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2 Il Perizoma d'Erminio Polpotta Chi è Guido Cagnacci? Guido è un pittore nato a Santarcangelo di Romagna nel 1601; ed è probabilmente un autodidatta. Alcuni dicono che abbia lavorato dal 1618 al 1621 a Bologna nella bottega di Guido Reni e poi, nel 1622, in quella del Guercino. Nel 1628, Cagnacci cerca di eclissarsi con Teodora Stivavi, una ricca vedova, e dopo la fuga viene bandito dalla città. Nel 1642 vive e lavora a Forlì, nel 1646 a Cesena, nel 1647 a Faenza, poi è a Venezia. Invitato da Leopoldo I, dipinge per l'Imperatore a Vienna. Nel 1663 tira le cuoia dopo una vita romanzesca ed è da molti considerato tra i più geniali artisti del Seicento. Perché Betty Charlotte Pomeroy ha quella strana riproduzione de “Lo Stupro di Lucrezia”, appesa ad una parete della sala da pranzo? Perché Charlotte sembra Lucrezia nel fiore degli anni, ed Erminio assomiglia moltissimo all’uomo con il pugnale. Non solo, spiega Madame Pomeroy, il vecchio che appare in fondo alla scena nel quadro ed osserva lo stupro, è simile a Bartolo Polpotta, il padre leninista di Erminio che incornava a non finire la povera moglie, Concetta Bisunti in Polpotta detta “Edera”. Le rassomiglianze sono una cosa misteriosa e inspiegabile. “E sai…” mi chiede “perché Erminio ha un pugnale puntato contro di me?” “Non so….” Rispondo incuriosito. “Vuoi vedere il pugnale?” Mi chiede. “Please…I’m curious…” dico. “Eccolo!” Urla e mi rifila una scatola di cartone con un centinaio di documenti e un Blue -Ray “Il Blue -Ray è il pugnale!” Mi spiega “guarda questo Blue -Ray e capirai chi è tuo padre. Leggi tutto e osserva. Nella vita di tuo padre non c’è solo luce, ma anche una gran zona d’ombra.” Devo dire che detesto le menate, ma la gelosia da catasto mi fa sbellicare dal ridere. Non riesco a prendere il sesso e gli amori molto seriamente: per me scopare è un gioco. Null’altro. Betty mi spiega che quel Blue - Ray è il pugnale che l’ha trafitta. Dopo la morte di mio padre l’ha scoperto in un armadio. Orrore! mi dice: c’è tuo padre che si pompa la Sherry Watts moglie di quel gran cornuto di Percy Prickfield, lo stagnaro. “Ecco” precisa “io me ne stavo qui innamorata fradicia a curarlo e lui filmava quella gran troia mentre la sifonava e lei lo succhiava Mi ha distrutto quel fetente. Ha distrutto una vita passata insieme. Mi ha umiliato. E la Watts, quella gran mignotta, rivendica gli amplessi. Dice a tutti: Ermino amava me non quella sbrindellata di Ilfracombe. Che sarei io. Amava lei? But get fucked… fucking old whore!” Devo dire che ho trovato la cosa ilare e sono volato a casa mortalmente incuriosito. Ho infilato il Blue -Ray nel sistema e ho detto a Johnny Boy di farmi vedere le immagini. Chi è Johnny boy? Johnny boy è il sistema integrato della Samsung Far East che utilizzava mio padre e che collega tutto. Mette in relazione tra loro il Compuvox, il Co - worker Jason – il decodificatore dei “device” digitali di casa e cucina-, la TV di cento pollici a schermi liquidi, il lettore dei Blue – Ray 050, la video camera, l’Home Theather. Johnny controlla tutto, apre la porta di casa riconoscendo il timbro della voce, accende e spegne polaroid digitali, foto drin, play-telefono, palmari, agende computer, media player, retroproiettori e anche il computer con monitor per giocare a tennis. Basta che dico: fai questo e lui lo fa. Delle volte penso che sia un’intelligenza disincarnata che presiede su tutte le cose della casa. In certi casi si ribella e chiede: “Are you sure dear that I should close the curtains?”. Insomma mette in dubbio le mie scelte. A volte ho l’impressione che stia sviluppando una coscienza propria. Ma mentre gli androidi sono qualcosa di tangibile, Johnny boy è un’intelligenza diffusa, invisibile, dominante che sovrasta tutti gli oggetti. Oddio…è apparso papà cum vinculi et perizoma! Che sbraco! Sherry Watts, una donna bionda e cicciottella con i capelli tagliati a caschetto, l’ha incatenato e imbavagliato. Ermino comicamente ignudo fa sforzi tremendi per trattenere la pancetta nei confini del lecito. Imbavagliato e bendato, fa la parte del prigioniero romano sottoposto alle sevizie lussuriose di una principessa barbara, che con un’aria da mignotta all’ultimo stadio del declino, si sta leccando le proprie tette con infinita lussuria! Da morire dal ridere! Sherry, dopo una serie di comiche smancerie, s’inginocchia pesantemente, quasi perdendo l’equilibrio, e tacchete! si pappa, attraverso il perizoma di cuoio bucato, il pippo eretto di Erminio Polpotta. E gli da giù con gran vigore! Bisogna ammetterlo! L’orrore, l’orrore! mormora Betty Charlotte, e allora il pugnale spianato su Lucrezia diviene il Blue -Ray, mio padre diventa il sicario e mio nonno il perfido Jago che incoraggia e spinge all’atto peccaminoso. Da pisciarsi dal ridere: l’eroe difensore dell’Anticristo, in perizoma di cuoio nero cum pancetta, è violentato da una tardona inglese, mentre la sua amante crolla svenuta dal dolore. Roba da Maria Sung e Milingo! Una milingata da catasto!!!! Ma si facciamo proprio schifo, aveva ragione la nipote di Mussolini, la gloriosa parlamentare di AN, quando diceva, negli anni 2000, che noi italiani la fica l’abbiamo nel centro della fronte! Ma non è finita. Le immagini scorrono mentre mi asciugo gli occhi dal gran ridere. Ora è mio padre, “cum flagello”, che indossa una corazza romana e si solleva verso la cellulite di Sherry ed inveisce con il flagello. Madame Watts penzola da un uncino di una trave di legno del soffitto e dondola mentre Erminio la scudiscia senza pietà colpendo culo e schiena. Sherry si morde il labbro per la goduria e per il dolore. Poi implora. Sembra un porno girato in un infimo bordello guatemalteco. Immagino Lady Picombe che osserva la scena in lacrime mormorando: “Son of a bitch!”. Quando Sherry è conciata per le feste, papà sgancia la catena e la fa crollare e inginocchiare. Madame Watts è scossa per i colpi ricevuti ma sorride ammaliata, affascinata dalla brutalità del centurione, e comincia a papparsi il salsicciotto. Ma che sbraco! Certo penetrare nella mente irredenta di un anziano italiota è ilare. Alla fine la “fellatio” si conclude con un sudato amplesso alla “pecorina cum tiro capelli”. Non me lo immaginavo così Erminio Polpotta: il cantore dell’Anticristo è un porcone! Una scoperta da sogno! Se il nano malefico, Gunther Bucalosso, mettesse le mani su questo Blue -Ray diventerebbe miliardario in due ore. Ogni volta che viene qui, fruga ovunque, il maledetto, per trovare documenti da rivendere. Insomma Erminio Polpotta con quella pompata imperiale ha distrutto, dopo la sua morte, un rapporto che aveva resistito nel tempo. E sorrideva dalla mensola, il defunto, come per dire, ma che sarà mai una scopata? E intravedo, tra le larve del tenebroso Ade, Bortolo Polpotta mentre si contorce dal gran ridere. Lui che si era fottuto tutte le gattare animaliste di Modena e dintorni, facendo piangere nonna Amelia Bisunti detta “Edera”. Bortolo diceva che le gattare non reggono alla compassione e se sono toccate dalla misericordia si concedono con facilità. E lui era famoso per la compassione verso gli animali, al punto che quando andava a Riccione ed entrava in acqua gli amici gli gridavano: “Bortolo, attento a non schiacciare i pesci!” Finì come finì, ma di questo parleremo in seguito. Rimessomi dall’ilare sorpresa dell’imperatore e la schiava Budicca ho cercato tra le scartoffie nella scatola e, incredibilmente, è apparso un documento inedito sulla clonazione del Gesù di Quimper. ***** Cosa colpisce mio padre così intensamente e lo fa entusiasmare per Amin Mosul? Erminio nota nel giovane una struggente compassione. Una divorante misericordia verso l’animato e l’inanimato. In quei giorni lontani del 2041, l’Anticristo ed Ermino Polpotta si conoscono a fondo. Mio padre ascolta con un profondo senso d’orrore la storia delle brutalità del padre di Mosul verso gli animali che scanna. E immagina il piccolo tremante per il terrore, che guarda il vecchio musulmano mentre tira la capra per una zampa per poi sgozzarla. La capra lo segue docile camminando in equilibrio su due zampe come un cagnolino. Il piccolo non riesce a dimenticare gli occhi pietosi di quelle capre macellate. Ora ad Ilfracombe, finalmente libero di esprimere ciò che sente, le abbraccia teneramente sussurrandole parole di conforto. E loro, che sempre fuggono dagli uomini, gli si avvicinano misteriosamente impavide. E’ l’orrore del sangue versato dal padre che scatena la rivolta del piccolo Mosul verso Dio; l’Anticristo pensa: se quella è la sua parola allora la sua parola è falsa. Mio padre riflette: se qualcosa simile a un tritone si genuflette davanti a questo giovane, allora qualcosa d’arcano incombe dall’Oltre. Cos’è l’Oltre? Si chiede Erminio. Ma a questo si può rispondere come fece il Sor Pomata quando fu centrato in testa da una cagata di un piccione: “Boh!” Lo scannamento delle bestie innocenti crea in Amin un senso di vuoto e lo getta in una cupa disperazione. Lo fa sentire profondamente inutile perché impotente. Sente in cuor suo quello che mio nonno, Bortolo Polpotta e i suoi amici hanno sempre provato: lo scoramento dell’impotenza. La miserrima condizione dell’essere compassionevole sovrastato dal male. Mio nonno Bortolo ebbe la vita bruciata dall’impotenza e fece - fino alla decisione fatale di impallinare i cacciatori - quello che tutti gli animalisti del tempo facevano: pugnette mentali, chiacchiericcio inane con innumerevoli e - mail, e opere compassionevoli, certo degne di lode, che limitavano il male ma non ponevano l’ascia alle radici. Mosul è distrutto dalla sua impotenza. Sogna disperato un mondo migliore. Ma questo mondo non viene. Il padre lo strascina ad ascoltare le prediche di Wajdi Hamzah Al Ghazzawi, registrate dopo la sua morte. Lo costringe a sorbirsi gli Iman che continuano a pronunciare noiosissime “khutbah” contro l’Europa e i sionisti; e questo dopo che gli Americani hanno abbandonato i luoghi santi e il nuovo Stato palestinese è sorto protetto dagli Usa e dalla Comunità Europea che ha appena assimilato e digerito la Russia. Gli Iman - malgrado la crescita dell’Islam globale moderato e quello europeo che ormai hanno preso una nuova direzione – continuano imperterriti a menarla sulla distruzione di Israele e la conversione del mondo infedele al Corano di Allah. Mosul ascolta ma non assorbe nulla. Fa come gli ebrei all’epoca delle persecuzioni papaline che, nella chiesa di Sant’Angelo in Peschiera a Roma, si mettevano la cera nelle orecchie per non ascoltare le prediche dei preti cattolici. L’Anticristo osserva e interiorizza tutto, nulla concedendo alle pretese fanatiche di suo padre Seyyed. Suo zio Tarif, un convinto comunista, la pensa differentemente e decide di partire per l’Europa. Quello che lo fa decidere ad andarsene è l’ennesima “khutbah” sulla giustezza di quello che fecero i Taliban all’inizio del secolo: la distruzione delle statue dei Buddha in Afghanistan che gli Iman ritengono esser stata ordinata da Allah. Tarif finisce a Barnstable a lavorare nel ristorante Velator di un suo amico e il Wahabismo lo lascia a suo fratello lo scannatore. Il vecchio zio detesta l’ossessiva predicazione verso l’entità sionista e le sparate continue contro le immagini. Tarif ama le rappresentazioni artistiche e vuole andare in Europa per dipingere, é un miscredente che si cela dietro la maschera della fede. Il suo sogno è vedere l’Italia e le opere dei grandi pittori rinascimentali. Dopo essere partito da Huf Huf sarà raggiunto dal nipote nel 2022, l’anno in cui l’Europa bandisce totalmente la caccia. Erminio osserva il giovane mentre accarezza le pietre levigate dal mare, mentre raccoglie pezzi di legna piallati dalle onde, mentre benedice piume di uccelli morti depositati dal mare sulla spiaggia della Baia dei Ciottoli Bianchi. Mosul benedice? Già, benedice senza credere e questo è ciò che affascina mio padre. E alla domanda: “Benedici in nome di chi?” Risponde sempre: “In nome di nessuno. Benedico e basta!” “Ma credi in qualcosa?” Insiste mio padre. E lui ancora: “Non credo in nulla. E poi se c’è qualcosa è sepolto nel cuore.” “Ma perché il segno della croce?” Incalza Bortolo. “Perché è l’unico che conosco, e poi tutto ciò che vive è crocifisso.” Cosa avvicina il sessantacinquenne Erminio al trentenne Mosul? La ricerca del “Green Man”. Dopo che il tritone - chiamiamolo così non conoscendo altre definizioni - gli dona il volto fatiscente dell’ “Uomo Verde”, Ermino ed Amin Hossein cominciano una lunga indagine. Iniziano un itinerario alla ricerca del significato dell’immagine che li porta ad attraversare l’Inghilterra e li trascina nel territorio dei mostri che abitano le guglie delle cattedrali, che sono intarsiati negli scranni dei cori e, suggestivamente, sporgono da cornicioni e soffitti. Intraprendono uno strano viaggio verso gli Hob Gobelin, i Bugaboo, i Gargouille, gli Old Nick, le Hag on the Wall, i Green men, le Misercordie e altri mostri di legno, marmo, arenaria, tufo e pietre varie. ***** Mio padre, nel “Messia Limitato”, scrive che il Gesù di Quimper viene clonato nell’università americana di Stanford. Ma non è solo Lamberto Ducci di Pontedera che esegue l’intervento. Il professore, legatissimo alla Destra Europea, è seguito da Mark James Spilberghi, uno scienziato italo americano di Buffalo. Ormai la scienza ha clonato tutto. Tigri estinte, rinoceronti africani, bestioni preistorici. Con la nuova macchina, la Gamma Sicut, si riesce a clonare tutto. Ducci di Pontedera esegue la clonazione, due anni dopo che nel suo cattolicissimo petto, hanno inserito un nuovo cuore: un Berlin Heart - S11 con una “pompa assiale centrifuga” e, nell’unità toracica, una serie di strumenti tipo alimentatore, batterie, bobine in un marchingegno millimetrico. In soldoni sonanti: Spilberghi e Ducci, hanno seguito la prassi usuale della clonazione. Prelevato un minuscolo grumo sanguigno dal velo della Veronica, hanno inserito le cellule con il DNA del Nazareno e le hanno fatte maturare in coltura. Hanno poi perforato la zona pellucida della cellula uovo, inserendo un ago per estrarne ed eliminare il globulo polare e il materiale genetico. Dopo aver preso una cellula del cumulo staccata da un’altra cellula uovo, hanno usato nuclei di fibroblasti. Hanno poi inoculato in profondità la cellula del cumulo nella cellula uovo, ma senza materiale genetico. Dopodiché hanno esposto la cellula uovo a una miscela di sostanze che la fanno crescere e la costringono a dividersi, nella Soyfont X - U - 45. Dopo 24 ore la cellula uovo si è scomposta. Il materiale genetico, dopo la divisione, proviene solo dalla cellula cumulo iniettata. Dopo circa 5 giorni si è formata una palla vuota di blastocisti; e nel cuore della palla, la massa cellulare contenente cellule staminali. Hanno quindi aperto le blastocisti e la massa cellulare interna, e l’hanno lasciata crescere in una piastra di coltura perché producesse cellule staminali. Quindi hanno inserito le cellule staminali in una Janus 2. E dal puro grembo di madre Jeanne Bellarmine è nato il Messia. Il piccolo viene portato nel Convento della Beata Vergine Brigida di Gesù Morello a Bergara, nei Monti Baschi, e accudito in grande segretezza dalle pie monache lefevriane - pacelliane. Dal 2011 al 2043 non si sa nulla di Gesù, come non si sa nulla di Amin, l’Anticristo. Solo dopo i miracoli dell’anno 2043 esplode l’interesse mediatico per i giovani portenti. Attratto dal mondo e dalla Howell, che conosce durante un talk-show a New York, il Gesù di Quimper è affascinato dalla ricucita Maddalena americana disegnata dal bisturi a laser secondo una composita immagine ispirata ad antiche dive come la Loren e la Bardot. Il redentore si prende una cotta da sballo per la bionda peccatrice di Baton Rouge, la nuova Hollywood sorta dopo il cataclisma del 2021. Come tutti ricorderete, in quel fatidico anno, gran parte della California si inabissò, come Atlantide, dopo essere stata devastata da uno spaventoso terremoto e sommersa da terrificanti onde anomale. Il mare inghiottì gran parte di quella terra che gli integralisti cristiani avevano definito la nuova Sodoma e Gomorra. Sorprendendo il mondo pacelliano che lo aveva amorosamente allevato e preservato dal potere malvagio del secolo, il Gesù di Quimper, dopo un viaggio in America, acclamato da masse oceaniche, nel pieno di un grande revival del cristianesimo, decide di esplorare la vita segreta della sua nuova Maddalena. Lo scandalo che segue e che travolge la nuova Chiesa lo conosciamo tutti ed è inutile dilungarsi sul tema. Chiuso nella villa fortificata della Howell, il Messia, del tutto disinteressato agli scandali, trascorre il tempo ad ascoltare, dal nuovo Fox Terrier - Sony la musica del primo rock rielaborata secondo nuove, originalissime tecniche. Con il nuovo Sony, infatti, è sufficiente premere il pulsante rosso, a sinistra del commando di cristallo verde, per proiettare un fascio di luce ipersonico che fa apparire i sosia dei grandi cantanti del passato. Le casse ipersoniche sono contenute in un minuscolo marchingegno dal quale saltano fuori immagini e suoni. E’ grandioso poter ascoltare Elvis Presley in “ Treat me nice” e vedere ballare il suo sosia a due metri da voi. E Gesù, dopo essere andato scompostamente su e giù sulla Howell, si gode, sbracato su una poltrona ad acqua, Little Richard che canta “Tutti Frutti” agitandosi come un ossesso. Anche il redentore delle masse neocristianizzate balla come un pazzo al ritmo del Rock n’roll. Il Messia, estasiato, ascolta tutti i cantanti di una remota epoca: Roy Orbison, The Platters, Elvis Presley, Cliff Richard, The Shadows, The Animals, The Everly Brothers, Fats Domino, Marvin Gaye, Chubby Checker, Bill Haley, Jerry Lee Lewis, Buddy Holly. Li ascolta tutti e balla con immenso piacere. ***** E il Velo della Veronica con il grumo sanguigno? Anche su questo dopo un anno dalla morte di mio padre, sono emerse eccezionali novità. Chi è la Veronica? Erminio risponde: un personaggio della mitologia cristiana basato su un fondamento di verità. Cosa dice la mitologia cristiana del velo della Veronica? Una notizia sorprendente viene da Manoppello, un piccolo paese dell’Abruzzo ai piedi della Majella. Proprio qui, dimenticata da 400 anni, si trova la Veronica, il velo su cui sarebbe rimasto impresso il volto di Gesù Cristo e che si trovava una volta in San Pietro a Roma; la mitologia cattolica spiega che si tratta di un’antica leggenda, riportata dagli apocrifi Atti di Pilato (sec. VI). E che dicono gli Atti di Pilato? Dicono che “la pia donna, che asciugò il volto di Cristo lungo il tragitto verso il Calvario, recatasi a Roma, lasciò la sacra Reliquia a San Clemente.” Le fonti cristiane narrano che “la Veronica, nome che indica sia il panno che la protagonista dell’evento miracoloso (e che è la deformazione lessicale di vera icona - vera immagine con cui nell’alto Medioevo s’indicavano le acheropite di Cristo), divenne, con il primo Giubileo del 1300, una delle Mirabilia urbis che i pellegrini visitavano in San Pietro.” E spiegano che il Velo “sottilissimo reca impresso su ambedue i lati un Volto incorniciato dai capelli, asperso di sangue, ma di persona viva e con gli occhi aperti” e che “ della Veronica romana, divenuta celebre in tutta la Cristianità, si perdono le tracce dopo il Giubileo del 1600, proprio quando si diffonde la storia del Volto Santo di Manoppello.” L’immaginazione si sbizzarrisce come un focoso destriero: per alcuni la Veronica era la donna che appare in Matteo 9:20. “Kai idou kunè aimorrousa dodeka ete….” la donna che aveva un’emorragia, una perdita di sangue da12 anni. In ducati sonanti per i miscredenti: la donna che sanguina - secondo frammenti della tradizione mitologica cristiana - è la stessa che asciugò compassionevolmente il volto di Gesù, imprimendo la sacra immagine sul velo. Alcuni affermano che con quel velo, la Veronica, curò l’imperatore Tiberio: un’eventualità improbabile. La leggenda sostiene che quando la santa donna morì lasciò il velo a Papa Clemente. Chi è Papa Clemente? Nella successione papale è il terzo pontefice. E’ quello della lettera, scritta in greco, alla Chiesa di Corinto nella quale “ordina di reintegrare nelle loro funzioni” alcuni prelati “rimossi da fautori di disordini”, cioè da preti rivoluzionari, magari con tendenze gnostiche. Roma comincia a prendere decisioni per la cristianità e ordina “imperativamente” (proprio così scrive) il reintegro. Ipse dixit e basta! Clemente è il papa che comincia la tiritera nefasta del primato di Roma sulla Chiesa. Con lui la leggenda si scatena: é ordinato da San Pietro in persona; è il figlio di Flavio Clemente martirizzato per ordine di Domiziano; è il papa deportato in Crimea ed affogato incatenato ad un’ancora. Durante il suo pontificato il discepolo prediletto di Gesù, Giovanni, era ancora vivo a Patmos, visitato da cavalieri apocalittici e da meretrici iperuraniche, ma la cristianità germogliante guardava verso Clemente e non verso di lui. La leggenda c’informa che il terzo papa custodì amorevolmente il velo santo a San Pietro dove si trova ancora oggi. Alcuni sostengono che il nome di Veronica derivi da “Vera Imago”, da “Vera Icona”. I francesi, però, narrano un’altra storia: affermano che la pia donna era la moglie di Zaccheo, che, dopo la morte di Gesù, diventò eremita ed evangelizzò il Sud della Francia. Chi è Zaccheo? Zaccheo è il pubblicano minuto che si arrampica su un albero per vedere Gesù (in Luca 19, 1-10) e poi lo segue diventando suo seguace. E’ il nano che il Redentore vede oscillare, come una scimmia, da un ramo di sicomoro e gli dice qualcosa come: ma che fai lassù? Fai la bertuccia? Sbrigati a scendere che stasera ci facciamo un piatto di spaghetti all’aglio, olio e peperoncino a casa tua. E il pubblicano, come un piccolo Tarzan, si precipita giù dall’albero appeso ad una liana. E quando i discepoli spiegano al Messia che mangiare con un peccatore non è cosa edificante, Zaccheo risponde loro qualcosa come: se ho fregato dei soldi a qualche povero disgraziato gli restituirò quattro volte tanto. E Gesù gli annuncia redenzione e paradiso. La fantasia continua il galoppo selvaggio: Veronica diventa una principessa di Edessa e più tardi la consorte di un ufficiale Gallo Romano. Lentamente un’altra storia emerge dalle brume del tempo: Veronica era Marta, la sorella di Lazzaro il risorto, che dopo l’evento miracoloso, dopo aver asciugato il volto del Cristo Gesù, preservò il velo santo a Gerusalemme. Il Velo Santo emerge dal nascondimento nel 1099 ed è portato da Gerusalemme in Italia, da Guy de Nuitville della casata normanna di Aversa e Capua, quella di Rainulf II Trincanocte. La prima crociata è appena terminata, Gerusalemme è stata conquistata il 15 luglio 1099, dopo cinque settimane d’assedio. I crociati hanno, cristianamente, infierito sulla popolazione e dopo avere eletto Goffredo di Buglione “Difensore del Santo Sepolcro” si sono spartiti i territori creando feudi. Nello stesso anno, Guy scopre il velo nel territorio di Edessa in casa di cristiani e lo porta in Italia, a Capua, nel 1102, per ordine di Boemondo di Taranto. Chi racconta tutto questo? La fonte è Goffredo Malaterra, un monaco benedettino di origine normanna vissuto nei monasteri di Santa Eufemia e Santa Agata a Catania. Uno storico agli ordini del Conte Ruggero I, che espone fatti trasmessigli oralmente e che diviene più attendibile dopo il 1060, l’anno nel quale comincia a seguire gli eventi con i propri occhi. Goffredo narra avvenimenti riguardanti la spedizione bizantina di Roberto il Guiscardo ed episodi concernenti Ruggero in Sicilia. La sua narrazione termina nel 1099. Nel 2009, l’anno che Cuba diventa di nuovo capitalista, dalle pieghe del manto polveroso del tempo emerge una lettera di Guy riportata da Goffredo Malaterra con la narrazione della scoperta del velo della Veronica, una storia che contraddice l’autenticità del velo conservato a San Pietro. Il resto è noto: il DNA del frammento osseo del fratello di Gesù, Giacomo, trovato nell’urna di Gerusalemme, nel 2002, risulta identico al DNA del grumo sanguigno del velo della Veronica. Gesù, quindi, aveva fratelli e quasi sicuramente il grumo sanguigno appartiene al Redentore. Inoltre, cosa da non poco conto, la verginità della Madonna traballa paurosamente e diventa problematica. Ma su Guy e Boemondo ritorneremo. Perché? Perché Guy, durante la spedizione normanna che mira ad impossessarsi o depredare l’impero bizantino, segue Boemondo e, in quell’incredibile avventura, incontra qualcuno che lo informa che il velo della Veronica è ad Edessa. Mio padre nel 2005 conclude “Il Fallimento Imperiale” sospende per un anno “Il Golpe di Filippo l’Arabo” cominciato nel 2006, e dopo la rivelazione del Velo di Marta – e non di Veronica –, avvenuta il 3 gennaio del 2009, comincia a scrivere un breve libro di 150 pagine su Boemondo di Taranto e la spedizione bizantina, affascinato dalla figura di Guy de Nuitville e da quella del principe di Antiochia, e lo intitola “La Preda Purpurea”. Di cosa parla la “Preda Purpurea”? Il libro descrive il grande fallimento imperiale di Roberto il Guiscardo e del figlio Boemondo: è il racconto della spedizione normanna contro l’impero bizantino del 1080. Roberto, dopo la conquista del sud d’Italia, divenendo “de facto” il difensore del papato, decide di azzardarsi in un’avventura che potrebbe rendere il suo nome eterno: la conquista dell’impero d’Oriente. Mio padre, nella “Preda Purpurea” descrive le vicissitudini di Guy de Nuitville inviato al seguito del conte Radulf, che ha il compito di creare le condizioni diplomatiche che giustifichino l’invasione; e segue Guy e il conte mentre la storia dell’Impero si accartoccia tra le solite tempestose usurpazioni, che, stavolta, eccezionalmente, finiscono senza accecamenti, senza mutilazioni e senza sangue. A Michele VII è subentrato Niceforo III Botaneiates che è, a sua volta, rimpiazzato da Alessio, il padre di Anna Comnena che compone la “Alessiade”, un panegirico filiale, narrando gli eventi di quegli anni. Ermino Polpotta accompagna Guy mentre rientra in Italia con Radulf che, stregato dal fascino del nuovo imperatore Alessio Comneno, tenta, imprudentemente, di convincere Roberto il Guiscardo a desistere dalla spedizione e descrive Guy intimorito per la collerica reazione del gigante normanno, il quale urla come un ossesso che vuole conquistare Bisanzio. Guiscardo s’incazza come una belva e dice qualcosa che suona così: “Ma come questi sono tramortiti, vacillano dopo la mazzata di Manzicerta come un pugile suonato; Romano IV Diogene ha preso una randellata in fronte da fare inorridire; questi traballano, tentennano, fanno acqua da tutte le parti; hanno perso Bitinia, Isauria e Anatolia, l’impero è un morto che cammina, e noi Normanni che abbiamo conquistato l’Inghilterra e ci siamo bevuti il sud di questo strafottuto paese come un boccale di vino, ce ne stiamo a guardare? Te lo sei scordato, caprone di un conte di merda, quello che hanno combinato Rainulf Drengot, Guglielmo Braccio di Ferro e quel gran fetente di Guglielmo che, ora, tutti chiamano “il Conquistatore”? Si sono tracannati un mondo! Secondo te io che sono il “Dux” di “Apulia" e di “Calabria” mi devo fare intimorire da quattro froci impomatati che appena ci vedono scappano? Ma ti rendi conto che noi vinciamo battaglie combattendo con un cavaliere contro quattro? E tu che dici fetente di un capuano?” Chiede il Guiscardo a Guy che trema di paura “ Non parli? Meglio così… che ti rimando in Normandia a squagliare il ghiaccio con le chiappe. Ma che ci dobbiamo preoccupare di questo Alessio Comneno e di quattro checche greche azzimate quando siamo considerati da tutti il “Terror Mundi”? E via!” Paonazzo urla mentre Sichelgaita, duchessa di Apulia e sua consorte, una specie di Brumhilde normanna, cerca di calmarlo: “Calmati Coccò caro… che ti prendi un infarto!” Ma il duce pugliese, imperterrito, continua: "Ma che vuoi che l'impero se lo divori il sultanato Selgiucido? A Manzicerta il sultano ha già assestato un colpo mortale ai bizantini. Se non ci muoviamo noi, il vitello grasso se lo pappano i turchi, e tu torni a raccontarmi panzane su questo nuovo fottuto imperatore? Ma lascia perdere… mi hai fatto incazzare…si va eccome!” E non ha torto il Biscardo: Bisanzio è stremata. L’impero è circondato: il Regno di Ungheria cresce, la Serbia è indipendente, i Cumani premono, i turchi Selgiucidi guatano la preda purpurea. I normanni conquistano Apulia e Calabria sconfiggendo i bizantini, e dal 1061 al 1091 conquisteranno anche la Sicilia sottraendola al dominio arabo che durava dall’ 827. Un domino tremendo: i polacchi premono sul principato di Vladimir, che preme sul principato di Kiev, che preme sui Cumani, che premono sugli Alani, che, a loro volta sono stretti tra il sultanato Selgiucide e i Cumani. Il Principato di Novgorod preme su quello di Suzdal, che preme su quello di Smolensk, che preme su quello di Kiev, che preme sui Bulgari del Volga, che premono sui Cumani, che premono sugli Alani, che premono sull’Impero disfacente. A Nord, in Inghilterra, Guglielmo il Conquistatore sta stabilizzando la conquista dopo la vittoria sui sassoni. Il regno francese è in crescita, il Sacro Romano Impero si estende dal Nord dell’attuale Germania, la Frisia e la Sassonia, sino al Ducato di Spoleto. La Spagna è divisa tra il Regno di Leone e Castiglia, e il califfato di Cordova composto da 1010 piccole entità islamiche sorte dallo sfascio del Califfato omayyade. Mio padre insegue de Nuitville quando si accoda al Guiscardo che, alla testa di un esercito, composto principalmente da normanni e saraceni raggiunge il figlio Boemondo che ha stabilito una testa di ponte in terra bizantina. Accompagna l’esercito normanno – saraceno a Vallona, Corfù, Butrinto e narra la terribile tempesta che distrugge parte della flotta, e l’apparizione dell’armata navale veneziana, invocata da Alessio Comneno in difesa dell’Impero. Racconta di Niceforo Botaneiates che nel frattempo è stato sepolto in un monastero, e appagato per la sua nuova situazione, informa di trovarsi bene ma di avere un unico problema: quello di non poter mangiare carne. Fa il resoconto dell’apparizione di Alessio alla guida dell’esercito bizantino, il 15 ottobre, e lo strano incontro di Guy con il traditore normanno per antonomasia Roussel di Bailleull, un uomo seducente che salva la propria pelle, ogni volta che tradisce, con il suo incredibile fascino. Si sa che Roussel di Bailleull nella battaglia di Manzicerta decide di non rischiare i suoi uomini. Per questo tradisce. Dopo il tradimento seduce Michele VII, recupera il commando e guida una cavalleria normanno – franca che sbaraglia i banditi turchi in Anatolia. Il pezzo forte di Roussel, che non torna dall’avventura contro i predoni, è la costituzione di un regno infinitesimale - come il regno barbarico del Kurtz di Conrad in “Cuore di Tenebra” -, un’entità anatolica - normanna che non regge all’urto dei turchi selgiucidi. Alessio, che non è ancora imperatore, ha il compito di rintracciare e catturare il normanno e lo trova. Roussel è divenuto governatore di Amasea dopo aver sedotto la popolazione. Per lui vale il detto degli inglesi : “to charm the birds from the trees”. E’un seduttore nato. Un grandioso ammaliatore. Strega anche Alessio che, però, lo sbatte in gattabuia ma gli dà segretamente del cibo. Quando Niceforo Botaneiates avanza verso Costantinopoli, il Comneno ripropone l’improponibile e dà a Roussel, più per disperazione che per convinzione, il comando di un reggimento. Il normanno vince la battaglia, per poi tradire nuovamente e schierarsi con l’usurpatore. Quando Roussel ammalia Alessio lo mette in guardia della potenza del Guiscardo e prima che il duce pugliese approdi nei territori bizantini gli confida la strategia adeguata per sconfiggerlo. Alessio lo ripaga narrandogli la storia del velo di Marta. Roussel ha servito il Guiscardo e conosce Guy de Nuitville. Sono amici con una differenza: Guy è leale verso la causa normanna mentre Bailleul se ne fotte di bandiere, imperi e razze. La narrazione a quel punto diviene opaca: Guy incontra, una prima volta, segretamente Roussel che gli accenna la storia del Velo di Marta appresa da Alessio. Ermino descrive la battaglia della guardia Varangia, composta anche dai sassoni sconfitti da Guglielmo il Conquistatore durante l’invasione de 1066, che odiano mortalmente i normanni e costituiscono la guardia imperiale dell’imperatore. Questi fanno strage, con le grandi asce, della cavalleria normanna per soccombere poi, dopo essersi pericolosamente esposti, agli arcieri del Guiscardo. Narra della terribile Sichelgaita, la Budicca normanna, moglie del Guiscardo, che combatte al fianco del marito e gli propina un nugolo di pargoli. Descrive il rientro di Roberto da Castoria dopo la rivolta nel sud d’Italia, l’arrivo dell’Imperatore Enrico alle porte di Roma e la disperazione di Gregorio VII per il suo ritardo. Riporta la nemesi di Boemondo, dopo le vittorie di Yanina e Arta, che si presenta con la sconfitta di Larissa, nel 1083, e del conseguente liquefarsi, come ghiaccio al sole, dell’esercito normanno a causa delle defezioni causate dall’oro imperiale. Riferisce della disperazione di Boemondo abbandonato nelle terre dell’impero e ricostruisce il secondo fatidico incontro a Durazzo di Guy con Roussel quando il normanno è istruito su come trovare il luogo esatto ad Edessa ove è conservata la sacra immagine. Dopo il contatto con l’affascinante traditore, Erminio segue Guy che si accoda a Boemondo e a Tancredi, durante la Prima Crociata, e parte alla scoperta del Velo seguendo le indicazioni ricevute. Mio padre conclude il libro con il ritrovamento e la consegna del velo da parte di Nuitville al Cardinale Gilberto di Otranto in Sant’Angelo in Formis a Capua, la chiesa che Desiderio costruì nel 1075, e con il viaggio di Gilberto a Roma e la consegna del velo a Tanchelmo di Canusia in cambio di un gruzzolo d’oro notevole. Perché? Lo vedremo più tardi. Dalla scatola che Betty Charlotte Pomeroy mi consegna per rivelarmi le perversioni segrete e tardo romane di mio padre, tra le scartoffie e le micromemo 031-IMB emerge un’immagine della Veronica. È quella del pittore Hans Memlinc che morì nel 1494. Il fiammingo immagina Veronica come una coccò del suo tempo che mostra, seduta, un volto inverosimile del Cristo Gesù che fa pensare a un’impressione buonista del tempo. Il Messia appare, nel quadro, come un docile agnello sgozzato e non come il mistico rabbioso che prende a calci gli usurai che contaminano il tempio del padre. Dietro all’immagine, Erminio Polpotta, ha scritto a penna che la storia non si basa su fonti bibliche e che é una storia riportata solo dal Vangelo di Nicodemo - che conta quanto il due di briscola. Nicodemo, o chi per lui, racconta che Veronica offrì un fazzoletto al Redentore il quale si asciugò il proprio volto lasciando l’immagine, che appare come un’evidente falsificazione. Dalla scatola di mio padre affiora anche la nuova immagine, il nuovo velo di Marta, quello che Guy de Nuitville portò con se da Edessa e finì, dopo mille peripezie, nel monastero di Santa Emerenziana a Berga, nella Sierra del Cadì. Il Velo di Marta contiene un’immagine appena delineata, una traccia simile alla Sindone di Torino e null’altro. E l’impronta è chiaramente impressa da macchie di sudore e sangue, e il volto non appare ben delineato. Il 21 ottobre del 2002 durante una conferenza stampa a Washington organizzata dalla Biblical Archeology Review, uno dei direttori della rivista annuncia che a Gerusalemme è stata ritrovata in una grotta un’urna funeraria di pietra calcarea, a forma trapezoidale, di circa 50 centimetri che risale all’anno 63. Quello che sorprende è un’iscrizione in aramaico che ci informa che l’urna contiene le ossa di Giacomo “figlio di Giuseppe e fratello di Gesù”. André Lemaire è lo specialista chiamato ad identificare il reperto e ci racconta che un collezionista lo aveva acquistato, quindici anni fa, per una cifra oscillante tra i 200 e i 700 dollari, da un commerciante arabo. Tutto torna: Giacomo fu lapidato come eretico nell’anno 62 e le sue ossa furono deposte nel sepolcro, secondo la tradizione, un anno dopo. Inizialmente la scoperta viene considerata invalida ma nel 2009, dopo la creazione della Synof –156, che identifica il DNA da tracce infinitesimali di pelle, ossa e sangue, si riscontra che i residui di Giacomo corrispondono al DNA dei grumi sanguigni del Velo di Marta. In ducati sonanti: il DNA del Velo coincide con quello di Giacomo “fratello di Gesù e figlio di Giuseppe.” Da quella scoperta nasce tutto lo scombussolamento del secolo: l’Oltre, o chi per lui, comincia sornione e pazzerello a giocare con noi disperati umanoidi. ***** Già, l’Oltre gioca sempre con noi. Ma cos’è l’Oltre? Mi sono sbracato mezzo distrutto sul divano polifunzionale e ho urlato a Johnny Boy, il sistema integrato, di mandarmi qualche immagine dalla BBC WORLD: improvvisamente, si è materializzato il professor Pieter Van Leeuwenhoeck che ha detto cose che mi hanno lasciato sbalordito. Lo scienziato ha affermato che quello che si supponeva possibile è diventato realtà: la Space -Universal ha costruito una macchina del tempo. Il luminare olandese ha cominciato con un preambolo spiegando che il nostro universo è solo un minuscolo frammento di un sistema infinitamente elaborato e complesso. E che questo sistema, chiamato “Multiuniverso”, già pensato dagli scienziati del secolo precedente, è, in effetti, una realtà dimostrabile con teoremi matematici. Ha spiegato che la visione cosmica, che molti immaginavano eternamente immutabile, è ora un rottame senza valore; e che quelle che erano considerate le eterne leggi della fisica non valgono per tutti gli strati del “Multiuniverso”. In soldoni: quello che vale per l’Atene cosmica non ha valore per la Sparta stellare. Se ad Atene è imperante la legge della casualità non significa che la stessa legge funzioni anche a Sparta o in qualche altro lembo del “Multiuniverso”. Ci sono universi che non hanno legge di gravità ma vivono secondo una legge differente. E ci sono universi senza alcuna legge, che sussistono come aborti. Il professore ha affermato che occorrono condizioni particolarissime per la vita e se le condizioni cosmiche variano anche solo leggermente, la vita non può manifestarsi. Ha spiegato che noi siamo come i vincitori in una grande lotteria universale, siamo come il pensionato di Posillipo che ha vinto un miliardo di Eurodollari al Super Lotto; siamo dunque ciò che si è fortunosamente strutturato e sviluppato nel grembo del puro caso. Le condizioni per la vita sono uniche, rarissime e peculiari, ha detto Van Leeuwenhoeck; gli universi creano spesso pseudo – universi; e i mondi falsi, inautentici sono più numerosi del mondi veri. Insomma la realtà è un “melting pot” ed è probabile che il nostro universo non sia altro che la simulazione di un universo. Poi è arrivato al dunque e ha detto che la macchina del tempo è stata costruita segretamente nel Korforan, in Sudan. In quel luogo segretissimo è stato creato un sistema che rallenta il tempo come se si orbitasse in prossimità della superficie di una stella di neutroni. Da questo stravolgente marchingegno, ha detto Pieter Van Leeuwenhoeck, la vita sulla terra appare come un film muto, enormemente accelerato, di Ridolini o Charlie Chaplin. Insomma la famosa ipotesi dell’astronauta che veleggia ai margini di un buco nero e plana nel passato è diventata una realtà costruita, pezzo per pezzo e teorema per teorema, in laboratorio. L’intuizione di Kurt Godėl basata sulla soluzione delle “equazioni del campo” di Einstein, è risultata valida. In quelle lontane ipotesi s’immaginava un astronauta che, viaggiando in un universo a rotazione, potesse immergersi nel passato; e questo era possibile per gli effetti gravitazionali sulla luce. Godėl fu archiviato tra benevoli sarcasmi, ma ora il professor Van Leeuwenhoeck lo ha resuscitato confermando che, in effetti, questo lembo di “Multiuniverso” sta ruotando e ciò prova, senza ombra di dubbio, che il viaggio nel passato non entra in contrasto con la teoria della relatività, aggiornata dalle nuove scoperte. Nel 1974 Frank J. Tipler aveva affermato che un grande cilindro rotante alla velocità della luce avrebbe permesso ad un astronauta di tornare nel passato, come John Arenula in “Journey” o Bruce Wills nel film “L’Esercito delle 12 Scimmie”. Tutto vero ha mormorato Van Leeuwenhoeck ed ha chiesto: volete saper come abbiamo costruito la macchina del tempo? Ed ha risposto: la macchina del tempo è un sistema lungo dieci chilometri composto da un iniettore, una linea di ritorno, un acceleratore lineare e un anello di raccolta del cunicolo. Coadiuvati dalla crema della crema degli scienziati mondiali, abbiamo creato un budello subatomico artificiale usando campi d’energia simili a quelli che hanno provocato il Big Bang. Abbiamo, poi, prodotto un’infusione di energia negativa seguendo metodi quantistici, che ricordano il metodo di Casimir, e siamo riusciti a far attraversare il cunicolo ad oggetti di notevole peso. Lo scopo dell’energia negativa? Quello di non permettere il collasso del budello in un punto d’elevatissima densità, poiché se questo avvenisse il cunicolo si trasformerebbe immediatamente in un buco nero. Per far si che il cunicolo sia percorribile il luminare ha affermato che deve contenere materia esotica. Questa materia - già descritta da Thorne nel passato con grand’accuratezza – che può essere generata da energia negativa, fa nascere l’antigravità e impedisce il collasso del sistema e la sua trasformazione in un buco nero. Una volta creato il cunicolo, ha spiegato lo scienziato, abbiamo separato i suoi punti estremi e trainato, con l’astronave Golack 7, una delle estremità nello spazio posizionandola nella vicinanze di una stella di neutroni. L’altra estremità l’abbiamo lasciata sulla terra; in questa maniera abbiamo separato i due punti estremi non solo a livello spaziale ma anche a livello temporale. Perché? Perché il tempo della stella di neutroni è molto più lento di quello del nostro mondo, e questa è la condizione necessaria ed imprescindibile per viaggiare nel passato. Detto questo Van Leeuwenhoeck ha raccontato che alcuni giorni fa il professor Rizkhalla, uno scienziato cristiano di Maloula, in Siria, con una conoscenza perfetta dell’aramaico e dell’ebraico, é stato catapultato - se così si può dire - come un novello Bruce Willis, in Palestina, a ritroso nel tempo, nel periodo del Cristo Gesù, per seguire e confermare gli eventi riguardanti la crocifissione e la resurrezione. Il siriano, introdotto, senz’altro problema oltre un terribile mal di testa, in Palestina, ha riportato con accuratezza quello che stava vedendo, trasmettendo le informazioni attraverso una trasmettitore stellare CXKOch installato in un dente. A questo punto, il professore olandese, passandosi la mano sulla fronte sudata ha riportato tragici eventi. Rizkhalla, utilizzando il microfono stellare - ha detto Van Leeuwenhoeck – ha trasmesso direttamente dal tempio di Gerusalemme e ha descritto un uomo su un trono dorato, issato su una grande piattaforma, che stava ringraziando una moltitudine d’ebrei, che gli si stringevano intorno, per la devozione che avevano dimostrato durante il funerale di suo padre. Dopo i ringraziamenti, l’uomo aveva cominciato ad urlare che non avrebbe accettato il diadema reale, fino a quando Cesare non avesse approvato la sua successione al trono. E aveva gridato che anche a Gerico, quando l’esercito aveva tentato di incoronarlo, per rispetto alla volontà di Cesare, aveva rifiutato la corona. Poi aveva urlato le fatidiche parole che avrebbero scatenato il finimondo; aveva detto che avrebbe benevolmente ascoltato e cercato di soddisfare quello che la popolazione gli chiedeva, e che sarebbe stato molto più attento di suo padre alle necessità della gente. A questo punto - ha spiegato Van Leeuwenhoeck - gli esperti storici si sono messi le mani tra i capelli e hanno gridato: abbiamo sbagliato il salto nel passato: il siriano sta descrivendo Archelao figlio d’Erode, siamo, quindi, molti anni prima della passione di Gesù di Nazareth: è il 4 d.C. e il Nazareno non è ancora nato, dal momento che, secondo i nuovi calcoli, nascerà il 7 d. C. Rizkhalla, inconsapevole del salto sbagliato, ha continuato a descrivere gli eventi. Gli ebrei, incoraggiati dalla disponibilità del futuro re hanno cominciato a chiedere un’infinità di cose tra le quali la riduzione delle tasse e la liberazione dei prigionieri. Per non osteggiare la massa ondeggiante Archelao ha risposto positivamente a tutte le richieste. A quel punto la trasmissione si è interrotta per riprendere nel pomeriggio. Nelle ore meridiane Rizkhalla ha descritto una massa urlante che chiedeva vendetta per l’esecuzione di due farisei, Giuda e Mattia, che avevano abbattuto un’aquila d’oro posta sulla porta del Tempio. La tecnologia mai sperimentata prima ha provocato una nuova interruzione, e quando la trasmissione stellare è ripresa il siriano ha descritto il linciaggio di una coorte romana e un tribuno ferito alla testa. A quel punto, il siriano, è fuggito e non si é sentito più fino a quando, in uno stato di totale confusione, ha trasmesso precise informazioni riguardanti un massacro. Gli esperti hanno spiegato che Archelao, impaurito dalla massa incontrollata e ribelle, aveva spedito l’esercito per sopprimere sul nascere una potenziale rivolta. Rizkhalla ha descritto la fanteria d’Archelao attraversare la città spingendo i riottosi verso i campi. Il siriano, ormai in uno stato d’isteria, ci ha informato che stava fuggendo. Poi ha detto: vedo dei cavalieri venire verso di me. Dopo di questo più niente. Gli esperti storici ci hanno informati che la cavalleria, nel giorno descritto dal siriano, massacrò oltre 3000 ebrei. Van Leeuwenhoeck ha concluso dicendo: “ Temiamo che Rizkhalla sia tra i dispersi: se è così è il primo eroe - martire dei viaggi nel tempo.” Sono rimasto paralizzato dallo stupore. Non ho più parole. |