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IL Piccolo Inquisitore
Immaginate questa scena: il Sultano, succeduto
al trono dei Selgiucidi, viene informato che un’orda di Franchi, una marmaglia
lacera e sporca, con delle croci rosse cucite sulle vesti stracce, è approdata
nel suo regno. Kilij Arslan ha appena consolidato il potere dei Turchi nei
territori conquistati da suo padre Suleyman. L’infida Nicea che sogna di
ritornare nel grembo dei Rum, i bizantini, è diventata la capitale del
sultanato. Mentre sta cercando di barcamenarsi con il suo potere sorgente, gli
giunge notizia che il nano imporporato, Alessio, sta tramando per riconquistare
i territori persi.
Il Sultano sa che l’esercito d’Alessio Comnemo non è in grado di riconquistare
le terre che sono state sottratte all'impero dopo la catastrofe di Mazincerta, e
pensa che l’imperatore stia attaccando il sultanato con un esercito di mercenari
o che stia muovendo eserciti di qualche sconosciuta potenza. Le spie lo
informano di movimenti strani. Tutto è cominciato con il minuscolo regno del
traditore Roussel de Bailleul - amico di Guy de Nuitville - e del suo strambo
tentativo di tagliare una fetta minuta d’impero per costituirsi un regno.
Alessio disperato, ha invocato l’intervento di un sorpreso Suleyman aprendo una
terribile scatola di Pandora, e da quello scrigno è emerso, dopo la sconfitta
del normanno, il disastro: la perdita dei territori di Bitinia, d’Isauria,
d’Anatolia e la caduta di Nicea.
Il nuovo Sultano informato non ci si raccapezza, è confuso, pensa che quest’orda
strana e malconcia non assomigli per nulla a un possente esercito di mercenari
nordici, e non è in grado di capire da chi sia composta. Questa massa d’uomini
approdata nel suo regno, si sta spingendo tumultuosamente verso Nicea, che è ben
protetta da mura di cinta con 240 torri, e avanza, sotto il sole bruciante
d’Agosto, nei territori di Kilij Arslan, il quale comincia, impaurito, a
organizzare la sua micidiale cavalleria. Alessio nel frattempo ha offerto ai
cristiani Civitot, un campo di sosta, a un giorno di distanza da Nicea. Il
Sultano viene informato dalle spie che l’orda è costituita da decine di migliaia
di cristiani e che il suo capo risponde al nome di Pietro l’Eremita. Stupefatto
la osserva e constata la devastazione del territorio: l’esercito cristiano,
seguendo i precetti del mite Gesù, sta massacrando e distruggendo tutto ciò che
incontra, avanza e si accampa sotto le mura turrite di Nicea. Ma la prima
sortita di Kilij Arslan è tragicamente perdente: la cavalleria turca è fatta a
pezzi dai Franchi. Il Sultano vuole reagire immediatamente ma i nobili gli
consigliano di attendere. Una parte dell’orda, sicura della sua forza e della
vittoria, lascia Nicea, avanza verso la città di Xerigordon, la conquista e,
dopo il saccheggio e il massacro, gozzoviglia ubriaca. L’indisciplina endemica
le sarà fatale, infatti, mentre i cristiani bivaccano a Xerigordon, il
formidabile esercito turco si muove tagliando la via verso l’acqua. I Franchi,
non riuscendo a raggiungere le fonti, impazziscono per la sete e non ce la fanno
a resistere; a questo punto Reynald, il capo della spedizione, un tipo alla
Roussel de Bailleul, tradisce offrendo la resa in cambio della vita. Non solo
codardamente si arrende, ma si offre di passare dalla parte dei maomettani,
cambiando religione, e di combattere contro i crociati.
Reynald pensa: e che sarà mai cambiar fede se si salva la pelle! Alcuni Franchi
evitano la morte abiurando ma tutti gli altri vengono massacrati. Ci restano
secchi in seimila.
Quando la notizia, dopo varie peripezie, raggiunge il campo di Cevitot, l’orda
restante decide che sia necessario vendicare i martiri cristiani e comincia ad
ondeggiare virulenta e caotica verso Nicea. E cade nella trappola tesa dal
Sultano: è colta di sorpresa, sfilacciata e allungata, da nugoli di frecce
turche che la decimano. La battaglia si conclude con il massacro di 20.000
Franchi. E’ il 21 ottobre del 1096. Alcuni giorni dopo, Guy de Nuitville è con
Boemondo quando il principe, viene informato del disastro. Kilij Arslan, dopo
aver sistemato i cristiani per le feste, si dedica alla sua disperata passione:
la riunificazione del sultanato selgiudico infranto e taglieggiato dai nobili
turchi dopo la morte di suo padre, e punta a unificare quel nido di nobili
vipere massacrando, avvelenando, accecando e persuadendo con la corruzione.
Boemondo e i cristiani, intanto, riflettono: i maomettani sono fessi se credono
che l’armata cristiana sia costituita da un agglomerato di straccioni; vedranno
chi siamo.
Ed affilano le lunghe spade. Il Sultano dimezzato è sotto le mura di Malatya -
un nome che dice tutto – e sta affrontando le truppe di Danishmend accampate nei
pressi della città. Malatya è una preda ghiotta desiderata da entrambi. Se
liquida Danishmend, il Sultano, può ricomporre parte del grande mosaico
selgiudico e fa pensare a un ipotetico figlio di Alessandro il Grande che tenti
di mettere insieme i pezzi dell’impero macedone liquidando Seleuco, Tolomeo,
Antioco e Licurgo: un compito arduo. Mentre sta riflettendo su come riprendersi
un frammento rubato del sultanato, un messaggero irrompe su un cavallo stremato
e gli urla che i Franchi stanno ritornando.
Kilij Arslan pensa: questi immondi infedeli non hanno ancora capito la lezione.
Ma non sospende la guerra con Danishmend a causa dell’orda di straccioni, anzi,
la continua, fino a quando un secondo messaggero sopraggiunge trafelato
informandolo che la massa che avanza non è composta da lerci miscredenti ma da
cavalieri coperti di ferro che stanno assediando Nicea, la città ove la Sultana
sta partorendo l’erede. A questo punto, impensierito, Kilij Arslan stabilisce
una tregua con Danishmend - che pur essendo un nemico è un uomo d’onore e un
devoto musulmano – si dirige verso Nicea e trova la città assediata da un
esercito poderoso. Il 21 maggio 1097 tenta di infrangere l’accerchiamento
cristiano che sta per soffocare la città ma viene sconfitto; abbandona, allora,
Nicea al suo destino, invitando i difensori a trattare con Alessio e non con i
crociati, e si ritira nella nuova capitale: Konya. Dopo un accordo segreto
stipulato con Alessio, Nicea apre segretamente le porte ai bizantini salvando la
Sultana e gli abitanti. Ma Kilij Arslan non si rassegna alla sconfitta e stipula
un accordo con Danishmend. I Crociati, nel frattempo, decidono di lasciare
Nicea, di procedere alla volta di Konya ed Antiochia puntando verso la
destinazione finale: Gerusalemme la Santa. Sono gli ultimi giorni di giugno del
1097, il Sultano vede l’esercito crociato in marcia e riprova il solito agguato.
Attende l’avamposto dei cristiani e lo attacca con la nota strategia dei turchi
selgiucidi. Il luogo ove avviene l’imboscata si chiama Doryaleum. Una prima
schiera di arcieri a cavallo scarica frecce sul nemico che avanza, per poi
ricaricare gli archi, mentre una seconda schiera di arcieri a cavallo scarica un
nuovo nugolo di frecce. Simile ad un oceano tempestoso, onda dopo onda, la
cavalleria turca scarica i dardi su bestie ed uomini ferendoli e decimandoli per
poi completare l’opera con lo scontro ravvicinato. Questo metodo ha sempre
funzionato, ma ora i generali selgiudici, stupefatti, osservano perdite gravi
nella propria fanteria e limitatissime nella cavalleria cristiana. I Franchi e i
loro destrieri sono coperti di ferro, e la tattica turca risulta, per la prima
volta, fallimentare.
Il Sultano, allora, chiede ai generali se sia il caso di affrontare i Franchi in
un corpo a corpo. I generali esitano. Tentennano. Pensano: quelle sono fortezze
umane dotate di forza spaventosa, quelli ci stritolano. E mentre, perplessi,
riflettono accarezzandosi la barba, alle loro spalle si solleva una gran nuvola
di polvere e i generali, strabiliati, osservano un secondo spezzone
dell’esercito crociato che sta sopraggiungendo. I Franchi lenti, tetri,
impacciati, come immense statue equestri di ferro, procedono, tenebrosi e
terribili, verso la fanteria e la cavalleria selgiudica chiudendo l’esercito
turco in una micidiale morsa. A questo punto incomincia una ritirata ridicola e
disdicevole alla Fantozzi - scrive mio padre citando un comico del suo tempo
famoso per la sua goffaggine-.
Kilij Arslan tremebondo urla che “è meglio indietreggiare prima che quei cani
cristiani ci massacrino”.
Mentre i generali stanno preparando una rapida ma ordinata ritirata, un terzo
spezzone dell’esercito crociato si staglia all’orizzonte e Guy de Nuitville è
presente tra le schiere di quel ferroso segmento.
A questo punto il Sultano perde la calma e, impazzito di paura, sprona il
cavallo, seguito dai dignitari e da Danishmend, verso un varco non ancora
sigillato dall’accerchiamento crociato.
Non c’è che dire: una rotta fantozziana di prim’ordine. Ibn al - Qalanisi scrive
che l’esercito turco “viene fatto a pezzi dai Franchi!”. Resta poca vita da ciò
che è maciullato nella morsa del ferro crociato. I martiri straccioni sono
finalmente vendicati. Mentre fugge Kilij Arslan incontra una formazione della
cavalleria siriana che sta cercando di raggiungere il campo di battaglia per dar
man forte agli islamici e gli urla di darsela a gambe “perché sono invincibili
questi cani cristiani”. E come un cartone animato disneyano che lascia fuggendo
nuvolette di polvere dietro gli zoccoli del cavallo, s’inabissa nel vuoto
anatolico.
Boemondo e compagni ottengono una grande vittoria, e Guy de Nuitville,
inesorabilmente, si avvicina alla città di Edessa, ove i cristiani armeni
custodiscono religiosamente il sacro velo di Marta. Prima della battaglia, a
Pelecano, Guy de Nuitville, una testa fredda, ha placato un pericoloso alterco
quando, Tancredi, il nipote di Boemondo, ha rifiutato il giuramento al nano
porporato, Alessio, dicendogli: “se riempi d’oro questa tenda e mi dai quello
che hai già dato agli altri Franchi, il giuramento lo faccio, altrimenti….ti
attacchi!” Ci narra Anna Comnema che questa nuova insolenza verso l’imperatore
ha provocato l’ira di Paleologo che ha allontanato il normanno, spingendolo
indignato. A quel punto Tancredi si è gettato sul bizantino ed è Guy - scrive
Malaterra - che, miracolosamente, ha evitato un duello frapponendosi tra i due.
Lo storico spiega che Boemondo sopraggiunto ha preso da parte il nipote
dicendogli qualcosa come: “Ma che testa di legno sei? Secondo te i giuramenti
fatti al nano contano qualcosa? Contano quanto una merda secca del tuo cavallo.
Giura e non rompere!” E Tancredi ha giurato, l’esercito è partito verso
Doryaleum e ha vendicato i martiri straccioni.
*****
Stamani è giunto Giacomino con il nano immondo, sono arrivati alle sei della
mattina. Sono riuscito ad occultare Marlene, la bambola robotica, dopo essermi
dolorosamente estratto dalle aggrovigliate lenzuola. Giacomino – Theresita si è
manifestato con un tailleur spaziale “Giacometti” e il nano Zaccheo - così lo
chiamo io – con un completo da gangster del 1920 e un grottesco cappello nero a
falde. Un’apparizione infernale: un ciccione transessuale dal cranio calvo
coperto da riccioli biondi malamente trapiantati e un nano malefico platinato.
“Papà eccoci qui…”
“Diocristo…vi vedo…”
“Sei contento di vedermi Willy?” Ha chiesto sarcasticamente Zaccheo.
“Come una manifestazione della peste bubbonica… ” ho risposto.
Hanno preso possesso della casa, e il mio amato Giacomino ha cominciato a
descrivermi il suo libro. Gunther nel frattempo è uscito: “Mi faccio una
passeggiata in questo buco di culo immondo…” ha mormorato uscendo.
Io sono uno di quegli uomini che ha rapporti vaghi con il figlio. Anzi, se devo
proprio dirlo di questa belva lussuriosa e depravata non me ne frega proprio
niente. Sono un uomo all’antica e la froceria mi fa un certo effetto. E in un
senso mi vergogno della mia chiusura mentale. Meno vedo Theresita Suck e meglio
sto perché vederlo – o vederla, secondo i gusti - acumina il pugnale dello
strazio e della vergogna che è conficcato tra le mie costole.
“Insomma hai scritto un libro ed hai infangato la memoria di tuo nonno…”
“Infangato papà?… Dai…tu vivi in un mondo tutto tuo….ormai siamo tutti
androgini…”
“Ma perché mi porti a casa quell’obbrobrio?… Lo sai che mi sento male solo a
guardarlo…”
“Papà…quello è il mio uomo, è colui che ha risvegliato in me la mia dormiente
sessualità…io sono una donna completa per lui…e sono la sua fedelissima amante!”
“Ma tu sei un uomo…deficiente…”
“Io sono più donna della tua zoccola modenese Tiziana!”
“Ma come più donna?”
“Non ho più il pene papà… sono una donna completa e follemente innamorata…”
“Ma che orrore…”
“Papà la bellezza è interiore… “
“Ed esteriore… ma come puoi fare la mignotta…anzi il mignotto a Lussuria?”
“Io dono immenso piacere agli uomini…è la mia vocazione… e la mia grandezza…”
“Ma che cazzo di schifo… sei un esperto di pompini…”
“Ma come schifo, papà?”
“Si….schifo da vomitare…”
“Ma è il 2048….non è più il 2010… ora il mondo è cambiato, l’eterosessualità non
esiste più… è
noiosa e inutile…”
“Esiste eccome!”
“Tu sei come un siciliano del 1950….papà…”
“Diocristo…non è possibile….ho generato un grassone mutante innamorato di un
sorcio… “
“Ma che fai papà… scrivi ancora le tue scemenze sull’Anticristo e nonno
Erminio?”
“Le chiami scemenze, deficiente? Un fatto epocale…”
“Uhhhhhh… ma che palle co sto ragazzetto arabo…e che avrà mai fatto? Un paio di
miracoli…
però non era neanche male fisicamente….”
“Anche lui era strettamente eterosessuale….”
“Però…se dovessi scegliere io mi farei Quimper…grazioso…. elegante….”
“Dov’è finito quell’obbrobrio nazista?”
“Passeggia, lui ama passeggiare…”
“Cerca altri froci da mettere sul mercato…ma tu sei ancora più grasso
dell’ultima volta…”
“Sono i dolci e il piacere…e poi lui mi ama così… ben messa…”
“Ben messo? Ma fai schifo! Io ci ripenso sempre come i
cornuti…quell’abominazione non solo è un deforme pappone…è anche un neonazista…è
come una divinità composita, con tutti gli attributi del grottesco e
dell’abominevole, irradia orrore da ogni suo poro… ”
“Neonazista? Dice molte cose assai giuste papà…”
“Ma come si fa ad essere nazisti e a platinarsi quei quattro ciuffi nel 2048?
Himmler, il tuo nano, se lo sarebbe fritto ad Auschwitz!”
“Non è vero! E’ molto ammirato dai neonazisti….lo adorano…lo sai… siamo stati a
porgere fiori alla statua del Duce a Piazzale Loreto a Milano e mi sono tanto
commossa…la destra trionfa in Italia…”
“E tu che ne sai di Mussolini? Sei più ignorante di una zucca!”
“Mi piaceva il suo piglio….il suo essere maschio!”
“Ma come il suo piglio?…Se guardi le foto dell’epoca, mentre marcia a passo
d’oca con i gerarchi ti chiedi: ma come ha fatto un popolo a seguire uno stronzo
del genere? E’ che siamo una nazione di degenerati! Ho qui una foto…eccola!
Guarda: è semplicemente grottesco che un popolo lo abbia amato…”
“Fai vedere…ma si…sono tipi interessanti…chissà quanti clienti avrei avuto tra
loro…”
“Ma guardalo! Marcia spedito verso l’immensa catastrofe dell’Africa, della
Jugoslavia,della Grecia, della Russia, e lo seguono grotteschi gerarchi; uno
assomiglia al tuo nano Zaccheo, ha un cappotto che arriva per terra, sembra
Fester quello della famiglia Adams…si chiama così?”
“Si…. l’hanno rifatta in tv la famiglia Adams…si…si chiama Fester!”
“Guarda che banda di deficienti…guarda quel fesso sorridente, e quello con quel
pennacchio che gli cade sulla fronte…. e quello che sembra un salumiere della
Magliana… e questi volevano ricostituire l’impero con un popolo di mandolinari e
spaghettari… “
“Ma è grandezza…. io ho pianto quando ho visto la statua….va beh….cambiamo
argomento tanto tu non capisci niente…senti papà hai trovato altri documenti del
nonno?”
“Un pacco di roba che vale miliardi…”
“Oh Signoregesù…e che ci hai fatto?
“Li ho occultati in soffitta…”
“Dove esattamente?”
“Su in soffitta… ma non dirlo a Zaccheo che li ruba…”
“Nooooo…. è tanto rispettoso del passato… e poi scusa se dobbiamo sentire sempre
sta storia del dell’anticristo tanto vale farci sopra qualche bel soldino…ma tu
non sai amministrare…”
“Mentre il nano è un fenomeno…”
“Esattamente!”
“Traffica ancora in carne?”
“Certamente… e non cominciare… l’uomo è cacciatore…e voi vegetariani siete dei
fessi!”
Dopo che Theresita Suck si è ritirata trascinandosi dietro i suoi cento chili di
cellulite è sopraggiunta l’abominazione delle abominazioni.
“Spero che resterete non più di un paio di giorni…”
“Contaci…”
“Ecco… ma che sei venuto a fare?”
“Ti vogliamo fare una proposta…”
“Su cosa?”
“Sui documenti…”
“Guarda che ne ho trovati altri…”
“Ahhhhh…”
“E col cazzo che ve li do…”
“E che ci fai?”
“Li brucio…detesto i papponi… “
“Io ho cambiato la vita di tua figlia…”
“Si…. mettendolo sul mercato…”
*****
Dopo l’annuncio clamoroso della clonazione della piccola Eva da parte di Madame
Brigitte Boisselier, la papessa della setta dei realiani fondata da Claude
Vorilhon - il giornalista francese con il codino alla Baggio, che era stato
visitato dagli Elohin, cioè dagli extraterrestri -, il mondo inizialmente
inorridito, reagisce secondo la logica della volontà di potenza dominante sul
pianeta con una proliferazione incontenibile e smodata di cloni sempre più
riusciti.
Risuscitano tutti gli scienziati: figli morti, amanti troie, mogli amatissime,
mariti mazziati e cornuti, figlie degeneri, pargoli adorati, troie tettute,
transessuali da sballo, perversi e pedofili. Risuscitano tutto di tutto.
La chiesa devastata dallo scisma, causato dall’apertura di Celestino VI al mondo
dei diversi e al sacerdozio delle donne si chiude inizialmente in sé stessa, per
poi spaccarsi e susseguentemente spalancarsi, attraverso il segmento lefevriano,
al mondo della clonazione.
Un atto disperato, illogico, ma vincente che porterà a risultati clamorosi.
La resurrezione bretone produce un’esplosione mediatica impressionante e un
ritorno spaventoso di fedeli. Davanti a bambini resuscitati non si scherza:
anche il ferreo e trionfante mondo laico rimane sbalordito e vacilla. Dopo le
resurrezioni simultanee, il mondo si è diviso in due parti: la prima ha sposato
la tesi di Quimper che la resurrezione viene da Dio; la seconda quella di Mosul
che i miracoli originano dal mistero dell’incomprensibile, e sono causati dal
rimuginare del territorio nebbioso dell’imperscrutabile. Mio padre presenta ai
media, con grande cautela, la spiegazione di Mosul, che resta occultato nel
Devon, mentre Gesù, come il nuovo Cristo del Secondo Avvento piovuto dai cieli,
se la spassa in America, accolto da folle oceaniche, pontificando senza ritegno
in molte città americane.
Mosul, attraverso mio padre, centellina le risposte alla “gutter – press” e non
ci vuole molto per i fanatici integralisti, i neo – focolarini cattolici e i
devoti dell’ultimo grande santo, Padre Gaetanino Biscassi da Cerniola, per
partorire l’insana idea che Amin Hossein Mosul sia l’Anticristo, il gemello
negativo del Cristo di Quimper.
Dopo l’intervista con la Acontour; Mosul diventa “de facto” l’apostata
dell’Islam per antonomasia, e si becca una bella Fatwa che germoglia, gravida di
sangue, dal cuore oscuro del Sudan.
Mentre Mosul, per nulla allarmato, continua la sua ridotta, ma devastante
predicazione, Quimper continua a predicare - come spiega Erminio - senza alcun
ritegno, avendo assimilato in pieno la lezione del Grande Inquisitore di
Dostoevskij e sembra dire: stavolta non sto zitto in un angolo a sorridere come
un idiota e a farmi massacrare di botte mentre un eunuco in gonnella mi dice:
“Ma che cazzo sei tornato a fare? Stavamo così bene senza di te e ora arrivi tu
con la tua inane predicazione, e spegni i nostri roghi, sospendi i nostri “auto
da fè”, scombussoli i pezzi, saggiamente disposti sulla scacchiera del mondo,
della nostra struttura ideologica - teologica che riesce, a malapena, a
contenere l’orrore.”
A Denver si getta ai piedi di Gesù, come una nuova Maddalena, Betsy Howell, che
Quimper misericordiosamente perdona e segue, con intenzioni poco encomiabili
nella nuova mecca del cinema americano: Baton Rouge..
A questo punto il cardinal Bellestrini, mortalmente preoccupato, lo va a cercare
in America. “Gesù si sta perdendo” gli sussurrano le pie donne che hanno
allevato il Messia clonato. E il cardinale parte. Insegue il Cristo clonato per
tutti gli States e lo trova a Baton Rouge accanto a una discinta Howell,
fasciata soltanto da un minuscolo perizoma dorato. Il cardinal Bellestrini entra
timidamente nella casa, accolto da un maggiordomo cinese scheletrico che lo
introduce in una grande stanza – con un quadro di Baselitz con figura capovolta
- e trova un sosia di Cliff Richard, proiettato dal laser del Sony multimediale
dell’Home Theater, che sta cantando e ballando.
“Guardi che meraviglia…” urla Quimper e comincia a danzare anche lui davanti
all’esterrefatto cardinale al ritmo del vetusto “rock n’roll”. A Gesù è presa
una passione smodata per il vecchio Rock interpretato secondo criteri
contemporanei. Una passione che la Howell non condivide.
La Betsy preferisce John Frigoria e Mark Shout. Gesù balla che è una meraviglia
mentre Cliff sta cantando “C’mon Pretty Baby!”
“Si sieda Bellestrini…” dice Gesù, trafelato, mentre la Howell pudicamente si
copre il seno.
“E che seno” pensa, tra le muscose pareti del suo cranio, il cardinale “ci sarei
cascato pure io”.
Duro trascendere la carne.
“Sta guardando la Betsy Eminenza?”
“Ehhh…difficile non farlo…”
Cliff imperversa mentre il sosia danza:
Com’on pretty baby
let’s move it and grove it
well shake baby
honey, please, don’t loose it….
“Eminenza ascolti: Himmler arriva in un campo ove stanno massacrando gli ebrei
in una fossa.
Le SS gli stanno sparando in testa. Improvvisamente gli arriva un pezzo di
cervello in faccia, e lui terreo per poco non sviene, lo trattengono mentre
vacilla… dal Graal al macello per il Grande Reich….”
“E perché mi dici questo, figliolo?”
“Così…tanto per dire….Nel lager di Kolima, in Siberia, Eminenza, quando qualcuno
tirava le cuoia mettevano il suo cadavere incastonato nella parete per ridurre
il gelo. Pensavano che il freddo intenso fosse ridotto dalla presenza dei
corpi…foderavano la parete con i cadaveri come una calda carta da parati…”
“E quest’altra cosa per quale ragione me la dici?”
“Così…la madre di Saddam Hussein…si ricorda chi era Saddam?”
“Certo…”
“Fu convinta a non uccidersi, mentre aveva il suo mostro in grembo, da una
misericordiosa famiglia di ebrei iracheni….ah ah ah…”
“Altra perla…”
“Già”
Cliff Richard, con capelli bisunti alla “Elvis” oscilla ed ondeggia:
The rythm that gets you
in your heart and soul
let me tell ya baby
it’s called Rock’n Roll…..
A questo punto, Quimper, preme il bottone e fa retrocedere la Pop Star iglese
nel nulla; come le cose che quando muoiono si eclissano nella tenebra, Cliff
indietreggia verso l’oscuro mormorando: move it…grove it…. Gesù pressa il
bottone numero sei del commando e appare una fanciulla con una gonna ampia a
scacchi, una grande sottoveste merlata, un golfino allacciato solo al primo
bottone, uno scialle minuto di seta legato intorno al collo con il nodo a
sinistra, calzini corti e candidi, scarpe marroni e bianche con tacco basso, una
costruzione favolosa di capelli scuri a nido di ape, e comincia a cantare un
lamento ritmato su corna e tracce di rossetto trovate su una camicia.
Lipstick on your collar
told a tale on you
lipstick on your collar said
you were untrue
bet your bottom dollar
you and I are through
cos lipstick on your collar
told a tale on you
boyyyyy…..
told a tale on you
yeaaaaaa……
Gesù, mentre ondeggia, dice: “Eminenza gli uomini sono così…ma voi non avete
capito nulla della vita…nulla di nulla…”
“Spero che non giustificherai il comportamento di Celestino VI?”
“Ma no… quello è un altro deficiente…ma quelle gonne da eunuchi ve le dovete
sfilare, fanno ridere…e poi finitela con la proliferazione delle nascite…ce ne
sono troppi di umanoidi in giro…”
“Ma questo lo ha ingiunto il Signore…”
“Noooo…sono stati quei quattro ignoranti evangelisti che hanno riportato cose
non vere… e poi l’unica forma di estasi che rimane a questi umanoidi mutanti e
degeneri è il piacere di una donna….”
“O di un uomo…”
“Anche…. affar loro….io so che con la Betsy provo sensazioni da sballo! Ma la
guardi Eminenza…non è uno schianto?”
“Si…. graziosa…. ma tu figliolo sei venuto sulla terra per un altro scopo… e ti
stai perdendo nel mondo…”
“Perdendo… ma la guardi…..lei non si perderebbe?”
“Beh… no…. beh… ecco… considera che mentre il tuo gemello si è manifestato
predicando una dottrina degenere che pone le bestie e gli alberi allo stesso
livello dell’uomo e della sua anima immortale, tu ti perdi nel mondo… ”
“Sull’anima immortale lascerei perdere…”
“Ma come, figliolo, metti in dubbio l’immortalità dell’anima?”
“Ehhh….”
“E allora cosa hai tratto dalla morte? Cos’è che hai fatto emergere dalle
tenebre della desolazione quando hai risorto il piccolo Jean?”
“La sua forza vitale!”
“Oh Signore mi sento male…”
“Lo capisco…la struttura teologica - tenebrosa traballa…”
“Stai dicendo che non c’è vita eterna dopo la morte?”
“Sto dicendo che non lo so con sicurezza…Eminenza”
“E allora Dio?”
“E che c’entra Dio con l’immortalità dell’anima?”
“Ma come che c’entra Dio con l’immortalità dell’anima?”
“Dio può creare dimensioni, universi, il mondo e le cose senza rendere gli
uomini immortali…”
“Ma non è possibile…”
“E perché? E’ hybris la sua…”
“Ma i santi padri e i Vangeli…”
“Eminenza lasci perdere i Vangeli e i santi padri… e per l’amore di Dio non
accenni neanche lontanamente ad Agostino e a Tommaso d’Aquino…offendono
l’intelligenza!“
“Ma si sono sbagliati tutti?”
“Ehhh…il sogno di un telos che spinge le cose… ma mi dica lei...”
“E allora è stato un errore farti clonare e tornare…”
“Eh…ma qui siamo a Baton Rouge… non a Siviglia… “
“Ma spiegami meglio figliolo… tu dici che quando Jean è tornato tra i vivi la
sua anima, prima di risvegliarsi, non stava soggiornando nel grembo di Abramo o
in qualche luogo ultraterreno?”
“Credo di no…”
“Ma cosa hai provato nel momento della resurrezione?”
“Un grande vuoto che si è colmato con la Sua luce … “
“E questa luce non ti ha detto che oltre la soglia della vita…”
“C’è la vita eterna? Nooo…”
“E che c’è allora?”
“Non so… è tutto qui… forse niente…”
Gesù sta cercando di toccare i capelli virtuali della sosia di Connie Francis.
“Eminenza, quanto vorrei infilare le mani in quel nido di api.”
“Sono sconvolto…”
“Che meraviglia questa canzone… “
“Ma tu, questi tuoi dubbi sull’immortalità dell’anima non dirli in giro…”
“Continuiamo con la menzogna?”
“Ma caro anche l’Anticristo nega l’immortalità dell’anima, e pone gli altri
esseri senzienti al livello dell’uomo …”
“Eminenza, Mosul non dice questo…. ma perché dovete sempre ed eternamente
costruire teoremi teologici - ideologici che ricordano inquisizioni e stalinismi
religiosi e degeneri?”
“Ma certo… il musulmano dice questo … ”
“Ascolti Eminenza: io per gli animali non provo nulla…lo vede il gatto della
Betsy, quel bestione bianco? Ebbene per me quello è un animaletto
insignificante, però se qualcuno lo rispetta non mi dà alcun fastidio…andiamo
male, Eminenza, bisogna ricostruire tutto… la struttura del vostro sistema
teologico è tragicamente fatiscente…”
“Ma tu con questa nuova predicazione ci metti in gran difficoltà… remi contro… “
“Ma che importanza ha quello a cui credevate? Importa quello che io, ora,
sento…e tutto va cambiato incluso il vostro ridicolo aspetto… e poi perché un
uomo o una donna non possono rivolgersi a Dio dopo aver fatto l’amore che è una
cosa così bella?”
“Ma i padri antichi…”
“Sbagliavano Eminenza…”
“E l’Anticristo… lui continua a dire che il miracolo non è avvenuto attraverso
Dio….”
“E io invece confermo che è stato mio Padre a volerlo…”
“Bene… però devi seguire gli insegnamenti della Chiesa…”
“Eh no! Gli insegnamenti travisati della Chiesa non li seguo… è la Chiesa che
deve seguire i miei insegnamenti!”
“E allora tutto è inutile…”
Connie sta spiegando che le tracce di rossetto trovate sulla camicia del suo
ganzo sono quelle di Mary Jane , perché sono rosse mentre lei usa un rossetto
rosa - baby.
You said you belonged to me
made me stop and think
than I noticed yours was red
mine was baby pink
who walked in but Mary Jane
lipstick all a mess
were you smoocin my best friend
is the answer yes…
“Le piace questa canzone di Connie Francis?”
“Preferisco la musica di Tomas Luis de Victoria o Palestrina… “
“Mmmmm noiosi… ehhh le corna Eminenza… che importanza stupida danno gli uomini e
le donne ai tradimenti, la fedeltà è contro natura…”
“Sant’Iddio!”
“Il Rock ha una forza devastante….
“Tu dici…”
“Ha un senso metafisico nascosto dietro testi banali, quasi idioti. Sa cosa
diceva John Lennon?”
“No...”
“Che prima di Elvis c’era il nulla!”
“Musicalmente, spero…”
“Ovviamente…”
When you left me all alone
at the record shoooop
told me you were going out
for a soda poooop…
“Figliolo noi abbiamo ora una situazione ove il tuo miracolo è avvenuto
parallelamente a quello di un miscredente ateo…il mondo è confuso, non ci si
capisce più niente…”
“E allora?”
“Allora è chiaro: le forze del male si manifestano per contrastare le forze del
bene e confondere…
e poi lo sapevi quello che dice Padre Gaetanino da Cerniola…”
“Non ricordo… e poi i santi non mi sono simpatici…”
“Dice che l’Anticristo mostrerà uno smodato amore per gli animali e per il non
umano, e cercherà di sfamare i poveri…”
“Lo dice anche Vladimir Soloviev, nel “Il racconto dell’Anticristo”
“Ecco….anche lui…”
“E se non fosse l’Anticristo?”
“E chi altro può essere, figliolo?”
“Ma lei, Eminenza, ha informazioni precise dall’Oltre?”
“I Vangeli e i Sacri Testi…”
“Deboli informazioni….messaggi tenui… “
“E che cosa ti dice il cuore a riguardo?”
“Che sono stati artificiosamente costruiti.”
“Ma questo è inaudito… ma almeno credi in Dio, figliolo?”
“Certo… e profondamente ma non nel suo Dio, Eminenza…”
“E in quale?”
“Nel mio”
“Ognuno si costruisce il suo Dio?”
“Io, se mi permette, io sono un po’ particolare… risuscito i morti!”
“Anche il nemico risuscita i morti…”
“Già… ma non sappiamo da chi è ispirato…”
“Da Satana…”
“Mi permetta Eminenza: Dio e Satana sono concetti troppo vaghi, e anche troppo
terribili, per essere abbandonati tra le mani tremanti di vecchi eunuchi…”
E Quimper cerca di afferrare la sosia di Connie che sta spiegando che il
tradimento è avvenuto in mezz’ora:
you were gone for a while
half a hour or more
you come back and, man o mannnnn,
this is what I saw….
“Eminenza peccato che questa cocca sia virtuale… sta dicendo che Mary Jane si è
pappato il suo ganzo in mezz’ora…”
“Sii serio figliolo…”
“Lo sa che se fossi venuto al tempo del Grande Inquisitore a Siviglia mi
avrebbero bruciato.
Un hamburger avrebbero fatto del mio povero corpo…ora no… il tempo è cambiato
non è più possibile, e lei Bellestrini, ora, è un Grande Inquisitore dimezzato…”
“Un piccolo inquisitore!”
“Un minuscolo inquisitore impotente davanti alla forza di Dio…ora le cose sono
differenti e io posso dire quello che penso… “
“E che pensi, figliolo?”
“Che avete sbagliato tutto… “
“Ascolta caro… dopodomani Mosul sarà intervistato dalla Acontour e molto dipende
da quello che dirà…”
“Ma può dire quello che vuole… che cambia?”
“Ma il mondo si è diviso figliolo… non capisci? Lui afferma che la potenza del
miracolo non gli è stata concessa da Dio… “
“Lui non rappresenta quello che il Grande Inquisitore di Dostoevskij chiama lo
Spirito dell’Autodistruzione… lui dice solo non so….ma io so… io provengo dal
Padre e sono tornato per ampliare il verbo che soffriva di asfissia…. che
soffocava…”
“Ma così facendo ci poni in terribili difficoltà…”
“Voi dovete passare attraverso il fuoco dello sconvolgimento…”
“Ma caro, tua madre è morta dal dolore…”
“Mi dispiace…ma lasci che i morti seppelliscano i morti…”
Connie Francis sta concludendo la triste storia di corna:
Lipstick on your collar
told a tale on you
lipstick on your collar said
you were untrue
bet your bottom dollar
you and I are through
cose lipstick on your collar
told a tale on you
boyyyy…..
told a tale on you
yeaaaa
Betsy, discinta, sta sopraggiungendo furiosa: “Can you make that fucking whore
disappear?“
“Ehhh… brutta cosa la gelosia Eminenza…” sospira Gesù… “come vi è venuta in
mente l’idea malsana di legare due cocchi in eterno? E’ roba allucinante…”
*****
Stavo leggendo il Diario Segreto, quando ho sentito uno strano colpo sul tetto
piatto della casa. Mi sono affacciato dalla finestra e ho visto un uomo in tuta
rosso fiamma che era atterrato dal cielo su un Solotrek U/9; stava calando un
pacco verso la porta d’ingresso. Il postino Jack Reilly, della Royal Mail, mi
stava consegnando un plico, spedito da Betsy Charlotte, che conteneva una tela e
la riproduzione di un quadro. Madame Pomeroy m’informava che non desiderava più
vedere nella sua casa i tenebrosi dipinti di mio padre che gli ricordavano
l’amore tradito e l’umiliazione subita dal vampiro Sherry. Nel pacco c’erano una
tela del pittore modenese Arrigo Artinelli, di un metro per un metro, e una
riproduzione, di 60 centimetri per 50 in una cornice d’oro, della “Visione di
San Giovanni” di El Greco. Mio padre riteneva questa rappresentazione,
l’immagine che aveva schiuso la porta bronzea dell’edificio dell’arte classica
lasciando filtrare la modernità. Il quadro di Artinelli, che era
l’interpretazione di un disegno medioevale, era intitolato “La Scoperta del
Nulla”. Nel dipinto ad olio si vedeva un viandante che si affacciava - sbucando
dalla volta celeste - in una zona caliginosa di cupa intensità. Ma mentre nel
disegno medioevale, il viandante era un mistico che si sporgeva verso il mondo
iperfisico, rappresentato dalle “ruote nelle ruote” di Ezechiele, nella versione
del modenese, il pellegrino, si protendeva verso il Nulla, raffigurato come una
notte senza stelle, come un’oscurità uniforme simile ad una tenebra monolitica e
compatta.
Per scoprire l’essenza arcana delle cose, il viandante, si era affacciato nel
Nulla, ma parte del suo corpo era rimasto nel mondo sensibile, ove procedeva la
quotidianità seguendo il suo ritmo calibrato tra colori smaglianti ignara della
tragica scoperta della coscienza ferita.
Nel quadro, su uno sfondo idilliaco e autunnale di boschi, campi e chiesette, si
vedeva il seminatore biblico che gettava la semenza che Satana, mattacchione e
garbato, sorridendo raccoglieva.
Nella parte alta del quadro una dea vestita come una fanciulla vittoriana
saettava nel cielo; nella volta celeste intermedia un dio obeso e ridente si
dondolava a cavallo di una nuvola; nella parte bassa del firmamento una divinità
era sospesa in piedi su una nube. Era una dea bambina con un vestitino infiorato
e un bavaglino, con scritto il nome Claire. Il giovane nume teneva in braccio
una bambola abbigliata esattamente come lei. Ma osservando con attenzione il
volto della dea bambina si notava che il nume era un signore cinquantenne con
un’accentuata ombra meridiana di barba.
E questo particolare stupiva, sbalordiva, lasciando l’osservatore allarmato e
perplesso.
Sembrava che Artinelli volesse dire: attenzione, il divino è incomprensibile,
burlone, inconcepibile, imprevedibile e - secondo la nostra logica degenerata -
semplicemente pazzo.
La verità è che il divino è folle come noi.
Mio padre mi aveva raccontato che il modenese aveva interpretato la “Visione di
Giovanni” in chiave astratta come Picasso aveva rappresentato in chiave cubista
“Las Meninas”.
Eugenio, dopo aver visto il quadro di Artinelli, incuriosito, aveva cercato
l’originale di El Greco,
lo aveva trovato, e sbalordito e si era chiesto: “Ma come è stato possibile per
gli spagnoli del tempo accettare i quadri di Domenico Theotocopoulos? Come è
stato possibile, nel tempo di Caravaggio - che muore quattro anni prima di El
Greco – comprendere e assimilare quello stile rivoluzionario? Come è stato
possibile che nel tempo di Murillo, Velasquez, Zurbaràn - che lo seguirono -
Domenico Theotocopoulos fosse stato compreso e ammirato?
Come è stato possibile - dopo i grandi maestri - apprezzare quella tecnica che
tendeva genialmente verso l’espressionismo?”
Mio padre s’innamora del quadro e lo descrive con accuratezza nel Diario
Segreto.
Sono andato a cercare quello che Gombrich e Faidoni - i grandi critici della
storia dell’arte - hanno detto riguardo El Greco.
Faidoni - che scrive nel 2024 - appare sgomento: un pittore che annuncia la
modernità è accettato dagli spagnoli agli albori del 1600, per essere più tardi
gettato nella pattumiera della storia dell’arte ed essere nuovamente riesumato
dopo aver ispirato – in un senso - il nuovo che comincia con gli impressionisti
e la loro maniera di “vedere” le cose che rivoluziona l’arte e l’estetica
dell’epoca.
Vasari valutava Tintoretto come i critici d’arte della fine dell’800
consideravano Van Gogh: un eccentrico folle; e affermava che se il Robusti
avesse seguito gli schemi classici avrebbe raggiunto un livello di perfezione
fino a sfiorare le soglie della grandezza.
Un eccentrico - scrive l’aretino - con un tocco grossolano, che non ha nulla a
che fare con i grandi maestri.
Ma a Robusti non interessava rappresentare le cose “esattamene come appaiono”:
lui seguiva un altro sentiero; e così El Greco, che dopo aver studiato lo stesso
Tintoretto a Venezia, si avviò per il suo peculiare itinerario.
Nella visione di Giovanni, dei santi nudi sono immersi in un florilegio di
pieghe, di mantelli grigi, violacei, verdastri e gialli. Sante bislunghe e
longilinei martiri, con peni minuti, appaiono raccolti sotto un cielo tempestoso
che comunica un’indicibile “angst”. Il quinto sigillo apocalittico è stato
appena dischiuso e i santi e i martiri chiedono a Dio: “Quando ci vendicherai
Signore? Quando farai friggere nell’inferno quei figli di puttana che ci hanno
violentati, sodomizzati, maciullati, decapitati, crocefissi, segati vivi,
bolliti, abbrustoliti su graticole e fritti nell’olio bollente?”
Ho appeso i due quadri nella mia stanza da letto.
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