I - VegetAlieni?
Francesco Guerini

Sempre più spesso mi trovo, da vegetariano, a discutere coi compagni di vita sull'opportunità delle mie scelte e a doverle motivare e difendere. Non trovo giusto limitare il dibattito alla sfera privata e perciò uso lo spazio di “Liberi”. L'argomento non manca di interesse e quindi: perchè vegetariani? Cosa significa questa scelta? Perchè parlarne su “Liberi di decidere”, una pubblicazione di sinistra?

Le cose non sono slegate: essere di sinistra significa anche non tollerare l'oppressione, desiderare giustizia, equità, sostenibilità, in due parole riconoscere diritti all'altro; il vegetariano è, di solito, colui che fa di questi principi i cardini morali della propria esistenza, non limitandosi alla sfera dei rapporti umani ma allargandoli all'intero sistema delle cose animate e senzienti (capaci di pensare e di provare sentimenti). Tutti, ma proprio tutti, abbiamo diritto di vivere una vita degna di essere vissuta, nelle forme che la natura ci consente, niente più.

Credo che questo non sia contestabile nemmeno dallo scettico più accanito, anzi credo che accettare questo principio segni una grande evoluzione della civiltà, insita nel processo di crescita civile come l'abolizione della schiavitù e l'antirazzismo. In effetti il vegetarismo è in crescita in tutto il mondo, anche in Italia dove i vegetariani sono circa un milione e mezzo. Senz'altro parlare di diritti degli animali farà sbuffare i più “impegnati” che preferirebbero discutere di diritti umani e poi, eventualmente, dedicarsi agli animali perchè, appunto, sono solo animali. Oltre a ricordare che anche gli uomini sono animali cito una frase di Theodor Adorno: “Aushwitz inizia quando si guarda un macello e si pensa: sono solo animali”. Il filosofo ci apre gli occhi: il dolore è lo stesso per chiunque abbia un sistema nervoso centrale ebrei o vitelli, dolore è dolore (e per molti gli ebrei erano “solo ebrei”).

Consapevolmente quindi il vegetariano si rifiuta di uccidere perchè riconosce all'altro il diritto alla vita, si rifiuta di uccidere per nutrirsi perchè i meccanismi di produzione del “cibo” negano agli animali la propria “animalità”, relegandoli allo stato di macchine da carne o da latte, annientandone i diritti e contemporaneamente sottraendo risorse utili al pianeta (come l'acqua e il suolo coltivabile).

In sostanza il vegetarismo si fonda sul totale assoluto rispetto del mondo, della vita e dei diritti altrui.

Mi domando cosa più di questo incarni l'essere di sinistra? Chissà che il tempo della salamella non volga al meritato declino.


Francesco
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