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Un chiarimento su un ipotetico movimento politico
verde - animalista
Giorni fa ho letto la premessa al Muro di pietra di Aldo
Sottofattori su Liberazioni
www.liberazioni.org/ra/ra/sterni042.htm
Diceva questo: “Con questa ennesima denuncia Paolo Ricci ripropone
l’indignazione contro la debolezza endemica delle forze genericamente
catalogabili come “animaliste” e rifiuta di accettare lo strapotere delle scelte
di un nemico sempre più virulento contro l’alterità animale. Le sollecitazioni
di Paolo Ricci fondate su questo orizzonte non si contano più, e, bisogna
riconoscere, la sua insistenza appare come una virtù nobile, ma decisamente
sprecata verso un mondo che non solo non vuole prendere in esame indicazioni
importanti, ma neanche valutare possibilità alternative a quella che sempre più
si configura come una sopravvivenza esausta e improduttiva. Questa volta,
l’autore però va oltre e presenta alcune considerazioni di singoli individui
stanchi e sfiduciati, le quali sollecitano l’eterna domanda: l’animalismo nelle
le sue varie versioni, riuscirà un giorno a uscire da questa condizione di
debolezza endemica?
Occorre dire che il testo proposto si porta dietro alcune incertezze di analisi
e di valutazione. Per esempio – come già in passato – Ricci sembra oscillare tra
propensioni lobbistiche e movimento politico autonomo e autoorganizzato senza
risolversi a fare una scelta. Le due opzioni presuppongono interlocutori diversi
mentre Ricci sembra dare per scontato che esistano tanti gruppi, ma fatti tutti
della stessa pasta. Questo sembra un limite abbastanza rilevante. Immaginare un
interlocutore omogeneo mentre si parla a soggetti lontani e diversissimi tra
loro (protezionisti e abolizionisti, a loro volta suddivisi in ulteriori
sottofamiglie) di certo non aiuta un progetto già difficilissimo. Probabilmente
la lontananza dall’Italia (Ricci risiede nel Regno Unito) rende difficile
comprendere l’inconciliabilità di determinate posizioni. Anche alcune
affermazioni, come quel fugace ed equivoco accenno al PAI, dimostrano un
approccio che semplifica troppo la complessità dei problemi.
Ma al di là di tutto, rimane la sostanza dell’appello. Se ciò che è “animalista”
è davvero così vario da rendere inimmaginabile la sua chiamata sotto un unico
progetto, è altresì vero che le sue componenti principali potrebbero esplorare
strade ben più produttive di quelle percorse attualmente. Ma alla fine il nodo
viene al pettine: se le caratteristiche tipiche degli interlocutori (mancati) di
Ricci sono quelle che lui stesso identifica, a che scopo rivolgersi ad essi? (a.s.)
“
Ho assorbito il “cappello” (il caro Aldo è un cappellaio provetto e indefesso) e
ci terrei a chiarire alcune cose.
Sottofattori scrive: Le due opzioni presuppongono interlocutori diversi mentre
Ricci sembra dare per scontato che esistano tanti gruppi, ma fatti tutti della
stessa pasta. Questo sembra un limite abbastanza rilevante. Immaginare un
interlocutore omogeneo mentre si parla a soggetti lontani e diversissimi tra
loro (protezionisti e abolizionisti, a loro volta suddivisi in ulteriori
sottofamiglie) di certo non aiuta un progetto già difficilissimo.
Rispondo : Su questo avevo fatto un’analisi basata su una ricerca di Paola Bozzi
in Sette Gnostico-manichee
http://www.ahimsa.it/settegnostiche2005-05-16.html e credo di aver l'idee molto
chiare. Siamo un specie di torre di babele dominata dalla sindrome del “non
increspare la superficie della palude”. Nulla si deve muovere. Bisogna
preservare lo status quo a tutti i costi. Ci sono sommi esponenti di questa
dottrina.
Sottofattori scrive: Probabilmente la lontananza dall’Italia (Ricci risiede nel
Regno Unito) rende difficile comprendere l’inconciliabilità di determinate
posizioni.
Rispondo: Sottofattori mi conosce molto bene e sa che non risiedo nel cuore
della foresta equatoriale ma in Inghilterra, e sa che se anche vivessi sotto
l’unica palma di un deserto con internet, con i giornali, che quotidianamente
ricevo, con Sky e roba varia, di notizie ne ricevo a cataste. Anzi troppe.
Sottofattori dice: come già in passato – Ricci sembra oscillare tra propensioni
lobbistiche e movimento politico autonomo e autoorganizzato senza risolversi a
fare una scelta.
Rispondo: Non sono stato chiaro? Oscillo? Mi scuso.
Tempo fa avevo elencato le varie possibilità che si aprivano per il mondo
animalista antispecista per una scelta politica. Pensavo di essere stato limpido
quando ho scritto: Questa è una bozza, un “blueprint” per un movimento politico
che potrebbe diventare un partito. E’ solo una traccia. E’ solo un suggerimento.
E’ un progetto embrionale che può essere trasformato, modificato, migliorato,
completato, ridotto, reso più preciso, più comprensivo. E’ qualcosa che può
considerarsi un inizio, un germe di qualcosa di cui molti sentono urgente
bisogno. Ho anche scritto che auspicavo un nuovo movimento profondamente verde,
animalista, europeista aperto verso la società civile, di cultura laica
riformista, e potrebbe situarsi politicamente a sinistra, ma su una posizione
più moderata di quella dei Verdi che, essendosi spostati troppo a sinistra,
hanno perso numerosissimi consensi. Ho anche scritto che il movimento potrebbe
anche scegliere una posizione “trasversale” o equidistante dagli schieramenti
attuali secondo le necessità politiche del momento e le valutazioni strategiche
del suo gruppo dirigente e dell’assemblea dei suoi iscritti.
Premessa: su Radio Tre, la mattina va in onda Prima Pagina, un programma nel
quale un giornalista, a turni settimanali, legge i quotidiani e risponde alle
domande degli ascoltatori.
La settimana scorsa il giornalista di turno era Stefano Folli del Sole 24ore.
Domanda a Folli: è paradossale che, mentre in Europa si stanno formando
importanti gruppi ambientalisti, animalisti e verdi autonomi che stanno
riscuotendo molti consensi, in Italia praticamente non esiste un movimento
similare. Vorrei un suo pensiero al riguardo.
Risposta di Folli: il movimento ambientalista in Italia è inesistente perché
invece di costituire un partito autonomo, ha sempre preferito essere una costola
aggiunta della Sinistra.
Qualcosa comincia a muoversi:
http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=143584&numero=11518&title=NOTIZIE%20RADICALI
Torniamo al “cappello” di Sottofattori e rivediamo tutto. Tempo fa avevo pensato,
ascoltando molte persone interessate all’idea, che si potevano seguire varie
strade. Non era un’oscillazione ma una ricerca attraverso contatti con molte
persone. Quando uno cerca una via, esplora, e poi tira le sue conclusioni. Nella
ricerca si presenteranno varie soluzioni tutte valide:
• Una lobby trasversale che punti a risolvere i problemi risolvibili, in un dato
momento storico, attaccando il “ventre molle” della struttura economica -
politica della violenza contro gli animali.
• La creazione di un partito animalista
• L’entrismo in più partiti attraverso raggruppamenti interni ai partiti tipo
ARCIANIMALI
• L’entrismo in un solo partito con l’ingresso in massa in un partito tipo i
VERDI
Non avevo pensato a questa possibilità che ora mi sembra la più valida e che, in
questo momento storico, se dipendesse da me, sceglierei:
• Un Movimento politico che si evolve e decide sul suo futuro.
La lobby per me rimane un’opzione validissima ma non piace. Odora di P2. Per me
lobby significa “gruppo di pressione”. Punto. Anche i fuoricasta indiani, i
Dalit, gli ultimi del mondo - se non consideriamo il non umano - avevano una
lobby che è diventata un forte partito organizzato e temibile. La Mayawati ha
creato dal nulla un grande partito che si è posizionato tra quello del Congresso
e il Barathya Janata, diventando la terza forza della politica indiana e il
possibile ago della bilancia. E tutto è iniziato da una lobby che si è
sviluppata in un partito.
La creazione di un partito animalista è sicuramente una possibilità.
Giorni fa ho scoperto che è sorto un nuovo partito animalista inglese ANIMAL
COUNT http://www.animalscount.org/contactus.html presentato in un’unica area,
nella zona Eastern dell’Inghilterra, area di Bedford, Cambridge, Luton, Southend
on Sea, dell’Essex e del Suffolk ecc…virtualmente sconosciuto ha raccolto 13.201
pari allo 0,82%. I Verdi sono arrivati quinti con 141,000 voti pari all’8,80%.
Il Partito animalista olandese http://www.partijvoordedieren.nl/content/view/129
ha ottenuto 9 seggi nelle elezioni provinciali, uno nel Senato ed è riuscito a
far eleggere due deputati nel parlamento olandese.
Sicuramente in futuro un partito animalista è un’opzione possibile.
Le cose si stanno muovendo nel mondo: http://www.animalscount.org/similar_initiatives.html
Riguardo al PAI, il Partito Animalista Italiano, sarei stato felice di vedere i
risultati che, se si fosse presentato, avrebbe ottenuto. Avrebbero avuto la
natura di un autentico sondaggio. Quello che mi preoccupa del PAI (anzi mi
lascia allibito) è la scelta antieuropea, penso che l’Europa potrebbe imporre
scelte vincolanti agli Stati membri riguardo il trattamento degli animali,
boicottaggi per le foche e le balene, l’abolizione della corrida ecc…ecc…La
scelta euroscettica mi sorprende. Dove vivo è roba da fascisti del PNP o
razzisti dell’UKIP che detestano il resto dell’Europa. Roba da Avon ladies che
dicevano, ai tempi della Regina Vittoria, che la moralità esiste da Dover verso
nord e non da Calais verso sud, confinando l’Europa continentale in uno stato di
vaga e amorale negritudine. E le Avon ladies sono risorte, come i vampiri della
Transilvania. Quando si parla di euro scetticismo il PAI dovrebbe, con grande
attenzione, analizzare con chi finirebbe nel Parlamento Europeo. La costola che
si è creata fuoriuscendo dal gruppo dei Cristiani Democratici e dei Democratici
Europei, il gruppo di Papi, è frequentata da gente assai strana. Nelle acque
dell’euroscetticismo navigano il PPV olandese, il DFP danese, il VLAAMS BELANG
belga, il FPO e il BZO austriaci, il PIS polacco, Il ROMANIA MARE rumeno, lo
JOBBIK neonazista ungherese, posizionarsi con questi simpatici conviviali non è
forse suicida? Ci pensi seriamente il PAI.
Entrismo in più partiti: il classico esempio è quello di Andrea Zanoni e anche,
più in piccolo, il tentativo di Francesco Guerrini a Crema. Massimo rispetto per
questi tentativi e congratulazioni per i risultati raggiunti che provano il
potenziale che esiste e smentiscono l’antipolitica, però, un giorno, qualcuno
dovrà porre a Di Pietro l’inevitabile quesito (che ancora non va posto per non
creare fastidi ad Andrea).
La domanda è questa:
Onorevole Di Pietro l’Italia dei Valori è il partito ufficiale della caccia? E
la giustizia e la compassione Lei le riserva solo a una specie? Le faccio questa
domanda perché su 27 deputati dell’IDV 7 sono appartenenti all’intergruppo pro
caccia (Cimadoro Gabriele, Di Giuseppe Anita, Monai Carlo, Piffari Sergio,
Porcino Gaetano, Razzi Antonio, Rota Ivan) e poi ci sono gli altri deputati pro
caccia - come Lei Onorevole (un provetto cacciatore) che non sono parte
dell’intergruppo ma che si dilettano a sparare a ogni cosa che si muove in nome
di una atavica civiltà contadina. Onorevole mi congratulo con Lei perché dopo il
detestato PDL di Papi, l’Italia dei Valori é il partito con il maggior numero di
deputati pro caccia. E’ un vero assembramento venatorio, non c’è che dire.
1) POPOLO DELLA LIBERTÀ: su 271 deputati 81 sono appartenenti all’intergruppo
pro caccia
percentuale dei deputati pro caccia sulla totalità dei deputati: 30%
2) ITALIA DEI VALORI: su 27 deputati 7 sono appartenenti all’intergruppo pro
caccia
percentuale dei deputati pro caccia sulla totalità dei deputati: 26%
3) LEGA NORD: su 60 deputati 10 sono appartenenti all’intergruppo pro caccia
percentuale dei deputati pro caccia sulla totalità dei deputati: 17%
4) UNIONE DI CENTRO: su 35 deputati 4 sono appartenenti all’intergruppo pro
caccia
percentuale dei deputati pro caccia sulla totalità dei deputati: 11%
5) PARTITO DEMOCRATICO: su 216 deputati 9 sono appartenenti all’intergruppo pro
caccia
percentuale dei deputati pro caccia sulla totalità dei deputati: 4 %
6) MISTI VARI: su 17 deputati 2 sono appartenenti all’intergruppo pro caccia
percentuale dei deputati pro caccia sulla totalità dei deputati: 12%
E se Tonino sfodera Zanoni o Vattimo risponderei che Zanoni deve combattere
contro un partito stracolmo di gente che massacra esseri inermi e indifesi. Ed è
una lotta impari. Oltre questo non vado. E rispetto le scelte. Stesso discorso
con Guerrini, che conosco molto bene. Se trovate un momento cliccate qui e
capirete cosa intendo. http://www.ahimsa.it/iverdi.html
Entrismo in un solo partito: la soluzione migliore, secondo me sarebbe stata
un’entrata in massa tra i verdi.
Sembrerebbe la cosa più logica. In passato ho spesso votato verde
http://www.ahimsa.it/perchevolevo2006-05-10.html e, dove vivo, ho votato per i
verdi inglesi. Però se ANIMAL COUNT si fosse presentato nel Devon avrei votato
per gli animalisti. La domanda che molti inglesi hanno posto al partito
animalista inglese è questa: Con i vostri 13.201 voti i Verdi potevano
raggiungere quota 154.000 e diventare il quarto partito nella zona.
Presentandovi avete disperso i voti. Perché lo avete fatto? http://www.animalscount.org/faq.html#q2
La risposta è stata: anche se abbiamo molto in comune con i verdi secondo noi
non fanno abbastanza per gli animali. Questo è anche quello che ho sentito dire
da molti animalisti italiani.
Inoltre trovo il posizionamento verde a sinistra suicida. Anche se il mio cuore
è in quella zona.
Ma ciò che può andare bene per me può non andare bene per moltissimi moderati
ambientalisti.
Pensare che ambientalisti moderati votino per un partito verde posizionato come
quello italiano mi sembra veramente difficile. Basta studiare il voto europeo
per capire: i verdi, liberi da posizioni ideologiche estreme, hanno ottenuto in
Francia alle elezioni europee il 16,28% contro il 16,48 % del partito
socialista; un risultato quello del partito di Cohn Bendit a dir poco
strabiliante. Stessa cosa in Inghilterra dove hanno ottenuto un notevole 8,65% a
spese del partito laburista ridotto ai minimi storici del 15,8%. In Germania
hanno ottenuto il 12% altro risultato notevole. In Svezia l’11%. E in Italia?
Giudicate voi!
Tuttavia spero che in un futuro i verdi italiani scelgano un posizionamento più
moderato e siano più aperti verso il problema animale.
A proposito di entrismo con i verdi esiste un programma animalista nato
dall'analisi delle proposte avanzate da un libro bianco a cura di Adriano
Fragano da studiare con attenzione:
http://www.cristinamorelli.com/tematiche3.html
http://www.cristinamorelli.com/pdf/programmaverdi-dirittianimali-elezioni2006.pdf
Un Movimento politico che si evolve e decide sul suo futuro. Alla fine dopo
varie analisi e dopo aver sentito molte persone sono approdato a questo. Un
movimento politico che potrebbe – o non potrebbe - diventare un partito che
attraverso la sua evoluzione può decidere il suo percorso. Un movimento che
crescendo, evolvendosi decide, attraverso la sua base e il suo gruppo dirigente,
il percorso da seguire. Democraticamente. Apertamente. Pacatamente (come dice
Veltroni).
E che può:
• trasformarsi in partito come ANIMAL COUNT o il PARTIJ VOOR DE DIEREN olandese
.
• entrare in un partito verde radicalmente cambiato o in un altro partito aperto
al problema del non umano.
• rimanere un movimento politico che non si allea con nessuno.
• rimanere un movimento che invita i propri iscritti a votare in una certa
direzione.
• sciogliersi se non ci sono i presupposti per andare avanti.
Tutto dipende dalla direzione che la base intende prendere. Democraticamente.
Apertamente. Pacatamente
Sullo scopo di un movimento di questo tipo ripeto quello che avevo scritto:
“Scopo primario degli animalisti è fare massa e contare politicamente. Senza
riuscire a fare massa e a contare politicamente gli “animalisti” non esistono.
Il rifiuto della politica è qualcosa che è ai limiti della follia. E’ come una
forma di castrazione. E’ un suicidio. Formare un movimento animalista significa
aprirsi al consenso democratico. Un nuovo movimento animalista sarà un movimento
che cercherà di raccogliere voti democraticamente e di non alienare i potenziali
simpatizzanti con posizioni estreme.
Non sarà quindi un movimento rivoluzionario con vedute estreme perché questo
ridurrebbe il consenso a livelli infimi. Il nuovo movimento sarà profondamente
verde, animalista, europeista aperto verso la società civile, di cultura laica
riformista, e potrebbe situarsi politicamente a sinistra, ma su una posizione
più moderata di quella dei Verdi che, essendosi spostati troppo a sinistra,
hanno perso numerosissimi consensi.
Il movimento potrebbe anche scegliere una posizione “trasversale” o equidistante
dagli schieramenti attuali secondo le necessità del tempo e le valutazioni
strategiche del suo gruppo dirigente e dell’assemblea dei suoi iscritti. Prima
di ogni cosa il nuovo movimento dovrà difendere il pianeta e i suoi abitanti.
Dovrà, quindi, necessariamente essere profondamente “verde” e dovrà CON ASSOLUTA
FERMEZZA evidenziare il male che gli umani stanno facendo al pianeta.
Sottofattori scrive: Ma al di là di tutto, rimane la sostanza dell’appello. Se
ciò che è “animalista” è davvero così vario da rendere inimmaginabile la sua
chiamata sotto un unico progetto, è altresì vero che le sue componenti
principali potrebbero esplorare strade ben più produttive di quelle percorse
attualmente. Ma alla fine il nodo viene al pettine: se le caratteristiche
tipiche degli interlocutori (mancati) di Ricci sono quelle che lui stesso
identifica, a che scopo rivolgersi ad essi? (a.s.) “
Qui , Sottofattori prima dice una cosa e poi ne dice un’altra; ma cosa non si
perdona al caro Aldo?
Rispondo con un storia: Dante e Virgilio arrivano in un bolgia oscura. Sentono
voci, bisbigli, mormorii, lamenti levarsi da una palude schiumosa. Le voci
dicono: “Attento all’onda!” Virgilio con la torcia illumina la scena. Si vedono
dannati immersi, nella palude olezzante, fino al naso. Se qualcosa si immerge
nella palude crea un’onda e l’increspatura delle fetide acque sommerge i dannati
. Dante e Virgilio non possono entrare nell’acqua, non devono increspare la
superficie. Quei dannati siamo noi.
Anche il fatto che i cattolici stanno cercando di formare un movimento in difesa
degli animali, idea sostenuta anche da atei, miscredenti, laici, agnostici, da
fastidio. Tutto da fastidio. Un animalista che non pensa come una delle sette è
un nemico peggiore di un cacciatore.
Ma arriviamo al punto: Che pensa Aldo Sottofattori di un ipotetico
(improbabile?) movimento ambientalista animalista ? Gliel’ho chiesto. Riporto
testualmente la risposta. La domanda era :
“Cosa proponi? Un partito? Un movimento? Cosa?”
Ecco la risposta: “ Un’associazione politica (dunque un partito di natura,
almeno in partenza,
extraistituzionale) che unifichi il filone antispecista su un programma
abolizionista e sviluppi azioni di protesta antigovernativa sulla base del
"tutto e subito". La sua funzione non consisterebbe certo nell'ottenere quei
risultati per gli animali che a breve e medio periodo non potrebbe ottenere
nemmeno Dio, bensì di rafforzarsi come organizzazione per risultati di
prospettiva.”
Esattamente quello che propongo io con una notevole differenza: Sottofattori
auspica un movimento di estrema sinistra ed io penso che questo sia
profondamente sbagliato perché penso che debba essere il movimento, attraverso
la sua base, a trovare la collocazione politica evitando gli estremi. E se
sceglie gli estremi si suicida come hanno fatto i verdi nostrani. E buca di
brutto.
La domanda finale la pongo io a voi che leggete:
cliccate su http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article1008 oppure su
http://www.luigiboschi.it/?q=node/9151
Il Movimento Antispecista raccoglie firme per le sue sacrosante rivendicazioni
che riguardano il non umano. E fa benissimo. Ma è meglio fare petizioni e
raccogliere firme o avere un movimento coeso, forte, unito composto da
cristiani, atei, marxisti, liberali, socialisti, laici di ampio orientamento
politico ecc..ecc… che porta avanti queste rivendicazioni? E’ meglio unificarci
o procedere atomizzati, divisi, litigiosi?
Difendere con un movimento unito le grandi battaglie internazionali in difesa
delle balene, le foche, contro gli orrori che avvengono nel terzo mondo, contro
la corrida è veramente una richiesta folle?
Un movimento del genere, col tempo, trascenderebbe chi lo crea, andrebbe oltre
la mummificazione atomizzata del nostro mondo. Oltre il Muro di pietra.
La risposta la conosco, ma almeno stavolta spero (per quel che conta) di essere
stato chiaro.
Lo ripeto: sta ai giovani. Ma i giovani dove sono?
Paolo Ricci
02.07.2009
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