10 La Farfalla di Ossidiana

 

Quando mio padre e Mosul arrivano a Manchester, in un grande albergo di Piccadilly, ascoltano l’incredibile storia d’Isabel de Mendoza. La cortigiana racconta eventi inimmaginabili.
Dice che i sacrifici umani degli Aztechi non finirono dopo la conquista spagnola ma continuarono sempre, in forma dimessa, per fare in modo che il sole continuasse a bruciare. L’energia vitale doveva abbeverarsi di sangue e gli Aztechi, quando poterono, continuarono a sacrificare uomini agli dei. Dice che, nel 1520, quando Montezuma fu lapidato dal suo popolo, Cuitlahuac divenne il leader degli Aztechi ma venne ucciso dagli Spagnoli. Isabel narra che il 13 agosto del 1521, il giorno di Sant’Ippolito, profondamente infausto per il suo popolo, Cortéz dissolse la potenza degli Aztechi. Il loro potere s’infranse e Cuaùhtemoc divenne l’ultimo leader dell’impero crollante ma fu sconfitto in maniera finale e completa da Cortéz. Dopo la caduta di Technochtitlan ci furono ancora sacrifici, ma dopo 1525 cessarono di esserci, almeno su scala rituale, ma continuarono come eventi singoli e quotidiani senza seguire la prassi abituale. Isabel racconta dell’orrore che Bernaz Diaz del Castillo provò, durante la conquista, quando vide gli strumenti dei sacerdoti e i cuori bruciati nelle piazze. Narra dell’orrore sperimentato dai cristiani di Cortéz davanti ai sacrifici e al sangue sparso sugli altari. Poi spiega che, dopo il 2026, i sacrifici ripresero nuovamente su grande scala e che una volta, in un’elegante magione al confine tra il Messico e il Belize nello Yucatan vide un sacerdote coperto con la pelle di un uomo scuoiato, come il dio Xipe Totec. Racconta che vide, davanti al Signore della Morte, uno dei suoi amanti aprire il petto, con un coltello di selce, il “tecpatl”, a un povero disgraziato, mentre cinque uomini, vestiti da sacerdoti aztechi, lo tenevano fermo su una grande pietra che chiamano il “techcatl”. Ricorda con orrore e timore come si svolse il sacrificio. L’addome aperto, il suo amante che affonda la mano nel petto della vittima, un altro officiante che infila una canna nella ferita, dalla quale sta sgorgando il sangue, e sparge il liquido vitale sul corpo del sacrificato. Spiega che il suo amante usava un coltello di selce lungo circa 30 centimetri con un’impugnatura a forma di guerriero travestito da aquila. La differenza è che i sacrifici non possono più essere fatti su grande scala. Infatti “sacrificano un disgraziato al giorno e non lo buttano più dall’alto del Tempio perché è troppo rischioso essere esposti: darebbe troppo all’occhio. Occultano, invece, il cadavere che decapitano e più tardi bruciano in un luogo appartato.” Isabel dice: pensate che nel 1486 gli Aztechi sacrificarono, in un solo giorno, 20.000 vittime che attesero, in fila, con grande pazienza il loro momento. I loro cuori estratti ancora pulsanti venivano appoggiati nel grembo di Chac-Mool, e questa orrenda fine, delle volte, toccò ad alcuni spagnoli. Dice che il colpo inferto alla vittima non pone termine immediato alla vita perché l’idea è di offrire il cuore ancora palpitante al sole. Dice che i nuovi Aztechi seguono dettagliatamente la prassi dei vecchi officianti basandosi sulle ingiunzioni dei testi “nahuatl”, ma che a differenza dei sacrificati del periodo azteco i disgraziati che vengono rapiti sono pesantemente drogati. Spiega che gli officianti fanno parte di una setta di miliardari messicani che crede fermamente che il sole esiga sangue umano per continuare a splendere. La setta si chiama: “Tonatiuh - Tota”, “Padre - sole”. Isabel fa capire che girano miliardi di eurodollari intorno a queste operazioni. Dice che una volta ha visto anche lo “itzpapalotl” la “farfalla d’ossidiana”, una lama usata spesso per un certo tipo di sacrifici e spiega che il sistema sacrificale degli Aztechi non è seguito con estrema attenzione perché é necessario occultare le prove degli eccidi, ma che, nei limiti del possibile, gli officianti cercano di seguire l’antico calendario. La teoria delle feste, però, non è scrupolosamente seguita dagli officianti che sono chiamati “tlamacazque”. Dice: “Il mio amante impersona spesso Youllaoan che rappresenta Xipe Totec.” Isabel è un’attenta conoscitrice delle cose azteche e racconta che i preti si vestono secondo la festa delle varie divinità e che, ad esempio, durante il mese di Ochpaniztl, l’officiante è vestito con gli indumenti e con i ninnoli della dea Toci. Nel limite del possibile, quindi, gli officianti rispettano il corso del calendario azteco che, però, è troppo complesso per essere seguito scrupolosamente. Gli Aztechi sacrificavano ad innumerevoli deità: al dio del Cielo, al dio della guerra, alla dea del gioco, a quello dei mercanti itineranti, a quello della pioggia, a quello del mais, al dio turchese incarnazione del “gioco cosmico”, al dio tribale. Un pantheon infinito e troppo complesso da seguire nei dettagli.
Alla fine quello che conta è il sacrificio di un cuore palpitante esposto in dono al sole, affinché continui a fiammeggiare. Dice, ad esempio, che in quel famigerato 11 settembre del 2002, quando Bin Laden inferse l’orrore delle “Torri Gemelle” agli Stati Uniti, non era stato sacrificato nessun uomo e che il dio, che sovrintendeva a quella giornata punì l’umanità con l’eccidio di New York. E aggiunge che se i sacrifici s’interrompono per più giorni l’oceano genera onde anomale e la terra si scuote con terribili terremoti. Lo sconquasso di Lisbona avvenne perché gli olocausti erano stati sospesi da almeno un mese. A riprova di quello che afferma spiega che l’Impero finì nel 1525 e che subito dopo cominciarono grandi terremoti che avvennero sempre nei periodi di sospensione dei rituali: Lisbona nel 1531, quello cinese nel 1556, quello di Napoli nel 1626, la grande onda anomala che investì la Giamaica nel 1629 e così via. E afferma di non ricordare le date, ma che ci furono altri terremoti in Italia, Giappone, Persia, Pechino, Cairo…e sempre quando s’interrompevano i sacrifici.

Mosul si passa la mano tra i capelli platinati e mormora: “Ma lei, cara, non crede mica a queste assurdità?”
“Certo che ci credo!”
“E dove ha imparato tutte queste cose sugli Aztechi?”
“Ho studiato Antropologia culturale all’Università di Città del Messico. Ho scritto una tesi di laurea al riguardo.”
“E lei crede che il sangue sia necessario alla sussistenza del sole?”
“Si…fermamente…”
“Ma è osceno...”
“Perché ci dice tutte queste cose?” Chiede mio padre.
“Voglio che i sacrifici vengano interrotti per sempre e che finisca il mondo!”
“Mi scusi, Isabel, ma dove li trovano, i ricchi messicani, tutti questi disgraziati da sacrificare?”
“In una zona tra il Guatemala e il El Salvador che una volta era parte dell’impero Azteco e si chiamava Xoconusco, al confine tra il Messico e il Belize, nello Yucatan, nella zona della frontiera americana tra Pedras Negras e Nuevo Laredo - dove migliaia di disperati cercano di entrare negli Stati Uniti -, nelle “favellas” brasiliane: a San Paolo – dove c’è un tempio sotterraneo -, a Rio de Janeiro e a Minas Gerais dove sussistono oltre 5000 “favellas”.
In Brasile ci sono 70 milioni di persone povere e disperate, una su quattro sopravvive con meno di due eurodollari al giorno. Su 210 milioni d’abitanti ce n’è da scegliere… li rapiscono utilizzando donne specializzate in queste operazioni. E chi resiste alle cortigiane?”
“Lo ha fatto anche lei?”
“Certo… almeno 12 volte…”
“E come faceva?”
“Mi vestivo da troia, mostrando seni e gambe, e li attiravo… vuoi venire bellezza…tutto gratis…quelli salivano sulla macchina e io gli davo una bevanda drogata….era facile…”
“E non prova nulla per quello che ha fatto?”
“Era necessario per il sole… era un atto religioso…”
“Un atto religioso?”
“Si, Tonatiuh, il sole, ha bisogno di sangue.”
“Arcano e terribile…”
“Si, il sole, Mosul, non è un dio ma una divinità astratta che trascende il pantheon degli dei Aztechi. E mentre gli altri dei vengono allegramente antropomorfizzati, Tonatiuh, rimane una divinità “sui generis” molto peculiare e affascinante.”
“Si spieghi meglio”
“Il sole ha una potenza senza pari: eccezionale, e nel centro del calendario azteco, appare con i tratti forti di un uomo biondo. Gli Aztechi chiamano Tonatiuh: Tota, nostro padre. La peculiarità è che questo dio, come il Jahvé degli ebrei, è totalmente disincarnato.”
“Disincarnato?”
“Si, nella psiche azteca, il sole, è energia espandente e di grande dispersione che va continuamente alimentata. Un’energia instabile che deve divorare per sussistere. Il sole, quindi, a causa di questa dispersione d’energia, richiede carne e sangue. E’ assetato di sangue umano, deve abbeverasi di vita e consumare uomini sacrificati.”
“Una metafisica terribile…”
“Si, Tonatiuh è rappresentato dai due grandi “nahualli”, i suoi doppi, il giaguaro che simboleggia il mondo ctonio – sotterraneo e l’aquila che rappresenta quello aereo e luminoso. Tonatiuh è tenebroso e splendente allo stesso tempo: è, unitamente, Febo Apollo e Ade. L’Energia non è concepita come una fonte di luce emessa ma come qualcosa che consuma. L’Energia è come un’immensa riserva che tende alla dissipazione e quindi va continuamente alimentata.”
“Pensi agli Spagnoli quando hanno sentito tutte queste cose e visto tutto quel sangue…”
s’intromette mio padre.
“Beh…se gli Aztechi credevano in Tonatiuh e alla dottrina dell’energia divorante loro credevano alla resurrezione dei corpi…c’è questa grande differenza?”
“Eh… le religioni… che disastro…ma ora, cara, lei rifiuta la religione azteca?”
“Si. Ora vanno fermati. E chi meglio di voi può farlo?”
“E perché?”
“Perché voi siete nell’occhio del ciclone e uno che ha resuscitato un morto fa logicamente scalpore…ed è anche ascoltato…”
“E lei, dopo aver attratto 12 disgraziati verso la “morte bianca”, ora si accorge di aver sbagliato?” Chiede mio padre.
“Quello che è accaduto con Mosul e Quimpy mi ha fatto comprendere che il mio era un errore. Credevo, tout court, in una cosa sbagliata.”
“E ora vuol sistemare tutto?”
“Certo se la cosa è sbagliata va corretta…”
“E quelli che sono morti?”
“Muore tanta gente…”
“Sempre così: uno è stato stalinista tutta la vita e improvvisamente diventa un francescano…”
“Certo…perché no?”
“E diventa un anticomunista viscerale come i miei amici in Italia…”
“I miei amici messicani, anticomunisti lo sono sempre stati.”
“Sa cosa le dico, cara? Che i signori messicani si annoiavano da morire e allora hanno provato con il satanismo e quando il diavolo non è andato più bene sono passati all’energia divorante del sole e quando non andrà più bene l’energia dissipante del sole passeranno alla pedofilia…e così via…fino all’angoscia e alla morte che ormai, attraverso la scienza, è ritardata all’infinito…”
“Ma no… quelli erano messicani con la fissa degli Aztechi… e poi siamo diventati tutti ricchi con quel culto…”
“Come un patto diabolico…”
“Xipe Totec è il diavolo?”
“Un giovane diavolo… almeno così apparve agli occhi di Cortéz e compagnia…”
“E la loro inquisizione non era diabolica?”
“Certo….profondamente demoniaca…”
Mosul interviene: “Certamente la religione degli Aztechi è una religione terribile: una volta, durante una mostra sulle divinità azteche, vidi una statua di Xipe Totec, rappresentato come un fanciullo di circa quattro anni, con dei nastri dietro alla schiena. Ho pensato: ma che carino questo fanciullo con la bocca spalancata come se contemplasse qualcosa di meraviglioso. E poi mi sono accorto che i nastri tenevano ferma una pelle umana: il piccolo aveva un rivestimento attillato di cute umana e guanti di pelle che gli penzolavano dai polsi come se fossero tessuti con la lana.”
“Un fanciullo terribile Xipe Totec”
“Ma lei si prostituiva con questi signori messicani?”
“Mi concedevo a chi volevo io…”
“In cambio di soldi?”
“E favori notevoli…anzi sovrabbondanti…”
“E quando attirava in trappola quei poveri disgraziati li lasciava giocare con lei?” Interviene Mosul.
“Il prigioniero, delle volte, veniva trattato stupendamente. Poteva avere le donne che voleva per poi morire sull’altare. Io ho amministrato l’estrema unzione a un paio di loro. E’ bello amare un morituro.”
“Ma lui lo sapeva che doveva essere sacrificato?”
“Certamente no! Ma per scopare con me sarebbero anche morti…ed ora io ho deciso di donare anche a voi il mio corpo…siete contenti?”
“Io da morire, ma non so Mosul…”
“Beh io, cara, ci sto pensando…la sua è una bellezza sconvolgente ma io sto veleggiando verso la castità…”
“Lo farà un’ultima volta con me…le chiedo solo questo…”
“E va bene…”
“Perché non va a denunciare tutto alla polizia?”
“Troppo rischioso, hanno infiltrato tutto…”
“Alla polizia non bisogna fare il suo nome?” Chiede mio padre.
“Sarei spacciata in un giorno; mi farebbero subito fuori: sono spietati i messicani…”
“Ma dove abita a Londra?”
“A Greenwich, nello “Skyhouse”. In una delle grandi torri. C’è tutto: il “rain catcher”, le piscine, i giardini tropicali, le turbine del vento, l’“health club”, le terme, tutto….”
“E quanto è alto il grattacielo?”
“200 metri…un po’ più basso del Canary Wharf “
“E lì è il suo bordello personale?”
“Esattamente…ma spesso sono convocata a Città del Messico o in Brasile…”
“Per prendere parte ai sacrifici?”
“Si. Ma ora basta…una cosa volevo chiedervi…sarebbe possibile vedere i posti dove abitate? Sono consumata da una divorante curiosità…”

E mio padre e Mosul partono con la bella messicana alla volta di Saunton Sands senza informare nessuno del loro arrivo. Si fermano in un grande Hotel bianco che sembra fatto di granito.
Nella tarda mattinata si fanno accompagnare dall’autista a Ilfracombe e prendono la strada del Torr verso Woolacombe. Il Galles è a nord, ad ovest ci sono i precipizi di Exmoor. Alle 12,15 sono all’altezza di Lee. Dal cielo piovono raggi luminosi. Nella lontananza s’intravede l’isola di Lundy. Il Devon del nord è immerso in colori stupendi: sfumature e gradazioni di verde tra zone di rame: un dissolversi di colori nella foschia. Vedono pecore con macchie blu sulle colline declinanti e serene: e gli ovini, che mai si avvicinano agli umani, sfiorano con il muso la mano distesa di Mosul che mormora loro: “Perdonateci per tutto quello che vi abbiamo fatto “.
Isabel che ha attratto dodici uomini nelle fauci della "morte bianca" sorride e dice:
“Loro si che sono veramente innocenti…”
E mio padre: “Non come gli uomini pescati nelle “favellas”?”
“Pensare che essere povero significhi anche essere innocente è un’enorme cavolata!
Gli esseri umani non sono mai innocenti, neanche i bambini…i cuccioli delle tigri non diventano dei grandi divoratori di esseri inermi?”
E mio padre: “Magari Mengele era graziosissimo da bambino…”
“Mengele era un uomo bellissimo…” precisa Isabel.
Da Lee una stupenda visione: colli sfumati e declinanti verso il mare e le rocce in un tripudio di luce. Sono le 13,10: salgono e scendono nella luce del sole. Alle 13,25 sono a Pensport Cliff: un vento gelido li investe e mio padre sbuffa. Mosul è estatico. Alle 13,45 raggiungono la Light house: un grande faro con case intorno. Mosul dice: “Qui ci vivrei felicemente.”
Mio padre spiega a Isabel che il faro fu costruito nel 1879 e che questo era un luogo ove i poveri andavano in estasi quando avveniva un naufragio, che era accettato come un dono del mare.
I ricchi borghesi, offesi da questo “comportamento barbaro”, fecero costruire questo faro con la potenza di 800.000 candele, per mettere fine allo “sciacallaggio” dei pescatori.
Dopo Bull Point vedono spiagge solitarie, proseguono per Dunnsand e Rockhant Bay dove osservano quello che rimane del SS. Collier naufragato nel 1914. Continuano per Orweed Cove e Whiting bay. Alle 14,08 arrivano al bivio che si biforca verso Mortehoe e Morte Point. Mio padre spiega che seguendo il sentiero che porta alla punta si possono vedere delle foche.
“Ma perché si chiama così questo posto?” Chiede Isabel.
“Sono nomi sassoni: Morte significa corto non morte” risponde mio padre.
Fa troppo freddo, decidono di dirigersi verso Morthoe che attraversano.
Visitano una chiesa chiamata Saint Mary, raggiungono Woolacombe alle 15,45 e camminano sulla grande spiaggia lunga oltre due miglia.

La prima notte tocca a mio padre.
Isabel gli si stende sopra e gli dice: “Polputta, tra poco raggiungerà il settimo cielo!”
“Polpotta!” Precisa Erminio con un soffio di voce mentre si abbandona estatico sul letto.


*****

Il 17 luglio i crociati decidono sul da farsi. Bisogna prima rimuovere i cadaveri dalla città santa e poi decidere chi comanda nei territori conquistati. Grandi problemi emergono: ci si domanda se Tancredi possa tenere i candelabri trafugati dal Duomo della Rocca. Bisogna eleggere un re: Chiesa e nobili litigano. Simeone ed Adhemar sono morti. Anche Guglielmo d’Orange è crepato.
Tra i grandi porporati è rimasto un solo uomo di spicco e carisma: Arnolfo, vescovo di Marturana, che suggerisce di eleggere Patriarca Arnolfo Malecorne di Rohes, il cappellano di suor Cecilia, figlia di Guglielmo il Conquistatore, il più famoso dei Normanni.
Dei grandi principi della crociata ne sono rimasti pochi in terra santa: Raimondo di Tolosa, Roberto di Fiandre, Eustacchio di Boulogne, Raimondo di Normandia; ed è quest’ultimo il grande candidato al trono di Gerusalemme. Raimondo rifiuta la corona intuendo di non avere il consenso dei crociati.
Allora gli elettori - forse un consiglio d’alti prelati e di nobili - eleggono Goffredo di Buglione
che decide di non accettare il titolo di re ma solo quello di “Advocatus Sancti Sepulchri.”
Raimondo ci ripensa e la prende malissimo.
Nel frattempo, nel mondo di Guy de Nuitville le cose precipitano: il Normanno corre un rischio mortale. L’Islam, dopo i continui disastri, comincia a respirare. All’inizio di luglio serpeggia nei suk rumorosi un’eclatante notizia che scuote i silenziosi palazzi: Saint Gilles ha abbandonato la crociata dopo una furiosa lite con i comandanti crociati. Una seconda notizia fa sussultare i variopinti mercati: Ibn al-Qalanisi ci informa che Goffredo, appena eletto despota di Gerusalemme, è morto colpito da una freccia. Dopo poco tempo giunge una terza notizia che fa urlare di gioia i mercanti: Boemondo, la macchina da guerra coperta di ferro, è in catene: Danishmend detto il “saggio” l’ha catturato. La notizia stravolge i Franchi, e sconvolge Guy de Nuitville e Tancredi.

E’ successo questo: Boemondo, informato che Danishmend sta assediando Malatya – un nome che porta una sfiga da leggenda –, riunisce i suoi uomini e marcia verso la città assediata.
Parte con Riccardo di Salerno, suo cugino, e 300 cavalieri, alcuni dei quali armeni; scarsa è la fanteria, con lui galoppano anche i vescovi armeni d’Antiochia e di Marash.
E’ una scelta temeraria ed arrogante: i Franchi sono colti in un sanguinoso agguato, teso lungo uno strettissimo sentiero dove la potenza devastante, ma numericamente limitata, della loro cavalleria non può essere dispiegata. L’agguato ha luogo nella valle d’Aksu, nei pressi di Militene, vale a dire presso Malatya. I maomettani regolano i conti con i “traditori” armeni e incatenano il figlio del “terror mundi” e suo cugino. Boemondo, prima di soccombere, taglia un ciuffo dei suoi capelli biondi e lo consegna ad un cavaliere che, dopo una cavalcata folle, raggiunge Baldovino.
Il conte insegue con 140 cavalieri Malik Ghazi Gumush che sta raggiungendo Malatya con l’intento di terrorizzare gli abitanti, mostrando le teste dei Franchi e degli Armeni decapitati dopo l’agguato.
Appena l’emiro è informato che Baldovino, con la sua esigua forza, lo sta raggiungendo si ritira nel cuore dell’Anatolia trascinando con se Boemondo e Riccardo.
Baldovino desiste e si ritira: i due normanni rimarranno imprigionati a Niksar, in un tetro castello tra le montagne del Ponto, per un lungo periodo.
I musulmani cominciano a reagire: Duqaq tende un’imboscata a Tancredi e a Goffredo durante una delle loro usuali razzie sguinzagliate per depredare il territorio siriano nell’area del Golan. Guy è colpito da una freccia all’altezza della spalla: questa ferita gli salverà più tardi la vita.
Tancredi, un tipo duro e ostinato, decide di farla pagare cara a Duqaq e devasta il territorio circostante fino alle mura di Damasco. Il siriano - un despota molto attento ai rapporti di forza in quella guerra - ci ripensa pentendosi dell’avventato agguato, e cerca di raggiungere un accordo con il nipote di Boemondo.
Nulla da fare: Tancredi non ci sta; intuisce la debolezza del re e invia sei ambasciatori a trattare. Guy de Nuitville dovrebbe essere uno dei sei, ma la febbre è alta, e miracolosamente il Velo di Marta lo risparmia da una tragica fine: l’Oltre sta tessendo nel tempo, e con infinita pazienza, la sua trama.
I sei inviati, presentandosi davanti a Duqaq, gli ingiungono, imprudentemente, di convertirsi al cristianesimo e di aprire le porte di Damasco all’esercito crociato.
Il despota siriano diventa livido dalla rabbia e grida: “Ve lo faccio vedere io, cani infedeli, se mi converto alla vostra religione di merda! Quella è una religione con tre dei: ma Allah è un unico, misericordioso e clemente!” E decide “Sarete voi, cani miscredenti, che dovrete convertirvi all’Islam, e se non lo farete vi troncherò la testa!”
Conclusione: un ambasciatore si converte e cinque sono decapitati.
Quando Guy riceve la notizia bacia il Velo di Marta. Tancredi, invece, va su tutte le furie e devasta implacabilmente la zona limitrofa mentre Duqaq non si muove ed attende che la tempesta si plachi.
Durante le furiose razzie di Tancredi, giunge a Damasco la notizia della morte di Goffredo e della cattura di Boemondo.
Duqaq è in difficoltà con la popolazione della città siriana che considera il suo esercito composto da vigliacchi. Infatti Turchi ed Arabi litigano a non finire.
E’ l’ottobre del 1100 e Ibn al- Qalanisi c’informa che Duqaq decide di muoversi.
Goffredo di Buglione, Duca della Bassa Lorena, è morto e il fratello, il Conte Baldovino, Signore d’Emessa, quello che non ha mosso un dito quando sono stati trucidati i genitori che l’avevano adottato, si avvia verso Gerusalemme per essere incoronato. Baldovino non è un tipo devoto come Goffredo, è un avventuriero senza scrupoli e molto capace. Il conte si avvia con 500 cavalieri alla volta della città santa, ma per raggiungere Gerusalemme deve passare attraverso un luogo chiamato Nahr al-Kalb, presso il Fiume del Cane: un luogo ideale per i grandi agguati, qui sono transitati molti conquistatori da Ramses II a Settimio Severo. A questo punto, nella lotta intestina dei musulmani, fa capolino il Qadi Fakhr al-Mulk che, intimorito da un’eventuale vittoria e dalla conseguente egemonia sulla regione di Duqaq, sceglie il male minore e aiuta i Franchi.
Tutta la storia della prima crociata è uno scontro tra due grandi debolezze: il numero esiguo dei crociati e la tragica divisione del potere islamico e del mondo selgiudico.
Queste due anomalie conducono a dei risultati farseschi e ad alleanze trasversali che trascendono le fedi come lo scontro, nel 1108 a Harran, tra eserciti compositi islamico – franchi e all’alleanza del 1115 tra principi maomettani e cristiani per affrontare un’armata inviata dal sultano.
Attraverso quest’immane confusione e la costruzione di possenti castelli, sopravvive l’esiguo potere crociato: un’anomalia che germoglia sulle discordie del mondo islamico.
Fakhr al-Mulk informa al – Bardauil, Baldovino, dell’agguato di Duqaq e gli salva la vita.
E’ il maggio del 1101 quando il mondo musulmano è informato che una nuova orda cristiana sta giungendo da Costantinopoli. Saint Gilles sta ritornando con nuove truppe accompagnate da una massa pittoresca di pellegrini. Kilij Arslam e Danishmend uniscono le loro forze. I crociati avanzano e conquistano Ankara poi si dirigono verso Miksar, dove è prigioniero Boemondo. Seguono tre grandi disastri crociati. Il primo a Merzifun che si conclude con il massacro della forza cristiana e dei pellegrini al seguito e la fuga disperata di Saint Gilles. Segue rapida la seconda disfatta: un nuovo esercito crociato arriva stremato e bruciato dal sole d’agosto ed è decimato. Il terzo disastro arriva dopo una settimana dal secondo: la follia cristiana presenta una nuova schiera di guerrieri, pellegrini, donne, bambini assetati e affamati, pronti per essere massacrati a Eraclea.
Ma Saint Gilles non è ancora battuto e risoluto affronta nuovamente i maomettani.
E’ l’aprile del 1102 e il luogo è Tripoli, stavolta è Ibn al-Athir che ci racconta i fatti.
Dice: “Saint Gilles – che Dio maledica il suo nome – ritorna in Siria” e Kilij Arslam informa Duqaq che è venuto il momento per finirlo. Saint Gilles ha pochi uomini. Duqaq arriva con il governatore di Horns per presiedere alla soluzione finale. Sono oltre 2000 musulmani contro 250 cristiani. Duqaq è sicuro di farcela e pensa: stavolta accoppiamo questo figlio di un cane.
Saint Gilles affronta con 100 uomini le truppe tripolitane, con cento uomini le truppe di Damasco e con 50 quelle di Horns.
Risultato? Stravince contro Horns e Damasco ma i tripolitani reggono. Allora, il crociato, raccoglie i 150 uomini che hanno già sbaragliato il nemico e chiude la partita.
Ibn al-Athir si strappa i capelli per la rabbia e per la vergogna: un manipolo franco ha sbaragliato la forza musulmana.

Nel maggio del 1102, dopo quest’incredibile vittoria, Guy de Nuitville prende un vascello genovese da Alessandretta e parte alla volta di Genova.
E’ settembre del 1102 quando raggiunge Roma per poi consegnare il Velo a Gilberto D’Otranto, a Capua, nella chiesa di Sant’angelo in Formis.
Riceve oro e ringraziamenti e poi svanisce dalla narrativa per riapparire più tardi quando sarà presente alla morte di Boemondo.

*****

La mattina i nostri eroi partono da Saunton Bay e si avviano verso l’estuario del fiume Taw.
Mosul ama la luce che sovrasta il fiume. Attraversano le dune di Braunton: un deserto di sabbia coperto da uno strato muscoso popolato da conigli selvatici, volpi, ricci e rospi. Sulle dune fioriscono, tra la felce e le canne di macis, il ginestrone, l’erica, la genziana, il timo, l’orchidea della palude. Germogliano il giaggiolo giallo, l’echium vulgaris, l’agrifoglio marino, la primula della sera. Crescono il sedum acre, la genzianella e la lingua di vipera.
I tre prendono la direzione di Crow Point. Appledore s’intravede sull’altra riva del fiume immersa nella luce. La marea è bassa e il sole risplende. E’ una giornata piacevolmente fredda: coniglietti saltano felici mentre un falco volteggia alto. Si sente ovunque lo stridio dei gabbiani. Volano gazze, corvi, cutrettole, che sono piccoli uccelli acquatici dal petto giallo ocra. Allodole fendono l'aria. Il mare s’intravede calmo oltre le dune. I piovanelli tridattili, uccellini dal piumaggio grigio-bianco e maculato, corrono sulla riva saltellando come minuscoli Charlie Chaplin in un film accelerato. Un silenzio profondo avvolge il luogo. Non si trova una persona in giro. Mio padre beato dopo la gloriosa nottata, trotta possente, ma gli Aztechi gli ronzano in testa come un moscone impazzito. Scrive nel “Diario Segreto” che Xipe Totec fasciato da un manto di cute umana, è simbolicamente presente nella serenità apparente della natura.
Scrive che il piccolo dio é presente nel giardino leopardiano ove fiorisce la ginestra.

Ed Erminio ricomincia: “Mosul…sa cosa mi ha detto, Isabel, ieri notte?”
“Dopo aver attraversato il giardino delle delizie immagino?”
“Si, ma non quello di Geronimo Bosch…quello del paradiso messicano…”
“Cosa le ha detto la cara fanciulla?”
“Mi ha detto che nella casa con il tempio sotterraneo di San Paolo c’è un tzo…tzo…spieghi lei cara…”
“Un tzompantli: una piattaforma ove sono impalati i teschi degli uomini sacrificati con i crani perforati all’altezza della tempia.”
“Si…mi ha detto che Hernan Cortés, Diaz del Castello, Tapia parlano di queste cose…mi ascolta Mosul? Lasci perdere i conigli…”
“Ma sono splendidi…”
Isabel spiega: “Si….Tapia raccontava che le teste erano allineate cinque a cinque, Duran, invece, sosteneva che le teste erano venti per ogni sbarra…”.
“Anche i neo Aztechi hanno creato una costruzione simile? “
“Si… simile a quella descritta da Tapia.”
“Insomma, Mosul, questi assassini tengono infilzate nell’impalcatura almeno 500 teste.” Precisa Erminio.
“Si…i sacrifici dedicati a Xipe Totec, Tezcatlipoca, Ilamatecutli e ad altri richiedono la decapitazione del sacrificato…” spiega Isabel.
“Ma quello che mi ha fatto veramente senso, Mosul, era che gli Aztechi scorticavano i cadaveri e che indossavano le loro pelli. Il proprietario dell’uomo sacrificato concedeva la pelle del morto ai poveri che l’indossavano e spesso erano miracolosamente curati da malattie della cute…”
“Ma queste cose, Erminio, Isabel gliel’ha raccontate dopo aver fatto l’amore non prima..spero..”
“Certo” interviene Isabel “infatti dopo il mio racconto, Erminio, si è bloccato…”
“Non scherzate…Isabel gli dica quello che hanno scritto Tapia e Gonzales…”
“Non Gonzales: Gonzalo de Umbria e Tapia …hanno scritto che c’erano 36.000 teste infilzate.
Diego Duràn parla di un’enorme quantità di teschi oltre 80.000… c’erano sette edifici contenenti le file di teschi nella capitale azteca.”
“Ma perché l’impalavano?”
“Oltre che per ragioni religiose, anche per intimidire gli alleati e terrorizzare il popolo. Dùran dice che Montezuma invitava gli alleati a prendere parte ai sacrifici e quelli dopo essere stati testimoni dell’orrore se ne uscivano sbalorditi e storditi. E il popolo tremava.”
“Ma che bella religione…”
“Ma perché la natura non è così? Divora tutto la natura, si cannibalizza costantemente. Gli Aztechi seguivano madre natura che è terribilmente ingiusta e spietata.”
“Siamo noi primati evolventi che cominciamo a parlare di bene e di male” spiega Mosul “la natura certi concetti non li conosce…”
“Già…. Cortéz un giorno arriva e vede le teste di cinquantatre spagnoli infilzati nelle pertiche con le teste dei loro cavalli, e dice di provare una compassione terribile. Ma la soldataglia spagnola non perdona, dopo quella visione, giustifica tutti i susseguenti massacri. Dopo aver visto quello spettacolo tutto è lecito e i conquistadores urlano: “Gliela faremo pagare cara a questi fottuti selvaggi!”
“E già…una collera terribile li prese, dicono gli storici, proprio così” sospira Isabel.
“Non solo….Mosul…gli Aztechi i sacrificati se li pappavano…” continua Erminio.
“Ma questa pensavo fosse una balla raccontata dagli spagnoli…”
“No, Mosul…era vero: il cannibalismo era diffuso…si mangiavano i corpi dei sacrificati…lo confermano Sahagun, Diazdel Cavillo e Munoz Camargo… un’autentica macelleria…” conferma Isabel e continua: “quando gli spagnoli arrivano, Montezuma li crede divini e gli offre carne umana sanguinolenta…”
“Ve li immaginate i devoti cristiani? Il monarca azteco crede di offrire cibo prelibato agli dei e quelli per poco non vomitano…”
“Mosul….Isabel dice che anche i neo – Aztechi mangiano i sacrificati.”
“Si, ma solo pezzetti di carne, simbolicamente, come una comunione con ciccia vera….”
“E sacrificavano pure gli animali?” Chiede Mosul allarmato
“Ehhhh….e ti pareva…. Isabel mi ha detto che si mangiavano i cani ….”
“Conducevano in un tempio file di cani agghindati senza pelo - che allevavano per cucinarseli –e li sacrificavano tutti. Offrivano i loro cuori prelevati dal fianco destro agli dei dell’acqua…la quaglia decapitata era l’offerta più gradita agli dei”
“E lei era una devota di quest’orrore?”
“Una devota di questo culto che per un periodo ho creduto vero.”
“Quando lei parlava di scorticamento e di Xipe Totec mi sono ricordato di una cosa che mio zio, Tarif, mi faceva vedere spesso. Mio zio amava smodatamente Tiziano e mi mostrava un dipinto che mi faceva sempre star male.”
“E qual’era questo dipinto?” Chiede incuriosita Isabel.
“Era un dipinto che mostrava lo scuoiamento di Marsia. Ricorda che ci fu una sfida tra Febo Apollo e Marsia? Marsia pensava di suonare il flauto meglio del dio…ricorda?”
“Si, vagamente.”
“L’idea di sfidare gli dei, Isabel, era il massimo dell’hybris e Marsia pagò cara la sfida: venne scuoiato vivo. Il mito lo racconta Ovidio nelle ”Metamorfosi”. Mio zio mi mostrava quel quadro perché, secondo lui, Tiziano usava pennellate impressionistiche e moderne per rappresentare la scena, come fece anche con Diana e Atteone. Uno stile molto differente da quello usato per il ritratto di un uomo o per la Venere di Urbino.”
“La seguo…”
“Ebbene, lui mi mostrava l’immagine per spiegarmi l’evoluzione della pittura ed io la guardavo con gli occhi dell’innocente che contemplava la perversione religiosa e mitologica della scena.”
“E che si vede nel quadro?”
“Il satiro Marsia, che ha le zampe di un caprone e il resto del corpo umano – e così apparirà più tardi il diavolo - è appeso ad un albero, se ben ricordo, con gli arti legati con nastri rossi. Mentre musici suonano il violino e altri satiri si rendono utili con dei secchielli, Febo Apollo sta scorticando il petto del disgraziato e un altro signore, con uno strambo copricapo nero in testa, gli sta raschiando le zampe. Un piccolo cane sta leccando il sangue che cola dal corpo del disgraziato mentre Mida, con una corona di foglie dorate in testa, sta guardando la scena con cupo e perverso interesse. Più tardi gli cresceranno - come a Pinocchio - orecchie da asino per essersi espresso nella gara a favore di Marsia. Un altro cane – che assomiglia in modo arcano al delinquente Bonzo - è trattenuto da un amorino. Il flauto di Marsia pende dall’albero.”
“La crudeltà degli dei è senza limiti…in fondo che differenza c’è tra Xipe Totec e Febo? Stesso
orrore. ” interrompe Isabel.
“Già…stesso orrore…eppure mio zio continuava a menarla che i colori ricordavano quelli che più tardi utilizzerà El Greco e affermava che il dipinto era modernamente stravolgente. E io, inorridito, continuavo a pensare: “Ma come è possibile che il dio della luce si riduca a compiere un’atrocità del genere?”
“Ma nel mito appare l’essenza occulta della natura: un sistema che richiede continuamente morte, sangue e strazio affinché ci sia il rinnovamento.” Risponde Isabel.
“E gli Aztechi interpretavano l’orrore rendendolo concreto nella presenza di divinità assetate di sangue. Lunghe teorie di tremendi dei. Come per dire: se la natura è selvaggia e sanguinosa saranno violenti ed efferati anche coloro che l’hanno creata e la controllano” precisa mio padre “ e il mite Gesù è lontano…anzi giunge con la soldataglia spagnola… ma Mahavira e Buddha sono già apparsi da circa 2120 anni prima…”
“Io ho sempre pensato che il Buddismo sia una religione fragile per esseri bisognosi e vili…per
esseri tremebondi che non capiscono la vita e la fuggono.” Dice Isabel.
“Ed ora cosa pensa?” Chiede mio padre.
“Penso che gli eventi attuali che hanno strabiliato, stupefatto il mondo, indichino qualcosa che rende completamente vuoto tutto il pensare mitologico – religioso precedente … e quindi buona notte a Xipe Totec e al Pantheon insanguinato dei miei amici…”
“Le donne sono sempre decise…”
“Mio figlio, Willy, si è stufato delle donne e si è innamorato pazzamente di una bambola robotica.”
“Mi piacerebbe incontrare suo figlio, Erminio. Lo sa, Isabel, che Erminio ha un nipote – prostituta
sfruttato da un nano magnaccia?”
“La smetta Mosul… quella è una piaga che sanguina senza sosta come la ferita del re del Graal…”
“In questo secolo sanguina ancora? Ormai gli uomini concepiscono…” interviene ridendo Isabel.
“Esattamente… e lui vuole un figlio dal nano… non rida Mosul…è tragico…”
“Tragicomico…”
“Che cosa vuole che le dica, cara? Un nipote che fa la puttana nella zona rossa di Lussuria, noto nel mondo per le sue strabilianti “fellatio”, che mantiene un nano perverso e nazista non le sembra una cosa che dovrebbe preoccupare?”
“No… ma come si può essere nazisti nel 2044?”
“Isabel… perché non se li porta con sé in Messico e li fa sacrificare da quei preti degenerati….”
“Il problema Erminio è che se lo buttano giù dall’alto della piramide fa crollare il tempio…” interviene ridendo Mosul.
“E’ grasso?” Chiede Isabel
“Una palla!”
“Allora non fa al caso nostro... i signori aztechi, vogliono vittime fisicamente perfette…”
“Isabel, io ho letto che Quetzalcoatl aborriva i sacrifici umani… mi sbaglio?” Chiede Erminio.
“Si…era la grande eccezione del pantheon azteco, sacrificava solo farfalle, serpenti ed uccelli…la mitologia ha sempre un fondamento oscuro: intorno al decimo secolo una popolazione che giunse da Nord, i Nahua, imposero il sacrificio umano e il prete Tezcatlipoca forzò Quetzalcoatl ad abbandonare Tula. In poche parole: i nuovi arrivati imposero il culto sanguinario contro il parere dei sacerdoti di Tezcatlipoca ed espressero, rendendola concreta, l’idea terribile del sole assetato di vittime….”
“Ma Quetzalcoatl tornò “sub specie victorum””
“Si, e scombussolò l’impero e mise a soqquadro il mondo dei sacerdoti di Montezuma…e il timor panico li prese…”
“Una volta ho visto in un disegno di Quetzalcoatl che si tagliava una gamba offrendo il proprio sangue agli dei…”
“Vero… è nel codice Florentio, anch’io l’ho vista.”
“In un senso la vittoria dei Nahua fu come se l’ideologia nazista trionfasse su una mite e debole democrazia.” Precisa mio padre.
“Gli uomini s’inventano tutto per colmare il vuoto pauroso delle loro anime, ma che succedeva ai morti?” Chiede Mosul.
“Gli Aztechi vecchi e nuovi credono nella sopravvivenza temporanea. Credono che l’anima sopravviva per quattro anni dopo la morte e poi svanisca nel nulla.” Dice Isabel.
“Affascinante… mi spieghi meglio, Isabel…”
“Dopo la morte, il defunto si avvia per un doloroso viaggio e alla fine di un pericoloso itinerario incontra il Mictlan, il Signore dei Morti. Supera montagne, deserti, un serpente che cerca di bloccarlo, e lotta contro il gelido “vento d’ossidiana”, che soffia nella terra dei morti. Poi arriva presso un gran fiume e vede dei cani sull’altra riva. Quando il suo cane morto lo riconosce salta nell’acqua, attraversa il fiume infernale e lo aiuta a raggiungere l’altra riva. Quando il defunto ha oltrepassato il fiume e ha raggiunto quelle che chiamano “le nove terre dei morti” si annienta. Svanisce nel nulla. Il nirvana azteco è l’estinzione totale. Una vita dolorosa, un pellegrinare tremendo nell’Oltre per poi svanire nel nulla.”
“Una visione tragica e terribile…”
“Si, Mosul…oltre il fiume infernale il cane conduce il padrone verso il nirvana azteco cioè l’estinzione del proprio ego in tutte le sue forme e derivazioni. In quei quattro anni di vita nell’Oltre i guerrieri, i sacrificati e le donne morte durante il parto sostengono il levarsi del sole con la loro energia residuale.
Il sole ha bisogno di economizzare le sue forze e i morti lo aiutano in questo. I defunti sono vitali nella sua lotta per sussistere. Gli aztechi pensavano che l’energia della dolce morte - quella nel letto caldo tra i tuoi cari - andava persa e che solo l’energia che fuoriusciva, attraverso il decesso violento, fosse utilizzabile nell’economia del sistema universale. Occorreva una rottura brutale affinché l’energia vitale potesse essere utilizzabile. Occorreva la lacerazione terrificante di un equilibrio per sostenere la vita cosmica. Quando lessi questo rimasi ammaliata: il cristianesimo non faceva per me e mi convertii alla fede azteca… ”
“Affascinante…” sospira Mosul.
“Si ma cambiamo discorso ora ve la faccio io una domanda: perché hanno clonato Gesù?”
“Dopo il 2010 e dopo gli scismi provocati dalla chiesa americana qualcuno si chiese “perché non cloniamo Gesu'? Questa domanda i cristiani cominciavano a porsela nel 2003, quando il dibattito sulla clonazione umana si faceva sempre più acceso…” Spiega mio padre.
“Mi illumini…”
“Qualcuno aveva pensato di anticipare l’evento con un film. Un regista dell’epoca tentò di lanciare una provocazione realizzando il film "The Second Coming" (La seconda venuta). Partiva dall’ipotesi di un prelievo di sangue da un frammento della Sacra Sindone, per manipolarne il codice genetico in laboratorio.”
“Già… ma la sacra Sindone è un notorio falso: magari il sangue del panno di lino era quello di un uomo giustiziato…”
“Però il regista non aveva intenzioni blasfeme, voleva solo denunciare il pericolo di una possibile clonazione e mettere in guardia la Chiesa cattolica.”
“E che successe?”
“Attraverso la sua denuncia, il regista voleva mettere in rilievo il bisogno di una normativa che imponesse dei limiti della manipolazione genetica”
“E che rispose lo Stato?”
“Non rispose, ma il regista aveva spiegato che bisognava prepararsi a quest’eventualità. Consideri, Isabel, che quello era il tempo in cui la gente spendeva centinaia di dollari per un mago. Se qualcuno fosse riuscito a dimostrare di avere un clone di Gesù in grado di fare miracoli, avrebbe potuto cercare di usarlo per manipolare le masse a seguirlo”.
“E che accadde?”
Interviene Mosul: “La setta dei Realiani aveva già clonato dei bambini e l'opinione pubblica non aveva fatto in tempo a riprendersi che pochi mesi dopo un’altra setta americana era pronta per un progetto ancora più ambizioso: clonare il Nazareno utilizzando il sangue della Sacra Sindone…”
“Ma che buffo!”
“Si trattava di un gruppo californiano di Berkeley che si autodefiniva cristiano, capeggiato da un certo Kristan Lawson. L’uomo era deciso ad utilizzare il sangue contenuto nella Sacra Sindone per fare una copia di Cristo. Questi fanatici diedero il nome di "Second Coming” al progetto che annunciava il ritorno, per vie indirette, di Gesù.”
“E quale fu l’effetto?”
“Sdegno per alcuni, ed esaltazione per altri.”
“Lo credo bene… “
“Grazie all'ingegneria genetica” riprende Erminio “gli scienziati al servizio della setta intendevano prelevare una cellula di sangue dalla sacra reliquia, estrarne il DNA per introdurlo in un ovulo che poi – nel rispetto della tradizione – sarebbe stato collocato nel ventre di una giovane donna vergine che avrebbe portato a termine la gravidanza.”
“E così è stato…”
“In parte e dopo alcuni anni…difficoltà tecniche permettendo (le clonazioni annunciate dalla sacerdotessa di Clonaid, Brigitte Boisselier, non erano infatti mai state verificate), non era detto che un clone di Gesù sarebbe diventato quello che la setta avrebbe desiderato.”
“Infatti…”
“La pressione esercitata dai media, le enormi aspettative e l'educazione lo avrebbero trasformato probabilmente in un individuo disturbato e non proprio nel Salvatore del mondo.”
“E così è stato…”
“Si, ma solo più tardi e in altre condizioni. In quel tempo ai seguaci non bastava più il lieto messaggio che "Gesù è nei nostri cuori e ovunque" loro lo volevano fisicamente presente, non spiritualmente presente e lo volevano subito, senza attendere per tutta l'eternità.”
“La follia del mondo!”
“Garza Valdés, un ricercatore dell'università del Texas, aveva spiegato che il tentativo di clonare Gesù era assurdo ma non impossibile proprio per la presenza dei numerosi gruppi di fanatici in grado di tentare l’esperimento. La vera difficoltà era riuscire a procurarsi i campioni di sangue necessari per l'operazione”.
“E la Chiesa non si sarebbe mai prestata a concedere il sangue di Cristo…”
“Vero…ma quello che serviva veramente era solo una cosa: il denaro. E i promotori del "Second Coming Project" aveva a disposizione una gran quantità di eurodollari…”
“Ma a quel punto emerse miracolosamente il Velo di Marta e i lefevriani decisero di clonare Gesù e si scissero in due tronconi, come i vecchi gruppi della sinistra sessantottina.…”
“Esattamente….come gli scismi tra maoisti e stalinisti..”