9 Gargoyles  e Misericordie

Mio padre e Mosul arrivano a Liverpool e si avvicinano a York - ove accadrà qualcosa di strabiliante -, prendono Victoria Street e si dirigono verso i “Docks”. Camminano lungo il porto, costeggiando il Mersey. Risalgono lungo la promenade che segue il fiume e visitano a piedi le due cattedrali: quella protestante di St. James e quella cattolica di Cristo Re. Mosul dice che la cattedrale cattolica, dalle pareti scure simmetricamente interrotte da vetrate psichedeliche, sembra una discoteca.
E’ in quest’occasione che mio padre analizza il sentire di Mosul. E’ lungo il Mersey che l’Anticristo parla del suo terrore di vivere, del suo tremore davanti all’esistere. E’ in quell’occasione che accenna al fondo luminoso delle cose. Erminio lo ascolta con attenzione e riporta accuratamente ogni parola nel “Messia Limitato”. Nel Diario Segreto sviluppa l’idea del “fiore desertico”, la coscienza che germoglia circondata dal male del mondo. Mosul afferma che l’unica possibilità per la “coscienza infelice” e ferita - cioè la coscienza reclinata su se stessa per la compassione - consiste nel tentare di adoperarsi per il massimo bene possibile verso tutto ciò che esiste andando completamente contro natura; come navigando su un fiume impetuoso contro corrente. E quando mio padre accenna al superamento del male nel mondo, Mosul gli risponde: “Provi a dire a quel bambino sgozzato l’altro ieri dai satanisti a Huddersfield se è contento che tra mille anni la violenza svanirà dalla faccia della terra, dopo che la tecnologia neurologica cambierà i cervelli - come già sta facendo -, e vedrà che cosa le risponderà. Io me lo immagino, chiederà: “Si… molto edificante, ma io?”
E Mosul continua: “Erminio, quando la prima creatura fu massacrata, l’universo intero fu, “de facto”, contaminato. E la coscienza compassionevole è un’escrescenza, una malattia della vita. La vera vita è spietata. Anche i Gorilla massacrano i loro simili come fanno gli uomini: la vera vita è quella che Nietzsche proclama a piena voce: la vera vita è il luogo ove il forte divora il mite. La nostra coscienza, quella buddica – atea, è un’escrescenza su una pelle malata. Mahavira e Buddha sono enormi anomalie che crescono, germogliano, dallo stato della coscienza infelice, sull’ humus del terrore. Ma c’è un anelito precario e limitato in quest’orrore verso l’infinita compassione.
Ora dicono: la mente è separata dal cervello? Chissà: James Sprengler ieri ha confermato scientificamente che il cervello è uno strumento che processa - imprigionando e manipolando - la luce infinita e ha aggiunto che questo è provato in maniera definitiva e scientifica. Sarà, ma io penso che quel sentimento di pace e d’amore che si prova nel momento del trapasso sia semplicemente illusorio. Qualcosa però mi dice che le cose e gli esseri tutti hanno fondamento nella Luce Ipersensibile. E tutto questo, per me, ha ben poco a che fare con il papà di Quimper. Certo dire ai miliardi di creature massacrate che tra mille anni non ci sarà più il male non le farà sentire meglio. Se uno dice a una capra di mio padre: cara, ora ti sgozziamo, ma tra mille anni l’Islam porrà fine alla violenza verso gli animali, non aiuterà quella povera bestia! Lei, Erminio, si dovrebbe dedicare a fondare una nuova religione!”

Dopo Liverpool i due si dirigono con la limousine ad idrogeno verso Manchester. L’Autista, Mick Johnson, è un tipo silenzioso e austero. Mio padre spiega a Mosul che non conosce la città e che non l’ha mai visitata perché tutti gli hanno sempre detto che la città è tetra e sgradevole. La trovano invece massiccia, elegante, imponente ed ornata con possenti palazzi e grattacieli di pietra rossa, di granito e di titanio. Mio padre scrive nel Diario Segreto che Manchester gli sembra una metropoli americana. Prendendo Piccadilly risalgono verso Deansgate per poi dirigersi verso la chiesa di St.Anne, un gioiello minuscolo e piacevole. Nella chiesa, consacrata nel 1712, Mosul si ferma sotto una vetrata del 1769 di William Peckett. E’ incuriosito l’Anticristo e dice: “Osservi, Erminio, i colori dei mantelli e l’espressione un po’ “gay” dei tre santi.”
Mio padre, nel Diario Segreto, tratteggia la rappresentazione degli apostoli e sembra disegnare dei modelli per una sfilata d’alta moda: Pietro ha una tunica rosso porpora e un manto blu; Giovanni una tunica blu notte e un mantello giallo ocra; Giacobbe una tunica verde smeraldo, un manto intensamente viola e un’espressione sognante. I volti sono femminei e i colori stupendamente sgargianti, attraversati dalla luce della vetrata, abbagliano.

Nella minuta cattedrale Mosul si ferma presso un dipinto rappresentante un africano che taglia le catene di un drago verde che sembra un gargoyle - una figura mostruosa che getta acqua - mentre un santo, forse un francescano, passeggia tenendo la propria testa sotto un braccio.
Le navate della chiesa sono sostenute da angeli musicanti.
Presso una cappella dalle cui volte pendono stendardi inglesi - sicuramente intrisi di “sangue” a causa di passate battaglie - Mosul si ferma, osserva una grande vetrata dai colori incandescenti che sembra raffigurare astrattamente le fiamme dell’inferno e chiede a mio padre: “Ma com’è possibile che tutte queste incredibili volte gotiche, questi miracoli d’armonia e di geometria rappresentino un miraggio?”
Ed Erminio risponde: “Anche Hitler se avesse vinto la guerra avrebbe edificato una Berlino secondo la filosofia del Terzo Reich… ogni cosa rappresentata non è necessariamente edificata sulla verità, la bellezza e la grandezza possono essere fondate sull’errore e sull’illusione…”
“Però” risponde Mosul “preserva una traccia di verità primigenia…”
“Forse…” conclude mio padre e ripete “forse…”

Il giorno dopo i due si dirigono verso York e verso la terza manifestazione sovrannaturale.

La cattedrale medioevale è stupenda in tutte le sue variazioni gotiche. Dal primitivo al perpendicolare.
Mosul afferma che il Minster respira. Gloriosamente inspira ed espira luce e bellezza.
Mio padre è commosso dalla fuga gloriosa delle volte. Il transetto è possente e fuggente verso l’alto. Le grandi finestre sbalordiscono.
La vetrata di Bradford è incantevole.
La simmetria è preghiera, dice l’Anticristo.
Mio padre ha mostrato a Mosul un’incisione sulla navata laterale rappresentante Aristotele cavalcato dalla cortigiana Filide.
“Affascinante…è così che Aristotele arrivava all’orgasmo?”
“Che vuole che le dica Mosul… io ho sempre desiderato una "domina" avviluppata in un corredo nero con frusta e tacchi a spillo…”
“Un po’ pacchiano, non pensa?”
Mosul, alzando la testa verso i capitelli, sussurra: “Che meraviglia l’inanimato delle grottesche, le figure ironiche che si affacciano improvvisamente e inaspettatamente dall’alto di queste geometriche architetture… osservi Erminio… sembrano richiamare, domandare, inquisire, con insistenza….”
“Si…sembrano esseri di natura demonica che si prendono gioco di noi…”

Sono le 17,15 quando un gruppo di chierici con tonaca bianca e veste rossa escono dal coro reggendo delle candele. Procedono verso il transetto meridionale e si disperdono.
Mio padre, incuriosito, procede verso la transenna del coro ed osserva le statue di quindici re.
Hanno tutti delle folte capigliature che sostengono auree corone e sembrano osservarlo austeramente.
“Mosul, ce ne fosse uno calvo tra questi signori! Ma nel medioevo non cadevano i capelli ai re?”
“Chi sono?’” chiede Mosul.
“Sono i primi quindici re inglesi.”
E li elenca leggendo i nomi sul piedistallo. Nella parte sinistra della transenna: Guglielmo il Conquistatore, Guglielmo II detto Rufus, cioè il Rosso, Enrico I, Stefano, Enrico II, Riccardo Cuor di Leone e Giovanni II, quello di Robin Hood.
I Normanni: mio padre ha i brividi per l’emozione. Ha sempre trovato affascinante Enrico II, quello che ha fatto scannare Beckett.
Nella parte destra della transenna: Enrico III, Edoardo I, Edoardo II, Edoardo III, Riccardo II, Enrico IV, Enrico V, quello di Agincourt ed Enrico VI.
Mosul si avvicina, osserva, poi si avvia verso il transetto.

E’ a quel punto che nel silenzio profondo della chiesa Ermino vede una cosa strabiliante: la statua di Re Stefano sta sollevando un braccio e sta puntando la sua mano, con le dita da poco restaurate, verso Mosul.
Il Re ha sollevato il braccio sinistro da un’ornata e pesante cintura mentre con quello sinistro sta reggendo una spada.
Mio padre vacilla e inorridisce, poi nota Mosul, che si è voltato, sorridere come se nulla fosse avvenuto. Erminio traballa.
Mosul prosegue verso la parte destra della transenna e la scena si ripete.
Questa volta è Edoardo III, il gran re guerriero, che solleva il braccio destro e punta minacciosamente il dito verso Mosul mentre la mano sinistra continua a reggere lo scettro.
Mio padre sbianca. Mosul fissa il re e questa volta s’incupisce.
Improvvisamente, Riccardo II, situato a sinistra di suo nonno solleva anche lui il braccio sinistro verso la bocca, non per minacciare, ma per coprire un sorriso di scherno.
E Mosul ride con lui e mormora: “Are you enjoying yourself…eh?”
Poi rivolto verso mio padre: “Ermino si divertono…”
Mio padre comincia a ritirarsi ondeggiando verso la navata meridionale.
Trova un posto per sedersi all’angolo tra la navata e il transetto - sotto una piastra dedicata a William Wilberforce membro del parlamento che ha combattuto la schiavitù - e crolla scomposto.
Mosul lo raggiunge per nulla impensierito.

“Figliolo caro, ma se la prende così?…Qui si muovono anche le statue…si stravolge il corso delle cose… la natura è messa sottosopra e lei se la ride beato…? ”
“Eh… che vuole che faccia, caro Erminio…”
“Ma, mi scusi… ma quelli puntavano minacciosamente il dito verso lei…”
“Si…ma quel coccò rideva…ma chi è?”
“Quello è Riccardo II il re omosessuale…non ricorda Marlowe? Lo uccisero con un ferro rovente nell’ano…per non lasciare traccia…”
“Oh Signore degli Eserciti! Gli sistemarono le emorroidi…e quello vicino è il padre?”
“No, il nonno… Edoardo III…un notevole figlio di puttana!”
“Defensor Fidei!”
“Già… la mettono in guardia… le dicono: attenzione, noi ti stiamo osservando…stai stuzzicando poteri misteriosi…”
“E quell’altro ride…”
“Già ride…. forse sembra dire: a me piacciono quelli che vanno contro la pesante, odiosa logica delle cose…”
“Sarà così… però simpatici questi monarchi omosessuali…”
“Ma lei se la prende così…? Cosa significa tutto questo per lei, Mosul?”
“Erminio, ne so quanto lei…”
“Ma non mi si venga a dire che sono eventi illusori, miraggi, fenomeni ottici…un cazzo! Queste cose accadono veramente… io mi sono sentito svenire… abbiamo entrambi visto il movimento delle braccia di pietra…”
“Come il Commendatore del Don Giovanni…”
“Eh no, Mosul non ci hanno ancora trascinato in una bolgia infernale…”
“Per quello c’è tempo…”
E mio padre si sfiora i testicoli.
“Non si preoccupi troppo di queste cose, Ermino, sono epifenomeni…”
“E da cosa derivano questi epifenomeni…?”
“Nell’Oltre qualcosa sta accadendo….e io sono una povera marionetta di qualche inusitata potenza…”
“Metafisica?”
“Un termine vago…non pensa?”
“E’ come se due schieramenti potentissimi, che possono confrontarsi e finirsi in una totale Armaghedòn abbiano deciso invece di giocarsi il mondo con una partita di scacchi…”
“Erminio, l’unica maniera per confrontare l’arcano, l’ignoto è ignorarlo…”
“E lei pensa che sia la giusta strategia?”
“Si, penso che sia meglio ignorare…”
“Ma ha visto come rideva il frocetto?”
“Simpatico… molto simpatico… mi divertono gli omosessuali…”

La mattina dopo i due prendono la via di Beverley. Mick Johnson guida in silenzio e non emette una sillaba. Mio padre ha spiegato a Mosul che nel Minster ci sono 26 Green Man e le più belle “grottesche” d’Inghilterra; queste raffigurazione strane sono con le “misericordie”, gli intagli dei cori, la grande passione dell’Anticristo.
Partono da York e prendono la direzione di Pocklington, Market Weighton seguendo la A1079.
Mentre osservano il paesaggio Mosul chiede a mio padre informazioni sui re.
Erminio, la sera, mezzo sconvolto, si è rinfrescato la memoria prendendo appunti.
“Il primo, Erminio, era Guglielmo il Conquistatore….quello del 1066….”
“Esatto…”
“Il secondo?”
“Il secondo era “Rufus” suo figlio… un re di transizione, un monarca marginale… poi veniva Enrico I, poi Stefano, poi Enrico II, un re importante, quello che fece assassinare Beckett e sposò una donna interessantissima: Eleonora di Aquitania…. Ma torniamo a Stefano… perché Stefano?”
“Sono tutto orecchie…”
“Si, ma non faccia lo spiritoso: sono cose molto serie…”
“Faccio lo spiritoso perché penso che l’Oltre sia un giocherellone…”
“Ecco…un giocherellone…allora… Stefano è un re insignificante, che in un certo senso non ha nulla a che vedere con Guglielmo I o con Enrico II, è un usurpatore….un traditore che avrebbe dovuto sostenere - come aveva promesso - la candidatura al trono di Matilde, figlia di Enrico I, e invece è diventato lui stesso re….”
“E io sarei un usurpatore come lui…. e lui mi mette in guardia…”
“Forse… ecco….forse…. chissà….”
“Ma io che cosa ho usurpato?”
“Forse, caro, lei è un’emanazione di un principio che usurpa… “
“Usurpa cosa?”
“Le rispondo come il sor Pomata quando ricevette dal primo piano di un derelitto caseggiato uno sputazzo sul centro della pelata….”
“E che disse?”
“Mormorò: boh!!!!….E noti bene che il Conte di Blois, il re Stefano, passa quasi tutto il tempo del suo regno combattendo una guerra civile. Sconfigge Matilde ma deve accettare come successore il figlio della stessa cugina. Obtorto collo.”
“E gli altri due?”
“Allora… Edoardo III è il grande amico degli scozzesi che massacra con grande regolarità, ed è anche il grande amico dei francesi che sconfigge con uguale consuetudine per terra e per mare a Sluys, a Crecy, a Calais. Lo sa Mosul che per l’assedio di Calais Ilfracombe gli diede sei navi?”
“No…”
“E il re conquista terre, con grande diligenza, per poi perderle e riconquistarle… è un monarca in continuo movimento… in un continuo stato di angoscia… se lo ricorda il film “Braveheart? E’ lui!”
“Ah…. l’imperialista inglese per antonomasia…e il nipote è quello che rideva?”
“Esattamente…Riccardo II, il figlio dell’Amatissimo Principe Nero…è il re che tradisce l’aspettazione della rivolta popolare di Wat Tyler e di John Ball nel 1381… una delle prime grandi rivoluzioni dei poveri contro il potere dei ricchi, in particolare contro il potere di Giovanni di Lancaster… Riccardo II abdicherà a favore del re situato alla sua sinistra nella transenna: Enrico IV, che lo farà morire - si dice - con un ferro rovente nel culo… …”
“Un re guerriero mi accusa, mentre un monarca omosessuale se la ride, come per dire: ma via! un po’ di serietà…”
“Siamo tutti marionette del caso….”
“Conclusione?”
“Non ci ho capito un tubo e ho sfiorato un coccolone!”
“Come il sor Pomata…”
“Allorché disse “Boh!” quando gli votarono dal terzo piano di uno stabile fatiscente un urinale in testa!”
“Meglio riderci sopra…”
“E che altro fare….”


*****

Iftikhar al-Dawla osserva perplesso, dalla torre di David, lo schieramento crociato. I Franchi sono giunti sotto le mura di al-Quds, chiamata anche Bait al-Maqdis o Bait al-Muqaddas il “luogo della santità.”. Per l’Islam al – Quds è la terza città santa dopo Mecca e Medina, è il luogo ove Maometto incontrò Gesù e Mosè. La città è ben protetta dalla cavalleria araba e dagli arcieri sudanesi. Tutti i pozzi d’acqua sono stati avvelenati. Il generale ha imitato Yaghi –Syan, il despota sconfitto di Antiochia, ed ha espulso i cristiani: troppo pericolosi per lasciarli tra le mura. C’è cibo in abbondanza e un possente esercito egiziano sta partendo verso Gerusalemme. La città resisterà. E’ il 7 giugno: comincia l’assedio. Iftikhar al-Dawla studia la disposizione delle truppe crociate: Roberto di Normandia è accampato davanti alla Porta d’Erode. Roberto di Fiandre è situato davanti alla Porta di Damasco. Goffredo di Lorena è disposto lungo il lato nord - ovest delle mura e il suo schieramento si estende fino alla Porta di Giaffa. Tancredi è con lui. E con Tancredi è Guy de Nuitville assieme ai Normanni. Raimondo di Tolosa è presso il Monte di Sion.
E’ il 7 giugno: comincia l’assedio.
Il solito eremita pazzo ha una visione e invita ad attaccare subito.
E’ uno sbaglio: falliscono. Scoppiano gli usuali litigi. Tancredi ne ha combinata un’altra delle sue: si è impossessato di Betlemme. All’inizio di luglio i Franchi sono informati dell’approssimarsi dell’esercito egiziano. Il 6 luglio si presenta un nuovo esaltato, Pietro Desiderio, che dice di riferire le parole del defunto vescovo di Puy, Adhemar, il quale, dall’Oltre ingiunge ai crociati di digiunare per tre giorni e di girare in processione intorno alle mura. I musulmani osservano sbalorditi i cristiani scaraventarsi contro i bastioni senza gli strumenti adatti per l’attacco. Il visionario spiega che dopo nove giorni Gerusalemme cadrà. I crociati creano tre grandi strutture lignee per attaccare le mura, castelli a tre piani, macchine ossidionali e costruiscono magani e catapulte.
Il 10 di luglio i castelli di legno sono pronti grazie all’aiuto dei Genovesi e di un uomo chiamato Embriaco. L’esercito franco è composto da una fanteria di 12.000 uomini e da una cavalleria di 1200 unità. Il 15 luglio, Ibn al Athir c’informa che presso Sion i musulmani sono riusciti a distruggere un castello a tre piani con il fuoco bizantino, che piove dall’alto delle mura come dal cielo, e che, mentre stavano procedendo all’opera di abbattimento e di incenerimento, un messaggero è giunto informandoli che la città è stata penetrata dalla parte opposta creando stupore e panico.

Un venerdì mattina – narra tristemente Ibn al Athir - prima della fine di Sha’ban, nell’anno dell’Egira 492, al-Quds è conquistata dai Franchi.
I primi due crociati che saltano dalla struttura mobile sulle mura si chiamano Litold e Gilberto di Tournai e sono alla testa dell’armata della Lotaringia che è seguita immediatamente da Goffredo di Buglione. La Porta di Damasco viene spalancata dai Lotaringi, che sono penetrati dalle mura, e Tancredi, i Normanni e Guy de Nuitville entrano nella città inarrestabili come un fiume in piena. Subito dopo anche Saint Giles sfonda la Porta di Sion e i suoi provenzali piombano nell’atterrita Gerusalemme. I musulmani fuggono e si rifugiano nell’area della Spianata del Tempio,
Haram es – Sherif, ma Tancredi gli piomba addosso con furia spettacolare e i maomettani si arrendono. Il Normanno promette di proteggerli. Ma scalmanati fiamminghi, più tardi, li trucideranno. Tancredi ci rimane malissimo. I Normanni violano il Duomo della Rocca. Gli abitanti in preda al panico fuggono verso la parte sud della città. Iftikhar al-Dawla capisce che tutto è perso e si rifugia nella torre di David. Poi ci ripensa e offre la resa in cambio della vita e quella dei suoi uomini. Raimondo di Tolosa accetta – c’informa Ibn al Athir – e li lascia partire, mantenendo la parola data, dal porto di Ascalon nella notte. Subito dopo, lo storico islamico, ci racconta che comincia il grande massacro e che 70.000 persone vengono trucidate presso la Moschea di al-Aqsa. Secondo altri storici si tratta di 40.000 morti. Al Qalanisi è più preciso: evita roboanti cifre, ma conferma l’eccidio e il rogo degli ebrei nella sinagoga. Ci dice anche che i Franchi distruggono le tombe dei santi e quella di Abramo.Anche la Moschea di Umar Ibn al –Khattab, il califfo successore di Maometto, conquistatore di al-Quds, viene distrutta. Raimondo di Aguilers ci sprofonda nell’orrore della conquista raccontando che allorquando attraversa la zona del tempio è costretto ad immergersi fino alle ginocchia del cavallo tra i cadaveri: uomini, donne, bambini, animali, un’ecatombe immensa nel nome del mite Gesù. Raimondo dice proprio così: se vi dovessi raccontare la verità supererebbe ogni limite di accettazione. Si procede con i cavalli immersi tra i cadaveri fino alle ginocchia e spesso fino alle briglie. Un’ecatombe immane e sacrosanta. E spiega che è stata una splendida punizione divina versare il sangue dei miscredenti che avevano contaminato questo luogo santo da tempo immemorabile con i loro atti blasfemi.
Guy de Nuitville, affranto, si piega su stesso con la spada insanguinata ed urla a Giordano: “Mio Dio, che abbiamo fatto!” Poi procede con Tancredi verso la chiesa del Santo Sepolcro. Tancredi è furioso. Raimondo ci racconta la sua ira per il massacro dei prigionieri che si erano arresi e che i Fiamminghi hanno ignobilmente trucidato. E poi precisa che non c’è più un fottuto ebreo a Gerusalemme neanche se lo cerchi con il lanternino.
Il Dio degli Eserciti ascolta e si sganascia dal gran ridere.

Dopo la vittoria tutti i capitani della gloriosa impresa si precipitano nel Tempio del Santo Sepolcro: Tancredi, Goffredo di Buglione, Roberto di Normandia, Roberto di Fiandre e gli altri appendono le armi, gocciolanti di sangue, nella chiesa e in quel sacro luogo, con gli altri crociati; anche Guy de Nuitville, coperto di sangue, si getta in ginocchio piangendo. I Franchi innalzano un cantico tonante al Signore Dio degli Eserciti e al suo figlio il Pantacrator. Il 17 luglio i crociati decidono la sorte della città. Cominciano le epurazioni religiose: fuori i fottuti ebrei dai luoghi santi ed espulsione immediata degli eretici georgiani, copti, siriani ed armeni dal Tempio del Santo Sepolcro che viene restituito a Santa Madre Chiesa. Il Duomo della Roccia diventa il “Templus Domini” la Moschea di Al –Aqsa il “Templus Salomonis”.

Abu Sa’ad al-Harawi, il Qadi di Damasco, giunge a Baghdad entra nella città durante il Ramadan e comincia a mangiare a più non posso rompendo il digiuno. Una folla d’arabi irati gli si raccoglie intorno e il Qadi rischia il linciaggio. In quel momento di estremo pericolo urla: “Nel nome di Allah il clemente, il misericordioso… come fate a preoccuparvi del digiuno infranto e a ignorare quello che sta accadendo ai vostri fratelli musulmani in Siria e a Gerusalemme? Volete che ve lo racconti io cos’è successo in quei luoghi santi?”
E Abu Sa’ad al-Harawi narra con parole terribili l’orrore della conquista crociata ad una folla piangente. Poi procede verso i luoghi del potere e comincia a gridare:
“I Franchi hanno deflorato le nostre vergini e defecato nelle sante moschee” e chiede ai potenti: “E voi che fate? Voi ve la spassate negli Harem tra le vostre donne mentre l'Islam piange!”

Il giovane principe al-Mustazhir Billah l’ascolta impotente. Il despota è un artista, un poeta, scrive versi amorosi: come può liberare Gerusalemme dai guerrieri coperti di ferro? Sarebbe come chiedere al Presidente della repubblica italiana di intervenire in Cina o sedare, nel 2040, la terza Guerra del Congo. Il principe è totalmente impotente ma si spera nell’armata egiziana che marcia verso Gerusalemme conquistata. Eccola: l’armata islamica di Al –Afdal giunge venti giorni dopo la conquista, si presenta forte di 30.000 uomini e si accampa presso la piana d’Ascalon.
Ibn al –Qalanisi c’informa che gli emissari egiziani incontrano un uomo alto, con una barba bionda che risponde al nome di Goffredo di Buglione e gli ingiungono di ritirarsi e di abbandonare la città santa. Goffredo, divenuto da poco “Advocatus Sancti Sepolchri” ascolta divertito e si ritira sorridendo.

I Franchi riuniscono le forze, con fulminea rapidità, e piombano sull’esercito egiziano che, sorpreso dal repentino attacco, al primo scontro si sfascia. Al –Afdal fugge precipitosamente verso il porto di Ascalon. Ibn al –Qalanisi c’informa che 10.000 uomini sono massacrati dai crociati e il campo è saccheggiato.
Il Signore Dio degli Eserciti si sganascia dal gran ridere.
E che aspettarsi dai tempi? Giovanni di Modena dipingerà più tardi, nel 1420, un affresco di Maometto nudo, torturato e mutilato da un diavolo, nella chiesa di San Petronio a Bologna, seguendo l’intuizione blasfema e provocatoria di Dante che lo relegò, 200 anni prima, nella IX bolgia, tra “i seminatori di discordia e gli scismatici” con Alì, suo cugino.

Il vate scrive nel Canto XXVIII:

“guardommi e con le man s’aperse il petto,
dicendo: “Or vedi com’io mi dilacco!
Vedi come storpiato è Maometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto. “

Come poteva esistere compassione verso eretici e infedeli musulmani ai tempi della prima crociata?

*****

I nostri eroi arrivano a Beverley, la macchina si ferma presso la chiesa di St.Mary che trovano chiusa per restauro. Mio padre dice a Mick: “Ci vediamo tra due ore, si faccia una bella passeggiata e non disturbi le bionde di Beverley con il suo continuo cianciare…”
“Yes Sir….I’ll be silent!” Risponde l’autista.
I due procedono per Saturday Market, Butcher Row, High Gate e giungono presso il Minster.

Mio padre nota, nel Diario Segreto, l’amore di Mosul per le cose - già ampiamente descritto nel “Messia Limitato”- e descrive il desiderio dell’Anticristo per la loro “cosità”, per la loro palpabile, tangibile, fisicità. Erminio spiega che Mosul sembra sempre voler sfiorare, accarezzare, toccare, stringere le cose, non per possederle, ma solo per stabilire un contatto percettivo con loro.
Entrato nel Minster si dirige subito verso i “grotteschi” della Navata, li sfiora amorevolmente con la mano, li segue sorridendo.
Le raffigurazioni, che gli inglesi chiamano “Label stop”, si espongono, si affacciano dagli archi lobati della navata e dei transetti.
Una sontuosa teoria: mostri che suonano, cantano e ballano, meretrici, imperatori, “gargoyles” che battono tamburi, figure grottesche che giocano con serpenti, donne che giocano con cani, uomini che cantano e che suonano con arpe e violini, caproni che abbracciano suore, lupi pastori, “grotteschi” musicanti, mostri che cullano teneramente draghi e leoni, o che estraggono denti, uomini con due teste, vescovi, draghi melanconici, giullari con zampe caprine, nevrotiche profeticamente piegate su se stesse, sodomiti a culo per aria, “gargoyles” con dolori sciatici, zampognari.
Dal capitello dell’ottava colonna lo saluta un sontuoso “Green man.”

Procedono nel coro ove Mosul tocca le sue amate “misericordie”, gli stalli intagliati.
Li sfiora tutti: elefanti, leoni sdentati, draghi, un Green Man intagliato sulla mensola di appoggio di uno stallo, sfingi tettute.
“Erminio, would you shag a sphinx?”
“Se mi farei una sfinge? Chissà…”
“Disse Mister Pomata…”
Mentre Mosul, sfiora la sfinge, ode una voce, con un notevole accento iberico, che lo fa trasalire.
Si volta e vede una donna stupenda, vestita elegantemente, con lunghi capelli corvini.
La donna sta dicendo: “Conosce le “misericordie” della cattedrale di Bristol, Mosul?”
Mio padre sobbalza e si guarda intorno. Pensa subito: “Qui ci vogliono le guardie del corpo…”
Poi ci riflette e arriva ad una conclusione: la donna è uno spirito.
“Come ha fatto a riconoscermi, cara? Sono platinato ed ho una barba finta…” chiede Mosul calmissimo.
“L’ho riconosciuto a Manchester. E’ da due giorni che la seguo…”
“E’ spagnola?”
“Messicana… mi chiamo Isabel Conchita Rodriguez de Mendoza….lei è il signor Polpino?”
“Polpotta cara….” risponde mio padre tremebondo e per nulla convinto, poi pensa: qui trattiamo con demoni, siamo visitati da archetipi o dalle forze dell’Oscuro.

Mosul è affascinato dalla donna e mio padre, dimenticando per un momento la possibile natura incorporea d’Isabel, comincia a squagliarsi di fronte alla bellezza della messicana.
I tre escono dal Minster e si dirigono verso un caffè nel Ladygate ove ordinano tre cappuccini e tre paste. Mosul indaga mentre mio padre ascolta incuriosito.
“Cosa mi stava dicendo, Isabel, riguardo alle “misericordie” di Bristol?”
“Le stavo dicendo che nel coro della cattedrale di Bristol si trovano intagli osceni… una donna che pratica un "blow job", una “fellatio” a un immenso pene, una figura grottesca, un gay – gargoyle, che offre il deretano ad un fallo eretto e un gatto che morde le palle di un prete…”
“Mio Dio….in una chiesa?”
“Si, nella cattedrale di Bristol…”
“Da dove viene cara?”
“Da Londra…”
“E che faceva a Manchester, cara?” Chiede Mosul.
“Visitavo la mostra di David Podmore: "La Vita Eterna“
“Quella dei cadaveri plastificati?”
“Esattamente.”
“Ma perché visita simili orrori?”
“E’ lo sviluppo di un’idea di un certo Gunther von Haggens, un tedesco che intorno al 2000 ideò una mostra itinerante di cadaveri plastificati e sezionati. David Podmore ha fatto di più: i cadaveri non li ha aperti e sezionati li ha semplicemente solidificati e plastificati con il “Gerontium 4”…”
“Ma è osceno, Conchita…”
“A me la mostra è piaciuta perché presenta la morte in un modo insolito e forse anche bello.”
“Oddio! Insolito forse…. ma bello, non direi.”
“La mostra è molto asettica, scientifica è come uno sguardo distaccato sul corpo. La morte sembra una cosa normale, persino bella.”
“Devo dirle, Isabel, che io ho una visione ellenica del cadavere. Lo si brucia e via!... altrimenti contamina la terra e la luce del giorno…. e poi si sparge la cenere al vento...”
“Non sono d’accordo…. Anzi, con il sistema di von Haggens si poteva guardare un corpo dal di dentro, percependo le proprie viscere, ossa, muscoli…”
“I monaci medievali dicevano se siete arrapati per una bella donna pensate a quello che c'è sotto la pelle…”
“Si… però in von Haggens c'era leggerezza in mezzo a tutte queste persone morte, c'era la bellezza del corpo, e la sua banalità. Le reazioni del pubblico erano molto varie, qualcuno vomitava, qualcuno rideva. Anche vedendo la mostra di Podmore succedeva lo stesso.”
“Nella cripta dei Cappuccini a Via Veneto a Roma: stesse reazioni...i protestanti trovavano
le ossa ripugnanti, i cattolici interessanti: una religione macabra il Cattolicesimo!”
“Io l'ho vista, nel 2041 ad Amsterdam, la mostra di von Haggens e mi sono sentita come in un santuario laico, avevo rispetto per questi corpi esposti, alcuni mostrati come esplosi, altri tagliati a fette sottilissime.”
“Se io trovo un ratto morto lo seppellisco...la putrefazione la trovo oscena...”
“Anche nella “Vita Eterna” s’intuisce la vita che è passata, i corpi non danno l'immagine macabra delle reliquie o delle mummie. Tutto è fissato, come per l'eternità. Finalmente il corpo è presentato per quello che è, senza idea del sacro, e per un po' la morte non crea angoscia.”
Mio padre a quel punto comincia a smucinarsi i testicoli ed interviene: “Ho provato un'angoscia indicibile vedendo le foto della mostra...è ripugnante….”
“Ma no…Polpetti…”
“Polpotta…” corregge Mosul ridendo.
“Si, mi scusi…Polpotta…il difetto di questa mostra è che ne hanno fatto uno spettacolo, un vero e proprio affare economico che ha solleticato il gusto del macabro e dell'orrore del pubblico, ma questo non toglie nulla all'interesse della mostra...”
“Mah... ” sospira Mosul.
“E' una mostra che non può essere visitata avendo preconcetti sull'idea di “corpo” tant'è che è stata aborrita dai cattolici lefevriani e dagli amici di Quimper ma io credo che contenga un'idea rivoluzionaria nel fondo…”
“Lei la chiama arte? Se uno va alla Tate Modern c'è roba spaventosa: tra cent'anni quanto resterà di tutta quella cianfrusaglia e di tutti quei residui cadaverici?”
“Io ho trovato bello il sesso tra cadaveri…è come Kafka, è intriso di un caldo – gelido mischiar di corpi nell'assurdo...ricordate il Castello?”.
“Il sesso nel Castello di Kafka è tra vivi, è tra umani e arconti… tra signori oscuri e misteriose donnette… ” interviene Erminio.
“Molto angoscioso….volevo spiegarvi qual'è il pensiero che faccio quando mi prende l'angoscia per la morte. Per me è un pensiero importante perché mi consola dal male e in qualche modo riscatta la malvagità della natura. Quando penso a tutte le persone che in questo preciso momento stanno soffrendo, ai bambini abbandonati e affamati, quando penso a tutti gli animali che in questo istante vorrebbero vivere ma non possono, quando penso a tutte le bestie selvatiche che stanno soffrendo il freddo e la fame, mi viene come il panico, è un concetto troppo grande e cupo da sostenere e allora penso che è un pensiero troppo grande perché è formato da una serie infinita di sofferenze e non si riesce ad immaginare neppure questa quantità immensa di dolore…. ebbene in quei momenti la visione plastificata, direi apollinea, della morte mi calma…”
“Essere come siamo é il più grande castigo per un vivente: la compassione è un tormento troppo grande, ci consuma... e le mostre cadaveriche sono poveri palliativi.”
“Mi lasci spiegare, Mosul… se però penso che questo numero gigantesco è formato dalla somma di singole unità e che l’animale soffre per se stesso e non per le decine di migliaia di altri suoi consimili, e che il bambino che muore di fame è uno e non migliaia, allora l'angoscia si attenua, diventa più controllabile.”
“Questo mi sfugge totalmente: se uno pensa allo strazio del mondo non può vivere. Ma l'ego crea palliativi...panacee, barriere per non essere annientato dall’orrore.”
“Si ….però riflettevo guardando i cadaveri di Podmore: ognuno è solo davanti alla morte e quando soffre e muore è un corpo che patisce e svanisce. Allora riesco a rasserenarmi un poco perché penso a quello che disse Epicureo - che cito liberamente: se il dolore è forte, breve è la sua durata, se è lungo, la sofferenza è mite ... e poi viene la morte che libera definitivamente dal dolore.”
“E amen…” interrompe mio padre.
E Mosul: “Speriamo...se hanno ragione i buddisti siamo fottuti! Si rinasce!”
“Se invece si pensa sempre in termini generali allora la sofferenza diventa un pensiero insostenibile e la natura è sempre matrigna.”
“Puttana …” precisa Erminio.
“Un mio amante, un dottore, mi spiega sempre come in ospedale si può notare una sorta di capacità dell'organismo di difendersi per poter accettare e sopportare la sofferenza. Sono rarissimi i casi in cui una persona non sopporta più di vivere. In casi di progressione incessante della malattia, per esempio, il corpo s’inebetisce, la mente inizia ad accettare il cambiamento terribile del corpo e s’innescano dei meccanismi di difesa per cui il dolore e la sofferenza divengono accettabili. Forse questo pensiero vi sembrerà banale ma per me è l'unico che mi permette di riuscire a vivere abbastanza serenamente e che mi spinge a non mandare tutto al diavolo...”
“Mi lascia perplesso questo modo di pensare…”
“Se il male fosse così incontenibile (come solo nella mente dell'uomo appare, e mai nelle bestie) non avrebbe alcun senso agire. Allora io non penso al male di sei milioni di ebrei sterminati ma a
1+1+1+1+1+1+1+1+ 1+1+ e penso ad ogni 1 e allora mi sembra che il decesso di 1 non sia poi
così diverso dal mio o da quello di mia madre Rosita e lo svanire diventa accettabile……”
“Un pensiero singolare… basta pensare: quanti uomini sono morti prima di me? Miliardi e miliardi. E allora perché non dovrei morire anch'io?” precisa Mosul.
“Già…. però riflettevo davanti ad un cane plastificato, durante la visita della mostra, gli animali non fanno elucubrazioni inutili sulla morte: vivono, godono di quel poco che hanno e non sommano sofferenza a sofferenza. Il loro egoismo li salva e dona loro la felicità che, per loro, quando c'è, è sempre totale, completa, mai rovinata da un brutto ricordo o da un pensiero triste…”
“Vero... la natura è matrigna anzi puttana…”
“Anch’io sono una puttana!”
“Ha detto che è una puttana, cara?” Interloquisce mio padre sorpreso.
“Esattamente… sono una cortigiana…”
“Mi spieghi…”
“Vado a letto con chi voglio, ma mi faccio pagare profumatamente….e mai più di un uomo al giorno…e mai più di 12 amanti fissi all’anno…”
“Ah…..interessante….come essere sposata con 12 uomini..”
“Appunto!”
E Mosul ride.

“E perché, cara, quest’ossessione con la morte?”
“Perché sono vissuta nel sangue…ma questo, ve lo spiegherò in un altro momento…posso seguirvi?”
“Se non è una giornalista, volentieri…venga con noi….” risponde Mosul
“Va bene anche a lei, Polputta?”
“Polpotta, cara. Io m’inchino sempre davanti alla bellezza anche se sto per putrefarmi… eh… noi italiani siamo incorreggibili…”
“Ma no, simpaticissimi siete… e poi lei è un bellissimo uomo, con tutti quei ricci candidi…ma i baffi sono veri?”
“No…finti…viene in macchina con noi?”
“Certo… dico al mio autista di attendermi a Manchester…”
“Manchester di nuovo? Va bene per lei Mosul?”
“Ora, però, mi ha incuriosito cara… un altro caffè?”
“No…ma mi dica…”
“Ecco, la mia domanda è questa: ma perché tanta ossessione con il corpo - anzi con il cadavere - quando ormai gli scienziati ci stanno informando che la mente è separata dal corpo?”
“Devo rispondere?”
“Mi lasci elaborare meglio il concetto: avrà visto, giorni fa, l’incredibile programma della
BBC-WORLD- ONE sulla morte temporanea in cui l’americano Roger Drake e il tedesco Fritz Bruckner affermavano di aver provato che c'è energia nel cervello dopo la morte… “
“Si…l’ho visto…”
“Ed insistevano nell’affermare che il cervello è solo uno strumento materiale e che la mente è esterna e spirituale?”
“Si …ma questo mica prova l’immortalità di un'entità esterna… “ interloquisce mio padre.
“Ecco: chi ci dice che questa presunta entità sussista in eterno?” Riprende Mosul.
E Isabel: “Io penso che sussista in eterno…”
“Già…questo è il punto…” continua mio padre “prima di arrivare in Inghilterra seguivo all’università di Bologna un corso sullo sviluppo di questa tesi. Mi ricordo: correva il lontano 2001 e i “riduzionisti” pensavano che la mente fosse riducibile al cervello, i “mentalisti”, invece, speculavano che la mente fosse qualcosa d’immateriale.”
“Ora è differente…io conosco un “cognitivista”, in Messico, un padre gesuita, un mio amante settantenne, che insieme con un matematico ha perfezionato l'intelligenza artificiale: una mente informatica totalmente indipendente. Gli studi matematici vengono fatti sulla base del funzionamento della “Cogitativa” di San Tommaso. Questa è la parte del pensiero dedicata all’astrazione, il suo funzionamento viene algoritmicamente tradotto in termini informatici e ricostruito nella mente artificiale di una macchina pensante.”
“E ti pareva che non andavano a pescare Tommaso d’Aquino, ha ascoltato Mosul?”
“Bisogna dire che Tommaso…”
“E’ stato bestiale con gli animali…bisogna dirlo” interrompe Erminio.
“Dell'uomo e della sua natura aveva capito moltissimo” continua Isabel “grazie alle ricerche condotte sugli antichi testi aristotelici che studiavano l’anima. Secondo Tommaso la mente agirebbe come una fonte energetica di luce e l'apprendimento è la costante capacità della mente di calibrarsi sulla realtà, il cervello è solo un mezzo per interagire con la realtà materiale, assorbe, assimila e digerisce ciò che si trova all’esterno del nostro “Io”, fuori di noi. E noi scopriamo, decodifichiamo e siamo in grado di astrarre in molteplici maniere il reale, e tutto ciò che incontriamo non lo inventiamo, perché tutto quello che scopriamo esiste. Un’invenzione non è una creazione “ex nihilo”, ma la scoperta di un arcano, la risoluzione di un enigma che imprigiona una certa realtà. Non è la cosa che si adegua alla mente dunque, ma la mente che riesce ad adeguarsi al mondo e alle sue leggi, proprio come la luce è proteiforme e sa prendere mille sembianze.”
“Molto interessante, Isabel…continui”
“Il ‘relazionismo’ pensa alla mente come fonte energetica, come ponte, relazione tra l'Io e il mondo, e in questo senso vuole salvare la capacità percettiva e assimilativa dell’atto conoscitivo dal suo aspetto violento e manipolatorio. E vuole redimerlo nell’adeguamento arrendevole della mente stessa alla cosa. Io credo che la mente sia esterna al cervello, sia qualcosa d’immateriale, di estremamente malleabile. In essenza Pura Luce.
In sintesi: o il cervello attutisce il nulla o la mente è separata e immortale.
Io credo alla seconda tesi.
E ora ci sono sempre più prove a livello di studio della conoscenza. La filosofia riesce a spiegare molte cose che vengono poi provate scientificamente. La scienza rincorre le scoperte che le intuizioni del pensiero anticipano. Molte tesi filosofiche sono ora provate nel campo della conoscenza dalle tesi scientifiche dei “cognitivisti” e dei “mentalisti.
L’esperienza artistica e poetica, ad esempio, è una prova della spiritualità della mente, secondo me… in alcune poesie si può notare uno spazio mentale puramente spirituale, che riesce ad astrarre il materiale in visione interiore.”
“Questo è vero…” prende la parola mio padre “spesso, la grande poesia, come in Daisei Taneda, il poeta giapponese morto nel 2041, è un susseguirsi di flash che descrivono, come in quadri diversi, difformi impressioni luminose, come abbagli, come allucinazioni ispirate dal mare e dalle immense spiagge: una lepre che appare e svanisce tra le dune, nella luce bianca; la luminescenza, il fulgore giallo ocra evanescente, la luce del mare accecante, il mormorare ammaliante delle onde….”
E Isabel: “E’ vero! In Taneda i versi sembrano parlare di lunghe passeggiate dell'anima fuori dal corpo e dalla materia...tutto quello che ti circonda assume la dimensione del sogno... tutto è fulgida, fulminea, folgorante apparizione di una forte emozione che diventa epifania luminosa…”
“Si...” interviene Mosul “ Come Turner...mi viene in mente lui. Con le parole si vede descritto, ricreato in uno spazio mentale, visivo e visionario, quello che Turner ha dipinto sulle tele con i colori. Sento la stessa intensità e forza che descrive il sublime...lo intrappola nella parole e nel colore. Quel sublime che si coglie attraverso lo sguardo esteriore, e nutre la visione interiore, mentale, che si percepisce come profondamente spirituale. Ma questo, secondo me, può anche venire dalla precarietà…non richiede una mente esterna…”
“Anzi” precisa Erminio “è la temporaneità, la precarietà, la caducità che donano questa grande poesia…e poi, come dicevo, la mente esterna non è necessariamente eterna…”
“Qui differiamo… “ conferma Conchita.
“Ma cara…” chiede mio padre “come spiega la sua ossessione con la morte se accetta l’esistenza di una mente esterna. Ci illumini: a che serve preservare carne decomposta?”
“Con calma a Manchester… prima, signori, vorrei regalarvi per due notti il mio corpo…che ne dite? Sono rimasta sconvolta dall’intervista con l’Acontour e voglio farvi un umile regalo… ho solo il mio corpo da darvi…”
Mio padre sbianca e pensa: “Dio santo…..speriamo che Mosul non rifiuti…..Isabel ci sta offrendo il paradiso!”

Hanno ragione le lesbiche: i maschi latini fanno sempre cagare.