16. Gli zoccoli d’argento

Un mito inca afferma che un Lama scendeva dal cielo e beveva l’acqua del fiume, se non lo avesse fatto il mondo sarebbe finito. Tutto sarebbe stato inondato e distrutto da un diluvio.
Il 15 novembre 1532 la costellazione del Lama si stacca dal punto ove sorge il sole e i sacerdoti incas stupefatti guardano il cielo e si rendono conto che le stelle che uniscono i mondi si stanno allontanando. La Via Lattea è per gli Inca il ponte tra il mondo dei vivi, dei morti e degli dei, quando si stacca dal punto ove sorge il sole significa che si allontana dal mondo e quello è per i sacerdoti un evento astronomico che equivale all’annuncio dell’apocalisse.
L’apocalisse è un gruppo di 170 spagnoli che si urinano nei cosciali arrugginiti per la paura, mentre affrontano un esercito di 40.000 Inca. Huayna Capac, quando muore, non lascia un successore: non c’è legge che definisce la successione. Huascar dovrebbe succedere al re, ma Atahulpa, che è molto amato dall’esercito, non è d’accordo. Risultato: una spaventosa guerra civile che devasta il paese per cinque anni. Atahulpa vince ed è proclamato dodicesimo Inca:
in quel momento Pizzarro giunge a Tumbes: è il 13 maggio del 1532. Ora Atahulpa è signore di tutto e massacra Huascar e la sua famiglia. Pizzarro avanza; i “quipos” informano l’imperatore che centauri con i piedi d’argento procedono verso il regno degli Inca e che dalle loro armi fuoriescono tuoni che possono essere emessi solo due volte. Nel cranio di Atahulpa comincia a svolazzare l’idea che il dio creatore Tici Viracocha sta tornando dopo essere fuggito.
Con arcana insistenza i miti informano del ritorno di uomini barbuti. Pizzarro giunge a Cajamarca e Atahulpa lo raggiunge nel centro della piazza. Gli Inca danzano: una fantasmagoria d’incredibili colori, d’oro, d’argento e piume svolazzanti. L’imperatore pensa: i figli di Viracocha sono giunti.
Un rappresentante del Cristo esce dalla tenebra mostrando la Bibbia. Valverde si scuote di dosso l’odore di tenebra e di polvere, e agita il libro dei libri. Agita anche un dio appeso ad una croce di legno. Atahulpa osserva. Si proietta dalla tenebra l’ombra di Valverde e offre la Bibbia. Dammi quell’aggeggio del cazzo, gli chiede Atahulpa incuriosito, scuote il libro e dice: non parla.
L’inca agita la Bibbia ripiena d’ossa di morti e c’è tutto in quell’atto. Atahulpa non sentendo neanche un mormorio da quello strano oggetto lo scaraventa per terra. E’ la fine: si manifesta l’orrore della volontà di potenza mascherata da “Sermone della Montagna”. Pizzarro sfodera la spada e al grido di “Santiago” comincia il massacro. Il ponte degli dei è reciso e Atahulpa paga la follia. Era stato informato: un condor era caduto dal cielo e una spia, che aveva intuito l’essenza dei conquistatori e gli aveva mormorato: sono un branco di furfanti, viene massacrata.
La casa oracolare che lo aveva messo in guardia per l’arrivo dei “conquistadores” viene data alle fiamme. Huascar è confinato in una prigionia, i suoi figli divorati dagli avvoltoi e le sue mogli massacrate. Pura nemesis. Atahulpa non ha ascoltato gli oracoli, Pizzarro lo cattura.
L’uomo bianco si esprime nella sua selvaggia violenza che diventerà più tardi la follia di Kurtz in “Cuore di tenebra”. Se prendi un impiegato di banca e lo mandi nel Congo, in un luogo ove la legge non ha valore alcuno vedrai la sua essenza arcana dispiegarsi. Conrad disegna Kurtz basandosi su mezze seghe come Leon Rom e Guillame Van Kerckhoven.
Piccoli uomini proiettati in un luogo ove non esiste né un dio né un imperativo categorico.
E le mezze seghe timorate di Dio creano regni con teste mozzate, conficcate su pali intorno ai loro giardini. Pizzarro e gli assassini spagnoli sono l’essenza della volontà di sopraffazione che comincia a dispiegarsi “sub specie christiana”. Il resto è storia.

Il sole genera Viracocha, Pachamac e Manco - Capac. Viracocha è un dio liquido e vive presso il lago Titicaca e ha una bella barba come quella di Cortez, va a Cuzco e incorona Allcaviva imperatore. Poi svanisce. Il mito gioca. Si diverte. Rumoreggia. Accenna. Borbotta.
Quetzacoatl fugge gli intrighi di Tetzatlipoca e torna nella terra di Tlapallan dopo la caduta di Tulla. Brucia la sua casa e parte, i suoi attendenti si trasformano in uccelli, ma promette di ritornare. Gli spagnoli appaiono con le mutande infestate di vermi, con sifilide, transustanziazione, croci e cavalli. Gli Atzechi informano Montezuma del ritorno di Quetzacoatl. E’ ritornato il dio, urlano, è decrepito, ha la barba, i capelli bianchi e il corpo dipinto di nero.
Il mondo atzeco è arcano: Xochipili principe dei fiori e gemello di Xochiquetzal è il dio della bellezza, della musica, della danza e dei giochi ma scuote la testa di un uomo decapitato.
Il mito informa che il tempo si è concluso, che il tempo degli inca si sta compiendo.
Il fondatore dell’impero Inca sa, le stelle lo hanno informato, ma sfida il fato: invia bambini sacrificati presso la dimora degli dei per chiedere che il destino terribile che incombe sia allontanato: allontanate signori del cielo questo calice amaro. Se si rompe il ponte che lega la terra agli dei, crolla il mondo. E infatti il mondo crolla. Atahulpa getta la parola misericordiosa del Signore Dio degli Eserciti dall’alto del suo baldacchino piumato e gli spagnoli s’incazzano.
Santiago! Hanno offeso il mite Gesù: massacriamoli e fottiamoci tutto l’oro.
Il 29 agosto 1533 gli spagnoli uccidono Atahulpa. Nel 1534 è costituita la Chiesa d’Inghilterra.
Nel 1534 Montejo è sconfitto dai Mayas. Nel 1535 Marco II è incoronato dagli spagnoli imperatore degli Inca. Nel 1537 Marco II raggiunge con una grande forza il santuario di Vilpcapampa e costituisce un nuovo stato inca. Nel 1546 la rivolta dei Maya è soppressa dagli spagnoli. Nel 1542 Montejo distrugge T’ho e crea la sua capitale a Merida. Nel 1566 Ivan il Terribile liquida boiardi e presunti nemici attraverso un regno del terrore. Nello stesso anno Diego De Landa pone fine al problema Maya. Nel 1697 Martin De Ursua conquista Taysal la capitale Itza – Maya e massacra i capi. Nel 1780 – 81 scoppia la grande rivolta degli Indios nelle Ande guidata da Jose’ Gabriel Condorcanqui, chiamato Tupac Amaru II, seguita da sconfitta ed esecuzioni. E’ la fine: ora sulle macerie dei templi possono edificare le loro chiese. E’ svanita la casa del mattino.
Non c’è cosa più micidiale dell’uomo bianco e dei suo dio. Mentre si dissolvono in adorazione delle loro pallide baldracche, gli uomini bianchi vomitano l’orrore sul mondo. Leopoldo II del Belgio in nome della lotta antischiavista perpetra un olocausto immenso nel Congo. Questo re bonario, dal lungo naso rientra nella categoria degli Hitler, degli Stalin, degli Himmler.
La devastazione che l’uomo bianco riversa sulla terra è inconcepibile.
Il pallido assassino concede anche la vittoria elettorale a Bush, ma i WASP avrebbero fatto meglio a scegliere Orione, il mio cane, che ha un quoziente d’intelligenza leggermente superiore a quello del texano.


*****

16 Agosto 2001

Caro Zeno,
perché sono vegetariana? perché detesto mangiare carne?
Tutto è iniziato dalla nausea che ho cominciato a provare dopo anni di pranzi domenicali a base di cotolette e straccetti di vitella; la vitella è più tenera, si dice.
Chili di carne venivano comprati con anticipo dalla zia presso il macellaio di fiducia: arrosto, fettine di vitella, vitellone, rosbeef, straccetti, salcicce, bistecche, petti di pollo…mi raccomando deve essere tenera la carne…diceva mia nonna dando ordini per telefono.
I pacchi sanguinolenti venivano scartati, catalogati, battuti e congelati. Un rituale macabro che si ripeteva tutte le settimane. Il sangue colava, imbrattava i piatti e le mani che sistemavano la carne, perché divisa in porzioni potesse poi essere adeguatamente scongelata, mentre la cucina era pregna dell’odore acre del sangue putrido. L’aria era satura.
I quintali di carne dovevano sfamare il banchetto allestito ogni domenica per la parentela che era solita ritrovarsi, volente o nolente, attorno a mia nonna. Le portate di carne venivano divorate avidamente con commento…troppo dura…troppo tenera…saporita…sciapa. Vedevo quelle bocche masticare e parlare di quel pezzo d’animale morto come non fosse mai stato vivo, senza alcun presentimento o forma di rispetto; vedevo mani inanellate raccogliere avidamente con il pane il sangue cotto. Vedevo solo bocche e mani, i loro occhi sembravano bendati.
Fu allora che cominciai ad avere la nausea e delle allucinazioni. I miei zii e cugini cominciarono ad apparirmi come dei cavernicoli borghesi, vestiti elegantemente, avidi di carne; e quella carne cominciò a manifestarsi nella sua forma originaria: vitelli incatenati al buio e privati del latte e delle cure materne, mucche, manzi, maiali stipati in luoghi angusti, polli appesi a testa in giù, spennati vivi, con i becchi spezzati; nel piatto cominciai a vedere i loro occhi imploranti e sofferenti, mentre venivano condotti alla morte dopo lunghi viaggi e deportazioni senza acqua né cibo, immobilizzati e poi bastonati sino alla fine, trascinati nei mattatoi, dove l’odore della morte trasformava il loro sguardo smarrito in uno sguardo di terrore e disperazione. E sentivo le loro grida…i parenti parlavano e ridevano…e io sentivo muggiti, belati, grugniti…era orribile…sentivo il loro ansimare e il loro cuore scoppiare. In quel periodo aiutavo mia sorella che lavorava per gli ex-deportati nei campi di concentramento nazista. Stava sistemando la loro biblioteca e mi trovavo continuamente sotto gli occhi la documentazione e le immagini che riguardavano lo sterminio degli ebrei e i lager. Il passaggio dall’immagine di un campo di concentramento a quella di un mattatoio, o dall’immagine di un treno carico di ebrei a quella di un carro bestiame o un camion carico di maiali ammassati è stato un momento inevitabile e immediato. C’è forse differenza tra Treblinka e un mattatoio? C’è forse differenza tra la raccolta di capelli, pelle e grasso umano, e la raccolta di pellame, grasso e carne animale?
I nazisti hanno utilizzato quei materiali per fare lampade, cuscini, saponette. Un simile utilizzo facciamo anche noi dei materiali animali. Dove sta la differenza? E’ forse l’uomo più degno di vivere? La sua intelligenza e il suo essere stato creato ad immagine di Dio – così lui crede - gli conferisce forse più dignità e più diritto alla vita di un animale?
Uccidere un uomo è un omicidio esecrabile, uccidere un animale è normale. Un boia nazista è un criminale, un macellaio è un povero lavoratore. Entrambi però uccidono, tolgono la vita ad un essere vivente. Dove sta la differenza? Molti si scandalizzano quando si associa lo sterminio animale dei macelli all’Olocausto umano. Ma riflettendo bene cosa conferisce veramente dignità e diritto al rispetto della vita? Non può essere l’intelligenza o il livello di coscienza, perché allora dovremmo escludere da tali diritti i neonati o gli individui psichicamente malati, o tutte le persone che non sono più coscienti. Riflettendo bene quello che obbliga al rispetto della vita è la pienezza del proprio essere nell’appartenenza alla propria specie (un bue ha la sua pienezza d’essere nell’essere un bue, l’uomo nell’essere un uomo), e soprattutto la capacità di sentire la propria esistenza e sofferenza. La comprensione della morte, che per un animale è solo un presentimento, non è così importante quanto la capacità di soffrire. E’ la sofferenza a diventare l’unica categoria morale che accomuna le specie, e chi non riconosce questo massimo comune denominatore è specista e per analogia umana razzista. Il razzismo ha portato allo sterminio ebraico, lo specismo porta allo sterminio animale. Un animale ha la sua pienezza d’essere nei limiti della sua essenza ed esistenza, così l’uomo. Questa può sembrare una posizione estrema, ma necessaria per la coerenza di una visione del mondo che reclama equanimità per tutti gli esseri viventi, e che vede il sacro impregnare ogni forma di vita. Oggi cerco di evitare i pranzi domenicali dove il rito del mangiar carne viene regolarmente seguito dall’animalesca parentela, animalesca dico, perché se l’uomo vuole veramente uscire dalla ferinità, se veramente vuole vivere a livello spirituale, e questa è l’unica sua peculiarità, della quale tanto si vanta, rispetto alla sua essenza animale, allora deve rinunciare al mangiar carne. Se un giaguaro non mangia carne muore. Se l’uomo non mangia la carne, comunque, vive. Non è un cibo necessario alla sua sopravvivenza.
Una delle vie dell’evoluzione dell’umanità verso un mondo migliore e più equanime verso tutti gli esseri è proprio questa rinuncia. I parenti mi guardano come fossi una pazza, quando mi lascio passare sotto il naso arrosti e cotolette, ma la verità è che mentre loro sentono un odore che li fa salivare dalla voglia, io sento un odore di cadavere, morte e ingiustizia che mi fa male al cuore e allo stomaco. Questo è il motivo per cui io ho rifiutato di mangiar carne. Bisogna essere coerenti con le proprie aspirazioni…verso se stessi e il mondo.

Non credi Zeno?

Irene


*****


Il Museo del cinema era svanito. Incontrai Heidi nella cattedrale cattolica di Londra non lontano dalla stazione di Vittoria. L’appuntamento era davanti ai resti dell’ultimo santo squartato dai protestanti: John Southworth. Il martire era coperto d’argento, dopo essere stato ricucito e messo insieme pezzo per pezzo. Nato nel 1592 era stato squartato nel 1654, una vittima dell’orrore che i cristiani, con immonda regolarità, perpetravano verso se stessi per ragioni di fede e di follia.
Heidi elegantissima sfoggiava una parrucca nera ed occhiali da sole. Ci sedemmo non lontano dal povero Southworth e fui relazionato accuratamente degli eventi.
La giovane ebrea aveva seguito i nazisti dappertutto ed era stata a Bradford durante gli scontri. Mi raccontò della battaglia di Centenary Square e le tattiche della polizia che la spinsero lungo il Westgate insieme ai prodi guerrieri del Führer. Ad Abbey Road ci fu una vera guerra, mi spiegò, ed aveva avuto paura. Sostenne che aveva sfasciato parecchie vetrine e aveva assistito all’incendio dell’Arthur Bar e che quando gli asiatici avevano bruciato le macchine presso il garage di Lister Park era stata colpita in testa all’altezza di Heaton Road. Heidi aveva preso parte anche agli scontri d’Oldham il 26 maggio e aveva conosciuto gli uomini che avevano attaccato, a Burnley il 23 giugno, il tassista indiano con un martello facendo esplodere un immane casino.
Aveva incontrato esponenti di ”Combat 18” e del “National Front” ed era diventata amica di una dirigente del British National Party molto vicina a Nick Griffin, il genio fascista che aveva proposto di costruire un muro, come a Belfast, per dividere gli asiatici dagli ariani al fine di mantenere incontaminate la razza e le pallide pance ricolme di birra. La giovane fascista le aveva confermato che il gran casino sollevato non aveva scosso le letargiche masse ariane.
Il PNP aveva raccolto solo 47.225 voti mentre nel 1997 n’aveva raccolti 35.833.
Le condizioni non erano certamente rivoluzionarie, ma non si sa mai, aveva aggiunto la dirigente BNP: anche Hitler nel 1923 era una barzelletta. C’erano stati, però, incoraggianti successi.
Griffin aveva preso ad Oldham West 6500 voti: un voto su sette. Mick Treacy, un tassista, aveva raccolto 5091 voti pari al 11% del voto totale e si era classificato terzo, dopo il candidato laburista Phil Woolas. A Burnley il BNP aveva ottenuto 4151 voti pari al 11,51%. Stranamente nelle zone razziste di Londra i fascisti avevano avuto una notevole flessione e perso quasi metà dei voti. Erano scesi dal 7,5% al 3%. E questo preoccupava i difensori della razza ariana. A Bradford quando non c’erano stati ancora scontri nel mese d’Aprile, il BNP aveva raccolto solo il 4% dei voti; ma un gran risultato l’aveva ottenuto a Bexley, nel sud-est di Londra, conquistando un cospicuo 27%. Heidi aveva avuto una lunga conversazione con un candidato di Bradford North che le aveva spiegato che le cose sarebbero inevitabilmente migliorate, perché era facile provocare gli asiatici e creare un clima di guerra. Gli asiatici, che si erano organizzati in bande, reagendo avrebbero creato le condizioni per un notevole scontento. Heidi provava una simpatia profonda per i giovani asiatici provocati oltre ogni limite di sopportazione e mi assicurò che quello che sentiva nel cuore, mentre lottava al fianco di “Combat 18”, non poteva essere descritto.
Ma la nemesis era vicina. Mi spiegò il piano e mi passò alcuni fogli di carta rosa.
Alzandosi per andare via mi sussurrò: “ Spero che questi li faccia fuori senza remore…non meritano di vivere…”. Ed io sorrisi contemplando le sue natiche ondeggianti.


*****


Sui fatti di Genova Jason fu lapidario. Si presentò a casa d’Eugenio con un prete rivoluzionario chiamato Josè Perez e alcuni appunti scritti a mano.
Jason lesse: immaginate lo stadio del Derby County dove gioca l’illustre Ravanelli. La capacità di quello stadio è di 33.597 posti. Immaginate lo stadio pieno di bambini che improvvisamente svaniscano. Ogni giorno 30.000 bambini ritornano sugli spalti per poi dileguarsi. Un giorno un uomo chiede al custode dello stadio: “ Che cosa succede ai piccoli?”.
Il custode risponde: “ Muoiono tutti di malattie e di fame…” . L’uomo capisce: ogni giorno lo stadio si riempie di fanciulli di tutte le razze che poi si dissolvono nelle tenebre della morte.
Josè sorrideva. Il 20% della popolazione del mondo consuma l’80% di quanto produce il pianeta.
Eugenio mi ha detto che nell’antichità la differenza tra poveri e ricchi era di tre ad uno, nel novecento di dieci ad uno e che oggi siamo a centoventicinque ad uno. Le oligarchie multinazionali detengono il vero potere e hanno cancellato gli stati nazionali. Metà dell’umanità vive con due dollari al giorno, mentre le 400 famiglie più ricche d’America aumentano, quotidianamente, il loro capitale di 1.4 milioni di dollari. 826 milioni d’esseri umani soffrono la fame. In Brasile il 10% dei ricchi consuma il 47% del reddito nazionale. Nel mondo i miliardari con una ricchezza superiore ai due miliardi sono 7.040.000. Nel 1975 gli schiavi nel mondo erano 84 milioni, nel 1985 104 milioni, nel 2000 145 milioni. I piccoli schiavi del sesso in Brasile, in India, nelle Filippine e in Cina ammontano ad oltre un miliardo. In cinque anni gli uomini distruggono un territorio vasto di foreste tropicali grande come due volte l‘Italia e annientano 250.000 specie d’animali e di piante. In cinque anni un territorio composto da terre fertili, vasto come la Germania, inaridisce. Fra Africa, America Latina e Asia i bambini sfruttati sono circa 310 milioni. Mentre nel terzo mondo la gente muore di fame, gli obesi in paese europeo come l’Italia sono tra il 14 e il 15% e tra 31 e il 35% in America.
Le leggi del mercato - sussurrò José.
Jason continuò.
Mentre il mondo soffre indicibili orrori i ricchi americani hanno scoperto la preghiera di Jabez
dal libro I delle Cronache : 4 – 9,10:

“ Se tu mi benedicessi e allargassi i miei confini
E la tua mano fosse con me
E mi tenesse lontano dal male
Sì che io non possa causare dolore.”

E da queste parole hanno dedotto l’invito ad accumulare spietatamente ricchezze mentre i poveri muoiono di fame.
Le leggi del mercato - gorgogliò José.
Jason sospirò e riprese: Già….le leggi del mercato: in Russia dopo il trionfo della democrazia e del libero mercato il reddito nazionale è crollato del 50%. Gli investimenti del 80%. Lo stato dell’agricoltura ha raggiunto livelli inferiori al periodo della collettivizzazione forzata di Stalin.
I poveri che erano 14 milioni nel 1989 erano diventati 147 milioni e questo ancora prima del crollo finanziario del 1998. La gran liberalizzazione capitalista ha prodotto una massa d’orfani, di mafiosi, di corrotti, di prostitute, di barboni, di disperati. Il periodo della stagnazione Brezneviana è ora considerato come l’età dell’oro. Breznev è considerato il miglior politico russo del ventesimo secolo. L’85% dei russi desidera un ritorno al periodo dell’Unione Sovietica.
Le forze del mercato in azione - mormorò Josè.
Eugenio estrasse un giornale italiano da una pila di libri e disse: ecco cosa dice Enzo Bianchi, il priore di Bose.
Josè sorrise.
I poveri non hanno voce, il nemico è l’idolatria del mercato, lo sfruttamento capitalista.
Il nemico è la povertà sofferta da uomini mentre altri ingrassano nella ricchezza. Il vero nemico dei cristiani è questo sciagurato capitalismo. L’Occidente deve ascoltare il grido dei dannati della terra.
Arriviamo al punto, disse Jason, che ce ne frega di cento vetrine rotte?
Lo scandalo non sono i Black Bloc ma la sfrontata volontà d’accumulazione capitalista.
Ce ne frega assai di quattro cocci.
Josè sorrise e bisbigliò: avete una polizia cilena…
Eugenio rispose: e ben altro! Noi siamo un popolo con una maggioranza silenziosa fascista….
Ora, sorridevo io.

*****


17.8.2001

Caro Zeno,
è notte fonda, sto leggendo le tue ultime poesie che mi hai inviato:

Si curva e si flette
come un giunco
davanti al mistero inconcepibile

Ma la sostanza originale non cambia

Come un vecchio Hölderlin
nuota tra pietre sottomarine
tralucenti di luce velata

ma non ci sono
interventi divini in quel mondo.


Grazie per la poesia di Hölderlin, una perla bianca...bellissima...grazie per avermela dedicata, è un regalo stupendo e unico, non lo scambierei con niente al mondo. Quel vecchio Hölderlin, un essere senza età, come te, forse ha mille e mille anni. E’ vecchio in senso metaforico, più che vecchio è stanco, ma stanco in senso metafisico. La sua non è una stanchezza fisica...è una stanchezza spirituale, che sostiene comunque un peso immane, quello dell'esistenza. Lui è il poeta che amo e che vive in te, il suo spirito si piega come un giunco, ma non si spezza, è profondamente umile di fronte al mistero, è profondamente assorbito da quella luce tralucente dalle pietre immerse nei malinconici e desolati fondali: nuota, facendosi trasportare lentamente dall'acqua, nuota e guarda quel mondo silenzioso, e vuoto; quel mondo dove la luce si riflette come in uno specchio. Come fosse una voce senza parole, quella luce riflette e parla di un mondo morto, che si manifesta nella stessa sostanza originale della vita nella sua imponderabilità, dato che la sostanza originale è imponderabile. E le poesie della Selva incantata! quelle pure sono poesie particolarissime, percezioni immediate fulminee di un rapporto empatico con la natura, con la selva, come fosse un'entità viva e personale. Tu hai parlato con quegli esseri, e loro si sono manifestati al tuo sguardo poetico, perché solo la poesia si esprime usando il linguaggio che riesce a comunicare con il mondo non - umano, e per questo occorre un linguaggio simbolico, astratto, percettivo, alogico. E’ come parlare con gli spiriti del bosco, è come scoprire una dimensione segreta del mondo, e l'accesso a questa dimensione è concesso a pochi privilegiati: i poeti, gli scrittori, gli artisti, i filosofi, a tutti coloro che riescono ad aprire il cuore in silenzio, e sanno ascoltare, e sanno vedere. Aspetto con ansia la lettura delle altre poesie...poi ti dirò se anche io riesco a vedere quello che hai visto tu. Le poesie più difficili sono quelle storiche e mitiche. Le capisco perché conosco la storia che mi hai narrato, altrimenti sono criptiche. Tutte le poesie storiche o mitiche che scrivi sono difficili: la trasformazione della storia in metafora è un passaggio da virtuosi per chi scrive e da eruditi per chi legge: l'ignoranza sbarra le porte alla comprensione. Tu dici che non è bene conoscere i fatti, ma nelle poesie storiche e mitiche, e soprattutto in quelle storiche, conoscere i fatti rende valore allo sforzo metaforico; quello che voglio dire è che certe poesie descrivono metaforicamente dei fatti e ne rivelano la verità che si riferisce a determinati eventi. Per questo è importante conoscere il contesto cui la metafora si riferisce, perché enfatizza e mette in luce la vera essenza dei fatti (scusa il giro di parole). Ciò non toglie che la bellezza e la percezione estetica della poesia rimane anche non conoscendo i fatti, e soprattutto rimane la libertà d’interpretazione. Ma se pensi a Guernica di Picasso, o alla fucilazione di Goya quei quadri hanno più forza se si conoscono gli eventi drammatici ai quali si riferiscono. Spero che con tutto questo giro di parole tu abbia capito cosa intendo: la poesia a volte diventa un mezzo, a volte è un fine. Le ultime poesie della Voce Sottile sono impressionanti e demoniache, in senso buono: le poesie eretiche, così le possiamo chiamare. Sono le poesie bibliche ed eretiche. Sono una sfida al sacro, alla tradizione cristiana e cattolica. Sono una sacrilega destrutturazione della figura di Cristo, per una riedificazione della giustizia nei confronti degli esseri reietti dalle parole bibliche ed evangeliche. Le parole di quelle poesie, sono una provocazione e una denuncia dei lati oscuri della parola evangelica:

L'angelo oscuro dice:
Il silenzio del tempo
è ciò che fascia le cose
di spazio e di ombra

Buonanotte...mi addormento nuotando cullata dall'acqua, trasportata lentamente per mano dal vecchio Hölderlin...e anche io guardo quel mondo silenzioso e desolato e tralucente...

Ines


*****


Cosa intende per maggioranza silenziosa fascista? Chiese Josè.
Te lo spiego in due parole - rispose Eugenio grattandosi la barba – , ascolta: noi italiani passiamo per un popolo bonario e cialtrone. Pasta, pizza e grand’arte. Guarda il film sul mandolino di Corelli se la prende con la resistenza greca e scagiona gli italiani, i quali, come mostri nazisti non erano ma avevano, sicuramente, le loro colpe. Noi passiamo per gente che la guerra non la voleva e non la sapeva fare. Sembra quasi che Mussolini abbia agito da solo. Le adunate oceaniche non contano. Il grido di “guerra! Guerra !” sotto palazzo Venezia non l’ha sentito nessuno. Passiamo per un popolo di mandolinari, di buffoni con il cervello formato a forma di vulva. L’altro giorno una giornalista del Guardian, Rory Carroll ha, finalmente, smascherato questa banalità sconcertante e ha scritto che e non è così, che l’Italia ha grandi colpe e non ha avuto la sua Norimberga e che i mostri fascisti sono stati semplicemente riciclati. Ha scritto che Ravalli, un consigliere del Presidente del Consiglio - che si gode la sua pensione nella città eterna - ha torturato un poliziotto greco, Isaac Sinanoglu, nel 1941, facendolo trascinare attaccato alla coda di un cavallo. Lo stesso Ravalli ha fatto versare acqua bollente su 70 prigionieri ed è stato condannato a morte in Grecia. E quella è la punta dell’iceberg. Gli italiani dimenticano e coprono scrupolosamente i loro crimini. Gli alleati ossessionati dal pericolo del partito comunista hanno riciclato gli assassini. Mostri sorridenti hanno mantenuto i loro posti nell’amministrazione dello stato e si sono furbescamente occultati nella Democrazia Cristiana pur conservando un cuore fascista. In questi tempi molti di loro sono approdati ai lidi di Forza Italia, ma molti altri a quelli di Alleanza Nazionale; e ora quel cuore nero si manifesta e comincia furiosamente a battere.
Hanno ripulito e lucidato il MSI con l’aiuto di Berlusconi ed ora sono a due passi dal potere autentico. Fini è il politico più rispettato d’Italia. Ha un consenso popolare che raggiunge circa il 60%, e sta studiando da Presidente del Consiglio. In futuro Fini sostituirà Berlusconi che diventerà Presidente della Repubblica. La violenza della polizia a Genova, dipende, in gran parte dalla presenza fascista nel governo. In passato abbiamo commesso atrocità in Grecia, in Libia, in Albania, in Etiopia. Sai perché non insistiamo troppo su Cefalonia e l’Isola di Cos?
Perché i tedeschi potrebbero tirar fuori i nostri orrori…altro che Sofia Loren, maccaroni al sugo
e fiaschi di Chianti. Badoglio scaricò una gran quantità di mustard gas sull’Etiopia.
Fatti atroci avvennero in Africa: ha fatto bene Ghedaffi a cacciarci e a liberare la sua terra dai nostri morti. Anche le ossa. dell’oppressore sono contaminanti. Certo non siamo arrivati al livello d’orrore dei tedeschi o dei giapponesi: quelli avevano scelto un male assoluto e imperiale.
Noi siamo affogati nella palude del male banale e vischioso, un male da operetta: roba da poveracci. Anzi, da pagliacci. In effetti, siamo un popolo senza onore e passiamo per i buffoni che non avevano voglia di combattere. Se tutta l’Europa avesse agito come noi adesso saremmo i camerieri ufficiali dei nazisti. E mai nessuno ricorda che Hitler e il nazismo l’abbiamo ispirato noi. Rifletti, Josè: Mussolini forma i fasci di combattimento nel 1919 mentre Hitler dipinge gentili acquarelli. Il 28 ottobre 1922 marcia, con i suoi prodi, su Roma e il re “sciaboletta” gli concede il potere. Il potere assoluto lo conquista nel1926: governerà, come tu sai, fino al 1945.
Nel 1923, un anno dopo la conquista del potere da parte del Duce, Hitler è il settimo iscritto del NSDAP e finisce in carcere per il suo putsch da commedia. Lo seppelliscono in prigione per cinque anni e lui scrive tra le mura del carcere il suo indimenticabile Mein Kampf.
Nel 1925, mentre Mussolini gestisce il potere da due anni, rimette in piedi il traballante NSDAP.
Nel 1925 gli iscritti di quel partito sono 25.000. Nel 1926, quando Mussolini ottiene il potere assoluto e gesticola come un pagliaccio da vari balconi, il partito di Hitler comincia a crescere smoderatamente: nel 1929 ha 176.000 iscritti, nel 1931 806.000. Ma la lezione della conquista del potere tirannico, Hitler, l’assimila da Mussolini, il suo riverito maestro, il gran leader con un seguito di cialtroni. Nel 1928 ci sono le elezioni nel Reichstag e Hitler raccoglie il 12% dei voti.
Nel 1930 il NSDAP diventa il secondo partito della Germina. Nel 1932 diventa il primo partito e si pappa il 37% dei voti. Nel 1933 Hitler diviene cancelliere e trascina tutto nel caos della gran guerra. A differenza di Mussolini si toglie la vita evitando la farsa dell’esecuzione e di un Piazzale Loreto tedesco. Ma tutto è cominciato con Mussolini e il con il consenso del popolo.
Altro che popolo innocente! Altro che sugo all’amatriciana, spaghetti alle vongole e Michelangelo.
Dopo la guerra i fascisti o rimangono nel ghetto o si trasformano in democristiani. La borghesia romana è un agglomerato fascista prestato ai cattolici. La paura del comunismo rinsalda la forza della DC.
Nel 2001 il consenso del centro – destra è notevole. Ci salvano i fascisti alla Storace e alla Gasparri, quelli che parlano e spaventano i benpensanti. Poi c’è Bossi: lo squallore incarnato nella politica che aliena una notevole fetta di popolazione con la fissa del tricolore oltraggiato. Gli ex-comunisti vivacchiano nel caos. L’Ulivo è un’accozzaglia di ego che si scontrano e si frantumano selvaggiamente. Com’è possibile avere nel centro sinistra De Mita e Mastella? Fini, riciclato, acquista potere perché ricorda l’uomo forte. Siamo corrotti e simpatici. Abbiamo la Ferrari, il grande (si fa per dire) calcio e un parlamento ricolmo di inquisiti. Giustifichiamo i ladri pensando che tutti rubano. Vivacchiamo per l’ignoranza storica generale. Non abbiamo una memoria storica. Non c’è stata una Norimberga italiana perché nessuno l’ha voluta e non faceva comodo a nessuno. La destra attuale non è un agglomerato di galantuomini, è la destra di Previti, Berlusconi e Dell’Utri. Dal 1922 a oggi Il popolo italiano ci ha democraticamente elargito - direi donato -: Mussolini, una cinquantina d’anni di bonaria corruzione democristiana e Berlusconi.
Questo popolo può – in rare occasioni - sperimentare il centro - sinistra, ma è essenzialmente un popolo di centro - destra. Sono stato chiaro, José?
Eugenio accarezzò Plato e si asciugò la pelata.