II - VegetAlieni?
Francesco Guerini
Fortunatamente parlare di vegetarismo e diritti animali ha dato frutto grazie alla risposta di un anonimo lettore (biologo, forse) all'articolo di giugno.
Non c'è spazio per pubblicarla ma voglio comunque sintetizzarla e analizzarla in quanto riflette l'atteggiamento medio dell'opinione pubblica nei confronti delle politiche animaliste (e non solo).
Nel colpevole articolo di giugno affermavo la necessità di “riconoscere all'altro il diritto alla vita”, e “allargarli [i diritti] all'intero sistema delle cose animate e senzienti” e per questo sarei “razzista” perchè non coinvolgerei vegetali e batteri, anch'essi capaci, in misure diverse, di percepire sensazioni attraverso i sistemi immunitario e endocrino; questa capacità percettiva minerebbe (secondo il lettore) la base etica dei vegetariani, cioè quegli individui che dicono di rispettare tutti e invece infieriscono su piante e batteri, che causano il buco nell'ozono col frigorifero di casa, che inquinano l'aria con l'automobile, che dovrebbero smettere di “darsi degli alibi” per non “migliorare le cose veramente”.
Certo il fatto che un vegano consumi il 75% di risorse in meno (acqua, suolo, alimenti...) rispetto ad un carnivoro non conta niente.
I vegetariani mancherebbero di coerenza mentre il coerentissimo carnivoro non fa differenza: tutto è utile a riempirsi la pancia, che siano animali che amano la propria madre o forme di vita semplici fa lo stesso di fronte alla necessità di cibo e vestiti.
Invece ci sono differenze che vanno riconosciute e ci sono strade diverse per risolvere i problemi.
Chi sceglie la via vegetariana fa molto, se non riesce a fare tutto non vuol dire che sbagli: se il signor Schlinder (“the Schlinder List”) pensando fra sè e sé “è inutile, non potrei salvare tutti gli ebrei” non avesse mosso un dito sarebbe stato molto peggio (qualcuno crede il contrario?).
Si fa ciò che si può fare. Il vero alibi lo cerca chi ci dissuade con le motivazioni di una maggioranza, di una cultura, di una scienza e di una società dominanti, col solo motivo di non doversi assumere le stesse scomode responsabilità (concorderete che “maggioranza” non è “verità”).
Il risultato finale, quello di rendere meno nefasta la presenza dell'uomo sul mondo, si può raggiungere anche astenendosi dall'allevare animali per ucciderli e trasformarli come oggetti per mangiarseli, distribuendo in modo sostenibile le risorse destinate all'allevamento. Screditare non giova. Incontriamoci e una strada condivisa si troverà.
Francesco
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