III - VegetAlieni?
Francesco Guerini

Il viaggio verso la Festa Nazionale de l'Unità a Bologna,
quest'anno è stato occasione vera di dibattito politico. Con i
compagni della mia Sezione è nato un discorso/scontro sul
vegetarismo (ovvio!) da cui credo germoglierà qualcosa.
L'ambiente culturale del dibattimento è quello di sempre: un misto
di forte disinformazione e di incolpevole superficialità che
impediscono la comprensione profonda delle conseguenze del nostro
comportamento alimentare.

Questa volta, con una battuta, si discuteva sulla scelta dei
vegani di non bere latte: mi si ripeteva “se la mucca non la mungi
sta male” per giustificare la sudditanza cui i bovini sono
costretti.

Purtroppo questa osservazione (sostenuta da un diploma in agraria
e dall'attività familiare) non considera che la base della
sofferenza animale siamo noi uomini che abbiamo estraniato intere
specie dai loro comportamenti naturali (per il discutibile motivo
di trarne il massimo profitto): oggi una mucca produce 10 volte il
latte che produrrebbe in natura, per renderla “produttiva” è
necessario ingravidarla (artificialmente) e allontanare il vitello
che altrimenti berrebbe il latte destinato alla vendita. Il
piccolo viene poi stazionato in una “cella” sollevata da terra o
in un igloo di cemento a poca distanza dalla madre, in attesa di
essere macellato (se è maschio) o indotto alla produzione del
latte (se è femmina).

L'impossibilità di contatto fra madre e cucciolo, che spesso si
vedono ma che non possono raggiungersi, fa soffrire entrambi
(ovviamente): se non potessi raggiungere mia madre io soffrirei,
figuriamoci se sfruttassero il mio metabolismo per lucrare (vedo
già le nuvolette sopra le vostre teste “ma è solo una mucca, tu
sei un uomo perdio!” ma voglio evitare un commento).

I veterinari che affiancano l'allevamento invece di garantire la
salute psicofisica dell'animale si sono impegnati per trarre dalla
bestia tutto il possibile e le vacche (in questo caso) vengono
spremute come limoni.

Limitarsi ad una visione restrittiva come quella del “se non la
mungi sta male” non ci lascia vedere che la sofferenza è la base
del nostro trattamento degli animali d'allevamento (in natura una
mucca non ha mai avuto bisogno di essere munta dall'uomo, ci pensa
il vitello).

Dobbiamo vedere le cose come sono: inique.
Fortunatamente una volta giunti alla Festa Nazionale de L'Unità ho
goduto nel vedere un ristorante proporre nel menù piatti
compatibili con le mie idee e il mio modo di fare politica.
Segno che FORSE la sinistra comincia a capire che fra le vittime
della sofferenza non ci sono solo uomini.

Francesco
czec@libero.it
allevamento
ENRICO MORICONI (veterinario), Le fabbriche degli animali, Ed. Cosmopolis, 2001