviene dallo sguardo alla visione, il passaggio
è il buio, l'occhio della mente è ora capace di guardare il sole, di guardare le
cose nella loro essenza:
poetare
è l'innato silenzio
delle cose
il silenzio ...il silenzio ora lascia parlare le cose, il mondo, l'alterità… è
il silenzio dell'Io...ma anche il silenzio stesso delle cose...dal silenzio
emerge una voce che non ha colore, né timbro, né materialità; è una voce
mentale, spirituale ma non ha parole per parlare, emerge come sensazione,
immagine ma soprattutto come vibrazione del mondo che respira, questa è la voce
del silenzio:
il situarsi per attimi
nel centro dell'illusione
questa è la sensazione esatta della fuoriuscita dal tempo, la poesia trasporta
fuori in una posizione estatica, in un'altra dimensione...illusoria? O
autentica? Forse nell'illusione si
ritrova l'autenticità del nostro esistere? Nel mondo alla rovescia? Nel
rovesciamento del mondo? Nell'estasi? La sospensione che non fa respirare,
l'apnea che mostra allucinazioni: Questa è la dimensione poetica:
l'oscurità appaga il tuo dire
è complice
è come una lama emergente dalla bocca
sostare nella poesia è come entrare in una camera buia. Il buio apre nuove
visioni della mente, è come entrare in una camera dove non serve respirare, dove
la corporeità sparisce, sparisce il corpo, svanisce la mente. L'io ritorna
all'origine, tocca con un dito l'essere e si fonda con lui, diventa pura
energia, nell'apnea, nel soffocamento nasce un nuovo respiro, quello dello
spirito che ritrova il mondo, la camera oscura è la dimensione del sé che si
perde e si ritrova nell'autenticità. L'oscurità emerge come una lama dalla
bocca, le parole diventano lame che squarciano il reale, l'oscurità lo avvolge e
lo illumina di una nuova luce, di una nuova comprensione. Questo è il poetare:
vivere e non aver bisogno di respirare. Vivere e non aver bisogno di parole,
vivere e non aver bisogno della luce, perché tutto diventa respiro, emozione e
luce in una nuova dimensione; la conoscenza autentica, la poesia è morte e
rinascita. E’ bello morire e rivivere nella tua poesia.
Concludi questa poesia con dei versi che aprono in me una ferita, la ferita
della mia crisi religiosa:
Febo risponde annoiato
all'Apostata
con la voce addormentata
da secoli:
"Lascia andare.
Non rompere
con questa furia di morte
La sacra fonte è arida"
E chi pagherà dopo la grande
ecatombe
il sangue delle bestie innocenti?
Chi pagherà questi inutili olocausti? La tradizione cristiana ha tollerato
questi sacrifici a Dio, li ha ereditati dalle usanze bibliche e pagane. Giuliano
l'Apostata era chiamato il macellaio per quanti animali immolava ad Apollo, la
Chiesa oggi vive di quel paganesimo; e io l'ho lasciata anche per questo; non
sopporto vedere scorrere il sangue di esseri innocenti nella totale
indifferenza. La Chiesa è indifferente alla sofferenza animale. Io, Zeno, voglio
dare voce a quegli esseri che vivono e muoiono nel silenzio, voglio scrivere un
libro sulla sofferenza animale e la Chiesa. E mi chiedo anche...ma la sacra
fonte è arida?
Quelle parole entrano nel mio animo e lo agitano. Per me, la sacra fonte non è
arida, Zeno, ma è silenziosa come la poesia.
Ines
P.S. Verrò presto a trovarti a Londra...ma ti farò una sorpresa...aspettami
*****
Se Ines arriva quando c’è qui la ninfetta, il piccolo mostro mi uccide e la
massacra.
Viviamo di falsità e di menzogne per soddisfare i nostri reconditi desideri.
E io che per anni non sono stato letto neanche da un cane randagio
improvvisamente ho trovato due ninfe che leggono le mie poesie e le interpretano
perfettamente. E’ come se fossi stato toccato dalla grazia divina, non è un
bavoso professore che mi interpreta ma due stupende smutandate: una giovanissima
e minuta, l’altra più matura, più alta e distinta. Entrambe dedite alla
filosofia e al piacere. Entrambe dotate di corpi gloriosi per soddisfare la
brama che mai cessa.
Vogliamo parlare di ninfette e di adulti che si rovinano fottendo minorenni?
Allora pensiamo al profeta Maometto.
Oggi ho tradotto quel brano di Marco, luminoso per la sua semplicità, che mette
in guardia contro il fascino scandaloso delle mignottelle. In quel brano,
riportato anche da Marco e Luca, la figlia di Erodiade danza seminuda davanti ad
Erode. Il re la concupisce e assume un’espressione fantozziana di perverso e
represso desiderio. Danza la figlia di Erodiade e si offre al patrigno
subdolamente. Sono tua, sembra dire, sculettando, sono tua, ma non mi puoi
avere. Ti arrapi vero, vecchio porco? Ti si inalbera il pippo, vecchio zozzone?
E ad Erode viene un’erezione da capogiro. Ma c’è la troia - moglie, vicino, che
si sta appassendo, rughe intorno agli occhi, culo cadente, seni fino
all’ombelico, peluria leggera sulle labbra, e lui si deve controllare.
Erode si succhia con gli occhi il giovane corpo, sbrodola, farebbe qualsiasi
cosa per leccare il buchino alla perversa ninfetta che danza, gira, saltella,
mostra i duri seni e le solide chiappe.
Erode è semplicemente folle di desiderio. Sbrodola e saliva.
“E’ che c’ho stà mignotta appassita vicino, pensa, porcaccia miseria!”
Non può lasciarsi andare. Il Battista ha già armato un immondo casino quando ha
sposato la moglie del fratello, immagina quello che tirerebbero fuori questi
buzzurri, questi selvaggi pastori se succhiasse le tettine alla piccola. E il
pazzo urla ancora dalla cella tenebrosa dove il re l’ha precipitato. “Dio come
me la fotterei la troietta” pensa, e si morde le mani, si contorce le dita.
E la piccola danza, gira, saltella, agita i veli, scuote i glutei, gli fa
intravedere la gloria della vulva odorosa e l’erezione cresce a dismisura. Ci
siamo: il desiderio sublimato, il desiderio insoddisfatto provoca la catastrofe.
Una fottuta frase da assatanato e la storia del mondo gli crolla sulla testa
come un portico fatiscente.
“Aiteson me o ean teles kai doso soi…” l’ha sparata la cazzata e non può più
tornare indietro.
Chiedimi quello che vuoi e te lo darò.
E’ fatta, la mignottella si avvicina alla madre, la madre bisbiglia, e “meta
spoudes”, con rapidità, la giovane ninfa si volge verso il re arrapatissimo e fa
la sua richiesta. E il mondo rovina sulla testa di Erode. Il bisbiglio viperino
di Erodiade è un guizzo di oscuro. Un saettare di male.
La mignottella sorride e, fissando gli occhi del re bavoso, sudato e paonazzo
per il desiderio, mormora: “Elo ina epsautes dos moi epì pinaki ten kefalen
Ioannou tou Baptistou ….”
“Chiedo che tu mi dia su un piatto la testa di Giovanni il Battista…”. Patapam
!! Crolla il mondo. E’ sbiancato. È fatta. Erode crolla disfatto: ha una
simpatia innata per il pazzo profeta. E poi non si ammazzano i profeti. Porta
male: l’erezione crolla disordinatamente. Il pene ritto è ora una lumachina. I
cortigiani sorridono: la troietta lo ha fregato. Buon sangue di puttana non
mente. La madre, il regno, se l’è conquistato con la bocca. Ed Erode non può
farci nulla. Ha promesso. Il boia scende verso la muscosa prigione: il gioco è
fatto. La lama scintilla. Giovanni non è più. Un colpo secco e un ciccione
coperto di cuoio gli ha troncato la testa.
Con le ninfette si finisce con la testa in un piatto. E la mia, gelosissima, è
oltremodo pericolosa.
Certo se avesse ballato avrei ceduto anch’io. Ma la testa di Giovanni non gliela
avrei mai concessa, ma quella di Erodiade: si. Ci ho pensato a lungo e forse
sono giunto ad una soluzione.
Per 20 milioni si può acquistare una bambola che potrebbe sostituire queste
pericolose fanciulle senza grandi problemi. Si chiama Real Doll ed è
l’evoluzione delle bambole gonfiabili e di lattice. Per i pensionati, i
nullatenenti, i disoccupati e il lumpenproletariato c’è la bambola gonfiabile
che costa tra le 30.000 e le 40.000 lire. Per la classe operaia e la piccola
borghesia impoverita c’è la bambola di lattice che costa tra le 300.000 e i due
milioni di lire.
Ma per coloro che possono permetterselo c’è l’ultima invenzione, la Real Doll,
che costa
20 milioni, quanto una macchina decente. Ma ti puoi fottere una Fiat Punto?
La Real Doll ha un tremendo vantaggio: non parla. La fotti e poi la metti
nell’armadio.
E lì resta.
Ma non divaghiamo e concentriamoci su cose patrie e serie: Ciampi ha chiamato
Guidoni sospeso a mezz’aria nello shuttle per la mancanza di gravità. Siamo
tutti commossi. Guidoni è il primo italiano ad abitare in una stazione spaziale
e ha portato con se il tricolore e un CD di Giuseppe Verdi. Guidoni ha detto al
presidente che l’Italia è bellissima dall’alto.
Lo credo bene a quella distanza qualsiasi paese è redento anche la Cecenia o
l’Albania.
Finalmente un italiano nello spazio con quattro americani, un russo e un
canadese.
Siamo tutti commossi e fieri: esporteremo la mafia su Marte. Ed ha ragione il
giovane Bush quando dice che prima o poi la razza umana dovrà raggiungere il
sistema solare. O che quasi tutte le importazioni vengono dall’estero. E per
capire in che mani siamo finiti. In che mani la fottuta maggioranza bianca ha
elargito il potere del mondo, basta leggere questa notizia: il vecchio Bush e il
vecchio Stormin’ Norman Schwarzkopf hanno richiesto di sospendere il divieto
della caccia ai leoni nel Botswana. E mentre il giovane Bush conduce una guerra
all’arma bianca contro il pianeta per proteggere l’interesse dei ricchi, il
padre, che ha sconfitto l’idiota Saddam nell’infame guerra del Golfo con il
generale Schwarzkopf, difende gli interessi del Safari Club International,
un’organizzazione di assassini intenta allo sterminio di povere bestie indifese.
Ricchi americani, giapponesi, europei, pagano fino a 20.000 dollari a Safari per
uccidere un leone. Uno schifo incredibile. Mentre i poveri muoiono di fame
questi bastardi spendono 20.000 dollari per uccidere un bestia indifesa. E io mi
dovrei sentire in colpa perché scanno qualche vecchio boia nazista? Ma fatemi il
piacere…la moralità è geografica, ha ragione Bertrand Russel. Mentre rischio di
essere impiccato come pedofilo, in un altro lembo del globo, le ragazzine se le
sposano a 13 anni. Bisognerà cambiare paese. Diventerò animista tanto non cambia
nulla.
E’ morto Hiroshi Teshigahara e ci sono rimasto male. E’ stato il regista del
memorabile “Suna No Onna”. La Donna delle Dune è un film filosofico e
splendidamente erotico che rappresenta l’antico contrasto tra il mondo atavico e
ctonio e la civiltà della tecnica.
E’ la storia di un entomologo giapponese che trova una vedova, molto attraente,
in un buco - casa profondo, tra le solitarie dune in una grande spiaggia
deserta.
Il film sembra la rappresentazione del mito di Sisifo: l’uomo diviene
prigioniero della
donna – insetto e passa la vita a difendere la loro tana dalla continua minaccia
della sabbia debordante nel suo buco - casa. L’uomo esiste solo per spalare la
sabbia e per possedere l’arcana creatura. L’idea del registra è di fondere la
natura del luogo con gli esseri che vivono in essa, in una grigia simbiosi
sabbiosa. La discesa del disinvolto scienziato nel mondo della sabbia e della
devastante passione è una discesa in un mondo ctonio ove le leggi del vivere
quotidiano vengono radicalmente stravolte. Lo scienziato viene lentamente, e
inesorabilmente, assorbito dalla sabbia, inghiottito dalla sua nuova esistenza
da insetto. Le scene del film sono cupamente splendenti.
Ho rivisto il film e mi sono commosso. Anch’io vivo la mia esistenza d’insetto
assassino con le mie “giovani vedove”.
******
30.4.2001
Caro Zeno,
sono tornata. Al cinema non davano più il film di Pupi Avati, così me ne sono
tornata a
casa. Ma sulla strada ho conosciuto uno strano personaggio, un pittore
miniaturista. Mi sono fermata a lungo ad osservare quelle buffe ironiche
miniature e quell'uomo dall'aspetto eremitico: barba lunga a punta, occhiali
tondi, cappello a falde, un volto furbo e fiabesco. Sembrava uscito anche lui da
uno di quei piccoli quadri. Ho chiesto all'uomo da dove venisse; mi ha spiegato
che è slavo e vive da trent'anni in Italia; vive a Capena in una Rocca medievale
con altri artisti; vivono vendendo arte, semplicemente. Con i soldi del cinema
ho acquistato tre piccoli quadretti: uno con un gatto, uno con delle oche che
litigano e si rincorrono sui pattini, e uno con un delfino che salta fuori dal
mare blu ridendo. Quest'ultimo, l’ho preso per te che ami queste creature
intelligenti e ilari. Anche io le amo molto, sono gli unici mammiferi del mare
che riescono a comunicare con l'uomo...incredibile! Loro sono creature degli
abissi e ci conoscono, sanno chi siamo, ci capiscono…mi affascinano moltissimo.
Ho sempre sognato di cavalcare, accarezzare e parlare con un delfino, spero che
mi capiti una volta nella vita. Quando torno a casa, anche un comune incontro
come questo mi riempie la giornata, mi fa pensare che si può vivere di poco; ed
è a questo che aspiro.
Una volta ho incontrato un vecchio che ricavava stupendi bastoni utilizzando le
forme degli arbusti e immaginando che cosa potessero raffigurare. Ogni volta che
andavo dal dentista lo trovavo lì a piazza Fiume con il suo sorriso sdentato e
comunicativo. Mi sono fermata spesso a parlare e ho comprato tanti bastoni. Sono
stupendi hanno le forme più strane e incredibili. Lui mi diceva che aveva tanto
sofferto e per dimenticare le sue pene si recava in un boschetto e cercava
arbusti e radici dalle strane forme di abete, ginepro, pioppo, rosa selvatica,
rosmarino.
Un giorno mi ha regalato un bastone bianco, levigato, ricavato da ginepro
profumato.
Questo incontro settimanale mi risollevava dall'angoscia del dentista, del caos
e del traffico che dovevo affrontare. E quei bastoni mi facevano pensare a come
nascono tante opere d'arte, perché quei bastoni erano opere d'arte nate
dall’incontro della fantasia della natura con la fantasia del
povero uomo. Questa era la sua felicità: ricavare bastoni immaginifici dagli
arbusti dei boschi. Anche lui lasciava parlare le cose, il mondo, la natura,
come un artista.
Un giorno l’ho visto così disperato che l’ho portato a casa e l’ho lasciato
salire su di me, sembrava che fosse giunto in cielo. Mi ha sbavato addosso per
un’ora. Ma è stato piacevole.
Un'altra volta, era Natale, ho conosciuto una giovane ragazza, vendeva candele
che lei creava sulla spiaggia. Mai viste candele più belle; riusciva ad
imprigionare nelle forme conchiglie, sassi colorati, e quello che era ancora più
strano, riusciva a ricreare nella cera i colori del
mare. Lei mi ha detto che questa era la sua vita: correre al mare e raffreddare
nell'acqua la cera dai mille colori fusa nella sabbia la rendeva felice. Mi ha
detto che sentiva imprigionarsi nella materia l'energia dell'acqua e della
terra. E sentiva quest’energia passare dentro di sé. E si vedeva dalla
lucentezza dei suoi occhi vivaci. Aveva scelto di vivere in un camper e di
girovagare, senza radici, vivendo di quella energia. Ho una sua bellissima
candela che ha i colori del mare d'Inverno. Queste persone, come il vecchio dei
bastoni e la ragazza delle candele di sabbia, ma anche il pittore eremita, mi
fanno pensare proprio all'essenza dell'arte che imprigiona nelle forme materiali
le energie della natura, le energie del mondo, della vita; ma questo non è un
atto violento di sopraffazione, perché tutto nasce da un incontro libero e
spontaneo dell'anima con il mondo, un incontro che è mosso sempre da una
mancanza. La semplicità delle cose e delle persone riportano sempre il pensiero
alla vita autentica…...
Irene
Ps. Mi tradisci? Se lo fai ti ammazzo…
*****
Davanti alla Tazza di Latte di Pierre Bonnard nella nuova Tate ho incontrato
Francois Verge.
DIKE non ne vuole sapere di eliminare quattro fottuti nazisti e mi ha informato
che quella è minutaglia, manovalanza inutile; ma Eugenio non desiste e Francois,
pressato ferocemente, ha preso contatti con una giovane praghese dicendomi: “
Sono affari vostri me ne lavo le mani come Pilato”.
“Charmant” - ho risposto – “ma noi andiamo avanti. I soldi li abbiamo….”.
“Fate vobis…” ha sussurrato ed è ripartito per la Francia, svanendo nel nulla.
Aveva un parrucchino molto sexy in testa e due finti baffi spioventi, alla
Nietzsche.
Nella vecchia Tate Gallery, ho incontrato, due giorni dopo, Heidi Meyer, una
donna di Praga che la DIKE utilizza per infiltrare i movimenti di destra. Heidi
è ovviamente un nome maschera.
Ci siamo incontrati davanti ad un angelo di alabastro che sostiene un’anima, o
si fotte un ragazzetto (dipende dall’interpretazione o dall’immaginazione) e
l’angelo ha qualcosa tra le gambe che sembra un pene. Sono stato dieci minuti a
guardarlo cercando di capire. Tutto inutile.
La praghese aveva parlato con Francois e mi ha spiegato che aveva fatto un
tirocinio esemplare a Berlino, infiltrando le teste rapate. Mentre osservavamo
un serpentone di legno nel Sackler Octagon, mi ha detto che il pericolo dei
nazisti è eternamente presente, che è un virus perenne nel corpo della Germania
e che i nazisti, inesorabilmente, cresceranno perché il popolo tedesco in
particolare, e l’umanità in generale, hanno un bacillo tenebroso nel sangue. E
nel sangue quel bacillo resterà fino alla fine dei tempi. Mi ha sciorinato dati
preoccupanti: i nazisti erano nel 1999 circa 9.000 e ora sono circa 9700. Ma la
stampa tedesca parla ormai di 55.000 simpatizzanti. Questo è l’aspetto che
colpisce. Mi ha spiegato che per infiltrare i nazisti ha letto con grande
attenzione Mein Kampf e che si è spacciata per una parente di Heydrich Reinhard
il vice di Himmler, l’SS per antonomasia. Stavo ascoltando con grande attenzione
mentre eravamo giunti davanti ad un quadro di Theodore Roussel ed io mi stavo
fissando con l’idea che la donna stupenda, che legge nuda un libro, avesse il
volto della sirofenicia di Marco 7, 19-30. Quella delle briciole ai cagnolini.
La mente fa giochi strani e la storia delle briciole non l’ho capita per niente.
Davanti a quel nudo splendore Heidi mi ha detto: “Ho letto tutto quello che ho
potuto sulle SS e sui loro rapporti con il mondo magico. Le teste rapate sono
affascinate da quelle troiate e quindi ho stretto con loro una grande amicizia”.
Gli ho chiesto: “ Ma perché Heydrich Reinhard ?”
Mi ha risposto: “Hanno massacrato tutta la mia famiglia a causa sua. Quando
quelli della resistenza lo accopparono a Praga, i tedeschi presero famiglie
intere di patrioti e le eliminarono. La mia aveva nascosto un partigiano, uno di
quelli della chiesa ortodossa che poi si suicidarono…e finì a Theriesenstadt…”.
Stavamo contemplando la donna di Lucien Freud con il cane bianco e con gli occhi
ricolmi di angst.
“ Che cosa incredibile il funerale di Heydrich Reinhard….” dissi “un evento
diabolico.
Il male perfettamente espresso nelle immagini della fiaccolata delle SS. Il
coprifuoco. Lo spleen wagneriano. Ecco l’autentica presenza del male…altro che
Satana - caprone…ma satana con gli stivali lucidi e con il teschio sul
cappello…”
“ Già…. Heydrich era una rappresentazione del male….l’hybris nazista…la
quintessenza dell’arroganza bestiale…era l’efficienza del male….per questo l’ho
studiato a fondo….”
“Lui e Himmler…e l’incredibile popolo cecoslovacco , cara, che per evitare
massacri si raccoglie in un adunata oceanica…duecentomila vigliacchi, con le
braccia alzate, a salutare il Führer lontano…e tutti lo odiavano….che
abiezione….che grande vergogna…facciamo parte di popoli di merda…”
“ Molto triste……”
“E il traditore partigiano…il grande Giuda cecoslovacco…che uomo….Dio santo….”
“ Si un grande orrore….quanta gente ha fatto massacrare per salvarsi…”
“Certo l’ha fatto per la famiglia…ma almeno il male nazista aveva stile…non come
le nostre buffonate sotto Palazzo Venezia con il pagliaccio pelato dal mento
sporgente, che accecava, da bambino, gli animaletti …Quello nazista era un male
più serio….più intenso….assoluta tenebra nella lucentezza della quotidianità…
altro che messe sataniche….quello è il vero male, nascosto nelle pieghe della
normalità….efficienza brutale…e Heydrich che dice: non voglio scorta perché
questi vigliacchi, questi negri bianchi, questi “Undermenschen” si cacano
addosso comunque e non hanno le palle per uccidermi….”
“Già….e l’operazione con i due infiltrati….e il casino del mitra che non
spara….e lui il delfino di Himmler che estrae la pistola per uccidere il
partigiano….e poi l’inseguimento dell’autista….roba rocambolesca….sarebbe
bastato ad Heydrich di allontanarsi per evitare la morte…ma il disprezzo per il
nostro popolo era così intenso che non ha potuto fare a meno di sfidare quei
partigiani incompetenti che lo avevano affrontato con un fucile che non
sparava……ma l’altro patriota gli ha tirato una bomba…e quella è esplosa….e ci è
rimasto secco…ma non subito…almeno una morte lenta prima del Wallahla….”
“Si…ma i partigiani combatterono come leoni nella chiesa ortodossa….si
suicidarono ma non si arresero….ma che strano: lei che odia Heydrich perché ha
eliminato la sua intera famiglia l’ha studiato a fondo spacciandosi per una sua
parente……roba freudiana…fantastica….”
“Far accoppare nazisti per me è puro orgasmo…sono disposta a qualsiasi cosa…”
“Ma in questo caso è profumatamente pagata…..oh ecco i Preraffaelliti…eccoli
là….ariani sbiaditi… guardi Giuseppe, il padre di Gesù, in quel quadro di
Millais sembra l’usciere di una banca della City….guardi come tocca quel signore
nell’ “Awakening Coscience” di Hunt….è una mignotta, sfiorata dalla grazia, che
vuol cambiare vita….che orrore i vittoriani….maremma puttana….tutto un languore
fulvo, morente, sbiadito…ecco mi faccia toccare…c’è Ofelia che nuota a pancia in
su…mi mette un’angoscia questo quadro….oh Dio…il Chatterton suicida di
Wallis…andiamo…portano iella…non li reggo…”
Per penetrare a fondo l’organizzazione Heidi ha stabilito solidi contatti con
un’amica di estrema destra che l’ha presentata a Horst Mahler, il guru dei neo
nazisti, l’intellettuale che ha fatto un clamoroso balzo passando dalla visione
politica della RAF, della Baader – Meinhoff, a quella della NPD, che ora
difende, come avvocato, dal momento che il governo tedesco cerca di mettere al
bando l’organizzazione. Heidi mi ha detto che ha frequentato gli stadi e ha
approfondito la subcultura nazista leggendo la loro stampa. Mi ha spiegato che,
considerando la sua storia, era molto difficile controllarsi e che la sua
ricerca è stata simile a quella di un devoto cristiano che è obbligato a
studiare testi satanici e ad incontrare adoratori del demonio. Un autentico
viaggio attraverso le regioni infernali. La consolava sapere che questo lavoro
poteva aiutare la lotta contro il nazismo emergente. Per trovare la forza di
proseguire contemplava, per circa dieci minuti ogni sera, un’immagine di un
soldato nazista che prende a calci, in un campo di sterminio, un piccolo ebreo.
Era la sua preghiera serale.
Eravamo nella sala di Blake che si era inventato un mondo.
Mentre Heidi spiegava contemplavo i quadri del pittore visionario concentrandomi
sul suo Elohim che crea Adamo distendendosi su di lui tra una varietà di
squisite gradazioni marroni.
Vedendo lo Spettro di una pulce lo indicai e dissi: “Ecco come finiamo!” E Heidi
sorrise.
La giovane praghese continuò la sua analisi spiegando che l’infiltrazione nei
movimenti nazisti è, in questo periodo, più facile dal momento che molte donne
chiedono di far parte della NPD.
Le donne rappresentano circa il 20% della Jungen Nationalen che è la sezione
giovanile della NPD, organizzazione che sarà messa al bando, cosa che non
risolverà il problema, anzi lo peggiorerà. Mi ha detto che aveva incontrato
Uschi Winkelsett, e che la vicepresidentessa dei Republikaner era rimasta
impressionata per la sua conoscenza della storia del Terzo Reich e della vita di
Heydrich.
Eravamo davanti a Eva che piange disperata Abele mentre Caino fugge e sembra
rincorso da un disco di fuoco. Uno si sveglia la mattina e s’inventa un mondo:
mica male.
Heidi era convinta che i nazisti sarebbero cresciuti perché questa è la natura
della bestia e che più intensi sarebbero diventati i flussi migratori, più loro
sarebbero divenuti numerosi.
Mi ha portato come esempio il caso di Oldham dove minoranze asiatiche hanno
creato delle enclave dei “no – go - areas “, giocando nelle mani di razzisti che
non aspettano altro.
Immagini – mi disse – una minoranza asiatica che crea un’enclave islamica nel
Regno Unito, bisogna essere dementi per provocare cose del genere.
Anche se gli stranieri hanno sofferto moltissimo è inutile cadere in simili
provocazioni.
Mi ha spiegato che ad Oldham un pensionato inglese era stato massacrato di botte
da razzisti asiatici, da pakistani e che questi fenomeni avrebbero provocato,
nel tempo, disordinate reazioni e fatto aderire i giovani bianchi ai movimenti
di estrema destra. Se poi ci fosse stata una crisi economica allora ne avremmo
viste delle belle. Aggiunse: analizzi quello che avviene negli stadi del suo
paese.
Anche l’Italia è pronta per la crescita di un nuovo fascismo: è solo questione
di tempo.
Un’immagine saettò nella mia mente: vidi la curva nazifascista della Lazio dar
del negro a Cafù.
Avevamo raggiunto “Titania and Bottom” di Fuseli ed io mi stavo vergognosamente
concentrando sul corpo di Titania immaginando la compassionevole Irene con il
vecchietto che gli sbavava sul ventre e gli sbrodolava sulle tette mentre lei
gli accarezzava la pelata.
Nel quadro di Fuseli Titania è armoniosamente rappresentata nel mondo magico
degli elfi, dei coboldi, delle fate. Nella parte bassa del quadro, sulla destra
si vede una splendida fanciulla con un boccolo d’oro che tiene a guinzaglio un
vecchio minuto vicino ad uno spettro incappucciato che abbraccia un perverso
bambino. In una tenebrosa atmosfera carica di ambiguità, Bottom con la testa
d’asino è vicino a Titania. In soldoni io sono l’asino e Irene è la regina degli
elfi.
Pensavo a Ceronetti che in uno dei suoi scritti incitava giovani fanciulle a
frequentare i vecchi abbandonati negli ospizi per concedere loro qualche attimo
di piacere.
E così aveva fatto la perversa sedicenne. Aveva lasciato che il nonnetto la
montasse per compassione. E quello si era gettato sulle sue bocce, con la lingua
di fuori, senza pensarci due volte. Ma si, pensai: chapeau ! Giù il cappello! Ha
fatto bene…si guadagnerà la terra iperborea e felice delle ninfe - ondine.
Heidi mi raccontò che aveva assistito ai concerti rock dei nazisti e che aveva
collaborato alla creazione di vari siti su internet. Una sera aveva incontrato
Doris Zutt, che fa parte della presidenza della NPD, un'altra figura di spicco
nel mondo delle “renées”, le giovani neo naziste. E questo incontro le aveva
aperto arcane porte.
Avevamo raggiunto la zona di Turner, la nuova Turner’s Gallery attraversando il
territorio di Constable.
Heidi imperversava: l’apostasia di Mahler era spiegabile per il suo odio verso
il capitalismo.
E per abbattere quell’iniquo sistema avrebbe utilizzato anche i Taliban. La
sinistra non esisteva in Germania, allora bisognava utilizzare i nazisti. Era
convinta che l’intellettuale pensasse come Mao che non è importante il colore
del gatto purché acchiappi i topi. Sorrisi. Il capitalismo è un sistema
economico osceno - dissi - è un Moloch che ci inghiottirà tutti. Poi le spiegai
il mio piano, per liquidare i neo nazisti, in grandi dettagli.
Mentre spiegavo mi stavo eclissando mentalmente nella visione della realtà che
si scompone nella luce dell’“Interior at Petworth”, e nello splendido “Venice
with the Salute” di Turner.
La luce assorbiva e dissolveva la materia del mondo. Puntai il dito verso
“Norman Castle” e dissi: “Il mondo svanisce !”. Heidi mi guardò e rispose:
“Magari….”
Le spiegai che DIKE non appoggiava l’operazione ma che io avevo 30.000 sterline
a disposizione, e 5000 le avrei consegnate subito, il resto man mano che
l’operazione procedeva.
Mi chiese se si trattava di esecuzioni. Le risposi: forse. E lei sorrise.
Quando se ne andò continuai a vagare nell’area di Turner.
Mi immersi nell’Eroe dalle Cento Lotte con il suo dirompente splendore centrale,
nei colori sfumati del Porto di Brest, nella grandiosa Tempesta di Neve, nel
Declino dell’Impero Cartaginese che ricorda Lorrain, nell’assurda storia di
Masaniello che riceve un anello dalla paraninfa Ondina assorbita dal lucore,
restai alcuni minuti a contemplare il Pilato che ricorda Rembrandt ed uscii.
Feci un lungo tratto a piedi, andai dalla Tate a Westminster e proseguii verso
Trafalgar Square, Charing Cross e Tottenham Court Road. Presi la Central Line
sino a Queensway.
Uscii e attraversai Kensington Garden’s costeggiando The Broad Walk giunsi a
Kensington e poi andai verso Earl’s Court attraversando piazze incantevoli, con
ambasciate strane, case bianche, facciate rosa, chiese armene, tempi ortodossi e
ciliegi in fiore. Presi la District a Earl’s Court e tornai a Wimbledon e mi
infilai nel mio “buco di sabbia” di Ashes Grove. Il mio vicolo delle ceneri.
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