VegetAlieni? 2004-06
Francesco Guerini
In questo primo anno di VegetAlieni? ho spesso
affermato che la dieta vegan riduce del 75% la nostra impronta ecologica.
Un'amica mi ha chiesto di motivare il dato, comprensibilmente incredula.
È normale rimanerne sbigottiti perché non si ha più la cognizione della storia
produttiva degli oggetti/alimenti che acquistiamo ogni giorno. Il sistema di
vendita delle grandi catene commerciali e dei marchi ha annullato la curiosità
su ciò che sta “dietro” i prodotti (mezzi necessari alla nostra vita).
È ormai nota la leggenda metropolitana dei ragazzini di città che non riescono a
collegare l’immagine del pollo confezionato con l’animale che talvolta in
campagna si vede razzolare nei cortili.
Lo scollamento tra l'oggetto comprato e la sua storia favorisce il sistema di
produzione/vendita perché non stimola il consumatore (questo noi siamo) a voler
conoscere cosa sta comprando, di cosa è fatto e come è stato fatto, cancellando
a monte possibili remore e scrupoli morali.
Uno degli strumenti principali della società umana odierna è l'uso dell'immagine
come mediazione fra i soggetti: l'immagine è l'interfaccia fra gli individui,
ciò che consente loro di comunicare. Questo sistema è tanto affascinante quanto
rischioso quando si finisce per vedere solo ciò che si vuol far vedere e solo
ciò che si vuole vedere.
Si generano vuoti d'informazione che possono danneggiare il consumatore che,
secondo le proprie aspettative, riceve dal prodotto solo l'immagine stimolante,
garantita dalla sicurezza del marchio.
Per correttezza è necessario ricordare che le aziende non sono necessariamente
impegnate a truffare la gente e che i processi produttivi, sono comunque
conoscibili attraverso semplici indagini.
A questo punto ci domandiamo di nuovo: come è possibile che un vegan consumi un
quarto delle risorse consumate da un onnivoro/carnivoro?
Così:
chi consuma carne/latticini deve nutrire anche tutto il processo necessario alla
loro “produzione”: dal mangime per gli animali (semina, irrigazione, raccolto,
trasformazione dei cereali semplici in mangimi, trasporto, ecc...),
all'allevamento (stalle e macchinari, abbeveraggio*, lavoro, ecc) alla
macellazione (trasporto, uccisione e smembramento del corpo, conservazione e
confezionamento) fino all'attribuzione di un'immagine commerciale (design del
prodotto/packaging, lavorazione).
Tutto questo comporta spese energetiche e materiali (anche solo in termini di
energia elettrica e di acqua) che per un vegan non sono necessarie in quanto si
passa dalla fase agricola a quella del consumo, saltando tutte le fasi
intermedie.
Ci avreste mai pensato di fronte ad un hamburger?
Francesco
czec@interfree.it
(*)
una mucca da latte beve fino a 200 litri d'acqua al giorno
(da:www.saicosamangi.info)
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