VegetAlieni? 2004-02
Francesco Guerini

In un corso sui luoghi della salute presso il Politecnico di Milano è stato organizzato un bell'incontro coi rappresentanti di una nota istituzione di raccolta fondi per la ricerca medica.
La relatrice ci spiegava che uno dei rami di ricerca fondamentali della medicina contemporanea (dai '70 ad oggi) è la genetica. Ci veniva illustrato, assieme ai grandi passi avanti, che nella mappatura conosciuta del genoma ci sono piccole sequenze delle quali non si conosce il significato definite “junk-dna” (dna spazzatura); per decifrarli sono stati effettuati dei confronti con specie diverse dalla nostra e fatti nascere in laboratorio esemplari animali (moscerini ma non solo) con dna modificato senza le sequenze “junk”.
Ovviamente sono nati (!) individui animali diversi da quelli naturali che sono poi stati studiati.
Mi sono permesso di fare due domande (una legittima, l'altra provocatoria):

1.Dal momento che alcuni stimati esponenti della ricerca medica ritengono inefficace e pericolosa per l'uomo1 la sperimentazione su animali non potrebbe darsi che la ricerca genetica sugli animali potrebbe dare esiti diversi (e pericolosi) sugli umani?
2.E quindi non sarebbe potenzialmente più utile sperimentare direttamente sull'uomo?

In sintesi le risposte sono state le seguenti

1.Si, in effetti non si conoscono con precisione le conseguenze della sperimentazione e in alcuni casi la ricerca sugli animali ha disatteso le aspettative, purtroppo è l'unico strumento che abbiamo per far progredire la scienza.
2.Sarebbe sicuramente più utile sperimentare sull'uomo ma (parafrasando) “non siamo come Mengele” .

La conclusione che ne traggo è che gli addetti alla salute hanno in testa solo quella umana (non quella del mondo, in nome della “superiorità umana sulle altre specie”) e che non siamo noi a pagare i successi del nostro benessere (parassiti?).
Secondo la dottoressa questi sono pensieri “poco razionali”, (è vero, non per questo non sono legittimi) ma il pensiero razionale non ci giustifica sempre.
Si aborre il paragone con Mengele; francamente (e personalmente) non vedo differenze nell'impostazione: i soggetti su cui si studia non sono consenzienti, non trarranno giovamento dalla ricerca e non si possono difendere di fronte ad un gruppo di soggetti dominanti (nelle stesse condizioni io impazzirei, e anche la dottoressa, credo).
In un periodo in cui sta finalmente crescendo la consapevolezza che il nazismo fu una delle massime espressioni della razionalità2 in ogni campo forse ci si accorgerà delle lancinanti somiglianze tra Mengele e un laboratorio di ricerca.
E del mare d'ingiustizia della società civile.

Francesco
czec@interfree.it

1 Dr. Stefano CAGNO, Gli animali e la ricerca, Ed. Riuniti 2002
2 Charles PATTERSON, Un'Eterna Treblinka, Ed. Riuniti 2003